martedì 15 gennaio 2019

Unu milione

Eris note amus brincadu su millione de bisitas. No isco pro ite, ma so cuntentu.

Così gioì Gian Franco Pintore dal suo blog.

Con grande commozione riproponiamo la sua esultanza che è la nostra.

Grazie a tutti coloro che fino ad oggi ci hanno seguito con passione.

Grazie a chi ci ha supportato.

Grazie a coloro che, cercando di metterci i bastoni tra le ruote e sparato da dietro i muretti a secco bordate di solo rumore, ci hanno dato carica di nuove energie per studiare sempre di più, in modo sereno e oggettivo.



la redazione

sabato 12 gennaio 2019

SEMESTENE. IN SAN NICOLA DI TRULLAS UNA SCRITTA ALLA LUCE DEL SOLE. UN PO' DI SCRITTURA E DI LINGUA, DI RELIGIONE E DI SOCIETA’ DELLA SARDEGNA AL ‘TEMPO DEI NURAGHI’. GRAZIE AD ESSA, TRA L’ALTRO, SAPPIAMO CHE NON E’ NICOLA MA YAZIZ FIGLIO DI ZZY, IL ‘VERO’ SANTO DELL’ANTICHISSIMO SANTUARIO.*


di Gigi Sanna
 
Fig. 1 (Foto di Stefano Sanna)

  
 Fig. 2 (foto di Stefano Sanna)                                                                            Fig. 3 (foto di Stefano Sanna)
      Sì, è così. Proprio ‘alla luce del sole’. Visibile a tutti tutti. Oggettiva, bella canterina pur nella sua notevole ermeticità. E non ci credo proprio che non sia stata notata, perché non credo a certi ‘sbadati’ del mondo accademico. Non ci credo manco se lo giurano! Perché non è possibile che il nome proprio semitico YZIZ (yazyz יזיז) del V.T. non sia stato mai notato, per lo meno,  dagli specialisti di storia dell’arte, di epigrafia e  di archeologia medioevale; anche perché le lettere, che potrebbero essere sulle prime confuse con segni di alfabeti più recenti, non sono state minimamente compromesse dall’ingiuria del tempo. Almeno in quelle specifiche parti. Infatti, la sequenza IZIZ (almeno quella avrebbe dovuto incuriosire!) la si legge da lontano sulla parte destra dell’archetto, perché più grande, mentre sulla sinistra chi ha occhi buoni può leggere la medesima sequenza alfabetica, anche se realizzata con andamento diverso (dall’alto verso il basso e da sinistra verso destra) e segni non del tutto uguali (figg. 2, 3, 4 e 5).
 
           fig. 4                                              fig.5
    Siamo andati non in due o tre ma in trenta (praticamente tutti i partecipanti del corso di epigrafia nuragica di due anni fa)  per renderci conto se la scritta intrigante dell’archetto esistesse davvero (le immagini mancano totalmente nel web, nei libri e nelle riviste specializzate) oppure se le foto pervenuteci ci ingannassero per uno strano gioco di luci ed ombre che ci faceva apparire segni fonetici quelli che segni non erano.  La nostra curiosità era accresciuta anche dal fatto che non pochi studiosi (1) avessero paradossalmente dedicato non poco tempo ed energie epigrafico - paleografiche per un’altra scritta realizzata sempre all’esterno dell’edificio ma nella parte bassa in corrispondenza dell’abside (fig. 6). Una scritta certamente assai meno importante perché moderna, realizzata - pare - alla fine dell’Ottocento o agli inizi del secolo successivo (2)   
   Fig. 6.

martedì 8 gennaio 2019

A CHI CONVIENE ESSERE SANTO?


