domenica 12 settembre 2021

Sardegna -Penisola del Sinis :Il colle misterioso di "Mont 'eTrigu" si trova poco distante da "Mont 'e Prama"

 di Stefano Sanna

report fotografico 

Il colle di "Mont'eTrigu" si trova poco distante da "Mont'e Prama" .  La cima della collina è ornata da un cerchio di pietre , e secondo la versione degli archeologi non si tratta di un nuraghe , ma bensì la base di una struttura indagata nel 1977. La domanda viene spontanea

martedì 7 settembre 2021

Sant'Anastasia tende la mano a Santa Cristina e Santa Cristina spiega la presenza del pozzo delle offerte posto all'interno della chiesa di Sant'Anastasia.

Il pozzo di Sant'Anastasia

Il pozzo di Santa Cristina

di Sandro Angei


 Qualche tempo fa mi dedicai al pozzo di Sant’Anastasia di Sardara per completare (per così dire) il lavoro lasciato a metà dall’architetto Borut Juvanec scopritore in quel pozzo di una ierofania che si manifestava il 21 aprile. Quella stessa data che in seguito, in modo del tutto autonomo, io scoprii nella porta del sole di Murru mannu in

martedì 31 agosto 2021

NON ALLARMATEVI, po prexeri!

 

Francu Pilloni


Chi mi conosce sa che sono un INDOLENTE che, però, non sta con le mani in mano.

Piuttosto le poso sulla tastiera del pc e … Dio ce la mandi buona.

Fu per questo che, nell’era del lockdown, mi scappò di mano la favola della “Luna di miele con una sconosciuta” che alcuni di voi hanno iniziato a leggere, pochi l’hanno finito, la più parte ha rinunciato a comprarlo. Peccato, perché so che veramente in pochi avrebbero rinunciato a siffatta luna di miele

In era di zona bianca (ho scritto zona, non zanna!), ho racimolato una dozzina di racconti “perduti”, ne ho confezionato quasi altrettanti e, sentite questa!, ho convinto l’architetto Francesco Tabacco fiorentino di darne una sua libera interpretazione, nel bene e nel male. Così è nato “Il contadino e la Luna – persone e miti del villaggio”, il mio naturalmente, che però assomiglia maledettamente al vostro.

domenica 1 agosto 2021

Avviso ai navigatori terrestri.

 


Questo cartello da qualche tempo accoglie il visitatore del nuraghe Santa Barbara di Villanova Truschedu.

Non penso vi sia nulla da commentare se non il grande senso civico mostrato da Zuanne, Pastore che, dal modo professionale col quale apostrofa gli incivili, mostra grande senso del dovere e disponibilità a far rispettare le regole. Qualcuno potrà pensare che Zuanne abbia inviso il lavoro dell'operatore ecologico, ma non è così: chi di noi farebbe il raccoglitore d'aliga, come scrive Zuanne, solo ed esclusivamente per ripulire un luogo dal sudiciume lasciato da persone incivili che lasciano per ogni dove il segno disecologico del loro passaggio?! 

Ecco che Zuanne per scoraggiare il turpe malcostume mette in bella mostra il proprio cognome: Gorbu Deballa, che la dice lunga sul temperamento del nostro Pastore; cognome che da una spiccata valenza alla propria disponibilità ad aiutare gli "sbadati".

Naturalmente noi non approviamo il metodo spiccio che traspare dell'avvertimento, ma di certo una pulce nell'orecchio la lascia in chi, leggendo il cartello, si fa un bell'esame di coscienza. Dopo tutto ci si appresta ad entrare in un luogo sacro, come ben dice Zuanne.


lunedì 19 luglio 2021

E IL PICCOLO CROGIOLO PER METALLI DEL NURAGHE ADDANAS DI COSSOINE? PERCHE' QUELLA SINGOLARE ESPRESSIONE IN NURAGICO CHE RECITA ' CROGIOLO PER RA (SOLE) LUCE DI YH? CHE COSA INTERESSAVA QUELLA PARTICOLARE FUSIONE?

