sabato 31 dicembre 2016

The bull of light


Il toro della luce
- il video -
di Fabrizio Angei


23 secondi di silenzio



video




Felice anno nuovo dalla redazione di Maymoni blog!

giovedì 29 dicembre 2016

Il re-pastore-di-uomini e le "società delle case": dal nuraghe al bayit

di Atropa Belladonna

[..] Non ci può essere una "società delle case" senza le case, con le relazioni che si instaurano tra gli edifici, i cimeli, le ossa e le ricchezze materiali. Allo stesso modo non può esistere una società delle case senza legami di sangue, spiriti degli antenati e vincoli di affinità. In altre parole i membri femminili e maschili di una "casa" sono solo pedine di una strategia che mira a preservare e a potenziare il retaggio fisico e morale della "casa" [..] (1).

 [..]Rispetto al clan e al lignaggio, la "casa" possiede alcune caratteristiche distintive che si possono enumerare come segue: la casa è 1) una persona morale, che 2) detiene una proprietà o dominio 3) comprendente beni sia materiali che immateriali; essa 4) si perpetua attraverso la trasmissione del proprio nome, delle sue ricchezze e dei suoi titoli in linea reale o fittizia, e tale trasmissione 5) è considerata legittima a condizione che possa tradursi nel linguaggio della parentela o dell'alleanza, o 6) più di frequente di entrambi[..] Da: http://www.treccani.it/enciclopedia/parentela_(Enciclopedia-delle-scienze-sociali)/

martedì 20 dicembre 2016

IL BRONZETTO DI SANTA LULLA DI ORUNE: un'analisi interpretativa

di Angelo Ledda

Si veda anche il seguente link

1. Considerazioni generali

In un precedente articolo ho ipotizzato che una buona parte delle sculture nuragiche registrino nella loro figura alcune fasi di quelli che Van Gennep ha definito “riti di passaggio” [1], ovvero quei riti che accompagnano ogni modificazione di posto, di stato, di posizione sociale e di età.
Se lette con questo sguardo, queste sculture ci mostrerebbero allora, le fasi di una sequenza che prevede:

1. una fase di separazione;
2. una fase liminale (da limen, confine) o di margine;
3. una fase di aggregazione;

La fase liminale è quella sulla quale mi sono maggiormente concentrato, riferendomi  sia alle figure inserite da Lilliu nello Stile Ornamentale-Planare e che possiamo dire essere “mascherate” (o rivestite di signa e 'sepolte da una spessa incrostazione rituale'), sia quelle "caricaturali-animalesche", ovvero figure fisicamente “transitorie”, non più umane ma non ancora bestiali, o talvolta prive dei caratteri del volto.
Il ragionamento muove dalla considerazione che entrambi i tipi di figure, anche quando differenti sotto il profilo espressivo e iconografico, non siano separabili perché ne condividono la stessa visione.

lunedì 19 dicembre 2016

Realismo grottesco e liminalità nelle sculture sardo-nuragiche

di Angelo Ledda

Fig. 1. Capo-tribù (Lilliu, 1966)
1. Questione di 'stile'
I bronzi nuragici (detti bronzetti) sono stati catalogati e analizzati da Giovanni Lilliu nel suo celebre Sculture della Sardegna Nuragica del 1966 [1], sistematizzazione e approfondimento di quanto anticipato in occasione della mostra di Venezia del 1949, nel quale l'archeologo propose una prima classificazione stilistica ed una riflessione sull'arte nuragica secondo le categorie del barbarico e dell'anticlassico [2].
Dalla proposta del 1949 - che distingueva i bronzetti in tre stili differenti (Stile Uta, Stile Abini, Stile Barbaricino-Mediterraneizzante) - nel 1966 il Lilliu è passato a soli due gruppi, ottenuti dall'accorpamento dei primi due (ora Stile Uta-Abini), all'interno del quale ha continuato a riconoscervi alcune differenze, tali da indurlo a formare due sottogruppi: Gruppo Geometrico-Lineare e Gruppo Ornamentale-Planare.

domenica 18 dicembre 2016

sabato 17 dicembre 2016

MALATTIE RARE

di Francu Pilloni

Devo aver dormito troppo o troppo forte; faccio fatica a sintonizzarmi con la quotidianità.
In fondo me lo posso permettere: come moltissimi italiani, ho la coscienza quasi pulita.
Se si preferisse un ritorno brusco alla realtà, basta che si accenda il televisore e si ponga orecchio alle notizie che arrivano dalle capitali d'Italia.
Roma? Milano? Penso che posso infischiarmene serenamente: a Roma non ci vado da quindici anni; a Milano solamente nella stazione, in transito per la Svizzera.
Mi colpisce però la sciarpa bianca al collo di tutti, giornalisti e ospiti. Non è quella di Fellini, perché vi è stampato Telethon.
Óh, anche in questo ho la coscienza a posto: ho dato dieci euro al supermercato senza ritirare le palline in omaggio.

