martedì 19 maggio 2026

Sardegna-Mont'e Prama e Mont'e Palla e l’asse di Monte d’Accoddi

 

di Stefano Sanna

 

Vedi anche Il Triangolo Sacro del Sinis. Mont’e Prama, Mont’e Palla e Mont’e Trigu : altari prima della pietra?  

Sardegna-Il Triangolo Sacro del Sinis e il richiamo del cielo (Parte 2)  

 


 

 

Ci sono luoghi che, una volta visitati, continuano a lavorarti dentro per anni.
Uno di questi, per me, è senza dubbio Monte d'Accoddi.

Quando visitai questo straordinario sito prenuragico della Sardegna settentrionale, ciò che mi colpì maggiormente non fu soltanto la sua forma monumentale — unica nel Mediterraneo occidentale — ma soprattutto il suo orientamento nel paesaggio.

 

Il monumento unico di Monte d’Accoddi, che si trova in una pianura , è un esempio di architettura prenuragica che ricorda le ziqqurat mesopotamiche

 

Un’impressione rimasta nella memoria.
Un dettaglio apparentemente marginale… fino a quando non ho deciso di verificare.


 

E il risultato è sorprendente.

Tracciando una linea perfettamente nord-sud dal centro dell’altare di Monte d’Accoddi, questa passa incredibilmente attraverso il centro  di due dei colli più enigmatici del Sinis:

  • Mont’e Palla
  • Mont’e Prama  

 








Tre luoghi distanti decine e decine di chilometri, ma apparentemente collegati da uno stesso asse geografico.
  • Monte d’Accoddi
  • Mont’e Palla
  • Mont’e Prama

condividono quasi lo stesso meridiano, cioè una longitudine estremamente simile:

  • Monte d’Accoddi → 8°26’55.08” E
  • Mont’e Palla → 8°26’55.74” E
  • Mont’e Prama → 8°26’55.41” E

La differenza è minima, parliamo di pochi decimi di secondo d’arco. Questo significa che i tre siti risultano praticamente allineati lungo un asse Nord-Sud.

La parte affascinante è che:

  • Monte d’Accoddi è uno dei più enigmatici complessi prenuragici del Mediterraneo;
  • Mont’e Prama è il più grande complesso scultoreo nuragico conosciuto;
  • Mont’e Palla,  potrebbe avere una funzione rituale o simbolica legata al paesaggio sacro del Sinis.

 

Forse si tratta soltanto di una coincidenza geografica.
Forse no.

Ma quando un’antica struttura come Monte d’Accoddi, uno dei luoghi più enigmatici del Mediterraneo prenuragico, sembra proiettare il proprio asse verso il cuore del Sinis, attraversando quasi perfettamente Mont’e Palla e Mont’e Prama, allora il dubbio diventa inevitabile.

Non stiamo parlando di fantasia, ma di osservazione del territorio.
Di linee reali.
E se davvero quei colli del Sinis fossero stati modellati, adattati o scelti in epoche remotissime per funzioni rituali e simboliche, allora questa straordinaria coerenza geografica potrebbe non essere casuale, ma parte di una visione molto più ampia del paesaggio sacro della Sardegna antica.



lunedì 18 maggio 2026

Sardegna-Il Triangolo Sacro del Sinis e il richiamo del cielo (Parte 2)

 Di Stefano Sanna 

 


 

 


Qualche giorno fa avevo pubblicato su questo blog un articolo dal titolo “Il Triangolo Sacro del Sinis. Mont’e Prama, Mont’e Palla e Mont’e Trigu: altari prima della pietra?”.

Dopo la pubblicazione, alcuni amici della pagina Facebook mi hanno invitato a spingere l’osservazione ancora oltre, suggerendomi di confrontare la disposizione dei tre colli con alcune configurazioni stellari visibili nel cielo del Sinis.

Da questa verifica è emersa una coincidenza davvero sorprendente.
Le proporzioni e l’orientamento del triangolo formato da Mont’e Prama, Mont’e Palla e Mont’e Trigu sembrano richiamare il cosiddetto Triangolo Estivo, il grande asterismo composto dalle stelle Vega, Deneb e Altair.

