lunedì 30 novembre 2015

… e da lì guardavo il mare

di Francu Pilloni

Alla mia età si cerca di essere contemporanei o precursori degli eventi. L'estate scorsa mi destavo nel momento in cui una coppia di fringuelli prendeva a svolazzare dall'ulivo alla siepe, poi al recinto, passando per il tavolo su cui poggiavo la tazzina del caffè. Immobile come un sasso, mi sfioravano il naso; credo che volessero spaventarmi, giocare con me o svegliarmi del tutto.
Alla mia età si prendono due pastiglie al giorno: una per la pressione, l'altra per la depressione: con una pastiglia si conquista un'ulteriore settimana di vita; con l'altra il beneficio di sentire che ogni giorno che arriva sembri esattamente uguale a quello trascorso.

Alla mia età serve la passeggiata mattutina fino alla Torre, un chilometro di percorso, allo scopo di vantare di aver fatto moto, ma specialmente per scendere di altri centocinquanta metri sin sulla scogliera a picco, mettermi seduto sulla nuda roccia là dove questa si è strutturata da sé come un sedile: da lì guardo il mare verso Occidente, mentre un Sole bellicoso mi spunta alle spalle, proprio sopra un cespuglio in cima alla duna.
Perché guardare per ore quel mare immenso e maestoso, trasparente come l'aria ai piedi del promontorio, blu intenso all'orizzonte?
Era quanto mi sono chiesto il primo giorno che ho scoperto il posto, che non è il migliore del mondo, visto che le signore più o meno turiste son solite lasciare, al tramonto, tracce delle loro urine birrose e altri conforti.
Le cose, nel mio mondo pur ristretto, non sono mai univoche, perché quasi sempre il sito è stato continuamente meta di visite di altri giovani attempati che non riuscivano, a causa della buona educazione ricevuta, a star fermi e zitti per i fatti loro, ma si compiacevano di dirmi le cose su di loro che meno m'interessavano e di chiedermi ciò che a loro non importava, sebbene il fatto di mostrare interesse verso il prossimo faccia gli uomini molto civili. Inoltre vi si avventuravano i turisti, a coppie giovani o a famiglie allargate, non volendo tornare alle loro più ristrette visioni quotidiane senza rubare un ricordo al mare e alla Torre, tutti uniti così che un selfie non basta e chiedono ad altri lo scatto.
Il problema sta nel fatto che io non sono un intellettuale e tanto meno lo sembro: avessi il viso smunto, le guance scavate, un accenno di barba e un pizzetto, … la fronte alta e gli occhialoni da vista, … ecco, sono niente di tutto questo e passo per uno del posto, uno qualunque. E ciò, come si vede, mi crea problemi, anche se non mi dispiace.
Per fortuna, anche in estate capitano le giornate ventose, col maestrale che fa rimbombare le onde sugli scogli, con uno scirocco perverso che alliscia la superficie del mare e la fa virare al blu scuro che si confonde col grigio. In quelle giornate si poteva stare veramente sereni e dare una risposta alla precedente domanda: perché sedersi di fronte a quel mare immenso e, diciamolo pure, abbastanza monotono per i centottanta gradi che si aprono di fronte, considerando che non esiste un'isola a rompere la linea dell'orizzonte e anche le imbarcazioni sono scarse e paiono transitare là davanti per errore?
Per pensare in pace, è la risposta giusta.
A cosa pensare dopo l'effetto della seconda pastiglia, che ha asfaltato, dopo averla spianata, ogni tipo di strada su cui si vorrebbe convogliare i propri pensieri?
Il vento è d'aiuto; il vento stesso soffia cento pensieri dentro le orecchie, col linguaggio della polvere fina dei ricordi.
I miei, dico i ricordi, non sono incastonati in caselle ordinate per genere, per gradiente alfabetico, per sincronia o diacronia. Iniziando dalla mia destra, scorgevo appena la spiaggia di san Giovanni del Sinis, nella bruma Turrimanna, che mi parlavano delle prime uscite a pesca subacquea, quando ancora andavo in Vespa; ancora più vicino, a S' 'Enna 'e s'Arca e a Pistis, per i quali la tristezza dei ricordi era temperata dalla lontananza temporale. E poi a sinistra, da Tunaria a Pranu 'e Maga, sino a Piscinas, con i ricordi sbiaditi di bambino della colonia che si confondevano con quelli ben più presenti e pressanti di giovane adulto.
Più oltre, in fondo, Capo Pecora che nasconde la continuità della costa.
Sia chiaro che fisicamente non sono mai arrivato sin là, non so esattamente cosa vi stia dietro, salvo ad averlo osservato sulle carte e immaginato per analogia.
Che cosa ho distillato nella mente, come frutto di tanto pensare?
Che la mia vita è sul punto di svoltare per aprirsi a un nuovo orizzonte il quale, credo che si possa supporre, è sempre il solito déjà-vu?
Ogni giorno è un punto di svolta, ma non si sente in giro aria di cambiamento. Non riesco a immaginarmi qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso, qualcosa di migliore. Anzi, non riesco a immaginarmi neanche il peggio.
E allora a cosa mi è servito pensare?
A questa domanda ancora non ho trovato risposta.
E, intanto, da lì continuo a guardare il mare.

