sabato 29 agosto 2015

Le due facce della mela III - SU CONTU DE REIMALLORU (La leggenda del Minotauro)

di Francu Pilloni

C’era una volta un re che si chiamava Meristeddu, perché era il “signore delle stelle”, in quanto sapeva vita, morte e miracoli di tutte le stelle del firmamento. In verità conosceva i nomi delle stelle, i loro movimenti, la stagione del loro sorgere e del loro tramontare nell’orizzonte celeste, tutte cose che lo rendevano esperto navigatore dei mari più aperti, perché sapeva orientarsi guardando il cielo stellato. Viveva nell’isola di Creta con la moglie Europa che era così bella che Zeus, il padre-padrone di tutti gli dei dell’Olimpo, non la perdeva d’occhio e la possedette più volte, facendole generare tre figli, Minosse, Sarpedonte e Radamante, che Meristeddu tenne in casa sua come propri figli, timoroso di inimicarsi il potente Zeus, padrone del fulmine e del tuono, e di tante altre cose sulla terra e nel cielo del monte Olimpo, dove avevano casa quasi tutti gli dei di una volta.

lunedì 24 agosto 2015

LE DUE FACCE DELLA MELA II

    di Francu Pilloni

Fattici avveduti da queste semplici considerazioni, proviamo a rivisitare il mito del Minotauro che, sebbene riguardi a larghi tratti l’isola di Creta, nello sfondo è una narrazione tutta pro Atene, perché ateniesi sono quelli che fanno bella figura, a cominciare da un tipo che possiamo chiamare il Leonardo da Vinci dell’antichità, tale Dedalo, che scappò in fretta da Atene in quanto accusato di omicidio. Finì a Creta e là costruì, anzi ricostruì, il celeberrimo Labirinto al soldo del re Minosse che salì al trono dopo la morte del padre adottivo Asterio. Minosse ebbe molti figli fra i quali Androgeo, finito assassinato ad Atene per opera del re Egeo, invidioso delle tante vittorie sportive conseguite dal principe cretese. Minosse mosse guerra ad Atene e la soggiogò, e la città greca, fra gli altri tributi, fu costretta a consegnare, ogni nove anni, sette giovani e sette ragazze, per soddisfare la fame del Minotauro.


mercoledì 19 agosto 2015

LE DUE FACCE DELLA MELA

di Francu Pilloni

C’era un grosso albero di mele davanti alla stazione del mio paese. Fu piantato nel 1914, all’epoca della costruzione della ferrovia, perciò nel 1954 festeggiò i suoi primi quarant’anni. Era cresciuto tanto che, da lontano, poteva essere scambiato per una quercia, se non luccicassero ben visibili i frutti rotondi tra le foglie. Era un tipo di mela che, da ignoranti, i paesani chiamavano a trempa arrubia, a guancia rossa, e non c’è bisogno di capire perché, visto che io stesso lo compresi quando non avevo che otto anni.


Lo ricordo bene perché quella fu l’età in cui cominciai a scorrere le campagne per fichi e susine, ciliegie e nidi di passiri braxa, passera grigia appunto, che in Italia conoscono più o meno come averla. Non che sia un uccello particolarmente grande (più grande di tutti era l’astore che nidificava in una nicchia della chiesetta campestre di s. Maria, al quale rubavamo l’uovo giorno dopo giorno, per succhiarlo da due fori fatti con uno spino di ficodindia), né era il più bello o nobile (vuoi mettere con le tortorelle!), ma certissimamente era il più

lunedì 10 agosto 2015

L'archeorgoglio: a Creta è normale, in Sardegna è vietato

di Atropa Belladonna

 
Fig.1 : il "kouros" di Palekastro (ca. 1500 a.C.), Museo di Sitia (Creta); h. ca 50 cm in oro, avorio, 
serpentina, legno e occhi di quarzo