sabato 5 maggio 2018

TAVOLETTE DI SUGHERO SCRITTE IN SU NURAXI DI BARUMINI. BASTA CON LE CHIACCHIERE CHI SA PARLI.

TAVOLETTE DI SUGHERO SCRITTE IN SU NURAXI DI BARUMINI. BASTA CON LE CHIACCHIERECHI SA PARLI.







E' VERO CHE GIOVANNI LILLIU TROVO', DURANTE GLI SCAVI, NELLA STANZA A PIANO TERRA DEL NURAGHE DI BARUMINI DELLE (QUANTE?) TAVOLETTE DI SUGHERO CON I SEGNI DELLA SCRITTURA NURAGICA? E' VERO CHE IL MAGGIORE TESTIMONE DEL RITROVAMENTO FU IL CUGINO DON LEONE CHE IN QUEL TEMPO ERA PRESENTE DURANTE GLI SCAVI? E' VERO CHE DON LEONE RIFERI' DEL FATTO ALL'EDITORE SILVIO PULISCI? E' VERO CHE LE TAVOLETTE, A DETTA DEL LILLIU, L'INDOMANI NON C'ERANO PIU' PERCHE' SI ERANO... POLVERIZZATE? O E' VERO INVECE CHE, SEMPRE A DETTA DEL LILLIU, I REPERTI FURONO PORTATI (IN GRAN SEGRETO) NEI MAGAZZINI DEL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI CAGLIARI? E' VERO O NON E' VERO CHE NEL REGISTRO DEGLI SCAVI IL LILLIU NON FECE MENZIONE DEL RITROVAMENTO? E SE DON LEONE HA DETTO (PERCHE' SI DOVREBBE DUBITARE DI LUI?) LA VERITA' PERCHE' LILLIU NON HA MAI FATTO PAROLA DEL RINVENIMENTO? PERCHE' E' RIMASTO IN SILENZIO QUANDO GIA' CON LA PUBBLICAZIONE DELLE FOTO DEI CALCHI DEI SIGILLI DI TZRICOTU (ANNI NOVANTA) SORGEVA L'ASPRA POLEMICA TRA NEGAZIONISTI, POSSIBILISTI E AFFERMATORI IN TEMA DI SCRITTURA NELL'ETA' DEL TARDO BRONZO SARDO?

20 commenti:

  1. Caro Francesco Masia. Tu che sei uno storico, ormai autorevole, circa la documentazione sulla scrittura nuragica, non sai dirci nulla in proposito? O ne hai parlato e io sono stato sbadato? In tutti i misteri, troppi misteri, che circondano detta documentazione scomparsa o presunta scomparsa, questo non ti sembra un caso da portare all'attenzione dei cosiddetti... 'intellettuali'? Se non rechi tu un minimo di contributo chi pensi che possa recarlo?

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  2. Tra le pagine 99 e 100, in Appendice a “Scrittura nuragica? Storia, problemi e considerazioni”:
    “In questa lista vengono talvolta inclusi ‘fogli’ di sughero rinvenuti dal prof. Lilliu a Barumini (li ricorda nel suo ultimo libro anche Sergio Frau, mettendo pure questi sul piatto delle prove indiziarie di una scrittura nuragica); è difficile trovarne pubblicati elementi esaustivi, si legge che vi sarebbe stata scrittura, c’è chi ha parlato di una loro ‘sparizione’ in qualche magazzino. Sembrano convincenti le ipotesi che semplicemente raccontano di un materiale assai fragile (il sughero, appunto), già degradato, che appena portato alla luce e all’aria si sarebbe definitivamente deteriorato. Ma senza concedere nemmeno il tempo di una foto? Non resterebbe che dire, nel caso: peccato.”
    Ammetto che non sapevo nulla del cugino (di Lilliu) Don Leone e di un coinvolgimento dell’editore Silvio Pulisci, come non so granché (se non quanto sentito e letto da te) dei sospettati di avere ancora in casa propria quei sigilli di Tzricotu di cui abbiamo i soli calchi (quelli e, come sostieni, magari ancora altri).
    Sei naturalmente sospettabile di pregiudizio positivo quando mi riconosci autorevolezza: riporto quanto mi sembra corretto di quello che ho potuto raccogliere, fornendone le fonti; e questo è il poco, pochissimo, che avevo potuto raccogliere in proposito.

