sabato 16 settembre 2017

CRONACHE DALLA TORRE DEI CORSARI

di Francu Pilloni



2.1 Attoppus / Incontri: Nicu Turreri


... le creste si rincorrono a me pare insensate... (youtube.com)
Mi piace sostare sul bordo della falesia in solitudine: contemplo il movimento delle onde, a volte quasi impercettibile, a volte violento. Quasi sempre mi dispone a un animo sereno, salvo quando le creste si rincorrono a me paiono insensate, senza costrutto, visto che poi si spengono e si riformano davanti, dietro, a dritta e a manca. Sento che il cuore mi si ferma in petto per poi accelerare senza freni subito dopo: provo distintamente dentro di me un senso di delusione, di apprensione, come capita quando ti si spiega una situazione, ma tu non riesci a coglierla comunque.
La voce del mare invece mi arriva gradita sempre, sia quando è un silenzio o uno sciacquio sommesso, che quando strepita. Il frastuono spazza via ogni mio pensiero e mi tiene con l’anima appesa, in attesa di qualcosa che non so definire. Per questo spesso tardo a distogliermi da quel piacevole inganno e non mi accorgo del tempo che passa.

Era la prima mattina dopo il maestrale. La brezza era leggera, il mare ancora in tumulto. Ero sceso molto presto, prima che il sole spuntasse: volevo godermi in solitudine quei momenti; dopo sarebbero arrivati i turisti in coppie giovani e romantiche o anche attempate e romantiche come avanti. Non mancavano le famiglie, le congreghe, i solitari con cane appresso.
Quando superai l’ultima balza prima del bordo del dirupo, ebbi la sorpresa di costatare che qualcuno aveva avuto la mia stessa idea.
Accidenti, era arrivato prima ancora di me!
Lo guardai senza far vedere, ma ebbi l’impressione che lui mi tenesse d’occhio già prima che mi accorgessi della sua presenza. Infatti era seduto, ma con le spalle rivolte al mare.
Infatti era seduto, con le spalle rivolte al mare (it.wikipedia.org)
- Salù! - bofonchiai, alzando la mano sinistra sino all’altezza della spalla. 
Questo salù è quanto di meno compromettente ci sia come saluto: mancando dell’ultima sillaba, può essere interpretato dall’interlocutore sia come “salute”, all’italiana, sia come “saludi”, alla sarda. Senza contare che Castigliani e Catalani si ci ritroverebbero tranquillamente. Un saluto mediterraneo, a quanto pare.
L’uomo alzò la sua mano sinistra, ma non proferì parola. Ora che lo guardavo senza reticenza, mi si rivelò in tutta la sua improbabilità: del viso scorgevo a malapena gli occhi, la barba e i capelli erano incolti come lana di pecora, bianchi e ondulati. Vestiva una sorta di corpetto liso, forse era d’orbace; dei pantaloni non saprei dire, solo che calzava i gambali di pelle sin sotto il ginocchio. Le scarpe erano borchiate con chiodi a testa larga, piramidale e rotonda, lucenti per l’uso continuo.
- Ha bisticciato col mare, vedo! - dissi sorridendo stentatamente, ignorando la possibile reazione di quel individuo.
- Dèu nossi. – rispose tranquillo – Seu beniu po biri sa Turri. E vosteti?
- Per vedere la Torre e per sentire il mare. - risposi sedendomi a tre metri da lui – E il mare non le piace?
- Su mari? Seu arrosciu de ddu castiai! - sorrise già captando il mio sconcerto – Dèu seu Giuannicu Pedru Luxori Fara(n)i, ma totus mi connoscint comente Nicu Turreri.
Fara(n)i, con la enne nasalizzata, corrisponde al cognome Fanari.
- Turreri per la Torre?
- Ellu! Dda bolis intendi totu sa storia?
- Purchè sia finita per l’ora di pranzo! - acconsentii.
