giovedì 3 ottobre 2019

ED ORA AL LAVORO. IL CLIMA E' (CI SEMBRA) PIU' SERENO. E' URGENTE LA REALIZZAZIONE E LA PUBBLICAZIONE DEL CORPUS INSCRIPTIONUM NURAGICARUM

Iscrizione nuragica a puntinato su bronzo di una barchetta (trafugata ) dell'Antiquarium Arborense di Oristano


Iscrizione nuragica della chiesetta campestre di San Nicola di Trullas con la voce yzyz


martedì 24 settembre 2019

Alla ricerca del nord geografico


Il sole, un teodolite distanziometrico, un cellulare, la necessaria scrupolosità,
e il Nord geografico è mio!


di Sandro Angei

Sommario
   Scopo di questo studio è quello di verificare se esista un metodo relativamente facile, affidabile e abbastanza preciso di misurazione, per l'individuazione dell'orientamento di un manufatto rispetto al nord geografico. Un metodo che faccia a meno della bussola (poco precisa), di rilievi topografici in appoggio a punti trigonometrici IGM (ossia una rete nazionale di appoggio),  e che faccia a meno degli strumenti topografici di ultima generazione denominati GPS, legati ad apparati globali (costellazione di satelliti artificiali). Un metodo che sia alla portata di tutti, o quasi. Il metodo esiste e fà uso, in combinazione con altri, di uno strumento (il telefono cellulare) che da qualche anno ormai, essendo collegato ad internet, fornisce l'ora esatta... molto esatta.

domenica 22 settembre 2019

SARDEGNA -PENISOLA DEL SINIS : LO SCARABEO INCISO SULLA ROCCIA CALCAREA ORIENTATO ALL' ALBA E AL TRAMONTO DEGLI EQUINOZI

Report Fotografico di Stefano Sanna

vedi anche Lo scarabeo ‘scritto’ della marina di San Vero Milis. Un prodotto recente? No. Per capire della sua remota antichità e del suo alto valore documentario basta affidarsi, oltre che all’archeologia, alla severità di tre discipline scientifiche: l’ epigrafia, la zoologia e l’astronomia 


 
 Siamo all' estremo Nord della Penisola del Sinis , nel tratto di costa tra "Su Crastu Biancu " e Scab'e Sai" nel territorio di San Vero Milis ,dalla roccia in arenaria calcarea affiora una incisione che rappresenta   uno Scarabeo:con il suo  asse longitudinale è perfettamente orientato  all'  alba e al tramonto degli equinozi.



ore 07:20 alba dell' equinozio di autunno , qualche minuto prima che spunti il sole dalla collinetta


equinozio di autunno ,ore 07:30 il sole spunta dalla collinetta è l' asse longitudinale dello scarabeo è perfettamente orientato al sole nascente

equinozio di autunno ore 18:37 circa: tramonto del sole 


la freccia indica il punto esatto dove si trova lo scarabeo , la parte di territorio  evidenziato  in giallo sono aree di  interesse archeologico
LE INCISIONI DELLO SCARABEO IN DETTAGLIO





il tramonto del sole degli equinozi

rappresentazione di uno scarabeo sacro  con le antenne sulle mura della tomba KV6 , VALLE DEI RE-EGITTO

lunedì 16 settembre 2019

Quanto sono autentici i cartigli di Tharros?


anni 60' - Spiaggia di San Giovanni di Sinis, le capanne di falasco.
Nostalgia dei bei tempi passati?
Macché, prove di autenticità!

di Sandro Angei


   Bravo, anzi, bravissimo Stefano a scovare fotografie. L'ho sempre detto, Stefano è un Segugio... si, con la lettera maiuscola...poi, però, nella foga di pubblicare, non ci ha pensato su due volte, ha preso

martedì 10 settembre 2019

VI RICORDATE I CARTIGLI DI THARROS? BENE CI SONO NOVITÀ

 di Stefano Sanna

Fin dal 2013 da quanto notai per la prima volta i cartigli non ho mai smesso di cercare delle prove sulla loro autenticità .In questo breve articolo vi voglio dimostrare con documentazione fotografica, che la parte di roccia modellata dalla mano del uomo che ospita uno dei cartigli presenti nel costone roccioso adiacente le rovine di Tharros , è la stessa che si nota in una foto che risale al 1960 .Tale circostanza toglie un tassello a tutte quelle persone che sostenevano fino ad ieri , che anche la parte di roccia lavorata dalla mano del uomo con inciso il cartiglio era un opera molto recente di qualche artista locale .