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  3. OK. Ora sai che è Silvio Pulisci che riferisce le parole di Don Leone sul commento del Lilliu: 'Cussus no ant a essi signus de scrittura? Quindi i segni o presunti segni di scrittura li videro entrambi. Già, dici bene, 'senza concedere tempo per una foto'. E senza raccogliere la...polvere (chiamiamola così) E poi? Senza una menzione nel diario di scavo su quei sugheri che li avevano messi in sospetto? Senza un ricordo mai di un certo sospetto di scrittura quando iniziò tutta la vicenda di Tzricotu e della scrittura nuragica? Mi dispiace per il Lilliu ma è una vicenda poco chiara. Mi ricordano tanto le amnesie della Fadda sui cocci di Orani (giudicati impossibili (per le Tanit) e falsi) quando rinvenne tutto il materiale epigrafico scrittorio di cui sai. Ma ricordo che su detta strana amnesia ti sei espresso anche tu.

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  4. Quante belle domande!
    Non avendo notizia del rinvenimento nel diario dello scavo, non è possibile neppure ipotizzare la stratigrafia e il periodo di riferimento.
    Si può avere l'impressione che l'episodio faccia il paio con il ritrovamento delle statue di Monti Prama.
    Avrà ragionato il buon Lilliu, che era sardo al cento per cento e pertanto colpito innegabilmente dalla maledizione dell'automortificazione, come un nostro amico ha teorizzato e che però si fa desiderare: "E chi sono io per teorizzare che che non (solo) dall'Oriente viene la Civiltà, ma pure, qualche volta, in senso retrogrado?"
    Non dimentichiamoci che il prof, quando mise gli occhi di funzionario della Soprintendenza alle Antichità della Sardegna sul Su Nuraxi, che appariva come una collina su cui mietevano l'orzo, non era ancora trentenne e trentacinquenne quando ebbe il permesso di scavare.
    La scoperta di una vita gli diede fama internazionale e io, al suo posto, avrei avuto paura della storia, della storia di una scrittura che era balzata fuori imprevista e improvvida, ma era improponibile al cospetto delle "verità" sino ad allora acquisite. Un atteggiamento ripetutosi con i cocci del nuraghe Nurdole perché, è stata costretta a ipotizzare la studiosa, se scrittura è, senz'altro è orientale, magari filistea.
    Per le statue di Monti Prama, il percorso logico e psicologico fu eguale: non poteva andare contro la storia e contro tutto quello che aveva scritto e che lo rese famoso e onorato.
    Mi vien da dire che Ziu Giuanni, pur teorizzando la filosofia della "resistenzialità" dei Sardi, come sardo doc lo fece in silenzio, muto come il pastore che vede passare la volpe vicino al gregge, muto per antica maledizione chiamata automortificazione.