Naturalmente non si tratta di una prova definitiva, né si può parlare con certezza di una progettazione astronomica intenzionale. Tuttavia la corrispondenza geometrica appare abbastanza coerente da meritare attenzione.

CONTINUA.... 

 

 


giovedì 14 maggio 2026

Il Triangolo Sacro del Sinis. Mont’e Prama, Mont’e Palla e Mont’e Trigu : altari prima della pietra?

 di Stefano Sanna

 


 

Per anni ho camminato in lungo e in largo nel Sinis.
Non come semplice osservatore, ma con uno sguardo attento, quasi ostinato, rivolto ai dettagli. Soprattutto al paesaggio che circonda Mont’e Prama.

Osservazione dopo osservazione.Stagione dopo stagione.
Camminando nel cuore del Sinis, tra luce, vento e pietra, è emerso un elemento difficile da ignorare.

All’inizio poteva sembrare soltanto una coincidenza.Una suggestione del paesaggio.
Ma col passare degli anni, confrontando profili, orientamenti, perimetrazioni e geometrie naturali, quella sensazione ha iniziato a trasformarsi in qualcosa di molto più profondo.

La somiglianza tra Mont’e Prama e Mont’e Palla appare oggi sorprendente.

Non si tratta semplicemente di due colli.
Le loro forme, le proporzioni, la presenza di aree rialzate e l’impressione di antiche rampe dove sulla sommità dei colli potrebbero essere stati edificati dei luoghi di culto ,sembrano raccontare una storia dimenticata, impressa nel territorio stesso.

Bisogna però considerare un aspetto fondamentale:
sono passati millenni.

Il tempo, l’erosione, il vento, le piogge e l’intervento dell’uomo hanno inevitabilmente modificato il paesaggio originale.Molti dettagli potrebbero essere stati cancellati o attenuati nel corso dei secoli. Eppure, nonostante tutto, certe linee continuano ad affiorare.

È come se il territorio conservasse ancora la memoria della sua forma antica.

Un occhio distratto vede semplici rilievi naturali.
Un occhio attento, invece, riesce ancora a percepire geometrie, simmetrie e orientamenti che sembrano andare oltre il caso.


 

 
 

 Non si tratta soltanto di una somiglianza visiva.
Analizzando le forme dall’alto, i due colli mostrano una perimetrazione incredibilmente simile, quasai fossero stati modellati secondo uno schema preciso

 
 





Un dettaglio che colpisce osservando il paesaggio del Sinis dall’alto è la sorprendente somiglianza dimensionale tra Mont’e Prama e Mont’e Palla.
Entrambi i colli presentano infatti una larghezza di circa 500 metri, un dato che emerge chiaramente confrontando le proporzioni delle due alture .


 Mont’e Trigu.

Un colle che, osservato dall’alto, sembra inserirsi nel paesaggio con una forma tutt’altro che casuale.

La sua struttura appare compatta, dominante, quasi isolata rispetto alla pianura circostante. Ma il dettaglio più affascinante si trova sulla sommità: un possibile coronamento di pietre che sembra seguire il profilo superiore del rilievo.Antico Altare?


 


 

Un’ipotesi audace, certo, ma che trova riscontro in molte altre testimonianze nel mondo, dove rilievi naturali sono stati modificati e adattati a funzioni rituali, assumendo l’aspetto di veri e propri altari.

 Silbury Hill – Inghilterra . Colle artificiale preistorico 
Pur essendo costruito dall’uomo, dimostra quanto il concetto di “montagna sacra” fosse centrale nelle società antiche.

 

 

Il Triangolo Sacro del Sinis

 I tre colli emergono come punti chiave di un disegno che potrebbe cambiare il modo in cui osserviamo questo territorio.

Mont’e Prama.
Mont’e Palla.
Mont’e Trigu.

