giovedì 14 maggio 2026

Il Triangolo Sacro del Sinis. Mont’e Prama, Mont’e Palla e Mont’e Trigu : altari prima della pietra?

 di Stefano Sanna

 


 

Per anni ho camminato in lungo e in largo nel Sinis.
Non come semplice osservatore, ma con uno sguardo attento, quasi ostinato, rivolto ai dettagli. Soprattutto al paesaggio che circonda Mont’e Prama.

Osservazione dopo osservazione.Stagione dopo stagione.
Camminando nel cuore del Sinis, tra luce, vento e pietra, è emerso un elemento difficile da ignorare.

All’inizio poteva sembrare soltanto una coincidenza.Una suggestione del paesaggio.
Ma col passare degli anni, confrontando profili, orientamenti, perimetrazioni e geometrie naturali, quella sensazione ha iniziato a trasformarsi in qualcosa di molto più profondo.

La somiglianza tra Mont’e Prama e Mont’e Palla appare oggi sorprendente.

Non si tratta semplicemente di due colli.
Le loro forme, le proporzioni, la presenza di aree rialzate e l’impressione di antiche rampe dove sulla sommità dei colli potrebbero essere stati edificati dei luoghi di culto ,sembrano raccontare una storia dimenticata, impressa nel territorio stesso.

Bisogna però considerare un aspetto fondamentale:
sono passati millenni.

Il tempo, l’erosione, il vento, le piogge e l’intervento dell’uomo hanno inevitabilmente modificato il paesaggio originale.Molti dettagli potrebbero essere stati cancellati o attenuati nel corso dei secoli. Eppure, nonostante tutto, certe linee continuano ad affiorare.

È come se il territorio conservasse ancora la memoria della sua forma antica.

Un occhio distratto vede semplici rilievi naturali.
Un occhio attento, invece, riesce ancora a percepire geometrie, simmetrie e orientamenti che sembrano andare oltre il caso.


 

 
 

 Non si tratta soltanto di una somiglianza visiva.
Analizzando le forme dall’alto, i due colli mostrano una perimetrazione incredibilmente simile, quasai fossero stati modellati secondo uno schema preciso

 
 





Un dettaglio che colpisce osservando il paesaggio del Sinis dall’alto è la sorprendente somiglianza dimensionale tra Mont’e Prama e Mont’e Palla.
Entrambi i colli presentano infatti una larghezza di circa 500 metri, un dato che emerge chiaramente confrontando le proporzioni delle due alture .


 Mont’e Trigu.

Un colle che, osservato dall’alto, sembra inserirsi nel paesaggio con una forma tutt’altro che casuale.

La sua struttura appare compatta, dominante, quasi isolata rispetto alla pianura circostante. Ma il dettaglio più affascinante si trova sulla sommità: un possibile coronamento di pietre che sembra seguire il profilo superiore del rilievo.Antico Altare?


 


 

Un’ipotesi audace, certo, ma che trova riscontro in molte altre testimonianze nel mondo, dove rilievi naturali sono stati modificati e adattati a funzioni rituali, assumendo l’aspetto di veri e propri altari.

 Silbury Hill – Inghilterra . Colle artificiale preistorico 
Pur essendo costruito dall’uomo, dimostra quanto il concetto di “montagna sacra” fosse centrale nelle società antiche.

 

 

Il Triangolo Sacro del Sinis

 I tre colli emergono come punti chiave di un disegno che potrebbe cambiare il modo in cui osserviamo questo territorio.

Mont’e Prama.
Mont’e Palla.
Mont’e Trigu.

 


 

Uniti da linee ideali, formano un triangolo quasi perfetto nel paesaggio. Una figura geometrica che, osservata dall’alto, colpisce immediatamente per equilibrio, orientamento e posizione reciproca.


 

Ma nell’antichità il triangolo non era una figura qualunque.

Era simbolo di equilibrio cosmico, connessione tra cielo e terra, manifestazione del sacro. In molte civiltà antiche le geometrie nel territorio avevano un significato preciso: delimitavano aree rituali, percorsi iniziatici, spazi legati al culto astronomico.

Cabras (Or)
Museo civico "Giovanni Marongiu"
modello di Nuraghe con il simbolo del triangolo.

