domenica 19 giugno 2016

Un paio di scarabei sardi. Ed un paio di idee sulle date

Diverse persone mi hanno chiesto di ripubblicare questo post, non più visibile nella sua interezza sul blog di Gianfranco Pintore: riguarda due scarabei rinvenuti in contesti funerari, in Sardegna. Analizzandoli giunsi alla conclusione, all'epoca, che fossero entrambi di età ramesside. La datazione si rivelò poi corretta per il sigillo di Monte Prama, non abbiamo invece ricevuto conferme sullo scarabeo dell'obelisco da Monte Sirai. Si veda: Lo scarabeo di Monte Prama, 1979-2013, 14 MAGGIO 2013, monteprama.blogspot.it AB. 

Un paio di scarabei sardi. Ed un paio di idee sulle date
di Atropa Belladonna


Cos’ hanno in comune lo scarabeo di Monte Sirai (1) e quello di Monti Prama (2) (figura 1)? Una è facile:  sono stati entrambi rinvenuti in Sardegna. L’ altra pure: facevano parte del corredo funerario di un inumato. La terza anche: secondo gli studi pubblicati essi sono tutti riconducibili a non meglio definite attività fenicio-puniche (1-4), avvenute nel periodo solito. La quarta è un po’ meno immediata ed è l’ oggetto di questo post: potrebbero essere entrambi stati fabbricati in epoca ramesside o poco dopo, cioè essere collocati temporalmente tra la le dinastie egizie 19 e 21 (ca. 1292-945 a.C.). Ovviamente non ci dirà molto sulla datazione delle tombe (del resto quella di Sirai sembra ben ancorata al VI sec. a.C.), ma ci offrirà un qualche indizio di ciò che significava per un abitante della Sardegna possedere e portarsi nella tomba  un oggetto di quel tipo e di quell’ epoca.



Figura 1: Scarabei da Monte Sirai (1) e Monti Prama (2), assieme alle comparazioni fatte da Guirguis (2009)(1) e Stiglitz nel 2007 (3).

L’ Antefatto
Iniziamo con lo scarabeo di Monte Sirai, di cui ho già parlato (5a). Esso fu rinvenuto assieme ad un secondo di eguale composizione (fase unica = enstatite)  e di simile fattura, sul torace dell’ inumato della tomba 267 (li indicherò con 267-1 e 267-2). Guirguis data la sepoltura alla fine del VI sec. a.C. e ci  dice (mio il neretto): “Rinvenuti al centro del torace del defunto, presentano iconografie chiaramente egittizzanti che si raccordano ad un lungo filone artigianale ben rappresentato in Sardegna soprattutto da esemplari tharrensi, per i quali è stata proposta una produzione locale impostata su prototipi, stilemi ed esperienze figurative di ambientazione nilotica.[..] L’ovale di base del primo scarabeo esaminato, un unicum almeno in Sardegna, presenta una figura vista di profilo, inginocchiata, con le palme delle mani rivolte in avanti in segno di devozione verso un pilastro o un obelisco terminante in forma piramidale con una piccola base rilevata e con il fusto inciso da segni geroglifici molto schematizzati e di difficile lettura [..] Pur scorrendo un nutrito e variegato numero di corpora specificamente dedicati allo studio degli scarabei egittizzanti provenienti per lo più da contesti fenicio-punici, non è stato possibile individuare dei confronti speculari che consentano un preciso inquadramento tipologico [..] (1a). Dopo queste parole, ci mostra quanto ha trovato di più simile allo scarabeo 267-1 (figura 1): uno scarabeo da una necropoli di Ibiza, datata al V sec. a.C., ed uno pubblicato da F. Petrie nel 1917. Non si esprime ulteriormente sulla “base rilevata”, che ha un paio di cornini evidenti ed asimmetrici, ma io mi chiedo: ha forse qualcosa a che fare con l’ astragalo di toro rinvenuto nella stessa tomba (1b)? Il motivo del re a mani alzate che adora l’ obelisco, avatar fallico del dio Amun, è tipico dell’ età ramesside (1292-1069 a.C.) (vide infra), oltre ad essere scrittura crittografica del nome divino (5). Guirguis individua correttamente, nel nome scritto in alto senza cartiglio, la sequenza  Menkheperra: il prenome di Thuthmosis III che è anche un trigramma criptico di Amun (1a, 5). Gli sarebbe bastato fare un passo in più e, forse, anche la connessione tra i cornini dell’ obelisco e l’ astragalo di toro (1b), per non parlare dei grafemi dentro l’ obelisco.

