martedì 29 marzo 2016

Scrittura nuragica. Tharros (Murru Mannu): a tanta architettura sacra tanta scrittura sacra. La Porta Santa (sha‘ar sa‘an) e i segni del sublime nascosto.

di Gigi Sanna                              

                               Fig.1                                                                                         Fig. 1 (particolare)
      

lunedì 28 marzo 2016

La testa di toro litica, un tempo murata in un nuraghe

Nota ripresa da Monte Prama Novas: https://www.facebook.com/notes/monte-prama-novas/la-testa-di-toro-litica-un-tempo-murata-in-un-nuraghe/1085163514856925

da l'Unione Sarda di sabato 19 novembre 2011


Per la Pro Loco era stato un impegno irrinunciabile, censire il grande patrimonio archeologico di Gesico. L'avevano promesso, l'hanno mantenuto. Non pensavano, però, di incappare in qualcosa di straordinario.(...) "Il territorio delle scoperte è quello del cosiddetto sistema Monte Corona, oggi San Mauro, attorno al quale si sviluppa il sito di interesse comunitario. Un luogo circondato da migliaia di coppelle, canaletti e vaschette di varie dimensioni, incise sulle rocce presenti nell'area", spiega il presidente della Pro Loco Carlo Carta. (....) "Una scultura su pietra raffigurante la testa cornuta di un bovide rivolta all'indietro. Una lavorazione di pregio, realizzata con uno strumento litico su un masso pesante circa 250 kg. 

venerdì 25 marzo 2016

LA TERRA PROMESSA

di Francu Pilloni

La terra promessa di Patrizia Balducci
La terra promessa viene intesa, oggidì, non come un luogo reale con longitudine e latitudine, ma piuttosto come una fase della vita, una speranza di futuro, “un mondo diverso dove crescere i nostri pensieri”, come canta Eros Ramazzotti interpretando l'ansia di vivere delle nuove generazioni.
Nella sua accezione primigenia, però, “Terra Promessa” fu quella che il Dio di Abramo promise in dono al patriarca e alla sua successione, identificata varie volte nella Bibbia come quel lembo di territorio del Vicino Oriente “dove scorre latte e miele”, che va dal deserto del Sinai a sud, alla Siria a Nord, al fiume Giordano e anche oltre a Est, mentre il mare Mediterraneo lo confina a Ovest. Era detta anche la Terra di Canaan, sebbene i Cananei veri e propri ne abitassero solamente una parte, mentre tanti altri popoli ne occupavano il resto.
Perché Iavè avrebbe promesso quella terra ad Abramo, pastore errante che avrebbe addirittura sconfinato in Egitto, con le conseguenze romanzesche che riempiono la parte più fascinosa dell'Antico Testamento?
Semplice: perché Dio è buono.

mercoledì 23 marzo 2016

A OLMEDO L'UNIVERSITA' PARLA, PER TRE SETTIMANE, DI SCRITTURA NURAGICA. SI VOGLIA O NON SI VOGLIA.

SEMINARI DI APPROFONDIMENTO SULLE RELAZIONI    FRA  LINGUAGGIO SCRITTO E CERVELLO

IL CERVELLO CHE SCRIVE: UNA VISIONE INTERDISCIPLINARE

08 Aprile 2016 Auditorium Centro, Sociale Comune di Olmedo

Ore 9:00 - 9:30


Saluti e presentazione

Sindaco, Marcello Diez, Assessore alla cultura, Leonardo Isoni, Comune di Olmedo

Ore 9:30 – 10:00

Le trame della scrittura: la prospettiva dello psicologo

Dott.ssa Paola Ortu, Psicologa e Psicoterapeuta

Ore 10:00 – 11:30

L'approccio del Medico Nucleare alla funzione del linguaggio

Dott.ssa Susanna Nuvoli, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Scuola di Specializzazione in Medicina Nucleare

sabato 19 marzo 2016

La Sardegna sulle rotte marine del Neolitico: uomini, animali domestici, ossidiana, genomi, pietre e...lumache