Hanno detto, quelli di Telethon, che i soldi saranno usati per la ricerca sulle malattie rare.
Saranno pure rare, queste diavolo di malattie, ma pare che colpiscano due milioni di italiani!
Due milioni? Mi sembra un'esagerazione: ma di che rarità si parla?
Sempre che non siano numerose queste maledette malattie: si considera malattia rara, se non supera l'incidenza dello 0,05 per mille, ciò significa 5 malati al massimo per 10 mila abitanti, 50 ogni centomila, 500 per milione. Tanto per capire, in Sardegna più o meno 800 persone; in Italia 30 mila. Allora, contando i 2 milioni affetti dalle malattie rare, queste ultime dovrebbero essere circa 700. 


APPUNTAMENTO AL NURAGHE SANTA BARBARA

Ormai è immancabile l'appuntamento al nuraghe Santa Barbara di Villanova Truschedu.
Il solstizio d'inverno quest'anno cade di giovedì, ma non è tassativo che si debba assistere all'evento del toro bambinello proprio quel giorno; infatti lo spettacolo inizia parecchi giorni prima e si protrae anche a gennaio. Certo non è la stessa cosa, il fascino del solstizio è unico e carico di pathos e chi ha un certo “credo” di certo non andrà il giorno prima né il giorno dopo, a costo di rimaner deluso per mancanza di sole. Sarà per questo motivo che colui che move il sole e l'altre stelle, nonché le nubi, ogni anno prevede un gran numero di repliche?!


venerdì 16 dicembre 2016

Lo chiamavano Il Pensatore....

di Atropa Belladonna


Figura 1. A e B, immagini del pensatore di Canaan (2000 a.C.) (1), trovato nel 2016 a Yehud (attuale Israele).  C e D, lo straordinario bronzetto dall'area cultuale nuragica di Sant'Anastasia (Sardara, CA), pubblicato da Ugas nel 2012 (2,3). Entrambi sono pezzi unici. La composizione cananea, in ceramica, è alta 18 cm. Del bronzetto nuragico non sono stati resi noti dettagli. 


Lo scorso novembre Live Science ha reso nota la scoperta di un vasetto in ceramica durante gli scavi a Yehud, sormontato da una scultura antropomorfa apparentemente aggiunta in un secondo tempo. Il vasetto è tipico dell'epoca (2000 a.C.), l'insieme non lo è per nulla: questo pezzo è un unicum. Il contesto di ritrovamento è funerario, e messi davanti alla necessità di qualche definizione (perchè in Israele con la divulgazione archeologica non scherzano!) gli archeologi responsabili degli scavi lo hanno chiamato Il Pensatore, definizione subito ripresa da altri siti web che lo accostano al Pensatore di Rodin.

Ora navighiamo nel tempo e nello spazio, attraversando il Mediterraneo verso ovest: nel famoso sito nuragico cultuale di Sant'Anastasia, in un momento imprecisato del secolo scorso, emerge un bronzetto, sconosciuto ai più: non è meno straordinario del Pensatore cananeo; non ne conosco le dimensioni, so solo che Giovanni Ugas lo ha pubblicato nel 2012, con la didascalia: "Sant'Anastasia di Sardara: bronzetto raffigurante la stilizzazione di un edificio su cui siede un personaggio in atto di libare" (2, pg. 81). Nel testo scrive: "Restituisce l'impianto circolare e il tetto conico della sala del consiglio una preziosa miniatura in bronzo proveniente dall'areea santuariale di Sant'Anastasia a pianta circolare e tetto conico aggettante(2, pg. 78). E alla nota nr. 2: "Il modellino di edificio era probabilmente l'acroterio di un vaso o di una base d'altare dove si innestava con tre suoi perni (Ugas 2009a, p.44, fig. 21; b, p.176, fig. 4). per la sua forma richiama gli ossuari a foggia di capanna proto-villanoviani e laziali del Bronzo Finale e degli inizi del I Ferro" (2, pg. 94). 


