giovedì 3 novembre 2016

S'Arcu 'e is Forros: sipario calato su uno dei siti archeologici più importanti del Mediterraneo

S'Arcu 'e is Forros su Monte Prama blog

di Atropa Belladonna


Leonardo Melis denunciò lo scempio dell'altare di S'Arcu 'e is Forros (Villagrande Strisaili) nel 2011, sulle pagine del blog di Gianfranco: non potemmo fare altro che guardare inorriditi la distruzione ufficiale di un altare unico al mondo. All'epoca la scusa fu quella della "protezione dai tombaroli", poi si parlò di protezione dagli agenti atmosferici. Oggi al posto dell'altare, sul fondo absidato del tempio a megaron 2, c'è un poster (fig.1) come si vede in un servizio di Videolina del 2012: la tristezza di questa orrida scelta è tutta in quelle pieghe della parte inferiore, sembrano quelle che si formano nelle calze autoreggenti quando diventano cedevoli. Per sventare la minaccia di un possibile danneggiamento che si fa? si rade al suolo in modo preventivo.

Ma per quanto terribile questo episodio -e davvero vorrei sapere chi lo ha autorizzato - non è l'unico obbrobrio di S'Arcu 'e is Forros, e neppure il più grave: quello che l'archeologa responsabile degli scavi e funzionaria della Soprintendenza Maria Ausilia Fadda ha definito "un villaggio santuario e il più importante centro metallurgico della Sardegna nuragica" (1) se lo cercate in Google scholar  vi farà una bella sorpresa: in pratica non esiste, non come voce individuale. Gli scavi compiuti negli ultimi 30 anni del 1900 (1), non hanno dato luogo a nessuna pubblicazione su riviste professionali, zero-virgola-zero. Solo 2 di stampo divulgativo: su Archeologia Viva (2) e come guida Delfino (1). E la cosa è morta così; non che l'archeologa in questione, responsabile di un'area enorme ed enormemente ricca di emergenze archeologiche, abbia mai pubblicato molto, ma con S'Arcu 'e is Forros credo davvero che si sia toccato il fondo.

La topologia del sito, le testimonianze di metallurgia avanzata (i forni fusori e 14.5 kg di grandi grappe di piombo), il fatto stesso di essere un sito metallurgico e allo stesso tempo un santuario (fig.2), i reperti straordinari (tra cui un ciondolo a Tanit in bronzo), le numerose testimonianze di scrittura e di contatti commerciali: ci sarebbero da riempire pagine e pagine  di pubblicazioni scientifiche. E invece nulla, solo qualche citazione qua e là, in pubblicazioni dedicate ad altri argomenti.

Fig.2: l'impressionante e articolato sito nuragico di S'arcu 'e is Forros, metallurgico e santuariale, visto con Google Earth ed elaborato da Wikimapia

La scrittura è presente a S'Arcu 'e is Forros in tutte le sue possibili forme: alfabetica, geroglifica, "indecifrabile", inattesa, incomprensibile, emblematica ecc. Ci sono perfino lettere su una raspa e (mai pubblicate) su banali pentolini: "Dalle nicchie provengono inoltre diverse ciotole emisferiche e vasi bollilatte con grandi anse espanse segnate ai due lati da grafemi che potrebbero indicare un'anticipazione dei sistemi ponderali." (1). Vuoi sapere cosa sono e come sono questi segni indegno lettore? cercali nei musei, se riesci a trovarli.

Il caso forse più clamoroso è quello dell'anfora di tipo cananeo dichiarata scritta con segni filistei e fenici. Con una sicurezza che ci fece sperare in una immediata decifrazione o lettura del pezzo: invece il documento è ancora inedito. Perfino una epigrafista del calibro di Maria Giulia Amadasi-Guzzo ha dimenticato di inserirlo nel recentissimo lavoro su "Graffiti e dipinti non greci di incerta lettura." (3), quello in cui ha avuto ben cura di declassare lo spillone nuragico scritto di Antas nel Limbo dei "grafemi senza significato", così che anche questo importante documento faccia la fine della barchetta nuragica di Teti (autenticata, sigillata, dimenticata da tutti gli epigrafisti dell'Universo-tranne uno). Evidentemente la scritta sull'anfora di S'Arcu 'e is Forros è o greca (tanto che importa? anzichè solo fenici e filistei saranno anche greci quei segni) oppure non è di incerta ma di certa lettura: se sì, quale?

Quanto a noi (me medesima e Romina) devo dire che non ci siamo mai pentite di avere battezzatto Monte Prama il nostro blog-ormai chiuso- e neppure di avere iniziato con un articolo dedicato al bellissimo scarabeo di S'Arcu 'e is Forros, quello che si trovava lì "in modo inconsueto ed inspiegabile" (2). Inspiegabile perchè a S'Arcu 'e is Forros ci sono reperti collegabili a diversi luoghi del Mediterraneo, ma purtroppo non ci sono reperti fenici: e come ben scritto in tutte le pubblicazioni "scientifiche" tutti gli scarabei egizi della Sardegna sono stati "veicolati" dai Fenici. Quello di S'Arcu deve essere arrivato sulle sue gambe, in modo inconsueto e inspiegabile.

I due siti sono, secondo me, parimente importanti per capire cosa successe in Sardegna nelle fasi finali dell'Età del Bronzo, ovviamente visto nel panorama internazionale.

