venerdì 6 gennaio 2017

Il serpentello dell'immortalità di YH. Come leggere la 'decorazione' di una bellissima 'fusaiola' nuragica.

di Sandro Angei
Fig. 1
Un bellissimo oggetto di ignota provenienza, gentilmente concesso da M.A.P. arricchisce i reperti con scrittura a rebus di età nuragica.


L’oggetto di forma globulare ha un diametro di 28 mm ed un foro passante di circa 6 mm, la sua altezza è di 22 mm; tutt’attorno reca la figura di un serpentello con tanto di spire a zigzag e testa oculata; il suo colore di rosso mattone risalta sul lucido sfondo nero (una sorta di impasto vitreo). A prima vista lo si accosterebbe al cosiddetto “nuraghetto” di Uras ma a differenza di quello, questo non reca segni evidenti di scrittura, ma solo il disegno del serpente. Osservando la forma dell’oggetto però, lo si potrebbe accostare più ad una fusaiola, benché per dimensioni non possa espletare tale funzione.

Fig. 2 - 'Nuraghetto' fusaiola di Uras

Potrebbe essere una fusaiola simbolica, come gli ex-voto: faretrine o pugnaletti gammati; magari da appendere al collo o posare sul petto del defunto quale viatico per l’aldilà.
E' da accostare inoltre a quella ritrovata nel Nuraghe Palmavera di Alghero che risulta avere una scritta di scuola nuragica e per tanto di carattere religioso.1

Fig. 3.Fusaiola scritta dal nuraghe Palmavera

Benché la nostra non rechi alcun segno di scrittura lineare, dopo un attento esame sono arrivato alla conclusione che questo piccolo oggetto non possa che celare una formula sacra estremamente criptica agli occhi dei profani e viceversa facilmente interpretabile dagli scribi nuragici.

Di primo acchito la caratteristica che subito cattura l'attenzione è data dal serpentello che con le sue spire abbraccia per intero la circonferenza della fusaiola. Si rimane colpiti dalla precisione del suo disegno; le spire, sebbene irregolari, danno quasi la sensazione di movimento; la testa si scorge nitida, quanto nitido si nota al suo interno, la presenza di un occhio. L'animaletto spicca nella nera pasta vitrea e sembra rincorrere la sua coda, che sembra muoversi pure essa con quella lieve sottolineatura ad uncino. Abituati ormai alla lettura delle epigrafi nuragiche prendiamo in considerazione, in primo luogo, la numerologia e la reiterazione dei segni2


Nel serpentello si notano, molto evidenti, 12 seni o concavità di quella che matematicamente potremmo definire onda sinusoidale composta.

Fig. 5

In base a questi pochi elementi si può tentare una prima interpretazione:
  • i 12 seni rendono numerologicamente il lemma “luce3
  • il serpente rende la parola “padre/madre”4, ma anche quella di “immortalità”5 (‛wlm, in ebraico עולם ).
Per tanto leggiamo: luce immortale.6

 A questo punto sembra lecito chiedersi perché lo scriba abbia voluto disegnare la testa del serpente in maniera così minuziosa tanto da rimarcare una piccola macchia circolare di colore nero (l'occhio?)7 che spicca da una sottile banda, pure nera; la figura d'altronde è sufficientemente caratterizzata e le dimensioni talmente minute, che il particolare risulta quasi sovrabbondante. Che volesse dire altro?
Considerando i due particolari macroscopici del pittogramma, cioè  serpente (nachash) + testa (resh), si ottiene, ma stavolta per acrofonia8, ancora la voce nr. La reiterazione della voce restituisce la formula:
Doppia9 luce immortale
  

Il colore
Mi sembra di poter dire che forse per la prima volta in una scritta nuragica viene preso in considerazione il colore come “segno”. Naturalmente non ci sono riscontri specifici circa la colorazione del serpentello ma dal punto di vista filologico comparativo si conosce la valenza simbolica di questo colore. Infatti, lo si ritrova ad esempio nella scrittura egiziana e nelle stesse domus de janas del periodo neolitico sardo. In Egitto era considerato assieme al giallo un colore caldo e per tanto colore della vita10. Nelle domus de janas era utilizzato quale auspicio di vita nell’aldilà. Pertanto il colore rosso del serpentello può rendere il concetto di “datore di vita”.
Con il colore si aggiunge un nuovo tassello al senso della frase che risulta:
Doppia Luce immortale che dà la vita.

