martedì 12 dicembre 2017

Giorrè tra geometria e astronomia - seconda parte

Colombella dell'alba
colombella di mezzogiorno
colombella del tramonto

di Sandro Angei
Vedi parte prima: Giorrè tra geometria e astronomia

   “Presso il margine destro della lastra rimane una delle due piccole costruzioni che limitano la maggiore nel mezzo. Ha figura d'un vano rettangolare chiuso alle fiancate e aperto davanti e di dietro. Lo copre un tetto a doppia falda molto inclinata, sporgente in basso sulle pareti con una modinatura a gola; il tetto mostra due stratificazioni sovrapposte di cui l'inferiore indica lo scheletro ligneo del soffitto e quella superiore, tutta liscia all'esterno, rappresenta la vera e propria copertura, presumibilmente straminea. Sulla cresta del tettuccio stanno posati tre uccelli, uno, nel mezzo, rivolto al castello nuragico, e gli altri due, ai margini, disposti lungo il colmo e guardanti rispettivamente sulla fronte e sul retro del minuscolo (specie se

venerdì 8 dicembre 2017

domenica 3 dicembre 2017

Scrittura etrusca. Due piatti (tra i tanti) per il bello terreno delle tombe ma soprattutto per la salvezza e la rinascita celeste. ‘Pesci volanti’ immortali e un collo taurino solare per la bella luna.

di Gigi Sanna 

Si  dice che la lingua etrusca è ancora, per svariati motivi, un enigma e un 'rebus'. Ciò si sostiene, naturalmente, sulla base delle grosse difficoltà che insorgono nel cercare di capire di essa molti degli aspetti lessicali, morfologici e sintattici. In realtà, a mio parere, il 'rebus' sussiste e resiste nel tempo non 'solo' per motivi di carattere grammaticale e linguistico, ma anche e soprattutto perché si stenta a considerare un aspetto essenziale dell'etrusco: che la scrittura è criptica, cioè organizzata e strutturata di proposito con il rebus. E' realizzata per non essere capita se non da pochissimi.  Pertanto nella misura in cui si comprenderanno i meccanismi, spesso sofisticati, del rebus, posti di norma in essere dalle scuole scribali dei santuari, si comprenderà la lingua etrusca. Essi sono simili e spesso gli stessi usati dagli scribi dei templi greci e nuragici. In particolare quelli inventati dagli scribi di  questi ultimi. 

 

                       fig. 1                                                                     fig.2                                             (ricostruzione segnico -pittorica)

   Abbiamo visto nei due articoli precedenti due documenti, uno in bronzo e l’altro in pietra,  riguardanti  la scrittura nuragica a rebus (1). Li abbiamo interpretati alla luce delle solite convenzioni del metagrafico che prevede, ricordiamolo ancora una volta, l’uso dell’acrofonia, della ideografia e della numerologia. Ci siamo soffermati in particolare sulla figura del pesce che per via ideografica ha dato, in entrambi i casi, il valore di ‘muto, silenzioso’. Allusione al procedere (al distendersi) giornaliero degli astri sole e luna nella volta celeste. Ne vedremo ancora degli altri di pesci nuragici, davvero straordinari, alludenti alla ‘silenziosità’ delle fonti di luce taurine.

giovedì 30 novembre 2017

Giorrè tra geometria e astronomia



di Sandro Angei

Vedi: Quando si scriveva in nuragico in quel di Giorrè...


   Nell'articolo “Quando si scriveva in nuragico in quel di Giorrè...” pubblicato il 23 novembre scorso, accennammo al recinto di forma ellittica che racchiude gli edifici santuariali di Giorrè. Precisammo che la figura descritta da Angela Antona nell'articolo pubblicato sul Bollettino di archeologia 44-46 1997 – “Il santuario di Giorrè – Florinas” fosse più precisamente un ovale; ossia una figura piana costruibile con archi di cerchio.

lunedì 27 novembre 2017

No, caro Usai Alessandro. Tharros non è ‘fenicio - punico - romana’. E' stata sempre, anche e soprattutto, nuragica. Fino a III secolo d.C. I documenti ti smentiscono. E clamorosamente.

di Gigi Sanna


    fig. 1 Scritta in caratteri nuragici della scogliera della cosiddetta Sala da Ballo di San Giovanni (Tharros). IV - III secolo a.C.  


