lunedì 24 agosto 2015

LE DUE FACCE DELLA MELA II

    di Francu Pilloni

Fattici avveduti da queste semplici considerazioni, proviamo a rivisitare il mito del Minotauro che, sebbene riguardi a larghi tratti l’isola di Creta, nello sfondo è una narrazione tutta pro Atene, perché ateniesi sono quelli che fanno bella figura, a cominciare da un tipo che possiamo chiamare il Leonardo da Vinci dell’antichità, tale Dedalo, che scappò in fretta da Atene in quanto accusato di omicidio. Finì a Creta e là costruì, anzi ricostruì, il celeberrimo Labirinto al soldo del re Minosse che salì al trono dopo la morte del padre adottivo Asterio. Minosse ebbe molti figli fra i quali Androgeo, finito assassinato ad Atene per opera del re Egeo, invidioso delle tante vittorie sportive conseguite dal principe cretese. Minosse mosse guerra ad Atene e la soggiogò, e la città greca, fra gli altri tributi, fu costretta a consegnare, ogni nove anni, sette giovani e sette ragazze, per soddisfare la fame del Minotauro.



Ma chi era costui? Facciamo un passo indietro: quando Minosse, uno dei tre figli adottivi del re Asterio, rivendicò per sé la corona del re defunto, innalzò un altare sulla spiaggia in onore di Poseidone, chiedendogli in dono un bel toro che poi avrebbe sacrificato in suo onore. Il toro arrivò dal mare, ma era così bello che a Minosse parve uno spreco ucciderlo. Fu così che lo tenne per rinsanguare le sue mandrie e al dio del mare sacrificò un altro toro. Poseidone non era un fesso, tanto che, per vendicarsi di Minosse, fece innamorare la regina Pasifae del bel toro venuto dal mare che la possedette e la inseminò, dando vita alla nascita di un essere mostruoso che aveva membra umane, ma una testa di toro, corna comprese, nonché una coda bovina e zoccoli al posto dei due soli piedi. Fu chiamato Asterio, come il padre adottivo di Minosse, per seguire dunque la tradizione che ancora si perpetua, sebbene tutti lo conosciamo con l’appellativo di Minotauro, che significa proprio Re-Toro. Il Minotauro crebbe e visse dentro il Labirinto che, aldilà dell’immaginario collettivo, pare fosse proprio il Palazzo reale di Cnosso, cioè la Reggia di Minosse.
A questo punto entra in gioco, dalla panchina greca, l’ateniese Teseo che, mischiato al gruppo dei giovanetti posti a disposizione del Minotauro ogni novennio, doveva liberare la sua città da tale odioso tributo, affrontandolo e uccidendolo dentro il Labirinto. La narrazione dice che riuscì nell’intento, grazie al famoso filo che Arianna, figlia di Minosse, gli diede di nascosto, così da poter trovare la via d’uscita dal Labirinto. Non è chiaro se e come Teseo ammazzasse il Minotauro, ma la narrazione dice che scappò via da Cnosso portandosi dietro Arianna, salvo abbandonarla in seguito su un’isola, preferendole la sorella Fedra. Teseo poi si lanciò per altre imprese e in altri lidi, ma noi ci fermiamo qui.
A Igino, il solito bambino di otto anni, impressionato e sgomento per la vicenda della regina che partorisce un mostro (sempre che si trovi il modo e il coraggio per dirglielo a quell’età), viene in mente subitanea una domanda: “Perché non hanno ammazzato quello sgorbio appena nato?”. “Eh, no, caro Igino! Devi sapere (per noi Sardi si “deve” sempre sapere, fare, dire, … maledetta sudditanza da emisfero cervicale sinistro!), anzi sappi che il Toro a Cnosso era sacro, così come il bue Api in Egitto e il Toro della Luce in Sardegna: fra le corna del Toro ci vedevano il disco del Sole, che è Luce, che è Vita. Come potevano ammazzare quel dio fatto uomo? Il nuovo nato, che venne chiamato Asterio, vale a dire “Signore delle stelle”, come il padre di re Minosse, e fu conosciuto col nomignolo di Minotauro che, tradotto in italiano, significa proprio “Re-Toro”, più o meno come i Giganti di Monti Prama, che sono Re-Tori celesti, cioè divini.”
“Un Re-Toro figlio di un bellissimo toro bianco venuto dal mare, dunque”, poteva ribadire il nostro Igino.
