venerdì 24 aprile 2015

Il volto di Maymoni

di Sandro Angei

   Il presente articolo è stato già pubblicato nel blog Monte Prama il 02 marzo 2015.
Vogliamo qui riproporlo quale primo articolo del nuovo blog.

immagine da Google Earth

Il volto di Maymoni  

Il pozzo era lì, davanti all’ingresso del nuraghe, un buco profondo, semi ostruito dal crollo della torre che rovinandovi sopra bloccò la profanazione di quel luogo.
   Grembo della dea madre che raccoglie la linfa vitale.
«Cosa cerchi in questo luogo?» Mi guardo attorno, non vedo nessuno.
«Son qui dentro la tua anima.»
«Chi sei?» Chiedo.
«Io sono colui che è. Cosa cerchi?»
Rispondo «Cerco la verità.»
«Cos’è la verità?» Mi chiede.
«Voglio riscoprire i perché. Voglio riportare in vita questi sacri pozzi.»
«Sai chi sono io?» Mi domanda.
Con un sorriso rispondo «Sei il dio dei pozzi!» Come l’avessi sempre saputo!
«Cosa cerchi in questi pozzi, i doni a me riservati?»
Rispondo «Cerco sacri pozzi, cerco i templî, non quel che contengono!»
«So che dici la verità. Lascia questo luogo, il vero tempio non è qui!»
Con sorpresa e sgomento domando «Dov’è?»
«Cammina, quando sarà il momento lo saprai!»
   Camminai sotto il sole, che dopo il mezzogiorno scendeva la china della montagna celeste. Seguî i miei passi fino alla costa, arrivai infine in riva al mare e “lui” si manifestò.
Il dio dei pozzi si manifestò. [1]
***
   Sulla costa a nord di Torre Sèu, nell’oasi protetta del WWF, al limitare della spiaggia di Maimoni, si inoltra nel mare una lingua di roccia d’arenaria usata anticamente quale cava lapidea, denominata “Punta
Maimoni”. La zona è ricca di molte emergenze archeologiche, tra le quali il nuraghe Maimoni, con pozzo annesso e villaggio, interrato dalle sabbie coperte da una verde coltre di macchia mediterranea.
   A sud-est di punta Maimoni sta una caletta pure usata anticamente, quale cava di pietra. Nella parte interna dell’insenatura, in uno spuntone di rocciosa, si trova scolpito un mezzo volto che ricorda le maschere dei Mamuthones. Il mezzo viso è delimitato in senso verticale da un piano orientato secondo un azimut geografico di circa 40°, ma il dato è alquanto aleatorio dato il notevole grado di corrosione della superficie, dovuto alla sua esposizione alle intemperie del mare, battuto com’è tutto l’anno dal maestrale, che ha risparmiato però quella parte di volto posto sottovento.
   La prima sensazione che si ha della scultura, è di sconcerto alla vista di quel mezzo volto, che sembrerebbe originario, perché il profilo del viso, visto dalla parte del mare, benché percepibile solo se si conosce la conformazione scultorea, mantiene i connotati della bocca aperta e del naso ed è nettamente delimitato dal già citato piano verticale, che divide ed individua esattamente mezzo viso.
   Ciò potrebbe sembrare pura suggestione, perché il grado di corrosione della parete che delimita il mezzo volto è notevole e di conseguenza: questa sembrerebbe la causa della mancanza dell’altra metà del volto. [2]

foto1: Il volto come si vede dal mare

foto2

foto3

foto4

foto5

foto6

foto7

foto8


foto9

   Chi è il personaggio scolpito nella roccia? Una figura scaturita dalla fantasia di uno sconosciuto scultore nostro contemporaneo, che ha espresso la sua “arte” in questo modo, oppure è il volto di un personaggio, che sfidando il tempo, le intemperanze del clima e del mare, ci è stato consegnato quasi intatto nella sua plasticità, da un lontano passato?
   Guardando con attenzione la scultura, si riesce a cogliere alcuni indizi macroscopici che ci consentono di avvalorare l’ipotesi della sua antichità.

  1. Il colore della roccia scolpita è perfettamente uniforme a quello della roccia adiacente.
  2. Il grado di scabrosità del volto è identico a quello della roccia limitrofa esposta nel medesimo quadrante, così pure per quanto riguarda il piano verticale che delimita il “mezzo viso”, che nella sua estrema scabrosità è uniforme alle rocce esposte nella medesima direzione e avvalorerebbe l’ipotesi che il mezzo viso mancante sia il frutto dell’erosione della forza del mare e del vento di maestrale, che d’inverno batte possente.[3]
  3. L’analisi di quella che fu la cava d’arenaria dimostra che la roccia esposta all’azione del mare e dei venti dominanti, ha subito una notevole erosione, come nel blocco che fu abbandonato in fase di taglio (foto 10); mentre nella parete rocciosa (risultante dall’asportazione del materiale), posizionata sottovento, l’azione erosiva è stata molto più lenta (foto11).

Foto10

Foto11
Naturalmente le fotografie, mancando di profondità, non restituiscono la realtà visibile sul posto.
  1. I livelli di crescita dei licheni del mezzo volto (caloplaca verruculifera?), sono identici (a vista), a quelli delle rocce immediatamente vicine (foto12-13-14-15) e sono in buon accordo con i livelli di crescita dell’intera area circostante. Nella parete ripresa nella foto16 si nota una fascia, che dalla base della stessa arriva fino alla quota della scultura comprendendola, libera da quella patina biancastra che la sovrasta. La patina biancastra è un sottile strato di licheni; a dimostrazione questo, che tale organismo non trova un buon habitat in quella particolare stratificazione rocciosa e/o posizione illuminotermica. Ciò giustifica l’esigua crescita ed il numero limitato d’esemplari di lichene nel volto.

FIG. 12: lichene campione 1 posto sulla fascia alta della parete a destra del volto

FIG. 13: lichene campione 2

foto14: lichene del volto

foto15: particolare del lichene del volto

foto16

  1. La toponomastica: la scultura è ubicata proprio al limitare della spiaggia di Maimoni, che strana coincidenza. Apprendiamo che Maymon o Maimoni è divinità nuragica (o uno dei nomi della divinità: yhwh), legata a riti propiziatori dell’acqua, tant’è che egli è dio dei pozzi e della pioggia. Per esempio in Aidomaggiore “Su Maimone” veniva evocato in annate di siccità con un particolare rito ed un’esortazione cantilenante che recita così:
Maimone Maimone                            Maimone Maimone,
Abba cheret su laore                          chiede acqua il frumento,


Abba cheret su siccau                         chiede acqua il campo secco,

Maimone laudau.                               Maimone sii lodato [4]

   Il nome lo ritroviamo ancora nella maschera carnascialesca di Maimone di Oniferi e dei Mamuthones di Mamoiada, le quali maschere e relativi riti, secondo Dolore Turchi evocano il mito di Dioniso, mito di morte e rinascita secondo un rituale in alcuni casi cruento, benché relegato ormai a sceneggiata carnascialesca, in un cerimoniale dovuto al dio che mandava la pioggia [5].

