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| L'immagine promo della petizione promossa da Sa Nuraxìa Culturàle Carbonia, Italia |
lunedì 3 agosto 2015
Petizione al magnifico rettore dell'Università di Cagliari: corso di laurea in archeologia nuragica e pre-nuragica
Per firmare: https://www.change.org/p/magnifico-rettore-maria-del-zompo-chiediamo-un-corso-universitario-di-archeologia-pre-nuragica-e-nuragica?recruiter=34258475&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=share_page&utm_term=mob-xs-share_petition-no_msg&fb_ref=Default
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domenica 26 luglio 2015
IMMIGRATI E PROFUGHI, CLANDESTINI E INFILTRATI: CRONACA DA MAR-CHE DEE.
di Francu Pilloni
La notizia è filtrata giorni fa, le fonti ufficiali tacciono.
Sarebbe stato sventato (il condizionale è d’obbligo) un
attacco a installazioni NATO dislocate in Italia e precisamente a una stazione
RADAR massimamente utilizzata a copertura del Mediterraneo sud-occidentale.
Ecco i fatti, nella ricostruzione della redazione.
sabato 25 luglio 2015
Parole allo specchio
di Sandro Angei
Una delle obiezioni fatte ai sigilli di Tzrigottu è che i segni lì incisi sono speculari lungo l’asse mediano verticale. In
ragione di ciò si dice che nessuna scrittura ha significato secondo un siffatto
sistema.[1]
martedì 21 luglio 2015
Articolo in cerca di titolo
Oggi vi proponiamo una fotografia di un artefatto alquanto
inusuale per forma. Si trova nel Sinnis di Cabras e non è sfuggito al fiuto del
nostro segugio.
Stefano
come al solito è sempre attento a cogliere i segni del bello e del diverso e
tra questi ultimi ci sono manufatti inesplicabili per forma e funzione, che sono
invisibili ad occhi che non guardano.
foto di Stefano Sanna
MODIFICA IN CORSA
Un nostro lettore ha chiesto via mail le dimensioni
del manufatto, non avendo al momento la possibilità di misurarlo posso solo
paragonarlo "grossomodo" al blocco di calcestruzzo
indicato nel riquadro, che ha le dimensioni standard di 20x20x40 cm. Io ne
ricavo una stima ad occhio di falco di dimensioni attorno 1.50 m.
Quando il sole sarà più clemente (forse questa sera
stessa "chi su tzughittu no mindi pappada"), andrò a misurarla,
sempre se riesco a contattare l'autore della foto, che dovrebbe accompagnarmici.
FaroVVi
sapere!
foto di Stefano Sanna manomessa dal redattore del blog sabato 18 luglio 2015
L'argento in Sardegna (e cosa accadde quando i "metallari" iniziarono a fare sul serio)
[..] In contrast with the controversial evidence for Middle Neolithic axes, some
twenty copper and silver objects from Italy and Sardinia can be securely
assigned to the Late or Final Neolithic; these are all dated by radiocarbon or associated pottery [..]. (1)
[..] Copper and silver are the earliest worked metals in Sardinia: there is
evidence of their use from the first half of the 4th millennium BC, in the
sphere of the Ozieri facies of the Final NeoIithic. The use of gold is
represented by a solitary artefact belonging to the Late Eneolithic (Beaker)
period. Lead, however, appears roughly around the mid
3rd millennium BC.[..] Silver
represents approximately 22 % of artefacts recovered in
Sardinia from the Neolithic and Eneolithic periods; of these 4 % are
attributable to the first half of the 4th millennium BC and 8% to the second
half of the 4th millennium BC; the rest belong to the
3rd millennium BC. [..] (2).
giovedì 16 luglio 2015
FALSO, SEMIFALSO, SEMIVERO, TUTTO VERO. FORSE.
di Francu Pilloni
Chi non ha sognato, almeno da bambino, di vivere in un mondo
più semplice, dove il Buono fosse buono, il Cattivo fosse cattivo? Invece,
crescendo e apprendendo alla buona un poco di quanto i saggi filosofi, antichi
e moderni (anzi, facciamo solamente antichi, tanto gli altri non hanno fatto
che ripeterli con parole più difficili) e convenire che una certa cosa è sì
buona, ma …, o che quell'uomo è stato certamente cattivo, ma …: tale è il
giudizio storico sul Benito italiano dei
Fasci (da non confondere con quello sardo de Is Barrittas) che ha fatto
piangere metà delle famiglie italiane, ma si è inventato la previdenza sociale per i lavoratori;
tale è stato persino per la bomba atomica che …, ma …
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mercoledì 15 luglio 2015
Toro! Toro! Toro!
di Atropa Belladonna
Tre teste taurine scolpite nella pietra a
grandezza quasi naturale(fig. 1), tre importanti siti nuragici dal nord al
centro- sud della Sardegna (fig. 2) (1,2,3).
