sabato 7 ottobre 2023

Is pirois - quando l'archeologia sostiene l'archeoastronomia.


di Sandro Angei

Si veda: Il pozzo sacro di Is Pirois - prima parte e le due parti consecutive

Il titolo è quasi paradossale. In genere è l'archeoastronomia a rivelare aspetti antropologici immateriali o legati a reperti o architetture altrimenti senza apparente significato. Vedi la postierla di Murru mannu in Tharros, il pozzo sacro di Sant'Anastasia di Sardara, di Santa Cristina e di Funtana coberta di Ballao per avere un riscontro.
Questa volta è successo il contrario. L'archeoastronomia trova un particolare architettonico significante - certamente - ma con un tassello mancante. L'archeologia fornisce quel tassello mancante che conferma la scoperta.

Sono trascorsi ormai tre anni dalla pubblicazione del saggio sul pozzo sacro di Is pirois.
In quel saggio, in seguito alla scoperta dello spiraglio ricavato tra un architrave e l'altro della scala rovescia che copre la scalinata di discesa al pozzo, dimostrai che quello - lo spiraglio - non era un vizio costruttivo, ma faceva parte di un apparecchio atto a realizzare una manifestazione luminosa. Scrissi allora: "Lo spiraglio è un particolare sicuramente architettato perché all'interno di quello che viene considerato il “nuraghe” (La Dr. Salvi non usa mai questo termine) posto sopra il pozzo sacro (sic!), corrisponde una nicchia ricavata nello spessore murario (Fig.10)".

Fig. 10 di quello studio

Calcolai in modo teorico il periodo della manifestazione scrivendo: "abbiamo calcolato che quando il sole si avvicina all'asse della scalinata (141°41), lo spiraglio lascia filtrare i raggi solari già il 16 di febbraio fin verso il 28 di marzo (Figg.11 e 12). Il fenomeno si ripete speculare il 13 settembre fin verso il 25 ottobre; ma in questo periodo evidentemente non vi era la necessità di controllare il livello dell'acqua".
Ma in questa asserzione vi è un errore. Lo vedremo più avanti.

Fig. 11 di quello studio

Fig. 12 di quello studio

Un giorno Pierluigi Montalbano mi invia su WhatsApp due immagini del pozzo sacro di Is pirois.
Non a caso le ha inviate proprio a me, dato che conosce il mio saggio.
Le due fotografie ritraggono l'ingresso del pozzo sacro lastricato con scisto locale con, in posizione mediana, una lastra di forma circolare con al centro una coppella scavata nel corpo di pietra, con al centro un foro pervio - una sorta di imbuto - che, di primo acchito, si può presumere servisse per libagioni. Ma è solo una ipotesi. Potrebbe essercene un'altra ossia, poteva contenere un piccolo betilo. Così almeno sembra da una immagine che mi è stata fornita via Messenger da un'amica di Facebook. Non la mostro perché non ho la sicurezza che quel piccolo betile sia stato trovato in situ. Aspettiamo per tanto che gli studiosi che hanno scavato ci possano illuminare in tal senso. La stessa amica mi ha linkato delle immagini scattate almeno il 2 di ottobre, dove si nota l'immagine che entra dentro la coppella. 

Organizzo, per tanto, un sopralluogo e decido di andare a Is pirois il 23 settembre, equinozio di autunno, pensando, senza sapere la posizione esatta della coppella (imbuto) rispetto all'ingresso della scalinata, che proprio in quel giorno sarebbe stato logico aspettarsi la manifestazione luminosa che colpisce, illuminandola, la coppella. Prima di partire calcolo in 2.10 m quella che teoricamente avrebbe dovuto essere la distanza del centro della coppella dallo spigolo del primo gradino a scendere della scala di accesso al pozzo, calcolata basandomi sull'inclinazione dei raggi solari in un dato momento. Arrivato sul posto la prima cosa che faccio è quella di verificare se il calcolo è corretto, misurando una distanza reale di 2.09 m. Confortato da questa verifica mi accingo a realizzare un filmato in time-lapse. Appronto il cellulare in posizione opportuna e avvio il filmato, e in effetti dopo pochi minuti - avevo calcolato a priori il momento di inizio - sul sedile di destra dell'ambulacro, si forma una macchia di luce. Ma, man mano che passavano i minuti, l'immagine si dissolveva e così pure le mie aspettative di registrare l'evento.
Ne deduco che il fenomeno, fotografato il 16 di ottobre del 2020, non investe anche il giorno dell'equinozio, ma avviene alcuni giorni dopo l'equinozio d'autunno e alcuni giorni prima di quello di primavera - che poi, quest'ultima, sarebbe la data principale - e questo perché sopra lo spiraglio ubicato nella nicchia ricavata nello spessore murario del recinto posto sopra il pozzo sacro, vi è posta una lastra di scisto che impedisce ai raggi solari di attraversarlo se questi hanno una inclinazione superiore a quella consentita dai costruttori.
Accertato quindi che il fenomeno non registra la data dell'equinozio di primavera, ne ricavo che l'immagine si materializza in un periodo  immediatamente anteriore.