Nell'analisi resta da rendere il significato del supporto e il soggetto di quella doppia luce.
 Per quanto riguarda il supporto si comprende che la fusaiola non può avere che il valore di “forza, energia”, in quanto strumento che nell’antica arte tessile serviva ad imprimere e mantenere il moto rotatorio nella fase di filatura della lana; era una sorta di volano che rilasciava l’energia cinetica impressa dalla mano della filatrice, che torceva la lana in modo continuo e uniforme per produrre un filo atto alla tessitura. Se il significato è questo: “forza”, è possibile arricchire ancora la frase:
Forza della doppia luce immortale che dà la vita.

Per quanto riguarda il soggetto della "doppia luce", la griglia di Sassari impone la ricerca del determinativo deittico, oppure del nome del destinatario di ogni formula sacra.
In ragione di ciò mi domando chi possa essere la “forza della doppia luce immortale che da la vita."
La domanda sembra retorica ed in parte lo è, ma occorre individuare in modo puntuale l'entità suprema, che sia essa indicata col determinativo “lui” o con altro appellativo.
La risposta forse è sotto i nostri occhi annidata nella forma del serpentello.
Abbiamo individuato il pittogramma serpente, scoperto l'acronimo che rende la doppia luce, contato le convavità che alludono al suo movimento sinuoso; movimento sinuoso che traccia una linea chiamata  “a zig zag”. Segno che già nel neolitico sardo, con molta probabilità, indicava continuità (continuità del ciclo solare e lunare, il ciclo della vita e in definiva, per ottenere quest'ultima, la dualità Maschio/Femmina, ovvero la natura androgina della divinità). Dal punto di vista epigrafico non sembra difficile individuare i due grafemi che determinano il maschio (concavità o forcella rivolta verso l'alto ˅) e la femmina (concavità o forcella rivolta verso il basso ˄), secondo la sequenza ˅˄ ossia MF reiterata: ˅˄˅˄˅˄˅˄˅˄˅˄.11
Con ogni probabilità è stato individuato il destinatario della formula sacra che in via definitiva recita:
Forza dell'androgino, doppia luce immortale che dà la vita.

Abbiamo tentato la decifrazione del piccolo oggetto, che forse altro ancora nasconde; ma oltre è prudente non andare, in attesa di riscontri in altri reperti, benché il riverbero che l'oggetto emana sia suggestivo.
Mi rimane solo da dire che il piccolo oggetto, interamente scritto in “scrittura con”, rispetta in modo quanto mai preciso la griglia di Sassari, ad esclusione, evidentemente, dei segni lineari per via che l'oggetto è completamente metagrafico.


La strada è lunga, irta di difficoltà e arida di spiegazioni, ma ogni tanto una sorgente riflette la luce del sole,… e il viandante, ristoratosi, continua.


Note e riferimenti bibliografici

1 Vedi articolo 2013 "The document of Palmavera: still there" Monte Prama blog del 16 maggio

2 Per la numerologia vedi: Sanna G. 2016 “I geroglifici dei giganti” PTM Editrice, 5° capitolo.
   Per la reiterazione vedi ad esempio: Sanna G. 2012 "Scritta di Tharros. Garbini: la buia 'dimora'
   filistea di Ba'al Zebul'. No, il tempio luminoso e la dimora eterna di 'el yhwh (I)" Monte Prama blog
   del 9 novembre.

3 Vedi Sanna G. 2016 “I geroglifici dei giganti” PTM Editrice, pag. 121.

4 Vedi Sanna G. 2012 "Scritta di Tharros. Garbini: la buia 'dimora'
   filistea di Ba'al Zebul'. No, il tempio luminoso e la dimora eterna di 'el yhwh (I)" Monte Prama blog
   9 novembre nota 13

