venerdì 1 gennaio 2021

Una rilettura del tempio “Fenicio-Punico” del Kothon di Mozia – una indagine su Orione

 

Isola di Mozia

di Sandro Angei


Mi sono imbattuto poco tempo fa in un saggio a firma dell'archeologo Lorenzo Nigro, 2007, "Il Tempio del Kothon e il ruolo delle aree sacre nello sviluppo urbano di Mozia dall'VIII al IV secolo a.C.1. Il titolo mi ha incuriosito perché qualche tempo fa ho dedicato la mia attenzione alla splendida Mozia per via del suo tophet, uno dei primi ad essere impiantato assieme a quello di Cartagine e quello di Sulcis nell'VIII sec. a.C..

  Con certo interesse ho letto i capitoli dedicati al tempio del Kothon.

 In particolare il 6° capitolo intitolato: "Elementi astrali nell'orientamento del tempio del Kothon", mi ha oltremodo

incuriosito, visto che tratta di archeoastronomia e perché, nello specifico, supporta uno studio fresco di stampa (2020) che ha quale target il medesimo orientamento lì ipotizzato2.

Nel saggio di L. Nigro in sostanza si ipotizza che il tempio verosimilmente era rivolto verso il sorgere della costellazione di Orione nel 650 a.C. (presunta data di riedificazione del tempio: quello denominato - tempio C1), perché l'asse maggiore dell'edificio sarebbe orientato con un azimut di 110°; di conseguenza l'asse minore avrebbe un orientamento di 200°. Dato, quest'ultimo, che lo studioso ha utilizzato per una seconda connotazione astrale.

Fin qui tutto pacifico, almeno per il momento, benché con qualche perplessità3; ma nel prosieguo della trattazione si fa un po' di confusione.

Infatti l'archeologo prosegue scrivendo: “Inoltre, trattandosi di un edificio rettangolare l'asse minore e il portale monumentale del tempio erano rivolti verso 200° e, proprio in questa direzione, la stessa costellazione di Orione sorgeva all'equinozio di primavera (21 marzo). Queste ricorrenze astrali, cioè il fatto che la stessa costellazione - Orione – sorga sull'orizzonte di un determinato luogo in due punti differenti per 90°, esattamente al solstizio d'inverno e all'equinozio di primavera, nello stesso anno, non possono essere casuali. La probabilità che un edificio e le installazioni al suo interno siano allineate secondo le due direttrici di 110° e 200° è, infatti, assai rara. ...” (il mio sottolineato darà modo più avanti di tenere in debita considerazione questa affermazione - ndr).

Più che "rara" direi impossibile, almeno per quanto riguarda la probabilità di veder sorgere la costellazione di Orione ad un azimut di 200°; ma non è questo il punto su cui voglio o devo soffermarmi; e comunque posso capire una non molto lucida visione dell'aspetto astronomico che ha condotto l'archeologo all'imprudente dichiarazione.

Prudenza che riprende il sopravento quando, disquisendo della sua materia, l'archeologo riprende il discorso in un altro saggio del 2010 (L’orientamento astrale del Tempio del Kothon di Mozia)4 dove scrive, a conclusione dello studio, che “Non esiste, tuttavia, alcun dato oggettivo specifico che possa confermare tale interpretazione, eccetto la presenza nel tempio di due triadi betiliche e la loro rispettiva disposizione rispetto a oggetti e segnacoli infissi nei pavimenti della corte centrale e della navata orientale di cui si è detto sopra, tutti elementi che rimandano alle due coppie di tre stelle visibili ad occhio nudo, una delle quali allineata sull'asse nord sud, che costituiscono rispettivamente la cintura e la spada nella costellazione Baal/Orione.

Il punto su cui mi soffermo, da topografo, è un altro.

L'archeologo basa la sua ipotesi di studio sull'orientamento di 110° dell'asse maggiore del tempio, ma una verifica su Google Earth dimostra che l'asse in questione ha un orientamento di 115°,805 per un'altezza dell'orizzonte locale di 1°,12 che determina una declinazione pari a -19°,29 per la ricerca di oggetti nella sfera celeste nel 650 a.C.6

 In ragione di questi dati il tempio non mostra alcun riferimento alla costellazione di Orione che è ubicata tra la declinazione di -14°,88 di Rigel e di +2°,65 di Betelgeuse.