32 commenti:

  1. Francu,ora devo uscire a fare la nonna ma volevo ringraziarla per questo suo scritto che mi fa uscire più serena,dopo tanti discorsi tristi.Menomale che il mio mito c'è.

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  2. Un gran pezzo! Chissà, forse pensare all’immensità distoglie la mente dalla paura di cosa c’è dietro a quel capo o promontorio “che nasconde la continuità della costa”!

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  3. NO, un certo cambiamento e una certa novità ci sarà. Mio figlio mi ha promesso che l'anno venturo ci porterà alla 'Secca dei Ponzesi'. Anche lì il mare è strutturato come un sedile dove hanno salotto i pesci mattutini che si comportano come gli uomini. Tanto che spesso prendono bufale scambiando la plastica e un po' di vernice sopra per prede succulente. E non vedono, ancora come gli uomini, un filo invisibile che millimetro dopo millimetro, centimetro dopo centimetro, metro dopo metro, li porterà nella barca della 'necessità'. Dove ognuno perderà, in un baleno, la livrea a scaglie della vanità.

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  4. Manuele lo sa su diciu sardu?
    A s'arriccu no depasta, a su poburu no promittasta.

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  5. Vi detesto: state già a parlare di mare, siete insopportabili! prima di fine luglio per me non se ne parla, siete davvero sadici. Tu poi Francu sei il peggiore: una ti legge e le sembra di sentire e vedere tutto e poi si sveglia. Non è giusto!

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  6. Francu, Atropa ha ragione, non devi scrivere in questo modo del mare, fai venire la nostalgia a chi il mare lo vede col binocolo.
    Atropa, per farti passare il malumore ti posso dire che giovedì scorso sono andato per lavoro a Santa Caterina di Pittinuri, un bellissimo mare in tempesta infrangeva i cavalloni quasi fin sopra la scogliera di Gagaragas. Che spettacolo ragazzi!

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    1. Anche tu ti ci metti? Sai qui ora che succede? solita alta pressione invernale e freddo = nebbia alla mattina e alla sera.
      Se fossi in te impedirei i post senza figura (anche se Francu lo fa di proposito): che figura avremmo visto qui?

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    2. Bene vediamo un po’ che si può fare. Potrei inserire io una immagine, in qualità di amministratore e proprietario del blog ho il potere di farlo, ma non mi piace questo metodo, pertanto intimo a Francu… (?), no “intimo” non va bene come vocabolo, qualcuno potrebbe estrapolarlo dal contesto e pensare che siamo intimi Francu ed io. Ah, ecco! Chiedo cortesemente a Francu di scegliere lui una bella immagine da postare.

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    3. Ne ho visto tante alla voce "Torre dei Corsari", ma nessuna restituisce le emozioni che emergono dalla lettura. Per questo mi ero convinto di lasciare senza immagini.
      Ma se tu ne trovi una che si adatta, ben venga.

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    4. Su Monte Prama Novas abbiamo associato al tuo post l'immagine di tre falchi sulle scogliere di Scivu

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    5. Che pilloni voglia dire volatile, lo sa sin da bambino.
      Che il falco , più precisamente s'astori, sia il re dei cieli sardi, è noto.
      Ma essendo a Scivu, è probabile che si tratti del Falco della Regina, che da quelle parti nidifica. Per Regina s'intende, naturalmente, Eleonora d'Arborea che, nella Carta de Logu, inserì un articolo a difesa degli uccelli predatori.
      Come vedi, sei dentro l'argomento, perché fate le cose a ragion veduta.
      Quello che m'inquieta è il fatto che i falchi sono tre.
      Se non si tratta di esoterismo, ci dev'essere qualche altro significato che mi sfugge.

