sabato 30 luglio 2016

Il cimitero delle idee e l'altra faccia del Paradiso

di Atropa Belladonna

In questa estate 2016, un pò calda e un pò no, Monte Prama (Sinis di Cabras) mostra il suo lato più triste. I turisti non si fermano neppure più, se non in minima parte: non c'è molto da vedere, non ci sono scavi in corso-rimandati (forse) a settembre. Il vento soffia implacabile e quel cartello storto dà la misura della desolazione che avvolge ciò che sarebbe potuto diventare un punto formidabile di attrazione. Per il momento e nell'urgenza estiva, sarebbe bastato mettere qualche poster, con la spiegazione di ciò che si vede. Invece nessuno ha pensato neppure a raddrizzare quel cartello, il sito è abbandonato,  spettrale, cimiteriale; del resto è quello che è: una necropoli. Per me è anche, come è sempre stato, un cimitero delle idee

Fig. 1: Monte Prama, 19 luglio 2016
Musealizzare il sito, modello Armata di terracotta cinese, non era una opzione: era l'unica scelta ragionevole e vincente. Tutto il resto che è venuto -con l'assurda divisione delle sculture- è solo una pallida eco dell'importanza di Monte Prama. Un sito che è stato semplicemente "diluito": tra saccheggi, colpevolissimi ritardi nella diffusione e nella valorizzazione e assoluta irrazionalità- quasi sadismo compiaciuto e pervicace-nel volere dividere le sculture, quel sito non raggiungerà mai il traguardo di divenire quello che a tutti gli effetti è: la scoperta più importante fatta nel Mediterraneo Occidentale nel XX secolo.

Il Sinis di Cabras è un gioiello, ma è difficile da amare: io divorzio. Il maestrale è stato anche quest'anno implacabile (un giorno solo senza vento, vd. fig. 2-3), ma questo si potrebbe compensare, con servizi decenti, con il lasciar perdere l'atteggiamento di voler "fregare" il turista a tutti i costi, con una cura minima delle spiagge di San Giovanni: non c'è modo, ad esempio, per qualcuno con mobilità limitata di accedere a piccoli paradisi come le spiagge dell'istmo, di una bellezza incredibile, bellezza che riescono a preservare nonostante l'incuria totale dell'amministrazione. Niente bagni, niente bagnino, nessuna indicazione, parcheggi  a pagamento (7 euro al giorno) e per di più totalmente insufficienti in alta stagione. Se chiedi un pò in giro scopri che puoi fare un abbonamenteo settimanale per 20 euro, a Cabras, entrando in una porticina senza alcuna indicazione e che nessun turista francese o tedesco troverà mai da solo. E di certo questa informazione non viene fornita a San Giovanni, alle macchinette: e questo mi spiace per il sindaco, ma non è tollerabile, è il vero e proprio atteggiamento di spremere i turisti. Sono spariti perfino i cestini dell'immondizia: quelle spiagge all'istmo si raggiungono solo a piedi e si assiste allo spettacolo dei turisti stessi che ammucchiano la spazzatura che arriva dal mare, ma poi ovviamente non riescono a portarsela via (fig. 4). 

Il maestrale avrei anche potuto sopportarlo, ma aggiunto al disservizio, alla volontà palese di "fregare" il turista che "tanto viene lo stesso" e al cimitero delle idee di cui Monte Prama è l'emblema territoriale.....no basta. Credo che l'anno prossimo andò in Ogliastra (e non immaginate quanti in spiaggia erano imbufaliti). Che tristezza però. (P.S.: sono perfettamente consapevole che al sindaco non importa nulla se io andrò in Ogliastra, in Grecia o in Tibet: però intanto gli dico come la penso; se lui vorrà leggermi lo farà). 

Fig. 2: spiaggetta all'estremo sud dell'istmo di Capo San Marco, 20 luglio 2016 (lato Mare Vivo, ovest)

Fig. 3: spiagge  dell'istmo di Capo San Marco, 20 luglio 2016, viste da sud  (lato Mare Vivo, ovest); Tharros si trova oltre la collina della torre, a nord-est rispetto alle spiagge dell'istmo

Fig. 4: spiagge dell'istmo di Capo San Marco, 25 luglio 2016  (lato Mare Vivo, ovest)


________________________________________________________________________________________________

Primo agosto 2016
Miracolo!
Hallelu yah!
Hallelu yah!


1° agosto 2016
miracolo del riposizionamento
1° agosto 2016
miracolo della comparizione

   Oggi è una grande giornata, le preghiere di Atropa sono state esaudite.

martedì 26 luglio 2016

10 - GENTI E COSTUMI ROSSO PORPORA

SEMIOTICA NELL’ABBIGLIAMENTO  

L’ASTRAZIONE DEL SEGNO
Giancarlo Casula

ovrettos, orrosolos e tesones
manefide, dominariu e  matripellas

cancios, buttones de prata e de oro……

La mancanza del segnale è uno degli elementi forse più importanti e più complessi del codice. Senza la presenza del segno emerge la sua assenza. Le considerazioni che si fanno circa l’elemento assente valgono simmetricamente per l’elemento presente. L’astrazione del segno è per certi versi, il segnale più elaborato, più meditato e più sofferto. 

venerdì 22 luglio 2016

Corrispondenze micro e macrocosmiche nel simbolismo ofidico.