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  5. Caro Gigi (e caro Francu), come sai (come sapete) ho inteso col mio breve saggio puntare a quanto di più oggettivo, basico, reale e condivisibile anche tra i non particolarmente esperti, a evitare (per quanto possibile) contrapposizioni fin qui comunque irrisolte e per rendere chiaro l’appello conseguente ai nostri intellettuali.
    Ho voluto perciò sottolineare che la strada maestra, per procedere con ordine, dovrebbe essere anzitutto la datazione dei reperti fittili (in argilla, terracotta, ceramici) con l’indagine alla termoluminescenza, come già (miracolosamente) condotta sulla navicella di Teti.
    Ribadiamo che il risultato degli esami sulla navicella ha portato a datarla al IX-VIII secolo a.C., a stabilire che è stata prodotta con argilla di Teti (quindi a Teti, nel cuore della Sardegna, il più lontano possibile dai primi insediamenti fenici) e che i segni che riporta incisi risalgono a prima della cottura. Quindi sappiamo che è un oggetto tipicamente nuragico e con oltre 10 segni di scrittura (già giudicati tali tra gli stessi archeologi prima della datazione) incisi a Teti tra VIII e IX secolo a.C., tra i quali un (cosiddetto) pugnaletto nuragico (pure questo riconosciuto tra gli stessi archeologi prima della datazione), un segno non documentato in altri alfabeti e da qualunque archeologo nel mondo ricondotto alla Sardegna.
    Sulla scorta di questi risultati, noti alla comunità scientifica (quantomeno la datazione) dal Novembre 2013 (anche se così poco o per nulla divulgati nel contesto specialistico, che ancora attende la pubblicazione dei dati, così da divenire noti a tanti archeologi solo con la reazione suscitata dal mio libro), si sarebbe dovuto procedere almeno alla datazione dei più significativi tra gli altri reperti fittili ragionevolmente antichi e con segni di scrittura non pacificamente interpretabili (non pacificamente attribuibili a scritture note) rinvenuti in Sardegna.
    Mi ripeto nella suddetta sintesi (quella che per noi, da anni attenti a questa materia, è divenuta una tiritera) perché mi sembra il caso di proporre qui l’elenco dei suddetti reperti fittili da sottoporre ad esami, limitandomi (opportunamente, per iniziare) a quelli che presentano più di un segno di scrittura. È appunto un elenco che sul libro (dove pure questi reperti ci sono tutti) non ho evidenziato, mentre direi abbia la sua forza. Si tratta di 17 voci (vedremo se ho tralasciato qualcosa), che propongo in un ordine naturalmente sindacabile:

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  6. 1) Cocci di Orani (scomparsi?)
    2) Coccio dal Nuraghe Alvu, Pozzomaggiore
    3) Vaso di S'Arcu 'e is Forros, Villagrande Strisaili
    4) Coccio di Mogoro (scomparso?)
    5) Fusaiola Nuraghe Palmavera, Alghero
    6) Coccio di Selargius
    7) Brocca Askoide, villaggio Su Cungiau 'e Funtà, Nuraxinieddu
    8) Fiasca del pellegrino, Ruinas, Oliena
    9) Coccio di Allai
    10) Frammento olla S.Antine, Torralba (Giovanni Ugas)
    11) Secchiello Monte Olladiri, Monastir (Giovanni Ugas)
    12) Frammento iscritto anfora Sant'imbenia, Alghero
    13) Coppa iscritta Sant'Imbenia, Alghero
    14) Sigillo Sant'Imbenia, Alghero
    15) Ciondolo di Solarussa
    16) Brocchetta piriforme con svastica … e lettere ... (da: Giovanni Fadda, “Nomi di paesi e nuraghi della Sardegna in onore di divinità egiziane”, 2004 -IV Edizione-, Graf & Graf srl, Quartu S. Elena)
    17) Vaso La Prisgiona, Arzachena

    Ci sarebbe ancora, ad esempio, la mano votiva trovata nel porto di Cagliari nel 1994 e considerata del III-II secolo a.C., su cui Gigi interpreta scrittura nuragica ritenendo che questa si estenda ben oltre questa data, ma appunto in questo caso una datazione scientifica (strumentale) non porterebbe elementi utili alla discussione.
    Per il bronzo, infine, ho sentito da poco da Andrea Loddo (tra l’altro, appunto, esperto riproduttore di bronzetti con tecnologie dell’epoca) che la misurazione della percentuale di stagno presente nella lega con il rame darebbe già riferimenti ben utili sulla datazione, giacché (così almeno gli consta) nel nuragico questa percentuale era ancora molto bassa (vicina al 5%), mentre si è poi andata via via elevando, fino al 20% o oltre nei bronzi greci. Detta così (come l’ho capita) sarà fin troppo semplice, certo però se fosse così facile sciogliere i dubbi sulla datazione (almeno grossolana) di certi reperti bronzei (molto discussi), sarebbe tanto più un peccato non vi si proceda ancora.

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    1. Francesco la percentuale di stagno nel bronzo, non è dettata dalla “moda” nuragica o da quella greca. Lo spiego in modo preciso nella nota 20 del saggio.