 Di seguito alcune forme di Nuraghi ...

Nuraghe Santu Antine - Torralba

 

Nuraghe Losa-Abbasanta

Ma c’è un altro elemento, forse ancora più significativo: l’orientamento.

i terrazzamenti naturali dei due colli sembrano indicare direzioni ben precise.
Mont’e Prama appare orientato verso il solstizio d’estate, mentre Mont’e Palla sembra rivolgersi al solstizio d’inverno. Due punti estremi del ciclo solare, due momenti fondamentali per tutte le culture antiche legate all’osservazione del cielo.

il cerchio di colore rosso indica il punto in cui è stata scatatta la foto al tramonto nel giorno del solstizio d' estate il 21 giugno
 

Mont' e Palla : alba del solstizio d' inverno

 

 

Se questa lettura fosse confermata, lo scenario cambierebbe radicalmente.

Gli occhi delle statue di Mont’e Prama, caratterizzati da quei cerchi concentrici così distintivi, potrebbero non essere soltanto un elemento stilistico, ma un richiamo simbolico preciso: il sole. Un culto solare, radicato nel paesaggio stesso, non solo nei manufatti.


 

A questo punto, diventa sempre più plausibile una nuova interpretazione:
e se le statue non fossero originariamente collocate lungo le tombe, ma sulla sommità del colle dove era presente un Tempio?

Una presenza dominante, visibile, rivolta verso l’orizzonte e verso il cielo.
Un dialogo diretto tra terra e sole, tra paesaggio e simbolo.

 Per decenni abbiamo dato per scontato un modello: l’uomo preistorico costruisce.
E costruendo lascia tracce. Blocchi, mura, templi.Ma se fosse il contrario?

Se le prime architetture sacre non fossero nate dalla pietra…
ma dalla terra stessa?

 Immaginiamo una fase precedente, invisibile all’archeologia tradizionale.

Un’epoca in cui:

  • non si costruiscono ancora monumenti in blocchi

  • ma si modellano colline, terrapieni, rilievi naturali

  • si scelgono forme già esistenti e le si adatta

Non restano muri.
Non restano templi.

Rimane solo il paesaggio.




sabato 9 maggio 2026

SARDEGNA-SINIS , ALTOPIANO DI "SU PRANU ": IL LiDAR STA RIVELANDO IL PAESAGGIO NASCOSTO DEL SINIS?

 Di Stefano Sanna

 

 



Qualche tempo fa, in questo blog , scrivevo un articolo dal titolo provocatorio ma allo stesso tempo profondamente legato alle anomalie del territorio del Sinis:In Sardegna riaffiora " La città perduta". Nel Sinis un nuovo affascinante pezzo di archeologia: un insediamento senza precedenti a livello di dimensioni ".

Altopiano del Sinis :"Su Pranu"


numerosi Nuraghi presenti sull'altopiano

veduta aerea dell'altopiano

massi enormi allineati a formare cerchi perfetti a segnare capanne , quartieri


 Molti lessero quelle parole come una semplice suggestione.

Altri le considerarono un’esagerazione.
Eppure, col passare del tempo, nuove osservazioni sul paesaggio stanno riportando alla luce dettagli che meritano attenzione.

Oggi, grazie alla tecnologia LiDAR e al lavoro del giovane laureato in ingegneria ambientale Francesco Corda, emergono immagini straordinarie dell’altopiano di Su Pranu, nel Sinis di Cabras.

Immagini che sembrano mostrare qualcosa di più di semplici irregolarità naturali.

 

Le elaborazioni realizzate da Francesco Corda mostrano infatti numerose anomalie topografiche nell’area di Su Pranu:

  • linee rettilinee;
  • delimitazioni;
  • rilievi geometrici;
  • possibili piattaforme;
  • concentrazioni di strutture difficili da interpretare come semplici casualità naturali

Altopiano di "Su Pranu", visto con la tecnologia LiDAR

 

 

La tecnologia LiDAR (Light Detection And Ranging) consente di leggere le micro-variazioni del terreno attraverso impulsi laser, rivelando strutture invisibili a occhio nudo.

l'area contaseegnata dai trattini in rosso identifica una probabile struttura archeologica

 

linee rettilinee

 

Qualcuno probabilmente storcerà il naso davanti alla pubblicazione di queste immagini LiDAR, sostenendo che possano favorire scavi clandestini.È una preoccupazione comprensibile.
Ma bisogna chiarire un punto fondamentale:nelle immagini diffuse non vengono indicati punti GPS, coordinate precise o riferimenti dettagliati utili a individuare un sito specifico.La divulgazione culturale non deve essere confusa con l’incitamento al saccheggio.

