lunedì 4 luglio 2016

IL VIRUS DIABOLICO

di Francu Pilloni


Un retrovirus (da Wikipedia)
Sento che oggi abbiamo tutti la mente altrove: chi alle prossime ferie, chi alle vittime di Dakka, i più ai rigori errati dagli azzurri. 
In questo momento storico sento il bisogno di condividere alcune perplessità prettamente metafisiche che si vivono in paradiso dove, non ostante la condivisione di un percezione organica dei modi e delle finalità dell'istituto, sono sorti recentemente dei distinguo, che in parte erano affiorati già in una sorta di precedenza, pur difficile da quantificare in una realtà senza tempo. 

Voglio dire che non tutti gli aspetti sono sovrapponibili tra il paradiso dei cristiani e quello degli islamici, per non dire di quello ebraico, induista e via dicendo, ragion per cui si è affermata una prassi di discontinuità territoriale, oggi paragonabile alle barriere, più o meno fisiche, disposte a delimitare i confini dei vari stati, ma anche le appartenenze ai vari strati sociali nello stesso territorio.
Ecco che, quando l'anima raggiunge il territorio di competenza, accompagnata da un corpo che, pur essendo debilitato al massimo grado, stremato e mortificato da eventuali azioni violente subite, la procedura è standard e il supporto materiale dell'anima riassume la sua condizione migliore, vale a dire che risorge, come detto in tutti i catechismi del mondo.
Il problema sorge folgorante come un sole quando all'ufficio competente arriva ciò che rimane di un corpo, una sorta di poltiglia finemente sbriciolata, una irriverente marmellata insomma, per di più mescolata con i resti di altri corpi ritrovatisi nelle medesime condizioni.
C'è motivo di credere che nel perimetro paradisiaco islamico si incontri una qualche difficoltà a separare i resti di un martire da quelli di un vittima designata, la quale potrebbe essere di volta in volta infedele, femmina, omosessuale. 
Come e cosa fare per non rischiare di assegnare il premio, pattuito nello stock di vergini pure, a categorie dichiarate infami?
Si deve ammettere che nel perimetro ebraico, da tempo messo di fronte a problemi similari, si è già sperimentato un macchinario che, centrifugando i residui umani, li separa in blocchi aventi almeno un analogo segmento genetico. In seconda battuta, si provvede a un'ulteriore centrifugazione dove gli identici segmenti genetici riscontrabili siano maggiori: si dividono in questo modo i materiali degli individui appartenuti a una stessa famiglia, separando inoltre i maschi dalle femmine. Si prosegue sino a completa identificazione, che viene lasciata all'anima collegata. 
Un esemplare di tale ordigno tecnologico è stato venduto al reparto cristiano dove hanno pure iniziato a farlo funzionare, ma si sono accorti di essere a corto di personale specialistico. Allo scopo, come nelle migliori democrazie, si è tenuto una riunione, che là chiamano conciliabolo, per trovare la migliore o almeno una possibile soluzione al problema.
Sant'Antoni de su fogu
Per dirla in breve, è stata assunta la risoluzione proposta da un santo che si chiama Antonio, in Sardegna noto come Sant'Antoni de su fogu, rappresentato nelle immagini e nelle statue con un porchetto in braccio. Porchetto, credono in Barbagia, frutto di balentìa, in quanto considerato come sottratto al legittimo padrone, così come fece rubando il fuoco col suo bastone di ferula, ragione per la quale il santo viene considerato quasi complice oltre che protettore dei ladri e dei latitanti, al punto che questi ultimi, nelle peggiori notti d'inverno, sfondano la porta delle chiese campestri e vi dormono accucciati nel pavimento, protetti in cuor loro dal santo balente e ladrone.
Ma in che termini si era pronunciato il nostro santo?