 di Gigi Sanna

Oggi si parla di crogioli sardi per il vetro, risalenti addirittura al 1700 a.C. Ma sarebbe bene non dimenticare il crogiolo scritto rinvenuto nei pressi del Nuraghe Addanas di Cossoine. C'è la scrittura da calcolare che vale quanto e più del vetro. A noi il reperto (frammento di crogiolo) ha interessato ovviamente il particolare dei segni incisi (di tipologia protocananaica) e la lingua, al solito semitica con lessico del V.T. 'ALIL è voce rarissima del Vecchio Testamento per significare 'crogiuolo'.
Ne abbiamo parlato più volte e non è il caso questo di ritornare su quella lingua e sull'alfabeto arcaico dei sardi. Io penso che il piccolo crogiolo di Addanas servisse per realizzare una lega metallica singolare, quella sola che potesse fornire una lucentezza degna di essere accostata alla luce (nr) di Ra (il sole). Forse un bronzo con la presenza di molto rame. E probabile che anche il crogiolo di Siddi ubbidisse a questa indefessa ricerca, cioè quella di trovare prodotti 'brillanti' e che in qualche modo riuscissero ad imitare la luce. Il vetro quindi potrebbe essere stato l'esito dello sforzo di realizzare l'essenza della divinità luminosa, motore continuo del mondo. 'Luce' quindi nella fucina di Cossoine e 'luce' ancora in quella di Siddi.
Se così è, il vetro nuragico non avrebbe nulla di ricerca 'laica' ma sarebbe uno dei tanti tentativi di celebrare il sacro da parte dei 'sapientes' sacerdoti nuragici maestri di alchimie, scrittori di 'religio' e costruttori dei nuraghi. In particolare scienziati impareggiabili della fusione.
In all. Il Nuraghe Addanas e la scritta del coccio del crogiolo. Si noti la scrittura 'obliqua' tipica di non poca scrittura del system nuragico.
Orni Co 1

domenica 18 luglio 2021

Il Sarcasmo fantarcheologico - storia di un palafreniere dell'Accademia che ha cercato di ridicolizzare il fallo di S'Uraki.

 

Nessuna immagine mostreremo in questo articolo, perché non ne abbiamo trovate di appropriate né che evitassero fraintendimenti di sorta

di Sandro Angei

Eccomi qua finalmente.

 Ero indaffarato nella ricerca di questa fantomatica MARIANNA AUSILIA FADDA che si propose tempo fa di redigere una relazione ausiliatrice alla natura fallica del reperto di S'Uraki a sostegno e aiuto dell'amico Andy Bostro.

TENGO A PRECISARE CHE QUESTA MARIANNA AUSILIA FADDA nulla a che fare con l'archeologa Maria Ausilia Fadda che, suo malgrado, è stata tirata in ballo per una “calcolata” omonimia.

Ciò mi ricorda tanto il metodo di un certo “Untore” che, mischiando enormi falsità con pochissime verità incastonate, lì, a bella posta, metteva tutti contro tutti.

Chi è costui un nuovo untorino?!

Il cialtrone che si firma MARIANNA AUSILIA FADDA, forse pensava di prendere due piccioni con una fava, ma il tiro non gli è riuscito.

Vediamo un po' cosa è successo.

sabato 19 giugno 2021

Il mòdano di San Giorgio in Sinnis - l'importanza del senso di lettura.

 


di Sandro Angei

   L'immagine su riportata è tratta dal saggio degli archeologi Barbara Panico e Pier Giorgio Spanu: "San Giorgio di Sinis . I materiali metallici". [1]

   Il reperto è giunto alla mia attenzione nel momento in cui, riprendendo il discorso sull'ormai famoso sigillo di Tzricotu, del quale il Dr. P.B. Serra diede una connotazione Bizantina e per tanto da inquadrare in periodo altomedievale, mi accingevo a correggere una mia colpevole svista nel saggio che nel 2018 pubblicai in questo blog che scrissi per confutare la tesi del Dr. Serra circa la natura del reperto.