 


 

Uniti da linee ideali, formano un triangolo quasi perfetto nel paesaggio. Una figura geometrica che, osservata dall’alto, colpisce immediatamente per equilibrio, orientamento e posizione reciproca.


 

Ma nell’antichità il triangolo non era una figura qualunque.

Era simbolo di equilibrio cosmico, connessione tra cielo e terra, manifestazione del sacro. In molte civiltà antiche le geometrie nel territorio avevano un significato preciso: delimitavano aree rituali, percorsi iniziatici, spazi legati al culto astronomico.

Cabras (Or)
Museo civico "Giovanni Marongiu"
modello di Nuraghe con il simbolo del triangolo.

 Di seguito alcune forme di Nuraghi ...

Nuraghe Santu Antine - Torralba

 

Nuraghe Losa-Abbasanta

Ma c’è un altro elemento, forse ancora più significativo: l’orientamento.

i terrazzamenti naturali dei due colli sembrano indicare direzioni ben precise.
Mont’e Prama appare orientato verso il solstizio d’estate, mentre Mont’e Palla sembra rivolgersi al solstizio d’inverno. Due punti estremi del ciclo solare, due momenti fondamentali per tutte le culture antiche legate all’osservazione del cielo.

il cerchio di colore rosso indica il punto in cui è stata scatatta la foto al tramonto nel giorno del solstizio d' estate il 21 giugno
 

Mont' e Palla : alba del solstizio d' inverno

 

 

Se questa lettura fosse confermata, lo scenario cambierebbe radicalmente.

Gli occhi delle statue di Mont’e Prama, caratterizzati da quei cerchi concentrici così distintivi, potrebbero non essere soltanto un elemento stilistico, ma un richiamo simbolico preciso: il sole. Un culto solare, radicato nel paesaggio stesso, non solo nei manufatti.


 

A questo punto, diventa sempre più plausibile una nuova interpretazione:
e se le statue non fossero originariamente collocate lungo le tombe, ma sulla sommità del colle dove era presente un Tempio?

Una presenza dominante, visibile, rivolta verso l’orizzonte e verso il cielo.
Un dialogo diretto tra terra e sole, tra paesaggio e simbolo.

 Per decenni abbiamo dato per scontato un modello: l’uomo preistorico costruisce.
E costruendo lascia tracce. Blocchi, mura, templi.Ma se fosse il contrario?

Se le prime architetture sacre non fossero nate dalla pietra…
ma dalla terra stessa?

 Immaginiamo una fase precedente, invisibile all’archeologia tradizionale.

Un’epoca in cui:

  • non si costruiscono ancora monumenti in blocchi

  • ma si modellano colline, terrapieni, rilievi naturali

  • si scelgono forme già esistenti e le si adatta

Non restano muri.
Non restano templi.

Rimane solo il paesaggio.

Continua...Sardegna-Il Triangolo Sacro del Sinis e il richiamo del cielo (Parte 2)  




sabato 9 maggio 2026

SARDEGNA-SINIS , ALTOPIANO DI "SU PRANU ": IL LiDAR STA RIVELANDO IL PAESAGGIO NASCOSTO DEL SINIS?

 Di Stefano Sanna

 

 



Qualche tempo fa, in questo blog , scrivevo un articolo dal titolo provocatorio ma allo stesso tempo profondamente legato alle anomalie del territorio del Sinis:In Sardegna riaffiora " La città perduta". Nel Sinis un nuovo affascinante pezzo di archeologia: un insediamento senza precedenti a livello di dimensioni ".

Altopiano del Sinis :"Su Pranu"


numerosi Nuraghi presenti sull'altopiano

veduta aerea dell'altopiano

massi enormi allineati a formare cerchi perfetti a segnare capanne , quartieri


 Molti lessero quelle parole come una semplice suggestione.

Altri le considerarono un’esagerazione.
Eppure, col passare del tempo, nuove osservazioni sul paesaggio stanno riportando alla luce dettagli che meritano attenzione.

Oggi, grazie alla tecnologia LiDAR e al lavoro del giovane laureato in ingegneria ambientale Francesco Corda, emergono immagini straordinarie dell’altopiano di Su Pranu, nel Sinis di Cabras.

