domenica 6 settembre 2015

YHWH in pittografia? Gerusalemme versus Sardegna


Il coccio con iscrizione pittografica  rinvenuto all' Ophel di Gerusalemme, durante gli scavi del 1923-1925 (The Palestine Exploration Fund, che oggi annovera circa 6000 oggetti). Il coccio venne pubblicato per la prima volta nel 2009:  G. Gilmour, An Iron Age II pictorial inscription from Jerusalem illustrating Yahweh and Asherah, Palestine Exploration Quarterly, 141, 2 (2009), 87–103. Gilmour ritiene che le due figure siano Yahweh e Asherah

Si ripropone nel seguito un post pubblicato nel 2010 sul blog di Gianfranco Pintore: riguarda la comparazione di un documento trovato in Sardegna con uno rinvenuto a Gerusalemme negli anni '20 del secolo scorso e datato all'età del Ferro II. 

YHWH in 'immagine' pittografica. Prima a Gerusalemme? No, in Sardegna. E con scrittura šardan.
Venerdì 24 Settembre 2010

di Gigi Sanna

Premessa - Nel 2004 (SAGRA p. 354) avevamo scritto: "Il terzo dato infine che si può desumere [dall'analisi delle tavolette di Tzricotu di Cabras] è quello linguistico perchè offre il modo di capire che la radice del nome yh non ha i significati e le etimologie che sinora, coinvolgendo erroneamente l'intero tetragramma (YHWH), si è cercato di proporre, ma ha, oltre che il significato di MF che si è visto, anche quello di mani-festus (dato dal valore lessicale delle parole yod ed hē che offrono acrofonicamente le due consonanti iniziali della parola). Il dio cioè, sembra di capire, non può essere visto ma si manifesta agli uomini attraverso i suoi simboli fonetici e matematici (astratti) e con quelli di maschio e femmina (concreti). Invece il nomen del dio è yhw a cui si aggiunge il determinativo hē (lui), lo stesso che hanno, in quanto facenti parte della triade divina il bn e 'ab [figlio e padre nello stesso tempo] e l'ab terreno di questi. Poiché sembra abbastanza accertato che il significato del waw è quello di 'mazza del potere' il valore semantico di yhw sarà verosimilmente quello di 'potere, sovranità, regalità del manifesto'; cioè potere di colui che si mostra non direttamente agli uomini e si fa scorgere dai suoi reconditi simboli."
Sulla natura del Dio 'nuragico', maschile e femminile assieme o androgina, si è però detto più volte anche in questo Blog, come qualcuno forse ricorderà; avvertendo anche (e quindi limando una nostra precedente affermazione: v. supra), sulla traccia di altri documenti venuti alla luce di recente, che la voce yh o più estesamente yhh o yhw (poi yahu/yaku) non è propriamente un 'nome' ('Dio' per i nuragici non può avere un 'nome': chi degli uomini è in potere e in grado di 'indicare' in maniera adeguata un'entità perfetta che solo può essere percepita dalle sue manifestazioni?) quanto un 'appellativo' polisemico; un appellativo cioè che, attraverso i pochi ma 'forti' costituenti fonetici consonantici e lo stesso numero di essi, tende a suggerire l'aspetto più rilevante della divinità, che è quello di 'dare incessantemente la vita', o, se si vuole, con una metafora, creare 'taurinamente la vita'. E poiché logica naturalistica arcaica vuole, per deduzione, che la vita del mondo animale e vegetale non possa esistere senza l'elemento maschile e quello femminile, la divinità non può che essere a sua volta sesso maschile e femminile, alla massima potenza. Essa è, ancora, inesauribile energia creativa luminosa, perché senza la fonte della luce e del calore la vita non è. Ecco perché nella 'religio' nuragica di origine betilica (ma con radici profonde anche nel neolitico) Luce (sole: šmš/nr) e Toro ('ak) formano un binomio fortissimo e pressoché inscindibile (nr'ak).
Questa energia è resa, agli albori della scrittura di tipologia semitica consonantica (acrofonica) sarda, da porsi nel XVI/XV secolo a.C (o, forse, anche prima), attraverso un segno pittografico molto particolare, la 'mazza' (di cui s'è detto e ancora si dirà); simbolo grafico che nel protosinaitico e poi nel protocananaico si schematizza sempre di più con tendenza ad accorciare il 'manico' e/o a variarlo rendendolo curvo o sinuoso. Aspetto questo facilmente verificabile sia nei documenti siro-palestinesi sia in quelli sardi dell'età del Bronzo Finale e del I Ferro.
Figura 1