   Quello che qui ci accingiamo a trattare non è la funzione del

venerdì 11 giugno 2021

Una precisazione sul saggio di Tzricotu

di Sandro Angei

 Su Facebook da qualche tempo è rinvigorito il tema circa i sigilli di Tzricotu; tant'è che cercando sul web una pubblicazione che a suo tempo usai per il saggio, mi sono imbattuto in un testo dove è ritratto il famoso puntale preso quale esempio da P.B. Serra per dimostrare che quello di Tzricotu non è un reperto di epoca nuragica ma altomedievale.

L'immagine è tratta dal saggio della Dr. Marilena Casirani - Un puntale di cintura Longobardo da Camisano (Fig.1).

 In quel saggio la Dr. Casirani  pubblica l'immagine, descrive il puntale da Castel Trosino e

domenica 6 giugno 2021

Il mito dei misofallici.


di Sandro Angei

    E' sconcertante l'avversione mostrata da taluni soggetti rappresentanti l'autorità accademica circa la descrizione e/o lo studio di particolari reperti archeologici mostranti gli organi genitali; e questo perché un certo "credo" impegnato nel sollecitare uno stile di vita  casto nello spirito quanto nel corpo, nei secoli ha di fatto aborrito tutto ciò che ruota attorno al sesso, rifacendosi al pensiero di Sant'Agostino. Pensiero largamente frainteso, e forse volutamente, di un sant'uomo che voleva per lui quel che altri hanno inteso fosse da allargare all'intera comunità. In un tale clima, ciò che "l'asceta" ripudiava quale veicolo della tentazione satanica, veniva e viene preso, ancor oggi in modo bigotto, quale esempio integerrimo da seguire dall'intera comunità; per tanto tutto ciò che comportava la tentazione della carne era, ed è ancor oggi, visto da taluni come

domenica 2 maggio 2021

I falli di S'Uraki? bugne e mensoloni!

 

di Sandro Angei

Premessa

Qualche giorno fa ho ricevuto dall'amico Andy Bostro, pseudonimo di Andrea Mulas, una mail con allegato un filmato. Qui si vede un concio di forma pressoché isodoma che reca scolpita in rilievo una protuberanza di forma alquanto particolare.

 Andy, impegnato nella divulgazione della cultura sarda, ha pensato bene di rendere pubblico il suo rinvenimento denunciando, tramite la testata giornalistica linkoristano,  l'abbandono del sito archeologico di s'Uraki di San Vero Milis dove il reperto in questione è situato.

 

martedì 27 aprile 2021

Yahveh, Ospitone e sant’Efisio

 de Francu Pilloni


Certe volte, ad apprendere di storia, si prende un manrovescio in piena mente.

Non ricordo in quale occasione seppi che un Papa di Roma scrisse a un capo dei Barbaricini una lettera di cui fu riportato un brano.

Come tanti, per non dire come tutti, ignoravo tutto della storia della Sardegna, se non gli episodi addentellati con la storia di Roma, della Spagna e dell’Italia, riportati sempre dal punto di vista degli altri. Voglio dire che nei libri avevo letto non che la Sardegna fu conquistata dai Romani nel 238 a. C., ma che Roma conquistò la Sardegna. I due assunti sembrerebbero dire la stessa cosa, ma non è così perché nella prima espressione vengono sottintese le ripercussioni che il fatto comportò per la Sardegna, mentre nella seconda sono implicite esclusivamente le implicazioni per la politica espansiva del vincitore.

Comunque allora sapevo riportare in italiano la non difficile frase latina: “Dum enim (Mentre infatti) Barbaricini omnes (tutti i Barbaricini) ut insensata animalia vivant (vivono come animali insensati), Deum verum nesciant (ignorano il Dio vero), ligna autem et lapides adorent (ma adorano legni e pietre)”.

Mi saltò subito agli occhi che i Barbaricini adoravano “legni e pietre”, ciò che me li fece assimilare agli Indiani dei film western, nei quali avevo visto che cantavano, si dipingevano il viso e ballavano intorno a un totem. Forse fu perché i Pellerossa mi erano simpatici e tifavo per loro contro la cavalleria, ma l’accostamento non mi dispiacque.

Mi turbò invece il fatto che si affermasse che vivessero come insensata animalia che, a metterlo in sardo, sarebbe comente una brebei media, come una pecora pazza, la quale cioè ha perso il senso del gregge, vaga per conto suo e si perde nella campagna, incapace di rientrare all’ovile.

