giovedì 23 giugno 2016

Perdonite? Meglio vaccinarsi

di Francu Pilloni

Rispose Gesù a chi gli chiedeva quante volte doveva perdonare il proprio fratello: “Non sette volte, ma settanta volte sette!” e ancora, prima di spirare, rivolse al Padre una richiesta di perdono a favore degli esecutori della crocifissione “perché non sanno quello che fanno”.
La pratica del perdono, per un cristiano, è dunque l'opzione primaria, non razionata come pane di guerra nei confronti del fratello, e specialmente diretta a chi non si è reso conto di quello che ha combinato.
Ma bisogna perdonare proprio tutto a tutti?
Tanto per capirci, chiedo: risulta sempre utile e giustificata ogni forma di perdono?
Non ricordo di aver letto in nessuno dei Vangeli, canonico o apocrifo, che Gesù abbia accennato a parole di perdono o di mera comprensione nei confronti di Ponzio Pilato, dei Sommi Sacerdoti, di Erode, re di Giudea, o dello stesso Giuda che lo additò alle guardie del Sinedrio.

Ricordo invece come, all'alba della narrazione, non si parli affatto di gratuito e paterno perdono per la colpa di Adamo, ma di una severa punizione di cui ancora tutti portiamo il peso all'atto della nascita, quale retaggio dell'antica trasgressione. 
E se perdono c'è stato, non è mancata un'adeguata sanzione, con conseguente espiazione, che ha comportato, così è scritto, l'esposizione alla fatica, al dolore, alla malattia, alla morte. Non è stato un risvolto di poco conto.
Non sono sicuro se, quanto esposto, costituisca ancora un parametro di riferimento per la società italiana odierna la quale non può dirsi di non essere cristiana, come affermato da Benedetto Croce: se da una parte essa società, nei fatti, diviene sempre più feroce e intollerante, dall'altra dissimula la mancata forte presa di posizione di fronte a terribili misfatti, attingendo a un paniere di atteggiamenti ritenuti “politicamente corretti”, che costituiscono in qualche modo degli alibi precostituiti per le coscienze di chi non è più capace e disposto a indignarsi.
Capita che, anche in presenza di delitti premeditati, gratuiti e feroci, si sentano gli addetti ai media - che solitamente imperversano e campano speculando sulle tragedie altrui che cinicamente rimescolano per giorni e settimane - chiedere agli offesi sopravvissuti, siano essi i diretti interessati o i loro famigliari, se hanno già perdonato o hanno intenzione di perdonare i soggetti che si sono imbrattati di brutture di ogni genere.
È chiaro che alludo specialmente agli innumerevoli episodi che oggi vengono repertoriati come “femminicidi”, che è un modo singolare ed elegante di smaterializzare e astrattamente generalizzare e, quindi, di stemperare ciascuno di questi odiosi reati con la propensione a raggrupparli in un contesto più ampio che, solo perché è cronaca ricorrente, dovrebbe diventare cinicamente abituale e conseguentemente più accettabile.
 