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    6. Sono tre, però due sono più piccoli. In tutto 2 e mezzo scarso.

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    7. Una famiglia tipo, insomma.

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  7. S.Caterina di Pittinnuri e prima di arrivarci su riu e sa ide,quanti ricordi di goiventù! Tanto per continuare con i ricordi:una volta andai a mangiare,con amici,una pizza a S'Archittu,altro posto di mare splendido,una pizzeria vicino a quel mare unico.Aba,è meglio ricordare questi luoghi unici che le oscenità dell'untore.La nostalgia tiene più caldo al cuore delle cattiverie.

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  8. Beh, in fondo è stato sempre lo spirito dei tre Blog. Chi non ha partecipato attivamente si è perso tanto. Anzi tantissimo. Perché ci sono alcuni che ci provocano per farci divertire. Ma sempre, in qualche modo, insegnando. Persino guardandosi dentro e fuori ,confessandosi e descrivendosi. Il tuo autoritratto 'da non intellettuale' Franco è formidabile. Penso che saresti stato amato fino alle lacrime da Alcibiade che pur essendo bellissimo (un intellettuale e politico bellissimo), odiava se stesso (uomo dell'apparenza) e vedeva solo in Socrate sileno la bellezza di Dio. Però non montarti troppo la testa perché altrimenti ti intenerisci per le tue creature dell'abisso e il fritto dei sarranidi ce lo scordiamo.

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    1. Alcibiade mi ricorda qualcosa, ma non sapevo che fosse di così gradevole aspetto. Sta a vedere che mi ritrovo bello anch'io. Senza saperlo, senza volerlo.

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  9. Grazie Francu, bellissimo pezzo.
    Navigo per lavoro da 30 anni ed un poco di mare l’ho visto. Le rare volte che sono passato davanti alla Sardegna, prima con navi da carico e poi con navi da crociera sono stato geloso del fatto che gli altri a bordo la vedessero o ne sentissero il profumo. Avrei voluto che non fosse stata li, indifesa e cosi facilmente alla portata di tutti. All’inizio questo mi faceva l’effetto di mostrare a degli sconosciuti la sorella ribelle, stupenda nella sua bellezza selvaggia che viene guardata con un mezzo sorriso ironico per un sospetto irsutismo dovuto alla puberta’.
    Dopo tanti anni l’effetto e’ cambiato, e l’ultima volta che sono passato lungo la costa ovest con circa 3000 passeggeri stranieri a bordo che guardavano le nostre coste, e’ stato come scovare dei giovinastri che sghignazzano mentre spiano un’anziana signora che nel completare la preparazione per la notte si pettina con orgoglio, dopo averli sciolti, insospettati lunghi capelli bianchi sempre raccolti in una crocchia quando in bubblico. Giovinastri che aproffittano della complicita’ casuale nell’angolo dello specchio che non li mostra a degli occhi che hanno visto tutto e che li fulminerebbero.
    Strano come le sensazioni cambino negli anni, all’inizio andare per mare era una continua ricerca del nuovo, del mai visto. Poi la consapevolezza delle diversita’ seguita dalla rabbia per non poter raccontare nulla, una volta rientrato, ad orecchie supponenti e scettiche; infine , dopo tante disillusioni, lo stupore muto del bambino che esce dal parco giochi dopo avere scoperto che, in fondo, non era poi cosi’ divertente.
    Navigo ancora ed ogni anno sono comunque in Sardegna, dei miei viaggi parlo poco, d’altra parte non ha nessun senso parlare dell’arcobaleno con chi vede in bianco e nero. A volte ritrovo la sorella ribelle, altre l’anziana signora. Della voglia di andare per mare che mi spinse a lasciare affetti ed amici e’ rimasto poco. Dalla plancia di una nave il mare diventa solo questo: mare. Sarebbe ipocrita negare che comunque l’attrazione resta ma questa diventa come l’amore non corrisposto per una donna, che per quanto accattivante, non si riesce a capire. In tante nottate passate in plancia a sbattere e sentirsi piccoli di fronte alla furia di una forza atavica e cieca ho sentito I colleghi piu’ anziani pronunciare una delle tante frasi che fanno parte della cultura marinara: Fratello mare, ma, terra madre. A a questa frase pensavo quando navigando su navi piccole e lente, alla fine di giorni e notti pesanti, con gli occhi che bruciano per il sale ed il sonno negato, finalmente la Sardegna ci dava ridosso dal maestrale nei viaggi dal sud tirreno ad Olbia.
    Chi non ha pregato in mare di notte non puo’ capire quali nervi vengano toccati quando l’odore della macchia mediterranea annuncia che la terra e’ vicina, calda, anche se non la vedi.
    Mi resta quindi l’altro mare, quello che da ragazzo guardavo seduto sulle rocce nella zona di Malfatano durante le estati passate alla casa al mare. Il mare thalassos, amico che univa I popoli. Il mare che invita a partire e scoprire altri luoghi, il mare custode di millenni di imprese e tragedie, opposto e meravigliosamente diverso dall’okeanos sul quale ho passato gia’ 30 anni.
    Non sono sicuro che quanto ho scritto possa avere un significato per chi e’ sempre stato a terra ma le tue riflessioni Francu sono state ispiratrici.