Passiamo ora ad un’ autentica star: lo scarabeo o scaraboide di Monti Prama. Nel 2005 Tronchetti lo data a fine VII secolo a.C. e lo utilizza per datare l’ intera necropoli a quella data (4). Qualche tempo dopo Stiglitz afferma: “La datazione della necropoli e delle statue, al di là delle valutazioni storico-artistiche che hanno portato a divaricazioni notevoli, si basa su uno scarabeo e su alcune coppe carenate nuragiche ancora inedite. Il primo oggetto, definito dall’editore come scaraboide pseudohyksos, è in realtà uno scarabeo egiziano dell’età del Ferro raffigurante un fiore di loto schematizzato e appartenente a una serie ben nota  di cui almeno un esemplare è stato rinvenuto a Tiro in strati di viii sec. a.C. Si può ritenere che l’esemplare di M. Pramma, un originale egiziano, arrivi probabilmente da Tiro con la mediazione di Tharros, nel momento di primo impianto del centro fenicio” (3). A corredo ci presenta lo scarabeo di Tiro in figura 1.   Nel 2010 Stiglitz ridata lo scarabeo all’ epoca delle dinastie 20-21 (1187-943 a.C.) (6), sulla scorta di uno scarabeo del tipo “Encompassed  central “plus” cross” (classe 6C1) da Tell-el-Ajjul, nella zona di Gaza, il sito levantino in assoluto più ricco in scarabei-sigillo. Per intenderci l’ epoca è quella che va da Ramesses III  fino a Psusennes II.  Stiglitz non ci mostra lo scarabeo in questione ma attraverso un complesso ragionamento, conclude che le 33 tombe di Monti Prama risalgono al IX-VIII sec. a.C., e che:” La località di rinvenimento è a pochi chilometri da Tharros, dove all’ epoca doveva essere in vita un fiorente centro nuragico nel quale giungono mercanti fenici, che successivamente fonderanno la città tra la fine dell’ VIII sec. a.C. e il VII sec. a.C.. Se il quadro cronologico verrà confermato la costa fenicia e, in particolare Tiro, sono i candidati più probabili per la provenienza dello scaraboide. La cronologia della necropoli e la qualità del contesto portano ad escludere una pertinenza del pezzo al dossier Sardegna/Shardana “.Nel recente dossier sulle statue e la necropoli (7) si continua a parlare di scarabeo “datato nell’ VIII secolo a.C.” (Boninu) e di “uno scarabeo riportato da ultimo all’ VIII secolo a.C.” (Leonelli & Usai), cioè non viene recepita l’ ultima datazione al XII-X sec. a.C.. Una versione abbreviata della storia del sigillo la trovate nella pagina di Wikipedia dedicata alle statue di Monti Prama.  Usciamo ora dall’ Ufficialità ed entriamo in qualche cosa a cui i Lettori daranno un nome, a loro piacimento.

L’ analisi comparativa
La figura 2 mostra scarabei con un motivo simile a quello di Monte Sirai Tomba 267-1. Come di consueto ho incorniciato con una linea colorata gli oggetti non sardi. .