Non mi riferisco, ovviamente ed esclusivamente, agli attacchi contro le donne, dato che la ferocia insensata si rivolge anche verso i maschi, spesso per ritorsioni che sarebbero potute esaurirsi con due parolacce o al fine di sperimentare freddamente cosa si prova dentro nel vedere una persona che muore.
Accanto ai media però, l'idea di indurre al perdono su fatti che restano imperdonabili, se non esclusivamente a opera di Dio, risuona anche nelle chiese, in omelie che vorrebbero essere eleganti e che risultano intollerabili. È un'ulteriore dimostrazione di ipocrisia, civile e politica, la stessa che porta la legislazione e la prassi della magistratura ad accorciare a dismisura tutte le pene inflitte legalmente nei tribunali: è invalsa la fuorviante equazione che la pena al reo non viene inflitta come giusta punizione, per cui la conseguente eventuale restrizione della libertà non viene intesa come naturale precauzione a protezione della società onesta che ha subito gli atti delittuosi, ma come opportunità di pentimento e di redenzione del delinquente. Con un meccanismo paragonabile al concorso a punti del supermercato all'angolo, capita che ogni occasione è buona per sottrarre mesi e anni dal novero della pena assegnata, indipendentemente da indizi di ravvedimento, ma solamente in virtù del computo del tempo trascorso.
E bisogna notare che il tempo passa in fretta per chi ha commesso il delitto; si è fermato invece per chi l'ha subito: l'ultima sentenza per un giovane che ha portato la moglie e la figlioletta a fare una passeggiata nel bosco e che, dopo aver lasciato la bimba a dormire in auto, prima ha fatto sesso con la giovane moglie e poi l'ha uccisa senza alcun motivo apparente, salvo che lui stesso aveva una o più amanti, e ha messo in scena una farsa per sviare le indagini: reo confesso alla fine, ha impattato con una pena definitiva di vent'anni di galera. Ne aveva forse una trentina, dovrebbe uscire quando ne avrà cinquanta, ma tutti sappiamo che, prima di averne compiuto quaranta, sarà nuovamente libero.
Questo è un esempio, solo l'ultimo, neanche tra i più efferati. Ricordate quanti ergastolani sono usciti dalla galera, ma poi hanno ammazzato altre vittime innocenti?
Penso, e ne sono convinto, che la nostra società sia malata di perdonite, una vera epidemia indotta dal virus della codardia che impedisce di chiamare le cose col loro giusto nome, di indignarci e di scandalizzarci per le situazioni che gridano vendetta di fronte al sangue delle vittime innocenti.
E, per favore, non giriamo la colpa sui politici, che di sicuro sono quel che sappiamo che sono, ma si dimostrano più lucidi di chi li ha votati: se il tuo politico ruba e combina malefatte, perché dovresti aspettarti il suo massimo impegno affinché funzioni al meglio la giustizia nella cui rete ha molte probabilità di restare impigliato?
Ohibò! Forse si sente odore di qualunquismo nei poveri ragionamenti sopra esposti: chi lo pensa ne ha facoltà perché ciascuno è padrone dei propri giudizi e se ne assume la responsabilità. In ogni caso affermo che a me va meglio essere accusato di solitudine e di qualunquismo, che continuare a galleggiare insieme a tanti nella melma dell'ipocrisia e dell'indifferenza.

A ogni buon conto, mi sento vaccinato contro la perdonite.

(Nelle foto: il bacio di Giuda e immagini di vittime di crimini crudeli, largamente presenti negli organi d'informazione)

7 commenti:

  1. Hai ragione. Perdonite e...acuta. Ma, in ultima analisi, darei sempre la colpa ai politici. Sono loro che fanno le leggi (anche per i mafiosi)e i magistrati le applicano. E' vero anche che spesso sono di manica larga ma la colpa resta sempre di chi (i politici) in tanti anni ha usato 'la perdonite' per scopi non certo edificanti oppure per 'cristianite acuta'. Oggi i delinquenti sanno che in fondo 'delinquere' con comporta rischi eccessivi. Tutti prima si fanno i bravi conti e vedono che a fare i farabutti si guadagna. Gli avvocati ragionieri (date le sentenze e l'atteggiamento 'tenero' dei magistrati))è da tempo che hanno pubblicato i manuali del 'perfetto delinquente' esente dal correre terribili pericoli. Quella poi del 'terzo della pena' col rito abbreviato è una 'chicca'(non so se solo italiana). Roba, a mio parere, da mandare in galera (senza sconto alcuno della pena) chi l'ha ideata e coloro (i politici) che l'hanno approvata. Guarda che pazzo che è il mondo: in un posto lapidano, in un altro mandano alla sedia elettrica, in un altro decapitano, in un altro ancora fucilano. Qui si fanno gli... 'sconti'. C'era ovviamente (e c'è) una 'via di mezzo'. Ma figurarsi! Quella è vera 'giustizia' anche perché riconosciuta e approvata 'saggezza'. E questa, nonostante l'indignazione popolare (mica caro Franco sei il solo a denunciare la 'perdonite'!), nonostante il fatto che tutti sentano nausea e schifo per i pasticci e le porcherie, viene buttata alle ortiche. E lasciamo perdere il 'perdono'!. Perché nessuno, tranne i santi (e forse neppure essi) perdonano. Questo l'hai detto con efficacia tu. Ma io umilmente aggiungo. Sarebbe bene parafrasare e dire: 'padre non perdonare loro perché 'sanno bene' quello che fanno!' Caspita se lo sanno! Qualcuno potrebbe obiettare: 'ma tu non sei 'capitiniano' non sei forse quello de 'sa manu tenta'? Il fatto è che lo stringere la mano dopo averla tesa è un atto di generosi e non di irresponsabili. Non parliamo poi stringerla al fine di formare la catena della gioia sociale de 'su ballu tundu'.