Le misure

                         Misure del profilo                                                           misure frontali
Le misure sono in centimetri

   Fin qui è stata estrapolata una sola congettura, senza però provare che quella scultura, in effetti è il ritratto di una divinità. Ecco la prova.
Particolare n°1:
foto 17
    Sopra la testa, la scultura porta una sorta di copricapo, che si distingue dal resto della figura, per una sorta di gradino sopra la fronte. Guardandolo dall’alto si potrà capire infine il significato: è un triangolo equilatero benché corroso dalle intemperie. Un triangolo con l’apice rivolto verso la fronte e la base verso la nuca. Il segno distintivo della divinità. Lo stesso significato del triangolo posto sulla spalla del toro dello statere d’oro di “Amsicora” a voler significare “toro divino?[6].


   Quel triangolo ha solo una valenza sacrale oppure nasconde altri significati?
   L’utilizzo della bussola ha svelato l’orientamento astronomico del triangolo; in particolare, come si evince dalla TAV.1, il lato AE di questo è orientato nella direzione Est-Ovest, vale a dire agli equinozî.
   Il metodo empirico utilizzato per la verifica dell’orientamento è strettamente legato alla direzione dell’ago magnetico; relativamente a quello è stato orientato il triangolo equilatero AEO che contiene il triangolo scolpito nell’arenaria. Il procedimento mette in evidenza la buona concordanza dell’orientamento del triangolo scolpito alla direzione indicata dalla bussola, tenuto conto che esso è stato eroso dagli agenti atmosferici.
    L’orientamento del triangolo AEO tiene conto della declinazione magnetica, che per la Sardegna attualmente è di circa +2° rispetto al nord magnetico. [7]


***
   Il triangolo equilatero ha delle proprietà geometriche particolari che si legano in modo compiuto con il
fenomeno astronomico degli equinozi e dei solstizi, ma questo sarà trattato in un prossimo articolo assieme ad altre caratteristiche.
***
   A questo punto della trattazione, dovendo descrivere nella sua interezza il sito, è necessario porre l’attenzione su dei particolari, che normalmente possono essere insignificanti, ma che visti in relazione all’aspetto sacro del luogo, potrebbero dare degli indizi capaci di formare un quadro completo dello scenario.
   Il primo indizio è rappresentato dalla presenza di un gradino ricavato nella roccia, lungo il “percorso” [8] che porta al volto inciso, lì dove i tagli della cava hanno lasciato dei gradoni alti il doppio del gradino da noi individuato, possibile segno che quel gradino serviva ad un agevole superamento del dislivello.
   Certamente non si può escludere che esso sia il risultato di mera coincidenza dovuta ad un taglio ad hoc di blocchi ad uso edilizio e consapevoli di ciò, poniamo il particolare appena descritto quale indizio marginale.
foto 18
 Particolare n°3:
  Un secondo particolare, pur’esso da relegare tra gli indizi marginali, è costituito da una conformazione che parrebbe naturale e tale la riteniamo, che potrebbe essere legato al culto dell’acqua.
  Sulla parete adiacente il volto scolpito si può individuare una scanalatura verticale che parrebbe appunto, ricavata nella roccia dall’azione erosiva dell’acqua. Probabilmente la coltivazione della cava ha sezionato in senso verticale, esponendolo, il condotto naturale. La parte superiore della scanalatura si addentra nel banco roccioso in una sorta di tunnel, che sembrerebbe cieco; mentre la parte inferiore affonda in una sorta di piccola conca ovale ricavata nel pavimento di roccia, profonda all’incirca 10 cm. Un’attenta indagine del banco roccioso svela un foro nella sommità di esso, in corrispondenza della scanalatura, tanto che una semplice prova empirica (è stata versata dell’acqua nel foro apicale), ha svelato la connessione tra scanalatura inferiore e foro superiore, come si può evincere dalle foto qui sotto riportate.
 foto 19

 foto 20

    Il sito però fornisce ulteriori prove documentali che rafforzano il suo uso cultuale e rafforzano il carattere divino di quel viso.

Immagine elaborata tratta da Google earth

foto 21

Particolare n°4:
  Ad una distanza di circa 10 metri in direzione nord-ovest rispetto al viso, è situato un basamento d’arenaria risultato dell’estrazione di blocchi dalla cava che però, per un peculiare taglio di “aggiustamento”, pensiamo potrebbe connotarsi quale sorta d’altare (foto21).
   Il piano del manufatto, di forma pressoché quadrata (dimensioni in pianta: 1,00x1,00 m), è inclinato naturalmente secondo la giacitura sedimentaria degli strati d’arenaria. In questo piano sono profondamente incisi quattro grefemi, alcuni dei quali a prima vista parrebbero scritte recenti, ma che un’attenta disamina indica una più che probabile correlazione al volto.
   Le pareti verticali dell’altare sono state modellate con tutta evidenza secondo un angolo ben preciso, che si discosta nettamente dall’angolo di taglio d’estrazione dei blocchi. Infatti, come si può notare nella foto 22 (orientamento con la bussola), e nella foto 23 elaborata: a partire dalla posizione della “scritta”, la parete è stata tagliata secondo la direzione esatta del nord, tanto da offrire il piano, perpendicolare ai raggi solari all’alba degli equinozi, come dimostra la bussola.


foto 22

foto 23
   Il particolare taglio (evidenziato dalla linea rossa), s’interrompe in corrispondenza della scritta, dove riprende l’orientamento della parete sottostante (linea blu). In ragione di ciò, difficilmente questo particolare può essere annoverato tra i casi di mera coincidenza.

 LA SCRITTA

   Come già anticipato, la scritta è composta da quattro grafemi; due di essi si colgono a prima vista perché riportabili a ben note lettere latine del nostro sistema di scrittura, il terzo difficilmente si coglie dalla foto 24, un po’ di più dalla foto 25b elaborata, confrontandola con la foto 25a. Il quarto segno, il quadrato, è sicuramente criptico, ma attestato in numerosi altri contesti.

foto 24

foto 25a

foto 25b

     Nella foto 26a e 26b sono stati messi in evidenza i grafemi con sale marino, per tanto una sostanza compatibile con l’ambiente salino, che comunque è stato prontamente dilavato con acqua di mare.

foto 26a

LE MISURE
   Il quadrato ha i lati lunghi 4 cm, mentre i grafemi lineari hanno dimensioni in altezza che variano dai 4,0 cm del primo a destra, ai 5,0 cm dei due grafemi di sinistra agglutinati in nesso.

foto 26b

INTERPRETAZIONE DELLA SCRITTA

   Partendo d’alto in senso orario troviamo un quadrato profondamente inciso nella roccia.
   Il quadrato è un grafema ideografico, che da l’idea appunto, del numero quattro, numero che nella simbologia nuragica ha il significato di forza.
   Immediatamente sotto leggiamo la lettera lineare aleph, che interpreteremo come logogramma: toro, a significare, la sequenza: “forza (del) toro.
   “Forza del toro” che ritroviamo nella scritta della scogliera di San Giovanni di Sinnis dove lo aleph è inciso all’interno del quadrato.
[9]
   Seguendo nella lettura, troviamo due grafemi agglutinati in nesso [10], uno šin attestato nell’alfabeto nuragico [11] strettamente connesso ad un resh.
   Bigamma “sh r che ha il significato di “signore”.


   Per tanto leggeremo “forza del toro signore”.

