sabato 2 luglio 2016

Scrittura nuragica. I numeri dall’uno sino al dodici. Il loro valore simbolico convenzionale nei documenti della religiosità. L’iterazione logografica sulla base di quel valore.

di Gigi Sanna

I nuragici, come sappiamo da tempo (1), adoperavano i simboli numerici servendosi di punti, di tacche verticali e di sbarrette orizzontali. I sigilli di Tzricotu in particolare, sempre rigidamente ossequenti alla legge del tre (2), ci fanno vedere chiaramente questi tre aspetti , come si può notare dalla fig. 1 e dalla fig. 2 (trascrizione e grafemi numerici evidenziati con il colore).  

 
                             Fig. 1                                                     Fig.2

Come si può notare (e come si vedrà meglio più avanti dai documenti) le sbarrette verticali possono essere oblique e verso destra e verso sinistra e la sbarretta orizzontale può essere arcuata verso l’interno.
I numeri quindi possono essere realizzati attraverso questi tre simboli base:

 
                                                                 Tab.1
 Non sappiamo però, perché nessun documento per ora lo attesta, se il tre a sbarretta orizzontale si combinasse con i punti o le sbarrette verticali. Ma è presumibile che ciò avvenisse per ottenere in maniera più rapida e sintetica la numerazione (v. tab. 2)


 
                                                       Tab.2
    Forniamo però ora, oltre al documento di Tzricotu  di Cabras, una serie  di esempi documentari con le tipologie dei numeri ottenuti attraverso le simbologie numeriche punto, sbarretta verticale e sbarretta orizzontale.
 

Fig.3. Sigillo in olivina di Sardara. 11 punti (fori)                      Fig. 4. Il ‘brassard’ di Is Locci Santus  I due + due punti (fori)

 
Fig. 5. Tre punti (fori)                    Fig.6. Monte ‘e Prama . Tomba n.25. Due punti (fori). 


                       
Fig.7. Nuraghe Alvu di Pozzomaggiore. Le quattro x tre sbarrette verticali                     Fig.8. Mogoro. Sa serra ‘e sa fruca. tre sbarrette verticali


                                

Fig.9. La Prisgiona di Arzachena Sbarrette verticali e oblique      Fig.10. Nuraghe Zuras di Abbasanta. Sbarrette verticali e linea orizzontale.

                       


 Fig. 11. Barchetta di Teti con pugnaletto con tratto orizzontale e vert.          Fig. 12. Il pugnaletto nuragico ‘tipo’  disarticolato (hy ‘ag)


  1. I valori traslati dei numeri.
   I numeri in nuragico non hanno, da quanto sappiamo, un uso strumentale. Non servono cioè a notare quantità di persone, animali o cose come siamo soliti intenderli. Tra i trecento e più documenti (3) a nostra disposizione non ne abbiamo uno che ad es. dica ‘ Offro una mucca per cinque capretti’, o un altro che affermi  ‘tizio mi deve due scalpelli e una raspa’. I numeri (e i corrispondenti geometrici)  sembrano  notare solo il sacro e in quanto tali sono simboli ideografici che assumono, per convenzione, particolari valori da riservarsi solo alla divinità o ai figli di questa. Detto valore traslato trae in inganno gli epigrafisti che, ad esempio, ritengono le quattro sbarrette del coccio del Nuraghe Alvu di Pozzomaggiore (fig. 7), ripetute per tre volte, segni notanti degli oggetti, delle persone o degli animali da individuare nel testo scritto (in caratteri pittografici e lineari). Invece il loro valore è quello di ‘forza’, riferito per tre volte agli aspetti della divinità (4). Così anche un quadrato non serve agli scribi nuragici per notare altro se non la ‘forza’, ovvero la voce semitica עז (‘oz) che è, come si è detto altre volte, dopo נר (nr) la più attestata nella documentazione.

Ma sarà bene, sulla scorta di numerosi documenti che li attestano, fornire l’elenco dei numeri ( e delle corrispondenti figure geometriche) che vanno al di là del numero stesso e servono a dare, per convenzione di sistema,  un particolare costante significato:
Numero 1: (punto, foro, cerchietto, sbarretta verticale o obliqua): prima lettera dell’alfabeto, ‘aleph, toro, ‘ak, fallo.