In una maniera semplice, di quelle che vanno immediatamente alla radice del problema: "Si crei un nuovo virus da laboratorio in modo che colpisca i fisiologi, i patologi, i genetisti e quanti lavorano nel ramo; ma attenzione!, devono essere colpiti nelle vie respiratorie, senza intaccare i loro cervelli. Tanto – concluse il santo – in paradiso si vive in apnea!”.
San Pietro sussurrò che nella proposta ci vedeva qualcosa di diabolico, ma non insisté sul paragone, visto che era ben cosciente della fama del santo presso i suoi più ferventi adulatori. Gli altri convenuti, vescovi, pediatri e santi ciabattini, si rallegrarono perché san Pietro aveva trovato anche il nome al virus: l'avrebbero chiamato virus diabolicus.
In verità, ciò che venne fuori dal laboratorio celeste era certamente diabolico in quanto, e prima di tutto, non era un virus vero e proprio, ma un retrovirus il quale, e lo dico per chi sia a corto di nozioni specialistiche, non viene così classificato a motivo che l'infezione si propaga per via anale, ma perché esso si nasconde come dietro il falso specchio dal retro del quale i poliziotti assistono non visti all'interrogatorio di un indiziato oppure, più semplicemente, come una pillola amara che viene rivestita con uno strato di dolcificante.
Il virus diabolicus fu introdotto nei laboratori specializzati e portò tanti scienziati in paradiso, di tutte le lingue, di tutte le religioni, compresa quella degli atei. Il problema si manifestò quando il virus uscì dalle pareti chiuse dei laboratori e si diffuse nei circoli bene infestando, tramite il cibo, l'apparato digerente dei vip e, ben presto, anche i loro cervelli. Si registrò una discreta moria di politici e di politicanti, ma in paradiso nessuno mostrò segni di insofferenza o di preoccupazione per l'evento, anche in seguito alle dichiarazioni di Tommaso – quello del “se non vedo, non credo” - il quale osservò che il cervello dei politici, se a poco era stato utile sulla terra, non sarebbe servito neppure in paradiso e, riguardo alla compromissione del loro apparato digerente, valeva sempre e comunque la legge del contrappasso dantesco, secondo cui chi aveva mangiato molto in questa vita, poteva benissimo digiunare nell'altra.
La politica di sant'Antoni de su fogu risparmiò non poche occasioni di confusione e di compromissione in quel tratto di paradiso dei seguaci del Nazareno e fu anche per questo che il santo del porcellino crebbe in considerazione agli occhi di san Pietro, ma anche dei santi contadini e artigiani, mente si rafforzò nella mente di quei pastori che per primi credettero alla luce sulla grotta della periferia di Betlemme, ma furono gli ultimi, fra i custodi di greggi, ad avere remore sulla santità del patrono dei fuggitivi.
E cosa succede invece nel reparto islamico del paradiso, privato dello spartitore di DNA?
Una certa confusione, anzi una baraonda certissima, e anche un'animata discussione, non potendosi specificamente parlare di battaglia o di guerra.
Di fronte agli esiti di esseri risorti che non erano maschi, ma nessuno li avrebbe presi per femmine, in conseguenza del miscuglio dei reperti giunti agli uffici competenti, il conciliabolo – ora si sa cos'è – non si risolse con una direttiva, non avendo quella parte la fortuna di avere un santo protettore di chi cerca soluzioni veloci ai problemi quotidiani, quando non tutto si risolve con le scritture.
Chi si sarebbe preso la responsabilità di assegnare lo stock di vergini legittime a uno che martire si è dichiarato, e forse lo era stato, se non altro per la tremenda fine che aveva scelto per se stesso, ma che lo aveva fatto in nome di un dio che è grande, una vera atrocità ideologica, quando tutti in paradiso sanno che dio non può essere grande, considerate pure tutte le accezioni del termine, da grosso, alto, robusto, vecchio, ecc., ?

