di Atropa Belladonna
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sabato 4 marzo 2017
giovedì 29 dicembre 2016
Il re-pastore-di-uomini e le "società delle case": dal nuraghe al bayit
di Atropa Belladonna
[..] Non ci può essere una "società delle case" senza le case, con le relazioni che si instaurano tra gli edifici, i cimeli, le ossa e le ricchezze materiali. Allo stesso modo non può esistere una società delle case senza legami di sangue, spiriti degli antenati e vincoli di affinità. In altre parole i membri femminili e maschili di una "casa" sono solo pedine di una strategia che mira a preservare e a potenziare il retaggio fisico e morale della "casa" [..] (1).
[..]Rispetto al clan e al lignaggio, la "casa" possiede alcune caratteristiche distintive che si possono enumerare come segue: la casa è 1) una persona morale, che 2) detiene una proprietà o dominio 3) comprendente beni sia materiali che immateriali; essa 4) si perpetua attraverso la trasmissione del proprio nome, delle sue ricchezze e dei suoi titoli in linea reale o fittizia, e tale trasmissione 5) è considerata legittima a condizione che possa tradursi nel linguaggio della parentela o dell'alleanza, o 6) più di frequente di entrambi[..] Da: http://www.treccani.it/enciclopedia/parentela_(Enciclopedia-delle-scienze-sociali)/
[..] Non ci può essere una "società delle case" senza le case, con le relazioni che si instaurano tra gli edifici, i cimeli, le ossa e le ricchezze materiali. Allo stesso modo non può esistere una società delle case senza legami di sangue, spiriti degli antenati e vincoli di affinità. In altre parole i membri femminili e maschili di una "casa" sono solo pedine di una strategia che mira a preservare e a potenziare il retaggio fisico e morale della "casa" [..] (1).
[..]Rispetto al clan e al lignaggio, la "casa" possiede alcune caratteristiche distintive che si possono enumerare come segue: la casa è 1) una persona morale, che 2) detiene una proprietà o dominio 3) comprendente beni sia materiali che immateriali; essa 4) si perpetua attraverso la trasmissione del proprio nome, delle sue ricchezze e dei suoi titoli in linea reale o fittizia, e tale trasmissione 5) è considerata legittima a condizione che possa tradursi nel linguaggio della parentela o dell'alleanza, o 6) più di frequente di entrambi[..] Da: http://www.treccani.it/enciclopedia/parentela_(Enciclopedia-delle-scienze-sociali)/
martedì 20 dicembre 2016
IL BRONZETTO DI SANTA LULLA DI ORUNE: un'analisi interpretativa
di Angelo Ledda
Si veda anche il seguente link
1. Considerazioni generali
Si veda anche il seguente link
1. Considerazioni generali
In un precedente articolo ho ipotizzato che una buona
parte delle sculture nuragiche registrino nella loro figura alcune
fasi di quelli che Van Gennep ha definito “riti di
passaggio” [1], ovvero quei riti che accompagnano ogni modificazione di posto, di stato, di
posizione sociale e di età.
Se lette con questo sguardo, queste sculture ci mostrerebbero allora, le fasi di una sequenza che prevede:
1. una fase di separazione;
2. una fase liminale (da limen, confine) o
di margine;
3. una fase di aggregazione;
La fase liminale è quella sulla quale mi sono
maggiormente concentrato, riferendomi sia alle figure inserite da Lilliu
nello Stile Ornamentale-Planare e che possiamo dire essere
“mascherate” (o rivestite di signa e 'sepolte da una spessa incrostazione rituale'), sia quelle "caricaturali-animalesche", ovvero figure fisicamente
“transitorie”, non più umane ma non ancora bestiali, o talvolta prive dei caratteri del
volto.
Il ragionamento muove dalla
considerazione che entrambi i tipi di figure, anche quando differenti sotto il profilo espressivo e iconografico, non siano separabili perché ne condividono la stessa visione.
lunedì 19 dicembre 2016
Realismo grottesco e liminalità nelle sculture sardo-nuragiche
di Angelo Ledda
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| Fig. 1. Capo-tribù (Lilliu, 1966) |
1. Questione di 'stile'
I bronzi nuragici (detti bronzetti) sono stati catalogati e analizzati da Giovanni Lilliu nel suo celebre Sculture della Sardegna Nuragica del 1966 [1], sistematizzazione e approfondimento di quanto anticipato in occasione della mostra di Venezia del 1949, nel quale l'archeologo propose una prima classificazione stilistica ed una riflessione sull'arte nuragica secondo le categorie del barbarico e dell'anticlassico [2].
