mercoledì 29 giugno 2016

8 - GENTI E COSTUMI ROSSO PORPORA

SEMIOTICA NELL’ABBIGLIAMENTO  
VEDOVA CHE SI RISPOSA


di Giancarlo Casula

pè de pudda, pubusas e piccios de arranna,
mannuncheddas, carronadeddas e trincigeddas
traigeddos, ischinette lisu e ischinette prenu……..

Quando una donna si risposava non indossava più l’abito nero da vedova, ma neppure quello sgargiante del primo matrimonio. Aveva i colori che la contraddistinguevano per i segni di gioia e di luto, caratteristico del costume delle vedove che decidevano di risposarsi. Il suo vestito seguiva, infatti, il codice che definiva questa nuova condizione

domenica 26 giugno 2016

SOLSTIZIO D'ESTATE A SANTA CRISTINA

di Sandro Angei


Scende il corno potente a punger al culmine il cerchio perfetto che dall’acqua s’innalza,
mentre rubando luce, ascende al grado perfetto l’ombra che dall’acqua prende vita.

   Il giorno del solstizio d’estate si verifica uno spettacolo luminoso di grande efficacia. Difficile da apprezzare nel suo simbolismo
   

venerdì 24 giugno 2016

Su ziru de su sole

di Teodora Manai

Sas Amministratziones comunales de Bonarcadu, Fordongianus, e Paulle  cun sos ufitzios  comunales e sos ufitzios de sa limba sarda presentant  sa de chimbe ediziones de su prèmiu litteràriu Pàbariu : Acabbadu de imprentare in su mese de Nadale de su 2015 in sa Tipografia  Ghilarzes Ilartzi, Aristanis: publicatzione a incuru de: Annalisa Firinu, Alessandro Martonetti, Silvia Mastinu Giuseppe  Molinu.  Sa giuria de su cuncursu: Antonio Ignazio Garau, (presidente) Gonario Carta, Marco Frongia, Giovanni Mura, pro  sa Sezione II Iscrittores Mannos sèberant: primu premiu: Manai Teodora de Paulle.

(Onni  borta chi su tema est su limbàzu, su zogu  politicu  ch’intrat  in su dirittu de totus sos òminès.  Depimos  essede  su chi semus  e caminàe cun sas arrèghinas  chi s’ant fatu  crèschède!) 


giovedì 23 giugno 2016

Perdonite? Meglio vaccinarsi

di Francu Pilloni

Rispose Gesù a chi gli chiedeva quante volte doveva perdonare il proprio fratello: “Non sette volte, ma settanta volte sette!” e ancora, prima di spirare, rivolse al Padre una richiesta di perdono a favore degli esecutori della crocifissione “perché non sanno quello che fanno”.
La pratica del perdono, per un cristiano, è dunque l'opzione primaria, non razionata come pane di guerra nei confronti del fratello, e specialmente diretta a chi non si è reso conto di quello che ha combinato.
Ma bisogna perdonare proprio tutto a tutti?
Tanto per capirci, chiedo: risulta sempre utile e giustificata ogni forma di perdono?
Non ricordo di aver letto in nessuno dei Vangeli, canonico o apocrifo, che Gesù abbia accennato a parole di perdono o di mera comprensione nei confronti di Ponzio Pilato, dei Sommi Sacerdoti, di Erode, re di Giudea, o dello stesso Giuda che lo additò alle guardie del Sinedrio.

lunedì 20 giugno 2016

MONTE BARANTA

Olmedo. Il monte della ‘camera delle corna’ (Monte ‘baranta’). Toro e Serpente. Nell’eneolitico sardo i ‘simboli forti’ del culto astronomico solare nuragico del solstizio d’estate (21 giugno).

di Sandro Angei,  Gigi Sanna, e Stefano Sanna

   Abbiamo colto l’occasione del solstizio d’estate per pubblicare un articolo che da lungo tempo era in attesa di veder la luce.
   