Figura 2: figure  reali o divine in adorazione dell’ obelisco, un motivo tipico dell’ epoca ramesside (19-20 dinastia, 1292-1069 a.C.) e nel contempo crittografia amunica (a-f) (5). Si estende  anche in epoche successive, ma con variazioni del tema (g-o).  a. scarabeo dalla tomba 267 di Monte Sirai (1); b. collezione Magnarini, nr.10.80 (8), ramesside; c. Museo di Portland, ramesside (9); d. Akko,Palestina, ramesside (10): il dio Hapi presenta un’ offerta all’ obelisco, avatar di Amun; e. Museo del Cairo (11),epoca ramesside; f. scarabeo ramesside, in vendita; g. collezione Magnarini 20-25 dinastia (1187-656 a.C.), Nr. 10.81 (8); h. Achziv (Israele), cimitero sud, data incerta (1292-656 a.C.) (10); i. British museum, 1187-716 a.C. (12); l. Metropolitan Museum, 1070-664 a.C. m. Metropolitan Museum, 1069-656 a.C.; n. Gezer, Israele, 1070-664 a.C. (10);  o. Niniveh, Assyria 735-656 a.C.(12)

In figura 3, l’ analisi comparativa per lo scarabeo di Monte Prama, con alcuni possibili precursori del motivo simmetrico inciso. I precursori sono datati tra la XII e la XV dinastia (1991-1550), epoca quest’ ultima (la dinastia dei Grandi Hyksos)  in cui tali motivi simmetrici raggiunsero la maggiore frequenza. Provengono dall’ area siro-palestinese (10). Keel però predilige per lo scarabeo di Tell-el-Ajjul, che Stiglitz utilizza per ridatare quello di MP (Fig. 3b), l’ epoca ramesside, per via della forma e dell’ intaglio: lo definisce arcaicizzante e lo colloca nella classe 1b di motivi lineari geometrici, così come fa Magnarini con il suo Nr. 01.04 (Fig. 3c). Il motivo geometrico dello scarabeo di Monti Prama è raro. Io ne ho trovato solo un’ altro simile, riportato dalla galleria che lo ha messo in vendita alla XIV dinastia (1786-1603 a.C.) (Fig. 3d). Si noti però che nessuno tra gli scarabei simili ad esso, è identico a quello di MP, sia per il dorso che non riproduce fedelmente l’ anatomia dell’ insetto (da cui la dicitura scaraboide prediletta da alcuni autori), né per la parte incisa con il motivo parzialmente simmetrico (Fig. 3e). Non mi stupirei se  quello di MP fosse un pezzo unico, ma ovviamente non posso esserne sicura.  


Figura 3: a. scarabei con motivi simmetrici e geometrici. Da sin a dx: Jericho, dinastia XIII; Jericho, XV dinastia; Sidone, XII dinastia (10);  b. Tell-el-Ajjul, ramesside (10); c. Collezione Magnarini, Nr. 01.04  ramesside-terzo periodo intermedio (?) (8); d. Egitto, XIV dinasta, in vendita; e. scarabeo o scaraboide di Monti Prama, tomba 25 (2). Si noti che la simmetria è solo parziale, soprattutto negli esemplari b) ed e). Si noti anche che nel sigillo di MP uno dei segni incisi ha la forma apparente di un alberello, il cui stelo attraversi lo scarabeo per tutta la sua larghezza (freccia rossa), senza controparte sul lato sinistro nè negli altri esemplari.





Con questo mi pare di poter concludere, con ragionevole certezza, che entrambi i nostri scarabei di figura 1  sono verosimilmente di epoca ramesside o di poco posteriori: ci muoviamo quindi, per la loro fabbricazione, tra il XIII ed il X secolo a.C. .