“Sì, certamente, portato da Poseidone da un mare lontano, chissà, forse dal grande mare Oceano che si stendeva aldilà delle Colonne d’Ercole, dove avevano posto la mitica Atlantide e la più concreta Sardegna”.
“Perché non da una terra vicina? È pieno di isole quel posto!” potrebbe insistere il bambino.
“Perché se così fosse stato, i Greci avrebbero tratto un gran vanto per essere bravi ad allevare animali così belli e avrebbero indicato il luogo, se non anche il proprietario. Non essendo originario da uno dei loro territori, non avevano interesse a pubblicizzare le cose altrui. Comprendi il loro modo di ragionare? Come i tifosi della Juve che ricordano le parate di Buffon e i gol di Del Piero, ma non quelli di Totti!”.
“Però non nasce un bambino, seppure sgorbio, da un toro e una donna. Neanche da un cane e da una gatta che pure hanno 4 zampe, nasce uno swgorbio. Come è possibile?”
“Vedi, quando si dice Toro bianco bellissimo, poteva essere anche un Toro della Luce che, nelle statue di Monti Prama, sono raffigurati in pietra calcarea che è bianchissima e hanno pure le corna. Come raffigurano Asterix o i guerrieri Vikinghi, capisci? Devi sapere, anzi, è meglio che tu sappia che viene riportato nei testi antichi come i Nuragici esportassero i loro Re presso alte popolazioni dell’Italia, sia presso gli Etruschi, sia presso popolazioni dell’Italia meridionale. Essendo morto il re Asterio senza figli, metti che fosse imparentato con i re nuragici, allora ci sarà stato un nipote a pretendere di salire al trono. Questo principe Toro arrivò dal mare e s’impose eccome, se poi s’impadronì del Palazzo e dormiva con la regina, tanto da avere un figlio con lei. Ti pare compatibile e un poco verosimile? D’altra parte Minosse chiese l’aiuto di Poseidone (ricordi l’altare sulla spiaggia?) per affermarsi come successore di Asterio. Non fu dunque una cosa così pacifica come si vuol far credere.”
“Allora fra Minosse e il Minotauro ci sarà stato un bel po’ di lotta e d’invidia.”
“Dedalo scappò via da Creta, forse perché si era schierato a favore del Minotauro e Teseo, che era ateniese anch'esso, non era andato certamente a Creta per fare favori a Minosse ammazzandogli il nemico che aveva in casa. Il nemico del mio nemico è mio amico, dice il proverbio. Perciò Teseo non ammazzò il Minotauro e, d’altra parte, non era considerata neppure una questione facile da risolvere, ma si accordò con lui, scapparono e si portarono appresso le due figlie minori di Minosse, Arianna e Fedra.”
“Allora non abbandonò su un’isoletta quell’Arianna famosa del filo?”
“Macché! Piuttosto lì si separarono e ciascuno andò per la propria via. Sai come finì Minosse? Ammazzato in Sicilia dove si era recato per riprendere e vendicarsi di Dedalo. Lo ammazzò i re dei Sicani.”
“Re dei Sicani? E chi erano?”
“Un popolo di origine occidentale, forse una stirpe delle tante che costituirono i Popoli del Mare. La loro lingua era di tipo indoeuropeo e ancora rimane traccia nel dialetto di una parte della Sicilia. Anche a Creta si parlava una lingua indoeuropea, mica il greco. Per esempio, Cnosso, Knossos in greco, pare che si chiamasse Cunisu in lingua locale.”
“Pare una parola sarda! Senti, dopo tutti questi ragionamenti, come sarebbe stato raccontato il mito del Minotauro nel paese di origine del Toro bianco portato dal mare?”
“Provaci tu. In effetti potresti essere il bis-tris-tris-nipote del Re-Toro.”
“Inizio con C’era una volta?”
“È il modo migliore. Così finisci con vissero felici e contenti, il Minotauro e Arianna.”
“Ma se erano fratelli non è possibile che si sposassero insieme.”
“Al massimo erano fratellastri. Ma nelle favole a volte ci sta. Basta non farlo notare.”
“Allora: c’era una volta un re che si chiamava Asterio perché era il signore delle stelle, in quanto sapeva vita, morte e miracoli di tutte le stelle del firmamento. Va bene?”
“Direi che va benissimo. Continua.” (continua ancora)

