venerdì 25 marzo 2016

LA TERRA PROMESSA

di Francu Pilloni

La terra promessa di Patrizia Balducci
La terra promessa viene intesa, oggidì, non come un luogo reale con longitudine e latitudine, ma piuttosto come una fase della vita, una speranza di futuro, “un mondo diverso dove crescere i nostri pensieri”, come canta Eros Ramazzotti interpretando l'ansia di vivere delle nuove generazioni.
Nella sua accezione primigenia, però, “Terra Promessa” fu quella che il Dio di Abramo promise in dono al patriarca e alla sua successione, identificata varie volte nella Bibbia come quel lembo di territorio del Vicino Oriente “dove scorre latte e miele”, che va dal deserto del Sinai a sud, alla Siria a Nord, al fiume Giordano e anche oltre a Est, mentre il mare Mediterraneo lo confina a Ovest. Era detta anche la Terra di Canaan, sebbene i Cananei veri e propri ne abitassero solamente una parte, mentre tanti altri popoli ne occupavano il resto.
Perché Iavè avrebbe promesso quella terra ad Abramo, pastore errante che avrebbe addirittura sconfinato in Egitto, con le conseguenze romanzesche che riempiono la parte più fascinosa dell'Antico Testamento?
Semplice: perché Dio è buono.

Mi va di ricordare un gioco che avevo fatto con i miei alunni di quarta elementare a Quartu Sant'Elena: chiesi di scrivere su un bigliettino, in gran segreto, il nome dell'alunno preferito dal maestro. Ricordo bene i dati: su 23, 20 scrissero ciascuno il proprio nome; 2, nuovi arrivati in classe, non scrissero nulla; uno, il nome del suo compagno di banco.
Per me fu come vincere un Nobeluccio per maestri di periferia. Come mi rimproveravano le mamme, ero troppo buono con tutti e ciascuno dei miei scolari era convinto che fosse proprio lui il preferito. Nei fatti, un bel rapporto individualizzato.

Ecco, per tornare a noi, essendo io convinto che Dio è buono con tutti – anche più di me, non lo nego –, credo che, di conseguenza, Egli abbia assegnato una “Terra Promessa” a ciascun popolo che abbia abitato la Terra.
Un concetto abbastanza semplice solo in apparenza, visto che, alle latitudini di Canaan, ancora non è recepito correttamente da tutti.
Pertanto, se la terra di Canaan fu promessa ad Abramo, ai Cananei cosa mai fu promesso?
Non lo sappiamo per il fatto che i Cananei non hanno lasciato un loro libro sacro, anche se furono fra i primi ad aver adottato il metodo di incidere dei segni per lasciar memoria delle parole che esprimevano i loro più importanti pensieri.
Non ci resta quindi che procedere per indizi.
Intanto fissiamo una data nel tempo umano in cui l'unico Dio senza tempo parlò ad Abramo di una Terra Promessa tutta per lui e per la sua gente, sebbene sarebbero trascorse un bel po' di stagioni prima che Giosuè ci mettesse un piede sopra: il principio del II Millennio, naturalmente a.C., vale a dire 1900, qualche decina in più o in meno poco cambia.
Avrà fatto il Dio di tutti analoga promessa ai Cananei?
Io sono per il sì, d'impulso.
E quale terra avrà individuato quel dio chiamato ancora El, affinché riuscisse convincere un popolo ad abbandonare la propria, dove notoriamente vi scorreva latte e miele?
A sentire le storie più antiche, una sola terra era davvero quella giusta, ben più mitica di quanto Omer Simpson possa dire o immaginare: gli Egizi la individuarono come il Grande Verde e corrisponde, in latitudine e in longitudine, a quella terra che oggi è l'Isola dei Sardi.
Fu così, io credo, che un contingente di Cananei lasciò la sua terra per ispezionare e per verificare quanto appetibile fosse la nuova terra, e conseguentemente quanto fosse attendibile la promessa del loro dio unico El.
Se così fu, pare certo il loro gradimento, visto che si diedero subito da fare, innalzando altari e templi a El in segno di riconoscenza: inaugurarono una nuova civiltà là dove, mille anni prima, altri avevano eretto la ziqqurat di Monte D'Accoddi.
Che tipo di templi?
Presto detto: quelli della loro tradizione, copiando e migliorando quelli che avevano eretto in Canaan: stele-statue, pietre alzate-menhir-perdas fittas, cerchi e allineamenti di pietre, alberi e sorgenti, alture e cime dei monti. In pratica, tutte cose che ancora oggi in Sardegna ritroviamo quasi intatti, per i quali c'inventiamo, allo scopo di capire, svariati significati, di tipo sessuale, di alleanza, di potenza, di connessione, di sottomissione.
Simboli così potenti questi cananaici antichi, tali che gli stessi Israeliti, una volta giunti nella Terra Promessa, “ abitarono in mezzo ai Cananei … e ne venerarono gli dei”.(Bibbia, Giudici, 3,5-6).

