giovedì 22 settembre 2016

OSTAGGI DEL TRAMONTO

di Francu Pilloni

Un mese fa terminava le ferie un gruppo di milanesi che avevano scelto le coste della marina di Arbus da vivere su alcuni caravan. 
Li vidi alla partenza, in sosta sulla cima di una collina dove si erano fermati per osservare per una volta ancora il tramonto del sole. Incuriosito mi fermai, feci finta di fotografare quel disco arancione col cellulare, mentre intendevo carpire qualcosa dei loro commenti.

In verità più che parlare, bisbigliavano fra loro, con un comportamento ben diverso da quello che mi era capitato di osservare sulle spiagge, dove colloquiavano regolarmente con i toni eccessivi di un arrotino che si annuncia alle casalinghe, pur senza seguire una qualche melodia, come usa l'artigiano ambulante.
Ripresi la strada senza aspettare oltre e in cuor mio compresi quel loro bisogno di riempirsi gli occhi e il cuore di immagini, per poterle rivivere mentalmente, una volta rientrati nelle brume lombarde, per un anno intero o forse per tutta la vita.
Ammetto che anche in me la visione del sole che si spegne nel mare assume un significato profondo che ho difficoltà a far emergere del tutto per darne una lettura razionale. Nei fatti, ogni volta rivivo le emozioni dell'infanzia: sono nato e cresciuto sino all'età di sei anni in una casa quasi in cima a una collina da cui si dirama una valle che lascia intravvedere le dune e le spiagge di Piscinas, proprio quelle sulle coste arburesi. E che sia agosto o maggio, oppure un pomeriggio freddo di gennaio, lo spettacolo può essere diverso, ma sempre emozionalmente intenso. E se tocca immancabilmente me, che lo considero quasi abituale, capisco quanto colpisca i milanesi, bambini e vecchi che siano, per i quali è un dono della Sardegna per il quale non hanno sborsato un centesimo.
Ricordo che, nelle zone interessate, il buio della sera s'addensa quasi immediatamente dopo che il sole è sparito. E con le ombre della notte, immancabilmente arrivano i turbamenti, specialmente nei bambini, poiché non si sentono rassicurati dai contorni delle cose che stentano a riconoscere per quelle che sono realmente, dai rumori e dai richiami che non sono e non sembrano abituali.
Il buio genera inquietudine nei bambini e induce alla prudenza anche gli adulti, mentre la luce dell'alba conduce al risultato opposto.
Ma è per tutti così?
La risposta è no: i latitanti, di cui è piena la storia della Sardegna, hanno sempre atteso la notte per operare con maggior sicurezza, così come le bande che hanno operato i sequestri di persona si muovevano di notte per spostare gli ostaggi; ecco che l'alba e la luce per i delinquenti è un fattore di rischio, mentre le tenebre giocano sempre a loro favore.
Mi viene in mente una considerazione che è banale per se stessa, ma che non ricordo di aver mai fatto: sulla costa orientale della Sardegna, metti ad esempio le belle spiagge del Sarrabus e di Ogliastra, mai, da che mondo è mondo, si potrà ammirare un tramonto sul mare!
Al contrario, nelle spiagge arburesi – e in quelle oristanesi, cabrarisse e su, su, sino alle algheresi -, mai si è visto il sole sorgere dall'acqua, ma piuttosto da dietro Arquentu o le altre montagne.
Ora, proponendo un sofisma rozzo, se è vero che gli uomini che delinquono preferiscono il tramonto all'alba, sarà la schiera criminale più incline a prosperare dove il tramonto arriva prima, ma aborrisce l'alba?
Se così fosse, Arzana, per fare un esempio, dovrebbe rivelarsi patria di latitanti più di quanto non sia Arbus, la Parti de Ogliastra più della Parti de Montangia (Curatoria della zona che andava all'incirca da capo Pecora a capo Frasca e comprendeva la zona litorale e montuosa di Arbus, Gonnos e Villacidro, poi inglobata nella curatoria di Bonorzuli)?

Se così sia veramente, non so dire di sicuro. 
Di certo invece nutro la convinzione che questi pensieri non conseguono a un bel tramonto, ma piuttosto a un colpo di sole.

1 commento:

  1. Nessun colpo di sole. Si delinque prima,ma non 'di più',dove 'prima' arrivano le tenebre. Non 'di più', stando almeno alle famose feroci bardane notturne (e solo notturne) dei famigerati 'cidresus' e 'lussurgesus. Nella storia della 'bardana' mi pare che furono le tenebre del '45 del secolo scorso a permettere e a fornire ai delinquenti 'cidresus' (ma chissà da dove ancora oltre che da Villacidro) l'ultimo cospicuo bottino in quel di Terralba.

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