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  7. Salve,forse qualcuno sa delle due asce bipenni infisse nella parete della Torreta Nord. Asce di bronzo di circa 700 grammi? Bene come queste sono sparite tanti altri reperti archeologici con segni e non certi decorazioni imagginararie. Quando mi recai a casa di prof Liliu per invitarlo alla presentazione di sardo grammata,mi rispose,sfogliando il libro che già conosceva;ma ora sono già in pensione,Non so,forse è roba della soprintendenza e così via.
    Poi gli chiesi del ritrovamento deireperti con segni di scrittura rinvenuti da lui a barumini e dei quali ne avevo testimonianza certa.pure a quella inaspettata domanda rispose con frasi che tendevano al vago non so e così via. Ora mi chiedo è mai possibile ché di questo ritrovamento nessun archeolo ne abbia mai parlato? Eppure uno di loro,confideonfidenzialmente mi mi confermò della di tale notizia,ma niente poteva trapelare poiché sconvolgerà la storia. E poteva causare problemi pure nel lavoro e nel avere incarichi di eventuali scavi archeologici e così via dicendo. Se ci fossero problemi o altro io sono qui.

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    1. Il ciondolo di Solarussa, che tu Francesco hai messo in elenco, se si sta parlando di quello che io ho denunciato alla Soprintendenza, non mi sembra fatto di terracotta, ma di non so che tipo di pietrame.
      Giusto per non fare la figura di quell'archeologo che, in polemica con Gianni Atzori su Paraulas, descriveva i sigilli di Zrigotu come oggetti di pietra e non di bronzo.

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    2. Caro Francu, quando ci correggiamo da noi (in anticipo sulle bacchettate degli altri) è sempre una bella cosa. Avevo dubbi sul “tuo” ciondolo, credo anzitutto per il fatto che nell’articolo in cui ne parlavi (e, da lì in avanti, ogni volta che è stato poi citato) non se ne specificava il materiale. Quando ne ho dovuto scrivere sul libro ho approfittato di una chiacchierata con Gigi per chiedergli lumi: il pezzo ha probabilmente ingannato anche lui. Ti dirò, d’altra parte, che solo approfondendo sui materiali per la pubblicazione ho capito che la fusaiola del Palmavera è fittile, mentre avrei detto, ad allora (e l’avevo ben vista anche dal vivo, attraverso la vetrina del museo), che era litica.
      Comunque spostare il ciondolo di Solarussa tra i reperti litici offre l’occasione (sopra tralasciata) per ricordare (almeno a quanti non seguono abbastanza la materia) che le scritte su pietre sono numerose e ricche; purtroppo non offrono concrete possibilità di datazione scientifica, motivo per cui ritorno ai suddetti 16 reperti fittili che meriterebbero d’essere datati (16 e non più 17, per la soddisfazione degli scaramantici).

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  8. No. Sapevo bene, da tanto tempo. che era litica. I miei colloqui 'antichi' con Franco (e con altri) su quel pezzo non lasciavano dubbi. Ma non importa. Importa molto invece che il più presto possibile si porti a periziare lo specimen dei sigilli dei Giganti. Chè il resto in confronto è quasi cianfrusaglia epigrafica (se così posso esprimermi.

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    1. E allora avrò frainteso, pardon, colpa solo mia.

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  9. Sì, meglio che chiariamo le eventuali sviste da noi stessi.
    In effetti non so che tipi di pietra sia, anche perché mi sono ben guardato di esplorarla con qualsiasi strumento, togliendole la pattina che il tempo le ha conferito.
    Litica è anche la testa della vipera, questa sì che si capisce come sia una roccia dura cristallina, che era un ciondolo anch'essa, con la parte superiore finemente incisa a simulare le scaglie, la bocca e gli occhi, mentre la pancia reca ben evidenti due righe verticali di segni incisi profondamente che appaiono come segni di scrittura che, ahimè, non so proprio capire.
    La testa della vipera, come riferitomi dalla persona che me la diede in consegna, alla fine degli anni Novanta fu rinvenuta superficialmente e casualmente in territorio tra Uras e Marrubiu, nei terreni tra la Statale 131 e le pendici del Monte Arci.