Si può ritenere come probabile che tornasse indietro la notizia della soddisfazione per la nuova terra, verso la quale poi si riversassero nuove ondate migratorie?
La domanda è ovviamente retorica, in considerazione che i Cananei-Sardi elevarono tanti templi per riverire il loro dio unico in un numero che nessuno aveva previsto che sarebbe potuto accadere. Portarono la loro religione, la loro lingua, il modo inconsueto, ma molto funzionale, di ridurre le parole a scarabocchi. Portarono anche un'arte nuova, quella più avanzata della metallurgia del bronzo.
Ora, se agli archeologi nei loro scavi, o a chi va in campagna e ha occhi non solamente per i funghi e per gli asparagi, combinasse di scovare un reperto, fittile o fuso, retrodatabile al II millennio o agli inizi del I, all'epoca conosciuta come Età del Bronzo e si accorgesse di un qualche graffio o scarabocchio intenzionalmente espresso, potrebbe serenamente pensare che sia opera di quei Sardi-Cananei che elevarono diecimila templi al loro unico dio?
In quale lingua avrebbero espresso i loro pensieri?
Sicuramente nella lingua che si erano portata dietro, quel ceppo di lingua semitica in mezzo al quale l'antico ebraico imperversava nella Terra di Canaan da dove erano partiti.
Si può di contro supporre che ci mischiassero dentro qualche parola del linguaggio tipico parlato dai già residenti al loro arrivo, qualcosa di ceppo indoeuropeo?
E i segni grafici?
Quelli che conoscevano meglio, è ovvio, oggi detti del protocananaico, del gublita, del geroglifico, del cuneiforme.
Ma che tipo di macigno sarà mai quello che impedisce anche a persone intelligenti di superare il dogma secondo cui “I Nuragici non conoscevano la scrittura”?


Chi si aspetta che io ora parli per dare un supporto anche minimo agli studi di Gigi Sanna basati su trecento reperti nuragici scritti, aspetta invano, perché non abbisognano delle mie chiacchiere, sebbene non c'è chi non noti quanto le conseguenze delle sue scoperte siano straordinariamente in linea con l'evoluzione delle civiltà mediterranee, a cui ho accennato per quanto mi è servito.