I bronzi nuragici (detti bronzetti) sono stati catalogati e analizzati da Giovanni Lilliu nel suo celebre Sculture della Sardegna Nuragica del 1966 [1], sistematizzazione e approfondimento di quanto anticipato in occasione della mostra di Venezia del 1949, nel quale l'archeologo propose una prima classificazione stilistica ed una riflessione sull'arte nuragica secondo le categorie del barbarico e dell'anticlassico [2].
Dalla proposta del 1949 - che distingueva i bronzetti in
tre stili differenti (Stile Uta, Stile Abini, Stile
Barbaricino-Mediterraneizzante) - nel 1966 il Lilliu è passato a
soli due gruppi, ottenuti dall'accorpamento dei primi due (ora Stile
Uta-Abini), all'interno del quale ha continuato a
riconoscervi alcune differenze, tali da indurlo a formare due sottogruppi: Gruppo
Geometrico-Lineare e
Gruppo Ornamentale-Planare.
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toro di luce,
toro luminoso
venerdì 16 dicembre 2016
Lo chiamavano Il Pensatore....
di Atropa Belladonna
Figura 1. A e B, immagini del pensatore di Canaan (2000 a.C.) (1), trovato nel 2016 a Yehud (attuale Israele). C e D, lo straordinario bronzetto dall'area cultuale nuragica di Sant'Anastasia (Sardara, CA), pubblicato da Ugas nel 2012 (2,3). Entrambi sono pezzi unici. La composizione cananea, in ceramica, è alta 18 cm. Del bronzetto nuragico non sono stati resi noti dettagli.
Lo scorso novembre Live Science ha reso nota la scoperta di un vasetto in ceramica durante gli scavi a Yehud, sormontato da una scultura antropomorfa apparentemente aggiunta in un secondo tempo. Il vasetto è tipico dell'epoca (2000 a.C.), l'insieme non lo è per nulla: questo pezzo è un unicum. Il contesto di ritrovamento è funerario, e messi davanti alla necessità di qualche definizione (perchè in Israele con la divulgazione archeologica non scherzano!) gli archeologi responsabili degli scavi lo hanno chiamato Il Pensatore, definizione subito ripresa da altri siti web che lo accostano al Pensatore di Rodin.
Ora navighiamo nel tempo e nello spazio, attraversando il Mediterraneo verso ovest: nel famoso sito nuragico cultuale di Sant'Anastasia, in un momento imprecisato del secolo scorso, emerge un bronzetto, sconosciuto ai più: non è meno straordinario del Pensatore cananeo; non ne conosco le dimensioni, so solo che Giovanni Ugas lo ha pubblicato nel 2012, con la didascalia: "Sant'Anastasia di Sardara: bronzetto raffigurante la stilizzazione di un edificio su cui siede un personaggio in atto di libare" (2, pg. 81). Nel testo scrive: "Restituisce l'impianto circolare e il tetto conico della sala del consiglio una preziosa miniatura in bronzo proveniente dall'areea santuariale di Sant'Anastasia a pianta circolare e tetto conico aggettante" (2, pg. 78). E alla nota nr. 2: "Il modellino di edificio era probabilmente l'acroterio di un vaso o di una base d'altare dove si innestava con tre suoi perni (Ugas 2009a, p.44, fig. 21; b, p.176, fig. 4). per la sua forma richiama gli ossuari a foggia di capanna proto-villanoviani e laziali del Bronzo Finale e degli inizi del I Ferro" (2, pg. 94).
Figura 1. A e B, immagini del pensatore di Canaan (2000 a.C.) (1), trovato nel 2016 a Yehud (attuale Israele). C e D, lo straordinario bronzetto dall'area cultuale nuragica di Sant'Anastasia (Sardara, CA), pubblicato da Ugas nel 2012 (2,3). Entrambi sono pezzi unici. La composizione cananea, in ceramica, è alta 18 cm. Del bronzetto nuragico non sono stati resi noti dettagli.
Lo scorso novembre Live Science ha reso nota la scoperta di un vasetto in ceramica durante gli scavi a Yehud, sormontato da una scultura antropomorfa apparentemente aggiunta in un secondo tempo. Il vasetto è tipico dell'epoca (2000 a.C.), l'insieme non lo è per nulla: questo pezzo è un unicum. Il contesto di ritrovamento è funerario, e messi davanti alla necessità di qualche definizione (perchè in Israele con la divulgazione archeologica non scherzano!) gli archeologi responsabili degli scavi lo hanno chiamato Il Pensatore, definizione subito ripresa da altri siti web che lo accostano al Pensatore di Rodin.