Per scrupolo ho verificato su STELLARIUM se vi fosse per le coordinate da me rilevate un qualche astro che potesse in qualche modo assolvere il compito attribuito alla costellazione di Orione; e in effetti vi ho trovato Dabih, stella beta della costellazione del Capricorno che, con una declinazione di -18°,85, sorgeva nel 650 a.C. ad un azimut di 115°,13. Molto vicina alle coordinate di riferimento.

Ma non dobbiamo farci troppe illusioni su questo dato, visto che l'ingresso principale del tempio è orientato in direzione sud-ovest; e in ragione di ciò non si capisce per quale motivo si dovrebbe prediligere l'orientamento in direzione sud-est: 110° (sic!).

L'idea dell'orientamento astrale parte dal presupposto che, sono parole dell'archeologo nel saggio del 2010: “Non essendo possibile individuare né sull’isola, né nella costa prospiciente un luogo verso il quale fosse rivolto l’edificio sacro, si è ipotizzato che l’orientamento del Tempio del Kothon, come quello del Kothon stesso, fosse stato determinato da allineamenti astrali (v. di seguito) e si è, pertanto, deciso di esaminare la volta celeste moziese e, segnatamente, di ricostruire la volta celeste in particolare nei secoli VIII-V a.C., quelli in cui fu in uso il Tempio del Kothon, scegliendo di osservare il cielo al sorgere delle costellazioni un’ora dopo il tramonto, in alcuni giorni significativi del calendario, primi tra tutti i solstizi e gli equinozi.

   L'archeologo non trova alcun luogo terrestre a cui rivolgere l'attenzione; ma ritengo che se avesse avuto il supporto di un topografo poteva, forse, individuarne qualcuno degno di nota. D'altronde, lo ammette lui stesso: la ricerca in campo astronomico è stata valutata appunto perché (mi ripeto) "non è stato possibile individuare  né sull’isola, né nella costa prospiciente un luogo verso il quale fosse rivolto l’edificio sacro".

Il possibile (probabile?) orientamento del tempio del Kothon

   In ragione del fatto che l'ingresso monumentale del tempio dle Kothon è orientato in direzione sud-ovest, cercheremo in quella direzione una qualche caratteristica che possa fare al caso nostro. Per tanto prenderemo in considerazione l'orientamento definito dalla parete nord-ovest del tempio C1 (fase 5, VI sec. a.C), quella che affaccia sul Kothon (Fig.1).

Fig.1

La parete ha un orientamento di 207°,72, e se mandiamo una retta ideale lungo questa direzione (Fig.2), attraverseremo il fortino della 2° guerra mondiale posizionato giusto a Capo Boeo (Fig.3).

   Con tutta evidenza il fortino, risalente alla 2° guerra mondiale, non ha alcuna valenza storica in questo studio, ma di certo ne ha una dal punto di vista concettuale.


Fig.2

Fig.3
Capo Boeo, anche chiamato Capo Lilibero, è la punta più occidentale della Sicilia; e quel fortino (Fig. 4) dimostra in modo inequivocabile che quel luogo fu punto strategico nel 1939 d.C.7 almeno quanto poteva esserlo nell'VII sec. a.C..

Un avamposto - Capo Lilibeo/Boeo - scelto già nel 650 a.C. a  tutela di Mozia.

