sabato 27 giugno 2015

Prova d’esame

di Francu Pilloni


Scuola Elementare, classe V
24 Giugno 1953
Tema:
Proverbi e modi di dire del tuo paese.
Svolgimento.

Nel mio paese ci sono molti proverbi e molti modi di dire ma sono tutti in sardo e io non li so scrivere e poi la maestra non vuole perché è proibito scrivere in sardo.
Il modo di dire che più mi ha colpito questo anno, dopo la bacchetta, è quello che dice sempre la maestra che noi facciamo le cose all'acqua di rose. Io non comprendevo cosa vuole dire all'acqua di rose, perché credo che sia profumata e dunque meglio dell’acqua col cloro che fa bianchi i lenzuoli, ma non credo che la maestra quando lo dice vuole dirci che siamo stati bravi.

Adesso però ho capito almeno cosa è l’acqua di rose, anche se mia nonna sbaglia e dice acqua dei fiori e poi lo dice in sardo e sbaglia due volte. Questa acqua l’ha fatta fare a mia sorella Letizia che è tre anni di me più grande e che lei ha fatto con le cugine Mafalda e Iolanda e con la sua amica Chiara che ha solo un anno in più di me ma siamo a scuola insieme e abitiamo col muro in mezzo e adesso è seduta nel banco vicino al mio e mi sta guardando invidiosa perché io scrivo molto e lei non sa mai cosa scrivere e invece parla molto, questo sì.
Hanno spiccato la scivedda dal muro e ci hanno messo l’acqua del pozzo dentro fino a metà. Poi hanno messo dentro solo tre foglie grandi di noce perché zia Erminia che solo lei ha la pianta della noce ha detto che non la voleva spennare per loro, poi cinque foglie grandi di limone che ha portato Chiara che ha l’albero nell'orto e nove foglie di alloro tutte in un rametto che ha tagliato Letizia nel nostro orto. Poi dopo ci hanno messo i petali di cinque rose bianche e di cinque rose rosse e di cinque rose che mamma dice ingespiate perché sono di tanti colori in una rosa sola. Poi ci hanno messo molti altri fiori che non conosco il nome, anche gigli di sant'Antonio che crescono sul muro di Rita Porcu insieme alle felci. Poi dopo l’hanno portata nell'orto a prendere il sereno, ma prima ci hanno fatto la croce sopra, tutte quante e ognuna, mettendo tre dita dentro l’acqua e mi hanno detto di farlo anche io, ma io ho detto di no e mia sorella mi ha detto bellino.
Zio Antonio, che è il padre di Chiara, ha acceso un piccolo fuoco dopo cena nel mezzo del suo cortile e ha bruciato alcuni fondi di erba profumata che noi chiamiamo scovera e scopa di Santa Maria. Poi Chiara e Mafalda e Iolanda e Letizia saltavano il fuoco quando ancora c’era la fiamma e dicevano delle cose che non mi hanno voluto imparare che però erano in sardo e poco male.
Oggi di mattina, quando si sono svegliate presto, Iolanda e Mafalda e Chiara erano già a casa mia e sono andate nell'orto dove c’era l’acqua dei fiori e hanno fatto di nuovo la croce come ieri sera e poi si sono lavate con quella acqua sia in faccia e nel collo che nelle braccia e anche nel petto perché hanno sbottonato le blusette e poi dopo si sono lavate i piedi e anche le gambe alzandosi le gonnelle che per poco non si vedeva il sipario.
Poi a due a due si sono agganciate con l’indice e girando come si fa per svitare e avvitare un bullone e anche ballando hanno cantato una canzoncina che io però non ricordo e meno male perché era in sardo e ora si chiamano comari fra di esse.
Ma a me non mi hanno fatto avvicinare alla scivedda. Mio nonno ha detto che si lavavano con l’acqua dei fiori perché le faceva belle e lise nella pelle. Mi ha detto di andare a raccogliere il sereno dall'erba dell’orto dove non ci è arrivato il sole e di passarmela in faccia che mi fa bello anche a me.

(Annotazione del maestro Dessì, presidente della commissione: Fuori tema, ma sufficiente). Bontà sua!


11 commenti:

  1. Fuori tema!!! !Quanti limiti hanno certi insegnanti Forse più che limiti direi,chiusura mentale!E' un tema non solo pieno di poesia ma fa rivivere la vita di paese.Di sicuro dietro questo tema c'è un bravo maestro che ha permesso agli allievi di esprimersi liberamente e in maniera proficua.Grazie al fatto che non sapevo disegnare,quando facevo il doposcuola,ho permesso ai miei ragazzi di fare disegni meravigliosi,proprio perchè si esprimevano in libertà.