   Ma un elemento manca nella scritta, il determinativo, che in modo quanto mai criptico ritroviamo nella struttura della frase, composta da 3 parole “forza toro signore”, costituita questa da quattro segni, due dei quali però: lo shin e il resh, sono aggluttinati in nesso e per tanto formano (sempre), un solo segno, in quanto condividono parte dei rispettivi grafemi. In ragione di ciò i segni lì individuati sono in numero di 3, numero che restituisce nella ormai ampiamente attestata numerologia il determinativo “he”.

   Infine leggiamo l’intera frase formulare: “forza del toro signore lui” o in modo più prosaico: “Lui Signore, forza del sole” chiaramente indirizzata a Maimoni, manifestazone di yhwh.

   Un ringraziamento a Stefano Sanna per l’aiuto ed alcune fotografie da lui fornitemi.

note
  1. Vedi: http://monteprama.blogspot.it/2014/11/i-sacri-pozzi-in-pillole-12-nuraghe.html
  2. L’argomento relativo all’ipotesi che il volto sia un mezzo volto sin dall’origine o un mezzo volto residuo dell’azione degli agenti atmosferici, sarà trattato in un articolo apposito.
  3. Sarebbe auspicabile l’intervento di un geologo, che possa valutare secondo la sua disciplina, l’età della scultura, estrapolandola dal grado di corrosione della roccia.
  4. Tratto da: http://www.eternoulisse.it/miti_leggende/antichi_riti_sardegna_carnevale_dionisiaco.html
  5. vedi: maschere, miti e feste della Sardegna in http://www.luigiladu.it/mamoiada/mamuthones.htm
  6. Nello statere d’oro di “Amsicora”, troviamo il triangolo con la base verso il basso effigiato sulla spalla del toro, col significato di “toro divino”, mentre nella nostra scultura i due significati sono fusi in un unico segno: il triangolo con il vertice verso il basso e la base verso l’alto a significare ancora “toro divino”, essendo anche il grafema «‘aleph» logografico. Le prove di ciò: il toro col triangolo sulla fronte raffigurato col vertice verso il basso , lo ritroviamo in svariate rappresentazioni, come si può evincere in: http://monteprama.blogspot.it/2014/06/il-toro-ed-il-triangolo.html e da http://spazioinwind.libero.it/pensare/suffragio/viaggi/istambul.htm

Di conseguenza si può desumere che il volto di Punta Maimoni scolpito nella roccia, altro non sia se non un toro divino appunto.
  1. Da: http://maps.ngdc.noaa.gov/viewers/historical_declination/
  2. Lo chiamo “percorso”, non perché sul posto ci sia una traccia visibile da seguire, ma perché questo è il “percorso” naturale per arrivare alla scultura.
  3. Fotografia tratta da: http://ilritornodiabraxas.blogspot.de/2013_06_01_archive.html
  4. Si definisce agglutinamento in nesso, la condivisione di parte di due grafemi. Nella scrittura nuragica è attestato in almeno 15 documenti. Tale forma si riscontra, ad esempio, anche nell’alfabeto latino col ditongo Æ o nel cirillico con la lettera → њ chiamata “Nje” che in origine era una legatura di H e di b (da: http://it.wikipedia.org/wiki/%D0%8A ), usata per rappresentare la consonante palatale che corrispondente all’odierno digramma italiano “gn”.                          Nella scrittura nuragica evidentemente l’artificio è usato per definire un’intera parola ed indicare che essi sono sicuramente grafemi lineari e non possono in alcun modo essere usati nella loro interezza (agglutinamento), quale logogramma, come avviene, al contrario (anche nella scritta che qui stiamo studiando), col grafema “alpeh” che può essere inteso come consonante «’aleph» o come logogramma ad indicare la parola “toro”.

53 commenti:

  1. CHI DEUS NOS/BOS ASSISTAT! CHI S'ABBA 'E DEUS FALET. SELENE SELENA. SEMPERE.

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  2. ..complimenti, più che interessante, buon proseguo, buon lavoro !

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  3. molto interessante! In bocca al lupo (anzi al Toro!) per il nuovo blog

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  4. Ciao Sandro,il blocco della foto 10,potrebbe essere una "bitta"dove venivano ormeggiate le imbarcazioni.Ti manderò una foto per fare un confronto.Vento in poppa Maymoni

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    1. Ciao Thor, no non è una bitta, benché non si possa escludere che lì c'è ne siano in quanto, verosimilmente, i blocchi cavati venivano trasportati via mare, almeno verso Tharros. Quella in particolare non lo è, per il fatto che essa è posizionata in un punto infossato, per tanto l'eventuale gomena non poteva essere lì amarrata.

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    2. Vedo solo ora le fotografie che mi hai inviato, è una bellissima bitta. Grazie

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  5. Che bello! Grazie all'aiuto di Aba,sono riuscita ad entrare nel nuovo blog,bene,andiamo avanti

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  6. E' un grande piacere per me vedere che avete aperto, a tempi di record poi! e spero lo sia, un grande piacere, per tutti i lettori, commentatori, autori e redattori del blog. A Sandro che ha "motorizzato" il tutto con la sua energia positiva e la sua calma costruttiva, va un abbraccio speciale; a Iano pure per la sua grafica sempre così affascinante.
    A tutti buon lavoro con la speranza che l'entusiasmo continui-anzi che si rafforzi.

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  7. Da non troppo Sandro aveva avvertito che “a parlare della Sartiglia invano” si commette sacrilegio, ma lo stesso ora voglio spingermi a dire: chi ha detto che un sartigliante deve essere oristanese?
    Io vedo un Componidori che è sceso da cavallo dopo 905 giorni, e mi dicono non sia nemmeno sardo. Ha guidato la giostra, ha dato e ridato le spade ai suoi sartiglianti (qualcuno oristanese), ha corso con un ottimo segundu e del Componidori ha incarnato perfettamente la natura androgina. Una Sartiglia che ha portato 909 stelle, tantissime prese dal Componidori e dal suo Segundu, con la spada e con lo stocco.
    E ora che è quasi Maggio … no, mi fermo qui, se continuo con la sua benedizione a mo’ di remata e ricami sulla Pippia/piccola-creatura/pupilla-degli-occhi, Atropa mi manda con tutti i sentimenti a quel paese.
    Auguri allora al nuovo Componidori, che starà appena iniziando ad avvertire che impegno sia stare sempre sul cavallo e così agghindato. Atropa ha scritto l’altroieri “Il nuovo blog … non ha bisogno dei miei consigli -sarebbe del resto inutile: un blog riceve un imprinting originale da chi lo fonda, per fortuna.” Non si è ancora letto un editoriale e forse non ce n’è bisogno, la scelta editoriale di ripartire da questo post parla a sufficienza e svela già, appunto, un imprinting. Certamente non c’è stata una corsa a raccogliere il posto di Direttore, evidentemente si tratta di una generosa e coraggiosa disponibilità che scommette sull’aiuto di tutti. Ancora non possiamo dire come si caratterizzerà la direzione di Sandro: finora ha dato prova di grandi slanci poetici e interpretazioni anche ardite; forse qualcuno si troverà allora a frenarlo, con l’intenzione di bilanciarlo e comunque, anche allora, di non lasciarlo solo. Perché non è in gioco il successo di uno, ma la sconfitta di tutti, di tutti quelli che credono e che potranno avvicinarsi a credere che un’altra lettura di certi passaggi della storia è possibile e va verificata, e che un movimento che spinga per queste verifiche dal di fuori delle istituzioni storiche e archeologiche può riuscire a essere, più che un fastidioso intralcio, un fattore di promozione utile a quei gradi di cambiamento che risultino necessari. Forse noi tutti, chi più e chi meno, non saremmo alla lunga necessari al realizzarsi di questi gradi di cambiamento. Ma forse una parte ci tocca, un po’come ai partigiani nella resistenza; una parte che salva (magari come una foglia di fico) qualcosa che si avvicina alla dignità di un popolo (espressione che a me sta larghissima, fosse per la mia persona staremmo freschi; la impiego perché guardo a certi sartiglianti che ho conosciuto e letto in questi anni).
    Evviva su Componidori!

