giovedì 16 giugno 2016

7 - GENTI E COSTUMI ROSSO PORPORA

SEMIOTICA NELL’ABBIGLIAMENTO  
SA ESTE

Di Giancarlo Casula

6 - GENTI E COSTUMI ROSSO PORPORA 

 
rollas, rollinas e murrales,
peales e cannittas po mantennede sa ruge
………punt’e ruge, punt’e filau, puntu ‘e trese

 
Quello che caratterizza, a tutte le latitudini, l’abito da sposa è il fatto che esso viene indossato per una sola volta nella vita. Il momento è effimero e fugace ma allo stesso tempo quello più importante. La donna di Desulo preparava questo evento e la sua rappresentazione. Per realizzare il suo abito non bastava un anno. Spesa e sacrifici di un vestito che doveva durare tutta la vita. Tuttavia tra mille difficoltà e ristrettezze la donna non rinunciava a celebrare questa giornata con un capo d’abbigliamento da utilizzare solo per quel giorno oppure con onore avrebbe indossato quello avuto in eredità da sua madre o de s’areu di appartenenza: “sa este”. Questo era una sorta di copri gonna che nella sacralità della rappresentazione la doveva differenziare da tutte le altre donne che, sontuose, si presentavano in chiesa. La sposa doveva essere la sola protagonista dell’evento con un vestito unico   che la doveva segnalare agli occhi dello sposo e della collettività che accalcava la chiesa.
  Non era un capo ricco ma le sue caratteristiche dovevano essere l’eleganza, la sobrietà e la leggerezza.
  Concetti e valori che vengono ribaditi in ogni parte del mondo nella giornata cui si celebra l’impegno del matrimonio. 
  Sa este contiene tuttavia il simbolismi sacrali legati al vincolo matrimoniale:
-         l’azzurro rappresenta l’uomo
-         il rosso è la donna
-         il giallo è il ricamo che si inserisce fra questi due colori simboleggia il vincolo matrimoniale e sancisce la spiritualità di questo unione le trame orizzontali sono l’auspicio di una famiglia numerosa fatta di
-         femmine (trine dorate)
-         maschi (trine argentate)  

Seta e tessuti trasmettono alle donne energia e sensazioni, evocando ricordi, provocando desideri ed emozioni. Era la magia del colore che dava suggestioni, ma che racchiudeva profondi significati, fino a diventare l’essenza stessa delle cose. Era però il giallo della seta che rappresenta la luce di Dio, quello che marca il disegno dell’abito, faceva da cornice ad ogni bordatura e che illuminava ogni ricamo. Lo splendore del giallo era aumentato dal binomio giallo-oro e giallo-limone, che si realizzava frapponendosi sempre fra due colori diversi. L’azzurro ed il nero delle bordature, così come i drappi dei broccati e dei damaschi si inserivano, ogni volta, nel costume, con una cornice di seta gialla. Questa, evitando che i due diversi colori arrivino in contatto diretto, con un effetto sorprendente, ne aumenta lo splendore. L’abbinamento rosso-azzurro veniva esaltato dalla lucentezza del giallo. Come la luce del sole, il giallo da vitalità agli altri colori e, poiché la sua caratteristica è l’immutabilità, esso è simbolo  di forza, resistenza, incorruttibilità e di immortalità. Il giallo è, in definitiva, nel costume, il colore sacro che rappresenta la ricchezza morale e la luce di Dio.
segue...

1 commento:

  1. Caro Casula,
    la ricercatezza nell’esprimere semplicità monumentali del Sardo Tempo Vissuto, leggo quale testimonianza (insieme alla sapiente descrizione) essere il tema trattato, l’esito finale d’una molto ampia serie di millenni, lungo i quali la tradizione si è compiuta, attraverso aggiustamenti, ritocchi, miglioramenti nella ricerca, pacata e al tempo spasmodica, dei colori che meglio esprimono stato d’animo, significati e speranze! Un risultato che fosse perfetto ed inamovibile agli occhi della società e di Dio!
    Una Società, quella degli Antichissimi Sardi della più lontana Antichità, talmente complessa, nel suo sviluppo sociologico che coinvolgeva milioni di individui amanti d’un Amore Infinito la propria Terra che, al massimo della sua evoluzione, era in grado di generare un sontuoso (ancorché “normale”) abito della Sposa, ch’era nulla più che una elevata Espressione Spirituale! Grazie d’avercene dato conto!
    mikkelj

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