Immagini che sembrano mostrare qualcosa di più di semplici irregolarità naturali.

 

Le elaborazioni realizzate da Francesco Corda mostrano infatti numerose anomalie topografiche nell’area di Su Pranu:

  • linee rettilinee;
  • delimitazioni;
  • rilievi geometrici;
  • possibili piattaforme;
  • concentrazioni di strutture difficili da interpretare come semplici casualità naturali

Altopiano di "Su Pranu", visto con la tecnologia LiDAR

 

 

La tecnologia LiDAR (Light Detection And Ranging) consente di leggere le micro-variazioni del terreno attraverso impulsi laser, rivelando strutture invisibili a occhio nudo.

l'area contaseegnata dai trattini in rosso identifica una probabile struttura archeologica

 

linee rettilinee

 

Qualcuno probabilmente storcerà il naso davanti alla pubblicazione di queste immagini LiDAR, sostenendo che possano favorire scavi clandestini.È una preoccupazione comprensibile.
Ma bisogna chiarire un punto fondamentale:nelle immagini diffuse non vengono indicati punti GPS, coordinate precise o riferimenti dettagliati utili a individuare un sito specifico.La divulgazione culturale non deve essere confusa con l’incitamento al saccheggio.

Anzi.

Molto spesso è proprio il silenzio a favorire l’abbandono, il degrado e l’indifferenza verso il patrimonio storico.

Far conoscere il territorio significa:

  • aumentare la consapevolezza;
  • stimolare interesse scientifico;
  • creare attenzione pubblica;
  • proteggere il paesaggio attraverso la conoscenza.

Nel mondo questa tecnologia ha già rivoluzionato l’archeologia:

  • città Maya nascoste nella giungla;
  • antiche strade romane;
  • terrazzamenti;
  • piattaforme monumentali;
  • sistemi idraulici dimenticati.

E oggi anche il Sinis potrebbe custodire ancora molto sotto la superficie.



 

 Uno degli aspetti più interessanti riguarda proprio la natura dell’altopiano.

L’area è caratterizzata dalla presenza di grossi affioramenti basaltici che rendono estremamente difficile l’attività agricola moderna intensiva.


 

Questo significa che il paesaggio potrebbe aver conservato molto più a lungo tracce antiche del terreno originario.

In molte zone agricole della Sardegna, decenni di arature profonde hanno cancellato gran parte delle micro-morfologie del passato.
A Su Pranu, invece, il basalto sembra aver protetto il territorio.

Ed è proprio qui che il LiDAR diventa straordinario:
riesce a leggere ciò che il tempo ha nascosto ma non completamente distrutto.

 Chi conosce il Sinis sa bene che questo territorio non è un luogo qualunque.

Nuraghi, necropoli, tombe, approdi antichi, vie costiere: tutto il paesaggio sembra raccontare una storia molto più complessa di quanto spesso immaginiamo.

E allora viene spontanea una domanda:

possibile che alcune conformazioni del territorio conservino ancora tracce di antiche modificazioni antropiche?

Le immagini LiDAR di Su Pranu non danno risposte definitive.
Ma pongono domande enormi.

Perché certe linee sembrano seguire logiche precise?
Perché alcune anomalie appaiono concentrate in punti specifici dell’altopiano?
E soprattutto: cosa si nasconde realmente sotto quei rilievi?

 È importante chiarire un punto fondamentale.

Il LiDAR non sostituisce lo scavo archeologico.
Non certifica automaticamente la presenza di una città o di strutture artificiali.

Ma individua anomalie che meritano attenzione.

Ed è proprio questo il valore straordinario di queste immagini:
aprire nuove domande sul paesaggio del Sinis.

Per troppo tempo abbiamo osservato questi territori soltanto in superficie.
Oggi invece iniziamo a leggerli come una grande mappa stratificata nel tempo.

Forse alcune storie non sono scomparse. Sono soltanto rimaste sepolte sotto pietra, basalto e silenzio.