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  8. Buon viaggio e in bocca al lupo a tutti noi!

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  9. In bocca al lupo e buon lavoro a tutti :)

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  10. Ita mi donat a pensai custu blog noeddu?
    A s'arrisu sardonicu? Siat a nai, comenti seus abituas a fai, si morrit su babbu, o mancai ddu bocceus, e si movit s'arrisu, ma sigheus a fai?
    Mellus sa parabula de s'arricu ch'hiat cubidau a prandi mesu mundu ma no si fut presentau nisciunus?
    No, no e pustis ancora no.
    Sa cosa chi prus ddi giuat est una canzoni famosa: !"Aggiungi un posto a tavola, che c'è un amico in più...".
    Aiò!

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    1. I posti a tavola sono sempre disponibili, quel che offriamo è a disposizione di tutti: per quelli che fanno le grandi abbuffate (in senso buono) e quelli che si accontentano delle briciole. Poi, probabilmente, ci sono quelli che cercano di sottrarre di nascosto quel che offriamo, tolleriamo pure loro, tanto quel che offriamo è pubblicamente condiviso.

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  11. Sartiglia? Una metafora che non mi piace. Da quando essa è un funerale ed è solo strappalacrime. Belli i miei tempi quando a correre erano persone (non dico cavalieri) comuni su ronzini e non i giovani giganti di Monte Prama di oggi, splendidi su cavalli alati. Il carnevale richiedeva anche e soprattutto i fischi, perché essi facevano parte primaria del divertimento. Perché la vita è 'lusus', carnevale eterno. Non è staticità dogmatica e religiosa, fissità di gesti, stupida monotonia, ma continuazione di essa enfatizzata al massimo grado.Qualche filosofo sostiene che il riso è reazionario mentre esso è rivoluzionario. La risata è liberatoria e solo essa invita al superamento Se allora Sandro e gli altri invocheranno e chiameranno a correre i 'giganti', tutti seri, tutti belli e tutti santi, che ci facciamo noi così umani, 'troppo umani'? Chi si azzarderà a muovere, a tentare di commuovere, a spingere goffamente, a stanare la lepre con una ferma non proprio olimpica ? Sì, quella di una volta era la Sartiglia, davvero 'religiosa' proprio perché paradossalmente così 'laica'. Pertanto: evviva i ronzini e abbasso i purosangue in mix (sardo -anglo -arabo - mongolo - tartaro - sahariano) e abbasso anche i Giganti ( e sapete quanto mi costa il dirlo)! Che continui la normalità, il carnevale della vita!

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    1. Tranquillo, Gigi: le tue discese alla stella, sul tuo ronzino appesantito dai libri e dai codici, sono sempre state e continueranno a essere le più applaudite e insieme, sai bene, le più fischiate. Quindi no, i fischi, puoi star certo, non ti mancheranno ;-)

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  12. Con questo primo articolo, non nuovo, abbiamo voluto avviare le nostre pubblicazioni in questo blog, per significare “il perché” del suo nome e dare il giusto risalto a questo bellissimo viso scolpito nella roccia. Viso che incute arcani sentimenti di rispetto in chi lo guarda; viso che per tantissimo tempo è rimasto nascosto agli occhi dei più.
    Scelta operata anche per dare continuità all’opera iniziata in Monte Prama blog: quasi un passaggio del testimone.
    Cogliamo l’occasione per ringraziare tutti coloro che lasciando un commento hanno voluto esternare la loro approvazione; non di meno ringraziamo coloro che hanno visitato e visiteranno, magari solo per curiosità, questo blog senza lasciare un commento che ,sappiamo essere molti di loro, affezionati lettori di Monte Prama blog; a tutti voi speriamo di poter dare dei bei momenti di rilassante e proficua lettura e ingenerare, chissà, in alcuni la passione per gli argomenti qui trattati, tanto da spingerli a studiare, scrivere e pubblicare i loro lavori.
    Per tanto non solo divulgazione ma stimolo allo studio, perché in fin dei conti, benché noi qui si sia fuori dall’Accademia, la scienza la fa il metodo.
    Ringraziamo chi ci ha supportato per la creazione di questo blog, la cui forza è stata il gioco di squadra. Un grazie ad Aba Losi per il suo amichevole e generoso aiuto, a Romina Saderi, che col suo modo di setacciare il web su Monte Prama blog ci ha insegnato un metodo, un grazie a Professor Gigi Sanna che ci ha supportato e stimolato col suo giovane entusiasmo, a Stefano Sanna che sappiamo continuerà a darci una mano, armata di fotocamera, con le sue scorrerie per il Sinnis alla ricerca della storia; un grazie ad Angelo Ledda e Francesco Pilloni, certi in un loro aiuto con i loro contributi. Un grazie particolare al caro amico Romualdo che volentieri, benché all’ombra delle mail, contribuisce con articoli pescati nel web e non solo.
    Grazie a Francesco Masia che prodigo di commenti, ravivava Monte Prama blog e pare qui non sia da meno, sperando però e questo lo chiediamo con tutto l’affetto che gli portiamo: scrivi qualcosa da pubblicare!
    Inoltre ringraziamo Mauro Peppino Zedda, che benché non condivida gli argomenti che qui si trattano, ci ha onorato della sua presenza; e cogliamo qui l’occasione per invitarlo a scrivere qualche articolo per noi: sarà bene accetto.
    Facciamo inoltre un appello all’impareggiabile Mikkelj Tzoroddu, che si faccia vivo ogni tanto in questo nuovo salotto, c’è bisogno della giusta dose di adrenalina pura ogni tanto e lui con i suoi interventi, in questo è un maestro.
    Un grazie di cuore alla Signora Grazia Pintore, che ravviva con i suoi interventi il ricordo di un grande uomo.
    Ci scusiamo con tutti coloro che non abbiamo nominato, che intervenivano a vario titolo nel blog Monte Prama, li sentiamo tutti vicini.
    Infine un ultimo ma grande ringraziamento a Massimiliano, che ha messo a nostra disposizione la sua professionalità, ideando e realizzando la bellissima immagine di questo blog.
    Buon Maymoni a tutti!
    La redazione

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  13. Devo dire che anche io come Zedda non condivido tanto, ,ma in bocca al lupo anche da parte mia.

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  14. Un abbraccio ed un augurio di buon lavoro a tutti ed in particolare a Sandro.
    Giampa

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  15. Maimone..maimone, cherede aba su laore, cherede aba su sicau, maimone lau lau. Una divinità, che almeno nella toponomastica è arrivato sino a noi direttamente da quella civiltà che questo blog vuole indagare. Che dire, nome azzeccatissimo. Più che un buon lavoro auguro un buon divertimento a tutti noi, perchè la ricerca del sapere non è fatica ma trastullo.