Quest’affermazione mi parve insopportabile, sebbene fosse rivolta ai Barbaricini, da sempre in polemica con noi sardi delle pianure e delle colline. In fin dei conti, offendeva anche me come sardo che, quanto a indipendenza di spirito e di intolleranza alle ingiustizie, non avevo niente da apprendere.

Ricordo pure che il capo dei Barbaricini a cui era indirizzata l’epistola si chiamava Ospitone. Un nome che mi pareva più un soprannome che un nome proprio, così come diciamo giangalloni a uno molto alto. Se fosse stato campidanese, si sarebbe chiamato Ospidoni o meglio Aspidoni: Aspidoni da aspidu, vale a dire “aspro”, riferito a un individuo con cui risulta complicato anche dialogare? Che Ospitone avesse un caratteraccio?

Credo che non si abbia traccia di un’eventuale risposta di Ospitone. E questo è un peccato!

Mi sarebbe piaciuto sapere se Ospitone avesse ingoiato liscio quel “Tutti i Barbaricini (Barbaricini Omnes) vivono come pecore pazze”, visto che pure lui era nel mazzo dei Barbaricini: se gliel’avesse lasciata passare, da una parte mi sarebbe dispiaciuto come sardo, dall’altra avrei goduto come campidanese, constatando che i Barbaricini sono dei duri, ma solo a parole.

Sono passati degli anni, molti in verità, e ho avuto modo di leggere la santa lettera di Gregorio I Magno, suppongo recapitata a mano ad Ospitone da un vescovo Felice “suo fratello” e da Ciriaco “suo figlio”, i quali venivano raccomandati ad Ospitone perché ne agevolasse l’opera per cui erano stati mandati presso i Barbaricini, vale a dire, per convertirli al cristianesimo.

Non ho ulteriori notizie di Felice e di Ciriaco, né so se riuscirono a convertire alla nuova religione i Barbari o se fossero stati i Barbari a convincerli a prendere i loro usi e i loro costumi.

In effetti, tra la sessantina di santi a nome Felice, non c’è alcuno vissuto o morto poco dopo il 594, anno in cui è datata con certezza l’epistola santa del Papa Magno. Né si ha memoria di un Ciriaco, martirizzato in Barbagia in quel lasso di tempo.

D’altra parte, che cosa poteva mostrare di concreto della nuova religione il vescovo Felice se non una croce, di legno che fosse o di metallo?

Nella mente (insensata) dei Barbaricini, questi legni incrociati presentavano una differenza sostanziale se paragonati a una statua di granito o a un totem di legno, se non che fossero tutti rappresentazione di ciò che era proibito rappresentare?

Oppure Ospitone stesso finì come Efisio, il martire di Nora, che venne ucciso dai suoi per questioni meramente religiose?

Oggi non solo si sospetta, ma è stato accertato da documenti scritti del periodo nuragico, che la divinità unica dei Sardi avesse il nome di Yahveh, simile a quello degli Israeliti, anche se quello sardo pare avesse origine cananaica e non ebraica.

Il Dio di Israele era (è) un Dio unico, intransigente e collerico; quello cristiano, se stiamo alla predicazione di Gesù, è diventato misericordioso e tollerante. L’apostolo Pietro (il primo Papa di Roma) chiese a Gesù: “Quante volte dovrò perdonare mio fratello? Sette volte?”. “Non sette volte, ma settanta volte sette!” aveva risposto Gesù.

Quanto alla divinità dei Nuragici, ancora non se ne comprende pienamente il carattere, a parte che è unico, potente e dispensatore di vita.

Se si volesse proporre un confronto del tutto improbabile, oggi direi che è più cristiano, nel senso di più evangelico, il nuraghe Arrubiu del Tempio di Gerusalemme o della stessa Chiesa di San Pietro in Roma. Il Tempio e la Chiesa sono famosi per la bellezza, per la magnificenza, per la ricchezza degli ori e degli argenti, a fronte di un nuraghe che brilla per maestosità, per essenzialità, per sobrietà.

A leggere l’epistola nella sua interezza, salta agli occhi la presunzione di un papa magno e santo che tratta Ospitone come uno sempliciotto che si fa abbindolare da sperticate lodi alla persona.

