mercoledì 18 maggio 2016

Storie di donne; incubi di prelati.

Francu Pilloni

Simone Martini e Lippo Memmi Annunciazione tra i santi Ansano e Margherita, proveniente dal Duomo di Siena, 1333 Galleria degli Uffizi di Firenze, 305x265 cm. 

Se potessi farlo senza incorrere nelle giuste recriminazioni di mia moglie e di mia figlia, direi che oggi delle donne non si scarta nulla, come nel caso del suino: dai capelli alle orecchie, dalla bocca agli occhi, dal seno alla pancia, dalla schiena al sedere, dalle gambe ai piedi, ogni parte da sola o in combinazione virtuosa, tutto è acquisito dalla moderna industria che ha per etica il profitto. Certamente fu ben impostata la creazione della donna affinché in un annoiato uomo sorgesse almeno la curiosità, prodromo di desiderio, di quel desiderio che è uno dei quattro stimoli fondamentali per vivere individualmente in guisa che non si estingua il genere umano.

Capita ora, ma non è la prima volta nella storia, che l' “Autoritas” si intrufoli nelle pieghe dei diritti e dell'intimità della donna per dettar legge. Oggi la questione irrisolta, in Italia, si chiama “Utero in affitto”, e ciò costituisce il vero grande incubo dei prelati.
Se è vero che è tollerata la donna che decide liberamente di prestare in affitto il suo viso, le sue mani e qualsiasi altra parte del suo corpo, o esso tutto intero per lo sfruttamento visuale della sua estetica, è altrettanto vero che passa sotto il silenzio generale come molte donne siano costrette da autentiche schiave ad affittare pure la vulva e la vagina anche se, nella circostanza e con immensa ipocrisia, ultimamente si sia preferito gettare la colpa sull'acquirente, al solo scopo di non far emergere il diritto alla libertà della donna di disporre del proprio corpo.
Che cosa s'intenda per “utero in affitto” è presto detto: riguarda quelle coppie in cui la donna non può partorire un figlio, ma possiedono una volontà così grande che sono disposte a farlo generare e partorire da un'altra donna che ne sia capace e che si metta a disposizione per soddisfare l'altrui desiderio di genitorialità.
Siccome il mondo dura da tanto, si comprende che problemi come questo non siano recenti e che la storia possa indicarne alcuni per ragionare sulle modalità usate per superare il problema.
Il primo che viene in mente è la perdurante sterilità di Sara, la bellissima cugina-moglie di Abramo, a cui il suo Dio aveva fatto promessa solenne di una discendenza innumerevole come i granelli di sabbia del mare. Il problema fu evidente agli occhi di Sara che invitò il marito a giacere con la di lei schiava prediletta, affinché generasse un figlio ad Abramo.
Non mi è mai capitato di sentire una recriminazione contro Abramo o contro Sara per questo episodio non particolarmente ben accolto dal loro Dio, sia da preti di campagna con cui ho avuto famigliarità, che da porporati di città, per me sempre inarrivabili: suppongo che sia stato preponderante il fatto che la prescelta fosse una schiava e la sua volontà, nel paniere delle considerazioni da tener presenti per assumere la decisione, non sia stata neppure ipotizzata.
Non so di quale gradazione possa essere l'eventuale colpa dei due celebri coniugi, non sarò io a condannare il Patriarca. Ma se non fu utero in affitto quello, esiste una circonlocuzione adatta a smorzarne il significato e la sostanza?
Certo, avvenne con i metodi allora conosciuti per procreare, non con le sofisticazioni scientifiche universitarie odierne dell'estirpa-feconda-reimpianta, costose e alquanto imbarazzanti per chi ne è cavia nel trattamento, quando sarebbe bastato, a stare all'ingenuo parere dei contadini del mio paese, un'ora d'amore, come diceva la canzone di Mina, retribuito o meno poco importa.
Quello di Abramo è un caso illustre, ma non esemplare come quell'altro che Dio stesso operò, nella sua infinità misericordia: quando pensò che fosse utile per l'Umanità la venuta al mondo di suo Figlio, non avendo moglie nella sua Trinità, pensò di appoggiarsi all'utero di una giovane vergine che Egli stesso provvide di riempire di Spirito Santo. Alla giovane non fu chiesto il permesso preventivamente, ma le si annunciò l'evento in pompa magna, tanto che la stessa, intimorita, si proclamò immediatamente, come in realtà fu, ancilla Domini, una serva del Signore. 
Margherita Caruso, 14 anni, Maria giovane
nel primo fotogramma del film di Pasolini
Il Vangelo secondo Matteo (artribune.com)
Sappiamo che la giovane portò avanti la gravidanza e partorì un bambino, pur restando vergine sia all'atto del concepimento che a quello della nascita. Lo certifica crudamente il Protovangelo di Giacomo, dato che ben due esperte levatrici ebree la visitarono e la dichiararono intatta.
Ora non chiedetemi se io ci creda o meno e, soprattutto, come ciò possa essere avvenuto, perché io non sono Einstein, ma nel mio piccolo suppongo che Dio sia padrone di ben altro che le quattro misere dimensioni che io malamente pratico e che dunque, nella quinta o nella decima dimensione, il fenomeno sia facilmente attuabile.
Fu questo un utero in affitto?
Porca miseria se lo fu! E comunicato, a cose fatte, da Dio Padre per il tramite di un illustre arcangelo a una serva del Signore. Perché oggi un fatto simile dovrebbe costituire un incubo?
Ecco dunque quale sia stata la storia delle eroine alle cui virtù tutte le donne devono ispirare la loro vita, devono omologare le loro aspirazioni: un susseguirsi di vicende di servitù.
La storia ha preso un'altra piega; le donne più non abbassano la testa di fronte ai diktat maschili e maschilisti. Ne pagano abbondantemente le conseguenze, le cronache lo rivelano.
I prelati, di alta o altissima categoria, di qua e di là del Tevere, soffrono come un incubo la presa di coscienza delle donne a causa del fatto che vivono una realtà legata a obsolete tradizioni imposte alle donne dall'Autoritas dei loro predecessori che fecero letame dei diritti e dei sentimenti delle donne. Si ergono a moralizzatori e tuonano dai loro pulpiti: non si accorgono di vivere in una realtà che esiste solamente nelle loro menti infelici di vecchi, menti che hanno lo sguardo rivolto a un passato che fu sì di gloria ma solo per loro, mentre oggi navigano tragicomicamente dentro una realtà parallela che ha imboccato un vicolo cieco.
Per questo dico che sono già defunti senza che se ne siano accorti.
Sono decrepiti e pretendono di alzare la voce, di stendere ancora la mano minacciosa sulle donne.