Lo scarabeo di Monti Sirai, tomba 267-1, riporta un motivo tipico dell’ era ramesside: il re che adora in ginocchio l’ obelisco, avatar di un Amun che, dopo l’ episodio di Akhenaten, si avviava a divenire quanto di più simile gli Egiziani ebbero ad un dio unico e nascosto (5b). Ha ragione Guirguis: è uno scarabeo tipicamente egizio (1). Ma ha anche ragione quando dice che è di produzione locale:  le corna asimmetriche alla base dell’ obelisco, non hanno (per quanto so) alcun riscontro altrove, e si inseriscono a pieno titolo nella linea di moda taurina della Sardegna, fin dal neolitico. I grafemi dentro l’ obelisco, molto difficili da analizzare, potrebbero essere non geroglifici, ma alfabetici: in alto si distingue agevolmente quello che potrebbe essere un classico lamed dedicatorio di tipo semitico.  Perché uno scarabeo di foggia così antica (anzi due) si trovasse in una tomba del VI sec. a.C., è tutto da capire. 

Figura 4: scarabeo da Tharros, 44/4
del Classical Phoenician Corpus
L’ obelisco latita sugli scarabei di epoca fenicia e punica, basta scorrere il Classical Phoenician Corpus dell’ archivio Beazley. Se ne trova solo uno (il 44/4), sotto la sezione “various”. L’ obelisco viene chiamato “gable-topped structure with a cock on it” (Figura 4) e proviene, naturalmente, da Tharros; altrettanto naturalmente si trova al British Museum. La struttura palesemente fallica, sormontata da un uccello, è apparentemente sotto sorveglianza da due persone in gonnellino. Oppure le due persone non osano guardare l’ obelisco? Esso poggia su una base a tre linee e reca, se non sbaglio a contare, 13+13 = 26 puntini sui lati. Altri 4 si trovano sulla punta a doppio triangolo. L’ uccello poggiato sul simbolo fallico  mi ricorda da vicino le colombe sull’ albero delle navicelle nuragiche. Un rebus sardiano?

Ed ora un pò di immaginazione..
Non credo che sia una grande novità, per chi si occupa di scarabei, che i motivi geometrici simmetrici su di essi ebbero origine nel periodo, piuttosto oscuro e con marcate influenze levantine, che sfociò nella dominazione Hyksos in Egitto, nella prima metà del II millennio a.C. (10). Il significato rimane sfuggente, ma vi sono alcune suggestioni che riporto in figura 5.Nell’ esemplare 5a, i due motivi simmetrici laterali racchiudono il nome di un faraone della XIII-XIV o XV dinastia (1800-1535 a.C.), Sekhaenre. Nell’ esemplare 5b, i due motivi simmetrici delimitano un segno šnuna voluta di corda, rappresenta simbolicamente tutto ciò che il sole circonda nel corso delle 24 ore” (8). Infine, due rappresentazioni della dea Hathor, una delle poche divinità egizie, assieme a Bes,  rappresentate di fronte:  “Hathor, dea celeste, fu raffigurata come donna con il capo sormontato da corna bovine che racchiudevano il sole. Patrona della danza, della musica e dell'amore, il sistro era lo strumento musicale suo emblema. Il suo nome significa: "Casa di Horus".” (8). Sì, la stessa dea che dal suo tempio nelle miniere di turchese del Sinai assistette alla nascita dell’ alfabeto proto-sinaitico (13) e che dal suo tempio nelle miniere di Timna, ne vide l’ evolversi .

Figura 5: Collezione Magnarini:  a. THE KING SEKHAENRE: A RARE WRITING OF HIS NAME; b. , Nr. 03.24 segno šn, XV-XVI Din. (1630-1522 a.C.) periodo Hyksos. c. Nr. 10.23 , Hathor, XIII-XV Din. (1759-1539 a.C.); d. Nr. 10.24, la dea Hathor raffigurata nella foggia del sistro e affiancata da due segni, probabilmente urei molto stilizzati.

Nella collezione Magnarini c’è un terzo scarabeo di Hathor, che inevitabilmente ci rammenta altre faccine, presenti su oggetti di bronzo di produzione nuragica (figura 6), oggetti di cui già si è discusso su queste pagine.

