lunedì 20 novembre 2017

(II) Un pesce e un serpente ferito nella bidente del sito di Is Locci - Santus di San Giovanni Suergiu. La doppia lettura del documento. Il primo in lingua sarda indoeuropea?


 



 fig.1

          Tra i segni marcatamente pittografici (1) del codice nuragico di ispirazione protocananaica spicca quello del pesciolino ‘dalet’ che si trova riportato nel 'brassard' di Is Locci Santus (2). Completamente e clamorosamente travisato, insieme a tutti gli altri segni, dall' Atzeni (3) quanto a significato, esso invece si rivela oggi in tutto il suo significato grazie all'apporto, in termini di senso ideografico, del pesce esaminato nell’articolo precedente. 

domenica 19 novembre 2017

A proposito di lingua sarda

Ieri pomeriggio a Quartucciu è stato presentato un nuovo libro di Giulio
Solinas, molto interessante e usufruibile anche per i problemi grammaticali e sintattici di chi volesse entrare nel merito della lingua sarda campidanese. Non mancano i riferimenti alla metrica e alla storia della letteratura campidanese.
Per l'occasione, sono stato invitato a relazionare non tanto sul testo in modo specifico - lo hanno fatto Angelo Spiga e Gesuino Murru - ma sulla lingua sarda, lasciandomi libero di esplicitare il mio pensiero in merito.
Ecco perché di ciò che ho detto - e che riporto integralmente di seguito - sono l'unico responsabile, non avendo chiesto il parere di nessuno prima di relazionare, non volendo coinvolgere nessuno nella responsabilità delle  enunciazioni.

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Da dove viene e dove va la lingua sarda:

PASSATO FANTASTICO, FUTURO DA FANTASMA?

di Francu Pilloni


Il libro che oggi Giulio Solinas presenta ha molti capitoli specifici, tutti interessanti, ben scritti e sufficientemente comprensibili anche a chi non è addentro ai problemi linguistici.
Non parlerò in modo specifico dei temi del libro, anche se i riferimenti ad esso saranno ricorrenti, per confermarli o, se del caso, per contrastarli.
Mi è stata concessa la libertà di parlare di lingua sarda a mio piacimento.
Chi mi ha sentito altre volte sull’argomento, suppongo che si meravigli perché non parlo in sardo del sardo, ma se vi dispiace molto, cambio subito registro, oppure ammasturu totu, sardu, italianu e, candu serbit, inglesu puru.

giovedì 16 novembre 2017

IL CORPETTO DI MARTINA di Francu Pilloni (continua 2-3-4)


Chi poteva indovinare che quel dannato corsetto tenesse sotto scacco due gioie così palpitanti?
– Che t’incanti? – mi svegliò Martina – Aiutami a tirar giù i mutandoni.
*****
Mi svegliai alla solita ora, in tempo per andare a scuola.
Martina era già in piedi, la sentivo armeggiare in bagno col fon.
Pensai che avrei dovuto andar di fretta per raggiungere casa, prima che mia madre fosse andata a svegliarmi, incalzata dalla paura che potessi fare tardi a scuola. Ma sì, avrei trovato una scusa!
Entrai in bagno svestito, con Martina che era tutta nuda; chiesi scusa e le confidai il mio problema. Tentò un abbraccio, il flusso d’aria calda mi scaldò la pancia, mentre mi consigliava di telefonare.
– Telefonare a chi? – chiesi perplesso – A scuola?

mercoledì 15 novembre 2017

UNO STRAORDINARIO BRONZETTO ALL'ASTA. UN PESCE E LA FANTASTICA SCRITTURA 'CON' DEGLI SCRIBI NURAGICI. UN TALISMANO PER L’ETERNITA’.





 di Gigi Sanna 

 
fig.1

Prefazione


Va a merito del noto 'Forum' (1) di Leonardo Melis ma con il contributo fondamentale di Sa Craba (in realtà un altro 'animale', un segugio vero e proprio) aver portato l'attenzione, alcuni anni fa (11.X.2010), su di un reperto nuragico interessantissimo, venduto all'asta (2), come quello che riproduce in bronzo un pesce raffigurato in modo molto particolare. Infatti, l'immagine lo mostra con gli occhi 'chiaramente' molto pronunciati ' die Augen als Halbkugeln deutlich abgesetz' (3) (a globetto, direbbero gli archeologi) e con una sola pinna, quella caudale anch'essa molto pronunciata (descritta nella scheda di presentazione come 'estensione' sullo stomaco: Ein Fortsatzam Bauch). 

domenica 12 novembre 2017

IL CORPETTO DI MARTINA di Francu Pilloni (continua 1)

Erano mondi ben difformi quelli che si erano incontrati quella sera, se pure viaggiassero appaiati lungo una strada ghiaiosa di periferia, spazzata dalle raffiche di un vento freddo di maestro.
Due mondi distanti che, per una sera, decisero di tenersi per mano, illudendosi di essere contigui.