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  10. http://monteprama.blogspot.it/2013/09/la-vipera-filistea.html?m=1
    Grazie per averla rispolverata, Franco, non l’avevo ricordata e non era saltata fuori tra tutto quando ho ripercorso il corpus (come ho potuto) per il libro. Ora nemmeno ricordo (e non lo trovo) se Gigi ci avesse pubblicato su uno studio. Nel caso, qualcuno lo segnali.
    Quanto al materiale del ciondolo di Solarussa, nel libro (nel dubbio) non mi ero sbilanciato ;-)

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  11. Gigi scrive che non importa se il ciondolo di Solarussa sia litico (in pietra) o fittile (in terracotta/ceramica). E aggiunge: “importa molto, invece, che il più presto possibile si porti a periziare lo specimen dei sigilli dei Giganti, ché il resto in confronto è quasi cianfrusaglia epigrafica (se così posso esprimermi)”.

    E allora mi offre l’occasione per esplicitare anche su Maymoni quel che sono giunto a pensare al riguardo.

    Non trovo affatto che il resto dei reperti, in confronto a quello bronzeo di Tzricotu (lo “specimen dei sigilli dei Giganti”, forse), sia “quasi cianfrusaglia epigrafica” (dove quel “quasi”, insieme alla richiesta di licenza che accompagna la frase, attenua fino a un certo punto la svalutazione).

    Se così fosse, staremmo ipotecando al risultato positivo di una benedetta perizia sul pezzo di Tzricotu l’attendibilità e il peso di tutti gli altri reperti: Tzricotu no nuragico, no party (se Tzricotu, cioè, fosse davvero medievale, con tutta la restante “cianfrusaglia epigrafica” potremmo farci forse la birra).

    Ebbene, inviterei a pensare diversamente (e spero di non inimicarmi Gigi per la possibilità che contemplo).

    Se il bronzo di Tzricotu risulterà nuragico, bene, anzi benissimo. Qualcuno, a quel punto, potrà comunque impegnarsi a sostenere che era già (e chi potrebbe escluderlo?) quello che sarebbero stati pezzi simili nel medioevo, forse una matrice per imprimere decorazioni sul cuoio* (più che un improbabile stampo per linguelle metalliche, come acriticamente accettato a oggi da tutta l’accademia sulla scorta di Paolo Benito Serra, purché non si ammettesse altro); certo, però, le tesi sulla scrittura nuragica ne trarrebbero vantaggio.

    Ma se anche Tzricotu dovesse risultare medievale, questo non dovrebbe andare affatto a disinnescare il problema posto da quei reperti con segni di scrittura alfabetica difficilmente attribuibili a scritture e lingue note. Vorrei lo tenessimo ben presente.

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  12. Anche allora, però, essersi imbattuti nel bronzo di Tzricotu manterrebbe, a ben vedere, un’importanza storica: se Gigi non si fosse imposto, da quel momento, come lo studioso cui segnalare da tutta la Sardegna reperti verosimilmente antichi con possibile scrittura, di tutto il corpus da lui fin qui vagliato e raccolto nessuno avrebbe notizia; tanti reperti nemmeno sarebbero stati consegnati e di quelli consegnati facilmente non si saprebbe ancora nulla (nessuna foto, nessuna pubblicazione, nessuno studio); il tassello di Pietro Lutzu, infine, se mai fosse comunque emerso non avrebbe detto, in sostanza, nulla a nessuno.

    Personalmente, avere avuto fin dalle prime lezioni di epigrafia nuragica (forse Gigi lo ricorderà) una certa difficoltà ad accogliere tutta l’interpretazione del “sigillo” (dipenderà dai miei limiti, ma la resistenza ad accettare che il “figlio” si volesse rappresentare con il fallo uguale a quello del “padre” e senza due arti, piuttosto che già con tutti gli arti e senza ancora il fallo uguale a quello del padre, mi aveva fatto tenere da subito in sospeso il giudizio su una vera intenzionalità linguistica) non mi ha mai frenato dal considerare significativi i tanti altri reperti con scrittura che Gigi ha meritoriamente presentato, studiato e, come ha creduto e saputo, interpretato.

    Perciò, a mio parere, se resterà comunque vero che con Tzricotu nasce tutto, potrebbe anche dimostrarsi che senza Tzricotu, ormai, non muore più nulla (ossia: quanto già impone di essere verificato non cesserebbe, se anche Tzricotu dovesse mai risultare medievale, di richiedere le dovute verifiche).