Numero 2: (due punti, due fori, due animali, il seno, una doppia base o predella, due occhi, un rettangolo, una bipenne, ecc.): la seconda lettera dell’alfabeto e cioè  beth (5).

Numero 3: (tre punti, tre sbarrette verticali, una sbarretta orizzontale, un triangolo, un cuneo, tre cerchi concentrici, tre cose, tre grafemi, ecc.): Dio, perfezione, lettera ‘he’ (forse perché terza lettera dell’alfabeto nuragico).

Numero 4: (quattro linee verticali o oblique, quattro punti, un quadrato, un rombo, una croce, quattro animali, quattro torrette, ecc.: forza, potenza, energia, solidità.

Numero 5: (cinque puntini, cinque sbarrette verticali o oblique, cinque torri (4 +1), cinque cerchi concentrici, la mano (cinque dita), ecc.: potenza, toro.
Numero 6: (sei colonne, sei betili, sei aste, sei punti, due triangoli, due cunei, ecc.: Il dio più il determinativo, il dio androgino (3 + 3).
Numero 7: (sette raggi solari, sette pietre, sette cerchietti, sette punti, sette tori, sette nodi di un castone, sette colombe, sette aste verticali o oblique, ecc. : santo, santità.
Numero 8:  nessun valore apparente.
Numero 9: tre triangoli, tre cunei, nove aste verticali o oblique, nove punti, nove tori,ecc.: immortalità, continuità, eternità.
Numero 10:  nessun valore apparente.
Numero 11: nessun valore apparente.
Numero 12: (disco, cerchio, 12 puntini, 12 aste verticali o oblique, 12 tori, 12 colombe, ecc.): luce, il doppio luminoso, sole- luna.   

2. L’iterazione logografica. I quadrati e i tori della chiesa di San Nicola di Trullas

   Nel sistema simbolico numerale convenzionale del nuragico rientra quella che possiamo chiamare (e abbiamo già chiamato) ‘iterazione logografica’. Essa si basa sul procedimento della ripetizione di una voce, di un nome, di una cosa, di un animale per un certo numero di volte le quali non devono essere lette ripetendole singolarmente ma lette per il ‘senso’ convenzionale che offre il numero nella detta ripetizione. Se ad scriviamo  la voce ’ab sette volte (‘ab ‘ab ‘ab ‘ab ‘ab ‘ab ‘ab) dobbiamo leggere ‘ab sette, ovvero ‘padre santo’; se lo scriviamo quattro volte (‘ab ‘ab ‘ab ‘ab) dobbiamo leggere ‘ab quattro’ cioè ‘padre forte’ o ‘forza del padre’; se lo ripetiamo (come in Tzricotu) per  tre volte 'ab,'ab.'ab, significa ' Dio padre'. E così via.  Come si può osservare,  il numero ripetuto diventa parola semplicemente perché, come si è visto in elenco, i numeri forniscono un’idea, un senso astratto, un valore che va ‘oltre di essi’. Potremmo fare molti esempi circa l’iterazione logografica  ma ci bastino i seguenti  perché  ci sembrano molto chiari (oltre che molto belli). Il primo lo prendiamo  (v. fig. 13) dalla chiesetta campestre di San Nicola di Trullas

      

    
 Fig.13

    Si noterà dalla foto che per tre quarti circa della scritta (6) sono raffigurati sette protomi taurine (per altro tutte diverse) ciascuna di esse all’interno di un quadrato. Uno subito sarebbe portato ad affermare che quella è ‘decorazione simbolica’, raffigurazione ornamentale che richiama l’animale simbolico toro. In realtà non è così perché dobbiamo ‘risolvere’ tutto sforzandoci di capire perché i tori sono sette e perché si trovano tutti all’interno di un quadrato. Il motivo appare chiaro se si ricorre, come in tutti gli analoghi casi di ripetizione grafica, al concetto di ‘iterazione logografica’ che consente agli scribi nuragici non solo di avere la forma (il decus: i tori diversi) e il simbolo (taurino), ma anche il suono (la frase). Infatti bisognerà prendere in considerazione le sette volte del toro e le sette volte del quadrato, si calcolerà  il valore simbolico del quattro (quadrato) e quello del sette e si avrà: ‘forza santa toro santo’ ovvero ‘forza santa del toro santo’.