 
Ma andiamo per ordine ; nella foto sopra osservando la parte di roccia che ospita il cartiglio si nota chiaramente che è stata lavorata dalla mano del uomo , infatti sono ben visibili i tratti di roccia arrotondati , completamente differente dalla roccia circostante.

 
In una foto del 1945 pubblicata da Gabrielesotgiu Deriu su Facebook , si nota la linea di costa più lontana rispetto a quella attuale , è gran parte del costone roccioso dove sono presenti i cartigli avvolti  dalle dune di sabbia .Ingrandendo  la foto la freccia rossa indica il punto esatto del cartiglio ancora  sotto le dune.
Passiamo ora ad una foto degli anni "60" pubblicata sempre in facebook, stavolta da Nicola Masala.La foto evidenzia il tratto preciso del costone roccioso dove è presente il cartiglio .

ingrandendo la foto   si nota chiaramente la parte di roccia lavorata



 purtroppo la foto in bianco e nero non è molto nitida , ma permette ugualmente di indentificare la parte di roccia ancora  in parte avvolta dalla vegetazione , e con molta probabilità chi ha lavorato quel tratto di roccia ha inciso anche il cartiglio.

mercoledì 28 agosto 2019

Maymoni deturpato

di Sandro Angei
vedi  ➽: Il volto di Maymoni




   Un atto vandalico ha deturpato il volto di Maymoni. Un volto tra l'umano e il bestiale è stato deturpato da un atto incivile di bestialità umana.
Null'altro sento di scrivere in questo momento, null'altro!

  
ieri                          oggi



 
la scheggiatura del triangolo simbolo della divinità


appendice

 
Fig. 1 - Vista di profilo                                            Fig. 2 - vista frontale


Fig. 3 - ancora una vista frontale

                                       
     particolare speculare di Fig. 3             e vista reale frontale

fotomontaggio di Fig. 3 

venerdì 23 agosto 2019

NASCHIDOS DAE S’OU DE SU SILENTZIU - NATI DALL’UOVO DEL SILENZIO


 di Salvatore Pintore

NASCHIDOS DAE S’OU DE SU SILENTZIU


Naschidos dae s’ou de su Silentziu,
fecundadu dae semene de Peraula,
immerghidos in sa coa sua, totue
lu chircamus, in s’Umbra e in sa Lughe.

martedì 13 agosto 2019

1973 - 2019


Un'altra stella del mio firmamento si è spenta.
Una nuova luce si è accesa nel cuore dei miei ricordi.
Sei stato amico fedele come altri non potevano essere.
Ciao Emanuele, amico mio caro
Adiosu

mercoledì 7 agosto 2019

Tartesso, l'isola di Tharros

Una indagine indiziaria


di Sandro Angei su una ipotesi di Davide Cocco

Ho chiesto a Davide Cocco, siamo amici su Facebook, se potevo sfruttare la sua teoria per inquadrarla dal mio punto di vista e consolidarla in qualche modo, lì dove lui intravvede in un passo di Apollodoro una verità che a tutti è sfuggita a proposito della descrizione di Tartesso. Già, Tartesso, quella fantastica città che tutti cercano e nessuno trova o meglio, quelli che vi hanno provato la posizionano nei luoghi più disparati, forse perché disperati, chissà!
Le parole scritte a volte è necessario soppesarle una ad una, soffermarsi nella lettura del passo che si sta leggendo, senza fretta, con la calma di chi sta cercando qualcosa. E proprio la ricerca necessita di calma e pazienza. Come si dice: la calma è la virtù dei forti! E con la calma del ricercatore Davide ha fissato l'attenzione su una parola che sembrerebbe banale, innocua: “attraverso”. Una parola che banale e innocua non lo è per niente, visto che può rivoluzionare le teorie che vogliono Tartesso per ogni dove. Quell'attraverso merita attenzione e rispetto, perché come dice Davide nel suo articolo “In Spagna, per esempio, non si riesce mica, a navigare attraverso Tartesso.“.

sabato 3 agosto 2019

Ierofanie e modellazione 2° parte


Vero, semivero o falso?!

Esterno

Interno
di Sandro Angei


   Al meeting di Villanovaforru di domenica 28 luglio la Dott. M. De Franceschini ha puntualizzato che l'archeologo, nello studio coordinato e multidisciplinare delle ierofanie luminose nei monumenti antichi, debba verificare che le strutture che producono i fenomeni luminosi siano antiche, e a tal proposito porta l'esempio del Pantheon dove l'oculo sommitale reca ancora il cornicione di bronzo originario, quindi produce gli stessi effetti di allora.
   La gran fortuna del Pantheon purtroppo è caso raro negli edifici che durate i secoli hanno subito spoliazioni.

giovedì 1 agosto 2019

Ierofanie e modellazione



  1. Confronto tra reale e virtuale
Lo spunto per questo articolo mi è stato dato dal recente incontro avvenuto a Villanovaforru in occasione dell'ArcheoMeet – incontri e scontri sull'archeologia sarda - di domenica 28 luglio. In particolare la Dr. Marina De Franceschini, archeologa votata all'archeoastronomia, ha posto l'accento sulla necessità di constatare in loco le manifestazioni luminose (ierofanie) legate al sacro. Concordo in pieno con questa asserzione che è indice di metodologia seria e corretta, che si presume tutti gli archeoastronomi debbano praticare. Non basta la misurazione angolare più o meno precisa di un evento legato ad un particolare momento del moto degli astri; e ancor meno basta per eventi luminosi che anziché limitarsi ad orientamenti del primo tipo, sono inquadrabili in quelli del secondo tipo.
Ora, aprendo una parentesi, le due categorie appena citate ho avuto modo di descriverle nel mio saggio sul pozzo di Santa Cristina, ma è bene qui riproporre la spiegazione su cosa si intenda per orientamento del primo o del secondo tipo:

lunedì 24 giugno 2019

La paraninfa



Giovedì 27 giugno dalle ore 19:00 alle 20:30 presso Coworking 001 Via Garibaldi 51 in Oristano Mauro Pusceddu presenterà il suo romanzo
La paraninfa

Il romanzo si svolge nel contesto storico descritto nel volume La Sardaigne Paranymphe de la Paix (La Sardegna Paraninfa della Pace) pubblicato anonimo nel 1714. Successive edizioni (fino al 1725) furono date alle stampe con il titolo Déscription géographiquehistorique et politique de la Sardaigne. La presente edizione è introdotta da una dettagliata prefazione di Sabine Enders che in base a nuove prove documentali e interpretative attribuisce la Paraninfa definitivamente a Vincenzo Bacallar Sanna. L’argomento del volume è l’imminente e definitivo distacco della Sardegna dalla Spagna dopo la guerra di successione spagnola e la cessione ad un altro dominio. Nel trattato di pace di Utrecht dell’11 aprile 1713 Max Emanuel, duca e principe elettore di Baviera, fu designato nuovo re di Sardegna, e la Paraninfa sostiene appassionatamente questo progetto da un punto di vista sardo. Ma contro Carlo d’Asburgo, dal 1711 imperatore del Sacro Romano Impero Germanico, il sogno del principe elettore di Baviera nonostante l’attivo sostegno di Bacallar non si avverò. Il progetto di Max Emanuel avrebbe significato per la Sardegna la tanto desiderata sovranità sotto un proprio re, e lo stesso Giovanni Maria Angioy verso la fine del Settecento sottolineò la modernità di questo piano. Chiude il volume un’appendice con lettere inedite del conte Louis Joseph d’Albert – inviato bavarese a Madrid – su un piano segreto che aveva per obiettivo la conquista militare dell’isola da attuare con l’aiuto degli esuli sardi a Madrid per incoronare Max Emanuel re di Sardegna.

giovedì 6 giugno 2019

Il pozzo di Santa Cristina: 10° parte - Si dia inizio ai lavori!



di Sandro Angei

vedi: Il pozzo di Santa Cristina: 9° parte - un problema di scala rovescia

15. Cronoprogramma dei lavori


  Alla luce di quanto fin qui esposto possiamo affermare con ragionevole sicurezza, che il pozzo sacro di Santa Cristina è di carattere prettamente solare. L'edificio fu realizzato impiegando un mòdano “polifunzionale" dettato dalle fasi annuali del sole. Questo recava i dati necessari al tracciamento delle parti essenziali di quel monumento costruito impiegando una precisa unità di misura: “sa stiba”.