Anzi.

Molto spesso è proprio il silenzio a favorire l’abbandono, il degrado e l’indifferenza verso il patrimonio storico.

Far conoscere il territorio significa:

  • aumentare la consapevolezza;
  • stimolare interesse scientifico;
  • creare attenzione pubblica;
  • proteggere il paesaggio attraverso la conoscenza.

Nel mondo questa tecnologia ha già rivoluzionato l’archeologia:

  • città Maya nascoste nella giungla;
  • antiche strade romane;
  • terrazzamenti;
  • piattaforme monumentali;
  • sistemi idraulici dimenticati.

E oggi anche il Sinis potrebbe custodire ancora molto sotto la superficie.



 

 Uno degli aspetti più interessanti riguarda proprio la natura dell’altopiano.

L’area è caratterizzata dalla presenza di grossi affioramenti basaltici che rendono estremamente difficile l’attività agricola moderna intensiva.


 

Questo significa che il paesaggio potrebbe aver conservato molto più a lungo tracce antiche del terreno originario.

In molte zone agricole della Sardegna, decenni di arature profonde hanno cancellato gran parte delle micro-morfologie del passato.
A Su Pranu, invece, il basalto sembra aver protetto il territorio.

Ed è proprio qui che il LiDAR diventa straordinario:
riesce a leggere ciò che il tempo ha nascosto ma non completamente distrutto.

 Chi conosce il Sinis sa bene che questo territorio non è un luogo qualunque.

Nuraghi, necropoli, tombe, approdi antichi, vie costiere: tutto il paesaggio sembra raccontare una storia molto più complessa di quanto spesso immaginiamo.

E allora viene spontanea una domanda:

possibile che alcune conformazioni del territorio conservino ancora tracce di antiche modificazioni antropiche?

Le immagini LiDAR di Su Pranu non danno risposte definitive.
Ma pongono domande enormi.

Perché certe linee sembrano seguire logiche precise?
Perché alcune anomalie appaiono concentrate in punti specifici dell’altopiano?
E soprattutto: cosa si nasconde realmente sotto quei rilievi?

 È importante chiarire un punto fondamentale.

Il LiDAR non sostituisce lo scavo archeologico.
Non certifica automaticamente la presenza di una città o di strutture artificiali.

Ma individua anomalie che meritano attenzione.

Ed è proprio questo il valore straordinario di queste immagini:
aprire nuove domande sul paesaggio del Sinis.

Per troppo tempo abbiamo osservato questi territori soltanto in superficie.
Oggi invece iniziamo a leggerli come una grande mappa stratificata nel tempo.

Forse alcune storie non sono scomparse. Sono soltanto rimaste sepolte sotto pietra, basalto e silenzio.

venerdì 28 novembre 2025

28 novembre 2025


Buon viaggio Wild Tuareg



29 novembre

Pensavo bastasse un saluto.

Pensavo bastasse dirti: fai buon viaggio.

Ma rimane il vuoto. Il vuoto della mancata risposta.

Quel vuoto che colmavi con un commento nel blog o con un messaggio privato su Messenger.

Ho riletto quei messaggi. Vi ho trovato la tua risposta.

sabato 18 ottobre 2025

Serruggiu - la domus delle meraviglie

 

di Sandro Angei

Si veda anche: La domus de janas di Santa Barbara de Turre - Bauladu

Se la domus de janas di Monte Siseri è definita s'incantu, per via delle sue meravigliose "decorazioni", quella di Serruggiu è la “domus delle meraviglie” per le peculiarità tecniche simili a quelle che in età nuragica diedero lustro alla divinità solare taurina che ancor oggi si manifesta nel pozzo di Santa Cristina e nel nuraghe Santa Barbara di Villanova Truschedu.

