mercoledì 15 novembre 2017

UNO STRAORDINARIO BRONZETTO ALL'ASTA. UN PESCE E LA FANTASTICA SCRITTURA 'CON' DEGLI SCRIBI NURAGICI. UN TALISMANO PER L’ETERNITA’.





 di Gigi Sanna 

 
fig.1

Prefazione


Va a merito del noto 'Forum' (1) di Leonardo Melis ma con il contributo fondamentale di Sa Craba (in realtà un altro 'animale', un segugio vero e proprio) aver portato l'attenzione, alcuni anni fa (11.X.2010), su di un reperto nuragico interessantissimo, venduto all'asta (2), come quello che riproduce in bronzo un pesce raffigurato in modo molto particolare. Infatti, l'immagine lo mostra con gli occhi 'chiaramente' molto pronunciati ' die Augen als Halbkugeln deutlich abgesetz' (3) (a globetto, direbbero gli archeologi) e con una sola pinna, quella caudale anch'essa molto pronunciata (descritta nella scheda di presentazione come 'estensione' sullo stomaco: Ein Fortsatzam Bauch). 



   Sono i detti particolari che, con la sagoma dell'animale, hanno indotto i forumisti a pronunciarsi sull'identità di esso, con un divertentissimo quanto serio scambio di opinioni, chi dicendo trattarsi di una sardina, chi di un muggine, chi di una sogliola, chi di una triglia, chi di un tonno, chi di altro non escludendo imprecisati pesci d'acqua dolce e non di mare. E' intervenuto anche Dedalonur, ma non per cimentarsi, saggiamente, sul non cimentabile, ma chiedendosi sull'autenticità del reperto. Domanda legittima anche se la serietà dell' asta pare da non mettersi in discussione: c'è un evidente, autorevole e chiaro giudizio sul reperto  (1981:H. Juchker, un esperto archeologo) con tanto di datazione ed esame, direi molto accurato, dell'oggetto.

    Ma l'autenticità di esso, la sua nuragicità indiscutibile, non è data tanto dalla forma e dalla qualità dell'oggetto che si dice, tra l'altro, essere stato trovato tra Nuoro e la costa occidentale della Sardegna. E' data dal fatto che in esso c'è, al solito stupendamente riportata a 'rebus' e con le sue tipiche norme, la scrittura nuragica che da tempo abbiamo chiamato 'con' o, se si vuole, metagrafica.  

 1. Il pesce nella simbologia dei popoli antichi: mesopotamici, egiziani, cananaicia, ebraici , ecc.
 Il pesce, lo si sa, anche perché la sua simbologia è stata ripresa dal Cristianesimo e per il fatto che è ancora oggi riferimento inconscio ad antichissime simbologie falliche (4),  è l'animale tra i più intriganti riferiti alla divinità, allusivi alle sue qualità. A tutti è nota la dea Atargatis dea siria (5) con simbologie relative al pesce e con le proibizioni ai fedeli di mangiare pesce:  culto molto vicino a quello di 'Asherah. Questa ultima divinità, quella con lo schema a Tanit, associata al sole, si trova raffigurata in Cartagine insieme al pesce. In Sardegna essa è testimoniata da moltissime (6) cosiddette Tanit, di produzione sicuramente nuragica, tra le quali spicca (fig.2) quella bronzea di S'Arcu 'e is Forros di Villagrande Strisaili. Sempre in questa località, il nome della divinità 'Asherah è scritta, con ogni probabilità, sulla superficie superiore dell'anfora o meglio del כד (lat. kadus,brocca) 'cananaico' in protocananaico (fig. 3). La dea vi compare come nome femminile di un dio androgino IL (7), padre di un 'gigante' nuragico (forse di nome ŠYŠQ  ’G) composto in semitico paleo ebraico e semitico sardo (8).