Ora navighiamo nel tempo e nello spazio, attraversando il Mediterraneo verso ovest: nel famoso sito nuragico cultuale di Sant'Anastasia, in un momento imprecisato del secolo scorso, emerge un bronzetto, sconosciuto ai più: non è meno straordinario del Pensatore cananeo; non ne conosco le dimensioni, so solo che Giovanni Ugas lo ha pubblicato nel 2012, con la didascalia: "Sant'Anastasia di Sardara: bronzetto raffigurante la stilizzazione di un edificio su cui siede un personaggio in atto di libare" (2, pg. 81). Nel testo scrive: "Restituisce l'impianto circolare e il tetto conico della sala del consiglio una preziosa miniatura in bronzo proveniente dall'areea santuariale di Sant'Anastasia a pianta circolare e tetto conico aggettante" (2, pg. 78). E alla nota nr. 2: "Il modellino di edificio era probabilmente l'acroterio di un vaso o di una base d'altare dove si innestava con tre suoi perni (Ugas 2009a, p.44, fig. 21; b, p.176, fig. 4). per la sua forma richiama gli ossuari a foggia di capanna proto-villanoviani e laziali del Bronzo Finale e degli inizi del I Ferro" (2, pg. 94).
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venerdì 22 luglio 2016
Corrispondenze micro e macrocosmiche nel simbolismo ofidico.
di Matteo Corrias
Entro il
contesto delle concezioni psico-fisiologiche greche e romane arcaiche,
l’immagine del serpente si trova regolarmente associata, nello specifico
impiego contestuale che è possibile registrare nelle fonti, all’elemento psichico dell’uomo. Come abbiamo avuto a
più riprese modo di sottolineare, l’anima
(yuché) in quanto principio
vitale era collegata ad una precisa sostanza (tutti i generi di liquido chiaro)
che è presente all’interno dell’organismo umano – e in particolare nel cranio
(il cervello), nella colonna vertebrale (il midollo), nell’addome (l’adipe
sottocutanea e l’omentum che ricopre
i visceri), nelle articolazioni (il liquido
martedì 12 luglio 2016
TERATOMANZIA E LOGICA GEROGLIFICA: a un passo dall'impossibile [2]
di Angelo Ledda
Vedi prima parte: Organismi e meccanismi "mostruosi": a un passo dall'impossibile [1]
Vedi prima parte: Organismi e meccanismi "mostruosi": a un passo dall'impossibile [1]
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| Fig. 1: Il ritorno di Efesto all’Olimpo (Caraffa Ionica, 525 a.C. ca., B.C. Vienna). |
In
un precedente contributo ho introdotto la tematica del “mostruoso”
e dell'ibridismo nel tentativo
di mettere in luce la differenza tra il corpo inteso come
“organismo” e quello inteso come “meccanismo”[1].
Nella tab.1 ho provato a schematizzare
i due modi di intendere il corpo “mostruoso” nel campo delle arti
visive, pur consapevole delle possibili variabili e interrelazioni
tra i tipi.
Nel
rigo 1 ho indicato quelle opere prodotte dall'uomo che intendono
volutamente raffigurare un essere
“mostruoso” (o ibrido e deforme) in modo analogico, derivandolo da un modello già
esistente. [2]
domenica 15 maggio 2016
L'importanza di capire un capitello
di Sandro Angei
Domenica 8 maggio in occasione di "Monumenti aperti" ho avuto modo di visitare per la prima volta la chiesa del Santo Spirito che si trova in Oristano lungo la via San Francesco, poco distante dalla chiesa di San Francesco.
giovedì 28 aprile 2016
ORGANISMI E MECCANISMI "MOSTRUOSI": a un passo dall'impossibile [1]
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| Fig. 1. Daniel Lee, Manimals (1993) - Immagine tratta da questo sito |
In un saggio di Francesca
Alfano Miglietti dal titolo “Corpo scelto. Ibridi e Trasfigurazioni nell'arte contemporanea” - nel parlare di iper-corpo e di
immagini mediche capaci di rendere trasparente la nostra interiorità
organica - l'autrice sottolinea che nell'età contemporanea,
attraverso gli impianti e le protesi, si rendono confusi i confini
tra specie minerali e viventi e “diventa sempre più labile la
differenza che fin ora ha caratterizzato ciò che nasce da ciò che
viene prodotto, la distinzione tra organismo e meccanismo”. [1]
martedì 29 marzo 2016
lunedì 28 marzo 2016
La testa di toro litica, un tempo murata in un nuraghe
Nota ripresa da Monte Prama Novas: https://www.facebook.com/notes/monte-prama-novas/la-testa-di-toro-litica-un-tempo-murata-in-un-nuraghe/1085163514856925
da l'Unione Sarda di sabato 19 novembre 2011
da l'Unione Sarda di sabato 19 novembre 2011
Per la Pro Loco era stato un impegno irrinunciabile, censire il grande patrimonio archeologico di Gesico. L'avevano promesso, l'hanno mantenuto. Non pensavano, però, di incappare in qualcosa di straordinario.(...) "Il territorio delle scoperte è quello del cosiddetto sistema Monte Corona, oggi San Mauro, attorno al quale si sviluppa il sito di interesse comunitario. Un luogo circondato da migliaia di coppelle, canaletti e vaschette di varie dimensioni, incise sulle rocce presenti nell'area", spiega il presidente della Pro Loco Carlo Carta. (....) "Una scultura su pietra raffigurante la testa cornuta di un bovide rivolta all'indietro. Una lavorazione di pregio, realizzata con uno strumento litico su un masso pesante circa 250 kg.
