sabato 17 febbraio 2018

I bellissimi rebus del metagrafico etrusco. Il vaso delle sfingi e dei guerrieri danzanti (I).



di gigi sanna

 

                                      Fig.1                                                                                             Fig.2

   Si  dice che la lingua etrusca è ancora, per svariati motivi, un enigma e un 'rebus'. Ciò si sostiene, naturalmente, sulla base delle grosse difficoltà che insorgono nel cercare di capire di essa molti degli aspetti lessicali, morfologici e sintattici. In realtà, a mio parere, il 'rebus' sussiste e resiste nel tempo non 'solo' per motivi di carattere grammaticale e linguistico, ma anche e soprattutto perché si stenta a considerare un aspetto essenziale dell'etrusco: che la scrittura è criptica, cioè organizzata e strutturata di proposito con il rebus. E' realizzata per non essere capita se non da pochissimi.  Pertanto nella misura in cui si comprenderanno i meccanismi, spesso sofisticati, del rebus, posti di norma in essere dalle scuole scribali dei santuari, si comprenderà la lingua etrusca. Essi sono simili e spesso gli stessi usati dagli scribi dei templi greci e nuragici. In particolare quelli inventati dagli scribi di  questi ultimi. 

Il vaso (hydria)  del pittore di Micali  a ‘figure nere’, custodito nel Museo di Trieste,  così come tanti prodotti dell’arte vascolare etrusca, deve anch’esso la sua fama alla bellezza e all’armonia artistica (1).

venerdì 9 febbraio 2018

Un ‘gigante’ sardo pellita ‘pantauros’ nella famosa tomba etrusca ‘dei bronzetti sardi’ di Cavalupo. Tutta l’energia magica taurina possibile di un figlio del Dio, di un intercessore d’eccezione, per la speranza della salvezza e della rinascita *.

di Gigi Sanna

        
 Fig. 1 -2 - 3
       Si sa che sin dal rinvenimento della ricca tomba etrusca di Cavalupo l’attenzione degli archeologi e degli etruscologi fu rivolta in particolare ai tre oggetti bronzei nuragici che furono trovati nel cospicuo corredo funerario riguardante due individui ivi sepolti (1). Non è un caso che la tomba viterbese venga chiamata da allora  ‘dei bronzetti sardi’. Tra i tre, ovviamente, ha attirato maggiore attenzione il bronzo raffigurante un uomo caratterizzato, soprattutto, dall’essere raffigurato in modo sontuoso e singolare in ogni sua parte. Di esso, tra gli altri, si è interessato ovviamente G. Lilliu per l’illustrazione e l’interpretazione del corpus dei bronzetti (guerrieri, sacerdoti e sacerdotesse, offerenti, oggetti vari, animali vari, ecc.) sin ad allora conosciuti e riconosciuti (2).
    Dello studio analitico del bronzetto e, come sempre, preciso, da parte dello studioso  ci serviremo per sostenere l’assunto che il bronzetto non è un oggetto di pregio ornamentale finito in qualche modo nella tomba che contiene il cinerario delle due, evidentemente altolocate, donne etrusche (3), ma un oggetto ‘scritto’. E scritto con il solito metodo ternario ideografico, numerologico e acrofonico che si è visto (4) in non pochi ‘documenti’ funerari etruschi (coperchi di sarcofaghi e di urne, casse dei medesimi, oggetti votivi, pitture parietali, ecc.).

martedì 6 febbraio 2018

Parlo di lei


di Francu Pilloni

Federica non è stato il primo amore, né il secondo.
Fu la primavera dei suoi quindici anni a farla interessare a me: lei andava ad Ales per chiudere la terza nell'Avviamento Professionale a indirizzo Agrario, unica scuola pubblica e gratuita nel raggio di trenta chilometri; io ero in terza superiore dell'Istituto Magistrale Vescovile. Eravamo nati nello stesso giorno del mese di gennaio, io due anni prima. Ci recavamo a scuola a piedi insieme ad altri, tre chilometri per andare, tre per rientrare, non solo per diletto, se il biglietto della corriera costava 50 lire.
Un giorno d'aprile terminai le lezioni a mezzogiorno e m'incamminai a testa bassa sotto il sole. Ciò non m'impedì di scorgere Federica che lasciava il campo di addestramento della scuola, che era davanti alla stazione della ferrovia, sulla strada di ogni giorno. Era sola, a cinquanta metri: feci un fischio e gridai: aspetta!

domenica 4 febbraio 2018

Il nuragico e il faraone: a ciascuno la sua torre

Monte Prama@maimoni
Giants of Monte Prama@monteprama

di Atropa Belladonna


Fig. 1: a sin. scarabeo in steatite, da questo sito
Il motivo del re egizio che adora a mani alzate l'obelisco compare sugli scarabei in epoca ramesside (ca. 1292-945 a.C.) prolungandosi in epoca più tarda, seppure in genere con stilismo differente (vide infra però per il caso sardo) (1a) (figura 1).
Il motivo scolpito dell'uomo a mani alzate davanti a un nuraghe-secondo Ugas un altare in forma di nuraghe- compare in Sardegna a Monte Prama o nelle sue immediate vicinanze (1b): si trova su un cd. "modello di nuraghe", l'unico trilobato finora noto tra questi nuraghi in miniatura (2).