Il documento nuragico in ceramica con scrittura pittografica e lineare - Altri documenti, sia quelli che si vedranno più avanti sia quelli che via via saranno da noi pubblicati a breve, confermeranno il dato sull'aspetto MF del dio nuragico, ma riteniamo che forse nessuno lo possa, con altrettanta chiarezza, come questo che oggi presentiamo (v. fig 1: foto a.b.c e nostra trascrizione in disegno). E' stato trovato casualmente da un privato, diverso tempo fa, in una località del centro della Sardegna che qui (per ovvi motivi di prudenza, soprattutto di doverosa tutela del sito) si preferisce non nominare. Si tratta di un coccio (verosimilmente il resto di un manico di un vaso cultuale nuragico) in pasta rossastra di non grandi dimensioni (meno di 7 cm di altezza x 5 cm circa di larghezza.) che reca incisa, con solchi abbastanza profondi, una 'scritta' realizzata in parte in stile pittografico e in parte solo con segni schematici 'lineari'.

Descrizione della parte pittografica - La parte pittografica, che procede dalla parte alta del manico, presenta manifestamente un intero 'corpo' umano, ma realizzato per 'dettagli' significativi o pregnanti; in modo tale cioè da suggerire nella parte superiore un "aspetto" femminile, nella parte inferiore un "aspetto" (almeno apparentemente) solo maschile. Nella parte superiore si nota infatti un viso a 'bambolina', reso attraverso un disegno con linee morbide e 'rotondeggianti' che riguardano le guance, ma anche le sopracciglia e la bocca. L'occhio è tracciato solo con un puntino alludente alla pupilla, ben visibile sotto l'arcata sopraccigliare sinistra (a destra di chi guarda la figura), meno visibile sotto quella destra, visibile quest'ultima solo per metà. Al di sopra della fronte una linea non molto marcata denuncia forse l'inizio del disegno della capigliatura, ormai andato perduto, a causa della frattura del manico del vaso,
Il viso è seguito, all'altezza delle guance, da due corte 'braccine' senza il busto (quella a destra leggermente più staccata dal 'corpo') e, all'altezza del mento, da un 'corpo' ('piriforme' o, grosso modo, a triangolo con vertice verso l'alto) la cui femminilità è resa, e direi particolarmente sottolineata dall'ombelico dilatato e dal grembo ampio e 'maternamente' rilassato (per infiniti parti) dalle pieghe (questo verosimilmente il probabile significato delle due grandi linee che lo solcano, leggermente curve e opposte. Concava la superiore e convessa la sottostante).
Nella parte inferiore del pittogramma in figura umana si notano invece, unite al grembo, le gambe manifestamente 'molto' divaricate e il sesso maschile schematico di iperbolica, quasi grottesca dimensione, a paragone di una certa esilità (forse voluta, in quanto 'segno' anch'esso, come si vedrà) degli arti inferiori. Anche i piedi sono disegnati nell'incisione, ma le linee di quello destro sono abbastanza visibili, di quello sinistro molto meno.
Il disegno manifesta, senza ombra di dubbio, un equilibrio formale notevole, organicità e capacità da parte dell'artigiano 'scriba' di rendere efficacemente, con tratti essenziali, ma non del tutto schematici, un androgino, anzi una figura, per così dire, 'molto femmina e molto maschio', perché l'iperbolicità, a ben considerare, non riguarda solo la parte fallica.
Figura 2
A questi aspetti o 'segni' pittografici del pittogramma maggiore a schema FM si aggiunge un 'terzo' segno, stavolta in forma di lettera lineare semitica (protosinaitica) 'shin/shamash' con manifesto aspetto taurino (di corna taurine). Il 'gramma' attraversa in senso orizzontale il viso femminile all'altezza del naso e delle narici (forse abbozzati anch'essi) con il corno destro manifestamente molto più lungo del sinistro, senza rispetto di simmetria. Segno questo, come abbiamo visto altre volte (e trattato anche in maniera specifica: v. nel Blog il mio articolo del 9 Aprile 2010), della presenza del 'Bue (toro) Api realizzato dalla 'religio' nuragica soprattutto nei bronzetti (v. fig. 2)
E' segno evidentemente 'estraneo', non attinente alla realizzazione delle fattezze del viso e quindi del tutto a sé stante; meno perspicuo degli altri e non comprensibile a primo acchito

