martedì 27 febbraio 2018

7° CORSO DI EPIGRAFIA E ARCHEOASTRONOMIA NURAGICA


L’associazione onlus «’Aleph» di Oristano

organizza l’evento e comunica che il giorno Giovedì 15 Marzo 2018, alle ore 18.00, nei locali del Collegio dei Geometri e Geometri Laureati della Provincia di Oristano, con sede in Oristano Via Aristana, 37 prenderà l'avvio il

7° CORSO DI EPIGRAFIA
E
ARCHEOASTRONOMIA NURAGICA

lunedì 26 febbraio 2018

L'ipogeo di San Salvatore di Sinnis 1°



di Sandro Angei 
Santu Srabadoi prim‘e Jesus

Fig. 1

Il 17 febbraio 2016 pubblicammo su questo blog un articolo relativo alla interpretazione del bilittero RF presente sulle pareti dell’ipogeo della chiesetta di San Salvatore di Sinnis. In quell’occasione postammo una immagine nella quale comparivano due esemplari della scritta RF con annessa didascalia esplicativa.
   Le immagini furono tratte da “Guide e itinerari – L’ipogeo di San Salvatore – D. Donati, R. Zucca – Delfino Editore.

venerdì 23 febbraio 2018

Il bronzetto di Antas di Fluminimaggiore. Il sostegno della spada e del fallo del dio (yhwh) per il viaggio verso l’eternità. La consueta articolazione della formula del metagrafico. Santi nuragici intercessori con ‘firma’ e senza ‘firma’.


di Gigi Sanna


Fig. 1 (da Zucca).

      Nel corso della spiegazione (1) del bronzetto sardo ‘scritto’ della tomba etrusca di Cavalupo abbiamo cercato di offrire una definizione sulla natura dei bronzetti sardi in genere. Ripetiamola.     
     I bronzetti  risultano essere composizioni scritte metagrafiche, ‘attestati’ di  petizione (si chiede per ottenere) dove è riposta, del tutto nascosta, del tutto nascosta, la formula magica apotropaica che, anche se spesso variata e ottenuta in mille modi, rimane, in fondo, sempre la stessa. Nella formula è presente un'esortazione scritta al ‘sostegno’, all’aiuto sicuro, alla garanzia di salvezza e dello scansare il negativo che si raggiungono attraverso l’energia straordinaria, pressoché totale (2), della divinità.
    Non si allontana dalla norma formulare il noto bronzetto della tomba a pozzetto (3) di Antas di Fluminimaggiore . Con  misero ma significativo corredo (4), l’inumato portava in mano (5) o vicino al petto una statuina, manufatto sul quale subito si è sbizzarrita la solita aleatoria speculazione comparativo - descrittivista degli  archeologi. Infatti, facili quanto superficiali riscontri hanno  fatto ipotizzare la presenza di un dio raffigurato con la lancia (6), forse lo stesso ‘sardus pater'  bab(a)y citato nel frontone del tempio ad ‘antas’ (colonne) più volte rifatto, ma in origine nuragico (7), cioè del luogo di pellegrinaggio delle popolazioni attorno al centro abitato dell'odierna  Fluminimaggiore.
    

sabato 17 febbraio 2018

I bellissimi rebus del metagrafico etrusco. Il vaso delle sfingi e dei guerrieri danzanti (I).



di gigi sanna

 

                                      Fig.1                                                                                             Fig.2

   Si  dice che la lingua etrusca è ancora, per svariati motivi, un enigma e un 'rebus'. Ciò si sostiene, naturalmente, sulla base delle grosse difficoltà che insorgono nel cercare di capire di essa molti degli aspetti lessicali, morfologici e sintattici. In realtà, a mio parere, il 'rebus' sussiste e resiste nel tempo non 'solo' per motivi di carattere grammaticale e linguistico, ma anche e soprattutto perché si stenta a considerare un aspetto essenziale dell'etrusco: che la scrittura è criptica, cioè organizzata e strutturata di proposito con il rebus. E' realizzata per non essere capita se non da pochissimi.  Pertanto nella misura in cui si comprenderanno i meccanismi, spesso sofisticati, del rebus, posti di norma in essere dalle scuole scribali dei santuari, si comprenderà la lingua etrusca. Essi sono simili e spesso gli stessi usati dagli scribi dei templi greci e nuragici. In particolare quelli inventati dagli scribi di  questi ultimi. 