Due delle teste hanno una sorta di fascia
o di benda, la terza ha le orecchie scolpite in modo estremamente naturalistico
e preciso (fig. 3) (4). Gli occhi, per quanto si possa vedere,
sono cerchiati.
Per Serra Niedda in realtà si parla di più
di una protome: "una testa di ariete e due teste di toro di
calcare dovevano adornare gli edifici" (2).

Fig. 1. a. Testa di toro in
trachite dal sacello nuragico di Cuccuru Mudeju-Nughedu San Nicolò (SS) (1); b. Complesso sacrale
nuragico di Serra Niedda (SS): testa di toro in calcare, proveniente dall'area
del santuario (2); c. Santuario nuragico di
Santa Vittoria di Serri (CA), protome taurina in calcare (foto di RsRoberto,
vd. 3)
martedì 14 luglio 2015
Classico e Anticlassico: la forma ritmica della storia culturale europea (parte 2)
di Angelo Ledda
vedi prima parte
Alla stregua delle Avanguardie Storiche del primo Novecento [1] l'arte pre-classica venne considerata una sorta di avanguardia da rimettere in cammino perché ritenuta depositaria di valori e matrice per la ricerca di un linguaggio universale:
“Pirro Marconi propose il termine 'anticlassico'; altri sperimentarono più tardi 'aclassico' o 'eteroclassico' (…) Una sorta di avanguardia artistica antica che poteva esser resa ancora “attuale” e perciò proposta a modello per l'arte contemporanea (…) Il 'classico' come era stato costruito nei secoli precedenti non bastava più perché esso potesse alimentare il 'moderno' doveva produrre dal suo seno fecondi anticorpi, percorsi alternativi, suggerimenti sperimentali; doveva evocare e legittimare anche il primitivo e l'anticlassico, accogliere in sé non solo il centro ma anche i margini, persino le deviazioni dell'arte antica. Doveva insomma mettersi in sintonia con le Avanguardie” (Settis, 2004)
vedi prima parte
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Foto 1. l'ampliamento della Gipsoteca canoviana di Possagno
opera di Carlo Scarpa del 1957
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Alla stregua delle Avanguardie Storiche del primo Novecento [1] l'arte pre-classica venne considerata una sorta di avanguardia da rimettere in cammino perché ritenuta depositaria di valori e matrice per la ricerca di un linguaggio universale:
“Pirro Marconi propose il termine 'anticlassico'; altri sperimentarono più tardi 'aclassico' o 'eteroclassico' (…) Una sorta di avanguardia artistica antica che poteva esser resa ancora “attuale” e perciò proposta a modello per l'arte contemporanea (…) Il 'classico' come era stato costruito nei secoli precedenti non bastava più perché esso potesse alimentare il 'moderno' doveva produrre dal suo seno fecondi anticorpi, percorsi alternativi, suggerimenti sperimentali; doveva evocare e legittimare anche il primitivo e l'anticlassico, accogliere in sé non solo il centro ma anche i margini, persino le deviazioni dell'arte antica. Doveva insomma mettersi in sintonia con le Avanguardie” (Settis, 2004)
domenica 12 luglio 2015
Quando all'ombra dei nuraghe si scriveva e si fumava
una storia tanto per ridere
Ma guarda un po’ cosa vado a
trovare spulciando cataloghi di numismatica per le mie ricerche di calzini
spaiati.
Chi sono? Sono una Ricercatrice
di Calzini Spaiati, ormai faccio parte del club RCS,
fondato dall’amministratore di questo blog.
Penso che la
civiltà Sarda non smetta mai di stupirci; non solo ha tirato su migliaia di
torri, fuso tonnellate di bronzo, scolpito decine e decine di statue dedicate ai loro piccoli giganti e scritto in una miriade di supporti le lodi
al dio nuragico: sono andati oltre, hanno inventato il fumetto!