Descrizione dell'ipogeo

L'ipogeo è orientato verso mezzogiorno. L'accesso avviene da un ambulacro, in origine coperto con un padiglione profondo circa 2.00 m, e che immette, tramite una comoda porta d'ingresso, nell'anticella che possiamo definire, grossomodo, di forma semi ovoidale1 (Fig.1),

mercoledì 1 ottobre 2025

La domus de janas di Santa Barbara de Turre - Bauladu

 

Fig. 1

di Sandro Angei

Alla fine della recensione post mortem al libro di Danilo Scintu scrivevo: "Le Domus de Janas non parlano solo di morte. Parlano di passaggio, di relazione tra sopra e sotto, tra luce e ombra, tra gesto umano e ordine cosmico. E forse, per comprenderle, dobbiamo smettere di cercare la regola e iniziare a cercare il ritmo.

Se vogliamo davvero comprendere il messaggio custodito nelle Domus de Janas, non possiamo limitarci a misure, numeri o simboli astratti. Dobbiamo osservare il loro orientamento, la luce, il ciclo solare, e usare le dimensioni in funzione di quelli. Dobbiamo chiederci: quando e come il sole entra in queste tombe. Perché il sole non è solo fonte di vita: nelle Domus de janas è agente rituale, divinità penetrante che collega il mondo dei vivi con quello dei morti.

Il sole e la sua luce potrebbero spiegare il significato dei simboli graffiti sulle pareti e sui soffitti di quegli ipogei – non tutti forse – ma alcuni probabilmente. Ma non è questo il luogo per parlarne. Finiamo quindi qui la nostra disquisizione. Certi di aver contribuito a togliere un po' di quella nebbia che il tempo ha calato su una cultura distante millenni dal nostro tempo."

***

Poche sono state, da parte mia, le opportunità di studiare strutture antecedenti l'età nuragica. Nessuna relativa alle domus de janas. Certamente l'avvio degli studi non è avvenuto dalla richiesta di una recensione al libro di Danilo Scintu. Qualche idea nel "cassetto" già esisteva, dettata in verità dall'intenzione di trovare l'anello mancante tra neolitico sardo ed età nuragica. Quell'anello mancante che fino a questo istante mi impone, in mancanza di prove contrarie, che i modelli legati alle manifestazioni luminose del nuraghe Santa Barbara di Villanova Truschedu, ad esempio, o , per citarne un altro: del pozzo sacro di Santa Cristina, siano stati concepiti e attuati per la prima volta in età

sabato 20 settembre 2025

Una recensione post mortem

 



DANILO SCINTU

LA MISURA DELLE OMBRE

L'unità di misura e il significato delle forme nell'architettura

e nell'arte ipogeica e megalitica del periodo Neolitico

2023 - PTM Editrice


UNA RECENSIONE

di Sandro Angei

La scomparsa di uno studioso incute rispetto nell'animo di chi lo ha conosciuto e letto i suoi studi. Sono stati sporadici momenti quelli di reale dialogo personale tra lui e me. E benché condividessi ben poche idee da lui abbracciate, lo stimavo per la sua viva passione nella ricerca.

Oggi mi trovo ad assolvere un compito psicologicamente non facile, ma che ritengo necessario. La ricerca e lo studio, talvolta crudeli nei confronti dell’animo umano, impongono rigore. E benché si debba trattare del pensiero di una persona recentemente scomparsa, la scienza impone di discernere le pene interiori che accompagnano questo incarico da ciò che la verità richiede.

Per tanto mi accingo a esaminare l'ultimo libro di Danilo Scintu, con tristezza per il vuoto lasciato, il gran timore di dover obiettare, ma conscio di cercare la verità.

Le teorie che tutti gli studiosi espongono devono passare, prima o poi, al vaglio critico della scienza. Il tempo non modifica questo stato

mercoledì 3 settembre 2025

Sinis -Vincolato dalla sovrintendenza il sito di "Mont'eTrigu" .

 di Stefano Sanna 

A darne notizia è proprio il sindaco di Riola Sardo(Or) Lorenzo Pinna  , che grazie alla sua determinazione il sito  è stato vincolato dalla sovrintendenza,e si auspica

mercoledì 28 maggio 2025

L'architettura della luce nei monumenti della Sardegna di età nuragica: il congegno nascosto

 

In che modo si formano le immagini che si manifestano nei monumenti sardi di età nuragica?