5 Il motivo del serpente quale simbolo di immortalità lo troviamo in molte civiltà e culture al di qua e al di là dell'atlantico. Il serpente è ancestrale simbolo di immortalità ed energia creatrice; in particolare nell'antico Egitto proprio il cobra (guarda caso il nostro sembra proprio un cobra dagli occhiali), era simbolo solare e veniva associato a varie divinità. Nella formula 87 del libro dei morti si legge: “Sono un serpente longevo: trascorro la notte e rinasco ogni giorno. Sono il serpente che segna il limite della terra; trascorro la notte poi rinasco con rinnovata giovinezza, ogni giorno, secondo i ritmi millenari del tempo.” Sempre in contesto egiziano il serpente che circonda il disco solare è segno geroglifico che significa sole (N6 della lista del Gardiner), che ritroviamo, rappresentato in grande evidenza, in una scena della tomba di Sennedjem
                                                                           
Geroglifico tratto dalla lista del Gardiner           Particolare della tomba di Sennedjem

Vedi anche: Sanna G. 2014 "Scrittura e lessico nuragici. Il serpente e la lettura completa della voce NR, 'lux aeterna' (I)" Monteprama blog del 04 marzo.

6 Questa formula la ritroviamo esatta esatta nella iscrizione della navicella nuragica dell'Antiquarium Arborense di Oristano; nella quale è inciso sul fianco e nel fondo “luce immortale”.
Immagine tratta da Lilliu G. "Sculture della Sardegna nuragica" ILISSO Editore

 
particolare della iscrizione della fiancata

Non mi sembra ci siano molti dubbi nel rilevare nelle tre scritte continuità tra simbolismo pittografico e scrittura lineare:

La stessa formula sacra possiamo forse individuarla nel concio lapideo del nuraghe Nurdole di Orani custodito presso il Museo Archeologico di Nuoro

Il concio, con tutta evidenza, all'interno di una banda ben marcata, reca scolpite in basso rilievo le concavità sinusoidali del serpente con un evidente ingrossamento sulla destra, che altro non può essere se non la testa.
Anche qui potrebbe avere il medesimo significato di luce immortale? E' possibile visto che il corpo del serpente è inciso in modo asimmetrico con 12 convavità: 8 superiori e 4 inferiori.

7 Sempre nella scena della tomba di Sennedjem (vedi nota 5) troviamo simile particolare, sempre nel geroglifico che significa sole. Non so quanto attinente possa essere, ma sembra giusto rilevarlo.

8 Studiando questo aspetto del “serpentello” mi viene il sospetto che anche la serpentella del masso di nuraghe Losa (e solo la serpentella ) abbia il doppio significato, di “luce” e “immortalità” (vedi Sanna su Gianfrancopintore blog del 31.08.2009); sospetto che mi viene dal fatto che la serpentella è fornita, anch'essa, di un vistoso occhio.
Masso presso il nuraghe Losa di Abbasanta


9 Vedi ad esempio: Sanna G. 2015 "M.A. Fadda: una mano con un piatto e due crostini? No, la Yad di YHWH che regge la doppia forza del mondo." Monte Prama blog  del 26 gennaio e
Sanna G. 2015 "VILLA VERDE. Il talismano dell'occhio di Y(hwh). L'iterazione logografica in nuragico" Monte Prama blog del 07 febbraio.

10 Vedi: Atropa Belladonna 2015 - I "colori" dei generi in Egitto: un codice sì, ma fluido - Maymoniblog del 09 maggio.

11 Per via della consueta variatio dei grafemi della scrittura nuragica risulta oltremodo evidente che scrivere:
MF = /\\/ = \ /\ = yh. Classico esempio lo ritroviamo nel noto ciondolo di Solarussa che in modo palese restituisce il nome della divinità androgina nella sequenza, da destra verso sinistra, di y-h-h- yh-h yhh /\/\/ serpentiforme.
Il ciondolo di Solarussa

33 commenti:

  1. Interessante. ma manca l'autore del post.

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    1. Mi è sfuggito, ho rimediato appena ho potuto.

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  2. Concordo con la tua interpretazione. Non fosse per altro perché lo 'zig-zag'(termine di comodo degli archeologi) è segno forte di scrittura. Almeno qui in Sardegna e addirittura dal neolitico. Il ciondolo di Solarussa rende il dato non confutabile. Quella tripartizione ovvero quella numerologia fa anche capire che lo schema può essere interrotto in modo da rendere dei grafemi consonantici che sono il segno verticale obliquo (yod)e quello a V rovesciata(he). Quindi può essere inteso come 'segno' di yhh. Tu hai sottolineato lo schema come MF (o FM) e anche questo è possibile data l'androginia di YH. In questo si ha il conforto anche nel concio della chiesa di San Pietro di Bosa dove precede la voce 'Shrdn'. Oppure nelle stesse barchette nuragiche. Ma che lo zig -zag sia il segno della divinità ci puoi andare anche per esclusione dal momento che nessun segno (numerologico o non) sembra suggerirlo. Credo di poter aiutare in ciò con un altro documento nuragico (un ciondolo stavolta) dove il segno è ancora un evidente 'serpentello'. Vedremo quando. Per ora mi sembra che abbia fatto un bel lavoro, fornendo soprattutto i necessari riscontri. Con i serpenti e i serpentelli nostrani e non. Quanto alla pittura rossa (anch'essa segno incontestabile, enfatizzato e quindi da interpretare) mi sembra una bellissima scoperta, perché riferita al serpente che già per sua universale simbologia è datore di vita anche quando rosso non viene raffigurato. Non so davvero (ma non credo) che ci siano altri esempi di serpenti rossi nell'iconografia nuragica. In etrusco nella 'tomba della quadriga infernale' i tre serpenti (simbolo comune di Tin Sole e di Uni Luna) sono disegnati con la 'cresta' rossa. Segno chiarissimo della vita che al defunto danno Tin padre e Uni Madre (altro che 'mostro' infernale' come intendono i sempliciotti e i superficiali!). Chiudo dicendoti che il concio del nuraghe Nurdole di Orani che hai giustamente posto tra i riscontri è tutto scritto ma per numerologia; nello stesso modo in cui è scritto per numerologia tutto il cosiddetto 'altare' di Ittiri. Sono le parole (cioè la fonetica) che bisogna trovare, nei due rebus , al posto dell'aritmetica e della geometria.

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  3. Un serpentello adagiato intorno a una fusaiola sta a significare un'intera frase, una preghiera, un'invocazione. Mi pare di aver capito che il popolo sardo sia stato di poche parole già dai tempi antichi. Salvo le eccezioni, si suppone.
    Ora mi sono chiesto: ma come facevano a essere sicuri che Yh capisse per intero ciò che avevano voluto dire con quell'unico segno?
    Anzi, per spiegarmi meglio, mi domando: ma che tipo di rapporto aveva il popolo sardo con Yh e Yh con popolo sardo?
    Sarà stato un rapporto presumibilmente analogo a quello del popolo di Abramo col suo Dio? O qualcosa di ancora più speciale?
    So che non è agevole, allo stato delle conoscenze, dare risposte o anche solamente avanzare ipotesi. Se ci hanno rinfacciato di essere dei "mitopoietici" e di aver rubato la primogenitura atlantidea a una dozzina di terre straniere, ora ci accuseranno di defraudare anche gli Iracheni del fatidico Eden di genesiaca memoria.

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  4. Franco la tua domanda è pertinente. Già, un unico segno. Ma misterioso, tranne per lui e per i suoi sacerdoti scribi. La scrittura nuragica ha non pochi segni forti 'unici'. Alcuni, come la cosiddetta Tanit, hanno fatto 'scuola'. E indovina perché? Perché soprattutto, in determinati luoghi del Mediterraneo e non in altri?

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    1. E' vero, ci sono dei segni forti e hai ragione sul fatto del conservatorismo ma con "variatio": sto pensando ad esempio alla gigantesca "A" verticale del prospetto di certe tombe di Giganti, che poi è uguale ma diversa dalla protome taurina che si vede dall'alto guardando la tomba dei giganti; quei macrosegni li vedono tutti, e anche un bambino delle elementari direbbe che quella in verticale è una A. Ma figuriamoci se verrà mai ammesso

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  5. Francu, penso che non ci sia molto di cui stupirsi nel leggere una frase intera in un semplice serpentello; molto particolare però! Quelle genti erano aduse a fare ciò e non solo a livello di scrittura.
    Non ci crederai, ma quelli erano capaci di realizzare perfino filmati con la luce. Guarda attentamente il filmato postato il 31 di dicembre “The bull of light”, specialmente gli ultimi fotogrammi, per renderti conto della lunghezza del messaggio lì nascosto.

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  6. Mi mettete in imbarazzo: Gigi con le domande, Aba con le osservazioni, Sandro con le affermazioni.

    Allora, Gigi, se avessi una risposta, non te la direi. E siccome non te la dico, rimani pure nell'incertezza e continua a pensare che non ne ho, o che ce l'ho, ma non lo dico.

    Aba, quella A super maiuscola verticale sulla facciata di certe Tombe di Giganti, che per altro non si vorrebbe fosse vista, mi ha fatto rivalutare un modo di dire di mia madre, diretta a qualche ignorante crasso, a suo giudizio insindacabile: "Non connoscit una O, mancu fatta cun sa bucca de una cobidina" (Non riconoce una O, neanche se fosse stata scritta con la bocca di un tino". Dunque, se fosse ancora viva, dato che la verve non le era mai venuta meno, avrebbe coniato un altro detto: No connoscit una A, mancu chi est arta comenti a unu portali (non riconosce una A, neanche quando è alta come un portone).

    Sandro, mi vuoi dire che abbiamo avuto un Popov dell'Età del Bronzo? Che ci eravamo inventati pure il cinema e i fratelli Lumière sono stati dei semplici copioni?

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    1. Ma è vero no? La A è come l'antica 'aleph che deriva acrofonicamente da 'ALP toro e ne riproduce anche la forma della testa (su questo credo che nessun epigrafista possa obiettare). E in quelle tombe lì è ribadito il concetto, perchè sono anche a forma di testa di toro. Perchè capiscano anche gli zucconi più cucurbitacei. E anche chi non sapeva leggere l'alfabeto; invece oggi quella A manco i più evoluti letterati la vedono.

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    2. Francu tra qualche giorno posto un nuovo articolo che tratta proprio di spettacoli di luce.
      Per quanto riguarda il Santa Barbara, non posso dire in modo esplicito cosa succede alla fine dello spettacolo, altrimenti qualcuno mi additerebbe quale maniaco; però vai a vederti il geroglifico D53 della lista del Gardiner, per capire a cosa voglia alludere “tutto” il rito del toro della luce. E' se quella descritta non è una sequenza di immagini concepita per concepire, cosa è? Solo coincidenza?! Parimenti, il serpentello con 12 seni, colorato e che gira attorno, o meglio “fa girare” la fusaiola, è pura coincidenza?!

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  7. La vedono, la vedono. Come vedono tanto altro. Ma non dicono. E' la stessa cosa che capita alla cultura fallica e razionalisticamente legata al sesso dei nuragici. La Sardegna è strapiena di simbologie fallico -vulvari. Le vedono. Caspita se vedono! Ma non dicono. Per non parlare della scrittura fatta dai chiodi nel sacco e dagli operai in fregola per copiare le lettere di chissà quali arcani manuali. In nessuna altra parte del mondo e mai nella storia archeologica si è dato tanto spazio allo stupido e al grottesco.

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  8. Sandro potrebbe essere un vago di collana, uno di quelli da mettere al centro? Romi mi faceva notare che somiglia al vago centrale della collana che trovi qui http://monteprama.blogspot.it/2015/01/collane-di-storia-della-sardegna.html, figura nr. 16 (Collana composta da vaghi in pasta vitrea dal riparo sotto roccia di Littu. Epoca nuragica, Museo di Dorgali. Da: D. Pulacchini, IL MUSEO ARCHEOLOGICO DI DORGALI, 1998, Carlo Delfino ed.)

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  9. Certo Atropa, potrebbe essere benissimo un vago di collana. Le collane nel lontanissimo passato non avevano funzione ornamentale, ma scaramantico di protezione da malattie o influssi maligni materiali e spirituali, nonché di viatico per l'aldilà.
    Oltre a trovare similitudine con il vago di collana indicato da te e Romina, trovo similitudine molto stringente nei vaghi presentati, sempre su MP, da Siziliano nell'articolo del 23 gennaio 2015 “Worldwide business”. In particolare quello centrale della prima immagine.
    La differenza tra il nostro oggetto e quei vagi, ed altri che possiamo rintracciare sul web, sta nel “decoro” letto nel contesto culturale e cultuale. Certo che partendo da metà strada (leggere questo articolo senza aver letto assolutamente nulla di scrittura nuragica etc. etc.) o addirittura partendo dalla strada sbagliata (fenicizzante e via dicendo) non si riesce a leggere assolutamente nulla; però lasciandoci alle spalle le conclusioni aprioristiche e facili proposte da qualcuno, possiamo trovare quei segnali che fanno la differenza tra un vago di collana “anonimo” ed un amuleto che reca al suo interno un messaggio alla divinità. Se non ci domandiamo cosa possa significare il serpente dal punto di vista antropoligico, oppure il numero 12 ed ancora, il colore rosso, di certo quell'oggettino è solo un solido di forma presudo toroidale di colore nero con sopra una biscia fetente che incute solo ribrezzo. Sarebbe come sentire la radiocronaca di una funzione religiosa che descrive i gesti del sacerdote celebrante solo dal punto di vista estetico e dinamico: “... l'uomo, dietro un parallelepipedo sormontato da da due oggetti di forma cilindrica con all'appice una miscela luminosa di gas ad alta temperatura derivati dalla combustione di sostanza solida, si appresta a sollevare con le mani giunte un disco di colore bianco, sezionato in due semicerchi sovrapposti ed intimamente uniti, mentre emette suoni dal cavo orale in una lingua a noi sconosciuta.” E' certamente del tutto deviante dal punto di vista umano ed emotivo ed estremamente riduttivo nei confronti di un rito che affonda le radici in duemila anni di storia.