Figura 3
Descrizione della parte in segni alfabetici lineari - Per capirne il significato bisogna per ora tenerlo in sospeso, osservare ed analizzare prima, con grande attenzione, la scritta sottostante alla pittografica, composta, come si è detto, da tre segni alfabetici schematici. Al fine di leggerli correttamente è necessario ruotare di 90 gradi l'oggetto in modo da avere sulla destra la parte pittografica FM in proiezione orizzontale. Si presentano tutti come lettere alfabetiche assai arcaiche e molto note nella documentazione dei codici di scrittura semitica di natura acrofonica, cosiddetta 'protosinaitica', 'protocananaica' e sarda (v. per quest' ultima fig. 3) e cioè da un 'yod' (י), da un 'hê' (ה) e da un 'waw'(ו). Simboli fonetici che danno, con facile lettura (partendo da destra verso sinistra), la serie consonantica YHW יהו.
Ora, stando così le cose, appare evidente che la scritta in 'alfabeto', in quanto posta a seguire immediatamente, tende ad 'indicare' il significato del 'chi è', l'identità del 'misterioso' pittogramma superiore: la figura 'disegnata' è la divinità nuragica YHW.
La voce YHW, espressa alfabeticamente, non spiega però (se non agli scribi consapevoli dell'evoluzione, più o meno riconoscibile, dei segni) dato il suo accentuato schematismo grafico-fonetico convenzionale, il 'cosa è', ovvero la natura fondamentale o l'essenza del dio YHW. Questa 'cosa' invece la spiega meglio ad un 'profano' la parte in disegno (o pittografica) che suggerisce immediatamente e 'senza veli' - per così dire - l'androginia (lo schema FM/MF) della figura rappresentata.
YHW, insomma, è il dio sia maschio che femmina. Le due parti della 'scritta' intera del coccio risultano così, si potrebbe dire, complementari: l'una 'serve' alla comprensione dell'altra.

Figura 4
Lettura completa del documento - Ma la lettura completa e quindi corretta del documento fittile è un po' più complessa e sofisticata di quanto possa sembrare a prima vista. Infatti, se noi, distinguendo e separando i 'segni', procediamo dall'alto verso il basso, ci troviamo di fronte alla sequenza: parte femminile (ombelico-grembo) + segno taurino 'shamash/shin' + gambe divaricate + parte maschile (fallo). Basta ora ricorrere ad una semplice griglia (v. fig. 4) per capire facilmente che la scritta sottostante in alfabeto, con segni schematici lineari, altro non è che la scritta espressa diversamente (ma specularmente -si direbbe- per l'andamento dei segni) con 'caratteri' o 'segni' pittografici.
Figura 5