Questa affermazione non è oziosa né estemporanea, ma dettata dal buon senso di quelle antiche genti e dall'osservazione che noi oggi possiamo fare a proposito dei motivi che spinsero quel popolo a scegliere l'isoletta di Mozia per fondare la loro città. Di questo è convinto, per altri versi, E. Caruso, direttore del Parco Archeologico Lilibeo di Marsala, che nel saggio di cui alla nota (5) scrive a proposito della fondazione di Lilibeo, avvenuta dopo la distruzione di Mozia ad opera di Dionisio di Siracusa: "Il luogo scelto per lo stanziamento era ubicato in corrispondenza del basso promontorio costituito da un sostrato di calcarenite sedimentaria, leggermente declinante in direzione SO, che chiude a S la laguna (tav. XXII). L’area prescelta non si eleva affatto sul contesto, non possiede alcuna forma naturalmente distinta e circoscritta da valloni o corsi d’acqua superficiali, né è particolarmente eminente, ma è parte di un sistema omogeneo che degrada dolcemente e uniformemente verso il mare in direzione N e S mentre ad occidente, in prossimità della punta del promontorio si viene a creare un più ripido salto di quota di m 3,00/4,00 (rispetto ai livelli antichi). Il promontorio era, inoltre, caratterizzato a S da una costa che, ancora nelle mappe dell’Ottocento si presentava acquitrinosa e che fu poi ‘bonificata’ o colmata via via nel tempo; tali caratteristiche consentivano di offrire pochi punti di agevole attracco a causa dei bassi fondali sabbiosi. Questo aspetto non era certo secondario per la difesa della città, considerato che anche da N era difficile navigare verso Lilibeo attraverso la laguna, la cui ampia capacità ricettiva ne aveva fatto la formidabile struttura portuale dell’antica Mozia. Il promontorio, dunque, difeso naturalmente a N e a S dai bassi fondali marini non ha, però, alcuna protezione naturale ad oriente, verso la terraferma." E continua scrivendo: "Il fossato - Proprio ad oriente, il promontorio fu ‘staccato’ fisicamente dal contesto mediante il taglio di un lungo, largo e profondo fossato (tav. XXII), presso il quale furono erette poderose mura di difesa".

   Per tanto la distruzione di Mozia non indusse i suoi abitanti a fuggire via da Mozia, ma gli indusse a spostare la città poco più a sud, sul promontorio di Capo Lilibeo e costruire, lì dove il fianco orientale era indifeso, un imponente apparecchio di protezione: un profondo fossato e poderose mura di difesa; mentre la costa, coi suoi bassi fondali sabbiosi che delimitavano sugli altri versanti la città di Lilibeo, era e rimaneva valida difesa almeno quanto lo fu per Mozia.

 In questo contesto dobbiamo vedere Capo Lilibero/Boeo; un luogo di vitale importanza per la sicurezza di quella comunità; un luogo da sottoporre alla tutela della divinità e nello stesso tempo un luogo che tutelava il tempio di quella divinità e dell'intera isola. 

   Ma chi era il dio venerato in quel tempio?
   L. Nigro ci informa che la divinità titolare del tempio era Baal ‘Addir/Poseidon per via di una iscrizione rinvenuta in prossimità dell'area dei pozzi.8 Poseidon, come ben si sa, era il dio del mare e più in generale del regno delle acque, ma anche delle forze telluriche, tanto da essere chiamato con l'epiteto "scotitore della terra". Nello stesso studio di nota (*) l'archeologo aggiunge: "Riguardo all’identificazione della divinità maschile con Baal ‘Addir/Poseidon, va sottolineato come la presenza di conchiglie, ma soprattutto l’offerta del vino, per la quale si rimanda alla nota formula omerica, ben si adattino alla figura divina titolare del tempio maggiore dell’area sacra, proprio per la loro afferenza all’ambito marino e alla navigazione" (Mio il sottolineato ndr).

 Per tanto cosa osta nell'intravvedere in quell'orientamento una significativa valenza rituale e di "fondazione" che lega la divinità lì venerata a Capo Lilibeo, che topograficamente delimita quel mare aperto che era sotto il potere di Poseidone?

Fig.4

Una verifica

 E' necessario però effettuare una verifica, perché non si può eludere la posizione delle mura di Mozia, che nel caso in cui fossero di ostacolo alla vista di Capo Boeo/Lilibeo potrebbero inficiare pesantemente questa ipotesi di studio (Fig.5); benché ciò non sia pregiudizievole in senso assoluto, visto che le mura difensive furono edificate in periodo successivo; ma una veloce verifica su Google Earth dimostra che il varco di accesso delle mura è posizionato  proprio sull'allineamento che dal portale monumentale del tempio conduce a Capo Boeo (linea azzurra di Fig.5). Questo dato rafforza ulteriormente l'ipotesi di studio perché, qualunque sia stato il periodo di edificazione delle mura9 la conservazione di quella visuale dal tempio verso Capo Lilibeo proseguì fin oltre la costruzione dell'ultimo rifascio murario, a dimostrazione dell'importanza di quell'orientamento. 