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  10. Sì, ma a parte certe considerazioni sulla 'scrittura' manifesta dell'oggetto ( e i motivi si sono detti 'ad abundantiam') c'è da mettere in rilievo che anche la fusaiola -nuraghetto trovata in una tomba di Giganti di Uras (loc. Cungiau si is Mongias)è simile ad un vago di collana. Persino nelle misure (2,3 h X 3,2 X 2,2). Non bisogna dimenticarsi la miniaturistica quando si parla di oggetti apotropaici (accettine, faretrine, pugnalettini,piccoli scudi, canestrine, sgabellini ecc.)alla quale per altro si contrappone il 'macro' come tutti sappiamo circa la fusaiola del Nuraghe Palmavera custodita nel Museo Nazionale di Sassari. Tanto 'macro' che gli archeologi si sono trovati in imbarazzo per darne una definizione (persino un fermo per scala (?). Se si va a vedere bene la fusaiola di Uras c'è una sproporzione evidente tra il diametro del foro passante (1,2 X 1,8) e la superficie della fusaiola. Tanto che non so ancora decidermi se si tratti di una fusaiola o un nuraghetto oppure se simbolizzi entrambi. Anche perché entrambi avrebbero il significato di 'potenza, forza'. In ogni caso le cose, dal punto di vista ermeneutico, non cambierebbero granchè (forse sull'interpretazione logografica del supporto). I nuragici non disegnavano senza 'scrivere'. Questo, piaccia o non piaccia ai 'decorazionisti' incalliti e 'bullonati', bisogna ben tenerlo presente. E' la regola di ispirazione egizia a cui gli scribi sardi mai rinunciarono. Dietro la 'decorazione' e il 'simbolo', bisogna individuare e interpretare il 'suono' o fonetica che dir si voglia. Quante volte lo abbiamo detto e ripetuto!

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  11. Pro Sandro, su Mastru!
    Beh, debbo dire che la convincente sequenza, che mette in luce l'impenetrabile mutismo di quel semplice oggettino che chiude, con tutte le chiavi necessarie, il messaggio "di valenza universale" sol riservato ai Pochi, mi si è andata manifestando come permeata d'una tal consumata esperienza ricercatoria, da farmi apparir la nota come proveniente da rilevante scranna di autentica Sarda Cultura! Infatti, pur nella mia perfetta ignoranza, la sola lettura del lavoro mi ha portato grande piacere fisico e piena soddisfazione spirituale: l’obiettivo massimo, cui aspira qualsiasi ricercatore!
    mikkelj