A stare alle parole di chi ha conosciuto molto da vicino i Cananei, per averli combattuti durante i secoli, dal 1200 con Giosuè, sino al VI secolo, quando gli Israeliti furono deportati a Babilonia, sa che il termine “cananeo”, come usato nel libro di Giobbe (40:30) e in quello dei Proverbi (31:24), finì per indicare non una etnia, ma generalmente un “mercante”. Ecco che pare verosimile che i Cananei, sotto pressione da sempre e non solo da parte degli Israeliti, con in più una Terra Promessa trovata e coltivata, finirono per avere il piede neanche solamente in due staffe, ma in molte terre, quante ne andavano scoprendo quando partivano dal Libano e quando salpavano dalla Sardegna. Vi fu dunque un flusso migratorio continuo da Canaan verso la Sardegna e da questa, a raggiera, in tutto l'Occidente mediterraneo.
Anche Cartagine vantava le sue origini cananaiche e i Fenici, così chiamati dai Greci per il colore rosso-violetto con cui coloravano le vesti, non erano che Cananei, se è vero che in alcune tavolette ritrovate nella città urrita di Nuzi all'inizio del XX sec. compare il termine “Kinahnu” riferito ad un colorante rosso prodotto nella città di Babilonia lavorando le conchiglie di Murex, già prima del 1600 a.C., così come avveniva sulle coste mediterranee del Libano. D'altra parte, nella Bibbia dei Settanta che è del III secolo a.C., il termine “cananeo” ebraico viene continuamente tradotto col greco “fenicio”.
Risiederebbe dunque tutto quanto in questo paradosso l'apparizione improvvisa nella storia dei Fenici, di mai esplorate origini, allorché i Greci chiamarono Aldo chi sino ad allora rispondeva al nome di Giacomo, che aveva nel sangue il senso degli affari, produceva porpora e inizialmente scriveva con caratteri arcaici, assolutamente riportabili al protocananaico?


Rientrando nella cronaca - e che cronaca quella di questi giorni! -, mi chiedo se avrà perseverato il Buon Dio nella consuetudine di promettere Terra in cambio di obbedienza, sia a chi non ne possiede affatto, sia una nuova, migliore di quella che abita?
Onestamente non so dire, e mi dispiace, sebbene mi paia improbabile che Dio abbia cambiato politica, qualsiasi sia l'appellativo usato per intenerirlo: Misericordioso, Grande, Giusto.
L'impressionante processione di popolo - che sfugge a un nemico, chiunque esso sia, ma identificato come tale, per adire sponde di una Terra Promessa tanto agognata ma che, ahinoi!, è abitata da moderni cananei che hanno sì smesso con la porpora, ma commerciano di tutto e di più, e rimangono assai poco inclini a spartire il latte e il miele della loro terra -, segue le stesse antiche rotte, solca gli stessi mari, perviene agli stessi approdi da vivo, da morto, da moribondo, essendo vecchio decrepito o appena nato.
Andrà a finire come in Sardegna avvenne, con l'integrazione e l'innalzamento di migliaia di templi, con l'allineamento intelligente di stele e di idee, con la venerazione di nuove sorgenti di umanità?
Io lo spero, anzi ci credo, ma proprio sicuro non mi sento.






12 commenti:

  1. Caro Francu, ma cari anche tutti. Le provocazioni provocano! Ma io sono troppo buono!
    Pongo quindi il mio commento, non prima di chiedermi com’è capitato che, con tutte le possibili, innumerevoli tematiche inerenti questo contributo, NON VI SIA STATO NEANCHE UN INTERVENTO! In venticinque giorni!
    A meno di credere che tutti indistintamente, i lettori assisi in questo Salotto, stiano preparando da tempo, ed elaborando, una loro infinità di pensieri che attengono ad un certo (o forse più d’uno) tema generale cui bramino dare una ben precisa e personalizzata connotazione! Che andranno a pubblicare appena possibile!
    O, forse, vien da credere abbian deciso di disertare le “nostre” qui presenti urne, sempre aperte per il vero, preferendo giocar con l’elettronica, fine a sé stessa (a proposito i giornali e notiziari dell’italietta non degnarono d’una benché minima attenzione l’operato dei Sardi: non sono riuscito a sapere in quale percentuale siate andati a scuola domenica!)
    Ora e quì, entro ex botto nel merito!
    Io credo in Dio! E, credo sia una Persona Seria! Le persone serie, quelle che si conducono col loro fare terreno, non prendono in giro il prossimo! Figuriamoci la Persona Seria che vive nel Santo ed Alto Luogo! Ergo, E’ IMPOSSIBILE DIO ABBIA PROMESSO AI CANANEI LA SARDEGNA!
    Essa, dalla più remotissima antichità, AVEVA DI GIA’ “CONSEGNATO” AI SARDI!
    In questo modo, caro Francu, ho piegato il mio parlare onde assecondare il tuo modo di leggere il libro del tempo. Ma, la vera ragione per cui ritengo non digeribile quanto da te dichiarato, risiede nel fatto che l’Uomo, ha TOTALE LIBERTA’ SULLA TERRA! La più, totale libertà!
    Pertanto, Dio, non si sogna nemmeno di, minimamente condizionare la vita dell’Uomo! Non si sogna di dire a questo, tu vai là, a quello, tu vieni qui!
    Perché l’Uomo, per il vero la sua anima, sceglie di venire sulla terra per assecondare UN PRECISO SUO BISOGNO! E Dio, che è Dio Giusto e Serio, non fa nulla che possa osteggiare l’intento di una sua creatura! (ja sikit)

