lunedì 14 dicembre 2015

Noi, gli attoniti

di Atropa Belladonna

“Io ho sempre avuto la mania dell’archeologia” cominciò a raccontare Ainis [..] Mi piace visitare le antiche città, passeggiare dove viveva la gente migliaia e migliaia di anni fa, immaginarne la vita, constatare che siamo sempre gli stessi. Oggi avremo anche i computer, la televisione e internet, ma il quotidiano di ciascuno di noi ruota sempre attorno alle stesse pulsioni: fame, sesso e potere, e non è che fra i tre ci sia tutta questa differenza. Mi piace anche visitare i musei, ammirare la genialità degli uomini che prima di noi hanno già inventato tutto, ho girato mezzo mondo per visitare i musei”
, Da: Roch, di Sergio Abis, 2011, Giraldi ed. (pg 158 e 161).

Mi è capitato di recente di leggere questo libro. 363 pagine, d'un fiato. Forse per la curiosità attorno all'autore, di cui si è molto parlato di recente; forse per la curiosità attorno al protagonista, l'ingegnere meccanico Gabriele Ainis con la passione per l'archeologia, la paleoantropologia, la teoria del caos e quella delle catastrofi. E anche perché il libro mi è piaciuto.

Alla seconda pagina mi sono messa a ridere e non per il testo, ma per il nome Gabriele Ainis =  una tortura durata anni! Sarebbe bastato comprare un libro, già almeno nel 2011, per scoprire chi c'era dietro quei blog che ci davano addosso: Archeologgia NuraggicaIl blogghino di Gabriele Ainis e, da ultimo, l'Untore. Sì perché l'autore che gli ha dato vita letteraria e virtuale è accusato di aver gestito almeno quell'ultimo blog.
Incredibile vero che Gabriele Ainis ci abbia guardato beffardo, sarcastico e un pò triste dalle pagine di quel libro, per 5 lunghi anni? "introverso, insicuro, asociale e fondamentalmente confuso. In questo, purtroppo, fin troppo simile a me.così lo definì il suo creatore, sotto lo pseudonimo di Boicheddu Segurani. E a renderci attoniti, anche costernati, ci è riuscito tante volte, anche nel colpo di scena finale.

La storia in Roch è esile ma avvincente, poco più di un pretesto per parlare del protagonista e del mondo in cui si muove, tra le nebbie del Canavese. Ainis, durante una gita per ammirare i massi erratici coppellati, viene a sapere di un libro del prof Grattini, trovato morto vent’anni prima tagliato in 4 parti, per così dire "squartato". Grattini scriveva, in modo ermetico,  sulla decifrazione delle coppelle. Dopo che Ainis  inizia a interessarsi del libro, lui, i suoi amici e tutto il paese del Piemonte in cui vive, iniziano ad avere degli incubi: dei cani cui loro hanno strappato gli occhi si avvicinano minacciosi per strapparli a loro volta ai padroni. Il paese ormai non dorme più, sono tutti depressi. Una conoscente del defunto Grattini, Paola - ora divenuta un'amica molto speciale di Ainis - scopre o crede di scoprire che Grattini parlava di un rito sciamanico, culminante con l’inserimento di occhi strappati ad una vittima sacrificale in due coppelle dei massi. Dopo che un sacerdote viene ritrovato con gli occhi strappati, Ainis e i suoi amici disperati, depressi e frustrati dagli incubi,  decidono  di rivolgersi ad un falegname sensitivo, Tino, che conosceva Grattini. E qui l'ingegnere Ainis inizia a raccontare al sensitivo della sua passione per l'archeologia e si spaventa, così sembra, perché il sensitivo lo vede "sfumato".  Ainis e i suoi amici Paola, Cecu, Quancia, Povero e Franco, fanno di tutto per aiutare se stessi e gli altri finchè è proprio il protagonista del libro che ha un'idea: "Direi di sfruttare le tecniche dell'informazione libera e democratica. Semplice: raccontiamo una balla colossale". Come spesso accade per le balle colossali messe in giro senza pensarci troppo, anche questa ha conseguenze disastrose. O forse no: dipende dai punti di vista, un concetto leit-motiv di tutto il libro.

Mentre leggevo mi chiedevo come avrebbe risolto un razionalista come Ainis la faccenda degli incubi ricorrenti e in co-sharing. La soluzione è piuttosto sorprendente, ma non la rivelerò neppure sotto tortura.


Quando riuscirò a procurarmelo leggerò anche il libro scritto da Abis un anno prima di RochNeri per celesti(2010). Il genere mi piace e anche come scrive l'autore, ma non vi dirò il perché: lasciatevi sorprendere e anche rendere attoniti.


 La frase del libro che mi ha colpito maggiormente è questa: "Pare che il rimorso sia un male contagioso quanto subdolo, un nodo logico indecidibile, impossibile da sciogliere, soggetto al terribile e oscuro teorema di Gödel. Cecu lo stava sperimentando nella sua forma più perniciosa dopo averlo imposto a Luigi, ne era stato contagiato, come un untore maldestro che si versa addosso la brodaglia infetta che va spalmando per i muri e si spaventa assai più delle sue vittime ignare, perché lui sa benissimo ciò che sta per accadergli" (pg 263).
Suona quasi come un presentimento, o forse, come direbbe Ainis, mi appare così perché mi fa comodo e la vedo correlata a quello che è venuto fuori il 21 novembre 2015,  mentre potrebbe esserci [..]solo un caos informe di avvenimenti che pensiamo collegati, ma risultano invece indifferenti ai nostri tentativi di dar loro un ordine[..]. 

Quasi come se il nostro mondo fosse un mare vischioso e insondabile, dove gli eventi spuntano qua e là come stalagmiti e noi proviamo invano a cercare una correlazione tra di essi, mentre la correlazione non esiste o se esiste non è importante né risolutiva. 

Noi attoniti, costernati e largamente ingenui diremmo: un bel casino.




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