martedì 25 gennaio 2022

NON DOBBIAMO TEMERE TANTO LA NATURA (IL COVID) QUANTO LA STUPIDITA' DEGLI UOMINI.

 di Gigi Sanna

Oggi con somma tristezza assistiamo ai 'giochi' politici, pieni di tante meschinità ed egoismi senza controllo, per l'elezione del capo dello stato. E sappiamo bene che vediamo in superficie e non nel profondo! Ma assistiamo anche ad una gestione della sanità che dire che è tutto un pasticcio è solo un pietoso eufemismo. Politica e gestione della sanità sono ancora in primissimo piano nei telegiornali e sembrano quasi distogliere volutamente l'attenzione nostra dal dato fondamentale di questi giorni, ovvero dai 'venti di guerra'. L'Europa e quindi anche l'Italia quel vento, che può trasformarsi in uragano, l'hanno a pochissimi chilometri. Non è quindi la natura, che farà come sempre il suo corso spesso cattivo ma incolpevole, che dobbiamo temere quanto la stupidità, la cattiveria e la cialtroneria umana che invece farà un corso di gran lunga più malvagio, senza prevedibili sbocchi, del tutto irrazionale: appunto, stupido, cattivo e da cialtroni. E' della guerra dunque che bisogna parlare con orrore perchè l'errore di un missile fuori controllo ci fa fuori tutti in un batter di ciglia. E non ci si illuda, la guerra convenzionale, dati i presupposti, non si farà più con i guantoni da 'galantuomo ' per fare gli occhi neri' all'avversario ma per massacrare cinicamente l'umanità. Altro che Presidente della repubblica, altro che democrazia e partiti, altro che reddito di cittadinanza sì o reddito di cittadinanza no! Non ci saremo più, cari miei, non vedremo più il sole e, come tristemente cantava il poeta epicureo Catullo i 'giorni potranno tramontare e risorgere', la natura continuerà sicura per miliardi di anni, ma noi 'dovremo dormire per una notte perpetua' . Lo comprendiamo o no, tutto questo?










domenica 23 gennaio 2022

Lo specchio dell'anima

 

Fig.1

di Sandro Angei

   Mi accingo, ormai con una certa sicurezza dopo ripetuti tentativi, inizialmente anche un po' maccheronici (mi si passi l'espressione), a cimentarmi nella decifrazione metagrafica di reperti etruschi che tanto mi hanno entusiasmato quali fenomenali rebus scrittori.

Premessa

Quella sopra rappresentata è l'immagine tratta da uno specchio etrusco di bronzo che ho trovato nel volume – Musei Vaticani Museo Gregoriano Etrusco – La raccolta GiacintoGuglielmi vol. II – Bronzi e materiali vari - ed. L'ERMA di BRETSCHNEIDER , che descrive tra gli altri numerosi reperti, degli specchi etruschi (l'immagine qui pubblicata è riprodotta alla pagina 176 del volume).

 Il Dr. Maurizio Sannibale, così descrive il reperto (tralasciamo la parte iniziale che descrive il lato riflettente dello specchio, per concentrarci su quella figurata): "[omissis]. Il campo figurato è incorniciato da un tralcio a foglie d'edera e corimbi sorgente da una coppia di urei schematici (?) affrontati. Nell'esergo campeggia una testa di uccello di profilo verso destra sorgente da ali dispiegate, campite a graticcio per le penne copritrici e da fasci di linee parallele per la resa delle penne remiganti; lo stesso motivo è ripetuto nell'esergo superiore ma con la testa rivolta a sinistra e qualche variante, come l'inserimento del piumaggio del collare, l'occhio che appare sbarrato e tondeggiante, la posizione delle ali incurvate e con le penne rivolte verso l'alto.

  Sul campo figurato è rappresentata una composizione simmetrica a tre personaggi: un a Ninfa/Menade, al centro, è impegnata nella danza con un Satiro posto a destra, che sembra tentare un

domenica 16 gennaio 2022

Scrittura metagrafica etrusca a rebus. Il ‘Sarcofago dei leoni’ di Cerveteri e i κνώδαλα di Chiusi

di Gigi Sanna


 Si dice che la lingua etrusca è, per svariati motivi, un enigma e un ‘rebus’. Ciò si sostiene, naturalmente, sulla base delle grosse difficoltà che insorgono nel cercare di capire di essa molti degli aspetti lessicali, morfologici e sintattici. In realtà, a mio parere, il ‘rebus’ sussiste e resiste nel tempo non ‘solo’ per motivi di carattere grammaticale e linguistico, ma anche e soprattutto perché si stenta a considerare un aspetto essenziale dell’etrusco: che la scrittura è cripica, cioè organizzata e strutturata di proposito con il rebus. E’ realizzata per non essere capita se non da pochissimi. Per tanto nella misura in cui si comprenderanno i meccanismi, spesso sofisticati, del rebus posti di norma in essere dalle scuole scribali dei santuari, si comprenderà la lingua etrusca. Essi sono simili e spesso gli stessi usati dagli scribi dei templi greci e nuragici. In particolare quelli inventati dagli scribi di questi ultimi.

     Il cosiddetto ‘sarcofago dei leoni’ di Cerveteri (fig.1) è stato rinvenuto nel 1950 in una tomba a inumazione.  Diviso a metà per la resa ottimale della cottura si compone, per quanto riguarda l’aspetto iconografico di quattro parti. Sulla parte superiore del sarcofago insistono accosciati quattro leoncini, raffigurati a tutto tondo, in coppia contrapposta e su quella inferiore, realizzati a bassorilievo, due leoni (un maschio ed una femmina) distesi e contrapposti tra di loro. In tutto quindi sei felini. Per l’originalità del manufatto il sarcofago è ritenuto all’unanimità dagli studiosi un grande capolavoro dell’arte etrusca anche se per la lavorazione della ceramica e per la realizzazione delle figure si pensa all’influsso di maestri greci di Corinto. Descritta accuratamente l’opera funeraria, individuati i possibili influssi e le derivazioni stilistiche di essa (1) nulla però si è detto circa il significato della raffigurazione nel suo complesso se non che i felini sono posti a protezione del sarcofago e quindi dell’inumato . Per chi già conosce però il particolare valore sacro del SEI, ovvero sa che il suddetto numero è sostitutivo in Etrusco, per convenzione ideogrammatica, del nome delle divinità astrali Tin e di Uni (2), l’opera denuncia subito che c’è dell’altro che va capito e che essa va interpretata in chiave acrofonica, ideogrammatica e numerologica. Denuncia quello di cui tante altre volte ormai si è detto: che dietro le scene apparenti si nasconde il vero e profondo significato dell’oggetto realizzato a fini funerari.