    RispondiElimina
  2. La maestra che proibisce ai bambini sardi di scrivere nella loro lingua,è una maestra indefinibile.Preferisco fermarmi qui,altrimenti scriverei degli spropositi.

    RispondiElimina
  3. Se fossi meno impulsiva sarebbe meglio:ho letto dopo la data del tema e molto probabilmente nel proibire la scrittura sarda c'è sempre quel" piccolo complesso di inferiorità",assurdo,ma reale e difficile da sradicare.Parlare e scrivere la nostra lingua è, invece, una grande ricchezza.

    RispondiElimina
  4. Se fossi meno impulsiva sarebbe meglio:ho letto dopo la data del tema e molto probabilmente nel proibire la scrittura sarda c'è sempre quel" piccolo complesso di inferiorità",assurdo,ma reale e difficile da sradicare.Parlare e scrivere la nostra lingua è, invece, una grande ricchezza.

    RispondiElimina
  5. Però infatti fuori tema lo era, ma non aveva scelta!

    Consolati che sarà la Germania a tenere viva la lingua sarda, hanno un accento un pò marcato ma si impegnano
    http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2015/05/18/news/i-tedeschi-studiano-il-sardo-nell-isola-1.11449200

    RispondiElimina

    RispondiElimina
  6. Speriamo che nessuno gli parli della LSC, la lingua di nessuno.
    Ammiro quel docente che cerca il contatto con chi parla la lingua sarda che esiste, non con chi se ne inventa una che non esiste.
    Omaggio all'antica Università di Cagliari-Casteddu che sarà rappresentata da un attore spagnolo di gran classe, qui venuto in veste di lettore di spagnolo.
    Complimenti ai vari professori di cognome e origine sarda, specialmente a quello che compilò una "storica" storia della letteratura sarda in 50 lingue, meno che in sardo.
    Se torneranno, quando torneranno, se puoi suggerisci ai Tedeschi di andare al mercato del pesce di Cagliari, dove il sardo viene praticato meglio che all'Università.
    Quanto alla pronuncia, spero che non abbiano paura di raddoppiare le T.

    RispondiElimina
  7. Ahahahahaha,Francu è sempre spassoso,anche nella sua amara ironia!!Est berusu chi sa lingua o limba de susu non teninti nudda de fai cun sa LSC ovvero Limba Sparessia Comuna!!!!

    RispondiElimina
  8. Casualmente mia sorella Letizia ha letto la mia prova d'esame di V elementare.
    Per mia fortuna non era in commissione d'esame, perché suppongo che sarebbe stata di manica stretta, al contrario del maestro Dessì.
    Ha comunque precisato che ziu Antoni, quello del muro in mezzo, prima di accendere il fuocherello prendeva un corno di bue e lo raschiava col coltello o o con un pezzo di vetro, di modo che, bruciando, i frammenti di corno scacciassero il diavolo, sempre inserito nella vita degli uomini.
    E ancora: il fuoco si saltava a due a due e presi per mano, anche i maschietti. Peccato che io sia stato l'unico maschietto della mia classe d'età, visto che gli altri nati furono tutte femmine.
    Mia sorella ha poi avuto la bontà di rivelarmi le parole che si dicevano dopo essersi lavate con l'aqua de is froris, per diventare appunto comari di san Giovanni in eterno: "Gomai, gomai / fillu de sant' 'Uanni,/ fillus de Deus / gomai seus / po cantu biveus".
    La ringrazio per questo.

    RispondiElimina
  9. Ripensandoci, la canzoncina non può essere quella, primo perché le comari sono femmine e dunque fillas de Deus e filla de sant' 'Uanni il quale, fra l'altro, non è ricordato come padre di nessuno.
    Per seconda ragione c'è la rima, anzi manca la rima, solitamente baciata a oltranza in questo genere di composizioni.
    Io opterei per qualcosa di molto simile a questo, salvando il contesto e il merito del rito: Gomai e gomai, / de hoi seus a nai,/ de Giuanni in dì santa / immoi chi seus accanta / o chi attesu siaus / ca gomais abarraus / po cantu biveus / comente fillas de Deus. (Comare e comare / da oggi ci chiameremo / nel giorno santo di Giovanni / adesso che siamo vicine / o se lontano siamo / perché comari restiamo / per quanto viviamo / come figlie di Dio).
    Dunque, un impegno da ora e per sempre, rotto solamente dalla morte o dal peccato mortale.

    RispondiElimina
  10. Francu uguale"mito".Voi del blog siete d'accordo? Mi basta,anche, essere d'accordo da sola.

    RispondiElimina
  11. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina