martedì 17 dicembre 2019

Pozzo sacro di Funtana coberta archetipo del pozzo di Santa Cristina

Parte seconda
Fig. 7
di Sandro Angei


Vedi: parte prima 

3. - Pozzi sacri a confronto
Quando mi accinsi a studiare il pozzo sacro di Santa Cristina, trovai una metodologia costruttiva di quel monumento basata sull'utilizzo di un'unità di misura, “sa stiba1, di un mòdano2 polifunzionale (così lo definimmo) e di un metodo di orientamento misto, di carattere astronomico-geometrico3. Insomma un criterio potenzialmente capace di “standardizzare” un metodo costruttivo.
E' giunto il momento di verificare questo “standard costruttivo”; e proprio il pozzo sacro di Funtana coberta ci dà l'occasione di metterlo alla prova.
Abbiamo realizzato una sezione del pozzo che grossomodo coincide con l'asse della scalinata4; abbiamo, altresì, “preso” il mòdano e abbiamo cercato di capire se ci fosse una qualche corrispondenza architettonica legata a quello strumento.

Ricordiamo al nostro lettore i dati salienti registrati nel mòdano di Santa Cristina (Fig. 8):
  • il mòdano è costituito sostanzialmente da un un triangolo rettangolo ABC costruito secondo il rapporto di 5 unità di base AC (per unità si intende una qualsiasi quantità lineare campione) e 16 unità in altezza AB. In un triangolo di tali misure l'inclinazione dell'ipotenusa BC è di 72°38'46”, che di fatto individuava l'inclinazione dei raggi solari al solstizio d'estate per l'azimut di 153°08' (asse scalinata di Santa Cristina).
  • Una volta definito il cateto AB di 16 unità, lo si divide in 24 parti, tali che la 12° parte (mezzeria del cateto) definiva nel pozzo di Santa Cristina la quota di impostazione del 12° anello con un angolo di 57°59'41”, partendo da un punto ben preciso (il bordo del bacile), .
  • La 8° parte, a partire dal basso,  definiva gli equinozi con un angolo di 46°50'51”.
  • la 6° parte, a partire dal basso, definiva l'inclinazione della scalinata con un angolo di 38°39'35”.
  • la 3° parte, a partire sempre dal basso, definiva il solstizio d'inverno con un angolo di 21°48'05”.
Fig. 8


In sostanza, il modello riportava dei rapporti numerici che esprimevano le manifestazioni della "divinità" solare in un dato momento, in un dato luogo e una data direzione azimutale (il 1000 a.C. a Santa Cristina ad un azimut di 153°08' – rapporti 24/24, 12/24, 8/24 e 3/24) ai quali “l'uomo” partecipava tramite il rapporto numerico di 6/24, espressione della inclinazione della scalinata, ossia quella via d'accesso che consentiva la comunione dell'uomo con la divinità.
Però quelli che a Santa Cristina sono rapporti numerici legati in modo stringente al monumento (6/24 e 12/24)  e al dato astronomico lì rilevato (24/24 e 12/24), in altri contesti, e lo vedremo qui a Funtana coberta, hanno diversa connotazione (tenuto conto del fatto che l'archeologia dà la costruzione del pozzo di Santa Cristina almeno 300 anni dopo quello di Funtana coberta)5, esprimendo, e solo in parte, quella numerica, con la quale poter manifestare in forme e modi diversi la ierofania luminosa.
   Ricordando il metodo di posizionamento del 12 anello nel pozzo di Santa Cristina, abbiamo operato allo stesso modo a Funtana coberta.
Infatti notiamo subito che ponendo lo spigolo acuto di base del mòdano (spigolo C di Fig. 8) sul bordo del pozzo artesiano (bordo rivolto verso la scalinata Fig. 9), il prolungamento dell'inclinazione relativa al rapporto di 8/24 (che a Santa Cristina era collegato agli equinozi) corrisponde in maniera piuttosto precisa alla quota di base del 12° anello (quello anomalo) della cupola ogivale. Questo dato di per se non è una prova, non avendo stabilito una direzione di orientamento azimutale, ma sicuramente è un indizio di ciò che stiamo cercando di sostenere. Per tanto ora è necessario individuare una direzione ben precisa, e ripensando la metodologia messa in atto a Santa Cristina, tenteremo di operare nel medesimo modo, e in ragione di ciò mettiamo da parte l'indizio appena individuato e ripartiamo daccapo, partendo dalla definizione dell'orientamento della scalinata.