Non è un
scherzo, parola di RCS.
fig.1
fig.190 Sardinia, Carthagenian, Before 227 BC. AE18. Hd. of Tanit l./Bull r., star above; M in Punic script at r. L II 644 (This coin). Also attributed to Sicily.
all’indirizzo: http://www.wildwinds.com/coins/greece/sardinia/t.html
giovedì 9 luglio 2015
Umano sarà lei! II: maschere di pietra?
di Atropa Belladonna
"Le statue di Ruinas, rinvenute in
località Macchètturu sulla riva sinistra del Riu Massari/Arascisi, equidistanti
dai territori di Samugheo e Allai ma sul versante opposto, sono state edite di recente
senza ulteriori specificazioni sul contesto di ritrovamento. Documentano forme
inedite a pilastro (una alta circa 3 metri), sormontate da una maschera rilevata da una risega e sormontata da due corna." (1) (vd. figura 1 e, in appendice, fig. 8)
Fig. 1. a dx, una delle ultime teste rinvenute a Monte Prama, oggi esposte al Museo
Civico di cabras (OR). Da questo sito.
Ce ne parlò Romina, tempo fa,
in un post memorabile (2). La statua-menhir di Ruinas
non è esposta e se ne sa pochissimo. Le poche fotografie che circolano,
mostrano un accenno di corna (fig. 1 e si veda questo sito), probabilmente spezzate, similmente a quel che è rimasto sul copricapo
dei cosiddetti "Guerrieri" di Monte Prama di cui conosciamo oggi 3
teste (fig. 1 e 2).
Romina, in modo un pò provocatorio, arrivò a chiedersi se lo straordinario menhir di Ruinas non fosse un avo delle statue di Monte Prama (2).
Romina, in modo un pò provocatorio, arrivò a chiedersi se lo straordinario menhir di Ruinas non fosse un avo delle statue di Monte Prama (2).
Fig. 2: le altre due
teste di "guerrieri" da Monte Prama oggi note; solo quella a destra è
stata sottoposta a restauro
Ma c'è un'altra caratteristica che
potrebbe accomunare il nostro menhir cornuto con le statue di Monte Prama: la maschera, che però nel caso
delle statue avrebbe caratteri antropomorfi, seppure visibilmente anomali. Di
possibili maschere a rendere ragione dei volti "alieni" delle statue
si parla in alcuni punti del libro dedicato a Monte Prama uscito nel 2014 (fig.
3 e 4):
1. [..] segni di ferite sembrano individuabili in una delle statue di pugilatore
ricomposta (Tav. IV) (nr. 15,Fastigiadu, ndr). In questa stessa
statua, come seppure in misura minore in quella di tav. VII (nr.
16, Efis, ndr), forse perché meglio conservate delle
altre, sembra individuarsi la raffigurazione di una maschera che copre il volto, il che renderebbe ancor più plausibile
l’ipotesi di rappresentazioni di atleti[..] (Usai, 2014) (3).
Fig. 3: la parte superiore dei pugilatori nr. 15 e 16 (da (3)).
2. [..]nelle statue le differenze
nelle proporzioni anatomiche indicherebbero non esclusivamente mani di più
scultori, ma un diverso messaggio per ognuna delle tre iconografìe: la lotta
corpo a corpo del pugile sarebbe stata “interpretata” raffìgurando la parte
superiore del corpo molto sviluppata su gambe possenti, rispetto alla maggiore
armonia delle linee del guerriero con scudo rotondo per lo scontro a media
distanza e dell’arciere per il combattimento a lunga distanza. Le differenze
nelle proporzioni all’interno di ognuna delle tre iconografìe sarebbero dovute
anche alla rappresentazione di età diverse. E i modelli mentali non hanno
bisogno di personalizzare i volti; da qui la rappresentazione
“ieratica” con occhi a doppio cerchio concentrico, come se si fosse di fronte
ad una maschera [..] (Leonelli, 2014) (4).
3. [..]Arciere 3, Cumponidore, o
anche Cumponidori, il capo corsa della Sartiglia di Oristano.
Il corpo snello e la testa conservata nella parte frontale, quasi una
maschera, lo ricorda in modo impressionante [..] (Boninu,
2014) (5).
Fig. 4 Disegni di teste da Monte Prama (da (3))
Oltre agli occhi solari, anche altri
tratti contribuiscono a dare l'impressione di una maschera: la
"legnosità" dell'arcata sopraccigliare e del mento, squadrato in Fastigiadu e in almeno una delle nuove statue (fig.