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  2. Pertanto, si ritorna al “mio punto di arrivo”! I Cananei avevano la loro terra? Era in loro potere perderla o tenerla! I Sardi della più Antica Antichità avevano la loro Meravigliosa terra e se la son tenuta ben stretta! SENZA PERMETTERE MAI AD ALCUNO DI ENTRARE!
    Vedi Francu, il nocciuolo è completamente qui racchiuso! I SARDIANI ovvero I SARDI DELLA PIU ANTICA ANTICHITA’, fino all’arrivo dei Romani, NON PERMISERO MAI AD ALCUNO DI ATTRAVERSARE I CONFINI DELLA LORO TERRA! Ove fosse giudicato non accetto, il mio stentoreo dichiarare, son pronto alla più facile tenzone!
    E tu, se vorrai, potrai organizzare un convegno sul tema e, se inviterai anche il sottoscritto, ben volentieri avrò il piacere di nascondere sotto un manto di prove, tutti coloro fossero contrari a questa ben chiara storica realtà!
    Ma, ti tranquillizzo sul fatto che, qualunque preparato individuo libero di pensare, potrebbe addivenire allo stesso ed anche migliore risultato, stante la gran messe di dati disseminata lungo le strade della Storia!
    Come vedi, le tue elucubrazioni su terre promesse, pur apprezzabili sotto il profilo dell’estro più fantasioso, offendono DIO! E questo non s’ha da fare! Ma, anche, offendono Sardiani e Sardi della più Antica Antichità! E questo è sgarbo che solo i sardi cattedratici posson compiere, almeno finché lucidità non li colga! Se poi offendano anche Cananei/”fenici” davvero poco mi tange!
    Orbene, ognuno saprà come, nel 1942, la cultura occidentale decise di fare ecatombe di Cananei!
    Per essere più chiari, l’accademia israelo-americana decise di immergerli in un bagno ove s’era portata ad ebollizione “sa corra”, onde farne uscire, ESATTAMENTE NEL 1200 a.C., (si badi bene! non un anno prima, non un anno dopo!) dei rossi individui cui posero nome “fenici”! Una bella catena di montaggio: entrano pallidi Cananei ed escono rosseggianti “fenici”! E, caro lettore attento, ti assicuro non essere queste delle fandonie, ma la sacrosanta verità i cui particolari potrai trovare sul mio libro “i fenici non sono mai esistiti” (pubblicità!), che ti attende nelle biblioteche della Sardegna, molte! (ja sikit)