Fig. 9


4. - L'orientamento del pozzo di Funtana coberta

Partiamo dall'assunto che tutta la produzione nuragica (di qualsiasi natura essa sia) ha alla base un principio identico per tutte le manifestazioni legate al divino; un “principio” in continuo “movimento”, ossia in continua mutazione dei particolari; tanto che anche nella edificazione dei pozzi sacri non esistono due edifici identici; però tutti seguono l'unico “principio” di base legato alla ierofania luminosa, lì dove questa si manifesta.6
Detto questo, andiamo ad esaminare la ierofania luminosa che si manifestava a Funtana coberta; ma lo faremo partendo non dal dato calendariale, ormai ampiamente provato, del 21 di aprile, ma dal metodo di impostazione del pozzo.
Quelle genti di sicuro, dopo aver rintracciato la vena acquifera e scavato il pozzo artesiano, si dedicarono alla costruzione del tempio individuando innanzi tutto l'orientamento dei raggi solari che avrebbero reso visibile la ierofania luminosa. Il metodo è basato su un principio astronomico-geometrico che, tradotto in dato topografico, legittima tutto il nostro assunto ipotizzato nel pozzo di Santa Cristina.  In sostanza ripercorreremo le fasi temporali secondo le fasi esecutive e non, al contrario, partendo dal dato finale; ossia la ierofania luminosa.

Il metodo
Prendiamo in esame il cerchio adimensionale7 utilizzato nel pozzo di Santa Cristina per individuare la direzione dei raggi solari da usare nella ierofania e di conseguenza, anche se in maniera più approssimativa, quella della scalinata.
Secondo il metodo descritto nello studio del pozzo di Santa Cristina, individuiamo il nord geografico, dedotto geometricamente col noto metodo delle ombre. Tracciamo tre archi di cerchio consecutivi sulla circonferenza adimensionale procedendo, però, in senso antiorario (per via che la scalinata di Funtana coberta è rivolta a ovest). Il terzo arco (che chiamiamo “A”) individua la direzione del sole al tramonto del solstizio d'estate8 (Fig. 10).

Fig. 10


Tracciamo ora un nuovo raggio in corrispondenza del punto “A”, lo dividiamo in 9 parti uguali9 e la nona parte la utilizziamo per tracciare sulla circonferenza (partendo dal punto “A”), tanti archi fino ad arrivare all'incirca alla direzione azimutale della scalinata di Funtana coperta. Il punto individuato (che chiamiamo “B”) corrisponde al decimo arco, che ha un azimut di 238°44' (Fig.11).



Fig. 11

   Apriamo una parentesi per dire che, nello studio relativo alla costruzione del pozzo di Santa Cristina trovammo che il 10° arco in senso orario individuava sulla circonferenza in modo estremamente preciso l'alba del solstizio d'inverno; parimenti qui a Funtana coberta, il decimo arco, procedendo in senso antiorario dal nord geografico, individua l'azimut al tramonto del solstizio d'inverno (Fig.12). Anche in questo caso troviamo similitudine nel metodo costruttivo.

Fig. 12

Chiusa la parentesi, proseguiamo col dire che ora abbiamo in possesso due dati fondamentali, un azimut di 238°44' che corrisponde alla individuazione per via geometrica del tramonto al solstizio d'inverno e una inclinazione, ricavata sempre per via geometrica, dettata dal mòdano in quel rapporto di 8/24 che corrisponde ad una inclinazione di 46°51'.
L'angolo di 46°51' di fatto imposta la quota di posizionamento dei conci del 12° anello (lo abbiamo desunto in modo empirico nel 3° capitolo (vedi Fig. 9), per tanto è l'angolo oltre il quale doveva manifestarsi la ierofania luminosa in un dato momento dell'anno.
 I dati appena rilasciati corrispondo alla posizione del sole in un momento ben preciso dell'anno.
La data andremo a individuarla col programma STELLARIUM, prima nell'anno attuale, in seguito nel periodo presunto di costruzione di Funtana coberta: 1300 a.C..
Col programma STELLARIUM troviamo che 31 giorni dopo l'equinozio di primavera: il giorno 20 di aprile 202010, il sole ad un azimut di 238°44' raggiunge un'altezza 47°54'. Tornando indietro al 1300 a.C., 31 giorni dopo l'equinozio di primavera* (02 maggio per via della precessione degli equinozi), scopriamo che per l'azimut di 238°44' il sole aveva un'altezza di 47°28'. Il dato è in accordo quasi perfetto col dato analitico. E non sorprenda la differenza angolare tra 47°28' del raggio luminoso e quella di 46°51' che individua la base del 12° anello (che comunque è di soli 0°37'), perché la differenza è funzionale alla manifestazione ierfoanica che doveva avvenire all'interno dello spessore del 12° anello, ossia tra 46°51' e 50°00' di inclinazione.
Ricapitolando possiamo dire, con ottima sicurezza, che il pozzo di Funtana coberta fu costruito nel 1300 a.C. per festeggiare la data del 20 aprile** secondo un metodo standardizzato.

Tornando al nostro mòdano, col quale abbiamo individuato la quota di impostazione del 12° (Fig. 9), possiamo ora affermare con certezza che i rapporti numerico-geometrici del mòdano di “Santa Cristina” ero conosciuti già nel periodo di costruzione del pozzo di Funtana coberta

* nel 1300 a.C. l'equinozio di primavera si verificò il giorno 20 di marzo (per effetto della precessione degli equinozi il programma STELLARIUM lo calcola al 1° di aprile, ossia 12 giorni dopo), di conseguenza 31 giorni dopo si era al 20 di aprile (ossia 1° maggio nel 1300 a.C.).

** Per il momento la data la fissiamo al 20 di aprile, che è la data calcolata secondo i due parametri geometrici; più avanti vedremo che la data reale può variare tra il 20 e il 21 di aprile.

Nel prossimo capitolo vedremo cosa effettivamente succedeva all'interno del monumento nei vari periodi dell'anno.


Note e riferimenti bibliografici:
4 Come abbiamo già detto scalinata e centro del vano circolare non giacciono sulla stessa linea.

5 In buona sostanza stiamo asserendo che il metodo “Santa Cristina” non fu "inventato" per realizzare quel pozzo, ma è il risultato di un sapere risalente a secoli prima (chissà quanti), che nel pozzo sacro di Santa Cristina ha visto un magistrale compendio di risorse intellettuali nei vari campi del sapere.

6 I principi basilari sono sempre nascosti perché, con ogni probabilità, erano appannaggio divino, e per tanto venivano paludati da innumerevoli varianti compositive (intendendo questo termine nella sua accezione più vasta di costruzione di un monumento o di un bronzetto o, come ha dimostrato il Prof. Sanna, nella composizione della scrittura)

7 Per cerchio adimensionale si intende una figura che non dipende da alcuna unità di misura. Nello specifico del cerchio descritto nell'articolo sulla costruzione del pozzo di Santa Cristina, il fattore adimensionale si estende ai rapporti numerici, ossia numeri puri, anch'essi slegati da ogni unità di misura. Per tanto il metodo scoperto può essere usato costruendo un cerchio di raggio qualunque.

8 A Santa Cristina individuava, procedendo in senso orario, l'alba al solstizio d'estate.

9 In un prossimo studio individueremo l'esatto metodo geometrico che determina in modo, direi, automatico la 9° parte del raggio in questione.

10 Si è scelto l'anno 2020 perché è bisestile. Il dato è importante perché i raggi solari variano nel quadriennio per quel dato azimut di 0°21', con scarti in retrogradazione di 0°07' di anno in anno che vengono recuperati tutti in una volta nell'anno bisestile.