5); in altri casi sembra appuntito, ma sempre "forte".
Fig. 5 A sin. una delle statue del 2014, eccezionalmente
attaccata al collo. A dx, un'altra inquadratura di Fastigiadu, che ne evidenzia
la squadratura del mento.
Per un'altra scultura particolarissima, fu
Lilliu a parlare di maschera (6). Si tratta del famoso e discusso betilo
di San Pietro di Golgo (fig. 6): [..] Il viso umano, che è
pure incorporato e cavato dalla struttura ribassando tutto all’intorno
l’originario blocco di pietra scelto per ottenere la figura, appare come una
maschera applicata a parte, con l’idea della "tête coupée", tolta
cioè dalla stia normale posizione che ci si aspetterebbe alla sommità, come
nelle statue-menhirs, e spostata e collocata nel mezzo o quasi della struttura,
per farla emergere nel fisico e nei simbolo. Il rilievo reale, poichè nel recto
del contorno (lati e mento) il volto tende a sfumare e morire nella superficie
della pietra, è stato volutamente marcato tagliando nettamente il piano della
fronte. Il forte contrasto chiaroscurale con la cavità semicircolare che lo
sovrasta non c’era all’origine, perché l’incavo semicircolare è venuto dopo. In tal modo la forma di maschera risulta accentuata. E forse non si tratta soltanto di forma o di effetto, ma anche di significato alienante (magico-spiritico-funerario) che la «maschera» porta con sé[..](6).
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| Fig. 6: il betilo di San Pietro di Golgo |
Sempre il Lilliu nel 1966 parlò di una
maschera funeraria, riguardo un bronzetto (7) (Fig. 7).
Fig. 7
Davvero le statue di Monte Prama
presentano un volto che non ha sembianze umane perchè hanno una maschera? Secondo
me è possibile, ma mi domando che senso ha mettere una maschera -forse
funeraria-ad una rappresentazione che appare peraltro viva, come
del resto quella del bronzetto di fig. 7?
Appendice
Ruinas-Macchètturu sta a
Monte Prama come San Giovanni Suergiu-San Pietro sta a San Giovanni
Suergiu-Crabonaxia?
Nella sua bellissima tesi di dottorato
sulle "pietre fitte" di Corsica e Sardegna (8), Florian Soula ci
mostra i disegni di due statue menhir (una è quella di fig. 1) che si
discostano dal resto del panorama sardo in quanto, ci spiega, sono le uniche
che lui considera "esplicite" in senso antropomorfo (fig. 8 e
9): [..]I gruppi geo-stilistici 3 e 4 sono costituiti dai siti isolati
di Macchéturru a Ruinas e di San Giovanni Suergiu a
San Pietro.
Entrambi i siti presentano un solo esemplare: quello del primo sito rappresenta
verosimilmente un antropoide di cui la
testa,
resa schematicamente, è fornita di corna; la seconda è dotata di una testa e di un busto
realizzati in maniera più esplicita (Atzeni, E. 2009). Queste
due statue-menhir sono gli unici esemplari sardi ad essere compresi nella
sotto-categoria delle statue "esplicite",
precedentemente definita negli aspetti terminologici di questo lavoro
(Prima parte, Capitolo tre). Le caratteristiche stilistiche di queste due
statue-menhir sono insolite in rapporto a quelle del resto del corpus.
L'isolamento geografico di questi due gruppi si associa dunque alle loro
particolarità stilistiche. La loro attribuzione cronologica resta comunque incerta[..] (8).
Fig. 8: a sin, il
sito di Macchètturu a ruinas (nr. 3); a destra un disegno della statua-menhir
cornuta di cui in figura 1 di questo post. (da (8)).
Fig. 9: a sin, la statua di San Giovanni
Suergiu (9, 8); a dx, il sito di San pietro a San Giovanni
Suergiu (da (8)). Si veda anche questo post
La statua menhir di San Giovanni Suergiu è
davvero particolarissima: dalla calottina sulla testa, al marcato schema a T ma
senza occhi, fino alle mani che si uniscono a livello del terreno. Dietro ha un
aspetto ancora più strano (fig. 9). Ma ciò che è ancora più strano è che Paolo
Bernardini sostiene che a San Giovanni Suergiu, in località Crabonaxia, sono stati
rinvenuti pezzi di statuaria dipinta ancor più antichi delle statue di Monte
Prama(10) (fig 10a, 10b). Finora, dopo oltre 20 anni,
sono state pubblicate solo quelle che sembrano un pezzo di testa e un oggetto
totalmente inidentificabile (fig. 10).