Poiché nessuno della tua gente è Cristiano, per questo so che sei il migliore di tutto il tuo popolo: perché sei Cristiano. Mentre infatti tutti i Barbaricini vivono come animali insensati, non conoscono il vero Dio, adorano legni e pietre, tu, per il solo fatto che veneri il vero Dio, hai dimostrato quanto sei superiore a tutti”. Questo l’incipit dell’epistola.

Si sarà chiesto Ospitone perché doveva essere considerato il migliore solo perché era cristiano e non perché era coraggioso, giusto e di esempio per il suo popolo?

Avrà pensato che il popolo gli obbediva e lo seguiva non perché fosse cristiano, ma per altri valori umani che vedeva in lui?

Avrà intuito Ospitone che la sua leadership si fondava sul fatto che lui si identificava nel suo popolo e il suo popolo in lui?

Il papa magno e santo, come usava a Roma, aveva cercato di ungere le ruote del cervello di Ospitone, blandendolo con lusinghe spurie, sia perché gli arrivavano da uno che non lo conosceva, sia perché probabilmente già riteneva di essere il migliore tra il suo popolo, diversamente non ne sarebbe diventato il dux.

Si può pensare che Ospitone, letta la lettera o fattasela leggere da altri, abbia invitato Felice e Ciriaco a cena nella sua pinnetta, offrendo loro casu marzu e capretto arrosto.

Intanto che gli ospiti venuti da lontano addentavano la carne e si industriavano a stendere il cremoso formaggio sul pani carasau con l’aiuto di una leppa, messi in banda lo stuolo di piccoli e irrequieti vermicciattoli, Ospitone parlò loro del Dio unico dei Sardi che aveva nome Yahveh, che aveva creato il cielo e la terra, che era la forza che dava vita a tutti gli esser viventi, che era buono con tutti i suoi figli perché, oltre che potente, era anche misericordioso, così che non impediva a nessuno di essere rigenerato in una vita futura.

Queste considerazioni mi fanno apparire Ospitone come in bilico nella storia, perché non ci fu risposta al grande papa magno, perché di Felice e Ciriaco non si trovò traccia in quanto presumibilmente non furono neppure martirizzati, altrimenti facilmente ce li saremmo ritrovati in veste di santi, visto che di tanti altri, come il nostro amato Efisio, non si ha menzione in alcun documento dell’epoca.

Può essere che Felice e Ciriaco non siano mai arrivati alla pinnetta di Ospitone, perché le notizie sin qui riportate vengono tutte dalla copia dell’epistola conservata negli archivi apostolici romani.

Ah, Ospitone! Come Amsicora, hai avuto il torto di non aver scritto di te e del tuo popolo e ora subisci la storia degli altri.

lunedì 12 aprile 2021

PANDEMIA: non tutto vien per nuocere

 di Francu Pilloni

Tutti abbiamo subito, e ancora ci siamo dentro, dei disagi legati alle restrizioni dovuti alla pandemia da Covid-19. Ciascuno di noi ha reagito a modo suo, secondo l’indole propria e le possibilità individuali.

A me è capitato di restare relegato in casa, uscendo solo una volta alla settimana per fare la spesa, a leggere giornali on line - deprimenti quanto i telegiornali con le peggiori notizie del mondo -, a rivedere vecchi film, a rileggere libri quasi dimenticati, specialmente i classici, che ricordavo però come libri che seppero dirmi qualcosa.

In più, … ecco in più non sono riuscito a tenere a freno l’immaginazione e ho pensato a cosa possano sentire i giovani, anch’essi costretti dal lockdown.