3. Le scritte apparentemente decorative di Santo Stefano di Oschiri e del Nuraghe Nurdole di Orani.

      I nuragici erano molto abili nel fare questi giochetti, nel  rendere scrittura persino con la sola geometria, come si può vedere dalla superba quanto enigmatica scritta di Santo Stefano di Oschiri (7). Infatti, che significato mai possono avere tre quadrati? Tre quadrati così manifestamente ostentati? Quelli posti al centro (fig.14) di tutto quel manifesto ‘rebus’ numerico- geometrico preesistente alla realizzazione della chiesetta oschirese? Lo si capisce se si danno i valori simbolici al quadrato ripetuto per tre volte che ovviamente rende il numero dodici. Non dobbiamo certo leggere ‘quattro, quattro, quattro’ ma, ricorrendo al valore simbolico dei numeri di cui si è detto, ‘forza (4) lui (3) luce (12), cioè ‘lui forza della luce’ che in nuragico sarebbe ה עז נר  (h ‘oz nr).

 
Fig.14

       Ancora più enigmatica, ma non impossibile da comprendere 'anche' 'logograficamente,  appare la composizione del concio del Nuraghe Nurdole (8) di Orani custodito presso il Museo Archeologico Nazionale di Nuoro (fig.15), documento che risulta, data la sua estensione, ancora più esemplificativo per capire l’uso dell’espediente per criptare scrittura,  facendo apparire come semplicemente decorativo ciò che invece non è affatto. 
Fig.15

Partendo dalla destra si noterà che la raffigurazione del concio è composta da:
- linee orizzontali in numero di dodici
- tre linee oblique o a zig - zag  in numero di dodici
-  tre rombi più un triangolo
- una singolaa lineetta orizzontale
- uno schema ad albero con sette (9) rami.                                                                           

Servendoci e dell’alfabeto nuragico e dell’iterazione logografica avremo le sequenze grafico fonetiche:
-  lui (3) luce(12) h nr
- lui (3) luce (12) che dà la vita (hy) h nr hy
- lui (3) forza (4) della luce(12) h ‘oz nr  (v. la stessa sequenza, ma per rombi, di  Santo Stefano di Oschiri )
- Lui /
(3) albero (della vita) santo (7)  h qph qdsh