Fig.5

Per tanto, sulla base di questi elementi, potremmo ipotizzare, ma solo ipotizzare, che il tempio del Kothon fosse rivolto verso Capo Lilibeo/Boeo e non alla costellazione di Orione con la quale, lo abbiamo dimostrato con evidenti dati topografici, nulla aveva da spartire.

L'orientamento del Kothon
   Lorenzo Nigro ci informa che il bacino del Kothon è orientato ai punti cardinali; nota infatti un perfetto orientamento di una delle diagonali del rettangolo che delimita il bacino verso la direzione Nord-Sud; ma non si da una giustificazione del perché il tempio non rispetta lo stesso orientamento del Kothon; nel contempo intravvede una stretta correlazione progettuale tra Kothon e Tempio ad esso annesso, tanto da intravvedere in questa stringente correlazione un dato tanto importante che, scrive nel saggio di cui alla nota (4): «comprendere il perché del lieve disassamento esistente tra le due fabbriche architettoniche è  divenuta  una  questione  centrale  delle  indagini  in  corso  da  parte  della Missione dell’Università di Roma “La Sapienza"». Prosegue scrivendo: "Deve  essere  esistita,  pertanto,  una  ragione  diversa  da  quella  meramente  progettuale, 
che avrebbe voluto per facilità di realizzazione e anche comodità di utilizzo che le due strutture  collegate  avessero  un  orientamento  coerente  –  tale  da  spiegare  il  perché  del leggero disassamento del Tempio del Kothon rispetto ai punti cardinali (ai quali, invece, è 
saldamente  ancorato  il  Kothon).  E  poiché  l’orientamento  del  Kothon  con  la  diagonale maggiore  sull’asse  nord-sud  è  certamente  dovuto  a  ragioni  religiose, non sembra improbabile  ipotizzare  che  anche  quello  apparentemente  incoerente  del  Tempio  del Kothon discenda, invece, da ragioni simbolico-religiose di natura astrale."

   L'archeologo cerca una connotazione astrale del tempio del Kothon dato che lo stesso Kothon è orientato con tutta evidenza agli assi cardinali e quindi in qualche maniera al sole.
Dato però che il tempio, lo abbiamo appena visto, pare orientato in modo tutto terrestre verso Capo Lilibeo, è possibile che anche il Kothon sia orientato in modo analogo? Vediamo!

   Se mandiamo una linea dal bordo del bacino rivolto a sud-est (azimut 214°,60), essa sfiorerà "Punta dello Stagnone", ossia il lembo di terra più meridionale dell'Isola Grande, che di fatto delimita il lato occidentale dello Stagnone stesso (Fig.6).

Fig.6
La linea verde è il prolungamento del brodo sud-est del Kothon, mentre la linea gialla e relativa al bordo nord-ovest

   Si potrebbe pensare che il doppio orientamento sia frutto di mera casualità; ma non è così, perché nessuna difficoltà vi è nel realizzare un doppio orientamento: secondo il nord geografico per quanto riguarda la diagonale del bacino e verso Capo dello Stagnone per quanto riguarda il lato lungo del rettangolo; è un "semplice" problema di geometria che si risolve con riga e compasso.
   Non mi sembra il caso di produrre una dimostrazione puntuale del metodo a meno che alcuno lo voglia espressamente.

 Che quelle genti sapessero di geometria lo dimostra lo stesso L. Nigro nel momento in cui, ancora nel suo saggio di nota (1) punta l'attenzione sulla planimetria del Kothon; questo fu tracciato seguendo un preciso metodo geometrico, secondo il quale il rettangolo fu costruito, sono parole dello stesso L. Nigro: "con un rapporto tra i lati nel quale la lunghezza del lato maggiore era stata ottenuta come proiezione della diagonale del quadrato costruito sul lato minore". Una magnifica costruzione geometrica realizzata appunto con riga e compasso, che ho avuto modo di constatare essere perfetta.