giovedì 25 gennaio 2018

Scrittura nuragica. ‘Pone in bertula’: altre sette lettere arcaiche protosinaitico - protocananaiche per il ‘corpus inscriptionum’ dei segni antichi sardi. Il solito mix del pittografico e del lineare. La lettera fallica yod.



di gigi  sanna 

   Fig. 1

     La pietra basaltica iscritta è stata rinvenuta, alcuni anni fa,  in un sito nuragico in località D. (1) del centro ovest della Sardegna. Così come altre scritte su pietra, reca pochi segni - in tutto sette - dei quali alcuni profondamente incisi e altri meno. Come ognuno può vedere sono tutti facilmente ascrivibili al system nuragico arcaico di ispirazione semitica protocananaica (2), ovvero a quel codice semitico siro - palestinese che usava riportare in mix i segni fonetici consonantici , ora usando il pittografico ora il lineare (3). I simboli grafici sono disposti su due linee immaginarie (la seconda lievemente obliqua) con lettura bustrofedica a partire dalla prima che risulta destrorsa. In alto si trovano due segni, uno pittografico e l’altro schematico lineare, in basso cinque segni dei quali due pittografici.

martedì 23 gennaio 2018

Paule S'Ittiri - Geometria, astronomia e culto del toro solare


di Sandro Angei



Fig.1



    Paule S'ittiri è una località del Sassarese lungo il corso del “Riu Mannu”, dove  si trova un particolare insediamento nuragico. Poco lontano si ergono nuraghe Oes di Giave, che dista circa 1400 m, e il Santu Antine di Torralba, che dista circa 1700 m.

sabato 20 gennaio 2018

La storiella mediatica del "Dna svela, fenici amici antichi sardi": peccato che i dati parlino d'altro

di Atropa Belladonna

C'è cascata perfino "Le Scienze", con un titolone che sembra fatto apposta per essere trasposto all'epoca attuale: L'integrazione riuscita delle antiche colonie fenicie. La notizia è stata lanciata a lettere cubitali da ANSA, e poi via via tutti dietro. Ma i giornalisti non hanno del tutto colpa (quelli de Le Scienze sì però), perchè riportano ciò che hanno detto loro gli autori, gli scienziati autori, di un recentissimo articolo apparso su PloS ONE (1): articolo eccellente dal punto di vista della raccolta e analisi dati, ma pessimo-dal punto di vista scientifico- il modo con cui è stato presentato ai media e come conclusioni riportate nell'abstract. Quando si fa scienza non è lecito rimescolare le carte, neppure per "nobili" motivi, tantomeno per un modello che si ha in testa e di cui si cercano conferme. E un sintomo molto chiaro che qualcosa non va, è il silenzio totale dell'archeologia sarda su questo articolo: perchè l'archeologia sarda sa bene che l'archeogenetica in questo caso si riferisce non all'epoca della pacifica interazione tra sardi e fenici, ma all'epoca successiva di dominio e distruzione cartaginese. 


venerdì 19 gennaio 2018

L'omaggio a Ercole Contu

Bellissime le parole scherzose del grande archeologo nel finale del filmato realizzato da ArcheoFoto Sardegna e andato in onda durante l'omaggio dedicato da 40° parallelo a Ercole Contu, pochi giorni dopo la sua scomparsa:
[..]Anche io credevo e avevo scritto prima di trovare questa tomba, che le tombe sarde assomigliano tanto a quelle dell'Etruria, e non avevano e non hanno nessun rapporto, perchè la data è troppo lontana, è troppo diversa. Casomai dovevano essere stati gli Etruschi  furbastri che..."ehhhh, adesso me la faccio anche io e glieli frego questi Sardi!"[..]

Immagine da questo sito. "Trovare una cosa coì..Qualunque archeologo del continente si metterebbe a urlare, e io ne ho trovati diversi" (Ercole Contu, parlando dei vasi tetrapodi dalla tomba omonima.) 


martedì 16 gennaio 2018

I documenti ‘etruschi’ di ‘Allai’. Falsi? Proprio per niente. Anzi illuminanti in quanto nuragico -etruschi. Vediamo perché.

di Gigi Sanna
   
Fig.1                                                                                                      Fig.2

    A molti è nota la vicenda dei documenti di Allai (1) rinvenuti dal cartografo Armando Saba nel lago Omodeo quando questo, per la siccità, si trovò ad essere in secca. Tra i documenti spiccano i due ciottoli che il giudice A.Enna, indotto dalla 'super perizia'  dell’etruscologo M. Torelli, sentenziò essere, insieme agli altri,  dei falsi ma mandando assolto il Saba per non aver commesso il fatto, cioè per non essere lui il falsificatore. Altri evidentemente li avevano spacciati per autentici. Ma chi? Non si sa.