   Il pesce pittografico raffigurato in nuragico lo ritroviamo un'altra volta su di un supporto in pietra (9), ma stavolta in una sequenza consonantica (fig.4), pittografica ed ideografica di nove segni                
 fig.2               fig.3            

 fig.4

2. Il pesce, l'occhio, la coda, la pinna.  Lettura del bronzetto.


     Domandiamoci ora, osservando il disegno per benino: perché l'occhio del pesce è ' chiaramente' (deutlich)  così messo in evidenza? E perché, ancora, è messa in evidenza quella che appare invece poco chiaramente essere una pinna ventrale? E, buon ultimo, perché si raffigura il pesce? Solo come 'scontato' riferimento, simbolo della divinità o per qualche altro motivo?

    Riusciamo a comprenderlo se  non si sta nella superficie del 'senso', se andiamo nel profondo e consideriamo, forti della ripetizione, il solito modo di scrivere 'con' (o metagrafico) dei nuragici che, come ormai si è detto sino a stancare, era basato principalmente sulla forma, sul simbolo e sul suono. Quest’ultimo reso in maniera acrofonica.  

    Nella scrittura nuragica, che ha antichissime origini indirette 'protosinaitiche', già un singolo segno pittogramma (un toro, un serpente, un pesce, una colomba, una Tanit, un bastone, una testa, ecc.) di per sè manifesta, anche gli altri due aspetti di senso. Si veda la seguente tabella: 


      Pertanto, se noi prendiamo il pesce (qualsiasi tipo di pesce che noi possiamo disegnare), potrà indicare nella scrittura,dopo il suo essere 'pittografico' (la sua realizzazione  'realistica' o 'naturalistica' per immagine), anche la sua simbologia e il suono corrispondente. Pertanto anche quel pesce disegnato nella nostra tabella potrebbe notare certamente la lettera dalet, il suono della dentale 'd'. Ma potrebbe, più che riferirsi al nome (per l’acrofonia dalet), anche notare altro e alludere all'idea che universalmente si ha di un pesce e cioè quella d'essere 'muto'. Sempre che non si voglia dare all’animale il valore, parimenti esteso e noto, di ‘sano, brioso, guizzante’ oppure di 'prolifico' (10) 

   Quindi potremmo avere davanti agli occhi  un’immagine che suggerisce l’idea e fa dire: il pesce è 'muto'.  Ma c'è solo questo ‘dato’ (cosa che avrebbe del resto ancora poco o nessun senso) nel pesce nuragico di bronzo oppure il manufatto ci vuole comunicare qualcosa di più e di più importante, considerando cosa può consigliare un bronzetto nella scrittura metagrafica? Noi crediamo di sì, se si esamina il contenuto a rebus, cioè la scrittura nascosta e più complessa, quella che si ricava leggendo, nel modo più attento possibile, tutto quel pesce, sia il pesce in sé sia quello che in più comunica o può comunicare dai particolari, soprattutto se assai rimarcati.

     Partiamo ordinatamente dalla destra (11) e leggiamo:  pesce + occhio + coda e poi (tornando indietro, quasi con scrittura 'bustrofedica') + pinna.  Stiamo attenti però anche alle valenze dei singoli segni minori che vengono offerti dalla forma del pesce stesso e eventualmente sfruttati per ricavare altro suono, altre parole e ulteriore senso dall' artigiano scriba nuragico (12). Insomma, pensiamo al pesce solo come ‘pre -testo’. Pensiamo ad un oggetto che, offerto in voto, apparentemente anepigrafico, cioè privo di segni lineari (alfabetici) e quindi di ‘scrittura’, in realtà contiene un testo in un certo codice criptico a rebus per realizzare sempre ‘scrittura’. Una scrittura molto diversa ma scrittura.   


 Esaminiamo tutto un po' alla volta: pesce, occhio, coda, pinna. Abbiamo:

    -  il pesce: ideografia: muto. 

    -  l'occhio ('ayin אין) : acrofonia (ayin).

    -  coda  znb : acrofonia z(nb).

