di gigi sanna

A darne un’interpretazione immediata e superficiale si tratterebbe di una raffigurazione oscena se non grottesca, giustificabile forse con l’uso scherzoso della κύλιξ, contenitore atto all’uso del vino, particolarmente durante la fase di allegria (3) nei simposi. Secondo noi però il soggetto espresso nella κύλιξ va inteso in senso esoterico apotropaico perché esso denuncia, da certi particolari (4), l’intento di comunicare ideograficamente tre ‘concetti’: quello della ‘protezione’ (5), quello del ‘sostegno’ e infine quello della ‘stabilità’. Infatti, la prostituta, completamente nuda (6), ha i capelli ‘protetti’ da una retina (κεκρύφαλος). I suoi calzari (calcei, gr. κάλκιοι ) sono appesi, ‘sostenuti ‘ da un chiodo (clavus), mentre alla sua destra sempre un clavus (7) ‘sostiene’ un panno per asciugarsi e pulirsi (καταμάγειον). La donna è raffigurata nell’atto dell’orinare in un vaso (κάδος) facendo forza per la ‘stabilità’ sia arcuando le gambe sia ponendo entrambe le mani sulle cosce.