Al momento non mi è possibile stabilire con esattezza il periodo di illuminazione perché è difficile prevederlo per via teorica. Sarebbe necessario eseguire un rilievo topografico con la mia strumentazione, oppure col laser-scanner per essere sicuri. Ma in un caso o nell'altro sarebbe piuttosto disagevole e pericoloso, nonché proibito, calarsi dentro il recinto che protegge la cupola ogivale; senza contare che vi è pure la "voragine" dell'oculo in sommità della cupola a ostacolare il lavoro. Mi sono affidato per tanto al buon cuore di tre amici della zona, conosciuti proprio il 23 di settembre in visita al pozzo, che si sono prodigati il 6 di ottobre in questa pregevole impresa documentando il tutto con fotografie che qui sotto mostro in sequenza.
Per tanto un caloroso ringraziamento a Patrizio Corronca di Muravera, Pietro Pisano di Sinnai e Graziella Raffaele di Genova.



























Le immagini dimostrano che il 6 di ottobre e quindi anche il giorno 8 di marzo, l'immagine luminosa proveniente dallo spiraglio traccia un percorso sul lastricato dell'ambulacro che intercetta il brodo della coppella. Ciò significa che qualche giorno dopo dell'equinozio di autunno - il 2 di ottobre e quindi il giorno 12 di marzo - l'immagine luminosa attraversa il centro della coppella.

Quale significato dobbiamo dare a questa manifestazione?

Una ipotesi

Ci si appresta all'equinozio di primavera, il giorno - in tutte le culture del mondo - di rinascita della natura in tutte le sue forme. In ragione di ciò dobbiamo pensare che i riti propiziatori anticipassero l'evento. Il "toro solare" doveva inseminare la terra "prima" del giorno della rinascita, quindi il 21 di marzo il "seme" doveva essere già impiantato e la manifestazione esaurita.

Ma al di là delle considerazioni di carattere antropologico più o meno accettabili, un dato rimane incontestabile e incontrovertibile ossia, che nel pozzo sacro di Is pirois di Villaputzu si svolgesse un rito di carattere astronomico che la disciplina archeoastronomica ha ipotizzato vera prima della scoperta della coppella nell'ambulacro d'accesso al pozzo sacro. Ma non solo, questa scoperta risponde con precisione alla domanda della Dott.ssa Donatella Salvi che studiò l'edificio. Nel mio studio scrissi nel 2020: "Lo spiraglio è un particolare sicuramente architettato perché all'interno di quello che viene considerato il “nuraghe” (La Dr. Salvi non usa mai questo termine) posto sopra il pozzo sacro (sic!), corrisponde una nicchia ricavata nello spessore murario  Nicchia descritta dalla Dr. Salvi che scrive, illustrando il vano superiore: “Tra la parete ed il pavimento si apprezza, inoltre una piccola nicchia.”
 La studiosa non si avvede dello spiraglio, e se pur lo ha notato, penso lo abbia associato ad una non perfetta coesione dei conci. Ma il fatto che la piccola nicchia sia proprio in quella precisa posizione denota con ogni probabilità l'intenzione di creare un varco ad hoc che potesse in qualche modo essere utilizzato quale pertugio di un segnale luminoso.
   A tal proposito la Dr. Salvi nel suo articolo scrive: “Il secondo elemento nuovo è costituito dalla presenza della camera superiore, di diametro maggiore al vano del pozzo e priva di accessi nell'elevato che conserva. Non è possibile escludere, perciò, che un'apertura potesse essere ricavata a maggiore altezza, ma sarebbe comunque risultata priva di corrispondenza sia con il piano di campagna esterno che con il pavimento interno dell'ambiente, Tuttavia la presenza della nicchia ricavata a livello del pavimento ed il foro, cilindrico, che corrisponde al culmine della Tholos inferiore – ma certamente poco funzionale e insufficiente per attingere -, insieme alla comoda agibilità del vano, dimostrano che qualcuno, o qualcosa, vi dovesse trovare posto, forse in occasioni particolari legate al rituale.1
    La studiosa innanzitutto cerca una qualche giustificazione alla mancanza di un varco d'accesso al vano, ma non trova alcun solido argomento, nel contempo  si rende conto che qualcosa di strano e particolare nasconde quella mancanza di accesso ad un vano, dove quella piccola nicchia e l'oculo sommitale della cupola sono evidenti segnali del fatto che “qualcuno, o qualcosa, vi dovesse trovare posto”; e associa questo particolare ad un non meglio specificato “rituale”. Certamente la studiosa non può andare oltre a meno di sconfinare in altra disciplina."