Note e riferimenti bibliografici
1. Sanna G., 2010,  I nuragici. Estrosi, anche e soprattutto con i numeri, in gianfrancopintore blogspot.com (27 maggio).
2. Sanna G., 2004, Sardȏa grammata. ‘’ab ‘ag sa’an yhwh. Il dio unico del popolo nuragico, S’Alvure Oristano, 4,  pp. 85 - 179. La ‘legge’ del tre con valore magico - religioso (il tre è la divinita e Tin e Uni sono il sei ovvero l’androgino) venne presa ed esaltata dagli scribi etruschi  (v. Sanna G., 2014, Il nome di Tharros (THARRUSH) in un' iscrizione nuragica, etrusca e latina del III - II secolo a.C. Un Lars di nobile origine etrusca 'curulis'  di Roma in Sardegna, in monteprama blogspot.com  (27 aprile); idem, 2014, Giochiamo a dadi e impariamo l'etrusco. I dadi enigmatici (KYBOI LOXOI) di Tin e di Uni. Il gioco combinatorio circolare delle 'parole- immagine a contrasto '  e  dei 'numeri alfabetici' dei dadi di Vulci; in monteprama blogspot.com (8 novembre); idem, 2014, Stele di Avele Feluskes. I nobili etruschi figli di Tin e di Uni. Scrittura e lingua dei monumenti funerari. L'acrofonia sillabica e non, la numerologia  e la chiara dipendenza dell'etrusco dal nuragico (28 Novembre); idem, 2015, Cerveteri. L'iscrizione (IV sec. a.C.) del cosiddetto pilastro dei Claudii. Laris Aule Larisal figlio di Tin e di Uni.  Il linguaggio dei numeri nuragico ed etrusco. I documenti di Crocores di Bidonì e di Nabrones di Allai (11 gennaio).
3. La maggior parte di questi documenti, presenti nelle collezioni private, nei Musei Archelogici ('nazionali' e non) della Sardegna, nei massi e nei ruderi delle campagne, nei Nuraghi, nelle Tombe di Giganti, nei Pozzi sacri,  è ormai nota attraverso nostri libri, articoli miei e di altri studiosi apparsi su quotidiani, locali e non,  attraverso numerosi saggi (oltre cento) da noi pubblicati nei Blog diretti da  Gianfranco Pintore, da Aba Losi e, di recente, da Sandro Angei.  Alcuni di essi (Sigilli di Tzricotu di Cabras, barchetta di Teti, ecc,) sono conosciuti anche perché discussi in documentari televisivi delle reti locali, nazionali (RAI 1) e internazionali (BBC).   
4. V. Sanna G., 2010, il documento in ceramica di Pozzomaggiore; in Melis L., Shardana, Jenesi degli Urim, PTM ed. pp. 153 -168.
5. In alcuni documenti nuragici (bronzetti) però il 'doppio' può assumere valore non numerico ma acrofonico di 'm' dalla voce paleoebraica 'MShNH'.   
6. Di detta scritta complementare ad un'altra (e forse ad altre), presente sempre nella stessa chiesetta,  si parlerà, presto, in maniera più dettagliata in un nostro articolo apposito in fase di realizzazione. Basterà qui dire che i primi due tori sulla sinistra di chi guarda, non inseriti in dei quadrati, costituiscono lettura a parte o, se si vuole, 'iniziale', rispetto a quella dei sette tori. Il primo toro è abbinato ad un alberello di palma e il secondo, come sembra, ad una scure(bipenne). Nel primo caso la simbologia sembrerebbe essere quella del (dio) toro (potenza) della vita e nel secondo simbolo della morte.  
7. E' quasi inutile dire che le scritte, basate sulla numerologia (cerchietti, punti, cerchi, quadrati, croci, rettangoli, triangoli),  non sono state comprese come 'nuragiche' e  sono state ricondotte, addirittura,  al periodo...bizantino (per indizio della presenza di una croce all'interno di un cerchio!). Invece esse sono, a nostro giudizio, tra le espressioni più grandiose, anche per organicità,  dell'arte dello scrivere criptico o a rebus dei nuragici con il massimo dell'astrazione simbolica.   
8. La scritta faceva parte, insieme ad altre (oggi ugualmente custodite presso il Museo nuorese),  del paramento esterno superiore (il cerchio 'solare' della torre principale) del Nuraghe.  
9. Così sembrerebbe, calcolando lo spazio residuo  e la distanza esistente tra gli altri segni obliqui, ovvero i 'rami' dell'alberello raffigurato schematicamente.

5 commenti:

  1. Avrei tante domande da fare Gigi,ma non sono molto portato per il dialogo virtuale,ma vorrei chiedere riguardo la pietra di Loghelis.Perchè un triangolo e non nove?Grazie Gigi ho cominciato a percepire qualcosa

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  2. Perché dovrebbero essere 'nove' i triangoli?

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  3. Io piuttosto mi sarei aspettato un'altra bella obbiezione osservando quella 'scritta'. Proprio bella. Sempre a proposito dell'iterazione logografica ed al numero dei tori. L'ho lasciata apposta per dare possibilità di interazione. Ho sempre cercato di far riflettere su un dato della ricerca (epigrafica e non); che guardare non è mai vedere.

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  4. Per fare obbiezioni non sono ancora pronto,mi piace molto ascoltare.,i triangoli mi sono saltati agli occhi guardando ai bordi del reperto,racchiudono I tre rombi.Però come dici tu,guardare non è vedere.Saluti.

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  5. L’aver chiarito questo aspetto è di fondamentale importanza per la corretta interpretazione della scrittura nuragica, che sembra voglia esprimere il numero quale principio fondamentale. Il numero prende vita ed esprime un concetto capace di dialogare con la divinità e solo con lui. I numeri vengono presi dall’intimo della natura per definirla nella sua essenza, tanto che la divinità è unica “1”, ma androgina “2” e perfetta “3” come il triangolo (la prima figura che scaturisce dall’unione di punti), forte come le “4” zampe del toro e potente quando a quelle zampe viene associata la forza del suo collo: 4+1 = “5”. Tanto potente da dare la vita ed in questa accezione è definita dio androgino perfetto: 1+2+3 = “6”, che per via di tale natura è ritenuto santo “7” e capace di rigenerarsi all’infinito: 3 volte 3 = “9” nello spazio e nel tempo attraverso la luce del sole che, coadiuvato dalla luna, scandisce la vita umana di anno in anno in “12” fasi.

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