- Deu fui braccaxu de s’edadi de cattodix’annus cun Concu Bissenti Antiogu. Candu hianta mortu sa guardia de sa turri, is Morus, sa turri fut abarrada chene castiadori.
- I Mori avevano ucciso la guardia?
- Sissi. Tres ddu hiant cassaus chi fuant drommius, unu si fut fuiu a cuaddu, ma hiat fadditu sa ‘ia e si fut perdiu. Dd’hiat cassau is Morus e dd’hiant accapiau. Dd’hiat agabbada in presoni, in Africa.
- E da allora la torre rimase incustodita?
- E ita timianta? Ch’ind’hessint furada? Custa turri no est serbida mai a nudda.
- Neanche per avvistare i pirati?
- Ah, po cussu vetti. Ma, e una borta chi ddus hiat appubaus in artu mari? A chini avvisasta? Ddu scit cantu tempus serbit po arribbai a Guspini? O a Arbus?
- Eh, credo molto. Anche a cavallo.
- E po cussu, pustis mortu, cominigheddu!
- E come si combina il fatto con il suo soprannome di Turreri?
- Alloddu: Concu Bissenti Antiogu, su meri de totu custu satu chi bit, m’hiat nau “Nicu, furria a sa turri e sorvellia su mari: candu has a biri navi moresca, pinniga su bestimanimi cara a riu Murtas e no ti fazzasta frigai de is Morus. Ddu scis chi, si ti cassanta,  ti crastanta?
- Spero non si sia fatto prendere! - risi io nel vedere il corruccio del suo viso al solo pensiero di essere castrato dai Mori.
- No creu! Hia nau a su meri: “Ascurtit, su meri. Lassaimì unu puddeccu e deu, candu biu sa navi moresca, curru a Arquentu e alluu unu fogu chi si biat in totu su Campidanu. Gei scit chi cussus fillus de bagassa incurzat a su notti, a scuriu, candu furriat sa luna. Su fogu asuba de Arquentu sarvat is biddas finzas a Uras, Marrubiu, Terraba, Mragaxori, Moguru e Masuddas. Po no nai de Gonnus e Biddaxidru.
- Bella trovata! - dissi con ammirazione.
- Eh, bella sì!
- Per quanti anni ha fatto la guardia?
- Prus de bint’annus. Pustis m’hat mortu unu cullieritanu fillu de bagassa chi si fut presentau a innoi comente braccaxu e invecis fut su coni de una fura de bestiamini.
- E l’ha ammazzato proprio quel cuglieritano?
- A traitoria, però. M’hat sparau de palas, canduchinò, facci po facci, dd’hia fattu a pezza de sartizzu!
- E la Giustizia?
- Sa Giustizia, narat? Nemus m’hiat agatau mortu; m’ind’hant hai papau is sirbonis! Hiant bogau a pillu sa boxi chi mi fui fuiu cun is baccas, chi fui deu su ladroni. Cumprendiu m’hadi?
Nicu Turreri alza gli occhi per vedere l’altezza del disco solare sull’orizzonte.
- Biu hat chi non est mancu ora de murzai? O prandeis a is noi oras, vusteti chi est sennori?
- Adesso mi volete prendere in giro. Senta, dove posso trovare qualche scritto che riguardi tutte queste storie?
- Sa storia de is poburus dd'hanti scritta in s’arena. Cantu creit ch’inci hapat postu su bentuestu po torrai a apparixai totu?
Tirai fuori di tasca il telefonino con la scusa di guardare l’ora. Si capisce che m’interessava molto di più fotografare Nicu Turreri.
- Ah, - dissi senza alzare gli occhi, concentrandomi sul telefonino – ah, se ci fossero stati questi aggeggi qui, quante morti evitate, quante ragazze rapite in meno da parte dei pirati moreschi!

Alzai gli occhi per mostrarglielo, ma Nicu Turreri non c’era già più.

1 commento:

  1. Signor Francu,come ha ragione a sostenere che il mare ci rende più sereni e,sopratutto,vivere il mare in solitudine.Continui con i suoi racconti che mi danno il conforto del mare che,in questo momento,non posso apprezzare.

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