    Mi scuso con tutti se questo esula in modo imbarazzante dagli interessi del blog.

    Grazie per lo spazio.
    Diego

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    1. Diego, grazie per averci regalato il tuo pensiero. Il tuo scritto non esula affatto dagli interessi del blog, anzi, posso dirti con grande entusiasmo che quanto hai scritto ha destato in me un senso di immedesimazione in quelle antiche genti, che millenni fa navigando in prossimità della nostra Sardegna, provavano quello che tu hai provato e ci hai raccontato.
      Grazie.

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    2. Sono un ex navigante Diego e capisco perfettamente le tue sensazioni,sensazioni che provavo anch'iomi hanno fatto tornare (ero macchinista )indietro nel tempo,quando smontavo e mi sedevo a poppa a contemplare.Oggi sono sedentario,non più nomade del mare e come Francu mi godopaesaggi mozzafiato della mia isola,o quelli che rimane è a volte penso a quando navigavo e il nuovo ti frastornava........Anche io mi scuso per aver deragliato,ma ne ho approfittato ,visto che siete sempre più criptici........A si biri

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  10. Signor Diego il suo racconto è avvolgente,l'ho letto d'un fiato e lo rileggerò perché oltre che parlare delle sue sensazioni marine parla della nostra amata Sardegna.Bravo,bravissimo

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  11. Diego, anzi Don Diego, sento il dovere di ringraziarti per esserti seduto per una volta intorno al nostro tavolo, ma non trovo le parole adatte.
    So che non è da tutti guardarsi l'anima in controluce e leggervi quanto noi stessi vi abbiamo impresso in una vita intera.
    Don Diego, tu ci riesci che è una meraviglia. Grazie.

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  12. Francu e Diego ci hanno fatto prima sostare sulla scogliera e poi prendere il largo, per girare lontano e tornare e riallontanarci ancora, vedendo crescere e invecchiare sorelle, disilludendoci di tutti e di tutto fino alla prescrizione di quella seconda pillola della giornata, che sembra ottundere tutto meno il sentore profondo della terra madre. Di quei tre falchi della foto ne mancherebbe allora ancora uno, che chissà come e dove vorrebbe a sua volta portarci.
    Ora, è un fatto che quanti ci scriviamo qui ci vogliamo in fondo anche bene, il che è esteso a loro modo pure a quelli che criticano e punzecchiano (e certamente in qualche misura anche alla dottoressa Cipiciani, Maria Letizia, che stupendoci ha addirittura insistito per entrare, per cui la ricambiamo con l'onore non comune di una vignetta -mentre attendiamo con curiosità un suo parere formato su tutte le raccomandazioni di lettura fornitele). Ci vogliamo bene e quindi siamo portati a elogiarci con metri alquanto generosi, perciò posso permettermi di dire qui a Diego e Francu che Hemingway li avrebbe seguiti volentieri con Il vecchio e il mare, se non fosse che alla luce del calendario lo hanno seguito casomai loro (Hemingway, che qualcosa per ottundersi poteva dire di assumerla anche lui). E allora facciamo, se non ne arriva uno meglio in vita, che quel terzo falco è proprio Ernest, a meno che vi dispiaccia.
    D'altronde "L'importanza di chiamarsi Ernest" potremmo pure tradurlo con "L'importanza di chiamarsi Franco" (anche se qui, a proposito di titoli, sareste meglio serviti con Tre uomini in barca).