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  12. Mikkelj, mi fa piacere che quanto da me scritto abbia profuso in te piena soddisfazione. Quando si scrive di questi temi, la difficoltà sta proprio nella esposizione, che deve essere fruibile a tutti, perché non si può scrivere solo per gli addetti ai lavori.
    Ritengo che proprio nel campo specialistico dell’archeologia e delle discipline ad essa strettamente collegate, si debba fare opera di divulgazione; tutti devono poter accedere a questo sapere, proprio tutti. In questa ottica si dovrebbe inserire il dialogo tra “l’addetto ai lavori” e chi come noi studia e ricerca spinto dalla semplice passione. C’è tanto da imparare dall’archeologia, ma altrettanto possiamo noi dare all’archeologia in termini di conoscenza dei luoghi (tant’è che molte scoperte archeologiche sono frutto di indicazioni della gente del posto), e connessioni neuronali allenate da particolari ambienti professionali (se non manifestamente regalati dalla natura), per vedere ciò che apparentemente è invisibile.
    Proprio a te Mikkelj chiedo di guardare con attenzione l’immagine di destra di Fig. 1. Cosa ci vedi? A tutti voi che state leggendo chiedo: cosa ci vedete?
    Non è facile, visto che un caro amico a cui ho proposto lo stesso quesito in privato, lo ha individuato solo dopo attento studio dell’immagine. Non mi sorprende questo, visto che l’immagine del volto di Maymoni scolpita sulla roccia è invisibile ai più, benché sotto ai loro occhi; e ne ho avuto la prova in molteplici occasioni.
    Quella qui proposta non posso di certo annoverarla tra le prove filologicamente documentabili; e sarebbe stato un “suicidio” sostenerne l’inoppugnabilità; ma l’indole umana ha bisogno anche di appagamento nella bellezza e nella inusualità delle forme, che siano esse volute o accidentali; sarà lo studio e la ricerca a stabilire, forse, la verità; per questo vi ho chiesto di guardare attentamente l’immagine.

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  13. Nella figura ci vedo il serpente attorcigliato. E condivido le parole di Mikkelj.

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  14. Se non è solamente un effetto ottico, a me sembra una spirale che porterebbe all'immagine della nostra Galassia o, meglio ancora, a come vengono descritti i Buchi neri.

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  15. Vorrei conferma, Sandro: con "immagine di destra" tu intendi lo "oggetto" oppure tutto l'insieme che compone la "immagine" stessa?
    mikkelj

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    1. Intendo l'insieme dell'immagine, quello che restituisce ai nostri occhi.

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  16. Beh, siccome io non ci capisco niente e non so nemmeno da dove cominciare, ci vedo dodici cerchi.
    mikkelj

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  17. Scusami Sandro ,questo è il tipo di domanda che mi pietrifica il cervello(se c'è mai stato).Fusaiola o vago,nella fig 1 l'immagine da guardare è quella con il serpente,quella nera o entrambi?Scusatemi ma sono ivo iltardivo.......

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    1. Prima di tutto una battuta irrinunciabile Thor... "spero che il martellone non ti abbia colpito mentre lo usavi". Per il resto... guarda l'immagine di destra di figura 1 e dimmi cosa i tuoi occhi intravvedono.

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    2. Chiedo a Thor, umilmente venia.

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    3. Magari avessi il potere del Martello,lo avrei già usato in maniera selettiva.......gonca e marteddu si.Mi sembra di vedere una spirale,non so però se è l'effetto della luce.Salüi a tütti

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  18. Oppure l'occhio con la pupilla.

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  19. Ho notato che alcuni di voi hanno colto l’immagine immediatamente, altri con un po’ di difficoltà. E’ una immagine che evoca misteriose alchimie. Si rimane sorpresi come quando all’alba o al tramonto assistiamo allo spettacolo luminoso che conosciamo da sempre, ma ogni volta ci affascina. Questo effetto non sappiamo al momento se sia frutto del caso o scientemente costruito, sta il fatto che restituisce una raro riflesso dato da una particolare superficie a chiocciola.

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  20. Sì, Sandro ma non possiamo dimostrarlo. E non può essere verità scientifica. Altro sarebbe invece se si trovasse una seconda fusaiola (o vago che sia) con il fondo manifestamente a 'spirale'. E possibilmente una terza. Per ora possiamo dire la cosa più banale e cioè che la forma è 'a spirale' o magari, come dice Giovanni (perché no?), a 'occhio' con tanto di 'pupilla'. Stiamo attenti altrimenti Francu è legittimato a prendere tutti per i fondelli. Se devo dirla tutta si è persino scritto 'oltre'. In attesa di riscontri forse basta così!