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  16. Un in bocca al lupo al nuovo blog, e un ringraziamento a chi ha reso così importante il vecchio da guadagnarsi le "attenzioni" di chi ritiene l'archeologia cosa propria. È di ieri la notizia che in un ambiente del nuraghe Arrubiu di Orroli è stato ritrovato un laboratorio per il pane del XIII secolo a. c. quasi intatto. Credo che nei prossimi anni gli scavi ci riserveranno grandi sorprese, e dovranno fare i conti con l'archivio di montepramablogspot.

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  17. Signor Angei,lei ha colto proprio nel segno.Ho provato un gran dispiacere quando Aba,credo giustamente,ha deciso la chiusura del suo blog;ho pensato che fosse la fine di tutto e lei ha voluto proseguire il suo cammino e quello di Gianfranco.Mi rendo conto che partecipare ai vostri interventi ,è un modo per tenerlo in vita,perlomeno col pensiero.Un grazie infinito.

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    1. Grande tristezza provo quando entro nel blog di Gianfranco; non poter accedere all’archivio integrale ingenera in me un senso di impotenza, ciò che mi fa star meglio è che il blog benché cristallizzato è quanto mai vivo, i commenti sono senza tempo

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  18. Ti ringrazio per la sincera attestazione di stima, che mi ha indotto a (ri)scrivere queste due righe per augurare grande successo alla tua iniziativa e che questo sia almeno pari alla tua modestia e alla passione che nutri per la tua terra.
    Cercherò di fornire qualche contributo fotografico e di raccogliere segnalazioni o racconti dalla gente del Sinnis per offrirli ai tuoi lettori.
    Nel frattempo ti esorto a fare provvista di sapone di marsiglia, perché è ancora un ottimo rimedio contro l'UNTO più anonimo e nascosto, soprattutto se scagliato con una certa veemenza a spistiddadura, finz'a candu torra tottu pulliu... o pullia.

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  19. Alles Gute und viel Glück ... e tanto forza contra "LORO"

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  20. Ciao Siziliano, forse non serve la forza, è migliore la tecnica dello judo. Dice il saggio: sfrutta le forza del tuo avversario.

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  21. Un appello agli amministratori (e non solo ad essi) perché si agisca secondo queste tre o quattro regole fondamentali.

    1. Non parlare mai, neppure con allusioni, di persone anonime. In quanto tali esse non esistono e non ci interessano. Se diffamano e calunniano, la replica non avvenga qui. Ognuno, se voràà, provvederà a denunciarle nelle sedi opportune. Ci penseranno la Polizia Postale e la Magistratura (prima o poi) e il Codice di Procedura Penale.

    2. Non uscire mai dal tema e restare sempre ben fermi, circa i commenti (critici o non), all'argomento proposto dall'autore. Se si vuole affrontare un argomento collaterale, magari suggerito dal post -articolo, basta chiedere e spedire i desiderata argomentativi e si lascerà (in tempi ovviamente brevissimi) spazio ad una nuova e diversa discussione.

    3. Trasformare in articoli (dietro accettazione dell'autore) quei post che o per estensione e/o per incisività nel dibattito possono a loro volta essere discussi e trovare così un maggiore amplificazione mediatica (soprattutto all'estero). Lo faceva talvolta Gianfranco Pintore quando si rendeva conto che alcuni spunti, dato il loro valore, potevano e dovevano essere riproposti all'attenzione generale. Era un peccato restare inerti di fronte ad un certo spunto meritevole di approfondimento.

    4. Che coloro che 'poco' o 'molto' non condividono sui temi proposti giustifichino sempre (e mai con le stesse monotone parole) i motivi 'critici' del dissentire. Ad es. se uno dice che A+ B è sbagliato o in qualche modo censurabile dicano perché attraverso i loro ragionamenti, non limitandosi al semplice rimando di testi più o meno noti e ancor meno alla cosiddetta 'autorità'. Insomma non parlino attraverso terzi se non spiegando (e bene) cosa essi dicono.

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    1. Ringraziamo Prof. Sanna per i consigli qui, a tutti, rivolti, che serviranno ad un proficuo e valido lavoro di squadra, in particolare li farò miei e cercherò di applicarli al meglio.

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    2. Proseguo il discorso (che spero non abbia un seguito), per rispondere a delle mail che mi sono pervenute: riflettendo a posteriori, mi rendo conto che la strategia giusta possa essere quella dell’indifferenza, benché le pulsioni ci portino al voler combattere.
      Come già espresso, farò mio questo atteggiamento, posso chiedere a tutti di condividerlo ma non posso di certo costringere alcuno ad attuarlo.
      Posso di certo dire a tutti coloro che vogliono combattere i metodi di certi squallidi individui, apostrofandoli e ridicolizzandoli: che così facendo sosteniamo il loro gioco, dando loro importanza e visibilità.
      Opporre indifferenza fa male ai buoni ma ancor di più ai Cattivi!

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  22. Non posso che rigraziarVi per le vostre sempre belle parole di elogio nei miei confronti. Maimone, Maimone...me la cantava (non recitava badate bene!) sempre la mia cara Nonna Iride, mamma del Vostro e mio stimato Gigi. Io credo veramente di non aver fatto nulla se non tentare con quell'immagine di offrire a tutti un piccolo "omaggio di speranza" perchè quel dio Maym possa veramente donare acqua santa a chi semina vera e giusta conoscenza e non a quelli che, spargendo il seme dell'ingannevole sapere, finiscono per creare aridità e deserto in questa sacra terra.
    Buon lavoro a tutti Voi...un abbraccio.

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  23. E dopu chi appu stentau,trumentau po agatai su blog nou non potzu chi fai is mellus cosas de custu cuntestu!!

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    1. Antiogu, asi stentau e trumentau ma asi agatau, oidi nai ca sesi barrosu. Sperausu no du siasta cun nosu.
      Mi pare che il traduttore di Google non contempli la traduzione sardo-italiano per tanto ho provveduto ad installare in questo blog il nuovo traduttore istantaneo.
      “Antiogu, hai tardato e tormentato ma hai trovato, vuol dire che sei ostinato. Speriamo che non lo sia con noi.”
      Chiedo venia per eventuali inesattezze nella mia parlata sarda, ma purtroppo mia madre si costrinse ad imparare l'italiano per insegnarlo a me.

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    2. Bhe,scusa se te l'ho dico,ma dalle mie parti barrosu non è ostinatezza,ma è sinonimo di prepotenza!!Non credo di aver fatto il prepotente con i miei interventi.