Il vaso (hydria)  del pittore di Micali  a ‘figure nere’, custodito nel Museo di Trieste,  così come tanti prodotti dell’arte vascolare etrusca, deve anch’esso la sua fama alla bellezza e all’armonia artistica (1).

venerdì 9 febbraio 2018

Un ‘gigante’ sardo pellita ‘pantauros’ nella famosa tomba etrusca ‘dei bronzetti sardi’ di Cavalupo. Tutta l’energia magica taurina possibile di un figlio del Dio, di un intercessore d’eccezione, per la speranza della salvezza e della rinascita *.

di Gigi Sanna

        
 Fig. 1 -2 - 3
       Si sa che sin dal rinvenimento della ricca tomba etrusca di Cavalupo l’attenzione degli archeologi e degli etruscologi fu rivolta in particolare ai tre oggetti bronzei nuragici che furono trovati nel cospicuo corredo funerario riguardante due individui ivi sepolti (1). Non è un caso che la tomba viterbese venga chiamata da allora  ‘dei bronzetti sardi’. Tra i tre, ovviamente, ha attirato maggiore attenzione il bronzo raffigurante un uomo caratterizzato, soprattutto, dall’essere raffigurato in modo sontuoso e singolare in ogni sua parte. Di esso, tra gli altri, si è interessato ovviamente G. Lilliu per l’illustrazione e l’interpretazione del corpus dei bronzetti (guerrieri, sacerdoti e sacerdotesse, offerenti, oggetti vari, animali vari, ecc.) sin ad allora conosciuti e riconosciuti (2).
    Dello studio analitico del bronzetto e, come sempre, preciso, da parte dello studioso  ci serviremo per sostenere l’assunto che il bronzetto non è un oggetto di pregio ornamentale finito in qualche modo nella tomba che contiene il cinerario delle due, evidentemente altolocate, donne etrusche (3), ma un oggetto ‘scritto’. E scritto con il solito metodo ternario ideografico, numerologico e acrofonico che si è visto (4) in non pochi ‘documenti’ funerari etruschi (coperchi di sarcofaghi e di urne, casse dei medesimi, oggetti votivi, pitture parietali, ecc.).

martedì 6 febbraio 2018

Parlo di lei


di Francu Pilloni

Federica non è stato il primo amore, né il secondo.
Fu la primavera dei suoi quindici anni a farla interessare a me: lei andava ad Ales per chiudere la terza nell'Avviamento Professionale a indirizzo Agrario, unica scuola pubblica e gratuita nel raggio di trenta chilometri; io ero in terza superiore dell'Istituto Magistrale Vescovile. Eravamo nati nello stesso giorno del mese di gennaio, io due anni prima. Ci recavamo a scuola a piedi insieme ad altri, tre chilometri per andare, tre per rientrare, non solo per diletto, se il biglietto della corriera costava 50 lire.
Un giorno d'aprile terminai le lezioni a mezzogiorno e m'incamminai a testa bassa sotto il sole. Ciò non m'impedì di scorgere Federica che lasciava il campo di addestramento della scuola, che era davanti alla stazione della ferrovia, sulla strada di ogni giorno. Era sola, a cinquanta metri: feci un fischio e gridai: aspetta!

domenica 4 febbraio 2018

Il nuragico e il faraone: a ciascuno la sua torre

Monte Prama@maimoni
Giants of Monte Prama@monteprama

di Atropa Belladonna


Fig. 1: a sin. scarabeo in steatite, da questo sito
Il motivo del re egizio che adora a mani alzate l'obelisco compare sugli scarabei in epoca ramesside (ca. 1292-945 a.C.) prolungandosi in epoca più tarda, seppure in genere con stilismo differente (vide infra però per il caso sardo) (1a) (figura 1).
Il motivo scolpito dell'uomo a mani alzate davanti a un nuraghe-secondo Ugas un altare in forma di nuraghe- compare in Sardegna a Monte Prama o nelle sue immediate vicinanze (1b): si trova su un cd. "modello di nuraghe", l'unico trilobato finora noto tra questi nuraghi in miniatura (2).