Immagine da wikipedia: Kilix, ca.515 a.C., Museo Archeologico Nazionale di Spagna

5 commenti:

  1. Un abbraccio metaforico ad un grande uomo che scrive,in modo chiaro,semplice ed affascinante, storie mitologiche.Se questa parte del racconto fosse durato ancora un po' mi sarebbe servito per alleviare le mie preoccupazioni.Non si può pretendere troppo.Già la mitologia ,per me,è una delle più belle favole, poi spiegata così semplicemrnte e,sempre,con la solita dose di ironia, cosa posso volere di più dalla vita?Mi raccomando,signor Francu,ci allieti,prima possibile con la terza parte.

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  2. Caro Francu, la tua assenza dai commenti su questo racconto a puntate farebbe indovinare la tua volontà di raccogliere tutte le osservazioni per commentarle solo in sede di discussione finale. Magari è anche questo che tiene i lettori a loro volta in sospeso: aspettiamo di leggere come finisce, poi nel caso diremo la nostra (oppure: non si applaude tra i movimenti di una suonata). Però il tuo osare può ben meritare ci si sbottoni fin d’ora, davanti a questo che mi sembra il cuore del tuo distillato (la testa aveva il suo perché e avrà il suo certamente anche la coda, ma mi sa che questo resterà il cuore). Magari solo pochi tra quanti ti leggono su questo blog penseranno che il mito del Minotauro sia una bazzecola da poter allegramente prendere come si vuole, e altrettanto si potrà credere che questo sia il tuo approccio. Io sottolineerei che Francu è certo capace di infischiarsi delle convenzioni e delle autorità, ma non così alla leggera: sa bene quanto questo mito sia centrale e studiato e rivoltato sul piano delle interpretazioni storiche, etiche, religiose, psicologiche. In genere le interpretazioni correnti giungono a una certa sovrapposizione tra le figure del Minotauro e di Minosse (entrambi, tra le altre cose, nemici di Atene); qui Francu sovrappone casomai più nettamente toro di Poseidone e Minotauro, il quale comunque è letto come rivale e antagonista di Minosse. Francu sa bene che il suo inchiostro sarà pochissimo rispetto a quanto altrimenti è stato versato da tanti autori autorevoli, ma sceglie di giocare le sue carte consapevole che, se nemmeno lo fa, gli altri continueranno a vincere a mani basse, continuerà a raccontarsi la loro Storia e questa continuerà a opprimere quella negletta, tra gli altri, dei Sardi. Creta è piena di corna di toro e di tori e di bipenne, ma Francu punta sulle sue carte sostenendo che in Sardegna tori e bipenne sono più antichi. Questo credo sia “il nodo del seno”, il motore del cuore (di questo distillato), nella sfida apparentemente sbarazzina di Francu.

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  3. Mi permettete un piccolo rimprovero ai lettori del blog?Il signor Francu schive storie incantevoli ma i commenti sono troppo pochi e me ne dispiaccio.Scusatemi per questo appunto.Questo blog è un po' troppo monocolore anche se interessantissimo,diamo ,quindi,un po' di valore anche ad altro.