C'erano delle statue antropomorfe anche a
San Giovanni Suergiu? Bernardini pensa o pensava di sì, Usai lo esclude categoricamente
(11, nota 1); quanto agli altri pezzi che Bernardini menziona (fig. 11), non se
ne è saputo più nulla.
Fig. 11 (da 10b)
(1) M. Perra, la
statuaria antropomorfa prima dei nuraghi, In: Le sculture di Mont’e Prama-La
Mostra" 2014, Gangemi editore pp. 83-98
(2) R. Saderi, La statua-menhir di Machèturu, progenitrice della grande statuaria di Monte
Prama?, monteprama.blogspot.it, 21 MARZO 2014
(3) L. Usai, Le Statue
Nuragiche, In: Le sculture di Mont’e Prama-Contesto, scavi e materiali,2014,
Gangemi editore, pp. 219-262
(4) V. Leonelli, I modelli di nuraghe e altri elementi scultorei di Mont'e Prama, In: Le sculture di Mont’e Prama-Contesto, scavi e materiali, 2014, Gangemi editore, pp. 263-292, nota 15
(5) A. Boninu, Un rito, un nome, In: Le sculture di Mont’e Prama-Conservazione e restauro, 2014, Gangemi editore, pp. 413-419
(6) G. Lilliu, Dal betilo aniconico alla statuaria nuragica, 1977, Gallizzi (Sassari)
(7) G. Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica, 1966, Illisso
(8) F. Soula, Les pierres dressées de l'aire corso-sarde. Etude systémique des territoires - Le pietre fitte dell'area corso-sarda. Studio sistemico dei territori, VOLUME I - Texte et Bibliographie, VOLUME II - Illustrations, VOLUME III - Annexes, Tesi di Dottorato in Preistoria- Università di Sassari, 2012
(9) R. Saderi, Foto del giorno: i frammenti di statua di Crabonaxia, monteprama.blogspot.it, 26 MAGGIO 2014
(10) P. Bernardini, a. La Sardegna e i Fenici. Appunti sulla colonizzazione, Rivista di studi fenici Vol. XXI 1 1993; b. Le origini di Sulcis, In: Carbonia e il Sulcis: Archeologia e territorrio AA.VV. 1995 Vincenzo Santoni, Giovanni Lilliu, Italy. Soprintendenza archeologica per le province di Cagliari e Oristano. Ed. S'Alvure.
(11) USAI A. 2014, Alle origini del fenomeno di Mont’e Prama. La civiltà nuragica nel Sinis, in MINOJA M., USAI A. (a cura di), Le sculture di Mont’e Prama. Contesto, scavi e materiali, Roma, pp. 29-72
(4) V. Leonelli, I modelli di nuraghe e altri elementi scultorei di Mont'e Prama, In: Le sculture di Mont’e Prama-Contesto, scavi e materiali, 2014, Gangemi editore, pp. 263-292, nota 15
(5) A. Boninu, Un rito, un nome, In: Le sculture di Mont’e Prama-Conservazione e restauro, 2014, Gangemi editore, pp. 413-419
(6) G. Lilliu, Dal betilo aniconico alla statuaria nuragica, 1977, Gallizzi (Sassari)
(7) G. Lilliu, Sculture della Sardegna nuragica, 1966, Illisso
(8) F. Soula, Les pierres dressées de l'aire corso-sarde. Etude systémique des territoires - Le pietre fitte dell'area corso-sarda. Studio sistemico dei territori, VOLUME I - Texte et Bibliographie, VOLUME II - Illustrations, VOLUME III - Annexes, Tesi di Dottorato in Preistoria- Università di Sassari, 2012
(9) R. Saderi, Foto del giorno: i frammenti di statua di Crabonaxia, monteprama.blogspot.it, 26 MAGGIO 2014
(10) P. Bernardini, a. La Sardegna e i Fenici. Appunti sulla colonizzazione, Rivista di studi fenici Vol. XXI 1 1993; b. Le origini di Sulcis, In: Carbonia e il Sulcis: Archeologia e territorrio AA.VV. 1995 Vincenzo Santoni, Giovanni Lilliu, Italy. Soprintendenza archeologica per le province di Cagliari e Oristano. Ed. S'Alvure.
