di
G. Sanna
La chiesetta campestre di Santa
Cristina di Paulilatino fu costruita, con ogni probabilità nel XII secolo dai
Camaldolesi ma è probabile che le origini di essa fossero bizantine (1). La
venerazione per questa santa, anzi santissima stando al terribile martirio (2),
non trova però, stranamente, luogo nel resto della Sardegna se si esclude la Santa Cristina di Bonarcado
costruita per compensazione e ad imitazione di quella paulese (3). Il
martirologio romano e quello geronimiano danno notizie quanto mai diverse e
contrastanti sulla nascita e sulla morte della santa facendo pensare che in
realtà la santa italica o fenicia sia una santa farlocca, andando ad accrescere
così quella sarda la schiera dei santi isolani inesistenti oppure presi in
prestito dai ‘santi’ nuragici (4). La leggenda della vergine orrendamente
seviziata più volte e gettata in un lago o addirittura, nella versione sarda
popolare, nel pozzo che prenderebbe nome dalla ‘santa’, è indizio che la
devozione ‘ab antiquo’ fosse ben altra e che riguardasse sì il pozzo sacro
attiguo alla chiesetta medioevale ma nessuna vergine martirizzata.