Noteremo infatti che il sesso maschile corrisponde alla lettera 'yod', le gambe 'molto' divaricate alla lettera 'hē', il segno taurino 'shamash' al 'waw' (cioè la 'mazza' di cui si è detto). Naturalmente in virtù dell'esito di detta griglia e di una perfetta corrispondenza delle due parti, dobbiamo legittimamente supporre che, così come nella parte superiore è andata perduta la capigliatura 'femminea', nella parte inferiore sia andata perduta (però l'esile traccia di una linea leggermente obliqua che ci sembra di scorgere sul bordo, ovvero la metà destra del segno a V rovesciata, potrebbe farci ricredere su tale perdita), dopo la rottura del manico del recipiente cultuale, la lettera lineare del 'determinativo', corrispondente, dal punto di vista fonetico, a quella pittografica che sta prima (al di sopra) di tutte le altre nella parte pittografica della scritta. Lettera di cui proponiamo, sulla scorta della ormai cospicua documentazione scritta nuragica, qualche forma, naturalmente scegliendo tra quelle più arcaiche e partendo dalla più logica (v. fig. 5). Sorge però naturale subito l'obbiezione che, anche se si comprende che i due segni sono in qualche modo intercambiabili come 'senso', lo 'shin/shamash' quanto a valore fonetico non può essere un 'waw'. YHW יהו non è certo YHŠ יהש. Come si spiega l'analogia concettuale 'taurina' suggerita dal confronto ma non quella fonetica? Come spieghiamo il secondo segno alfabetico al posto del primo o, eventualmente, il primo al posto del secondo?


I documenti nuragici epigrafici (pittografici) chiarificatori - Io ritengo che alcuni degli ultimi documenti epigrafici 'nuragici' (che ci eravamo proposti di presentare singolarmente e specificamente e che qui, per l'occasione, preferiamo presentare tutti assieme e, per così dire, generaliter ) possano efficacemente contribuire a chiarire la non piccola e manifesta aporia.
Si osservino le quattro seguenti iscrizioni (inedite, tranne la seconda, abbastanza nota nel mondo archeologico), tutte su supporto lapideo, di Dorgali, di Tortolì, di Gesico e di Ghilarza (v. figg. 6-7 - 8 - 9 e la nostra trascrizione alla fig.10).

Figura 10
Figura 11
Sarà sufficiente, anche stavolta, ricorrere ad una tabella e ad una griglia (v. fig.11) per rendersi subito conto che ognuna delle scritte pittografiche ripete, con leggerissime variazioni (la forma e l'ampiezza del disco, la direzione della lettura o il 'rebus' della ricerca delle lettere e la collocazione di queste) uno schema fisso, rigorosamente ternario ('ternario', sottolineiamo, per far riferimento a numerosi documenti presentati in questo Blog e in particolare alle tavolette bronzee di Tzricotu di Cabras: nella scrittura nuragica il numero vale quanto gli altri simbili grafici), ovvero la parte pittografica, espressa analiticamente, del nostro documento graffito nel manico della brocca (o vaso che sia) che la presenta in un unico disegno sinteticamente completo. Si noti, come primo aspetto delle scritte, il disco solare, posto rigorosamente in alto (si ricordi, a tal proposito, per analogia raffigurativa 
Figura 12