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    3. Si è vero, ma può essere inteso anche nel senso di ostinato e in questo senso io l'ho usato. Non ho pensato che tu fossi un prepotente, ma ostinato nel voler entrare nel blog alla faccia di tutte le difficoltà che hai incontrato. Ciao Antiogu

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  24. Se posso aggiungere una regola a quelle, assolutamente condivise, indicate dal Prof. Sanna la cortesia, per quanto si riterrà opportuno, di uscire dall'anonimato nei commenti, evitando di utilizzare pseudonimi tranne casi ben definiti in cui si a chi c'è dietro in quel caso veri e propri nomi di "battaglia" se non si vuole cambiare nickname almeno ci si firmi in fondo

    Giampaolo

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  25. Carissimi, un in bocca al 'Toro' allo staff del nuovo Blog e a tutti i lettori che appassionatamente lo seguiranno. Gli argomenti e le discussioni non mancheranno di certo...
    allora non manca che farvi i miei più sinceri auguri di buon lavoro e ...al prossimo articolo
    cristiano

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  26. Le nostre domande a D’Oriano.
    Sbaglierò, ma scelgo di ricorrere a questa discussione fondativa sulle regole, ci salgo un po’ come su un omnibus, per proporre un argomento di cui magari la redazione potrà fare un post (forse violo quindi la regola 2, nel mentre che richiamo la 3).
    Domani, 16 Maggio, presso il Museo archeologico nazionale di Cagliari (Cittadella dei Musei), dopo un quartetto d’archi (Bach, Mozart e Beethoven, dalle 20,30) toccherà a Rubens D’Oriano (20,30), con una relazione dal titolo molto chiaro: "La notte della ragione nella Notte dei Musei: la fantarcheologia in Sardegna".
    D’Oriano, riconosciamoglielo, va dimostrando coerenza alla sua dichiarata missione: ovunque possano accoglierlo, parlare contro la fantarcheologia in Sardegna, contro i sedicenti studiosi indipendenti che spargono confusione con teorie fantarcheologiche le quali non godono del minimo riscontro presso la comunità scientifica, sedicenti studiosi irrispettosi della professionalità e della deontologia degli storici e degli archeologi i quali invece studiano, con i crismi del metodo scientifico, la storia e la protostoria della Sardegna; sedicenti studiosi che approfittano di un bisogno di miti identitarî per trovare seguito e credito, perseguendo in alcuni casi veri e propri disegni politici miranti, ovviamente, al radicamento di un sardismo rivendicativo, antistorico fin da queste sue basi.
    D’Oriano apprezzerà quanto bene abbiamo capito la sua posizione (non ci interessano, qui, eventuali dietrologie); ma vorrei invitarvi a considerare che, aldilà delle sue intenzioni, questa sua missione (Dio volesse che la porti avanti), a saperla cogliere, ci dà un’occasione per quel confronto con gli archeologi (qui addirittura con il loro paladino) in altre situazioni difficile, facilmente fuori luogo, classicamente liquidabile come provocazione. Qui il nostro interlocutore non si pone distesamente dialogante, è evidente, anzi è lui il provocatore. Ma accetta (consapevole di ciò, o meno) di sporcarsi le mani; offre cioè, eccome, la possibilità di stare al suo argomento (eccome) con le nostre domande, alle quali (se appena permetterà che gli vengano rivolte) non potrà, ovunque si trovi, sottrarsi facilmente.
    D’Oriano si definisce nettamente e si propone di farlo in giro: seguiamolo, vi propongo, e definiamoci bene anche noi.
    Ricordate la campagna di Repubblica delle 10 domande a Silvio Berlusconi?
    Ecco, come sarebbe se in tutte le uscite pubbliche di D’Oriano (e di quanti altri volessero così apertamente raccogliere la sua missione), a cominciare da quella di domani, ci fossero ad ascoltarlo nostri amici che, educatamente, appena consentito, gli ponessero le nostre domande? Raccoglieremmo le sue risposte e le pubblicheremo come l’inizio del nostro confronto con la archeologia rispettabile, confronto che sulla base delle sue risposte potrà forse, chissà, muovere dei passi.
    Perciò mi piacerebbe che in queste ore foste disponibili ad avviare una discussione (a partire da Gigi e Atropa) su quali precise domande stilereste, se foste d’accordo, per affidarle a nostri amici di Cagliari sulla cui collaborazione spero potremmo contare.
    Dovrebbe trattarsi, evidentemente, non di un documento, non di un lungo discorso, ma di poche domande sintetiche (dicevo 10 come numero ideale, probabilmente eccessivo; ragionevolmente se ne potranno avanzare 2 o 3, magari annunciando che altre seguiranno nelle occasioni future).
    So bene che anzitutto Gigi, specie rivolgendosi all’amico Prof. Zucca (a proposito, mai trapelata una parola sulla collaborazione intorno alla canzone dei Giganti e sugli eventuali frutti), ha disseminato vari articoli di domande significative; qui si tratta però di sceglierne, appunto 2 o 3, le più utili, da porgere rispettosamente.
    Vorrei già poter ringraziare l’archeologo D’Oriano per le risposte, nell’attesa di porgergli altre domande (o le stesse, se gli andassero riproposte) quando la sua missione (Dio volesse che la porti avanti) lo porterà nel Nord-Ovest.

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  27. Mi correggo: alle 20,20 gli archi; l'archeologo (ma sarà un calembour voluto?) alle 22,00.

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  28. Troppo tardi, troppo caro (1euro!!), troppo lontano per me; però siccome ormai questa è una tourneè (Orroli, Olbia, Cagliari..New York?) confido che giungerà presto anche in continente: quaggiù potrò porre personalmente le mie domande, con la dovuta deferenza e stando bene attenta a non inciampare nel tappeto rosso.

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  29. Non se ne parli neppure! Neanche se mi scorticate vivo! Non dialogo con i pagliacci! Ora sono stato chiaro? Sei per caso impazzito, caro Francesco?

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  30. Siccome non mi considero affatto impazzito, ma devo prendere atto che tale almeno a Gigi sono sembrato (forse anche ad Atropa), provo a rendere più chiara la proposta, se serve.
    Ho chiesto anzitutto a Gigi e ad Atropa di avviare la discussione sulle domande più acuminate da porre, e sembra (?) li abbia invitati a iniziare una discussione con D'Oriano, del tipo che uno domani prende la parola davanti all'archeologo e gli dice "Gigi Sanna vorrebbe dirle che ...". Allora, sì, sarei impazzito.
    Parlavo di una discussione tra noi per stilare una lista di domande, tipo (ho scritto) le 10 domande di Repubblica a B.; domande non da parte di Gigi Sanna a D'Oriano (non sarebbero domande personali pensate espressamente per l'occasione di domani e per quel conferenziere), bensì puntuali sfide lanciate agli archeologi e agli storici ufficiali perché vengano allo scoperto su reperti e risultati di laboratorio sempre snobbati senza pagare pegno, su loro contraddizioni, su tesi che non si abbandonano quando nuovi dati non permettono stiano più in piedi. Uno, semplicemente, sì alzerebbe a dire "vorrei chiederle perché ..." ecc.
    O fa specie che abbia immaginato di pubblicare le (eventuali) risposte? Ma se arrivassero risposte a domande che finora non hanno trovato ascolto o risposta, le vorremmo conoscere, analizzare, considerare?
    O è stato, tra l'altro, malinteso il passaggio in cui parlo di confronto con l'archeologia "rispettabile"?
    Non saprei come essere più chiaro, quindi mi piacerebbe mi si dicesse con altrettanto sforzo, se ancora lo si pensasse, perché dovrei essere impazzito.
    Se poi superiori logiche lo sconsigliano (sconsigliano questa chiarezza e questa ricerca, neutra, di un confronto quando forse comunque possibile, aldilà dello spirito dell'occasionale interlocutore), fate pure secondo queste logiche, vostre.