    Naturalmente questo discorso muove dalla condizione che il bronzo di Tzricotu sia e resti unico, nel qual caso i calchi (dai calchi) con lettere alfabetiche degli altri “sigilli” (i cui originali non sono mai stati documentati) è corretto siano ritenuti, fino a prova contraria, falsi. Tutto cambierebbe davanti a una prova del contrario, appunto, che però ancora non c’è.



    *) L’ipotesi possa trattarsi di una matrice per l’impressione di decorazioni sul cuoio (o, in alternativa, di stampi per decorazioni con sottile foglio d’oro da applicarsi, ad esempio, sulla rilegatura in pelle di volumi di pregio) è del metallurgo archeosperimentatore e riproduttore di bronzetti Andrea Loddo, che si riserva di approfondirla per via sperimentale (certo non accampa alcuna competenza epigrafica; e rispetta gli studi di tutti).

    Se anche il pezzo non risultasse, al dunque, nuragico, ma si dovesse convenire che l’interpretazione di Loddo deve scalzare quella di Serra, vi troverei un bel motivo di soddisfazione (dalla sponda in cui mi trovo, tra i cultori e vicino agli studiosi “poco considerati” dall’accademia): chi ci avrebbe visto giusto non sarebbe un accademico, nemmeno corretto (in tanti anni di discussioni) da qualche collega, bensì proprio un cultore.

    Staremo a vedere (augurandoci salute e, già che ci siamo, serenità).

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  13. No, chi ci ha visto giusto è Sandro. E lo ha dimostrato: compresa, nella dimostrazione, l'obbiezione sulla stupidaggine del tema fitomorfo che fitomorfo non può essere. Punto. Se fatichi a comprendere la scrittura di base dello 'specimen' non ci posso far nulla (falli e non falli) . Non è questione di sensibilità e di epidermiche impressioni: è questione di profonde conoscenze epigrafiche. Solo queste, quelle che permettono, tra l’altro, di dire che mai e poi mai Lutzu avrebbe potuto lasciarci una documentazione dove non poche delle lettere sono quelle dei sigilli a3, A4, A5 di Tzricotu. Per non considerare una obbiezione. Forse la più importante. Che un falsario non usa un pezzo medioevale a caso per riprodurre in sequenza schemi e lettere alfabetiche di duemila anni prima. Ma stiamo scherzando? E la stessa cosa che tu usassi, per farla franca, la fibbia del tuo cinturone dei pantaloni per riprodurre un falso seriale con segni alfabetici di millenni prima! Caro Francesco, attento con il 'movimentismo sperimentale' a non rendere oggi le cose complicate mentre invece sono chiarissime grazie all'intervento di Sandro. Se hai da dire qualcosa e hai qualche riserva su quello che ha scritto in modo così limpido, dillo. Limpidezza che si estende non solo sul sigillo matrice nuragico ma su tutti i sigilli (fossero questi cinque, dieci o cento).Limpidezza che devono mettere in discussione altri periti, se vogliono considerarsi tali, si chiamino Loddo o si chiamino come vuoi tu.

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  14. Vedi caro Francesco la scienza in genere non funziona per sovrapposizione ma funziona per chiarezza di prove. Sandro ha ridicolizzato la prova fasulla quanto ridicola del Serra (in realtà l'aveva fatto tempo fa la stessa Aba Losi con un saggio encomiabile Nella rivista Monti Prama) con una dimostrazione altamente scientifica (approvata per altro da chi fa questo genere di oggetti per tradizione secolare familiare) e spetta ad altri incrinare, se sono in grado di farlo,con dati scientifici, quella dimostrazione. Parlare di altri che forse 'potrebbero' dimostrare questo o quello, per ora non è corretto. E poi, io stesso, se permetti, sono garante di scientificità per professione (e direi lunga professione: quella che mi ha permesso di andare contro il paradigma) : so molto bene per competenze epigrafiche e paleografiche che nessun falsario al mondo avrebbe potuto fare un certo mix alfabetico, quello che poi si è dimostrato essere il 'codice' di tutti quei documenti di cui invochi la perizia. I sigilli a3, A4, A5, scritti tra l'altro in 'metagrafico' (numerologia, idieografia e acrofonia)e risalenti, per motivi paleografici, al XIII -XII secolo a.C., costituiscono l’anticipazione (siamo nel 1995 -6) di tutta la produzione documentaria successiva, quella per altro ugualmente anticipata dal dattiloscritto del Lutzu.