l'iscrizione, nella parte pittografica a sinistra, della 'bidente' di Is Locci - Santus di San Giovanni Suergiu: v. fig. 12), quindi, a destra in Dorgali e a sinistra in Tortolì e sempre a sinistra in Gesico, la lettera arcaica protocananaica (ma forse protosinaitica), resa con l'antropomorfo schematico femminile, con valore di 'he', cioè di segno commentatore; infine l'antropomorfo schematico apparentemente maschile (così come nel nostro documento del presente articolo) che presenta le gambe divaricate e il sesso maschile, ovvero il/i 'segno/segni' divini inscindibili FM/ MF che notano l'androginia. La variazione dello schema più pronunciata ma facilmente comprensibile è quella della pietra di Ghilarza, con lettura dall'alto verso il basso (così come nel nostro documento pittografico-lineare in discussione), dove il disco solare, sempre nella parte più alta del supporto lapideo, è seguito da una linea orizzontale (lettera hē: per un riscontro documentario formale della lettera si vedano Teti, Zuras, Tzricotu A5 e il pugnaletto 'distintivo' .v. fig.13) che precede l'antropomorfo androgino a disegno sessuale MF/FM. Leggiamo ora le sequenze di Dorgali, Tortolì, Gesico e Ghilarza. Si riassumono, pur nelle loro variazioni grafiche sul 'tema', nella scritta (che non lascia, credo, adito a dubbio alcuno) He Š(amaš) HY ה ש הי cioè Lui ŠMŠ (sole, luce solare, disco della luce) che dà la vita. O, se si vuole (e forse si 'deve'), con lettura palindroma YH (MF o androgino יה) Š(amš) ש Lui ה.
Figura 13
Figura 14
Dai suddetti documenti che tendono a spiegare in modo analitico la scritta 'divina' o famoso 'tetragramma' (in realtà, come si è visto, un 'doveroso', perché sacro, trigramma, data la legatura o accorpamento dello schema inscindibile FM/MF che offre il 'due' e l'uno' nello stesso tempo) in origine almeno (i documenti sardi si devono ritenere assai arcaici o arcaicizzanti e, comunque, sempre ascrivibili all'età del bronzo) YHWH risulta, in maniera inequivocabile, YHŠH יהשה o HYHŠ היהש, a seconda che il determinativo anticipi o segua la voce YHŠ יהש.

L'iniziale formula di riferimento della divinità Yhwh - Ma la lettura 'sarda' o 'nuragica' (o, se si vuole, 'shardan') dei documenti arcaici spiega, in modo estremamente chiaro, che è la 'lettera' (o il segno) del Sole (del disco solare) che va (o andrebbe) messa per prima in quanto la più enfatizzata (la più alta di tutte o, come in Gesico, quella che comprende o abbraccia le altre due); ragion per cui originariamente la dizione, ancora non ridotta ad appellativo 
Figura 15
(quello che poi diverrà impropriamente il 'nome' di Dio), prima della formalizzazione e codificazione definitiva, sarà stata: ŠMŠ (o NR נר) H HY שםש ה הי (Sole/Luce Lui che dà la vita).
Risulta del tutto evidente allora che l'iscrizione oggetto della nostra trattazione, nella parte pittografica riprende, con il segno a 'Bue Api' (taurino solare) dello 'shin/shamash', la lettura, sempre pittografica, di Dorgali, di Tortolì, di Gesico e di Ghilarza, con la sola variante che il determinativo precede. Identica lettura si ha, con precedenza del determinativo (la sicura lettera, forse mancante o in parte o in tutto nel coccio), nella parte in caratteri lineari con lettura da sinistra verso destra.
Detto e compreso ciò, come si spiega però dal punto di vista fonetico il segno del 'waw' (ו) al posto dello 'shin/shamash' (ש), simbolo grafico alfabetico il primo che crea una voce alquanto diversa ? yhWh יהוה non è yhŠh יהשה.
Si spiega, a mio parere, con il fatto che il 'waw', pur non essendo il segno originario, si è imposto come segno alfabetico (colto e più sofisticato) rispetto a quello più antico dello 'shin/shamash' perché non solo sempre riferibile all'astro luminoso (ŠMŠ/NR) ma più aderente al concetto di 'potenza', energia taurina o illimitata di vita e di morte, quella che incarnava, con uno dei suoi simboli fondamentali, il Dio-Faraone egiziano, figlio di Osiride. Cioè con lo scettro (o 'mazza': 'mace': v. anche Naveh, 1987 p. 25, con tabella dell' Albright 1966) dorato (l'oro nella simbologia è stato da sempre riferimento solare) detto Sekhem (v. Jack 1995 p. 267) , oggetto noto originariamente, a partire dai 'Testi delle Piramidi', con il nome di Ab (o Aba).
Risulta infatti come dato ormai definitivamente acquisito, in quanto non messo in discussione da nessuno degli studiosi della storia della scrittura antica, che tutti (o quasi tutti) i segni, pittografici prima e lineari poi, dei sistemi protosinaitico e protocananico derivano (ma con acrofonia propria semitica) dall' alfabeto o codice pittografico egiziano (v. in particolare Gardiner, 1916; quindi Diringer, 1937; idem, 1968; Garbini 1966; Cross, 1967; Foldes- Papp 1985; Puech, 1986; Naveh, 1987; Sass, 1988; Colless 1990; idem, 1991; Amadasi Guzzo 1998; e di recente Attardo, 2007)