   La decisione di pubblicarlo ora è nata dall’esigenza di dare un segnale forte e chiaro a chi in modo autoreferenziale, studiando il sito, si limita alla descrizione della prima sensazione e rinuncia ad andare oltre benché i segnali suggeriscano, anzi invitino a superare una certa barriera preconcetta.
   Abbiamo ricomposto una sorta di puzzle le cui tessere sono state individuate nelle varie discipline dell’umano sapere, perché alla base c’è sempre lui: l’uomo, con la sua natura eclettica, le sue aspettative spirituali legate strettamente ad esigenze materiali.


   Benché quest’anno il solstizio d’estate si verifichi il giorno 20, nell’immaginario collettivo esso si verifica il 21 di giugno e così lo abbiamo voluto indicare. Si tratta comunque di un aspetto quasi irrilevante, visto che da un giorno all’altro non si percepisce alcun mutamento visibile, essendo la differenza angolare di soli 15 secondi d’arco al tramonto del sole. In questi giorni il sole pare si fermi in quel punto, generando apprensione in chi, anticamente scrutava l'evento.

                                 Fig.1                                                                                               Fig.2


domenica 19 giugno 2016

Un paio di scarabei sardi. Ed un paio di idee sulle date

Diverse persone mi hanno chiesto di ripubblicare questo post, non più visibile nella sua interezza sul blog di Gianfranco Pintore: riguarda due scarabei rinvenuti in contesti funerari, in Sardegna. Analizzandoli giunsi alla conclusione, all'epoca, che fossero entrambi di età ramesside. La datazione si rivelò poi corretta per il sigillo di Monte Prama, non abbiamo invece ricevuto conferme sullo scarabeo dell'obelisco da Monte Sirai. Si veda: Lo scarabeo di Monte Prama, 1979-2013, 14 MAGGIO 2013, monteprama.blogspot.it AB. 

Un paio di scarabei sardi. Ed un paio di idee sulle date
di Atropa Belladonna


Cos’ hanno in comune lo scarabeo di Monte Sirai (1) e quello di Monti Prama (2) (figura 1)? Una è facile:  sono stati entrambi rinvenuti in Sardegna. L’ altra pure: facevano parte del corredo funerario di un inumato. La terza anche: secondo gli studi pubblicati essi sono tutti riconducibili a non meglio definite attività fenicio-puniche (1-4), avvenute nel periodo solito. La quarta è un po’ meno immediata ed è l’ oggetto di questo post: potrebbero essere entrambi stati fabbricati in epoca ramesside o poco dopo, cioè essere collocati temporalmente tra la le dinastie egizie 19 e 21 (ca. 1292-945 a.C.). Ovviamente non ci dirà molto sulla datazione delle tombe (del resto quella di Sirai sembra ben ancorata al VI sec. a.C.), ma ci offrirà un qualche indizio di ciò che significava per un abitante della Sardegna possedere e portarsi nella tomba  un oggetto di quel tipo e di quell’ epoca.

venerdì 17 giugno 2016

RIPRODURRE IL VISIBILE O RENDERE VISIBILE?

di Angelo Ledda

Fig. 1 Segni geometrici nella statuaria di Monte Prama, Cabras. Immagine da questo link
Fig. 2. Number 14 gray - by Jackson Pollock

Può essere capitato a molti di osservare un'opera d'arte in un museo – soprattutto se astratta o informale (fig.2)– e di fare uno sforzo enorme per provare a riconoscere in un groviglio di linee o di colori una qualche analogia con il mondo che ci circonda, credendo magari di vedervi all'interno un volto, un animale o un elemento di paesaggio, come se l'artista si fosse divertito a nasconderlo per costringerci a quella affannosa ricerca. 
Non di rado può essere successo di trovare 'fastidio' davanti ad un'opera così fatta, lasciando sorgere il dubbio che l'artista (o il curatore del museo, o il critico e storico d'arte) ci stesse prendendo in giro e che l'opera non sia poi così degna di attenzione perché tanto, a far così, “siamo capaci tutti”.