(11) USAI A. 2014, Alle origini del fenomeno di Mont’e Prama. La civiltà nuragica nel Sinis, in MINOJA M., USAI A. (a cura di), Le sculture di Mont’e Prama. Contesto, scavi e materiali, Roma, pp. 29-72
martedì 7 luglio 2015
Chiesa paleocristiana di San Giovanni di Sinis...un raggio di luce
di Stefano Sanna
Veramente suggestivo il fenomeno luminoso, che si può ammirare qualche giorno prima degli equinozi presso la chiesa paleocristiana di San Giovanni di Sinis (Cabras ), del VI sec.; una delle chiese più antiche della Sardegna. Il sole durante il tramonto, con un raggio di luce, entra dalla finestra ottagonale posizionata sopra l' entrata principale della chiesa e va a illuminare il Cristo sulla croce, posizionato al centro della parete che forma l' abside.
venerdì 3 luglio 2015
Sulle tracce di Barabba
Il libro Sulle tracce di Barabba è scaricabile da google drive a questo link: https://drive.google.com/file/d/0B73YRmn-Pj2aQzJWSGhMSVdDaEE/view?usp=sharing
di Francu Pilloni
Questo è il titolo
definitivo che ho dato a un mio libro, che non è però l’ultimo, visto che ci
sto appresso da oltre dieci anni, scritto prima in sardo e poi in italiano, nuovamente
in sardo e ancora in italiano.
Alla vista pare proprio un romanzo, sebbene non sia solamente un romanzo, ma un cammino lungo il quale sento di aver imboccato decisamente la via che porta a Occidente.
di Francu Pilloni
Alla vista pare proprio un romanzo, sebbene non sia solamente un romanzo, ma un cammino lungo il quale sento di aver imboccato decisamente la via che porta a Occidente.
In primo luogo è un racconto di vita, di qualche mese di vita
di un uomo alle prese con questioni e problemi più grossi di quanto sia
abituato a sopportare, di quanto sia disposto ad affrontare.
C’è di notevole che il personaggio principale, un maschio di mezz'età, pur afflitto da cento contraddizioni, in pratica sottopone ad autoanalisi se stesso col rigore del professionista, congiunto all’autocomprensione di uno che si vuole bene, comunque e in ogni caso.
Se non altro, risparmia sulla parcella dello psicologo e non si lagna dei risultati.
C’è di notevole che il personaggio principale, un maschio di mezz'età, pur afflitto da cento contraddizioni, in pratica sottopone ad autoanalisi se stesso col rigore del professionista, congiunto all’autocomprensione di uno che si vuole bene, comunque e in ogni caso.
Se non altro, risparmia sulla parcella dello psicologo e non si lagna dei risultati.
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mercoledì 1 luglio 2015
Un mondo sul fondo: le meraviglie del lago di Monte Pranu
di Atropa Belladonna
Le case sono rettangolari allungate o, per lo più, trapezoidali. Alcune sembrano quasi delle ville, con tante stanze: gli oltre 50 ambienti abitativi formano un grande complesso di cultura Monte Claro (III mill. a.C.), conservato sul fondo del lago artificiale di Monte Pranu (CI, Tratalia-Villaperuccio-Giba) (fig. 1) e riemerso brevemente nel 2008 grazie ad una secca (1). Il vasto abitato eneolitico convive con una necropoli nuragica sovrastante e con tombe di tipo allée couverte (fig. 2-4); tutto attorno vi sono testimonianze insediative di età nuragica (con diversi nuraghi oggi sommersi), punica, romana, medievale.
Il settore A occupa un'area di 16500 mq ed è formato da almeno 20 ambienti. Adiacenti e in parte sovrapposte, almeno 6 tombe di Giganti di epoca nuragica (fig. 2 e 3). Nel settore B troviamo almeno 30 ambienti, su un'area di ca. 24000 mq. In media le case o stanzoni hanno un'area di 39 mq.
La parola d'ordine sembra essere "quadrangolare" (rettangolare allungato o trapezoidale), come del resto è testimoniato anche in altre parti del Sulcis per l'epoca (fig. 4); solo che qui a Monte Pranu l'insediamento è decisamente grande e si estende su 700 metri in direttiva nord-ovest/sud-est, parallelamente all'antico corso del Rio Palmas (1).