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  3. In cagione di ciò, caro Francu, sappi (ma lo sai!) che, secondo quanto professa indistintamente la cultura a qualsiasi latitudine, I CANANEI SI ESTINSERO NEL 1200 a.C.! Laonde per cui, tutto ciò che tu esprimi circa opere ed azioni degli stessi, dal 1200 a.C. fino ai nostri giorni, è totalmente privo di fondamento! A meno tu non creda al giochino accademico della loro colorazione!
    Ed ho alfin da dirti. Ma, come! Affermi, “con un filo logico non trascurabilmente suicida”, che i Cananei, abbiano avuto COLLEGAMENTI COI SARDIANI, CAUSA LA PRESENZA DI OSSIDIANA SARDA A GERICO? Ma, ricordi a quando verrebbe datata, la ossidiana di Monte Arci, a Gerico? All’incirca 11.700 – 10.500 ANNI PRIMA D’ORA! Ebbene, saresti capace (tu o chicchessia) trovar una sola traccia di Cananei, “fenici”, Ciprioti, Micenei & Finisci Tu l’Elenco, a Gerico, per quella data?
    Reputo anche lungi dall’esser documentata e, se mi permetti, ridicola davvero (pur nella esternazione di tua arte provocatoria), a fronte delle DECINE DI MIGLIAIA DI SIMBOLI SCRITTORI sparsi in abbondantissima abbondanza in ogni area della Sardegna, la affermazione che vedrebbe “i tuoi Cananei-“fenici” fra i primi ad aver adottato il metodo di incidere dei segni che esprimevano i loro più importanti pensieri”!
    IN SARDEGNA C’E’ TUTTA LA STORIA DELL’EVOLUZIONE DELLA SCRITTURA!
    A partire da migliaia di anni prima dei Cananei/”fenici”!
    Quando i miei amici Marco e Bettina mi portano in giro ad ammirare decine di BIBLIOTECHE, così essi le definiscono ed io con loro, mi viene meno il respiro per la disperazione! Nel constatare la totale indifferenza da parte delle decine di migliaia di persone che son passate e di continuo passano negli stessi luoghi, senza si accorgano d’un bel nulla!
    Ma tu che mirando ten vai, a cosa miri col tuo strano rimirar?
    Pazientemente allibito, osservo il tuo “abstract” che, salvo la rinuncia a richiamare la “città”, mi pare copincollatura dal Campus F. per ciò che poni all’incirca così: «i Cananei-Sardi (ma, nelle tue reali intenzioni avresti voluto scrivere: i Cananei-“fenici”) elevarono tanti templi per riverire il loro Dio unico in numero non previsto. Portarono la loro religione (sempre i Cananei-“fenici”), la loro lingua (sempre i Cananei-”fenici”), il loro modo inconsueto di ridurre le parole a scarabocchi (sempre-sempre). Portarono anche un’arte nuova, quella più avanzata della metallurgia del bronzo (sempre-sempre-sempre)»! E qui, caro provocatore, hai ottenuto “l’applauso in pese”!
    Bene, caro Francu, serve altro?
    mikkelj

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  4. Caro Mikkelj,
    in primis ti ringrazio per il tempo che hai usato per “commemorare” il mio scritto.
    Naturalmente mi occorre darti soddisfazione, almeno su alcuni degli aspetti più importanti.
    Non posso farlo a cuor leggero però, e quindi prima rileggerò quello che avevo scritto.
    Ma una cosa te la dico subito: rientro adesso dal paese dove ho assistito a un funerale. Nella lettura, dagli Atti degli Apostoli, si parla di un arrivo ad Antiocchia di Saulo (poi s. Paolo) e un compagno Giovanni (non l'evangelista) che si recano alla Sinagoga. Invitati a parlare, Saulo prende la parola e riassume, meglio di qualsiasi bignamino, la storia d'Israele, dalla liberazione dall'Egitto, ai quarant'anni di svago nel deserto, sino al possesso della Terra di Canaan che costò la cancellazione dalla storia di ben sette nazioni, con l'aiuto di Dio, naturalmente. Dove ci rimasero ben 450 anni, così è detto e io non ho fatto i conti.
    Tu sei credente, anch'io sono credente: probabilmente però crediamo in un dio diverso.
    Questo l'ebbi a spiegare per bene ne L'Isola dei Cani, tramite le parole del Maggiore Polli che, rivolto ad un avventore di passaggio, gli confidò che “Il mio dio è diverso dal tuo: se sei fatto a immagine e somiglianza del tuo dio, il tuo dio è un dio stupido!”.
    Al posto di stupido, mettici pure crudele, spietato, immemore, quello che vuoi tanto la sostanza non cambia.
    E questo concetto l'ho maturato da giovane, per non dire da bambino: non ho mai chiesto al mio dio di farmi trovare un portafoglio e nessun'altra cosa; in cambio neppure io gli ho promesso mai nulla: se qualcosa gli dovesse arrivare, sarà una sorpresa anche per lui!