Rileggendo, mi do del moralista al rovescio. Sento di essere eccessivo, so anche di odiarmi per questo, ma non saprei cosa togliere a quanto ho scritto.

15 commenti:

  1. Signor Francu,non tolga niente a quanto ha scritto,come al solito,lei parla chiaro e con estrema onestà.Mentre leggevo il suo scritto pensavo a come mai nessuno dei difensori dell'utero in affitto abbiamo mai ricordato il caso di Abramo e di Dio.Personalmente penso che ciascuno debba fare ciò che si sente di fare,mi indigno quando Bagnasco si permette di esprimere giudizi e dare consigli mentre è rinchiuso nel suo misero monolocale di 700 mq.E' inutile che le dica che mi ha fatto sorridere anche in questa occasione,la sua capacità di sdrammattizare è unica.

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  2. Mi sono permesso di aggiungere al testo una immagine. Spero lo possa considerare pertinente soprattutto Francu. È l'immagine che mi è balzata in mente nel leggere queste righe...come non condividerle...

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  3. Sono lusingato per l'impegno profuso a cercare l'immagine adatta.
    A dire tutta la verità, ci ho provato anch'io senza decidermi.
    La mia considerazione decisiva sta nel fatto che la giovanissima Maria, immaginata dal Beato Angelico, come pure da tanti altri pittori famosi, non rientra nei parametri della mia immaginazione. Qui sembra la figlia di uno dei Medici di Firenze o la figlia del Doge di Venezia, assisa sul suo trono dorato.
    In realtà la giovane fu ben spaventata (turbata, dice il Vangelo di Luca) non credo per le parole, abbastanza sibilline in prima battuta, ma dalla visione sconvolgente di tanto Arcangelo luminoso. Dubito che non le fossero tremate le gambe e che solo a stenta si trattenne in piedi.
    Se ne accorse l'arcangelo Gabriele che aggiunse appunto l'invito a non aver paura.
    Aggiunse Gabriele quanto sarebbe avvenuto del figlio così concepito, in quanto "il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine".
    Ecco che Maria, figlia unica di un grosso proprietario secondo il Protovangelo di Giacomo, si dichiarò immediatamente serva del Signore che aveva disposto di lei a suo piacimento.
    C'è da chiedersi, trattandosi di un essere umano e per di più in giovanissima età, quanto abbia influito sul suo atteggiamento la profezia sull'avvenire regale del nascituro. Certo la giovane non aveva ancora compreso quanti dolori le avrebbero procurato la regalità del proprio figlio.
    In effetti mi era venuto in mente un fotogramma del film di Pasolini "Il Vangelo secondo Matteo", ma non sono riuscito a trovarlo.