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    1. Dopo gli untori viene un bellissimo scritto del signor Masia,uomo buono ,comprensivo ed accogliente.Grazie della sua bontà d'animo,in questo periodo ne abbiamo bisogno.

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  13. Niente male il tuo punto di vista, dottor Francesco!
    Si vede che alla mattina prendi lo zucchero e basta, le pillole forse le consigli.
    Ernest, che curioso lo era davvero e non per una moda passeggera, si sarebbe inventato pescatori con vite infelici, chiusi nelle loro speranze diventate prigione, tali che potessero assomigliare a ciascuno di noi, pur differendo estremamente da tutti noi.
    Io li ho visti i pescatori, quei pescatori che trafficano in quei paraggi, ma non vi ho trovato nulla di tristemente sublime, né di tragicamente coerente: tutto il contrario di quei giovani attempati che ti assalgono con domande e informazioni, in linea col galateo antico e del Vangelo di Gesù, mentre questi, forse perché sono giovani ma meno attempati, ti vorrebbero e ci tentano, e ci riescono, a sottrarti il sedile di sasso che madre natura ha approntato, su cui si stava seduti in cerca di pace.
    Ernest ne avrebbe tratto qualcosa di eccellente, almeno alla fine, così come fece con Pablo, il capo della banda con cui doveva compiere l'azione di sabotaggio in Per chi suona la campana.
    Ma Ernest aveva altre risorse, più qualificate di quelle che prescrive la mutua.
    E pazienza!

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    1. Lo zucchero e basta … per ancora. Se arriverò a raggiungere la tua veneranda saggezza, allora vedremo.
      Due parole da qui alla Signora Grazia: troppo buona.
      Ma è un peccato, fatemi cogliere questo punto di Diego che, ne converrete, merita di essere ripreso, è un peccato che chi torna con tante cose da dire si rassegni a tenersele per sé, perdendo quel che potrebbe venirgli dallo scambio, dalla soddisfazione se va bene di aprire a qualcos’altro qualche mente disponibile, e perdendosi questa opportunità di apertura tra quanti qui restano, più o meno illusi, oggi, che le loro finestre infotelematiche bastino e avanzino a incontrare l’altro e a capire il cambiamento di quell’altro che ci è vicino.
      Mi guardo dal suggerire che questo blog potrebbe essere la piattaforma adatta per un simile confronto (sugli influssi importabili dalle esperienze di vita lontana), c’è Dedalo che già indica una criticità nell’essere qui troppo variamente diffusi. E però una chiave di casa ce l’ha Francu, che in special modo usa le sue stanze con tutta la libertà che crede, fiducioso che divertirci e sperimentare, nell’alto e casomai nel basso, siano comunque esperienze da non doversi temere, banchi su cui una nostra identità non statica né oleografica né limitata, per quanto incerta, si cimenta e non può che crescere conoscendosi. Non so, insomma, se e quanto vissuti e racconti come quelli che a Diego è mancato comunicare possano trovare spazio su Maymoni, ma vorrei credere che qualcuna delle suddette finestre infotelematiche oggi potrebbe offrire adeguato o almeno succedaneo sfogo a bisogni quali quelli che furono o ancora sono di Diego, e pazienza se a fruirne non sarebbero anzitutto le persone più vicine alle quali, nel fare quelle ‘esperienze altre’, uno pensava.
      Sai, però, Diego, cosa non ho capito bene? A un certo punto sperimenti la consapevolezza delle diversità seguita dalla rabbia per non poter raccontare nulla, una volta rientrato, ad orecchie supponenti e scettiche; alla fine, dopo tante disillusioni, lo stupore muto del bambino che esce dal parco giochi dopo avere scoperto che, in fondo, non era poi così divertente. Quelle disillusioni riguardano le diversità lontane verificate alle prove dei fatti, o le aspettative circa i rientri al cospetto di orecchie supponenti e scettiche? Non è così divertente partire e stare in viaggio (così a me sembrerebbe, da come scrivi) o tornare carichi (?) di nuovo e diverso? O non si torna più, con gli anni, carichi di nuovo e diverso (come parrebbe naturale), e allora staresti finendo per non dare tutti i torti, almeno, a quelle orecchie scettiche (se non anche alle supponenti) che ti facevano arrabbiare nei primi anni?
      Benvenuto nel ballo.