Questa è scienza.

Dedicato a Pierluigi Montalbano, che ha sempre creduto in questo studio, e ai nuovi amici: Patrizio Corronca, Pietro Pisano e Graziella Raffaele che mi hanno supportato e risparmiato quasi 4 ore di viaggio.

👉segue

note bibliografiche:

1 Da “La civiltà nuragica – Nuove acquisizioni II – 2008 – Ministero per i Beni Culturali – Soprintendenza per i Beni Archeologici della Sardegna
https://www.academia.edu/12063254/D.Salvi_Il_popolamento_antico_del_Sarrabus_Is_pirois_e_San_Priamo










8 commenti:

  1. Perfetto. Archeologia e archeo astronomia. Bello. Fortza Paris! Ma non ho capito una cosa. Perchè i raggi solari colpiscono il bordo e non il centro? Forse perchè ciò avviene oggi (le foto sono di oggi) ? E invece l'angolazione il 21 marzo è diversa e l'interessato è il centro e non il bordo? Ho capito?

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    1. IL centro viene colpito qualche giorno prima. In ogni caso il giorno degli equinozi i raggi solari sono ostacolati da una pietra posta nella nicchia dove si trova lo spiraglio di luce.

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  2. È possibile che il foro fosse un supporto per un manufatto? È che il toro di luce dovesse passare attraverso ad esso?

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    1. Una amica di Facebook mi ha inviato qualche giorno fa una immagine dove si vede all'interno del foro (imbuto?) un sasso di fiume allungato - una sorta di piccolo betile - scrivendomi che quel betile è stato trovato in quella posizione dagli archeologi.
      Non voglio mettere in dubbio la buona fede dell'amica, ma sono prudente e mi domando: è mai possibile che gli archeologi che hanno scavato il sito abbiano lasciato in situ un manufatto del genere, sapendo che prima o poi sarebbe sparito? In ogni caso penso sia necessario attendere la pubblicazione dei risultati del lavoro svolto dagli archeologi per rendere pubblica e veritiere quella immagine in questo blog.
      Posso comunque affermare che la presenza del piccolo betile non inficia minimamente quel che osserviamo alcuni giorni prima dell'equinozio di primavera e alcuni giorni dopo quello di autunno, anzi da modo di presumere un rito ben più ricco di significato dal punto di vista "scenografico" e antropologico.
      Facciamo una ipotesi.
      Se la funzione del poco sacro è - come io penso - quella di stabilire, come un nilometro, la quantità d'acqua presente nel sottosuolo, poco prima dell'equinozio di primavera, potremmo vedere i raggi del sole che illuminano per un breve lasso di tempo quel piccolo betile immerso nell'acqua, che per il principio dei vasi comunicanti arriva a riempire l'imbuto, provenendo dal sistema idrico di troppopieno. Sarà così? Chissà, in ogni caso il piccolo betile ammesso che sia stato trovato realmente lì, veniva sicuramente illuminato in quei giorni.

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  3. Io avevo immaginato un manufatto di metallo (magari di bronzo), pensando che forse, innalzando dal suolo il punto di contatto della luce col manufatto, potesse far coincidere "l'incontro" proprio con i giorni precisi degli equinozi.
    Non avevo, in verità, capito che il foro è comunicante col pozzo, perciò ritengo l'ipotesi del "nilometro" più che verosimile. Quello che non mi convince è la spiegazione riguardo all'anticipo ai giorni degli equinozi. Grazie per la spiegazione e complimenti per lo studio e il lavoro che sta facendo.