    RispondiElimina
  2. La perdonite è una malattia brutta proprio perché è unita all'ipocrisia.Credo proprio che certi misfatti non possano essere perdonati.I politici sono colpevoli(ogni popolo ha i politici che si merita),pensiamo quanto tempo hanno messo nel fare una legge contro i pirati della strada che ammazzano i pedoni.Per salvarsi da questo mondo malato l'unica salvezza è la solitudine.

    RispondiElimina
  3. Anche io sto iniziando un percorso di "solitudine" dettato dal fatto che è sempre più difficile sopravvivere in mezzo a un mondo di predatori che hanno come fine l'autodistruzione.Vivendo in un microcosmo hai il mondo davanti a te e a nessuno passa per la testa di rallentare.....l'isola di pasqua insegna,San Pietro idem.Decrescere..........

    RispondiElimina
  4. Il perdono e la perdonite è insita nella natura italiana, si perdona l’omicida e il mafioso che si pente per avere uno sconto di pena il primo, una vita migliore sotto falso nome lontano dal luogo natio, il secondo. Assurge a cattedratico uno stagista, scusate volevo dire “stragista”, per insegnare col “senno di poi”, come non far affondare una nave ed evitare di uccidere decine di persone, salvo poi una revisione da parte di coloro che hanno il senno e non quello “di poi”, condannandolo in appello a 16 anni (e qui voglio aprire una parentesi per una riflessione: Ancora nel secolo scorso il comandante affondava con e per amore della nave che sentiva sua, per orgoglio offeso, per etica quasi religiosa di quel modo di vivere e sentire il mare; per consapevolezza di essere in quel momento quasi un dio nelle cui mani era il destino di tanti uomini, che vedevano in lui vitale riferimento, e in quanto tale, lui era l’ultimo a lasciar la nave, se proprio non gli si era cucita addosso. In quell’atmosfera “nautica”, il nostro condannato in appello, non avrebbe avuto bisogno di alcun giudizio, avrebbe fatto selfservice. Come fece selservice nel 2007 il ministro Giapponese all’agricoltura coinvolto in vari casi di corruzione. Non dico che si debba arrivare a questo, ma da qui a ridurre di 1/3 la pena per patteggiamento ad un condannato, che poi sarà ulteriormente ridotta, “sicuro al centopecento” come diceva l’Abatantuono dei primi tempi, beh, ci passa un oceano). Detto questo, chiusa la parentesi e rivangando la Bibbia, proprio nell’Antico Testamento troviamo un dio incapace di perdonare, tanto che a quel popolo dalla “dura cervice” non né lascia passare una che sia fuori dai suoi ordini. Quando i zelanti figli di Aronne, pensando di far bene agli occhi del loro dio, presero l’iniziativa di deviare il rito dal canone imposto dal divino, quello li fulminò all’istante, senza si e senza ma.
    Re Davide e i colleghi suoi, non solo sopprimeva chi sbagliava agli occhi del Signore, ma da ordine ricevuto, perpetrava lo sterminio dell’intero casato.
    Fino a qualche decennio fa in Italia, in modo più soft naturalmente, succedeva qualcosa di simile. Chi voleva entrare a far parte dell’Arma doveva avere la fedina penale familiare immacolata, fino a non so quale generazione, tanto che l’individuo scartato dall’arruolamento era portato a mandare il padre, il nonno, il bisnonno o il trisavolo al diavolo, per colpe da quelli commesse e da lui scontate.
    Ora è evidente che esercitare una giustizia siffatta non rientra nei canoni di moderna finezza culturale. Ma da qui a nominale ministro un personaggio per evitargli l’arresto, ce ne passa. Ma in fin dei conti noi siamo quelli che promulgano una legge sul condono edilizio per realizzare abusi da legalizzare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quelli non siamo noi,quello è lo stato o chi lo rappresenta

      Elimina
    2. Signor Thor,lo stato siamo noi,altrimenti non eleggeremmo persone indagate.Ha sentito di quel sindaco rieletto ( ora arrestato) pur essendo già indagato?

      Elimina
  5. Che tristezza! Sempre meno mi piace questa Italia.Torneremo mai a riconquistare i valori per cui vale la pena di vivere?

    RispondiElimina