(1) M. A. Fadda, Villagrande Strisaili. Il villaggio santuario di S'Arcu 'e is Forros, 2012, Carlo Delfino ed. 
(2) M.A. Fadda, S'arcu 'e is Forros, Nuragici, Filistei e Fenici fra i monti della Sardegna (con scheda di Giovanni Garbini), Archeologia viva, n.155 sett.-ott. 2012, pp.46 -57
(3) Guzzo, Maria Giulia Amadasi. "Graffiti e dipinti non greci di incerta lettura." Aristonothos. Scritti per il Mediterraneo antico 10 (2016): 143-160., Atti del convegno Un’àncora sul Pianoro della Civita di Tarquinia, 12 ottobre 2013, Tarquinia. 

8 commenti:

  1. Che tristezza e che sconforto che traspaiono da questo articolo! Credo che siano quelli di tutti noi. Ma vai, Aba! Vai! Gutta cavat lapidem. Granito o basalto che sia. Ciò che è intollerabile non è detto che possa essere sempre tollerato. E ormai sono in moltissimi a criticare l'assurda politica della scienza in Sardegna. E non solo coloro che scrivono e protestano su facebook. Hai messo il dito sulla piaga di S'Arcu 'e is Forros su di un tempio e un altare distrutto quasi da pazzi scatenati. Tanto per non andare molto lontani: il tempio fallico nuragico di Gremanu di Fonni in che situazione sta? Chi lo 'caga' Dopo che l'ermeneutica cieca archeologica ha pensato di distruggerne con il silenzio l'identità? E anche lì c'è la scrittura, tanta scrittura!

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    1. E' la medesima responsabile degli scavi di a S'Arcu 'e is Forros, così come Nurdole di orani, così come in tutto il Nuorese. E' anche la terribile abitudine a non istituire team di scavo da diversi paesi e multidisciplinari, i quali non solo operano un controllo ma stimolano anche le pubblicazioni-e per questa ultima cosa è essenziale avere le Università. Guarda a Cipro, nel sito di Pyla Kokkinokremos: un team internazionale, vasetto nuragico trovato nel 2010, già oggetto di almeno 3 pubblicazioni. Qui decine , centinaia di reperti inediti da un sito incredibile.

      A parte queste considerazioni, è importante notare che la metallurgia, la scrittura, il santuario si ritrovano alle miniere di Timna, dove c'era un santuario di Hathor e dove mise radici (radici particolarissime, per il fatto che egizi e cananei lavoravano fianco a fianco) il proto-cananaico. Ricordi la pubblicazione di Wimmer?

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  2. Meglio non nominare Nurdole... viene la depressione, proprio ieri ci sono stato... disarmante.

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  3. Certo che la ricordo. Anche perché su quel documento, secondo me, non ci ha capito un tubo. Anzi un 'tuBBo. 'Team'? Scherzi? Qui è stato ed è tutto un moltiplicarsi di tanche e di roncole per mantenerne l'integrità.

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  4. Non si potrebbe ancora una volta mettere in campo una petizione per chiedere conto al Ministero del perché di questi scempi e delle motivazioni a favore di tenere nascosti tanti reperti?

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    1. Il ministero dovrebbe essere informato,perchè non si chiede conto alla procura per sapere se I lavori fatti hanno le regolari autorizzazioni?

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    2. Quello che è stato fatto all'altare non è niente, ma davvero niente, rispetto a 30 anni di pubblicazioni perse, rispetto a centinaia di reperti inediti. Chi ha mai visto-tanto per fare un esempio- i bollilatte nuragici con grandi anse e grafemi su di esse? e le decine di bronzetti?
      Dopo la pubblicazione di questo pezzo, su Novas abbiamo ricevuto un pò di "rimproveri", sembrava che stessi parlando male del sito o criticando la gestione; ci hanno detto che invece il sito è ben gestito (e davvero non ne dubito) e ci sono parecchi visitatori. Ma non era certo ciò che critico io: sono le pubblicazioni che mancano, la dimensione internazionale di studi e ricerche, l'apertura e la discussione, l'analisi comparata (che non vuol dire urlare :c'erano i Filistei! quando si trova un'iscrizione indecifrata o invocare i soliti fenici quando si trova uno scarabeo egizio). Non si può fare i provicniali con un sito così; non si può fare con Monte Prama, non si può fare con 7000 nuraghi.
      Ha fatto più Nardi a livello di divulgazione scientifica per Monte Prama in 3 settimane negli USA che tante chiacchiere sui bollettini e giornali locali.

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    3. Chi si occupa di fenici in Sardegna lo ha capito che non si può pubblicare su Sardegna Fieristica, ma che bisogna farlo (in inglese) su Journal of Archeologu o PloSONE o affini. E allora occorre che chi si occupa di nuragico si svegli, non so con quali altre parole dirlo: ci sono poche e rare eccezioni (e per fortuna ci sono), ma per il resto il massimo auspicabile sembra essere Tharros Felix o la rivista "Quaderni", o Atti di Congressi; bisogna amapliare il respiro, altrimenti S'Arcu 'e is Forros, Monte Prama e i 7000 nuraghi rimarranno una curiosità o, peggio, un "mistero" (quanto detesto questa parola).

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