La lettura della scritta pittografica sarà allora (v. fig. 14): 'lui Shamas (toro solare) HY (che dà la vita) e, leggendo palindromo (la parola, così come quella di YHWH, è da leggersi palindroma), ' MF (yh) Shamash (toro solare) Lui.
Quella della scritta in alfabeto lineare sarà (v. ancora fig. 14) : Lui potenza (mazza ) di shamash HY (che dà la vita) oppure, palindroma, Yh (MF) potenza di Smamash Lui.  Due 'espressioni' che si differenziano per significato solo per sfumature; rese però, in un modo e nell'altro, per dire che 'Lui/lei è/sono il Maschio e la Femmina solari che dà/danno la vita (e la morte) con forza taurina '.
Come sappiamo non pochi documenti nuragici, anche alcuni di quelli rinvenuti di recente, hanno offerto già la possibilità di leggere la stessa sequenza, anche completa (cioè l'intero 'tetragramma'), indicante la natura del Dio MF o FM (HY/YH הי/יה), sia con realizzazione lineare sia con realizzazione pittografica. Si vedano (v. anche la trascrizione alla fig.15), tra gli altri :
- La barchetta fittile di Teti (HY הי ): scrittura lineare (Sanna; in gianfrancopintore. Blog, 17 Dicembre 2009)
- La scritta del Nuraghe Zuras di Abbasanta (HY הי): scrittura lineare (Zenoni; in gianfrancopintore. Blog, 15 Febbraio 2010).
- Il coccio di Pozzomaggiore (HY הי): scrittura lineare (v. Sanna; in Melis 2010, pp. 153 -168).
- Il concio di S.Pietro extra muros di Bosa (YHWH יהוה): scrittura pittografico - lineare ( Sanna 2004, 6.8 pp. 276 -281 ; idem 2009, p. 58, fig.19).
- Il vaso del Nuraghe La Prisgiona di Arzachena (YH יה reiterato) scrittura pittografico -lineare ( Sanna 2009, p. 55).
- Ciondolo di Solarussa (YHH יהה reiterato: Sanna 2009, p. 54)
- Il Coccio di Orani (HYHW היהו ) scrittura lineare e pittografica (Sanna 2004, p. 315, fig. 45; idem 2009, pp. 32 -37).
- Il Sigillo di S.Imbenia di Alghero (YHWH יהוה) scrittura pittografica e lineare. (Sanna 2004, 6.9. pp. 290 -292; idem 2009, p. 47)
- Le tavolette di Tzricotu di Cabras A3, A4,A5 (YHWH יהוה): scrittura pittografica. Segni agglutinati. (Sanna 2004, p. 94 - 95. fig. 3 e tab. 5; p.96 - 97, fig. 4 e tab. 6; p.98 - 99, fig. 5 e tab. 79 ).