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  21. Scusami Gigi, ed intervengo a titolo di ultimo fruitore di quanto questo salotto sottopone alla nostra attenzione, ma credo che il tuo intervento "a gamba tesa" sia del tutto fuori luogo!
    Se Sandro si è fatto carico di dimostrare qualcosa credo che, ove gli si debba inviare un messaggio, questo debba essere di INCORAGGIAMENTO a portare avanti il suo approfondire, fino al punto in cui LUI STESSO, EVENTUALMENTE, DECIDA che non è in grado di più proseguire! La tua uscita: "[...] si è persino scritto oltre. In attesa di riscontri forse basta così!", oltre a ravvisarla come offensiva per Sandro, a dirtela a cuore aperto, per il bene del Blog, la individuo quale minaccia preventiva, uscita da tribunale d'inquisizione! Non è così? Bene! Anzi, male! Perché la tua uscita, così com'è posta, allora significherebbe questo: QUI' QUELLO CHE COMANDA SONO IO. PERTANTO FERMI TUTTI!
    Quale delle due è quella giusta?
    mikkelj

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  22. Penso che cogliere un'immagine o uno scritto e decifrarlo,dipenda dal grado di conoscenza.Chi è già allenato penso non abbia nessuna difficoltà,indipendentemente dal fatto,come giustamente fai notare,che sia casuale o costruito.Grazie Sandro

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  23. Vi ringrazio tutti, per quanto avete scritto in questi ultimi commenti.
    Per quanto riguarda le ultimissime battute, penso ci sia stato un fraintendimento tra gli amici Gigi Sanna e Mikkelj Tzoroddu. Il Prof. Sanna con quel “…si è persino scritto 'oltre'. In attesa di riscontri forse basta così!”, conoscendolo, ha voluto diffendermi da me stesso, sapendo della mia tendenza ad andare a briglia sciolta. E questo non può che farmi piacere, perché ha giudicato il mio un buon lavoro e non vorrebbe che tutto fosse vanificato da un “andare oltre”.
    Il pericolo comunque non sussiste, primo perché ho dichiarato a più riprese che questa caratteristica della fusaiola non è stata oggetto di studio nell’articolo perché difficilmente sostenibile; secondo perché ho capito che è necessario seguire il più possibile la filologia; quella che il nostro Maestro ha sempre applicato sin dall’inizio dei suoi studi.
    Se nel commentario ho puntato il dito verso questa particolarità dell’oggetto è stato solo per dimostrare quanto questo possa essere prezioso dal punto di vista epigrafico e dal punto di vista emotivo. Ci sono diamanti che hanno una limpidezza e una luce particolari e per questa loro caratteristica sono più preziosi di altri; questa fusaiola è un diamante speciale.
    L’amico Mikkelj, ha difeso la mia persona da quello che riteneva un attacco offensivo verso la mia libertà di espressione. Entrambi avete cercato in modi diversi di darmi protezione e aiuto e di questo vi ringrazio.
    Nella corrispondenza privata alcuni amici mi hanno invitato a sostenere e caldeggiare questo aspetto particolare della fusaiola; a loro rispondo che se non rispetto la filologia rischio di scrivere di “aria fritta” e tutto lo studio ne soffrirebbe.
    Quando leggo gli studi di Gigi Sanna, Atropa e Mikkelj, vi trovo costanti rimandi filologici.
    Mi ha colpito in particolar modo uno degli ultimi articoli postati in questo blog da Mikkelj, col quale estrapola dagli scritti di Giovanni Lilliu una popolazione sarda di 7.000.000 di abitanti.
    Alcuni nostri lettori leggendo velocemente l’articolo, hanno pensato che quella fosse una esagerazione di Mikkelj, ma non è così. Mikkelj ha solo messo in evidenza le incongruenze delle affermazioni dell’archeologo G. Lilliu nell’arco di decine di anni di pubblicazioni. Per questo vi invito a rileggere con attenzione l’articolo pubblicato il 06 luglio 2016 “La popolazione della Sardegna secondo il Lilliu, 1200-900 a.C.: oltre 7 milioni di Sardi!”.

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  24. Questa Sardegna ha bisogno di essere capita,valorizzata.È ora che cresca la consapevolezza in un futuro sostenibile ,dove le attenzioni e i soldi della comunità vadano indirizzati verso nuove forme di economia,velate dalla non curanza dei nostri (?)politici.Questa "Allegra Brigata"piaccia o no,a torto o ragione mette a nudo quello che l'archeologia di regime in accordo con il potere ha occultato per anni, la storia dei Sardi .Il dito puntato non deve distoglierci........dal guardare la Luna.Salüi

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