Oggi Alessandro Usai, archeologo,  sovrintendente ai beni archeologici e culturali della Provincia di Oristano è comparso in televisione (Videolina) per ‘commentare’ in qualche modo il ritrovamento di ossa umane affioranti e presumibilmente contenute in una tomba che dovrà essere individuata e studiata. Speriamo presto. Tra le altre cose (il giusto invito alla prudenza sulla natura di quei resti umani) ha detto però che Tharros era una città ‘fenicio - punica -romana'.

giovedì 23 novembre 2017

Quando si scriveva in nuragico in quel di Giorrè...

                  

 
 di Sandro Angei
fotografie di Stefano Sanna

  Giorrè è il nome di un vasto altipiano tra Florinas e Cargeghe nel sassarese. Nel punto di massima elevazione (570 m slm), si trovano i resti di un santuario nuragico.
   L'archeologa Angela Antona studiò il sito e lo pubblicò in Bollettino di Archeologia 46-48, 1997, intitolandolo “Il santuario di Giorrè, Florinas-Sassari”.
***

lunedì 20 novembre 2017

(II) Un pesce e un serpente ferito nella bidente del sito di Is Locci - Santus di San Giovanni Suergiu. La doppia lettura del documento. Il primo in lingua sarda indoeuropea?


 



 fig.1

          Tra i segni marcatamente pittografici (1) del codice nuragico di ispirazione protocananaica spicca quello del pesciolino ‘dalet’ che si trova riportato nel 'brassard' di Is Locci Santus (2). Completamente e clamorosamente travisato, insieme a tutti gli altri segni, dall' Atzeni (3) quanto a significato, esso invece si rivela oggi in tutto il suo significato grazie all'apporto, in termini di senso ideografico, del pesce esaminato nell’articolo precedente. 

domenica 19 novembre 2017

A proposito di lingua sarda

Ieri pomeriggio a Quartucciu è stato presentato un nuovo libro di Giulio
Solinas, molto interessante e usufruibile anche per i problemi grammaticali e sintattici di chi volesse entrare nel merito della lingua sarda campidanese. Non mancano i riferimenti alla metrica e alla storia della letteratura campidanese.
Per l'occasione, sono stato invitato a relazionare non tanto sul testo in modo specifico - lo hanno fatto Angelo Spiga e Gesuino Murru - ma sulla lingua sarda, lasciandomi libero di esplicitare il mio pensiero in merito.
Ecco perché di ciò che ho detto - e che riporto integralmente di seguito - sono l'unico responsabile, non avendo chiesto il parere di nessuno prima di relazionare, non volendo coinvolgere nessuno nella responsabilità delle  enunciazioni.

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Da dove viene e dove va la lingua sarda:

PASSATO FANTASTICO, FUTURO DA FANTASMA?

di Francu Pilloni


Il libro che oggi Giulio Solinas presenta ha molti capitoli specifici, tutti interessanti, ben scritti e sufficientemente comprensibili anche a chi non è addentro ai problemi linguistici.
Non parlerò in modo specifico dei temi del libro, anche se i riferimenti ad esso saranno ricorrenti, per confermarli o, se del caso, per contrastarli.
Mi è stata concessa la libertà di parlare di lingua sarda a mio piacimento.
Chi mi ha sentito altre volte sull’argomento, suppongo che si meravigli perché non parlo in sardo del sardo, ma se vi dispiace molto, cambio subito registro, oppure ammasturu totu, sardu, italianu e, candu serbit, inglesu puru.

giovedì 16 novembre 2017

IL CORPETTO DI MARTINA di Francu Pilloni (continua 2-3-4)


Chi poteva indovinare che quel dannato corsetto tenesse sotto scacco due gioie così palpitanti?
– Che t’incanti? – mi svegliò Martina – Aiutami a tirar giù i mutandoni.
*****
Mi svegliai alla solita ora, in tempo per andare a scuola.
Martina era già in piedi, la sentivo armeggiare in bagno col fon.
Pensai che avrei dovuto andar di fretta per raggiungere casa, prima che mia madre fosse andata a svegliarmi, incalzata dalla paura che potessi fare tardi a scuola. Ma sì, avrei trovato una scusa!
Entrai in bagno svestito, con Martina che era tutta nuda; chiesi scusa e le confidai il mio problema. Tentò un abbraccio, il flusso d’aria calda mi scaldò la pancia, mentre mi consigliava di telefonare.
– Telefonare a chi? – chiesi perplesso – A scuola?