     Il risultato di pesce + occhio + coda, interpretati l’uno ideograficamente e gli altri due acrofonicamente   ci danno ‘muto,  più una voce molto comune nel nuragico e cioè 'oz' che in semitico significa forza, potenza (13). Quindi, unendo i due valori ottenuti, avremo: muta potenza


 Esaminiamo ora la coda: cosa ci può comunicare ancora? Consideriamola non per la sola semplice possibilità di darci senso fonetico per acrofonia (znb = z), come si è fatto, ma per cosa tutto può comunicarci e suggerirci ancora per via ideografica e/o numerologica. Innanzitutto ci dice che essa è lunata, bi-forcuta, cioè doppia. E ci dice anche che quella è la parte del pesce che spinge, che fa forza. Ma ciò che fa forza, che dà potenza, suscita energia, in virtù dell'idea che suggerisce, per i nuragici è sempre 'toro', sia che essa venga data da un albero di nave, dall' umbone di uno scudo, da una  pietra per trebbiare, da un solido in forma di cubo o di parallelepipedo (14), ecc. Quindi avremo toro + doppio, ovvero doppio toro.   

   Quindi riprendendo la precedente lettura e accrescendola con questa ricaviamo:

                                                      muta potenza del doppio toro

 Quale sia questa doppia muta potenza taurina non è difficile da capire nella ‘religio’ nuragica,  dato che il sole e la luna assieme costituiscono il doppio toro o il toro (’ag) della luce immortale (nr) che silenzioso trascorre in cielo (15) 


Ci resta da decifrare la 'strana' pinna che è solo apparentemente una pinna, la ‘cosa’ pinna’, in quanto è, soprattutto, la base, la predella (il sostegno) sulla quale sta il pesce da infilare sul foro della lastra e da saldare, rendere stabile o fisso, sull'altare votivo (16). Consideriamo ora che il supporto  in semitico si dice hdm. Acrofonicamente ricaviamo la lettera consonantica hē' che significa IL/LA /LUI/LEI (l’articolo o, forse, il pronome indicativo sia maschile che femminile). Aggiungiamo dunque quest'ultima alle altre due letture precedenti e otterremo:
   potenza (acr.) + muta (ideogr.) + doppio (numer.) + toro (ideogr.) +  il (acr.)  + il sostegno stabile (ideogr.) e cioè: il sicuro sostegno della potenza silenziosa del doppio toro.
   Quel bronzetto quindi altro non è e vuole essere che un oggetto apotropaico che contiene criptata, con scrittura magica, una frase sulla stabilità e la forza rassicurante della protezione divina. In essa c'è il credo fondamentale dei nuragici: yh (l'androgino)  è potenza luminosa soli lunare che dà prosperità, salute e vita. 

    Quindi quel 'semplice' pesce, che a noi moderni (distanti ormai anni luce da un certo modo di scrivere e di comunicare) può far solo discutere prosaicamente e ‘comicamente’ a vuoto - come si è discusso -  circa la sua identità tipologica e, al massimo, sulla sua generica simbologia religiosa, offre a rebus, secondo ben precise norme convenzionali (ideografia + numerologia + acrofonia), un testo religioso scritto. Diciamo quindi, ancora una volta, che 'con' un pesce disegnato in modo particolare, i nuragici operavano, con il loro sistema scrittorio, nello stesso identico modo degli egiziani:  disegnavano e plasmavano scrivendo e scrivevano disegnando e plasmando (17).

    Riteniamo a questo punto opportuno che il tutto, per somma chiarezza circa il modo di scrivere solito dei nuragici, ovvero con il metagrafico, possa meglio essere seguito  attraverso la seguente trascrizione e l'indicazione dei singoli significanti: 

   tab. 1                                 


(continua)
 Nel proseguo dell’articolo insisteremo sulla scrittura metagrafica  e sul significato ideografico del pesce ma servendoci del noto documento di Is locci -santus con aspetto più vicino a quella che noi intendiamo generalmente come ‘scrittura’. Infatti, si tratta di un documento in mix contenente sia scrittura epigrafica che scrittura metagrafica.  


Note e riferimenti bibliografici

1.      La notizia, anche se sensazionale, naturalmente non ebbe importanza alcuna per la cosiddetta 'scienza'  archeologica isolana e per le Sovrintendenze, per l'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e per il Ministero della P.I. ‘More solito’. Un 'pesciolino', un bronzetto nuragico sia pur di bellissima fattura, e cosa volete che sia! Inutile robetta, cianfrusaglia! Ne abbiamo da buttare esposti in tutti i musei dell'Isola! Un fastidio e basta. E' roba di tombaroli antichi, serve per aste di intoccabili e per i cosiddetti 'collezionisti' forestieri!

