giovedì 14 giugno 2018

Tombe di... Giganti

Tomba di giganti  coddu vecchiu
Di Valeria Putzu

Stiamo assistendo in questi giorni a una serie di polemiche in risposta all’iniziativa della sovraintendenza per l’eliminazione del termine "Giganti" riferito alle statue di monte Prama. Tralasciando lo spreco di soldi pubblici , utilizzati nella demolizione delle anteriori campagne di marketing che funzionavano, invece che nella valorizzazione della Sardegna, come perfettamente evidenziato da Vito Biolchini:

domenica 10 giugno 2018

Su CONNOTU, questo sconosciuto


di Francu Pilloni


Ecco che su connotu – con una o con due ti – ovvero “il conosciuto”, vale a dire tutto ciò che abbiamo conosciuto, visto e imparato dai genitori e dai nonni, viene percepito spesso come pura tradizione, intesa come tributo alla saggezza e all’autorevolezza de is mannus ai quali sarebbe dovuto il massimo rispetto e l’obbedienza che poi sfocerebbe nella irriflessiva replica dei modi di agire già noti per ogni situazione, col risultato insito che tenderebbe a cristallizzare nel tempo la vita di un’intera comunità, tagliandola fuori dal progresso e dalla vivacità del confronto con gli altri.
Pastore che riversa il latte munto da su casiddu al bidone
da Sardinialinks - Altervista
Questo punto di vista de su connotu è un modello interpretativo largamente diffuso e ben basato sull’osservazione dei fenomeni popolari, sia nella quotidianità che nella singolarità delle manifestazioni legate a eventi particolari, come le sagre.
Se mio zio, che era pastore, da una vita indossava per prima la
calza sinistra, anzi la pezza da piedi sinistra perché alle calze non si arrese mai, convinto che la procedura lo preservasse dal mal di denti – e in effetti, per caso e per buona sorte, morì ottantenne con in bocca i suoi trentadue denti, non uno cariato –, non c’è chi non abbia osservato, nel proprio paese o nella città, i cerimoniali delle feste che si ripetono “da sempre” con gli stessi comportamenti rituali, sia da parte dei singoli che dell’intera comunità. Si pensi alla sagra di sant’Efisio a Cagliari, ma anche e sopra tutto alla vestizione de su Componidori per la Sartiglia di Oristano, che apparentemente si configura come un tratto di un laicissimo carnevale, ma è intrisa di religiosità quanto nessuna più di essa.

mercoledì 6 giugno 2018

QUALE IL NOME DEI GUERRIERI DI MONTE PRAMA?

di Gigi Sanna
O NEPHILIM O SHARDAN. OPPURE GGHNLOY (od. GIANGALLOY) CIOE  GIGANTI (ZIGANTES).
 
Era nell’aria da diverso tempo. I ‘Giganti’ come nome ‘rompevano’. E molto. Per i ‘giacobini’ intellettuali illuminati è nome mitopoietico, di un modesto passato gonfiato dall’esaltazione, foriero di creste ‘sardiste’ troppo sollevate e di chi sa quali disastri razzistici per l’avvenire. Meglio le statue dei Giganti chiamarle semplicemente ‘statue di Monte Prama’  da parte dell’archeologia ufficiale. Quindi, a ben pensarci,  un vero e proprio rimbrotto per il curatore del volume (2012)  di Bedini, Tronchetti, Ugas e Zucca intitolato ‘Giganti di pietra’. Addirittura con sottotitolo ‘MONTE PRAMA. l’Heroon che cambia la storia della Sardegna e del Mediterraneo’. Troppa enfasi per i modesti soggetti e troppa storia per un’isola senza storia, senza immagine definita e senza ‘gloria’ per definizione. Da allora e per sempre.

Francesco Masia presenta il sul libro a Sassari


domenica 3 giugno 2018

Una stele con un uccello-pesce in ‘Su Lisandru’ di Aidomaggiore. L’iconografia ideografica nuragica della ‘mostruosità che ispirò la scrittura metagrafica astrale etrusca.


di Gigi Sanna

               

              Fig. 1                                       Fig. 2                                                          Fig. 3       

   Il piccolo ma massiccio betilo (h  1,10 X l  0,50) venne rinvenuto negli anni ottanta del secolo scorso (1) in Aidomaggiore. Affatto compreso circa la sua originaria collocazione e lasciato capovolto (fig.1) è rimasto per tanto tempo trascurato come pietra enigmatica davanti ad una rete metallica di una fattoria agropastorale, non lontano dal sito archeologico del Nuraghe Lisandru (fig.4).