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    1. Il pozzo sarà monitorato e se ci sarà un anno abbondante di precipitazioni meteoriche, potremmo capire cosa succede davvero. Per ora solo una supposizione per quanto riguarda la comunicazione della coppella forata col sistema di troppopieno. E' una ipotesi verosimile però, perché nella coppella l'acqua non ristagna.

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  4. Comunque il 'genio' costruttivo dei nuragici è proprio da 'urlo'. La lettura 'archeoastronomica' di Is Pirois conferma (al di là di ulteriori possibili dati da scoprire nella ricerca) la stupefacente capacità dei sardi dell'età del bronzo finale di coniugare altezza di 'religio' e altezza di espressione religiosa. E la scrittura metagrafica è lì a dimostrare che i segni architettonici possono diventare fonetici, cioè possono diventare parole e frasi inneggianti alla divinità. Non so se in altre parti del mondo si sia raggiunto una tal esito nello scrivere disegnando o costruendo con le pietre. Forse gli Egiziani. Non so. Credo che ci vorrà del tempo ancora prima che la scienza si renda conto della straordinarietà della scrittura metagrafica posta in essere nelle costruzioni megalitiche sarde. E molto anche per accettare, antropologicamente, i dati emergenti di una civiltà che non ha l'eguale nell'Europa occidentale. Dico ciò perchè dato il nazionalismo italocentrico in progress si cercherà di annullare la 'troppa' grandezza da parte di una antropologia, spesso braccio destro della politica strumentale, che ha timore di 'accettare' l'evidenza e di fare l'applauso, per non far gonfiare il petto dei Sardi eredi di quella grandezza. E per il timore continuerà a negare ipocritamente la scienza (la verità scientifica) con le ridicole tesi dell'archeosardismo, della mitopoiesi, delle nostalgie di un tempo inesistente, ecc. ecc. Siamo nel 'post lilliu', secondo una espressione assai efficace di Francesco Cesare Casula, ma l'archeoastronomia e l'epigrafia, discipline utilissime per le ricerche accademiche, stentano assai a trovare il posto che loro compete. Purtroppo.

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    1. E' proprio così: l'archeoastronomia e l'epigrafia stentano a trovate il posto che loro compete. Ma non ci fermeremo; e nel momento in cui si riuscirà ad aprire uno spiraglio lì dove il muro di omertà è più fragile, l'una si tirerà appresso l'altra.
      Abbiamo scalato il primo gradino.
      Inconsciamente – e non poteva che essere così purtroppo – l'archeologia ha sostenuto la tesi dell'archeoastronomia. Quella tesi che la Dottoressa Salvi a Is pirois riuscì appena ad accennare – non dal punto di vista archeoastronomico naturalmente – ma dal punto di vista antropologico, lì dove cercò una giustificazione a quella nicchia posta nel corpo murario del recinto sopra la cupola ogivale del pozzo sacro, scrivendo: “Tuttavia la presenza della nicchia ricavata a livello del pavimento ed il foro, cilindrico, che corrisponde al culmine della tholos inferiore – ma certamente poco funzionale e insufficiente per attingere -, insieme alla comoda agibilità del vano, dimostrano che qualcuno, o qualcosa, vi dovesse trovare posto, forse in occasioni particolari legate al rituale.”
      Abbiamo trovato la giustificazione a quella nicchia (nel 2020) e ora nel 2023 il terzo elemento del rituale ad essa collegato.
      Alla luce di questa magnifica scoperta, alla quale spero possa presto seguire una pubblicazione da parte degli archeologi che hanno lavorato all'ultima campagna di scavo, l'appello è quello di eseguire a Tharros uno scavo prospiciente la soglia di quella magnifica porta riturale, banalmente nomata “postierla di Murru mannu”, perché da quello che ho estrapolato dai miei studi su quel magnifico monumento, penso possa venire alla luce un manufatto che, come a Is pirois, dia ragione del rito di carattere solare. E questo perché il rito, che normalmente prevede tre elementi necessari alla manifestazione luminosa: - sole alto nel cielo, punto di collimazione (in questo caso il corridoio della “postierla”) e l'obiettivo – lì manca proprio l'obbiettivo.
      L'obiettivo mancava anche a Is pirois, e lì lo abbiamo trovato.

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