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  31. Francesco, tu puoi davvero fare come credi e fare tutte le domande che vuoi a D'Oriano o ad altri: soltanto non aspettarti da me alcuna lista o proposta o mozione da sottoporgli. Il dialogo su Monte Prama è sempre stato aperto, se avesse voluto "dialogare" poteva entrare in ogni istante, così come può entrare credo qui. Non ti considero affatto impazzito, nè considero che superiori logiche sconsiglino di fare alcunchè: soltanto io ad una attività simile non ho nessuna intenzione di partecipare, per ragioni che sono evidentissime e che ho spiegato mille volte.

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    1. Grazie, posso fare le domande che credo a chicchessia e ovunque, grazie.
      Resto sull’accostamento alle 10 domande di Repubblica. Immaginate il direttore, Mauro, che dice in redazione (o al bar, ché in redazione, allora, nemmeno se ne vorrebbe parlare): “voi fate pure le domande che volete a B., ma non aspettatevi dal giornale alcuna lista da sottoporgli; il dialogo su Repubblica è sempre stato aperto, se volesse ‘dialogare’ potrebbe entrare in ogni istante”. Di più, qui si arriva a Scalfari (mutatis mutandis) che in risposta a una lettera scrive: “le ragioni di questa mia contrarietà sono evidentissime e le ho spiegate mille volte”.
      Ora io non dico che noi siamo Repubblica o un giornale, forse però dovremmo riflettere (io per primo, evidentemente) su cosa siamo e su cosa vogliamo e possiamo essere.
      Entrato da poco nel giro dei commentatori di Monte Prama, proposi ad Atropa di creare sulla prima pagina del blog una voce, una finestra, in cui chi si accostava per la prima volta al sito avrebbe potuto trovare una sintesi (magari periodicamente aggiornata) più o meno rappresentativa della storia del blog, della sua mission, dei rapporti, delle posizioni, delle tesi criticate e sostenute (maggioritariamente, nel caso con le principali eccezioni o subordinate); una sorta di “Chi siamo”, più o meno articolato, più o meno (avrei creduto) doveroso. Ma di doveroso, ho dovuto accettare subito, in tutto questo non c’era un bel niente, Atropa trovava e ha continuato a trovare (e oggi è qui a ribadirlo, mi pare) che l’elenco degli articoli ordinati per argomento fosse sufficiente per l’orientarsi di qualsiasi navigatore del web.
      Non stiamo di nuovo parlando di questo? Non si tratta sempre di cosa vogliamo essere? Se un “Chi siamo” come quello campeggiasse sulla prima pagina dei nostri blog, le X domande agli archeologi e agli storici ufficiali sarebbero già state lì, impersonali come si desidera, pronte per chiunque ma riconoscibili nella loro confezione. Invece, sembrerebbe, siamo un tantino autoreferenziali: D’Oriano (nella fattispecie) può venire a parlare con noi. Peccato che, invece di farlo, trova più utile battere l’isola dicendo la sua sull’argomento e sfidando, implicitamente, a sostenere un confronto in pubblico con qualsiasi altra tesi. Noi, a questo confronto, non ci stiamo. Posso dire che fa ridere? Che gli impazziti mi sembrate voi? Posso suggerirvi che gli state dando l’occasione (e se quest’occasione muove da me, davvero non me ne sento in colpa) di dire stasera che lui è lì con il petto in fuori e che nessun “fantarcheologo”, nonostante la pubblicità data all’occasione e nonostante in un loro blog se ne sia parlato, nessuno, nemmeno un loro simpatizzante, mostra il coraggio (credo direbbe il coraggio) di raccogliere la sfida?
      Ma a noi che importa? Chi si vuol confrontare venga qui, entri nelle nostre pieghe, e se tiene a capire le ragioni per cui non ci si abbassa a porre domande in pubblico a un D’Oriano che è lì per questo (altro che accademia chiusa nella torre d’avorio, li sento già dire) scartabelli gli articoli e le discussioni in cui Atropa queste ragioni le ha spiegate mille volte. Parta dall’elenco degli argomenti.

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  32. Francesco, la tua sarebbe una bella proposta se fosse indirizzata a studiosi che vogliono ascoltare e di conseguenza capaci di mettersi in gioco e progredire; qui stiamo parlando di una persona che nulla di scientifico elargisce in queste pseudo conferenze, dove non si “conferisce” un bel nulla, ma si elargisce solo. Cosa? Il pensiero del singolo e della sua cerchia per andare contro, screditate, demolire, ridicolizzare; non certo per mettersi in gioco a livello scientifico e costruire e vedere se strade alternative e/o nuove (per loro), siano percorribili. Per tanto, tu ritieni che questo signore vada lì a ricevere “bastonate” da un provocatore? E’ lui il provocatore, per tanto un eventuale campanello stonato alle sue orecchie, sarebbe subito zittito e probabilmente messo in ridicolo davanti ad un’assemblea di persone che pendono dalle sue labbra. Diverso sarebbe il caso di una conferenza vera e propria, dove ad armi pari D’Oriano conferisce le sue idee e "Sanna" fa altrettanto e con quelle si discute. Ma in quel caso non ci sarebbe bisogno di porre domande da parte di chicchessia, sarebbero tutte li spiattellate in bella mostra.

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    1. Vedi, Sandro, in questo continuare a volersi scegliere l’interlocutore e le modalità del confronto si perde di vista che l’informazione (pseudoscientifica quanto ti pare) stasera e in tutto questo ciclo di indisturbate conferenze la fa lui, e dovrebbe importarci, Dio santo, non la sua persona, ma quello che comunque tanti sono andati e andranno a sentire senza nemmeno sia piazzata lì una testimonianza dell’altra campana tirata in ballo. C’è da temere conseguenze fisiche? Domande serie potranno anche essere ridicolizzate se affrontate in modo becero davanti a una platea compiacente, ma è qui che dovrebbe stare la forza di un gruppo che vuol fare (anche) informazione: domande e risposte verrebbero raccolte e divulgate, e se le domande sono serie e le risposte sono becere, questo, fuori dal contesto di platee compiacenti, sarebbe a tutti evidente e squalificherebbe davvero questa tournée di D’Oriano, che altrimenti resterebbe solo suo vanto e nostra occasione persa . Se la rispettiva “campagna” continuasse, inoltre, c’è almeno la possibilità che il tenore delle risposte e le stesse platee, occasione dopo occasione, andrebbero cambiando.

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    2. Per fare quello che dici tu, ci sarebbe bisogno di un giornalista, capace di impostare le giuste domande, avere la veste professionale capace di sopportare un “Ma lei chi è?!” e avere l’apertura mentale giusta. Potrebbe essere quel tal “giornalista” che dovrebbe moderare la conferenza del 30 maggio a Cabras?
      Ecco, forse questo potrebbe fare notizia, non certo un “provocatore” anonimo e senza qualifica, come potremmo essere tu ed io.

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    3. “Le domande giuste” è proprio quello di cui volevo parlare. Si tratterebbe, poi, solo di alzarsi e porgerne una, quando consentito; in quei casi, se non si recano offese e magari ci si presenta con nome e cognome, è difficile si venga aggrediti.
      Il giornalista a Cabras il 30 Maggio (Cabras, 30 Maggio: non farmi mettere troppa carne sul fuoco) cosa dovrebbe moderare? Il confronto tra chi?