    (sigu cras, ca est ora de cenai)

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  5. Ecco, caro Mikkelj,
    ho riletto a mente fresca (si fa per dire, ma prendilo per buono!) La Terra Promessa che ricevette alcun commento prima del tuo, senza che io abbia sentito il bisogno di spiegarmene l'assenza se non col disagio che il lettore nella lettura prova, similmente al tuo, ma per ragioni diverse, in quanto non perché scandalizzati dai dati storici controversi, bensì da quella vena ironica, neanche tanto sottile, che ho usato con Dio, il vostro e il mio, dando del buono e del troppo buono a una divinità collerica e aggressiva che promise e permise di cancellare “sette nazioni” dalla faccia della terra per far posto a un'orda di pastori sino ad allora erranti nel deserto.
    Così è scritto, Mikkelj, e solo questo ho riportato con lo scopo che è racchiuso tutto nel paragrafo finale, col quale mi riallaccio a quanto scritto da Gigi Sanna, già ritenuto impopolare: un'esodo di fratelli poveri verso le terre dei parenti ricchi.

    Quanto all'esistenza dei Fenici, che tu addebiti a un complotto accademico ebreo-americano, io lo imputo, molto più sarcasticamente, a un equivoco lessicale!
    Non saprei se Campus F. abbia scritto queste cose, ma se lo avesse fatto – e io non ho mai letto niente di quest'uomo – dammi la soddisfazione almeno di riconoscermi una dote eccellente per i tempi che viviamo, dato che tutto e ogni cosa nei suoi particolari è stata detta, fatta, sperimentata più e più volte, come allegramente ci ha insegnato Giovan Battista Vico da Napoli: mi riesce di copiare e incollare molto agevolmente.

    E se così fosse, i tuoi 11.500 anni di giacenza dell'ossidiana sarda in Gerico, la collocherebbero in una data antidiluviana, dove ad andare alla deriva, evidentemente non fu il solo Noè. E se ti dispiace che abbia detto che i Cananei abbiano potuto portare l'ossidiana sarda in Canaan, diciamo pure che sono stati i Sardiani a portarcela.
    Tanto, che problemi abbiamo?
    Nessuno può dirti di no, salvo ad affermare quello che io ho supposto.
    Sempre che non venga fuori un Campus qualsiasi che meritoriamente affermi che non furono né i Sardiani, né i Cananei a portarcela, a Gerico e altrove, ma … questo non lo so perché leggo poco e solo quello che mi va.

    Infine, trovo magnifiche le tue passeggiate per ammirare le decine di migliaia di segni scrittori disseminati in tutta la Sardegna, e mi rimbrotti severamente perché avrei detto esattamente che “i tuoi (detto da te, i miei) Cananei-“fenici” fra i primi ad aver adottato il metodo di incidere dei segni che esprimevano i loro più importanti pensieri”!
    Vedi, avresti cento volte ragione più una ancora, solamente se io avessi detto quello che riporti fra virgolette. Mi risulta invece che io abbia scritto “i Cananei non hanno lasciato un loro libro sacro, anche se furono fra i primi ad aver adottato il metodo di incidere dei segni per lasciar memoria delle parole che esprimevano i loro più importanti pensieri”.
    Lasciar memoria delle parole, appunto. Infatti, un pensiero, un concetto anche complesso può essere reso, oltre che con le parole adatte, anche con un disegno, una scultura, un gesto e un atteggiamento del corpo. Quando si parla di parole, bisogna segnare dei simboli grafici che riportino al suono che compongono le parole e questo è il principio dell'attività scrittoria. Un menhir alto cinque metri non è una parola, ma tutto un discorso con la divinità; scrivere una serie di segni grafici rimanda a una serie di suoni che in una determinata lingua è congiunta a un oggetto, una persona, un animale o un'azione.
    Sono cose che tutti sanno e io non sono neppure quello più adeguato a parlarne. Vero Mikkelj?

