Di Stefano Sanna
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Qualche tempo fa, in questo blog , scrivevo un articolo dal titolo provocatorio ma allo stesso tempo profondamente legato alle anomalie del territorio del Sinis:”In Sardegna riaffiora " La città perduta". Nel Sinis un nuovo affascinante pezzo di archeologia: un insediamento senza precedenti a livello di dimensioni ".
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| Altopiano del Sinis :"Su Pranu" |
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| numerosi Nuraghi presenti sull'altopiano |
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| veduta aerea dell'altopiano |
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| massi enormi allineati a formare cerchi perfetti a segnare capanne , quartieri |
Molti lessero quelle parole come una semplice suggestione.
Altri le considerarono un’esagerazione.Eppure, col passare del tempo, nuove osservazioni sul paesaggio stanno riportando alla luce dettagli che meritano attenzione.
Oggi, grazie alla tecnologia LiDAR e al lavoro del giovane laureato in ingegneria ambientale Francesco Corda, emergono immagini straordinarie dell’altopiano di Su Pranu, nel Sinis di Cabras.
Immagini che sembrano mostrare qualcosa di più di semplici irregolarità naturali.
Le elaborazioni realizzate da Francesco Corda mostrano infatti numerose anomalie topografiche nell’area di Su Pranu:
- linee rettilinee;
- delimitazioni;
- rilievi geometrici;
- possibili piattaforme;
- concentrazioni di strutture difficili da interpretare come semplici casualità naturali
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| Altopiano di "Su Pranu", visto con la tecnologia LiDAR |
La tecnologia LiDAR (Light Detection And Ranging) consente di leggere le micro-variazioni del terreno attraverso impulsi laser, rivelando strutture invisibili a occhio nudo.
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| l'area contaseegnata dai trattini in rosso identifica una probabile struttura archeologica |
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| linee rettilinee |
Qualcuno probabilmente storcerà il naso davanti alla pubblicazione di queste immagini LiDAR, sostenendo che possano favorire scavi clandestini.È una preoccupazione comprensibile.
Ma bisogna chiarire un punto fondamentale:nelle immagini diffuse non vengono indicati punti GPS, coordinate precise o riferimenti dettagliati utili a individuare un sito specifico.La divulgazione culturale non deve essere confusa con l’incitamento al saccheggio.
Anzi.
Molto spesso è proprio il silenzio a favorire l’abbandono, il degrado e l’indifferenza verso il patrimonio storico.
Far conoscere il territorio significa:
- aumentare la consapevolezza;
- stimolare interesse scientifico;
- creare attenzione pubblica;
- proteggere il paesaggio attraverso la conoscenza.
Nel mondo questa tecnologia ha già rivoluzionato l’archeologia:
- città Maya nascoste nella giungla;
- antiche strade romane;
- terrazzamenti;
- piattaforme monumentali;
- sistemi idraulici dimenticati.
E oggi anche il Sinis potrebbe custodire ancora molto sotto la superficie.
Uno degli aspetti più interessanti riguarda proprio la natura dell’altopiano.
L’area è caratterizzata dalla presenza di grossi affioramenti basaltici che rendono estremamente difficile l’attività agricola moderna intensiva.
Questo significa che il paesaggio potrebbe aver conservato molto più a lungo tracce antiche del terreno originario.
In molte zone agricole della Sardegna, decenni di arature profonde hanno cancellato gran parte delle micro-morfologie del passato.
A Su Pranu, invece, il basalto sembra aver protetto il territorio.
Ed è proprio qui che il LiDAR diventa straordinario:
riesce a leggere ciò che il tempo ha nascosto ma non completamente distrutto.
Chi conosce il Sinis sa bene che questo territorio non è un luogo qualunque.
Nuraghi, necropoli, tombe, approdi antichi, vie costiere: tutto il paesaggio sembra raccontare una storia molto più complessa di quanto spesso immaginiamo.
E allora viene spontanea una domanda:
possibile che alcune conformazioni del territorio conservino ancora tracce di antiche modificazioni antropiche?
Le immagini LiDAR di Su Pranu non danno risposte definitive.
Ma pongono domande enormi.
Perché certe linee sembrano seguire logiche precise?
Perché alcune anomalie appaiono concentrate in punti specifici dell’altopiano?
E soprattutto: cosa si nasconde realmente sotto quei rilievi?
È importante chiarire un punto fondamentale.
Il LiDAR non sostituisce lo scavo archeologico.
Non certifica automaticamente la presenza di una città o di strutture artificiali.
Ma individua anomalie che meritano attenzione.
Ed è proprio questo il valore straordinario di queste immagini:
aprire nuove domande sul paesaggio del Sinis.
Per troppo tempo abbiamo osservato questi territori soltanto in superficie.
Oggi invece iniziamo a leggerli come una grande mappa stratificata nel tempo.
Forse alcune storie non sono scomparse. Sono soltanto rimaste sepolte sotto pietra, basalto e silenzio.