2 commenti:

  1. E' tutto molto bello e interessante. E stimolante direi. Personalmente, dato il mio interessamento ad una certa numerologia, trovo intrigante la conferma dell'importanza del 12 (cioè della luce) nella scrittura monumentale nuragica. Mi sembra macroscopico che il 12 non alluda solo al sole ma anche alla luna. Solo che mi sembra di capire che nella macchina architettonica dei pozzi sacri la luna conta relativamente. Altro dato intrigante è quello dell'anastasis che precede quella di Santa Cristina di alcuni secoli (così mi sembra di aver capito). Su di essa mi sono fatto una domanda: il dato astronomico è chiaro ed è chiaro è il momento agrario della messi del 21 aprile. Ma quale è il motivo 'segreto', quello profondo, della luce del sole che si specchia e ...sale? Solo per indicare il dodici con il dodicesimo anello? Non credo. Ci deve essere dell'altro dietro quella 'apparenza' luminosa di riflesso. La luce di Dio che si fa vedere solo indirettamente, attraverso uno specchio perché è luce non visibile nella sua vera essenza, nella sua totalità?

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  2. La risposta dal mio punto di vista antropologico (se posso usare un termine che di certo uso a volte con troppa disinvoltura, e di ciò potrei essere accusato dagli antropologi veri) è che quelle genti traevano, dalla interpretazione di un dato fenomeno fisico, un segnale. La riflessione della luce sulla superficie dell'acqua è il risultato di un connubio delle due essenze divine: acqua e luce, che unite elevano la parte spirituale e impalpabile della divinità, quella luce diffusa, imprendibile e impalpabile che turba alcuni dei nostri sensi, tanto che l'occhio può guardare la manifestazione lucifere indiretta ma non chi la emette se non all'alba o al tramonto; e la sente a fior di pelle in tutta la sua potenza calorifera, tanto da passare dalla carezza dei primi raggi dell'alba, al potente schiaffo del sole in meridiano.
    La manifestazione luminosa di riflessione dà l'idea della crescita e sviluppo dal basso verso l'alto, dalla terra al cielo.
    Non so fino a che punto la Luna entri in questo meccanismo; di certo non dal punto di vista tecnico, motore di ierofania percettibile. Forse in modo più discreto vi entra, per la sua natura “femminile” di astro legato alle fasi di cadenza mensile della vita su questa Terra e per tanto, legate alla donna e all'acqua entro qui la vita viene creata e si sviluppa.
    Manca di dire una cosa che è frutto di profonda elucubrazione dettata dal meccanismo che si ingenera nel pozzo di Santa Cristina; un meccanismo che fà la differenza tra quello e il pozzo di Funtana coberta per un dato essenziale, difficile da cogliere nel sua intima essenza, ma basilare per capire fino a che punto si spingeva la coscienza teosofica di quelle antiche genti.
    Pensando al pozzo di Santa Cristina e all'uso dell'olio per placare l'increspatura dell'acqua il 21 di aprile, si riesce a dare risposta alla domanda: “Perché a Santa Cristina il pozzo è completamente interrato mentre a Funtana coberta e quasi tutto fuori terra?” Alla domanda è alquanto difficile dare una risposta, ma tenterò a darne una tra le molteplici possibili.
    Ogni sacerdote/sacerdotessa aveva un suo modo di interpretare e far risaltare le caratteristiche della natura divina. A Santa Cristina si scelse di dare grande risalto alle due manifestazioni acquifere: l'acqua “di giù”, quella di sorgente che proviene dalle viscere della terra, e l'acqua “di su”, quella che la provvidenza elargisce in determinati momenti dell'anno. Qui nasce l'esigenza in quel pozzo di intervenire e quietare l'acqua “di su” che incontrando l'acqua “di giù” ingenera “il caos”, al quale mette fine una sostanza frutto della terra, dell'acqua e del sole: l'olio, che nella sua essenza dorata, che tanto esprime della luce divina, addirittura riesce a potenziarla quella luce (per via del fenomeno fisico chiamato “interferenza costruttiva”); e sembra , quasi, che sia la mano di quel dio a metter fine al caos. Ecco a Funtana coberta questo (il caos) non veniva ingenerato molto probabilmente, se non in maniera sporadica e marginale; e questo perché lo specchio di riflessione dei raggi solari essendo confinato nel “cerchio” del pozzo artesiano non veniva influenzato dal moto “incisivo” dell'acqua “di su” che, benché potesse presentarsi, affluiva in modo cheto in rivoli tra una commessura e l'altra del pavimento della camera. Lo stesso modo cheto di afflusso dell'acqua “di giù”, quella del pozzo artesiano che non manifestava (e ancor oggi non manifesta) il suo scorrere invisibile, costante e perpetuo.

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