giovedì 16 giugno 2016

7 - GENTI E COSTUMI ROSSO PORPORA

SEMIOTICA NELL’ABBIGLIAMENTO  
SA ESTE

Di Giancarlo Casula

6 - GENTI E COSTUMI ROSSO PORPORA 

 
rollas, rollinas e murrales,
peales e cannittas po mantennede sa ruge
………punt’e ruge, punt’e filau, puntu ‘e trese

 

domenica 12 giugno 2016

Monte Prama e il pluridecorato della tomba 25: 1049-756 a.C.

di Atropa Belladonna

In qualche momento tra l'Età del Bronzo Finale e la prima Età del Ferro viene sepolto in Sardegna, nel Sinis di Cabras, località Monte Prama, un inumato un pò speciale: è quello della discussa Tomba nr. 25 della necropoli scavata da Carlo Tronchetti nel 1979 (1). Anno in cui scava a Monte Prama anche un giovanissimo Raimondo Zucca, che proprio da quella tomba estrae un sigillo a scarabeo (2). Altri reperti, tra cui vaghi di collana  in bronzo e in cristallo di rocca (3), permettono di concludere che l'inumato della tomba 25 è l'unico a Monte Prama -finora- con un vero e proprio corredo funerario, seppure non ricchissimo (fig. 1).

Fig. 1.a, e b, corredo dell'inumato della tomba 25 (3) e c, resti ossei  del defunto (5)
L'analisi dei resti  ossei (fig. 1c) mette in luce altre particolarità: l'inumato della tomba 25, morto a circa 18 anni, ha avuto una dieta ricca di proteine, e ha mangiato più pesce degli altri oppure ha soggiornato a lungo in un clima più arido rispetto alla Sardegna (5,6). 

venerdì 10 giugno 2016

6 - GENTI E COSTUMI ROSSO PORPORA

SEMIOTICA NELL’ABBIGLIAMENTO  
IL CODICE



 

tidiles, pannittos e lomoros
fogiudu, frassada e tesones

Impidou po is canneddas,


La donna di Desulo nel corso dei secoli ha mantenuto un rapporto sacrale con il proprio costume. Segna e comunica con il suo vestito gli avvenimenti che caratterizzano la propria vita e quella del clan di appartenenza: l’abito rappresenta il libro o il dipinto della propria esistenza.

lunedì 6 giugno 2016

domenica 5 giugno 2016

Dal Mar Rosso alla Sardegna nel XIII sec. a.C.

di Atropa Belladonna

Può la tanto attesa caratterizzazione dei giacimenti di rame del Sinai meridionale (1) risolvere alcuni dei punti ancora oscuri sulla provenienza del rame nei ripostigli nuragici? Sì, se i dati sugli isotopi del piombo vengono pubblicati e vanno ad arricchire dei database fino a pochi anni fa ancora lacunosi. E ancora sì se certe correlazioni tra i famosi lingotti oxhide o frammenti di essi e le miniere di Cipro appaiono convincenti in alcuni casi, ma molto forzate in altre. Al punto da persuadere diversi archeologi  che le analisi andassero ampliate verso altri orizzonti, perchè finora "solo due possibili fonti erano state prese in considerazione per il rame degli oggetti in metallo della Sardegna nuragica: la Sardegna stessa e Cipro" (2). 


Fig. 1: localizzazione stratigrafica del rispostiglio di oggetti in rame di Funtana Coberta, fine XIII-inizi XII sec. a.C. (da (2))

mercoledì 1 giugno 2016

Sincretismo religioso tra Nuragico e Romano 8

La porta del toro luminoso

***
L’architettura della luce
di Sandro Angei
Parte ottava
Sincretismo religioso tra Nuragico e Romano 7

   Con la parte settima, pensavo di aver terminato l’articolo su Murru mannu, ma…