giovedì 18 febbraio 2016

I fili coi figli, i figliastri e i figliocci

di Francu Pilloni

La senatrice Cirinnà da Lastampa.it
Quali sono i fili che ci legano ai figli, agli eventuali figliastri e figliocci?

Non dovrei neanche chiederlo tanto è facile la risposta: l'affetto, l'attenzione, la disponibilità.

Qualche anno fa venne a vivere nel mio quartiere una giovane straniera che aveva una bambina di cinque anni e un'altra ancora nel pancione. 
Era vedova di un militare che si era chiamato Verner, forse tedesco, mentre lei, che faceva Denise di nome, era forse francese. 


Lo dico perché la bambina, arrivata a scuola col nuovo anno scolastico, parlava diligentemente in tedesco, bene l'inglese, maldestramente il francese e l'italiano. Denise accompagnava la figlia a scuola e la riprendeva all'uscita ma, quando partorì la seconda figlia, il compito era stato delegato a una signorina di Cagliari, di nome Letizia. Questa era entrata in casa Verner come domestica a ore, poi a tempo pieno, finì per convivere in quella famiglia, dormendovi la notte addirittura, si malignava in giro, nel letto matrimoniale.
Di sicuro so che la nuova nata ebbe per madrina di battesimo proprio Letizia che diventò la madrina, ossia colei che, a stare al vocabolario Treccani, “si assume nei confronti della figlioccia, obblighi di natura spirituale e anche materiali”. Che sia passata dal ruolo di lavoratrice domestica a quello di membro della famiglia lo vidi in un documento che certificava le possibilità economiche del nucleo famigliare, anche se ancora non si chiamava ISEE, come ora.
Nei fatti, si era costituita una famiglia non tradizionale, visto che che gli adulti non sono canonicamente eterosessuali, ma dello stesso genere. Devo dire anche che Letizia fa la casalinga, mentre Denise ha un lavoro professionale.
Essendo in pensione, non ho modo di avere contatti con queste persone e non so cosa pensino della legge in discussione nel Parlamento italiano e delle diatribe orrende che ne traboccano.
Se la legge verrà fuori con determinate peculiarità, a Letizia sarà concesso, se in famiglia saranno d'accordo per farlo, di adottare le figlie di Denise. In questo caso, la più piccola non sarebbe solamente figlioccia, ma addirittura figlia di Letizia, con l'esito di rafforzare quel debito di tipo morale e pratico che già fu assunto col battesimo.
Capisco che ciò non è in su connotu e chiunque abbia un muso può usarlo per storcerlo.
Se la dottrina attuale della Chiesa non permette a un genitore naturale di essere anche padrino o madrina del proprio figlio, né a un padrino/madrina di battesimo di essere pure padrino/madrina di cresima per lo stesso bambino, posso arguire che le due posizioni di padre e padrino, o di madre e madrina, siano così simili che non possono essere assunte dalla stessa persona, con la conseguenza che il padrino/madrina di battesimo assume la stessa incompatibilità per lo stesso ruolo nella cresima, così come un genitore medesimo.

Sento che ci sono manifestazioni in piazza e in varie occasioni perché non succeda che persone come Letizia si assumano anche civilmente gli stessi obblighi che lei si era assunta davanti a Dio e mi chiedo, trovando difficoltà a darmi una risposta netta e irreversibile, dove si trovi il vulnus, per dirla come gli azzeccagarbugli, verso la morale, verso il comandamento principe dell'Amore, di quel “Amatevi come io vi ho amato”, di quel altro “Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”.
Allora, semplicemente come s'addice a uno che si chiama Francesco, mi chiedo, prima di abbassare il pollice, che sconcerto nelle coscienze del nostro rione porterà il fatto che Letizia adotti legalmente quella sua figlioccia, se e quando parrà giusto farlo anche a un giudice, e quale incitamento al male provocherà in me stesso e negli altri probi del rione il pensiero di quella terrificante eventualità?
Vuoi mettere con l'assessore che ruba, i nostri consiglieri regionali che rubano, i cardinali e i vescovi che rubano, quelli della Charitas così e così, perché rubare è nell'indole dell'uomo e perciò assai più perdonabile del vizio di volersi bene comunque?

Sono stato insegnante per una classe di bambini accuditi in un brefotrofio e so come funzionano le istituzioni: per ciascun bambino la Provincia versava cinquemila lire al giorno. Io, maestro elementare di ruolo, avevo uno stipendio mensile di centododicimiladuecentottanta lire: era il 1971, se ne avessi avuto una solamente mia, mi sarebbe bastato per provvedere alla famiglia.
È vero che forse hanno abolito le Province, ma il tornaconto a spedire i bambini negli istituti, questo di sicuro è rimasto .


2 commenti:

  1. Ero da molto e sono stato vacillante sulla questione. Connottu o non connottu. Ma ora, con meno dubbi, sono dalla parte della legge integrale Cirinnà (mi pare che si chiami così). Ed è vero: c'è ben altro oggi rispetto a quello che ci sembra tremendamente importante. Non solo quello che porti ad esempio per un rione di Selargius ma per tutto il grande rione che è il mondo. Com'è che diceva l'incipit di Benvenuto Lobina? Po cantu Biddanoa , ecc. ecc.

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  2. Giochi e giochetti di questi politici indaffarati esclusivamente a tenersi le loro poltroncine,faranno in modo che questa legge giustissima non passi in toto.E,per l'ennesima volta,i nostri politici dimostrano di vivere in un mondo che non è certo quello della gente comune.

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