lunedì 21 novembre 2022

2° parte - Illuminazione preordinata nel pozzo sacro di Santa Cristina. Un metodo.

Fig. 1

di Sandro Angei

si veda la prima parte

 Nella prima parte di questo studio abbiamo spiegato quale fosse la probabile funzione delle riseghe rientranti nei corsi orizzontali del pozzo di Santa Cristina. Ne è scaturita, con tutta evidenza (spero di averlo dimostrato con l'adeguata chiarezza), che quelle riseghe rientranti erano parte, e ancora oggi lo sono, di un gioco di luci ed ombre atte, da un lato a mettere in luce alcuni anelli della cupola ogivale, dall'altra a rendere stazionaria per un periodo di tempo di circa 5 minuti l'immagine luminosa all'interno del 12° anello.

Ci siamo chiesti però, se tutto ciò non fosse frutto di una fortuita coincidenza o, viceversa, fosse il risultato di un calcolo preordinato.

Per dare una risposta a questa domanda è necessario ripercorrere in qualche modo il ragionamento che indusse quegli architetti a predisporre un progetto di luce: una visione fantastica.

Alla ricerca del metodo

Un attento esame della cupola del pozzo mette in evidenza che i conci degli anelli hanno una certa inclinazione a partire dal 19° a scendere [1] fin verso il 9°. Anello, quest'ultimo, che veniva illuminato

mercoledì 16 novembre 2022

Cinque minuti di fermo immagine nel pozzo di Santa Cristina -- 1° parte.


di Sandro Angei
vedi 11° parte aggiunta

 Pensavo di essere arrivato al capolinea e invece mi ritrovo ancora a scrivere del pozzo sacro di Santa Cristina.

 Ancora ne scrivo perché un aiuto inaspettato ho ricevuto dal Prof. Arnold Lebeuf circa un particolare architettonico che, benché non mi sia sfuggito, a suo tempo non lo valutai nella sua giusta importanza [1].

Mi riferisco alla risega “rientrante” che possiamo notare tra un anello e l'altro della cupola ogivale che copre il bacile del pozzo sacro e tra un corso e l'altro della restante struttura, comprese le pareti inclinate della scala d'accesso al bacile.

Un po' di tecnica costruttiva

sabato 5 novembre 2022

Il kyathos della luce

Fig. 1

Fig. 2
Lo stesso reperto di figura 1 visto da un'altra angolazione con in vista il secondo animale.
Si noti che non si vede né la svastica grafita né gli altri ideogrammi. Questo è dovuto alla forma dell'oggetto che reca i trafori sulla parete obliqua della concavità, mentre la svastica grafita è troppo in basso per poter essere vista. 

di Sandro Angei

Riassunto

Il presente saggio è poco più di un esercizio comparativo finalizzato alla interpretazione di certi segni di oscuro significato; quelli che la maggior parte degli archeologi descrivono dal punto di vista formale, ma non azzardano per questi una interpretazione di carattere antropologico, rimanendo nel vago ambito del "motivo geometrico". Partiremo da un simbolo di sicuro significato - la svastica - e da quella, assieme ad altre caratteristiche di alcuni reperti provenienti da tombe Falische, Etrusche e Villanoviane, cercheremo di delineare un possibile significato logografico degli altri "motivi geometrici", inquadrabili, come vedremo, in ambito lucifero e quindi astronomico.

1. Indagine problematica di un reperto
Il reperto, il solo di cui abbiamo le immagini, di tre che indagheremo, ha la forma del kyathos greco, ossia una sorta di tazza di terracotta con manico elevato sopra il bordo del contenitore, con o senza piede di supporto, proveniente da una tomba Falisca; ossia quella antica regione italica confinante con