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  4. Forte questa immagine pasoliniana; che sarebbe forse più vicina ad una atmosfera del Caravaggio, dove tutto avviene su un piano radicalmente terreno piuttosto che su un piano trascendentale come in Martini. Francu ovviamente può eliminare l'immagine di Simone Martini se lo ritiene opportuno. In alternativa può restarvi a "contrasto". Devo dire che rispetto ad altre annunciazioni del periodo quella di Martini mi ha sempre colpito perché aldilà del lirismo generale, ha qualcosa di perturbante: si può osservare il modo in cui la vergine si ritrae, richiudendosi nella veste, presa d'improvviso dall'arrivo di Gabriele e costretta a interrompere la lettura. Gabriele, ha le vesti ancora svolazzanti, a significare il suo arrivo improvviso e colpiscono le parole pronunciate-sussurrate (e scritte come in un fumetto) da Gabriele che giungono alla vergine.

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    1. Quel dipinto è una meraviglia (io ho scritto Beato Angelico perché avevo in testa la sua Annunciazione!), molto più pieno di messaggi, anche se la Vergine è sempre seduta su un trono (perché non cadesse a terra tramortita?), con diversa espressione e atteggiamento.
      Martini ci mette pure i gigli bianchi e un ramo che non riesco a decifrare, ma che ha fornito una corona anche all'arcangelo il quale, se le si togliessero le ali, passerebbe per un poeta del Dolce Stil Novo, se non il Petrarca stesso incoronato poeta per la sua opera il latino.
      D sicuro, il turbamento che si scorge nella Maria di Pasolini, dovuto all'impossibilità di nascondere oltre la gravidanza, riporta a questo tempo e a questo luogo le nostre riflessioni.
      Nel suo piccolo, anche Maria fu profuga e costretta a viaggiare quando ormai il tempo era vicino; quante donne fra i profughi si trovano nelle stesse condizioni e spesso non trovano neppure una stalla per ripararsi? Quante di queste donne hanno dovuto concedere il loro utero in affitto non a Dio, ma a bellicosi servitori di Allah, che Dio è, o a sfruttatori di gente in fuga?
      Betlemme era lontana da Roma e dell'avvenimento non se ne ebbe eco alcuna. Anche oggi, come si vede, l'Africa è lontana, se vista dalla Luna, come cantava Endrigo, specialmente se si sta guardando dall'altra parte, fosse pure l'aurora boreale.