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    2. Oh, sì, yes, yà, da, ... ma oui, Don Diego!
      Raccontaci, raccontaci, marinero. Siamo tutt'orecchi!
      Ma non t'azzardare a farci promesse!

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  14. Ho ricevuto questa fotografia dal nostro amico Thor, che dalla sua bella isola guarda la Sardegna come da una nave.
    Thor mi ha scritto che quello in foto è quel che si vede dal un luogo di contemplazione.

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  15. Garazie, Sandro; grazie a Thor: una bellissima foto.
    Altre se ne trovano, a centinaia, più o meno riuscite, nel Web, se appena digiti Torre dei Corsari, o altro nome adeguato di località sarde.
    Convengo con me stesso, per una volta, che la più bella delle foto non rende le sensazioni che il sito ti insinua dentro, con i suoi rumori,con i suoi odori, coni suoi silenzi.
    Ricordo la prima volta che vidi il Colosseo, passandoci vicino con l'autobus: certo che l'avevo visto cento volte in fotografia, su cartolina o su libri d testo, ma chi se lo immaginava così imponente?
    Posso testimoniare con belle foto lo splendore del bosco in primavera, là come si esprime sui Sette Fratelli, ma chi riesce a far emergere con le parole il profumo inebriante dell'erica in fiore, il sottofondo musicale di mille e mille ali che vibrano?
    E già che ci sono, stando con la pressione e la depressione sotto controllo, posso affermare che si vivano le stesse emozioni nel trovarsi di fronte alla signora Monica Bellucci, più o meno vestita, che sia presente di persona o solamente in poster?
    Domande retoriche che non abbisognano di risposta e però sono utili quando si intende precisare meglio i contorni del reale. Che non è una pappa, né ha ascendenze asburgiche, ma la triste o più o meno allegra quotidianità della vita.
    Amen.

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    1. "Il profumo inebriante dell'erica in fiore",Francu con queste immagini lei mi fa soffrire Aba che ama così tanto la nostra terra con i suoi profumi intensi.Signor Francesco io sono buona con le persone buone e molto,molto cattiva con quelle che fanno del male a me ed alle persone alle quali voglio bene.E' bontà questa?Non credo.Ad ogni modo siamo proprio un bel gruppo,l'unico "pierino provocatore" è il mio mito Francu.

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  16. Lombok, 3 giorni di mare poi Phuket, Langkawi , Penang e domani saremo a Port Kelang. 30 gradi costanti ed umidita’ oltre il 90 %. “ Che bei posti che vedi!”mi ripetono glia amici, Si’ certo, fossi in spiaggia tutto il giorno a bere cocktails con l’ombrellino e la frutta …magari, ma sono a bordo con la simpatica compagnia di circa 2000 passeggeri di eta’ media over 70 ed 856 membri di equipaggio che vengono da 38 paesi diversi. Ufficialmente si parla Inglese ma se zio Adolfo, in una delle sue paranoie, non si fosse preso la briga di sterminare Zamenhof e la sua idea , penso che oggi avremmo sicuramente usato l’Esperanto. Comunque sia, svariati giorni con Internet assolutamente inaffidabile. La connessione di bordo e’ via satellite ed a volte molto instabile. Oggi ho finalmente potuto leggere Maymoni e ringrazio quanti hanno espresso parole positive e quanti mi hanno posto delle domande. Giusto per usare l’eufemismo di Franco riferito ai marinai: prometto di non scrivere piu. Se lo dovessi fare anticipo che non sono politically correct e come dicono gli albionici ho un very dry sense of humor ed a volte le mie battute definite ‘ sardonic’. Considerato che gli accusatori non hanno la minima idea di quello che il termine implica penso non sarebbe male servirgli la famosa pozione a base di Oenante Crocata (sempre che sia mai esistita), chissa’ magari qualcosa la comincierebbero a capire. Lo dico sempre che fu un peccato non essere rimasti piu’ a lungo nella Provincia Britannia, oltre alle terme di Bath gli avremmo portato qualcos’altro per avvicinarli alla civilta’…ma andammo via. Quindi carissimi Francu e Franceso scrivero’ volentieri ma siamo sicuri che Maymoni sia la sede adatta? E giusto per continuare sulla linea di Francu: prometto che faro’ del mio meglio. Tra 4 giorni saremo nuovamente a Benoa, giusto per cambiare andro’ a terra e mi siedero’ nuovamente vicino ai suonatori locali. Non sono sicuro, ma c’e’ qualcosa in quello che suonano che richiama sensazioni antiche. I Kempul battono il tempo che senti nel petto e gli xilofoni di bambu’ si inseguono in note frenetiche seguite da momenti di calma che contengono un abbraccio benevolo e compassionevole. Le emozioni sono forti e mi ricordano quelle che provo, per ben altri motivi, quanto sento tenores beni intonados. …avevo promesso di non scrivere, mi sa che Francu ha ragione

