di Stefano Sanna
Per anni ho camminato in lungo e in largo nel Sinis.
Non
come semplice osservatore, ma con uno sguardo attento, quasi
ostinato, rivolto ai dettagli. Soprattutto al paesaggio che circonda
Mont’e Prama.
Osservazione dopo osservazione.Stagione dopo stagione.
Camminando nel cuore del Sinis, tra luce, vento e pietra, è emerso un elemento difficile da ignorare.
All’inizio poteva sembrare soltanto una coincidenza.Una suggestione del paesaggio.
Ma col passare degli anni, confrontando profili, orientamenti, perimetrazioni e geometrie naturali, quella sensazione ha iniziato a trasformarsi in qualcosa di molto più profondo.
La somiglianza tra Mont’e Prama e Mont’e Palla appare oggi sorprendente.
Non si tratta semplicemente di due colli.
Le loro forme, le proporzioni, la presenza di aree rialzate e l’impressione di antiche rampe dove sulla sommità dei colli potrebbero essere stati edificati dei luoghi di culto ,sembrano raccontare una storia dimenticata, impressa nel territorio stesso.
Bisogna però considerare un aspetto fondamentale:
sono passati millenni.
Il tempo, l’erosione, il vento, le piogge e l’intervento dell’uomo hanno inevitabilmente modificato il paesaggio originale.Molti dettagli potrebbero essere stati cancellati o attenuati nel corso dei secoli. Eppure, nonostante tutto, certe linee continuano ad affiorare.
È come se il territorio conservasse ancora la memoria della sua forma antica.
Un occhio distratto vede semplici rilievi naturali.
Un occhio attento, invece, riesce ancora a percepire geometrie, simmetrie e orientamenti che sembrano andare oltre il caso.
Un dettaglio che colpisce osservando il paesaggio del Sinis dall’alto è
la sorprendente somiglianza dimensionale tra Mont’e Prama e Mont’e
Palla.
Entrambi i colli presentano infatti una larghezza di circa 500 metri, un dato che emerge chiaramente confrontando le proporzioni delle due alture .
.
Mont’e Trigu.
Un colle che, osservato dall’alto, sembra inserirsi nel paesaggio con una forma tutt’altro che casuale.
La sua struttura appare compatta, dominante, quasi isolata rispetto alla pianura circostante. Ma il dettaglio più affascinante si trova sulla sommità: un possibile coronamento di pietre che sembra seguire il profilo superiore del rilievo.Antico Altare?
Un’ipotesi audace, certo, ma che trova riscontro in molte altre testimonianze nel mondo, dove rilievi naturali sono stati modificati e adattati a funzioni rituali, assumendo l’aspetto di veri e propri altari.
Silbury Hill – Inghilterra . Colle artificiale preistoricoPur essendo costruito dall’uomo, dimostra quanto il concetto di “montagna sacra” fosse centrale nelle società antiche.
Il Triangolo Sacro del Sinis
I tre colli emergono come punti chiave di un disegno che potrebbe cambiare il modo in cui osserviamo questo territorio.
Mont’e Prama.
Mont’e Palla.
Mont’e Trigu.
Uniti da linee ideali, formano un triangolo quasi perfetto nel paesaggio. Una figura geometrica che, osservata dall’alto, colpisce immediatamente per equilibrio, orientamento e posizione reciproca.
Ma nell’antichità il triangolo non era una figura qualunque.
Era simbolo di equilibrio cosmico, connessione tra cielo e terra, manifestazione del sacro. In molte civiltà antiche le geometrie nel territorio avevano un significato preciso: delimitavano aree rituali, percorsi iniziatici, spazi legati al culto astronomico.
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| Cabras (Or) Museo civico "Giovanni Marongiu" modello di Nuraghe con il simbolo del triangolo. |
Di seguito alcune forme di Nuraghi ...
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| Nuraghe Santu Antine - Torralba |
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| Nuraghe Losa-Abbasanta |
Ma c’è un altro elemento, forse ancora più significativo: l’orientamento.
i terrazzamenti naturali dei due colli sembrano indicare direzioni ben
precise.
Mont’e Prama appare orientato verso il solstizio
d’estate, mentre Mont’e Palla sembra rivolgersi al solstizio
d’inverno. Due punti estremi del ciclo solare, due momenti
fondamentali per tutte le culture antiche legate all’osservazione
del cielo.
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| il cerchio di colore rosso indica il punto in cui è stata scatatta la foto al tramonto nel giorno del solstizio d' estate il 21 giugno |
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| Mont' e Palla : alba del solstizio d' inverno |
Se questa lettura fosse confermata, lo scenario cambierebbe radicalmente.
Gli occhi delle statue di Mont’e Prama, caratterizzati da quei cerchi concentrici così distintivi, potrebbero non essere soltanto un elemento stilistico, ma un richiamo simbolico preciso: il sole. Un culto solare, radicato nel paesaggio stesso, non solo nei manufatti.
A questo punto, diventa sempre più plausibile una nuova
interpretazione:
e se le statue non fossero originariamente
collocate lungo le tombe, ma sulla sommità del colle dove era presente un Tempio?
Una presenza dominante, visibile, rivolta verso l’orizzonte e
verso il cielo.
Un dialogo diretto tra terra e sole, tra paesaggio
e simbolo.
Per decenni abbiamo dato per scontato un modello: l’uomo
preistorico costruisce.
E costruendo lascia tracce. Blocchi, mura,
templi.Ma se fosse il contrario?
Se le prime architetture sacre non fossero nate dalla pietra…
ma
dalla terra stessa?
Immaginiamo una fase precedente, invisibile all’archeologia tradizionale.
Un’epoca in cui:
non si costruiscono ancora monumenti in blocchi
ma si modellano colline, terrapieni, rilievi naturali
si scelgono forme già esistenti e le si adatta
Non restano muri.
Non restano templi.
Rimane solo il paesaggio.




