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  15. Noto che tu, quando c'è il più piccolo appiglio e conforto da parte del più scalicinato degli epigrafisti della domenica, lo registri e lo tieni in grande considerazione. Quello che ho scritto io in SAGRA per duecento pagine e più vale come l'asso di bastoni. Tutto questo, mio caro, fa cascare (a dir poco) le braccia. E ho l'impressione che, con questo tuo intervento, le abbia fatte cascare anche a Sandro. Sai bene, perché lo scrivo, che le coscienze critiche sono quello che ammiro di più come ricercatore. Quando lo sono 'critiche' (da KRINO: saper discernere) però. Ma tu sei ostinato, tremendamente ostinato, tanto da mettere fasulli punti interrogativi minuscoli spiazzanti e devastanti in un momento in cui i 'negazionisti' sono alle corde e si attaccano anche alle virgole inesistenti (figurarsi ai punti interrogativi!) per non soccombere e perdere definitivamente la partita. Ostinato in un momento in cui gli 'intellettuali' non esistono più (sono morti da decenni) e resi 'giacobini' di scuola come sono ( fai scrivere a Caterini in proposito e poi lo mandi letteralmente a quel 'paese'!)sono i primi che ridono di te e ti dicono che come medico psicologo devi fare il tuo mestiere e basta e non ficcare il naso da 'storico' osservatore in materie di cui, secondo loro, non sai neppure lo ABC. Altri intellettuali che vadano al di là della 'mano destra della storia' non ne vediamo né dentro né fuori l'Accademia. E infatti! Hanno fatto, dopo cinque mesi dall'uscita del tuo volumetto ‘accusatore’ e ‘giusto’, la fila e fanno ancora la fila per risponderti, commossi dal tuo appello timido con il tuo ditino preceduto da quel puntino interrogativo. Quanto alla 'cianfrusaglia', non ricamarci su perché sai bene quanto ad essa sia affezionato. Il nodo da sciogliere non è quello che già è stato sciolto (esiste la scrittura nuragica) ma da quando si ha il codice in mix espressivo comunicativo dei nuragici. E da quando si ha uno dei codici più belli, per originalità, di tutto il bacino del Mediterraneo. Dopo gli studi decisivi (ripeto, decisivi) di Sandro Angei resta una sola mossa. Quella invocata da noi da venti anni e che non faranno se non sotto tortura o sotto dura denuncia pubblica parlamentare. Vuoi forse che scrivano e sottoscrivano una squalifica? O dicano al mondo quanto il medioevalista Serra è stato incauto, ostinato e, tremendamente ridicolo'? Sai invece cosa ti faranno fare? Ti incoraggeranno per questo: cercare altri cento o mille Loddo e periti metallurgici vari (soprattutto se bravi) che dicano la loro (pur con tutto il ...rispetto) cercando in qualche modo di non far naufragare del tutto il Serra. No, ci vuole una ed una sola mossa. Cercare di confermare con la perizia metallografica se il bronzo è medioevale o nuragico. Punto e fine. E ti dirò che è al cento per cento nuragico anche per un altro motivo. Forse tu non sai che Raimondo Zucca quando gli fu consegnato il bronzetto scritto da parte di Andrea Porcu l'indomani si affrettò a dire nell'Unione Sarda (leggere per credere) che il bronzo non dava sospetti (cioè che era nuragico) ma che invece su quel bronzo si ravvisavano ‘interventi di natura secondaria'. Insomma erano i 'segni' (mica bizantini). Poi, molto 'poi', ha cambiato idea sulla matrice per linguelle medioevali del Serra. Sei sicuro che oggi dopo il saggio scientifico (scientifico vuol dire condotto con tutto il rigore ed il metodo scientifico) di Sandro, soprattutto sull’origine dei sigilli A3, A4, A5, mantenga lo stesso parere?

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  16. E.C. Insomma erano i 'segni'(e mica bizantini!) l'anomalia.

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