  Ci accingiamo ora a percorrere le fasi salienti di costruzione del monumento, perché la complessità costruttiva è tale da dover fugare ogni dubbio circa il preciso

lunedì 27 maggio 2019

Sardegna. Siamo proprio malmessi! La nostra storia a quando? Ce lo diranno gli altri. Quando si vorrà e come si vorrà. Ma c’è un ‘ma’: la storia provata, quella nelle cose, è già in atto e non aspetta fasulle benedizioni.


gigi sanna

   La storia della creazione in Sardegna dell’organismo ‘scientifico’ C.I.R.C.E sa davvero dell’incredibile. Ancora una volta i pronunziamenti ‘certi’ sulla nostra storia saranno appannaggio di teste e di bocche considerate autorevoli per mettere in riga il tutto, eliminare la confusione, classificare con metodo ed emettere sentenze definitive. Si annuncia per noi un altro istituto 'superiore' ad hoc, sulle orme del ben noto I.I.P.P. di Firenze. Quello che (teste lo studioso Sergio Frau) ci vuole tanto bene con la storia archeologica ben centellinata per teste caldissime quali siamo.
 
Fig.1. Semestene. Archetto della Chiesetta campestre di San Nicola di Trullas


   Si sa bene (e alcuni antropologi in Sardegna, a malincuore, lo sanno molto meglio di altri) che il passaggio dalla preistoria alla storia lo si ha quando un popolo lascia in eredità, tra i documenti della propria civiltà, quelli che si dicono ‘scritti’;  gli attestati  cioè sui quali, data la loro ‘oggettività, non si può discutere più di tanto. Se ad esempio i 'nuragici', gli uomini che costruirono i nuraghi e quelli che vissero poi sulla scia della loro  civiltà, lasciarono scritto (con chiari segni di natura  consonantica perché  segni conosciuti anche altrove (Siria- Palestina) per valore fonetico),  in un archetto (fig.1)  di un tempio, poi  cristianizzato, del VIII - VII secolo a.C., che yzyz è figlio (bn) del ‘toro’ e nello stesso tempo ‘figlio (bn) di ZZY’. E  se, sempre nello stesso documento,  si celebra la potenza straordinaria (‘oz) dell’uno e dell’altro, ciò vuol dire che ci troviamo davanti al culto di un sovrano potentissimo 'divino' che possiede le stesse qualità del padre. Vuol dire  che nella Sardegna ‘nuragica’ di un certo periodo c’era una monarchia (o per lo meno una aristocrazia) di origine divina e che certi templi venivano costruiti in loro onore. E vuol dire ancora che con ogni probabilità il padre di yzyz, cioè zzy era ‘divino’ e ‘figlio’ del toro anch’esso. E quando i sigilli (autenticissimi) di Tzricotu di Cabras, 25 anni prima del rinvenimento del documento della chiesetta di Semestene, ci dicono, sempre con la stessa tipologia di scrittura consonantica (fig.2),  la stessa identica cosa, che y’go de hathos è figlio divino del toro  e figlio di byqo, toro divino anche lui, vuol dire che noi su quella doppia testimonianza diretta (corroborata da altre testimonianze ancora sempre dirette) dobbiamo credere, non avere più dubbi su chi fossero coloro che governarono la Sardegna tra la fine dell’età del bronzo e i primi cinquecento anni dell’età del ferro. Non dobbiamo dubitare su errori di interpretazione perché abbiamo un frammento non piccolo di storia sarda oggettiva, una fonte diretta che nessuno può mettere in discussione.

 
Fig. 2. Tzrictu.  Sigillo  di  y'go th hths bn byqo, uno dei 'Giganti'  di Monte Prama di Cabras   

Ma  perché si capisca bene il valore immenso di questi (ed altri)  documenti e della loro testimonianza ‘storica’ si consideri il fatto che per quanto riguarda la storia d’Italia e del Mediterraneo occidentale abbiamo attestati in Sardegna (e non altrove)  i primi nomi dei re. I re etrusco - romani dovranno aspettare mezzo millennio e più  per comparire nella storia. 'Incredibile', si dirà! Perché incredibile? Credibilissimo invece. A meno che qualcuno non giochi pesante e magari è pronto a sostenere che o siamo noi, nuovi romantici falsari d'Arborea,   che inventiamo documenti oppure  sono altri che li inventano perché  li si manipoli. Possono anche dire e ridire e dire ancora, usare tutti gli strumenti, leciti e illeciti,  della propaganda,  abbaiando  con la ‘tiritera’ del falso, del tutto falso, così da respingere i 300 documenti di oggi, i  3000 di domani e i  30000 del futuro. Apparirà, come  è già apparsa,  una menzogna assurda, un atto del tutto disonorevole per chi la pronuncia, perché è una palese  menzogna che tenta solo di gettare  fango su  oltre venticinque anni di ricerche limpide e di rinvenimenti alla luce del sole.