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  5. Caro Francu, è da un po’ di tempo che mi son messo di buzzo buono a legger per la prima volta la Bibbia, con l’intenzione di farmi una idea di ciò che essa narra.
    Già in Genesi, ci sono dei passi a dir poco imbarazzanti, che non so con quale salto acrobatico un teologo possa superare per farceli passare come messaggi divini. Ma quel che più mi sconcerta è il caso di Giacobbe. Il pover’uomo voleva sposarsi con Rachele (Gen 29,18), ma il padre di lei, dopo sette anni di lavoro come servo pastore, gli diede in moglie per prima la primogenita Lea (Gen 29,23), la figlia brutta. Alle proteste di Giacobbe che si sentì turlupinato dal suocero, dopo sette giorni dal matrimonio, in cambio di altri sette anni da scontare, Labano gli diede in moglie anche Rachele (Gen 29,28). Le due sorelle non si vedevano di buon occhio e Lea vedendosi messa da parte dal marito, che preferiva Rachele, suscitò la giustizia divina che le fece partorire quattro figli; figli che Rachele invece non riusciva ad avere; e qui iniziò la battaglia che quest’ultima intraprese nei confronti della sorella, tanto che per non farsi sottrarre il primato muliebre fece accoppiare il marito con la sua schiava Bila (Gen 30,3). Quello poverino, con la tristezza nel cuore, benché contrito, suo malgrado acconsentì, tanto che per superare il dispiacere, da Bila ebbe due figli. L’altra (Lea), vista la mala parata, insaccò il colpo ma con mossa fulminea, visto che non poteva più avere figli, piazzò in campo pure lei la sua schiava Zilpa (Gen 30,9) e, zacchete, la rifilò al povero Giacobbe che, bontà sua, non poté mica dire di no! E suo malgrado Giacobbe ebbe due figli pure da Zilpa. A questo punto entrò in scena il dio di Abraamo e di Giacobbe, che con effetti speciali spiazzò tutti rendendo feconda nuovamente Lea (Gen 30,17) che diede a Giacobbe il quinto figlio e dopo pure un sesto ed in fine, ciliegina sulla torta, gli diede pure una figlia.
    Ma il dio di Abraamo e Giacobbe dispensatore di vita e tenero cuore, si ricordò pure di Rachele e per non far torto a nessuna miracolò pure lei (Gen 30,22), che diede a Giacobbe, smunto e ormai ridotto uno straccio, l’unico figlio suo, Giuseppe. Tant’è che Giacobbe disse al suocero Labano “Lasciami andare e tornare a casa mia nel mio paese” (Gen 30,25).
    Poi il racconto continua dicendo in Gen 30,26: “Dammi le mogli, per le quali di ho servito e i miei figli, perché possa partire: tu conosci il servizio che ti ho prestato”.
    Io penso che questo versetto 26 sia stato aggiunto in modo arbitrario. Giacobbe secondo me, fuggì via … da solo!
    Ora non vorrei dire, però a me sembra che in questo caso non si possa parlare di utero in affitto, piuttosto di sfruttamento di un povero maschio in balia di quattro femmine e di un suocero opportunista; e in affitto non fu dato l’utero ma ben altro!

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  6. Hai saltato il brano dell'arrivo di Abramo in Egitto, quando Faraone mise gli occhi sulla bellissima Sara e lui giurò che si trattava di sua sorella, non di sua moglie, perché avrebbe rischiato la vita?
    Secondo me è il libro più affascinante che sia mai stato scritto perché, in effetti, ha raccolto e acconciato per bene tutte le storie del mondo delle quali gli Ebrei, nella loro infinita modestia, si sono appropriati allo scopo di dimostrare a se stessi e agli altri stupidi mortali le virtù e la sapienza dei loro avi. Un poco fanno il pari con i miti greci, dove tutto quello che luccica è oro greco, l'altro è il carbone della Befana degli altri popoli.

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    1. Beh, ho saltato a piè pari l’episodio perché penso sia un poco fuori tema in questa circostanza; ma ora che mi ci tiri per il bavero posso dire che in fin dei conti Abramo o Abraamo, come fu rinominato dal suo dio, non disse una bugia ma una mezza verità, visto che Sarai o Sara, anch’ella rinominata, era sua sorellastra.
      Per quanto riguarda quegli Ebrei, non trovo nulla fuori dalla norma nel loro operato e tanto meno vedo un popolo eletto in quegli esodati, tanto che lo stesso loro dio li definiva “popolo dalla dura cervice”.

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  7. Ohi, ohi! Seu ascurtendi. Ma attentzioni piccioccus chi a maniggiai sa Bibbia, po da cumprendi beni beni, non est comenti a fueddai cun is amigus in pratza de mattas de olia e de ollastu. O mancai de cagaranzu.

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  8. Tenis arraxoni, Gigi, ma...
    Ma su problema est sempri cuddu: podis liggi sa Bibbia po contu tuu e cumprendi su chi ti renescit de cumprendi o ti ddu depint nai is aterus ita vetti depis cumprendi?
    Sa Bibbia est unu contu popolari po su populu; sciu puru comenti is Gesuitas (sempri a issus pongiu in mesu, chene arraxoni puru, su fattu est ca ddus stimu) dda liggint e dda cumprendint comenti a unu chi bit su panorama de sa cittadi de su decimu pianu, candu deu seu sempri terra terra.
    Ma no est chi su chi biu deu castiendu de pianu de strada non siat beru e no siat sa cittadi.
    Cantu a is Ebreus, chi siant parti de s'unicu Populu elettu no dd'inventu deu, ma ddu nant issus etotu de seculus e seculus. E comenti a sardu, unu de sa cedda de cussus accusaus de biri vetti sa Sardinia, mancai s'accusa siat frassa, no mi dd'intendu de tirai una pedra, e non nau sa primu, contras a issus e contras a nemus.
    Custu siat craru sempri, poita no mi trattengu de nai su chi bollu nai vetti po sa timoria de essi cunsiderau antisemita o anticlericali.
    Si Deus hat pensau de torrai a mandai su Fillu in terra un'atera borta, de seguru ddu hat a fai nasci no a Betlemme ma forzis a Jabalia, chi est accanta de Gaza cantu Betlemme de Gerusalemme. Poita s'Impero hoi est Israele e Barabba est Hammas.
    E si Deus no dd'hat pensau, si ddu cunsillu.