Dio è tutto e, dunque, non può essere grande o piccolo, né può essere adulato con uno qualsiasi degli aggettivi qualificativi, numerali, indefiniti, che linguaggio umano abbia mai fonetizzato. Non può essere neppure connotato dall'insieme di tutti gli aggettivi di cui sopra e, soprattutto, non ne sente la necessità.
Chi può escludere che un martire, morto con in bocca il nome di un dio che è grande , non sia un disperato che odia se stesso e il prossimo, perché si sente impossibilitato a vivere una vita a sua discrezione, senza essere chiuso in una prigione di precetti che lo impediscono perfino nel suo intimo più profondo?
Può essere martire un credente che nel suo cuore predilige i maschi e non le femmine?
E quei corpi resuscitati che, se fosse stato possibile, sarebbero stati soppressi immediatamente, in quanto presentavano segni sessuali disinvoltamente mescolati?
L'unica presa di coscienza fu quella di chiedere l'aiuto tecnologico agli altri rami del paradiso ma, non potendo abbassarsi a intercederlo dagli Iaveisti, pensarono ai Cristiani, di qualunque sfumatura credenziale fossero stati.
Busto di Cicerone
Assunta la richiesta, nel ramo di paradiso cristiano non poté mancare un conciliabolo, questa volta allargato ma escluso ai santi artigiani e ciabattini, pregno invece di domenicani, di gesuiti, con qualche francescano, seppure nei posti in piedi, e di una simbolica schiera di carmelitani scalzi.
Papa Pio IX
Certi personaggi entrano nella storia non solamente per i tanti meriti acquisiti, ma specialmente per una frase sola: chi non ricorda quel “Usque tandem, ...” che rimanda con immediatezza al principe del foro romano?
Ebbene, a risolvere la questione fu un Pio papa che si pronunciò usando le sue parole più famose: “Non possumus” disse, e tutti ne intuirono il motivo, tutti lo condivisero e la questione fu risolta.
Ecco che si sono alzate barricate anche in paradiso dove, non avendo a disposizione mattoni o filo spinato, usano parole che risultano ancora più insormontabili.


Sarà questa la ragione per la quale oggi sento di avere la mente altrove, sebbene non sappia esattamente dove?

3 commenti:

  1. Dio è tutto,quindi non si possono usare aggettivi qualificativi ed indefiniti ma,sempre grazie a Dio,lei, signor Francu, è un essere umano perciò posso usare tutti i migliori aggettivi qualificativi e confermarle che lei è un gran saggio ed inoltre la ringrazio perché il suo scritto mi aiutato a riportare la mia mente(momentaneamente molto confusa)a terra.Lei è grande|

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  2. Bah! Ma che vuoi ti dica?
    A ciascuno il suo! Ed il mio, ovvero ciò che mi spetta per legge (la mia, legge!), ovvero la parte più bella, la carpisco così come più m'aggrada! Le foto!
    La prima, assomiglio ad un "pollo", quello di batteria che si nutre dal retro (mi dici tu) delle lampadine.
    La seconda, del Tizio col porkeddu che si appresta a gettare nel retrostante fuoco (il quale mi pare un po' grande, ma forse non lo è perché pare che il vecchio, affamato assai, intenda gettarvi in sequenza, il prolagus, il kinoterium e su attu.
    Del tizio di Arpino non ne voglio parlare.
    L'ultima mazzinedda è di un tizio al quale, mi diceva Mama Mia, si rivolgeva sempre Babbu Meu quando voleva lanciare un irroccu, in questo modo: SOS CORROS DE PIO NONO!
    mikkelj

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    1. O Deu miu!
      Se non ti conoscessi, Mikkelj, - e sai che ti conosco perché ho letto i tuoi libri ed esamino attentamente quello che vai scrivendo – direi che sei il tipo che legge i fumetti guardando solo le immagini e gli effetti speciali: Bang!, slurp!, woom!, che sono infatti la parte più spettacolare dell'insieme.
      Perché non sei riuscito ad andare oltre la favola, proprio tu che sai di storia e di varia umanità?

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