Nella conferenza si darà una risposta a questa domanda.

sabato 3 maggio 2025

I PROBABILI PORTI DI THARROS


di Stefano Sanna
  

LE ROVINE DI THARROS

Dal canonico Giovanni Spano , ( 1861 ) ,al generale Giulio Schiemdt (1957) a Luigi Fozzati e il Prof.Piero Bartoloni (1979) , fino all' israeliano Elisha Linder (1984-1987)quest'ultimo autore di eccezionali scoperte nel porto di Cesarea , ipotizzavano l'ubicazione del porto di Tharros in diversi punti all'interno  del golfo di Oristano: da Torre vecchia di Capo San Marco ,fino ad arrivare in una antica area lagunare oggi interrata , a nord del colle di "Murru Mannu" . Mentre negli ultimi decenni la ricerca si è concentrata nella laguna di Mistras con scarsi risultati . 

Molto probabilmente hanno ritenuto che la fascia di costa posta a ovest da Tharros era inadatto agli attracchi delle imbarcazione ; per il semplice motivo  che il vento predominante è il maestrale .C'è da dire che anche il golfo di Oristano non è un luogo molto sicuro ; quando soffia una forte libecciata il moto ondoso che entra in golfo proprio nella parte  dove è situata Tharros molte volte fa più paura del maestrale. 

 Gli archeologi negli ultimi decenni hanno concentrato il loro interesse n

giovedì 18 aprile 2024

21 aprile nel pozzo sacro di Santa Cristina - il filmato

 


di Sandro Angei

Mancano pochi giorni ormai all'evento che due volte l'anno - il 21 di aprile e il 21 di agosto - va in scena nel pozzo sacro di Santa Cristina.

Sono lieto di presentare al nostro pubblico il video dell'evento realizzato il 21 aprile 2023 in modalità time lapse . Modalità che consente di osservare in modo velocizzato (4:40 minuti) un evento che dura nella realtà circa 40 minuti.

Buona visione e... buon ascolto.



Chi volesse saperne di più sulle caratteristiche del pozzo sacro, potrà leggere lo studio da me sviluppato e pubblicato in questo blog al seguente link concatenato 21 aprile al pozzo sacro di Santa Cristina 1.



domenica 14 aprile 2024

Un antico approdo nella laguna di Cabras?


  di Stefano Sanna

 


In questo breve articolo vi porto a conoscere parti della laguna di Cabras ancora avvolte dal mistero e con l' intenzione di fornire una testimonianaza sulla questione del passato della laguna  , sicuramente opinabile essendo del tutto personale . 


 

Sono propenso a pensare che anticamente non ci fosse una laguna di Cabras, o per lo meno non fosse come la conosciamo oggi .L'evoluzione della linea di costa nel settore settentrionale del Golfo di Oristano, con la progressiva formazione dei cordoni litoranei ha

sabato 9 dicembre 2023

I Feniciardi: un fenomeno di meticciato in Sardegna

Autopsia di una idea

di Sandro Angei

Questo lavoro nasce sotto l'impulso di un articoletto del Prof. Gigi Sanna, comparso qualche giorno fa su Facebook, circa l'ipotesi di un archeologo che vuole il mutamento della società sarda ad iniziare dall'VIII sec. a.C. ad opera di un intreccio culturale e materiale che portò a quello che lo studioso definisce "paesaggio meticcio"; sostenendo la tesi con una serie di dati, tutti in centrati sul "fenomeno fenicio", tra i quali ve ne sono di piuttosto discutibili.

Con questo contributo si vuole rigettare l'idea che vuole la Sardegna sipario di stravolgimenti culturali dovuti a inserimenti di genti aliene alla cultura sarda a partire dall'VIII sec. a.C. ad opera dei cosiddetti fenici.

Lo faremo analizzando passo passo l'articolo dell'archeologo in questione. Inserendo delle note in quei brani che meritano d'essere oggetto di obiezione.

Per tanto la lettura del testo in questione è funzionale alla lettura delle note; e proprio queste ultime sono il corpo scrittorio principale. Non devono essere intese come note a sostegno della tesi esposta dall'autore ma, al contrario, obiezioni circostanziate.