La prima immagine pittografica del Dio d'Israele: in Sardegna - Il nostro documento però, per ora di necessità anonimo, si annuncia del tutto straordinario non solo dal punto di vista epigrafico e paleografico per la storia della scrittura e dell'epigrafia sarda e non (il che vuol dire per la storia della scrittura orientale ed occidentale del Mediterraneo nella seconda metà del secondo Millennio a.C), ma anche per la storia della religione sarda nuragica (šardan), siro-palestinese (cananea) ed ebraica in particolare, perché è questo, a nostro parere, il primo documento, nella storia della religione riguardante YHWH, in cui compare l'immagine, non schematicamente astratta o simbolica, ma in qualche modo disegnata e 'completa', con esplicite o 'realistiche' forme o fattezze umane (capelli (?), viso, occhi, bocca, braccia, mani (?), grembo, ombelico, gambe, piedi), della severissima e 'permalosa' divinità di norma non 'rappresentabile'.
Lo studioso Garth Gilmour della University of Stellenbosch (South Africa) in un recentissimo saggio (2009) molto preciso, articolato e assai documentato così scrive in apertura del medesimo:
'During the P.E.F. (Palestine Exploration Fund) Excavations at the Ophel in Jerusalem in the 1920s a large sherd of Iron Age II jug was found with a pictorial design incised on the surface. The design shows two humanoid figures above a series of semi-circles bordering the broken edge of the sherd. The figures are joined by rough lines above an below the waist. The details of the figures include traditional Canaanite elements that indicate they are deity figures, one male and one female an it is proposed that they represent yhweh and Asherah. If so, this would add to the growing record of textual and symbolic immagery of Yhweh and Asherah together from Iron Age Israel and Judah. The sherd and its inscription are critical to our understanding of early religion, its relationship to its Canaanite antecedents, and to the nature of folk religion in the period of the monarchy' (p. 87).
Senza entrare nel merito della corposa trattazione (sulla quale comunque, data l'enorme importanza per i documenti sardi scritti, contiamo di ritornare) basterà per ora riferire che si afferma, tra l'altro, che la rappresentazione di YHWH del coccio rinvenuto nell' Ophel di Gerusalemme (v. fig. in incipit di saggio e fig 16. particolare), dubbia per altro e ricavata per via solo deduttiva rispetto all'immagine, ritenuta più sicura, di Asherah, è stata attribuita all'età del ferro II (the evidence from stratigraphy and of the vessel type and treatment leads to the conclusion that the vessel probably dates to the 8th century bc. The stratigraphy suggest that the inscription, which was cut into the sherd after the vessel was broken, should be dated to the same period. p. 90). La figura di area geografica palestinese risulterebbe dunque, come si comprende per l'evidenza delle arcaiche lettere lineari e per i tratti sessuali chiaramente 'cananaici' (ombelico, grembo, fallo) della divinità presenti nel nostro documento, successiva di qualche secolo a quella riprodotta nel coccio del vaso sardo.
E dal momento che il Garth conclude (p.100), sia pur con prudenza, affermando che 'If it is correct to conclude that the figures indeed represent Yahweh and Asherah, then in addition to being the first pictorial representation of these two deities together, this is also the earliest picture of Yahweh ever found', con altrettanta prudenza affermiamo, in attesa della datazione del coccio e quindi di uno studio archeologico oltre che epigrafico-paleografico di esso, che è il documento sardo 'cananeo' shardan dell'età del bronzo e non quello 'ebraico' dell'età del Ferro II, a offrire la più antica raffigurazione o immagine pittografica (non humanoid ma decisamente umana) di YHWH.


E affermiamo ancora, ma con maggiore convinzione d'essere nel vero, che è oggi la conoscenza della religione sardo-cananea shardan (insieme, ovviamente, a quella 'cananea' attestata nei testi ugaritici) che, in virtù di tutta la ormai notevole documentazione epigrafica (in lingua e caratteri alfabetici di tipologia semitica) riguardante la divinità El/Il YH אל יה (documentazione ascrivibile, ripetiamo, alla seconda metà del secondo Millennio a.C. e ai primi secoli del Millennio seguente: età del bronzo medio e finale e I Ferro), può contribuire a spiegare meglio e sempre di più, quella più recente ebraica; soprattutto la 'religio' biblica 'purgata' dalle note riforme di Giosia e dal 'partito' (Smith 1984, cap.II, Fazioni religiose tra gli israeliti prima del 587 a.C., pp. 29 -76)) del Dio 'solo' (e 'geloso' di questo suo essere unico), di ideologia anticananea di matrice sacerdotale deuteronomistica.