di Matteo Corrias


Entro il contesto delle concezioni psico-fisiologiche greche e romane arcaiche, l’immagine del serpente si trova regolarmente associata, nello specifico impiego contestuale che è possibile registrare nelle fonti, all’elemento psichico dell’uomo. Come abbiamo avuto a più riprese modo di sottolineare, l’anima (yuché) in quanto principio vitale era collegata ad una precisa sostanza (tutti i generi di liquido chiaro) che è presente all’interno dell’organismo umano – e in particolare nel cranio (il cervello), nella colonna vertebrale (il midollo), nell’addome (l’adipe sottocutanea e l’omentum che ricopre i visceri), nelle articolazioni (il liquido

venerdì 15 luglio 2016

9 - GENTI E COSTUMI ROSSO PORPORA

SEMIOTICA NELL’ABBIGLIAMENTO  
DIFESA APOTROPAICA

di Giancarlo Casula
8 - GENTI E COSTUMI ROSSO PORPORA


Nel costume la donna trovava lo straordinario sistema di difesa dall’ignoto e dal sovrannaturale. Le forze del male venivano contrastate, esorcizzate e bloccate proprio attraverso l’abito. Come una corazza, esso possedeva la forza, il vigore e quegli elementi in grado di allontanare la negatività e gli spiriti malvagi. Questo avveniva attraverso il sistema composto dal binomio colore-ricamo. 

martedì 12 luglio 2016

TERATOMANZIA E LOGICA GEROGLIFICA: a un passo dall'impossibile [2]

di Angelo Ledda

Vedi prima parte: Organismi e meccanismi "mostruosi": a un passo dall'impossibile [1]


Fig. 1: Il ritorno di Efesto all’Olimpo (Caraffa Ionica, 525 a.C. ca., B.C. Vienna).
In un precedente contributo ho introdotto la tematica del “mostruoso” e dell'ibridismo nel tentativo di mettere in luce la differenza tra il corpo inteso come “organismo” e quello inteso come “meccanismo”[1].
Nella tab.1 ho provato a schematizzare i due modi di intendere il corpo “mostruoso” nel campo delle arti visive, pur consapevole delle possibili variabili e interrelazioni tra i tipi.
Nel rigo 1 ho indicato quelle opere prodotte dall'uomo che intendono volutamente raffigurare un essere “mostruoso” (o ibrido e deforme) in modo analogico, derivandolo da un modello già esistente. [2]

lunedì 11 luglio 2016

Il pozzo di Santo Stefano

   Il pozzo sacro di epoca nuragica si trova nell’abitato di Irgoli, nel rione Santo Stefano. Fu scavato in emergenza in seguito al ritrovamento fortuito e una volta studiato fu interrato nuovamente, tanto che oggi nessuna emergenza archeologica è visibile.

venerdì 8 luglio 2016

"Trovo comunque strano che la notizia se fondata non abbia avuto ampio risalto!"

O anche: come ci guadagnammo un altro lettore. Che ha ragione da vendere.

di Atropa Belladonna

Sulla pagina facebook di Monte Prama Novas é successo di recente un episodio simpatico. Belle come il sole abbiamo riproposto una scultura rinvenuta nel 2001 a San Sperate, località Paulilongu (1) (fig. 1), scoperta pubblicata da Vincenzo Santoni nel 2008 (2). Si tratta di un cosiddetto modello di nuraghe in arenaria quarzosa, la cui altezza residua è di 94 cm e che presenta una figura umana scolpita-purtroppo frammentaria ed erosa. Ebbene io e Romina ormai a questa figura ci eravamo abituate, avendola ormai vista su ben tre pubblicazioni (1-3) ed avendola già proposta 3 anni fa sul blog Monte Prama (4).

Figura 1: la scultura di San Sperate rinvenuta nel 2001, località Paulilongu (da 2)

mercoledì 6 luglio 2016

La popolazione della Sardegna secondo il Lilliu, 1200-900 a.C.: oltre 7 milioni di Sardi!

di Mikkelj Tzoroddu
- premessa

Ci siamo decisi a scrivere la presente nota perché ci serva quale viatico per un contributo più consistente che andremo a proporre di poi.

lunedì 4 luglio 2016

IL VIRUS DIABOLICO

di Francu Pilloni


Un retrovirus (da Wikipedia)
Sento che oggi abbiamo tutti la mente altrove: chi alle prossime ferie, chi alle vittime di Dakka, i più ai rigori errati dagli azzurri. 
In questo momento storico sento il bisogno di condividere alcune perplessità prettamente metafisiche che si vivono in paradiso dove, non ostante la condivisione di un percezione organica dei modi e delle finalità dell'istituto, sono sorti recentemente dei distinguo, che in parte erano affiorati già in una sorta di precedenza, pur difficile da quantificare in una realtà senza tempo. 

sabato 2 luglio 2016

Scrittura nuragica. I numeri dall’uno sino al dodici. Il loro valore simbolico convenzionale nei documenti della religiosità. L’iterazione logografica sulla base di quel valore.

di Gigi Sanna

I nuragici, come sappiamo da tempo (1), adoperavano i simboli numerici servendosi di punti, di tacche verticali e di sbarrette orizzontali. I sigilli di Tzricotu in particolare, sempre rigidamente ossequenti alla legge del tre (2), ci fanno vedere chiaramente questi tre aspetti , come si può notare dalla fig. 1 e dalla fig. 2 (trascrizione e grafemi numerici evidenziati con il colore).  

 
                             Fig. 1                                                     Fig.2