sabato 12 maggio 2018

Indolente


di Francu Pilloni



fmboschetto.it
Quante volte al giorno siamo costretti a sentirci dire che le vicende umane oggi vanno tutte di fretta, che il mondo stesso corre, subisce un’accelerazione continua e non si riesce a individuare un punto, un tempo in cui riesca a rallentare?
Lo dicono i filosofi e chi ne fa le veci nei talk show; lo dicono i tuttologi nei libri e nelle riviste, lo dicono convinte le clienti della parrucchiera di mia moglie e, non ultimi, i miei pochi amici, ma solo quando sono stanchi di pensare e si uniformano al pensiero corrente.


Infine, se le corna quest’anno van di moda, ecco che io le esibisco e me ne vanto, diceva una canzonetta becera degli anni Sessanta: dunque, con tutto questo corri-corri generale, anch’io mi sbrigo a fare la mia parte perché, disse qualcuno che dimenticò di averlo proclamato, “chi si ferma è perduto!”.
Ecco, a me è riuscito di svincolarmi da questa immensa maratona, con il sentimento di rallentare pur soffrendo gli spintoni: ora sono tra gli ultimi, tra i decelerati, non so e non m’importa di sapere quanti siano dietro di me, figurarsi se patisco a causa di averne tantissimi davanti.
Io sono un indolente, non so se per indole o per convinzioni acquisite, facciamo pure metà e metà: non me ne dolgo e non me ne vanto. 
So di non essere all’ultima moda e neppure alla penultima; per fortuna, di me non s’interessa il filosofo, a cui appassiona la norma e non l’eccezione; capisco che la mia situazione non fa audience, per cui non corro il rischio di essere intervistato neppure da un giornale di provincia.
Dice uno dei tanti vocabolari on line per il lemma “indolente”: “aggettivo: incline a evitare quanto richieda uno sforzo fisico o un impegno; pigro, apatico, abulico, svogliato”, ma nel campo scientifico è dato come “che non provoca dolore”.
È sicuro che la seconda definizione sia quella più appropriata, le altre sono lontani sinonimi, usati con pressapochismo, alla leggera: io infatti, da indolente quale sono, mi rifiuto di indurre anche il minimo senso di disagio, sia in me stesso, che negli altri.
Che l’indolenza sia una virtù spirituale e propriamente civica io lo credo fermissimamente e sarebbe opportuno che si trovasse più diffusamente presente in chi ci guida politicamente, in considerazione delle apprensioni che stanno suscitando nei cittadini le difficoltà di comprendere cosa veramente abbia espresso il Popolo sovrano nelle ultime consultazioni elettorali.
Mi pare di comprendere che le perplessità dei politici, ivi compreso il Presidente, nascano dalla smania di avere subito un nuovo governo, inopportunamente convinti che quello nuovo possa
repubblica.it
essere meno pernicioso dell’attuale, laddove un comportamento indolente avrebbe dissolto il nervosismo delle parti in causa e smussato le frizioni parolaie.

Da me, se mai fossi stato al posto del Presidente, sarebbero stati convocati per primi quei giornalisti fantasiosi che riescono a ipotizzare soluzioni di governo oltre ogni limite di
compatibilità con la ragione: da essi avrei raccolto non meno di una dozzina di soluzioni tra quelle meno semplici e quelle veramente complesse, stante il fatto che banalmente agevoli non se ne vedono in circolazione ma, giunto allo stallo cui si è pervenuti negli giorni scorsi, o in presenza di uno più grave successivo a un non auspicato fallimento dell’asse DiMaio-Salvini, e di fronte alle pressanti richieste di un incarico al centro-destra criptovincente, avrei convocato non i vecchi capi di stato che tante ne hanno visto e poche capite, ma i peones dei partiti: ad uno ad uno li avrei chiamati, ma anche in coppia nel caso di coniugi o conviventi e consenzienti, e avrei fatto scegliere a loro la soluzione migliore, di fronte a quella dozzina individuata dalla stampa libera e immaginifica, dove le immagini sono tutte per ...lasciamo perdere!
I peones avrebbero espresso la rappresentata volontà popolare di cui sono portatori pro quota, infilando una delle biglie a loro disposizione, iridescentemente diversamente colorate, dentro l’ampolla dell’ipotesi governativa più gradita, assegnando la preferenza con il colore che va dal chiaro allo scuro o viceversa.
Chiaramente, il conto delle palline delle preferenza peonastiche sarebbe svolto dai corazzieri con la trasparenza consueta della piattaforma Rousseau, ma questo sarebbe stato all’ordine del giorno per il mese di ottobre p.v., perché la consulta di una decina di peones al giorno si sarebbe conclusa oltre la feria estiva.
dailypost.ng
E voglio vedere se, dopo cinque mesi di ripensamenti, qualche cresta non sarebbe stata smussata. Certo che ne avrebbe goduto lo spettacolo e l’informazione, con gli exit poll settimanali di Pagnoncelli e di Masia, i rendiconti nella Mezzora domenicale e tutte le altre invenzioni sul caso che ci avrebbero liberato dalle ansie della performance della nuova filosofia politica di Trump, che ha ribaltato l’acquisizione illuminista della forza della ragione in quell'altra che, rozza quanto si vuole e riassumibile in uno slogan che la gente tarda a capire, a causa della mostruosa semplificazione: la ragione della forza.
Se questa è la nuova civiltà verso la quale sta correndo il mondo, perché meravigliarsi se non mi affrango (ma dove l’ho scovato!) e non mi rammarico di essere indolente?

2 commenti:

  1. Signor Francu,condivido in pieno l'esaltazione dell'indolenza,infatti per salvaguardare il mio scarso equilibrio psichico ho smesso di guardare qualsiasi telegiornale e condivido anche il suo parere sulle elucubrazioni dei giornalisti.L'indolenza ci salverà?

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  2. Non so se ci salverà. L'indolenza, intanto, ci preserva. Ci mantiene in uno stato, se vuoi, di abbandono ma senza provare dolore. Come quando ci si dispone in una via laterale e il rumore del traffico sulla direttrice giunge affievolito. Ora, rimane da vedere se il parcheggio è temporaneo, nel senso che si pensa di riavviare il motore e di muoversi o, se invece, tende a protrarsi così a lungo, da sembrare una sosta permanente.

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