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  6. Benché piuttosto in ritardo, ma non è mai troppo tardi, mi accingo a commentare.
    Francu da una possibile interpretazione a quanto in Sardegna si scopre di fenicio, o meglio di cananeo. Interpretazione che posso condividere benché abbia una visione più materiale di lui relativamente alle scritture anticotestamentarie. Già quando ero ragazzo leggendo il libro di Ezechiele mi vennero dei dubbi circa l’interpretazione delle vicende da lui vissute e descritte; in particolare mi chiesi: è mai possibile che il profeta Ezechiele descrivesse la “gloria di dio” provvista di ruote e che queste fossero chiamate “tùrbine”? Al quel punto mi chiesi, è frutto di una traduzione o il vocabolo usato in ebraico è proprio quello?! A questa domanda ed altre ancora ha risposto Mauro Biglino che ormai in numerosi libri interpreta in modo piuttosto materiale il testo ebraico della Bibbia pervenutoci. Che si sia d’accordo o meno con la sua tesi poco importa, sta il fatto che lui, ex traduttore dall’ebraico della Bibbia per conto della CEI, ci da una visione del tutto nuova degli eventi lì narrati, fondata sulla precisa traduzione del testo, libero da ogni pregiudizio di carattere teologico, che potrebbe per certi versi avvalorare l’ipotesi data da Francu in riferimento alla migrazione di genti dalla terra di Cana’an in Sardegna.
    Il prof. Sanna ci dice che lo yhwh venerato in Sardegna non è lo yhwh ebraico me quello cananaico. Mauro Biglino ci dice che yhwh era uno degli Elohim, visto che “Elohim” è il plurale di “El”, ossia “dio” e nella Bibbia è usato proprio il termine Elohim. La Bibbia narra le vicende di un popolo che fatta un’alleanza col suo dio (che tra virgolette nella Torah viene definito “ish milchamah” ossia letteralmente “uomo di guerra” Esodo 15,3 ), cerca di occupare la terra che egli gli ha promesso anche a costo di massacri o addirittura genocidi. La domanda lecita se pur provocatoria è: se gli Ebrei presero possesso delle terre di Cana’an, i Cananei che fine hanno fatto? Si potrebbe rispondere che in parte sono stati sterminati dalla furia dagli Ebrei aiutati da yhwh, altri si sono sottomessi a questi ultimi, altri ancora sono fuggiti via anche in Sardegna, dove hanno portato, come dice Francu, la loro cultura, la loro scrittura ed il ricordo di quel dio: yhwh, che in Cana’an fu loro ostile, ma che col senno di poi capirono di aver loro fatto un gran bel favore facendoli approdare in Sardegna, benché non fosse loro promessa.
    Sarà andata proprio così? Chi sa, forse un giorno lo scopriremo.

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    1. Aveva ben motivo di biasimo verso l'arrampicatore Girolamo, il Sardo Lucifero rispettoso dell'ortodossia. Infatti, quando il papa Damaso che comandava ormai su una chiesa basata sul potere temporale, che era ben lontana dai canoni del Nazareno, diede a Girolamo l’incarico di fare una accurata revisione dei testi tradizionali della Bibbia, esso rilasciò la cosiddetta Vulgata.
      Questo testo che nei soli vangeli contiene più di tremila modifiche ai testi allora correnti, la dice lunga sull’addomesticamento subito dal Libro che era ormai diventato: la parola di Girolamo e Damaso. È ciò talmente rispondente al vero che lo stesso Girolamo, al termine del suo lavoro, turbato esso stesso dal risultato, scrisse a Damaso chiedendosi se potrà mai esservi anche un solo lettore della nuova bibbia, che non abbia animo di definirlo “falsificatore sacrilego”!
      mikkelj

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    2. Mikkelj è proprio questo il grave dubbio che, dopo secoli e secoli di teologia basata sull’addomesticamento dei testi ebraici ad un fine ultimo già ben delineato, viene a noi liberi pensatori che “leggendo” oggi e non più “ascoltando” come allora era consuetudine, perché unico mezzo per il popolo di apprendere la Bibbia, ci rendiamo conto che qualcosa non quadra. L’esempio che ho sopra portato la dice lunga se pensiamo ad un antico scriba Ebraico (?) che ci tramanda nella sua lingua letteralmente “yhwh ish (aleph-yod shin) milchanmah (mem-lamed-het-sin-mem-he), ossia yhwh uomo di guerra (Torah, Esodo 15,3 – ottava riga del versetto in ebraico - http://www.archivio-torah.it/testotorah/16.pdf ). Perché usa il termine “ish” anziché “Elohim”?