di Francu Pilloni

Risultato immagine per sant'ignazio da laconi
Sant'Ignazio da Laconi
Se per un accidente del destino fossi stato prescelto per diventare santo, farei di tutto per vivere da anacoreta, cioè per ritirarmi dal mondo, per togliermi gli occhi di dosso e per evitare, in modo precipuo, le richieste di intercessione da parte dei tanti credenti e degli altrettanti miscredenti, i quali ultimi, in materia di attendersi possibili portentosi eventi, non si lasciano superare da nessuno.
L’idea di farsi santo è un’aspirazione che coglie un po’ tutti di sorpresa allorché, ancora infanti, si viene informati sui dettagli esemplari delle vite di uomini, di donne e di bambini, vissuti nel passato remoto o in uno molto più prossimo ai giorni nostri.

mercoledì 2 gennaio 2019

Scrittura nuragica. Bronzetto di Baunei: lampada/barchetta apotropaica con scimmia. La solita ‘petitio’ nascosta dal rebus del metagrafico nuragico. Il bronzetto ‘gemello’ di Abbasanta.


di Gigi Sanna

    (da Lilliu)
      Giovanni Lilliu nel suo ‘corpus’ (1) sui bronzetti nuragici ritiene il manufatto  una ‘lampada’ con fattezze di barca, così come una lampada in forma di ‘chiatta’, ovvero di barca con fondo largo e basse fiancate,  ritiene essere il bronzetto rinvenuto in Abbasanta che, pur non essendo identica, per forma generale gli somiglia molto.

Il commento puntuale dello studioso non fa una grinza. Tutto è descritto e puntigliosamente registrato. Naturalmente il pregiudizio della ‘strumentalità’ e della ‘decorazione’ non gli concedono di andare oltre l’approccio descrittivo sui significanti apparenti. Però la sua attenzione non può che soffermarsi e indugiare su un dato macroscopico del significante collocato al centro dello scafo e nel cavo del recipiente: una figurina di scimmia o un antropoide che procede a quattro zampe e che porta sul dorso un anello, indizio questo che la figurina ‘funge da appiccagnolo oltre che da decorazione’ (Lilliu, ibid. p. 394). Lasciamo al lettore il dotto pronunciamento dello studioso sull’identità del particolare soggetto (per lui un antropoide, per noi, come si vedrà, semplicemente una scimmia) e puntiamo diritto a ciò che a noi interessa in particolar modo: la crittografia, la scrittura nascosta e a rebus insistente nel bronzetto.

lunedì 31 dicembre 2018

Il 2018 per la scrittura nuragica



La natura segue il suo corso; lo spuntar di funghi è inevitabile quando acqua e sole connubiano

 di Francesco Masia

Quando finisce anche questo 2018 sono trascorsi 5 anni “suonati” dalla comunicazione degli accertamenti sulla navicella di Teti; ed è trascorso un anno dalla pubblicazione del saggio “Scrittura nuragica? Storia, problemi e considerazioni” (mi viene sempre difficile indicarlo come il “mio” saggio, trattandosi del compendio del lavoro di altri, loro sì studiosi). In questo periodo di bilanci, diverse cose emerse in questi mesi mi portano a imbastire un aggiornamento sulle questioni intorno alla navicella.

lunedì 24 dicembre 2018

Notte de Natale




Toccana sas campànas de Natale
sa festa disizada in ogni domo;
su mundu che a s’antiga torrat como
càrrigu de isperu in tantu male.

In sos montes, in mares e in portos
lontanos, in sas biddas e zittades
comente de Gesus in sas edades
torrat s’umanidade a sos cunfortos

De sa fide, a s’invitu ’e sa paghe
ca troppu hamus penadu e combattidu
dae cando su sole hat coloridu
de lughe ogni pianu ogni nuraghe.

Deo puru t’invoco o Deus nou
gentile Deu de sos cristianos.
M’imbenugio e in altu alzo sas manos
d’ogni penseri meu est che i s’ou

Virgine, senza mal’intenzione,
cun su coro pienu ’e disizos
santos de bene, pro tottu sos fizos
chi adorant sa tua passione.

A su perdonu ispirami, a s’amore
a su tribagliu santu resistente;
faghemi forte, rendemi potente
pro incher’a dogn’ora su dolore;

E sos impetos d’odiu ch’a bortas
mi passana sas carres che turmentu
cun sa furia manna ’e su entu
chi faghet tremer fentanas e portas.