Per questo ho scritto uno schifo di libro (devo essere maledettamente vicino a venti!), ambientato in una schifosissima Sardegna, in quest’autunno-inverno - che dargli dello schifoso è dire poco! - appena lasciato alle spalle ed ecco …

LUNA DI MIELE CON UNA SCONOSCIUTA 

 (in una grotta Covid free)

Un romanzo di oltre 250 pagine che parla di un manipolo di giovani, alle prese non solamente con la pandemia, ma con i loro problemi esistenziali specifici, come riferito in quarta di copertina:

"Evasioni dall’atmosfera cupa di una società pandemica, da una famiglia ricattatoria o semplicemente dai propri sogni, raccontate da chi non ha più la prestanza atletica, ma la memoria integra da cui attingere i bozzetti che la fantasia collega e colora per mano F. Tabacco, a cui si deve la copertina. L’avventura di un giovane che, iniziata ai primi di novembre 2020 con una vacanza in barca con amici in libera fuga dal lockdown, si conclude con la luna di miele in una grotta Covid free a febbraio 2021, nella segreta, eppure splendida versione autunnale della Marina di Arbus, sulla costa centroccidentale della Sardegna. Dai dialoghi più che dalle descrizioni emerge il carattere dei personaggi, che appaiono ordinari e singolari allo stesso tempo, mai banali di fronte all’imprevisto.

La vicenda, vissuta inizialmente come un sogno, evolve velocemente in una realtà ingarbugliata e insostenibile che viene alla fine dominata dalla vena ottimistica di una gioventù sognante.

Il linguaggio è semplice, diretto e impertinente, senza falsi pudori".

Per arrivare al libro, si clicca su Google sul titolo deli libro "Luna di miele con una sconosciuta" o su "Francu Pilloni". 

Il romanzo è in edizione cartacea e Amazon lo spedisce con le spese postali incluse nel prezzo, e in formato e-book che, mi pare, si può scaricare anche gratis.  

Buona evasione!



domenica 7 marzo 2021

Un contributo alla costruzione della piramide di Cheope - 4° parte

 Ancora sul problema dell'orientamento degli spigoli al vertice della Grande Piramide



di Sandro Angei

Vedi parte terza

7. L'altezza della piramide scienza o caso?

Abbiamo detto alla fine del 5° capitolo della 3° parte che le considerazioni di carattere geometrico e matematico lì esposte sono frutto di esperienza personale proiettata in quel cantiere di 4500 anni fa, ma con le cognizioni "del senno di poi".

Per tanto in questo capitolo affronteremo un nuovo quesito. E' necessario, cioè, capire se l'inclinazione del dispositivo, da noi chiamato "mòdano", fu frutto di un rapporto numerico prediletto per pura simbologia, e di conseguenza fu casuale anche l'altezza della piramide, oppure se fu calcolata analiticamente sia l'una che l'altra, e in tal caso, come fecero a effettuare il calcolo?

   I dati in nostro possesso ci inducono a pensare alla probabilità che quegli architetti avessero stabilito a priori le misure della piramide:

mercoledì 3 marzo 2021

Laguna di Mistras : Antiche opere sommerse per la canalizzazione delle acque?

  di Stefano Sanna


la laguna di Mistras non smette di sorprendere  , una serie di opere sommerse che verosibilmente  servivano per la canalizzazione delle acque. Si estendono per centinaia di metri . Partono in prossimità del nuraghe sommerso verso San Giovanni di Sinis . Seguendo una di esse mi sono imbatutto in un probabile fonte oppure un pozzo .

sabato 20 febbraio 2021

IL MIO DISCORSO SULLA FIDUCIA AL GOVERNO

 di Francu Pilloni


Se fossi un deputato, ieri l’altro alla Camera, avrei detto queste parole in tre minuti:

Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, per sua tranquillità dico subito che voterò sì per la fiducia.

Lei non mi conosce e mi presento: sono Francu Pilloni e oggi avrei voluto parlare nella mia lingua nazionale. Sono pure consapevole che metterei in crisi chi in tivù elabora le mie parole per i non udenti.

Vede, io seguo spesso l'interprete della lingua dei segni, sebbene non sia sordo, ma solamente sardo. Totalmente sardo.

Non si stupisca dell’accostamento che faccio tra un sordo e un sardo: consideri che ambedue soffrono di uno svantaggio, di un handicap per lei che sa d’inglese.

I più sordi fra i sordi, mi creda, spesso hanno occupato i posti che in quest’aula sono riservati al Governo. Non è un’accusa, è una costatazione: spero che fra breve le passino tra le mani le carte relative ai collegamenti da e per la Sardegna. Allora capirà.