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  9. Eja! Ma seu seguru chi de Barabba e de atru ancora (ebreus e cananaicus palestinesus)nd'eus a fueddai in sa braca cosa nostra bella. Ca su tempus est torrendi! Si non piscaus. Deghinou is attoris nostus ant a essi gamus, bremis e piscixeddus de plastica de dogna colori. E si su Deus cananaicu o ebraicu at a bolli, is attoris ant a essi unu scantu de pisci bellu tontazzu de pappai asutta de s'olia cosa tua.

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  10. Comenti fazzu a ti nai chi no?
    Is piscis tontus funti is prus saborius!

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  11. Si può dire di tutto sulla Bibbia e il contrario di tutto, fatto sta che la nostra (quella della CEI), è una delle tante Bibbie leggibili, che sono un parte della Bibbia, chiamiamola così: totale, ossia composta anche da quei libri ora dimenticati, ora ritenuti apocrifi da alcune chiese e da altre no (chissà dove sta la verità), ora perduti e fin’anche nascosti: si mormora.
    Ad ogni modo, qualunque interpretazione vogliamo dare al libro dei libri, esso è un pozzo al quale tutti possiamo attingere, proprio tutti.
    Io per conto mio, qui ho voluto calcare la mano sul fatto specifico, però posso dire che mi son messo di “buzzo buono” a legger la Bibbia per un motivo che esula dalla sua interpretazione, che sia teologica o letteralmente laica. Sto leggendo la Bibbia per poter capire (per quanto arduo sia), il modo di pensare e di agire di quelle genti, che "forse" non si discostava di molto dal modo di agire e di pensare dei nostri avi di Sardegna della loro epoca. Inoltre mi sono avvicinato alla Bibbia, che mai lessi prima d’ora, se non singoli episodi, per cercare in parallelo le parole d’ebraico antico che di gran utilità sono nella decifrazione della scrittura nuragica. Inoltre ha attirato la mia attenzione la modalità di costruire toponimi e nomi di persona, per i quali la Bibbia di esempi è grandemente fornita. Ad esempio, mi ha colpito il nome del famoso pozzo di Bersabea, che poi dovrebbe pronunciarsi Be’er sheva (perché il secondo beth essendo senza puntino centrale si legge “v”), che letteralmente si traduce pozzo [delle] sette [agnelle] (Gen. 21,31) e per estensione, vista la causa prima di tal nome, pozzo del giuramento. Questo esempio, assieme a tanti altri, mi da modo di trovare "forse" dei paralleli in certi toponimi sardi, ma qui mi fermo.

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  12. Un fatto è certo, caro Sandro. Credo che non ci sia stato altro luogo al mondo, al di fuori dell'Egitto e della Palestina, in cui la cultura cananaica e paleoebraica abbiano lasciato tracce così chiare e consistenti. Scrittura, nomi di persona, di luogo, idronimi, lessico specifico sacro, nome della divinità, monoteismo ora aperto ora chiuso, casta sacerdotale, sobrietà di vita, severità di costumi, santità e divinizzazione di certe persone, ecc. ecc., dimostrano sempre di più da dove (almeno in parte) noi Sardi, per cultura e mentalità, veniamo. L'aspetto è tanto più straordinario perché non stiamo parlando di Creta, di Cipro, della Grecia o dell'Italia meridionale, ma di un'isola all'altra parte del mondo. Francesco si dispera e si strappa i capelli un giorno sì e l'altro pure perché queste cose non trovano ancora accoglienza dove dovrebbero. Non riusciamo a fargli capire che tutto ciò che è straordinario è sulle prime incredibile. Incredibile persino quando comunico al Sass e al Garfinkel (o a chi per loro) che qui il segno a sbarretta, che nota sempre la lettera 'he', si spreca. E cito ( faccio vedere) decine e decine di documenti che mostrano quell'abbondanza. E ancora una volta diciamo: 'E chi se ne frega'? Quella mia informazione ha fatto il giro del mondo. Mica la possono fermare con un 'bollettino'. E' diventata già una 'nota' e forse qualche cosa di più.

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