giovedì 15 dicembre 2016

Tarquinia. L’ancora della salvezza e il sostegno della luce di TIN /SOLE e di UNI /LUNA. Il greco - cipriota? Non c’entra nulla. Semmai il semitico nuragico di Barisardo.*

di Gigi Sanna

Fig. 1                                                           Fig.2

    Si  dice che la lingua etrusca è ancora, per svariati motivi, un enigma e un 'rebus'. Ciò si sostiene, naturalmente, sulla base delle grosse difficoltà che insorgono nel cercare di capire di essa molti degli aspetti lessicali, morfologici e sintattici. In realtà, a mio parere, il 'rebus' sussiste e resiste nel tempo non 'solo' per motivi di carattere grammaticale e linguistico, ma anche e soprattutto perché si stenta a considerare un aspetto essenziale dell'etrusco: che la scrittura è criptica, cioè organizzata e strutturata di proposito con il rebus. E' realizzata per non essere capita se non da pochissimi.  Pertanto nella misura in cui si comprenderanno i meccanismi, spesso sofisticati, del rebus, posti di norma in essere dalle scuole scribali dei santuari, si comprenderà la lingua etrusca scritta. Essi sono simili e spesso gli stessi usati dagli scribi dei templi greci e nuragici. In particolare quelli inventati dagli scribi di  questi ultimi.  


sabato 10 dicembre 2016

MITOPOIESI DI SARDI ? NO, VERITA' STORICHE. SCIENZA E CONOSCENZA. PERCHE' OGGI I DOCUMENTI CANTANO. CASPITA SE CANTANO!

ED ECCO LA NOSTRA RISPOSTA NEL RISVOLTO DI COPERTINA (I GEROGLIFICI DEI GIGANTI)

       L’accusa di mitopoiesi circa la storia della Sardegna in periodo nuragico (e non solo) sa davvero dell’incredibile! Si vuole sempre insinuare che quanto si trova e si propone di ‘straordinariamente interessante’, di bello’ e di ‘esaltante’ circa la civiltà nuragica obbedisca sempre a fini, più o meno dichiaratamente politici, di stampo nazionalistico. Addirittura razzistici! Si annullano i puri dati scientifici (scientifici semplicemente perché ‘oggettivi’) per il ‘timore’ di dar luogo a esaltazioni e di aumentare a dismisura lo spirito ‘autonomistico’ delle popolazioni dell’Isola. La vicenda dei Giganti di Monte ‘e Prama è una storia paradigmatica circa questo ‘timore, che porta, talora inconsapevolmente, non pochi studiosi ad attutire, in qualche modo, l’impatto del dato archeologico con la coscienza storica dei Sardi. Ergo, non bisogna dire ‘Giganti’ ma statue e, soprattutto si deve incrinare il dato della sardità delle statue a tutto tondo. Esse, si dice, sono formalmente sarde ma di concezione esterna ‘levantina’. Affermazione del tutto gratuita e di nessuna valenza scientifica.
Per la scrittura ‘nuragica’ è capitata e capita ancora la stessa precisa cosa. Bisogna negarla con forza e ad oltranza e se proprio non si può, pena il ridicolo universale, bisogna dire che i segni non sono 'proprio' sardi (sardôa grammata) ma solo… ‘grammata' nell’Isola di Sardegna’.
Altro...


martedì 6 dicembre 2016

POST SUL POST / Arraxonus de sa dì infatu

Francu Pilloni

Io so che ha vinto il Sì, esclusivamente in virtù del fatto che sono stati più numerosi del No.
Sciu chi hanti bintu is Sì, vetti in forza de su fattu chi funti stetius prus medas de is No.
Naturalmente c'è chi ci spiega chi, dove, come e perché si è votato Sì o si è votato No.
Naturalmenti Fulanu si fait a cumprendi chini, aundi, comenti e poita hant votau Sì o puru No.

giovedì 1 dicembre 2016

De Propaganda Referendorum

Francu Pilloni

Nessuno si agiti, non sono qui per spiegare le ragioni del Sì, né quelle del No.
Nemus si movat, no seu innoi po fueddai de is arraxonis po su Sì o de cussas po su No.