mercoledì 6 gennaio 2016
Guarda guarda! Una ‘Tanit’ nuragica con la testa quadrata!
sabato 10 ottobre 2015
Il "paesaggio scritto" degli Egizi: l'architettura della luce
di Atropa Belladonna
"This hierophany replicates – yes, WRITES - the very same name as
the Khufu project in the sky once a year[..] in ancient Egypt, invention in sacred architecture and invention in sacred writing were
mutually interchangeable. Interestingly enough,
this interplay can be brought to yet an higher level of sophistication,
that of the written landscape [..]" (1) (fig. 1).

Fig.1: sin., l'orizzonte a Giza: al solstizio d'estate il sole visto dal tempio
della sfinge tramonta a metà strada tra la piramide di Khafre e quella di
Khufu. Secondo diversi studiosi di archeoastronomia questo è un
maxi-geroglifico che usa sia l'architettura che il paesaggio per riprodurre la
parola "orizzonte" (dx.). Da: che G. Dash, The Horizon At Giza, AERAGRAM, Vol. 12 No. 2 (Fall 2011), 9
giovedì 3 settembre 2015
L'INAFFERRABILE VISIONE
di Angelo Ledda
A Francu,
mastru fungudu
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| Foto 1: volto di "Pugilatore" di Monte Prama. Si osservino gli occhi perfettamente concentrici (Foto di Giacomo Mulas) |
Per
Bernardini quelli dei Giganti di Monte Prama sono occhi che
accentuano
la loro carica sovrumana e simbolica:
“occhi congelati, che certo non guardano il mondo degli uomini ma
fissano il tempo del mito” [1], ma a mio parere, quei doppi cerchi perfetti - oltre ad essere
lì a dirci che gli scultori non avevano affatto in mente una rappresentazione "realista" - paiono piuttosto occhi
allucinati. (foto 1)
È
questo il termine che impiega Lilliu per descrivere gli occhi di
alcuni bronzi figurati [2] e lo riprendo qui nel suo pieno senso etimologico.
martedì 16 giugno 2015
Simbolismo cosmico della lettera resh
di Matteo Corrias
Come è noto, il grafema resh negli alfabeti semitici antichi () trae origine dall’evoluzione di un primitivo pittogramma raffigurante una testa umanai, e nell’alfabeto fenicio (quindi in quello greco) assume la forma di un’asta verticale sormontata e chiusa da un occhielloii. In questo modo il simbolo sviluppa ed esplicita quel valore eminentemente macrocosmico già implicito nel simbolismo originario e – direi quasi – “biologico” che al capo umano in quanto centro e deposito del principio vitale è unanimemente attribuito dalle culture arcaicheiii: l’unione dell’asta e dell’occhiello schematizza infatti nella sua forma più elementare uno dei composti simbolici più universalmente diffusi ed operanti, che si declina nelle differenti varianti dell’Axis Mundi, della “Colonna Solare”, dell’Albero della Vita, della Scala Paradisi, della cruna dell’ago, del carro, dell’ “occhio della cupola”, dell’ “Uomo cosmico”, del monogramma di Cristo costantiniano, e fors’anche della croce ansata (Ankh) egiziaiv.
mercoledì 20 maggio 2015
L'Altro di fronte a sé: aggiornamento
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| foto 1: alcuni bronzetti nuragici che compiono il "gesto del saluto" |
Nel
gennaio 2015 il blog Monte Prama pubblicava un post dal titolo
“L'Altro di fronte a sé”
sabato 9 maggio 2015
I "colori" dei generi in Egitto: un codice sì, ma fluido
di Atropa Belladonna
"Egyptian artworks, governed by a canon that included skin color specifications, should be
understood ascultural expressions that allow specific productions to communicate broader concepts." (1)

Figura 1. Tomba di Nenkhefetka, ca. 2450 a.C.; immagine da questo sito, Oriental Institute, University of Chicago,
OIM 2036 A-B
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