Figura 6: a. Il cosiddetto doppiere in bronzo da S. Maria di Tergu, con faccine su ambo i lati e segni ideografici (appena visibili in questa foto)(14, 16); b. Oggetto rituale in bronzo a corna pomellate, da S. Maria di Tergu (15); c. Collezione Magnarini, Dea Hathor in forma di sistro, probabilmente fine XVIII-inizio XIX dinastia (1350-1292 a.C., ca.) Nr. 10.26 (8).

Chissà, nel ricordo dell’ antica e sempre emergente dea, questa faccina sul doppiere potrebbe darci il ben noto determinativo H e fornirci finalmente una chiave di lettura per il doppiere? Difficile da dirsi, e del resto qui siamo sotto il paragrafo Ed ora un pò di immaginazione..ma ricordo quello che Lilliu diceva su di esso, già nel 1948, non accettando l’ idea che le faccine ed i segni fossero decorativi (16). Inoltre noto la somiglianza tra le faccine del doppiere ed il geroglificio egizio D” per “faccia”,  r, un’idea di una cara amica.

E quindi?
I due scarabei di cui abbiamo discusso, sembrano ben sistemati come datazione, collocandosi tra l’ inizio dell’ era ramesside in Egitto e la fine della 21esima dinastia, cioè da inizio XIII fino a metà del X sec. a.C.. Stiglitz ritiene di non poter ascrivere nessuno dei reperti sardo-egitzi al dossier Shardana-Sardegna, ma ovviamente l’ epoca ramesside c’è dentro in pieno, perchè è l’ epoca degli Sherden in Egitto (17).
Dal punto di vista epigrafico, una delle tante domande possibili è: è testimoniato, in Sardegna, il nome Sherden? Sì, in forma alfabetica ne abbiamo già visti diversi esempi, ma in forma geroglifica? La mia risposta per ora è no, non sul repertorio che ho potuto finora vedere. Il nome Shardana nei documenti egiziani, viene scritto iniziando con il geroglifico M8 (una pozza d’ acqua con gigli), il suono ša. Segue in genere  un complemento fonetico (a) R (la bocca, ger. D21), D (la mano che dona, ger. D37)) e N (il segno per acqua, ger. N35, o la corona del basso Egitto, ger. S3). A volte è presente il segno a doppia linea per w o plurale ed un gruppo di segni che indica “genti straniere” (Figura 7). (17a, 17b). Rispecchia forse, questo segno, la Šin ugaritica che troviamo su un altro scarabeo da Tharros, discusso da Garbini e da Gigi Sanna (18) e con iconografia non certo dissimile? 


Figura 7: il nome Shardana su documenti egizi ed il segno geroglifico Ša. A destra due scarabei da Tharros