   Per tanto tracciare un rettangolo che abbia elementi orientati al nord geografico e altri orientati in altra direzione scelta con cognizione di causa, rientrava di sicuro nelle possibilità di quelle genti.10

   Vi è da notare, però, che a differenza dell'orientamento tra il portale monumentale del tempio e Capo Lilibeo, che abbiamo constatato nessun ostacolo si frapponeva alla visuale diretta, per questo secondo orientamento non possiamo dire la stessa cosa, o per lo meno  non possiamo assicurarlo in modo risolutivo. Infatti tra il bordo sud-est del Kothon e Punta dello Stagnone si frapponevano le mura che proteggevano la città a partire dal VI sec. a.C.11.
Per tanto già le prime mura di difesa occlusero la vista dal bordo Sud-Est del Kothon verso Capo dello Stangone (Figg.7 e 8), ma questo non inficia comunque la nostra ipotesi perché se  il Kothon e il tempio attiguo furono realizzati prima della costruzione delle mura difensive, l'orientamento di fondazione, perché di questo si tratta, avvenne con vista libera su quei due Capi: Lilibeo e dello Stagnone, quasi fossero delle "colonne d'Ercole" poste lì a guardia di Mozia.

   In seguito, probabilmente, venne a mancare la necessità di guardare verso Capo dello Stagnone, perché in quella direzione il continuo mutare del fondo sabbioso (si vedano al proposito le foto storiche di Google Earth), era di notevole protezione nei confronti dei pericoli che venivano dal mare. Bastava tener d'occhio la direzione verso Capo Lilibeo, perché in ogni caso un presunto nemico doveva passare per quel tratto di orizzonte delimitato dalla porta posta sulla cinta muraria.12
   In sostanza quella imboccatura "infida" per chi si avvicinava alla costa dal mare aperto, tutelava e proteggeva l'intero Stagnone e le genti che lì si stabilirono.

Fig.7
Fig.8

Conclusioni
   Benché la bella Sicilia non sia il campo dove opero con i miei studi, coi quali mi diletto di archeoastronomia, mi sono sentito in dovere di entrare in merito alla questione nel momento in cui il problema archeoastronomico investe quello topografico. Da topografo non posso tollerare l'errato orientamento di un edificio, qualunque esso sia – è un dogma che il topografo deve sempre rispettare -; e da appassionato di archeoastronomia non posso eludere l'errore che, a catena, può ingenerarne altri e dare della storia di un popolo immagini che non rispondono alla verità.
   Non me ne voglia il Dott. Nigro, non vuole essere questo mio studio un atto di accusa e neanche una critica nei suoi confronti.
   Ritengo che in veste di archeologo abbia avuto coraggio a ricercare in cielo ciò che non ha trovato sulla terra. Sono pochi gli archeologi che arrivano a tanto e di questo dobbiamo tutti essere riconoscenti e auspicare che altri lo facciano.
   Sono dell'idea che fosse mio dovere mettere il dito sulla piaga tanto, prima o poi, qualcuno avrebbe notato l'errore.
   In un'ottica, che per quanto mi riguarda è sempre costruttiva, ritengo che, se alcun orientamento soddisfacente possiamo trovare in cielo, dobbiamo per forza ritornare sulla Terra e cercare proprio qui i segnali che a prima vista non abbiamo riconosciuto.
   In questo caso, se l'ipotesi si rivelasse giusta, siamo stati fortunati, molto fortunati, perché i segnali a cui sono orientati i manufatti qui studiati sono naturali e solo un intervento di Poseidone, forse potrebbe distruggerli.


Note e riferimenti bibliografici

1 https://www.researchgate.net/publication/258515361_Il_Tempio_del_Kothon_e_il_ruolo_delle_aree_sacre_nello_sviluppo_urbano_di_Mozia_dall'VIII_al_IV_secolo_aC

2 La valutazione del target, che viene definito identico tra l'orientamento di Mozia e quello di Antas (non lo dichiara L. Nigro che mai nel suo studio associa Mozia ad Antas ma lo dichiara l'autore del libro "fresco di stampa"), di fatto si basa sull'azimut dichiarato nello studio di cui alla nota (1).

3 La perplessità sorge nel momento in cui si prende quale riferimento l'intera costellazione di Orione che spazia nel cielo del 650 a.C. da una declinazione di +2°,65 di Betelgeuse a -14°,88 di Rigel. Declinazione che tradotta in angolo azimutale riferito al nord geografico vedeva sorgere Betelgeuse, per un orizzonte locale di 1°,12 ad un azimut di 87°,22 mentre vedeva sorgere Rigel ad un azimut di 109°,59; un ventaglio angolare di ben 22°,37 di ampiezza. Per tanto avremmo a che fare con un vago orientamento verso una costellazione, che in termini angolari è piuttosto estesa e che avrebbe dato ampio spazio già allora a dubbi di interpretazione. A meno di non voler prendere quali stelle di riferimento Rigel e Saiph, che nel 650 a.C avevano la particolarità di sorgere entrambe nella direzione indicata dall'archeologo con uno scarto di soli 0°69'. Per tanto, dovessi accogliere quale orientamento quello proposto da L. Nigro, il target verso Rigel e Saiph sarebbe ben più sostenibile.