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  7. Questo Dio sterminatore non è che mi attrae molto....

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    1. Certo che non ispira sicurezza un dio simile, tanto meno un profeta come Elia che non si fa certo scrupoli nello sgozzare personalmente 450 profeti di Ba'al (Re 18,40).

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  8. Caro Francu: quanto all’esistenza dei “fenici”, che TU RITIENI sia IO AD ADDEBITARE ad un complotto accademico, commetti un grosso errore! Infatti, IO SEMPLICEMENTE RILEVAI come FURONO MANOVRATE PALESEMENTE le vicende storiche della fine del II millennio a.C.!
    Riguardo l’ossidiana: chiunque avesse il danaro e interesse a smentire la mia circostanziata ipotesi sulla presenza di ossidiana sarda a Gerico, basterebbe prendesse a caso 3 + 3 pezzi dell’ossidiana presente al Museo di Beirut e 3 + 3 pezzi a caso fra i tanti sparsi a Monte Arci, li registrasse da un notaio e li spedisse (in duplice copia) a due laboratori differenti. Nessuno lo fece. E nessuno mai lo farà (pubblicamente) perché la paura fa novanta!
    Poi, il fatto che un bravo Maestro come te si scandalizzi, rifiutando di dare il suo giusto forte peso alla possibilità che i Sardiani possano essere andati a vendere la loro ossidiana a Gerico, azione che reputi poco credibile perché avvenuta prima del Diluvio (ma quale secondo te?), portando tu in riferimento un personaggio favolistico come un tal Noè, mi lascia basito quanto mai!
    A proposito, mi permetti una comunicazione di servizio? Grazie.
    «Dirò, per coloro si fossero messi solo ora in ascolto, che i Sardiani, almeno da quattordici millenni addietro, erano soliti percorrere costantemente il Mare Mediterraneo, prima quello occidentale, ove scopersero essere la Sardegna Paleolitica (cioè l’emerso blocco sardo-corso) la «più grande delle isole» (diffondendone, almeno per quattro millenni, la capitale scoperta fra le genti tutte) e poi quello orientale, raggiungendo una località come Gerico, ovvero le coste della Siria-Palestina, ovvero della Fertile Mezzaluna, in soli venti giorni!» (fine c.d.s., grazie)
    Caro Francu! Mi hai, anche, dato testé dimostrazione che il mondo paiasi davvero capovolto, come asseriscono certuni! Ma come, adesso sei tu che fai la critica al mio commento al tuo contributo? Mah! Malgrado ciò, in attinenza al tuo discettare circa “segni, parole e pensieri”, credo d’aver compreso aver tu uova tante a disposizione, nelle quali andare a cercare un improbabile pelo!
    Però, debbo darti atto che intesi in modo superficiale la tua dichiarazione, rimandandola indietro di molte migliaia di anni, mentre intendevi riferirti ad appena 3500 anni fa circa! Certo!
    Si è vero Francu! Mi sono sbagliato! Ma è perfettamente inutile tu alzi la cresta, perché saprai bene che: «ce ne vogliono di Francu»!
    mikkelj
    I.A. – per sapere in quanti andaste a scuola la domenica, dovetti aspettare il Bomboi! Adriano.

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  9. Mikkelj miu,
    non ho fatto la critica al tuo commento, che era l'unico e ben articolato, ma ho cercato di spiegarmi un po' meglio.
    Se poi ti pare che, con tante uova a disposizione, a me piace cercare il fatidico pelo, da omine a omine ti dico che, se lo faccio , è perché il pelo mi garba!
    Se tu, invece, con tante uova a disposizione, sei incline a fare colossali frittate, ti dirò che mi garbano anche le tue frittate.
    Quelle domenicali incluse, checché ne dica l'insospettabile Adriano Bomboi.

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