L’island hopping nel Neolitico del Mediterraneo, e cioè il viaggiare via mare tra le grandi isole o tra isole e terraferma coprendo lunghe distanze, è oggi una realtà acquisita. Gli indicatori presi in considerazione dalla ricerca scientifica sono vari (1, 5) 1. nuove specie di mammiferi legati alle attività umane, soprattutto ruminanti: giunsero a Cipro dalla terraferma nel IX millennio a.C., passarono poi a Creta nel VII millennio, arrivarono in Sardegna e Corsica all’inizio del VI millennio a.C. e giunsero qualche secolo dopo sulle coste francesi e spagnole (fig.1) (1); 2. manufatti di ossidiana e analisi statistica mostrano che l’ossidiana sarda viaggiava sia per terra che per mare già dal tra il VI e IV millennio a.C, coprendo lunghe distanze (2) (fig.2); 3. una lumachina terrestre, la Tudorella sulcata, venne portata dalla Sardegna alle coste spagnole alle soglie del VI millennio a.C.: lo ha rivelato un’accurata analisi di filogeografia (fig.3) (3); 4. sempre attorno all’inizio del VI millennio, fioriscono in Sardegna le culture neolitiche ed iniziano a “privatizzarsi” caratteristiche genomiche tipiche della Sardegna (fig. 4) (4); ancora oggi gli archeogenomi spagnoli del VI millennio hanno le loro maggiori somiglianze con quelli dei Sardi attuali (5); 5. la cultura cardiale raggiunge nel VI millennio le coste spagnole, espandendosi con una rapidità tale da mostrare che il mare era un ostacolo minore della terraferma (fig. 5) (5); 6. a corollario dei dati paleogenetici, filogeografici e archeologici e delle loro sofisticate analisi statistiche a largo raggio, ci sono le asce in pietra levigata di origine esotica che compaiono in Sardegna VI millennio (a.C.) (fig.6) (6) e gli enigmatici anelloni neolitici in pietra, che configurano un rapporto diretto in questa epoca tra Sardegna e Italia peninsulare (fig.7) (7).

mercoledì 16 marzo 2016

Esodo biblico siriano. I sardi, soprattutto, accolgano con ‘pietas’ e letizia i profughi. Sono nostri parenti stretti e tantissimo a loro dobbiamo.



 





di Gigi Sanna

 

      L’esodo biblico siriano di milioni di profughi che fuggono disperatamente dalla loro terra martoriata dalla guerra, dalla miseria, resa invivibile dal clima di intolleranza per gli odi religiosi scatenati dai fondamentalisti islamici, sembra essere alquanto distante da noi in quanto distanti o relativamente distanti  sono le rotte turco -greche - balcaniche percorse per raggiungere il cuore ricco e potenzialmente accogliente dell’Europa.

   Eppure quelle scene di miseria e di disperazione che ci arrivano ogni giorno in tempo reale attraverso la televisione non possono lasciarci indifferenti in quanto in quella marcia per la sopravvivenza, in quel cammino da cristi tra il freddo, la fame, il fango, il filo spinato e, non poche volte, tra  gli ‘sputi’ delle comunità, non ci sono persone qualunque della terra. Ci sono quelli che il tempo non ci fa più riconoscere con immediatezza ma che sono stati (almeno in parte) i nostri progenitori dai quali abbiamo preso a vivere secondo gli stessi usi e costumi e anche con la stessa (sebbene  non sola) lingua.

   Ci ha fatto piacere che una prestigiosa rivista scientifica di paleogenetica abbia preso in considerazione le nostre risultanze derivanti dalla documentazione scritta  arcaica dei Sardi. Da essa risulta in maniera inequivocabile che i Sardi adoperarono, già a partire dalla prima metà del secondo millennio a.C., due lingue fondamentali: una di ceppo indoeuropeo (cosiddetto ‘occidentale’) e una di ceppo semitico. La prima largamente maggioritaria, usata per l’oralità, e l’altra per la cultura religiosa. I tanto contestati sigilli cerimoniali di Tzricotu di Cabras, per quanto esistenti e autenticissimi,  nonché centinaia di documenti venuti alla luce dopo di essi, mostrano ‘ad abundantiam’  i due aspetti linguistici e religiosi. C’è il lessico semitico (bn, ‘ab, nr/nl, sh’ar, ‘oz, r’ash, h, ‘ash, ‘od, hdrh, bbh, ecc.) e quello indoeuropeo (’ak, gghloy, gwhro, kor’ash, sa’an, bdnt, ecc.). C’è in particolare la presenza della divinità androgina yh (scritto anche y, yhh, yhw e yhwh), di origine cananaica e non ebraica, con il suo caratteristico alfabeto ‘protocananaico’ in mix e a rebus (LOXOTHS) che tanta fortuna ebbe nel corso dei secoli presso le scuole scribali della Sardegna della seconda metà del secondo e di tutto il primo millennio a.C.  Sono cose che abbiamo detto e ridetto, ormai tante volte, ma che è bene ripetere soprattutto quando a dire e ad  affermare non c’è una sola disciplina ma entra in campo una seconda voce,  autorevolissima e modernissima perché di altissima caratura scientifica, che la affianca.

I detti sigilli di Tzricotu sia con i ‘tria nomina’ di origine e aspetto occidentale indoeuropei sia con il mix dei segni orientali mostrarono da subito, già nei primi anni della scoperta ( quando ancora la maggior parte dei documenti sardi scritti stava nell’oscurità) quello che fu un binomio inscindibile e che caratterizzò dal punto di vista antropologico la civiltà della Sardegna dell’età della costruzione dei nuraghi, delle tombe di Giganti, dei pozzi sacri, della piccola statuaria e della grande statuaria e anche della produzione materiale dei secoli successivi sino all’età imperiale romana. Civiltà che, come si sa (e che oggi sempre di più conosciamo)  adoperò uno stesso codice di scrittura e che venerò, sempre con esso, una e una sola divinità.