4 http://archeoastronomia.altervista.org/wp-content/uploads/2019/07/SIA7_02.pdf3

5 L'azimut è stato calcolato facendo la media tra l'azimut dei due lati lunghi del tempio che non sono perfettamente paralleli.

6 Cosa è successo? E' probabile che l'orientamento sia stato individuato con una bussola. Uno strumento, la bussola, di immediato e facile utilizzo; la quale però, se non si adotta la necessaria prudenza e verifica del dato registrato, può riservare spiacevoli sorprese. Dal canto mio, avendo da sempre usato nella professione di topografo strumenti di altissima precisione, non mi è mai stato familiare questo strumento di misura, sia per le anomalie magnetiche che possono influenzare anche pesantemente la direzione dell'ago, sia per la scarsa precisione, che di certo non può essere tollerata in topografia, ma più in generale non viene tollerata dalla forma mentis del topografo. Molti studiosi di archeoastronomia si avvalgono di questo strumento e qualcuno, abusando della propria sicurezza, è incappato nell'errore marchiano.
   Nel caso specifico di Mozia è possibile che vi sia nell'isola una qualche perturbazione di natura magnetica che influenza l'ago della bussola? La domanda è fondata sulla strana affermazione di L. Nigro quando asserisce nel saggio di nota (1): "Un secondo dato significativo è quello dell'orientamento: il Tempio del Kothon e il Santuario del Cappiddazzu hanno lo stesso orientamento all'incirca verso est-sud-est (110°), che è il medesimo, tra l'altro, della prima edicola del Tofet (almeno a giudicare dalla forma del basamento che la sosteneva), ...". Una verifica su Google Earth dimostra che il tempio di Cappiddazzu è orientato con un azimut di circa 131° (Fig.A) e il primo sacello del Tophet è orientato ad un azimut di 167° (Fig.B). A meno di non aver male individuato io i due edifici.
   Però questa ipotesi (della perturbazione magnetica) è disturbata dalla precisione con la quale è stata rilevata la direzione della diagonale del Kothon - 180°. Per tanto ripropongo la domanda: cosa è successo?

Fig. A

Fig.B

7 All'indirizzo http://lsa.sns.it/dbsite_on_line//attachments.php?file=..%2Fuploads%2F2011_03_21_18_28_31.pdf troviamo un interessante saggio di Enrico Caruso intitolato "LILIBEO-MARSALA: LE FORTIFICAZIONI PUNICHE E MEDIEVALI" nel quale alla nota 121 leggiamo: "Notizie orali raccolte in sede locale, gentilmente fornite da Enrico Palminteri, che qui ringrazio per la cortese disponibilità, riferiscono che i fortini della protezione antiaerea dell’ultima guerra, uno dei quali si trova proprio sul Capo Boeo, sono stati forse costruiti nel 1939 utilizzando i conci asportati dagli scavi Salinas prima del loro interramento.

 
9  Per quanto ci informa Antonia Ciasca nel suo saggio "Mozia in Sicilia: un esempio di cinta urbana in area coloniale fenicia", le mura che cingevano Mozia furono realizzate in tempi diversi a partire da un "muro" dello spessore di 1,00-1,12 m per arrivare alle possenti mura spesse oltre 5 m in un arco di tempo abbastanza limitato compreso tra, sono parole della studiosa: "fra la metà/seconda metà del VI e gli inizi del IV sec. a.C.".

10 In ragione dell'orientamento potremmo dare un significato simbolico alla direzione Nord-Sud di una delle diagonali del Kothon. La direzione Nord-Sud può essere individuata a partire dalla direzione Est-Ovest, col noto metodo del cosiddetto "cerchio indiano", ossia registrando la posizione dell'ombra di uno gnomone dalla cui base origina una circonferenza, la quale viene intercettata per due volte da quell'ombra, una prima e una dopo il mezzogiorno. I due punti di intersezione individuano esattamente e tutti i giorni dell'anno, la direzione Est-Ovest. Da qui si può intendere che il rettangolo fu costruito su due orientamenti; uno "nascosto" legato al sole - Est-Ovest - l'altro palese, legato alla terra e al mare - Capo dello Stagnone.