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  4. A seguire le tracce del Labirinto, o meglio del suo segno, si finisce trascinati in giro per tutto il mondo tanto da sembrare quasi il simbolo universale per eccellenza, ma certamente a Creta (e nel mito greco) assume una forma particolare. Ne “Il sacro segreto palese” avevo ipotizzato che la forma particolare del Labirinto in Sardegna fosse proprio il nuraghe, “labirinto tridimensionale” e macchina discensionale/ascensionale”, portando un parallelo con il mito cretese.
    A Creta la danza (quella delle gru in particolare) che nel mito si presenta sotto il di-segno del “filo” insieme alle ali di Icaro, sono gli unici due espedienti possibili per “venir fuori” a patto di non avvicinarsi troppo al sole.
    Ma del mito cretese mi colpisce il rapporto con le “stelle”, con l'astro e il luminoso che appare sempre vivo. Quel “signore delle stelle” che è il Minotauro-Asterion come scrive Francu è stato non a caso rappresentato pieno di buchi luminosi in un vaso proveniente dall'Attica che è riportato nel Dioniso di Kerenyi. La stessa Arianna, dopo il sonno di Nasso quando è abbandonata da Teseo viene “sposata” da Dioniso e ascesa al cielo incoronata sottoforma di costellazione (Corona borealis).

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  5. Si capisce che stavo ancora a ferieggiare, visto il ritardo del mio intervento.

    Francesco mi vuol bene e parla bene di me. Come faccio a contraddirlo?
    E Angelo che infila una zeppa sotto ogni mia invenzione perché si mantenga in equilibrio?

    La questione che solleva Grazia è pertinente. Ci sono lettori e ascoltatori che reagiscono nei modi i più disparati: uno dice che non gli interessa; altri che non è ferrato in quel campo o che ha bisogno di approfondire l'argomento; altri ancora non parla perché si è goduto il discorso o la lettura ed è appagato, senza sentire il bisogno di dirlo.
    Attingendo al pozzo dei miei personali ricordi, ripenso alla prima volta che, da sindacalista, feci la relazione introduttiva illustrando l'ipotesi di piattaforma contrattuale. Si era ai primi anni '80 e i sindacati confederali non riuscirono a concordarne una unitaria, per cui si dovevano presentare le diverse ipotesi. Ero il più giovane e i colleghi delle altre due sigle diedero proprio a me l'incarico di presentare anche le varianti proprie delle loro sigle. Avevo il cuore in bocca e cominciai a parlare. Lo feci per mezzora, si era in trasferta a Muravera, di fronte un'ottantina di colleghi dei vari ordini di scuola.
    Quando terminai, chiesi di porre le eventuali domande, là dove non fosse stato chiaro ciò che avevo esposto. Nessuno parlò. Lasciai trascorrere un minuto e ripetei l'invito. Si alzò un'anziana collega: "Personalmente non ho alcuna delucidazione da chiederti. Anzi, è la prima volta che ho capito perfettamente cosa andiamo a chiedere al Governo!". Tutti applaudirono, anzi applaudirono proprio a lungo, non come si fa di solito per convenzione.
    Ecco, Grazia, chi m'impedisce, anzi, c'impedisce di credere che il silenzio sia un segno di grande approvazione per quanto abbiamo detto?
    C'è una recente teoria che ci vuol far credere che ogniqualvolta registriamo un successo nella vita, si verificano trasformazioni chimiche interne che ci fanno sentire meglio e ci allungano la vita.
    Mio nonno, che non sapeva leggere e tanto meno scrivere, la pensava esattamente allo stesso modo. Morì a 96 anni, perché qualche sbaglio l'avrà pure combinato nei suoi autogiudizi.
    Io, anzi noi, non vogliamo certamente penalizzarci da noi stessi: siamo quanto di più distanti dai precetti cari ai trappisti.
    Sarà meglio che si sappia in giro.

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