   E’ evidente allora che scrittura, lingua della religione e della cultura, culto religioso con l’incrocio genetico indoeuropeo - semitico abbiano plasmato non poco una popolazione che è ancora quella, nonostante altri notevoli o notevolissimi apporti culturali successivi, della nostra cosiddetta ‘identità’. E se è vero che noi oggi usiamo ancora molto di quella lingua indoeuropea delle lontane origini ‘pre-cananaiche’, è anche vero che quella stessa lingua, in quanto visione del mondo, è figlia anche e soprattutto della cultura materiale e spirituale delle genti di  Canaan che forse, in seguito ad un altro esodo, ‘biblico’ o meno per consistenza numerica, emigrarono per vari percorsi e rotte, ma soprattutto quelle sarde.

Sono questi gli aspetti  nuovi della storia mediterranea ed europea che  sembrano emergere, si voglia o non si voglia, dalla ormai cospicua documentazione lasciata dalle scuole scribali arcaiche dell’isola. Aspetti che ci fanno vedere con occhi diversi e considerare  quanto siano in fondo piccole le distanze temporali e vicini i popoli;  quanto un esodo ‘moderno’ in seguito a guerre, a calamità e a odi religiosi in fondo sia antico, e un esodo antico viceversa quanto moderno. I Cananei di allora, che forse scappavano anch’essi portandosi dietro la loro lingua, la loro religione e i loro usi e costumi, quelli che approdarono in Sardegna più di tremila e cinquecento anni fa, con ogni probabilità,  sono gli stessi che per via terra e non via mare, come una volta, raggiungono i territori di tutta l’Europa. Genetica, archeologia e scienza epigrafica concordano oggi nel disegnare un unico quadro di formazione antropologica riguardante la Sardegna. Esse ci aiutano allora a capire che l’accoglimento dei profughi Siriani (o Cananei che li si voglia chiamare), non è, almeno per noi Sardi, un fatto di generico umanitarismo, ma di profonda cultura e di singolare affetto assieme  perché tocca le nostre salde radici, ovvero quello che siamo stati per tantissimo tempo nella nostra storia e forse, senza saperlo bene, siamo ancora.        

                

lunedì 14 marzo 2016

Sincretismo religioso tra Nuragico e Romano 7

La porta del toro luminoso
L’architettura della luce

Parte settima
Descrizione del metodo costruttivo
   L’aver scoperto e descritto un rito religioso legato ad un evento luminoso che si verifica tramite una costruzione dall’architettura sofisticata, con caratteri tanto precisi quanto complessi, rientra nelle ipotesi di studio che si possono seguire basandosi su dati archeologici, topografici, storici e antropologici tanto che, certi studiosi si lanciano in teorie affascinanti, intravedendo, ad esempio, nella disposizione di particolari nuraghe la rappresentazione in terra di certe costellazioni, e ciò potrebbe essere pur vero, ma se non si riesce a dimostrare in modo pratico e convincente il sistema usato, con tecniche alla portata di quelle genti, lo studio rimarrà segregato nella categoria del “possibile” ma non entrerà mai nella categoria del “probabile”; per tanto il tutto sarà relegato tra le casualità in attesa di riscontri concreti.

sabato 12 marzo 2016

BREVE NOTA INFORMATIVA (CON ALCUNI GRAFICI RAGIONATI) SUI LUOGHI DI RITROVAMENTO DEI DOCUMENTI ATTESTANTI LA SCRITTURA ARCAICA DEI SARDI TRA L’ETA’ DEL BRONZO MEDIO E IL PERIODO IMPERIALE ROMANO (III secolo d. C.)

di Gigi Sanna
                                  Fig. 1                            Fig. 2. I cerchietti grandi riguardano più documenti

  Nel 1996, anno della nostra prima provvisoria pubblicazione sulla ipotesi della presenza della scrittura ‘nuragica’ (1), i documenti attestanti l’assunto erano appena una decina (2). Quando fu pubblicato il nostro ‘Sardôa Grammata’ (3) i documenti strettamente epigrafici erano 25, mentre sei anni dopo assommavano a  80. Oggi, nell’anno 2016, sono in tutto  310 con una crescita continua e, sembra, inarrestabile (v. alla fine grafico fig. 20).  Come si può notare dalle figg. 1 - 2 - 3 i documenti sono stati trovati praticamente in tutta la Sardegna ad esclusione della zona del Sarrabus (4), del Parteolla, di parte della Trexenta e del Campidano di Cagliari .