Dedicato a chi ormai ha preso autorevolmente il testimone


Note


Albright W.F., The Proto - Sinaitic Inscriptions an their Decipherment, Harvard Theological Studies, XXII), Cambridge (Mass.) 1966.

Amadasi Maria Giulia, Sulla formazione e diffusione dell'alfabeto, in “Atti del Seminario Scritture Mediterranee tra il IX ed il VII secolo a.C., (Milano 23 -24 febbraio 1998), a cura di Bagnasco G. e Cordano F.G., Milano 1998, pp. 27 -51.

Attardo Ezio, LITTERAE CAELESTES. Utilità della paleografia per lo studio, la classificazione e la datazione di iscrizioni semitiche in scrittura lineare. Parte I: Scritture del II Millennio a.C., 2007, Center for Medieval and Reinaissance Studies, UC Los Angeles.

Colles Brian E., The Proto - Alphabetic Inscriptions of Sinai, in “Abr- Nahrain” XXVIII (1990) pp. 1-52.

Idem, The Proto -Alphabetic Inscriptions of Canaan, in “Abr- Nahrain”XXIX (1991) pp.18-66.

Cross Frank Moore, The Origin and Early Evolution of the Alphabet, in “Eretz Israel” VIII (1967).

Diringer David, L'alfabeto nella storia della civiltà, Firenze 1969.

Földes Papp Károly, Dai graffiti all'alfabeto, Milano 1985.

Garbini Giovanni, Considerazioni sull'origine dell'alfabeto, in “Annali dell'Istituto Universitario di Napoli”, n.s. XVI (1966) pp. 66-81.

Gardiner Alan, The Egyptian Origin of the Semitic Alphabet, in “ Journal of Egyptian Archeology” III (1916), pp. 1 -16.

Garth Gilmour, An iron age II pictorial inscription from Jerusalem illustrating YHWH and ASHERAH, Palestine Exploration Quarterly, 141,2 (2009), 87-103).
Yacq Christian, Il segreto dei geroglifici, PIEMME 1995.
Naveh Joseph, Early History of the Alphabet (2 ed.) Jerusalem 1987.
Melis Leonardo, Shardana. Jenesi degli Urim, PTM, Mogoro 2010. pp. 153 -168.
Puech Émile, L'origine de l'alphabet, in “Revue Biblique' XCIII, pp. 161 -213.
Sass Benjamin, The Genesis of the Alphabet and its Development in the Second Millennium B.C., Wiesbaden 1988.
Sanna Gigi, Sardôa Grammata. H יAB S'AN YHWH. Il dio unico del popolo nuragico. S'Alvure, Oristano 2004.
Idem, La stele di Nora / The Nora Stone (trad. in inglese di Aba Losi), PTM Mogoro (Sardegna) 2009.
idem, Buon Natale da Teti: Nr hē 'Ak hē 'aba hē; in Gianfranco Pintore.Blog. 17 Dicembre 2009.
idem, Influssi egiziano -shardan? E il Toro Api  'ak 'ab(i) cos'è?; in gianfrancopintore.Blog, 9 Aprile 2010.
Smith Morton, Gli uomini del ritorno. Il Dio unico e la formazione dell'Antico Testamento, Essedue edizioni 1984.
Zenoni Piero, Ecco a voi un'altra scritta nuragica. Con contesto. In Gianfranco Pintore. Blog 15 Febbraio 2010

3 commenti:

  1. Interessantissimo. Mai fatto un raffronto linguistico con Veltuna/Velta massima divinità del Pantheon etrusco. vELtuna (el) dio in aramaico...

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    1. Shardana e Tyrsenoy sono sempre stati in strettissimo contatto

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  2. In che periodo siamo con i reperti che sono qui mostrati?

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