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  33. Ohi, ohi, il Sanna con un pagliaccio! Anche tu, cosa dici Sandro? Ad armi pari? Quali armi? Quelle degli insulti? Se è per quello ci stiamo divertendo da anni e io mi diverto a trattarli bonariamente e da pigrafisti della Domenica, perché lo sono per davvero. Anzi dovrei dire di peggio. Epigrafisti per di più spalleggiati da un delinquente gambizzatore giacobino che agisce comodamente nella clandestinità? Spalleggiati naturalmente finché fanno da bravi, altrimenti diventano somari e imbecilli come il Madau, oggi intellettuale cagasotto solo perchè non scrive più a comando avendo anche lui capito che per follia di un burattinaio c'è un limite.
    E con chi mai Aba dovrebbe avere il 'confronto', una scienziata che sta facendo capire ad una accademia malata e molto spesso mafiosa, che la scienza non gioca sui tavoli della meschinità e dell'invidia ma su quelli della trasparenza e della correttezza? Quanto ci ha fatto capire, questa donna, di 'egiziano' esistente nella cultura religiosa della Sardegna? Quanto ha scritto 'scientificamente' sui sigilli, facendo fare figure barbine a epigrafisti incapaci e supponenti come il Guirguis e il Glitz Glitz personaggio 'trasseri' che è meglio per questo neanche nominare? Quanto ha detto di 'scientifico ' sulla crittografia amunica e su quella yhwhistica? Quanto ha detto per mesi e per anni di tanto altro! E le risposte? Eccole: più scienza LEI ci mostra e più petologia contro di LEI si usa. Al massimo la si ignora. Il 30 (cioè tra meno di quindici giorni) parlerà a Cabras dei Giganti che ha chiamato 'Tori della luce' perché essi questo sono. Questo si capisce da tutto tutto, non solo per i dati epigrafici ma anche per i dati archeometrici. Quale migliore occasione allora per contraddire quell'affermazione? Quell'affermazione che volerà, tra l'altro, si voglia o non si voglia, sulle ali di una bella canzone? Il Convegno è aperto a tutti e tutti possono intervenire dal momento che è previsto anche un moderatore. C'è bisogno di predicare in modo semiclandestino, davvero da 'cagasotto', nel deserto di Orroli, negli scantinati di Olbia o a notte fonda in un museo dopo le sonate di Mozart che con l 'archeosardismo ci stanno come i cavoli a merenda?

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  34. Vedi, caro Francesco, Momo Zucca avrà tanti difetti ma mica è andato a sparlare di me o di Aba, a dissentire con arroganza e supponenza, facendo il comico in un bar di Torregrande o in un chiosco di Mari Ermi. Ha scritto e ha detto (malamente) sulla documentazione della scrittura nuragica, ma vivaddio!, ha scritto e detto. Un miracolo! Tanto che è stato per noi, una volta tanto, facile replicare su quanto detto e scritto (malamente). Entrando nel merito, ad esempio, sulle sciocchezze del 'lusus' degli operai (sic!') scrittori di rotelle nuragiche o sulla barchetta del Sextus Nipius romano. Lo stesso Momo Zucca ha parlato, qualche mese fa, sui Giganti al De Castro di Oristano un po' prima di me e poi ho parlato io, qualche giorno dopo. Il sottoscritto non ha insultato lui né lui ha insultato il sottoscritto. Ha detto e io ho detto. Neanche 'replicato'. Neppure con un umano sorrisetto. E gli insegnanti e gli alunni si sono fatti la loro opinione. Come è giusto che sia. E chi aveva l'arco con maggior tensione presumo che più profondamente abbia conficcato le sue frecce. Un confronto diretto non c'è stato, ma un confronto civile c'è stato certamente. Io all'Università di Sassari ho parlato (e direi convincendo, stante gli attestati e i ringraziamenti) più di trecento persone stipate nell'Aula Magna della Facoltà di Medicina. E ho parlato di scrittura nuragica. Poco tempo dopo c'è stata la suddetta replica di Zucca, sempre all'Università, davanti a cinquanta persone (comprese le dieci di Oristano che sono andate per ascoltare e per sapere). E anche qui un confronto a distanza c'è stato. Sono dunque questi i confronti che auspico, i pronunciamenti 'scientifici' a turno, non quelli di due duellanti che vogliono dar spettacolo per chi ne sa di più o ha più capacità dialettiche. Molti sanno che qualcuno ha tentato di farmi duellare in quel di Domus de Maria con questo o con quello, ma personalmente ho detto picche perché le 'gare' pseudoscientifiche da palcoscenico non mi interessano. Non vado qui e là a far divertire, vado a far pensare e a far meditare come posso e per quanto posso.
    Domande da farsi? E' vent'anni che faccio domande su domande con centinaia (centinaia,non decine) di articoli, con libri, con riviste, con interventi persino sui giornali, per non parlare dei miei pronunciamenti nelle conferenze all'Università (anche straniere), nelle scuole di ogni ordine e grado, nell'Università della terza età, nei miei corsi monografici tenuti presso l'Istituto di Scienze Religiose della Facoltà pontificia. Questo mese continuerò a farne in questo Blog e altrove e poi ne farò nei mesi futuri e poi negli anni futuri, se Iddio me lo concederà. A Ottobre di quest'anno sarò, con rabbia petofila di qualcuno (se prima non l'arresteranno), di nuovo all'Università per una 'tre giorni', potete scommetterci. Porrò altre domande e cercherò di dare ad esse delle risposte. Che me frega dunque di formulare dieci o dodici domande ai quattro cialtroni dei peti del lancio dello sterco? In ogni caso, Francesco (e chi con te), volete essere più bravi, più cotesi, più diplomatici e volete formularle voi? Prego, accomodatevi pure. Partite, se volete, già dall'ultimo post sulla nota 'piastrina' postata dal Barreca. Fate tutte le decine e decine di domande che suggerisce quel bellissimo documento 'con busto di divinità'. Vedremo la ressa per le decine e decine, se non per le centinaia di risposte. Auguri!

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  35. Non è da disprezzare che alla fine Gigi uno spunto l’abbia dato, anche se non certo entusiasta per la proposta. Partite, dice. E, in questo frangente, “partite” richiama un po’ la problematica dell’armarsi e del partire. Siccome, appunto, non mi piace agire all’insegna dell’armiamoci e partite, aggiungo solo che mi rendo disponibile (se, come credo, la discussione non procederà oltre sul blog) a scriverci via mail con chi avesse mai l’intenzione, stasera, di presenziare alla conferenza di D’Oriano e alzare la mano per avanzare una domanda. La mia mail è nota a Sandro, che potrà fornirla a chi glie la chiedesse. Potrei scommettere su nessuna mail (nemmeno ho la giornata così libera, da qui in avanti), ma mi sembra doveroso, dopo tutte queste parole, mettermi a disposizione.

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  36. Pochi minuti fa il nostro amico MyAido, mi ha inviato questo filmato relativo al rito ancestrale legato a Maymoni o Maimone, come si pronuncia ad Aidomaggiore. Il filmato, in due parti, può essere visionato a seguenti indirizzi: https://youtu.be/FDLuWLJNLwA
    https://youtu.be/ito6IyW-hsY
    Grazie MyAido.

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  37. Anch'io ti ringrazio, MyAido. Bello!
    Ora Maymoni (di cui certo avevo letto), insieme alla sua formula (che pure avevo letto), mi diranno ancora di più.

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