Fig. 6. Gli ingressi delle case Monte Claro sul fondo del lago di Monte Pranu sono orientati sistematicamente a sud/sud-ovest, affacciandosi con ogni probabilità su un'antica via di cui ancora esistono le tracce (2)
(1) Manunza, Maria Rosaria, Patrizia Fenu, and Fabio Nieddu. "Approcci allo studio delle architetture domestiche di facies Monte Claro: l'abitato del lago di Monte Pranu-Tratalias/Villaperuccio (CI)." Quaderni 25 (2014): 33-56.
(2) Depalmas, Anna; Deiana, Antonella (2011) La Fase finale della cultura di Monte Claro e il rapporto con i successivi aspetti culturali dell’età del Bronzo. In: L’età del rame in Italia: atti della 43. Riunione scientifica: dedicata a Gianni Bailo Modesti, 26-29 novembre 2008, Bologna, Italia. Firenze, Istituto italiano di preistoria e protostoria. p. 135-142
(3) Warner, Jayne. "The megaron and apsidal house in Early Bronze Age western Anatolia: new evidence from Karataş." American Journal of Archaeology (1979): 133-147.
Le case sono rettangolari allungate o, per lo più, trapezoidali. Alcune sembrano quasi delle ville, con tante stanze: gli oltre 50 ambienti abitativi formano un grande complesso di cultura Monte Claro (III mill. a.C.), conservato sul fondo del lago artificiale di Monte Pranu (CI, Tratalia-Villaperuccio-Giba) (fig. 1) e riemerso brevemente nel 2008 grazie ad una secca (1). Il vasto abitato eneolitico convive con una necropoli nuragica sovrastante e con tombe di tipo allée couverte (fig. 2-4); tutto attorno vi sono testimonianze insediative di età nuragica (con diversi nuraghi oggi sommersi), punica, romana, medievale.
Fig. 1. Lago artificiale di Monte Pranu, localizzazione geografica
Fig. 2. Lago artificiale di Monte Pranu al tempo delle secca 2008: veduta prospettica con la Tomba di Giganti n. 29 e la struttura Monte Claro n. 22 (1)
Il settore A occupa un'area di 16500 mq ed è formato da almeno 20 ambienti. Adiacenti e in parte sovrapposte, almeno 6 tombe di Giganti di epoca nuragica (fig. 2 e 3). Nel settore B troviamo almeno 30 ambienti, su un'area di ca. 24000 mq. In media le case o stanzoni hanno un'area di 39 mq.
Fig. 3: in alto, l'insediamento eneolitico suddiviso in due settori A e B, frammisto ad altre strutture di epoca nuragica e prenuragica. In basso le tombe di Giganti adiacenti e parzialmente sovrapposte al settore A dell'abitato Monte Claro ( 1).
La parola d'ordine sembra essere "quadrangolare" (rettangolare allungato o trapezoidale), come del resto è testimoniato anche in altre parti del Sulcis per l'epoca (fig. 4); solo che qui a Monte Pranu l'insediamento è decisamente grande e si estende su 700 metri in direttiva nord-ovest/sud-est, parallelamente all'antico corso del Rio Palmas (1).
Uno degli aspetti sorprendenti del sito è la sovrapposizione delle tombe dei Giganti nuragiche alle case Monte Claro. E non appare casuale, perchè è talmente sistematica da "suggerire la volontà di istituire un legame complesso e intenzionale" (1). Quasi che le comunità nuragiche di Monte Pranu volessero irmarcare un legame indissolubile con i Monte Claro, un nesso particolare, che è stato già più volte rimarcato (2). Non mancano certo ceramiche Monte Claro nelle tombe di Giganti della Gallura, addirittura alcune di esse sono state costruite partendo da allée couverte Monte Claro. Il rapporto tra Monte Claro e Nuragici, a parte l'ovvia considerazione della predilizione di entrambi per "costruire in grande", in modo ciclopico e megalitico, è stato di recente studiato e rimarcato da Anna Depalmas e Antonella Deiana (2). E uno dei particolari di questa intima associazione è sorprendente: le autrici suggeriscono che i templi a megaron della Sardegna derivino proprio dalla forma di alcune case di cultura Monte Claro (2), e non da qualche improbabile colonizzatore greco (fig. 5). Anche considerando che i templi a megaron della Sardegna nuragica si diffondono sull'isola a partire dal Bronzo Medio (2)(XVIII-XIV sec. a.C.). Il megaron-style of building è già presente in Tessaglia, Anatolia e nel Vicino Oriente nel III millennio a.C., dove sono famosi quelli di Megiddo http://www.tau.ac.il/~archpubs/megiddo/revelations1d.html. Oggi si presume che le prime costruzioni a megaron fossero abitazioni, a volte absidate (es. Troia, Karatas), nell'Anatolia occidentale della prima Età del Bronzo (3000-2500 a.C.), quindi contemporanee a o poco più antiche della cultura Monte Claro (3). Ma ce ne sono anche di forse più antiche, fine IV millennio, appartenenti all'area Danubiana (Vinca e Banjica). Il fatto che non si trovino in Anatolia centrale e orientale, suggerisce che questo tipo di architettura abbia avuto origine nell'Europa del sud-est e/o in Anatolia occidentale (3).