 E’ evidente che la menzogna rende sempre di più ridicoli perché una buona parte dei documenti ( di sughero, di ceramica, di bronzo e di pietra) rinvenuti e che via via si rinvengono o sono esito di scavi regolari oppure si trovano nei musei, attestati per altro come genuini dalle rare volte in cui i reperti, come nel caso della barchetta di Teti, si sono portati  a periziare.

Ma con la menzogna consapevole  cosa si fa? Quale scopo si intende perseguire? Si intende arrivare all'obiettivo minimo del  resistere e del ritardare il più possibile quello che va detto oggi e andava detto già da alcuni anni. Che la Sardegna è passata a 'vele spiegate' -come si suol dire -  dalla preistoria alla storia e che pertanto sempre di più essa si 'manifesterà' in quest’ultima perché, dato il calcolo delle probabilità, essendo stati più di metà i documenti rinvenuti in edifici ‘nuragici’ o presso costruzioni pertinenti ad essi ed essendo stata scavato, con diligenza, solo uno 0,2 % dei medesimi, i documenti scritti secondo la solita tipologia in mix degli alfabeti orientali semitici (ormai del tutto conosciuti per fonetica) fra cinque o dieci anni saranno 3000 e tra cinquanta chissà quante volte di più. O forse qualcuno potrà pensare davvero che il coccio nuragico del Nuraghe Addanas di Cossoine, quello da noi recentemente pubblicato, dove si dice papale papale del ‘crogiolo’ di Ra, sia l’ultima testimonianza del system arcaico dei sardi dell’età del bronzo e del ferrò? Quanti ne troveremo invece ancora di cocci scritti, di pietre che parlano  e  di bronzi canterini!

Ma ecco ora il punto. Nessuno lo pensa più il 'tutto falso' e l'inesistente per sola voce d'autorità. . Non è più possibile procedere per bugie stupide perché enormemente palesi. I nasi dei bugiardi sono lunghi,  troppo lunghi.  E allora cosa ti fa la cosiddetta ‘scienza’ accademica, quella parte di essa  che sa che si è bruciata malamente per ‘scientificità’ ma in qualche modo deve riprendersi e salvare la faccia? Deve Inventarsi un organismo con patente ‘scientifica’ che dica: ‘Va bene, i documenti ci sono. E’ innegabile che ci siano, come è comprensibile  che si manifesteranno  sempre di più. Ma a dirlo ‘cosa sono’ dovremo essere  noi, ‘comunque’ noi, deputati da una apposita istituzione scientifica”. E noi replichiamo: ‘Fate pure il vostro gioco. Siete pagati apposta per farlo nel miglior modo possibile. Ma sappiate che tutto quello che direte, bello, ordinato, pulito con la candeggina, magari scritto in riviste patinate in inglese, in russo o in giapponese, è ben poca cosa sul piano della scoperta e del  suo interesse di caratura internazionale. Infatti, comunque la giriate,  non potrete che confermare che yzyz era un re santo toro figlio di zzy e che y’ago de Hathos era un altro re santo, un Gigante di Monte ‘e Prama , figlio di un altro gigante e cioè Boyqo. Direte, ma ritardando forse la storia di chissà quanti decenni ancora, quello che noi abbiamo affermato già dal 2004. Non potrete che dire che la Sardegna, con i sigilli del 'ripostiglio' (archivio) nuragico rinvenuto nei pressi di Tzricotu , è entrata non solo con le Statue singolari, ma anche con la scrittura (anch'essa  a tutto tondo),  nella grande storia e non più nella preistoria del Mediterraneo. Storia che -si spera - verrà doverosamente anteposta, nei libri scolastici,  a quella falsa delle origini, villanoviano -etrusca e poi romana, mossa dalla  retorica nazionalistica italica di stampo liberale e poi fascista.