2.      Seltene opfergabe in fischgestalt. L. 12.5 cm. Bronze sardisch. Nuraghenzeit  9-7 Jh.v.C. Grosser Fisch mit spitzem Maul und gegalberter Schwanzflosse. Die Augen als Halbkugeln deutlich abgesetz. Über der gesamtem, als Grat gestalteten Rückenlinie und am Unterleib geritze Angabe der flossen. Ein Fortsatz am Bauch bildet den Übergang zum verzierten Gegenstand. Provenienz: Ehem. Slg.S.C., Tessin. Vorm. Wladimir Rosembaun ,vor 1981. Expertise H. Jucker, 28.2.1981 liegt vor. - Jucker verweist auf die Seltenheit und eine mögliche Lokalisierung zwischen Nuoro und der Wesküste. Vgl. Zum gerizten Flossen – Dekor die Gestaltung einer Stierstatuette sowie die Verzierung eines Armbands der Nuraghenzeit, Kat. Karlsruhe – 1980, 310. 351. 397. 424. Nr. 155.276. mit Abb.

3.      V. nota 2.

4.      V. Chevalier J. - Gheerbrant A., 1982 (seconda ed.), Dictionnaire des Symboles. Mythes, Rêves, Coutumes , Gestes, Formes, Figures, couleurs , Nombres, Laffont R/ Jupiter , pp. 773 -775.

5.     Nelson Glueck, 1937, "A Newly Discovered Nabataean Temple of Atargatis and Hadad at Khirbet Et-Tannur, Transjordania", in American Journal of Archaeology 41. 3 (luglio), pp. 361-376; Paul Louis van Berg, 1973, Corpus Cultus Deae Syriae (C.C.D.S.): les sources littéraires, Parte I: Répertoire des sources grecques et latines; Parte II: Études critiques des sources mythologiques grecques et latines, Leiden:Brill; Robert A. Olden, Jr, 1976, “The Persistence of Canaanite Religion”, in The Biblical Archaeologist 39.1 (March, pp. 31-36) p. 34. Per le fonti storiche si vedano Luciano, De Dea Syria e Diodoro Siculo,  II.4.2.

6.      Barreca F., 1986, Studi e Monumenti 3. La civiltà fenicio - punica in Sardegna, Delfino Sassari, pp. 155 – 170; Stiglitz A., Contributo alla realizzazione di un catalogo delle raffigurazioni del c.d. Tanit rinvenute in Sardegna, Quaderni della Soprintendenza archeologica per le provincie di Cagliari e Oristano, 16; Losi A. 2014, Il segno a Tanit su un coccio nuragico di Selargius, in Monte Prama Novas (23 marzo); Sanna G., 2016, Guarda guarda! Una ‘Tanit’ nuragica con testa quadrata!; in Maymoni blog (6 gennaio).

7.      Sanna G., Il documento in ceramica di Pozzomaggiore; in Melis L., Jenesi degli Urim, 159 -160.

8.      ŠYŠQ שישק  è nome biblico e ’ag (come parrebbero dimostrare alcuni documenti del Sinis di Cabras di cui diremo) potrebbe essere acrofonia di ’aleph + g ‘h געה  ( muggire).    

9.      Sanna G., 2004, Sardōa grammata. ‘ag ‘ab sa’an yhwh. Il dio unico del popolo nuragico, S’Alvure Oristano, 6.  pp. 256 -261; Pintore G., 2010, Lo strano caso del ‘brassard’ scomparso, in gianfrancopintore blog (18 novembre).

10.    I nuragici, così come faranno poi gli etruschi, sfruttano per il rebus tutte le potenzialità dei significanti. Vedremo da vicino, in dei prossimi articoli, questo espediente che consente,  per via ideografica, di dare il significato che si desidera circa il ‘pesce’ e addirittura, in uno stesso testo a rebus, un significato doppio (muto e vivace, brioso).