martedì 22 maggio 2018

I SARCOFAGHI DEGLI ‘SPOSI’ DI CERVETERI E DEL LOUVRE. PODEROSE ‘MACCHINE’ APOTROPAICHE PER IL ‘DOPPIO’ SOSTEGNO DELLA LUCE CICLICA (IL TRE) E PER LA SALVEZZA ULTRATERRENA.

di Gigi Sanna


Si  dice che la lingua etrusca è ancora, per svariati motivi, un enigma e un 'rebus'. Ciò si sostiene, naturalmente, sulla base delle grosse difficoltà che insorgono nel cercare di capire di essa molti degli aspetti lessicali, morfologici e sintattici. In realtà, a mio parere, il 'rebus' sussiste e resiste nel tempo non 'solo' per motivi di carattere grammaticale e linguistico, ma anche e soprattutto perché si stenta a considerare un aspetto essenziale dell'etrusco: che la scrittura è criptica, cioè organizzata e strutturata di proposito con il rebus. E' realizzata per non essere capita se non da pochissimi.  Pertanto nella misura in cui si comprenderanno i meccanismi, spesso sofisticati, del rebus, posti di norma in essere dalle scuole scribali dei santuari, si comprenderà la lingua etrusca scritta. Essi sono simili e spesso gli stessi usati dagli scribi dei templi greci e nuragici. In particolare quelli inventati dagli scribi di  questi ultimi.
Abstract


Sommario  
  Il sarcofago degli sposi di Cerveteri è un’opera nota in tutto il mondo. Il suo valore però non consiste solo  nell’arte e nella documentazione  di un certo modo di essere e di pensare se stessa della societas nobiliare etrusca circa il mondo ultraterreno.  E’ anche e soprattutto epigrafico perché il coperchio lungi dall’essere opera ‘laica’, inneggiante in qualche modo al terreno, è profondamente sacro e attinente esclusivamente alla simbologia che riguarda il raggiungimento di una vita futura nel regno della luce. E’ una ΜΗΧΑΝΗ,una forte ‘macchina’ apotropaica, congegnata per scrivere nascostamente la (solita) petizione riguardante la formula della salvezza. Questa è attuata attraverso la scrittura metagrafica con gli espedienti  dell’ideografia, della numerologia e dell’acrofonia. Detta ΜΗΧΑΝΗ è esemplata su quella, con eguale scrittura, dei cosiddetti ‘bronzetti nuragici’. Formalmente, nonostante la differenza espressiva, si può dire che sono la stessa cosa. Solo che  la ΜΗΧΑΝΗ de bronzi sardi  è imperniata sul lessico semitico mentre quella etrusca si basa su ‘tre’ lingue dell’indoeuropeo (etrusco, greco e latino). Il sarcofago di Cerveteri, come si sa, ha una realizzazione gemella nel Sarcofago degli sposi custodito nel museo del Louvre di Parigi. A parte qualche variante formale le due opere sono state concepite per essere lette nello stesso identico modo, cioè con la stessa ‘petitio’ dell’aiuto salvifico del padre e della madre luminosi, TIN/ VNI - SOLE/LUNA.

sabato 19 maggio 2018

Toilette estiva


di Francu Pilloni
Sa panghixedda (da Sardimondo. com)

Tutti i vicinati del mio paese avevano uno sfogo nell’agro in prossimità del quale i bambini esprimevano di preferenza i loro giochi. Differiva quello centrale, vicino alla chiesa, alla piazza Muristeni e a Is tellaias con Sa Panghixedda, che pure confinava con la campagna, ma tramite una collina, Pubuzzi, irta di rovi e di prugni selvatici che la rendevano inadatta a qualsiasi frequentazione.

martedì 15 maggio 2018

Gita culturale al sito archeologico di Santa Cristina di Paulilatino

L'associazione 'aleph al termine del 7° corso di epigrafia nuragica e archeoastronomia organizza una gita di studio presso il sito archeologico del pozzo sacro di Santa Cristina
per sabato 19 maggio



 Oltre ai corsisti sono invitati alla gita tutti coloro che vogliano partecipare all'ultima lezione di archeoastronomia sul tema: il pozzo sacro di Santa Cristina, e all'ultima lezione di epigrafia che si terrà presso la spiaggia di "Su crastu biancu" marina di San Vero Milis.

Modalità e orari:

- ore 9.30 raduno, con mezzi propri, presso il sito archeologico di Santa Cristina
- ore 10:30 visita guidata del sito archeologico a cura della
  cooperativa che lo gestisce
- a seguire: lezione di archeoastronomia
- ore 13:00 pranzo al sacco all'interno del parco archeologico
- ore 16:00 trasferimento presso la località "Su crastu biancu" 
 marina di San Vero Milis per visitare lo scarabeo inciso sulla 
 roccia e seguire l'ultima lezione di epigrafia nuragica.