    Diego

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    1. Signor Diego,per piacere,continui a scrivere da posti a me sconosciuti e,molto probabilmente,affascinanti,anche se,vista la mia non più tenera età,mi è passata la voglia di viaggiare,fisicamente,così lei mi fa viaggiare col pensiero.

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  17. Se Diego avesse letto "L'Isola dei Cani" (può sempre farlo scaricando il PDF gratis dal mio sito https://sites.google.com/site/sardusempri/home/l-isola-dei-cani), saprebbe che l'appuntato Puddu dice al vicino di bevuta: Se ridi per le mie battute, o sei un cane, o sei un inglese!
    Ormai è pacifico cosa s'intenda per "very dry sense of humor" che a quelle latitudini, con tale tasso di umidità il very dry è un'immagine retorica che, sebbene umidiccia e dunque appiccicaticcia, non ci appiccica proprio nulla. Fuori corso, peldeu!.
    Se dicessi che mi sento più o meno profondamente in sintonia con te, Diego, direi una bugia, dato che io non sono fatto per andare lontano, se non con l'immaginazione. Sarebbe come accostare Cristoforo Colombo a Emilio Salgari, nel senso che tu le emozioni le vivi a bordo solcando i mari, io invece seduto a casa, ma sognando il mare. E se Emilio non ha mai scoperto non dico un nuovo mondo, ma neppure un'isolotto, è vero altrettanto che Cristoforo non ha mai conosciuto Sandokan.
    Però, maledizione, sto parlando involuto mentre intendevo dire solamente che, quand'ero giovine (notare la i al posto della a) avevo un amico marinaro che soffriva di nostalgia per il suo paesello più che per la Sardegna che, in fondo, poco conosceva. A motivo di una sua particolarità anagrafica, non aveva molti amici in paese, salvo forse me a cui, sin da allora, veniva spontaneo trattare ciascuno come un amico importante e cercare di valorizzare quello che di buono ognuno possiede. In breve, quando veniva in ferie, mi raccontava del mondo e mi regalava una piccola cosa acquistata nei porti dove sbarcava. Pensa che qualcuna la conservo ancora: fra di esse l'originale del 45 giri, acquistato a New York di "The Twist" di Chubby Checker, che rappresenta il brano che lanciò la nuova danza. Combinò che quel disco arrivasse prima a Curcuris che a Cagliari, forse anche a Roma, ma lo seppi solamente molto tempo dopo.
    Correva il primo degli Anni Sessanta, neanche tanto mitici e favolosi o almeno non ancora tali, salvo che per l'età che ci spingeva violentemente verso un futuro non previsto di ceiungommizzazione a tappe forzate: fu quell'estate che acquistai i miei primi jeans, marca Lee come il generale sudista, a 1500 lire, in Piazza Yenne, lato Corso Garibaldi, dai venditori di strada che li tenevano stesi sull'asfalto.
    Ah, che poca gloria! Un altro giorno tirerò fuori i dettagli.
    E questo è tutto, Don Diego, solo per dirti di provarci, perché siamo in attesa, ormai poco trepida, perché non rincorriamo più neppure il telegiornale.

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