11 https://www.persee.fr/docAsPDF/efr_0000-0000_1992_act_166_1_4293.pdf Nel contributo dell'archeologa A. Ciasca leggiamo che le mura della 1° fase risalirebbero con buona approssimazione a metà del VI sec. a.C. per tanto nel 550 a.C. il Kothon e il tempio annesso già esistevano.

12 Anche in questo caso è probabile che il tutto sia legato all'aspetto simbolico e non a quello pratico, perché bastava salire sulle mura per avere vista libera sul Capo Lilibeo.

6 commenti:

  1. Buon Anno !
    Nella mia sconfinata ignoranza, mi chiedo: l'ago della bussola sarà stato influenzato pesantemente dai metalli contenuti nelle fortificazioni belliche ?
    Inoltre: saranno da retrodatare le eventualmente corrette (Ricorda il politically correct ma è un'altra cosa :-) ) datazioni della posizione delle stelle al 7° secolo a.C. ?
    Betelgause Rigel Saiph ?
    Orione =costellazione del Toro, il Tau...
    Siamo davvero sicuri che in quei secoli dalla Terra essi fossero osservabili in quella posizione ?
    Forse i fumi della notte di Capodanno mi ottenebrano il cervello e mi fanno vagare come un minuscolo meteorite..

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    1. Per quanto riguarda l'anomalia magnetica, non so cosa dire visto che un orientamento su quattro è giusto.
      Per quanto riguarda la posizione delle stelle: benché attualmente la costellazione di Orione attualmente sia più alta che nel 7° secolo a.C., essa era visibilissima dalla latitudine di Mozia.

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  2. Elementare, Watson! Però, varrebbe la pena di approfondire la direzione della diagonale del Kothon (180°), la cui profondità media è di un solo metro e la vicina presenza del tempio.

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    1. Per quanto riguarda l'orientamento al mezzogiorno (180°) qualcosa ho detto in nota 10; dopodiché un tale orientamento può essere solo strettamente simbolico; intendendo per “strettamente simbolico” un orientamento del quale non possiamo stabilire dei punti di riferimento all'orizzonte come nel caso di alba e tramonto del sole o levata e calata di una stella; perché quella direzione non può essere associata ad alcun oggetto che si muova nel firmamento perché tutti, per poco che se ne discostino, si levano a est e tramontano a ovest di quel punto.
      L'unica possibilità sarebbe quella della stella polare, ma nel 650 a.C. non vi era a nord una stella ben individuabile come l'odierna stella polare. Si pensi che la stella candidata in quel periodo è senza nome ed ha una magnitudine apparente pari a 6 contro una magnitudine di 1,95 dell'attuale stella polare; in sostanza quella stellina era al limite della visibilità.

      Per il resto, oltre ai due allineamenti ipotizzati: uno del Kothon l'altro del tempio adiacente, null'altro mi viene da aggiungere.

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  3. Bravo, Sandro. Ad averlo un correttore di bozze attento, preparato e scrupoloso come te!
    Ti auguro un anno nuovo pieno di lavoro e di ricerca, con la stessa lucidità e intelligenza, di questi ultimi.
    Per te e anche per noi.

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    1. Da questo punto di vista il 2020, tanto bistrattato da tutti noi, me compreso, è stato un anno prolifico.
      Per il resto che ti devo dire?! Se, come penso, tu hai letto tra le righe di questo studio, hai di certo colto la vena polemica sottotraccia di alcuni passaggi. Naturalmente la vena polemica non è e non vuole essere rivolta a Lorenzo Nigro che può avere tutte le attenuanti del caso; ma è rivolta ad altri che, sicuri del fatto loro, guardano ai blasoni più che ai dati. Di chi parlo?! Ti posso dare un indizio: stanotte, se dalle tue parti il cielo è sgombro da nuvole, guarda la costellazione di Orione, è quello il segno.
      Dimenticavo: pag. 86.

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