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Giunti al quartiere delle ville, nel lato della collina che si apre a oriente, dove le strade erano larghe e asfaltate, i lampioni ravvicinati, ci fermammo davanti a quella locata per sei mesi alla famiglia di Martina. Davanti al cancello possente in ferro battuto, non potei fare a meno di palesare il mio apprezzamento per quanto era graziosa quell’abitazione col giardino tutt’intorno illuminato, ma fui sorpreso quando Martina mi invitò a visitarla.

venerdì 10 novembre 2017

IL CORPETTO DI MARTINA

Ho scritto questo racconto per onorare il ricordo di una compagna di classe che, come uccello migratore, visse con noi una stagione sola. Il tono della narrazione è romantico e sentimentale perché tali eravamo noi giovani che recitavamo a scuola “Silvia, rimembri ancor” e fuori cantavamo “Ovunque sei, se ascolterai / Accanto a te mi troverai / Vedrai lo sguardo / Che per me parlò / E la mia mano / Che la tua cercò” , oppure “Arrivederci / questo sarà l’addio / ma non pensiamoci ...”, canzoni di Umberto Bindi allora in classifica che sembrano giusto corollario per il racconto.
Era il tempo in cui i ragazzi cresciuti nelle ristrettezze del secondo dopoguerra videro consolidarsi le speranze di una scalata sociale, con i figli degli operai e dei braccianti che andavano a scuola per diventare insegnanti o ragionieri, ingegneri, magistrati, o ufficiali delle Forze Armate, dove sino ad allora erano arruolati come militari di truppa.
Sotto la spinta di una veemente accelerazione della scienza e della tecnica, dell’economia e della società, quegli anni si caratterizzarono non solo per il crescente acquisto di beni di consumo, come la mitica Seicento, ma per un nuovo canale di pensiero, bypassato al grande pubblico dalle canzoni di Paoli e Tenco, di Lauzi, Celentano, Endrigo, De Andrè e altri.
Scritto in prima persona per mettere a nudo le reazioni di un ragazzo normale di fronte a differenze economiche e culturali enormi, per evidenziare che a far crescere le persone sia l’esperienza, la quale si realizza a un primo livello nelle azioni che si compiono, ma matura con le sensazioni e con le emozioni che si provano prima, durante e dopo.
Dedico il racconto agli amici del blog, in particolare alla signora Grazia la quale, al pari della protagonista della storia, continua a intonare a voce alta le mie lodi, simili ai popolari gosos/coggius per il santo patrono.

Cronache dalla memoria

IL CORPETTO DI MARTINA
di Francu Pilloni

Camminavo fianco a fianco a Roberto in tutta confidenza, come compagni di scuola riescono a fare per un tratto della loro esistenza. Di notevole c’era che io vivevo i miei primi diciotto anni, mentre Roberto navigava sui ventiquattro: era infatti l’insegnante di matematica e fisica.
A quell’ora del tardo pomeriggio, in quelle vie di periferia largamente bordate da canneti, difficilmente avremmo resistito all’assalto delle zanzare, se non ci fosse stato il vento freddo di maestro a spazzarle vie. Eravamo diretti verso un locale defilato, conosciuto come Tana del Cinese, molto in auge tra i giovani, sia per la qualità e la misura delle pizze che serviva e ancor di più per il prezzo, concorrenziale sempre, scontato se ci si presentava in gruppo.

mercoledì 8 novembre 2017

AMELIA VISTA CON GLI OCCHI DI FRANCO TABACCO

da Cronache dalla Torre dei Corsari

AMELIA, UNA DONNA TRISTE 
di Francu Pilloni

Amelia, così come l'ha vista l'artista.


Se è vero che l'assassino torna sempre sul luogo del delitto, qualche volta lo scrittore ritorna su un suo misfatto.
A minima richiesta e traendo scusa dalla pubblicazione del lavoro di Franco Tabacco, approfittiamo dell'occasione per rimettere il racconto, per intero e senza spezzettamenti, illustrato con foto recenti di nostra proprietà.

martedì 7 novembre 2017


Giancarlo Casula
 presenta
 il nuovo video di Andrea Pecora

Ogni anno a Mamoiada,
 nel cuore della Sardegna,
 un'antica tradizione si svolge
 fin dall'inizio del tempo.


Clicca su Mamuthones per vedere il video!
Mamuthones








domenica 5 novembre 2017

Sollevarsi, distendersi, piegarsi. Ancora sul segreto della formula magica metagrafica etrusca APAC ATIC. La lastra del sarcofago aretino di Aurelia Cassia Firmina. Un pretesto tematico per invocare la forza rigeneratrice del padre e della madre ovvero del sei ciclico eterno. L’analogia di forma, di contenuti linguistici e di ‘religio’ con un bronzetto nuragico sardo.

Gigi Sanna




Si  dice che la lingua etrusca è ancora, per svariati motivi, un enigma e un 'rebus'. Ciò si sostiene, naturalmente, sulla base delle grosse difficoltà che insorgono nel cercare di capire di essa molti degli aspetti lessicali, morfologici e sintattici. In realtà, a mio parere, il 'rebus' sussiste e resiste nel tempo non 'solo' per motivi di carattere grammaticale e linguistico, ma anche e soprattutto perché si stenta a considerare un aspetto essenziale dell'etrusco: che la scrittura è criptica, cioè organizzata e strutturata di proposito con il rebus. E' realizzata per non essere capita se non da pochissimi.  Pertanto nella misura in cui si comprenderanno i meccanismi, spesso sofisticati, del rebus, posti di norma in essere dalle scuole scribali dei santuari, si comprenderà la lingua etrusca. Essi sono simili e spesso gli stessi usati dagli scribi dei templi greci e nuragici. In particolare quelli inventati dagli scribi di  questi ultimi.