11.    Questo è in genere l’andamento preferito della scrittura del semitico. Ma il nuragico, come sappiamo, quasi non ha preferenze e mette in atto tutte le possibilità: destra/sinistra, sinistra/destra, alto/basso/ basso alto, in senso orario o antiorario, con l’ellisse o il cerchio.

12.    La scrittura nuragica, così come per gli egiziani, era frutto di lungo tirocinio scribale. Sono gli scribi sacerdoti che, nei santuari, studiano, controllano e dettano le convenzioni; sono essi che posseggono i rotoli di pelle ( le διφθέραι erodotee) con i repertori di tutti gli alfabeti; sono essi che inventano scrittura con il metagrafico; sono essi che insegnano a scrivere disegnando e a disegnare scrivendo; sono essi che inventano la scrittura sacra ‘a tutto campo’ e con ogni tipo di supporto (pietra, pelle, metallo, ceramica, sughero, legno, ecc.).

13.    Solitamente è la potenza di  ILI YHWH: Sanna G., 2016, Guarda Guarda! Una Tanit, ecc, cit.; in Maymoni blog (6 gennaio 2016); idem, G. Sanna, 2013, La bipenne bronzea scritta di S’arcu ‘e is forros di Villagrande Strisaili. La potenza (עז) di Il YHWH; in Monte Prama blogspot (8 ottobre); Losi A.,2013, Quanta scrittura c’era a S’Arcu ‘e is forros? in Monte Prama blogspot (28 ottobre)

14.    Per quest’ultimo caso si veda Sanna G.,2012, Il magnifico toro alato o bue api di Villaurbana; in gianfrancopintore blogspot (6 agosto).

15.    Vedremo tra non molto, con non pochi esempi tratti dall’etrusco, questa doppia potenza alata silenziosa costituita dal padre e dalla madre (androgino Tin/ Uni).

16.    La piombatura dei bronzetti, di tutti i bronzetti indistintamente, non è un fatto solo materiale ma spirituale in quanto anch’essa segno. Segno di scrittura sfruttato dallo scriba per notare la stabilità, la fermezza, la sicurezza  del sostegno (della divinità, dell’androgino yh). Gli Etruschi nei sarcofaghi riprenderanno l’idea del doppio sostegno o  sostegno certo, stabile ricorrendo, in genere, al topos del cuscino e dell’anello sigillo. V. Sanna G., 2017, Scrittura metagrafica dei sarcofaghi etruschi. Le Varianti ideogrammatiche. Fantasia e organicità; in Maymoni blog (8 febbraio).

17.    V. nota 12.           

4 commenti:

  1. Me lo ricordo bene questo bronzetto-straordinario anche solo per l'esecuzione: sai che non avevo pensato al documento di Is Locci Santus? eppure era lì da vedere.E pure il Dalet per pesce, se ne discute ancora per l'alfabeto semitico!

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  2. Lo so che se ne discute. Ma questa è una prova provata. La doppia lettura la assicura come tale. Quando mi daranno ragione (se me la daranno) saranno tutti briosi e zelanti nel citare questa persona insignificante. Cara Aba a me non interessa tanto stavolta il dato epigrafico, ma quello linguistico. Tanto che d'ora in poi 'provocherò' citando sempre questo documento come prmo documento della lingua sarda di matrice indoeuropea.

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  3. Gigi,poveri coloro che ti contestano,tue sese un omine tostorrudu e fai bene a combattere queste persone tanto"sapute"?!!

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  4. Ma io non intendo combattere quelle persone (e chi le vede più!) a cui alludi (ai tre o quattro irrecuperabili perché assurdi) ma combattere solo le difficoltà che ancora si oppongono ad una piena comprensione del fenomeno scrittura (che sia 'nuragica' o, adesso, quella etrusca che da essa dipende). E combattere anche per le difficoltà che ci saranno per trovare ed individuare nuovi documenti che corroborino il dato epigrafico -linguistico di Is Locci Santus. Non so se si sia capito: ora c'è una strada che ci porta a leggere documenti non solo in semitico ma anche in sardo indoeuropeo. Speriamo in una cosa sola: d'essere fortunati e che il caso di Is Locci Santus non resti del tutto isolato, una 'eccezione' vera e propria.

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