Bibliografia
 (1) a. M. Guirguis, S. Enzo, G. Piga, Scarabei dalla necropoli fenicia e punica di Monte Sirai. Studio crono-tipologico e archeometrico dei reperti rinvenuti tra il 2005 e il 2007, in Sardinia, Corsica et Baleares Antiquae, (2009), 7:101-116; b. M. Guirguis, Gli spazi della morte a Monte Sirai (Carbonia-Sardegna). Rituali e ideologie funerarie nella necropoli fenicia e punica (scavi 2005-2010) FOLD&R: 230
(2) Pier Giorgio Spanu, Raimondo Zucca Da Tarrai polis al portus sancti Marci: storia e archeologia di una città portuale dall’antichità al Medioevo, In: Mastino, Attilio; Spanu, Pier Giorgio; Usai, Alessandro; Zucca, Raimondo (a cura di).Tharros Felix 4. Roma, Carocci editore. p. 15-103: ill. (Collana del Dipartimento di storia dell'Università degli studi di Sassari, 39; Tharros Felix, 4, 2011, pp. 15-103
(3) A. Stiglitz, Fenici e nuragici nell’entroterra tharrense. In:Rapporti fra la civiltà nuragica e la civiltà fenicio-punica in Sardegna sessant'anni dopo, Sardinia,CorsicaetBalearesantiqvae5(2007),pp.87-98.
(4) C. Tronchetti, Le tombe e gli eroi. Considerazioni sulla statuaria di Monte Prama in Paolo Bernardini; R. Zucca (a cura di), Il Mediterraneo di Heracles, Roma, Carocci, 2005, pp. 145-167.Le tombe erano del tutto prive di corredo. Solo la tomba 25 ha restituito un oggetto che può essere interpretato come ornamento del defunto: uno scaraboide egittizzante tipo Hyksos, databile non prima dello scorcio finale del VII sec. a.C. [..]La presenza dello scaraboide, con la sua cronologia sufficientemente definita, ci offre comunque un prezioso terminus post quem per l’impianto della necropoli, quantomeno della sua parte terminale. Si ritiene infatti che la necropoli sia stata utilizzata per più generazioni, con la realizzazione delle tombe al momento della necessità di utilizzarle, come indica, peraltro, anche la sistemazione del suo limite settentrionale di cui si è parlato sopra. Possiamo considerare, dunque, che la necropoli sia stata realizzata nel corso del VII sec. a.C., e mi sentirei di proporre una maggiore definizione nell’arco della seconda metà del secolo.”
(5) A. Belladonna (http://gianfrancopintore.blogspot.com)  a., La crittografia del dio Egizio Amun in Sardegna, 08.01.2012; b. Di Tharros & Amun. E di altri luoghi, 11.02,2012
(6) A. Stiglitz, La Sardegna e l'Egitto: il progetto Shardana, In: V.Lionelli, L. Usai RESTAURI MONTE PRAMA Il mistero dei giganti, ARCHEO. ATTUALITA' DEL PASSATO, 323, gennaio 2012, pp. 20-33. Con contributi di A. Boninu, B. Massabò, M. Minoja e A. Usai.
(8) F.Magnarini,  Uno sguardo su una collezione di scarabei , 2005, a cura di Archeogate
(9) John Sarr, 2001, Gayer-Anderson Scarab. Collection in the Portland Art Museum, Portland, Oregon USA.
(10) O. Keel, Corpus der Stempelsiegel-Amulette aus Palästina/Israel, (1997)Katalog Band 1, Universitaetverlag Freaiburg Schweiz-Vandenhoeck & Ruprecht, Goettingen
 (11) P. Newberry, Scarab-shaped seals. Catalogue général des antiquités égyptiennes du Musée du Caire, v. 32. London: A. Constable and Co.. 1907 (Nr. 36139)
(13) O. Goldwasser, Canaanites Reading Hieroglyphs. Horus is Hathor? - The Invention of the Alphabet in Sinai, Egypt and the Levant 16, pp. 121–160, 2006;
(14) Giovanni Lilliu, 2008, Sculture della Sardegna nuragica,Illisso ed.
(15) P. Melis, L’area nuragica di Santa Maria di Tergu (Sassari), in ISTITUTO NAZIONALE DI STUDI ETRUSCHI E ITALICI, Etruria e Sardegna centro-settentrionale tra l’Età del Bronzo finale e l’Arcaismo, “Atti del XXI Convegno di Studi Etruschi e Italici, Sassari 13-17 ottobre 1998”, Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali, Pisa-Roma, 2002, pp. 453-461.
(16) G. Lilliu, "D'un candelabro paleosardo del museo di Cagliari", in Studi Sardi, VIII , 1948, pp. 5-42: "Non mi pare che alle faccine del candelabro, così vicine a quella rilevata sull' oggetto con corna pomellate di Tergu, possa annettersi un significato soltanto decorativo; come un semplice gusto di ornamentazione in sè stessa sembra aver esulato dall' intenzione di chi ha disposto gli schemi puntinati del segno lunato e dei pugnaletti sulla ghiera del candeliere. La struttura bipartita e simmetrica del mobiletto, nel complesso e nei particolari, la grafia simbolica basata sul senso del "doppio" magico, gli elementi stessi di questa grafi-insegna lunata e  pugnaletto- i quali, anche in altri casi hanno od acquistano valore e significato di simbolo o votivo, tutto, insomma, concorre all’ individuazione di un oggetto del rituale indigeno e di segni della religione (o della magia) paleosarda nel doppiere in parola"
(17) a. F.C. Woudhuizen, “The Ethnicity of the Sea Peoples' ” (PhD diss. Erasmus University. Rotterdam, 2006; b. COONEY, WILLIAM (2011) Egypts encounter with the West: Race, Culture and Identity. Doctoral thesis,
Durham University. Available at Durham E-Theses Online: http://etheses.dur.ac.uk/910/
(18) G. Sanna,Sardôa Grammata, 2004, S’ Alvure ed. 