Fig. 5. 1-2. Sa Sedda de Biriai di Oliena: capanne dell’insediamento Monte Claro; 3. Romanzesu di Bitti: tempio a megaron; 4. Malchittu di Arzachena: tempio (2)
E al lago di Monte Pranu non è neppure tutto qui, sebbene sia già tanto. Gli ingressi delle abitazioni Monte Claro sul fondo del lago sono roientati sistematicamente nel quadrante sud/sud-ovest, con il 75% tra 187 e 204° (fig. 5). Questo fa pensare agli autori che gli edifici fossero costruiti seguendo "un'embrionale pianificazione urbanistica" (1). Sì perché apparentemente gli ingressi pare si affacciassero su una strada principale, una "vasca" la chiameremmo oggi. Una pianificazione urbanistica che però, essendo in Sardegna, giocoforza deve essere embrionale: perchè non è neppure plausibile immaginare che in contemporanea con le grandi città cananee di inizio III millennio a.C., vi fosse in Sardegna qualcosa anche di lontamente simile ad una città 2000 anni prima che arrivassero i Fenici a portare la civiltà. Eppure i bravissimi autori del rif. 1 l'hanno vista, l'hanno misurata, l'hanno resa fruibile come conoscenza a tutti noi.
(2) Depalmas, Anna; Deiana, Antonella (2011) La Fase finale della cultura di Monte Claro e il rapporto con i successivi aspetti culturali dell’età del Bronzo. In: L’età del rame in Italia: atti della 43. Riunione scientifica: dedicata a Gianni Bailo Modesti, 26-29 novembre 2008, Bologna, Italia. Firenze, Istituto italiano di preistoria e protostoria. p. 135-142
(3) Warner, Jayne. "The megaron and apsidal house in Early Bronze Age western Anatolia: new evidence from Karataş." American Journal of Archaeology (1979): 133-147.
lunedì 29 giugno 2015
Monte Prama a RomArché 2015
"L'accesso alle sepolture dell'area è stato selettivo: escludeva infanti, anziani e probabilmente defunti di sesso muliebre. In questo caso ci si troverebbe di fronte non a una necropoli con deposizione di gruppi famigliari o gentilizi, ma ad un'area funeraria destinata a maschi giovani, come le statue, esclusivamente maschili, farebbero supporre" . Da: B. Panico, 2015, presentazione di: Raimondo Zucca, Salvatore Rubino, Gabriele Carenti, Emanuela Sias, Barbara Panico, Identità biologica e identità culturale dei morti di Mont’e Prama (Cabras-OR), A: “Antropologia e archeologia a confronto: Archeologia e antropologia della morte" dell’edizione 2015 di RomArché, in sede École française de Rome, Stadio di Domiziano, Roma, 20-22 maggio2015 .
E' possibile ascoltare qui l'intera presentazione della dottoressa Panico. Noi ne mostreremo solo alcune slides, tra le più significative.
Fig. 1: slide presentata da Barbara Panico a Roma durante la sua conferenza; a sud della linea rossa a sinistra sono le 16 tombe scavate nel 2014. Immagini da questo video: https://www.youtube.com/watch?v=Q2qAM7W9FU0
venerdì 26 giugno 2015
Un sito nel tritatutto
Fig. 1. Una delle numerose pietre scolpite, in ordine sparso, rintracciabili nel sito di Bruncu Suergiu, nella giara di Genoni (fig. 2): la foto risale all'estate del 2013. Il sito è stato distrutto in modo sistematico e violento, si cammina su resti di pietre letteralmente triturati
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