3 commenti:

  1. Grazie per averlo riproposto. Anche perché ti dobbiamo gli onori al merito. Hai identificato questo scarabeo come ramesside prima delle analisi archeometrici di Artinoli.

    Meglio di un certo soprintendente che confronta con scarabeo del tutto diverso persino dopo l'archeometria.

    Vive la fantarcheologie

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    1. A onor del vero Cinzia Olianas pubblicò il suo articolo con il paragone dello scarabeo di Tiradritti nello stesso anno o poco dopo, comparve in rete nel 2013- io di certo non ne ero al corrente. E Alfonso Stiglitz scrisse poi che lui in conferenza lo diceva che quello scarabeo e di quell'epoca; io di certo non ne ero a conoscenza.
      La mia fu una ricerca indipendente di una settimana e forse fu anche un colpo di fortuna, ma all'epoca me ne dissero di tutti i colori perchè quello scaraboide era già stato datato ufficialmente al VII secolo und damit basta! ero solo una fantarcheologa :).
      Ma il problema di quest'oggetto non fu tanto la SUA datazione, fu piuttosto il fatto che si usò la datazione sbagliata e troppo bassa per datare necropoli e statue e si sviluppò così il modello “il sito di Mont'e Prama è monumentale, e la sua storia va vista in relazione dialettica con quella dei Fenici” (Mario Torelli, 2015), mentre nello stesso anno qualcuno disse, di fronte ai dati di datazione che si accumulavano " Sia detto per inciso che i Fenici di Tharros erano ancora di là da venire.” (Piero Bartoloni, 2015)".
      Nonostante tutto questo e paradossalmente ancora oggi si legge "Questo emporio fenicio (di Tharros, ndr) dovrebbe essere responsabile della diffusione nel «cantone» nuragico del Campidano di San Marco de Sinis del prestigioso scaraboide della tomba XXV di Monte Prama". Cosa diffondevano se ancora non c'erano? e sia detto per inciso che il tanto cercato emporio fenicio di Tharros ancora non si trova. Niente, anche dopo la datazione della necropoli, quello scarabeo continua ad avere dei problemi psicologici, al massimo si potrà dire che si trova lì in modo "inconsueto e inspiegabile", come quello di S'Arcu 'e is Forros. E' come quelle macchine che nascono male, hai voglia a cambiare dei pezzi, non si riprendono più.

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  2. Inconsueto e 'inspiegabile'? E lì sepolti chi c'erano? I 'mortali' forse? E perché tutto così inspiegabile nel cosiddetto 'corredo'? Che ci stanno a fare 'supporti', triangoli, quadrati, rettangoli e cerchi? Che ci sta a fare una collana abbinata allo scarabeo? Tutto è inspiegabile se non si cambia direzione d'indagine e si mantengono 'sacri' i paradigmi. Aria, aria, aria, altrimenti c'è solo tanfo di palude. Per parte mia attendo solo chi mi dica perché quei 'potenti' inumati, quei 'principi' inumati, quei faraoni tori inumati (li si chiami come si vuole), muoiono subito dopo il fiore degli anni. E perché tutti tranne uno disdegnano un vero e proprio corredo. E aspetto che rispondano se quelle morti sono sincroniche o diacroniche. Attendo che mi si dica se la forbice temporale data dagli studiosi sia una bufala o una realtà scientifica.

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