Passa o Deus ancora in cust’edade
de odiu ricca e povera d’amore,
cantende de sa notte in s’isplendore:
«Paghe a sa zente ’e bona volontade!».

Antioco Casula Montanaru

Gentilmente inviata dall'amico Giancarlo Casula

domenica 23 dicembre 2018

Buon Natale da Sarroch. La scrittura nuragica (a rebus) in un singolare sigillo di bronzo. Ancora un piccolo capolavoro di microscrittura: Dio e il mondo in un cm2


di Gigi Sanna

Introduzione

    La scoperta credo che possa ritenersi eccezionale. Sono sicuro però che future ricerche e futuri ritrovamenti ci daranno grandi soddisfazioni perché l’oggetto di cui oggi trattiamo è indizio di una intensa attività scrittoria, anche di grandissimo spessore formale ed estetico, attuata in tutta l’isola da parte dei nuragici. Forse allora saremo costretti a chiamare ‘normali’ dei manufatti che oggi ci stupiscono tanto. Infatti, non possono essere due o tre solo i prodotti, soprattutto in bronzo, eseguiti dai nuragici che per fattura, arte miniaturistica e argomento espresso oggi si possono accostare ai raffinatissimi sigilli (dei Giganti) del Nuraghe Tzricotu di Cabras. Ci sono ancora migliaia e migliaia di nuraghi e altrettante migliaia di edifici cultuali che devono essere scavati e ‘esplorati con cura’(1); nuraghi ed edifici che, per il semplice calcolo delle probabilità, considerando gli attuali dati, devono necessariamente celare ancora una notevole quantità di scrittura sia di tipo lineare sia di tipo metagrafico. E’ bello constatare che ormai è un ‘continuum’ di scoperte e talvolta basta attendere solo qualche giorno o qualche mese per avere ulteriori testimonianze e conferme, assai significative, sia della prima che della seconda tipologia, come è capitato per il reperto del Nuraghe Addanas (2) e per quello del Nuraghe Sa Domu ‘e s’orcu di Sarroch di cui ora si argomenta (figg. 1 -2)  

  
Fig.1    Fig. 2
  

mercoledì 19 dicembre 2018

Scrittura Nuragica. L'Unione Sarda: Ecco i segni di scrittura lasciati dagli antichi abitanti dei nuraghi. Scoperto un saggio di fine '800, inedito, dello studioso Pietro Lutzu

di Gigi Sanna

ecco l'articolo sulla pagina della cultura dell'Unione Sarda a firma Michele Masala. La questione del manoscritto e del dattiloscritto di Pietro Lutzu la si conosce già  e anche per maggiori (e importantissimi) dettagli. Si legga comunque il bell'articolo del giornalista oristanese. Ma si legga,  soprattutto,  la 'replica' di Alessandro Usai.
   Incredibile! Non sa, non studia, non legge. Eppure  parla e nega offendendo l'intelligenza altrui. Guardate questa perla di supponenza: ' Non esiste alcuna prova chiara. Ogni tanto qualcuno ci. prova a dire il contrario ma mai (sic!) con i mano un documento scientifico. Solo fumo, almeno per ora. Ecco perchè continuiamo (sic!) a dire senza problemi (sic!) che i nuragici non sapevano assolutamente (sic!) scrivere. Si parla sempre di segni che si congiungono (sic!). Ma mai di struttura (sic!)' Esumaria! Ora abbiamo tutti terrore reverenziale e siamo pronti a fare la proscinesi al maestro della 'congiunzione e della struttura'.
La bella è che osa parlare di 'fumo' il caro sovrintendente.
Guardate anche quest'altra di perla, riferendosi ai miei studi:' Lui (Gigi Sanna) nei suoi tanti elaborati mette in risalto una serie di oggetti quanto mai sospetti, ma scientificamente parlando (sic!) il tema della scrittura al popolo nuragico era sconosciuto'.
E come no! Lapalissiano!
'Fumo?' 'Serie di oggetti quanto mai sospetti'? Ma come ti permetti, caro Usai, tali miserabili esternazioni e insinuazioni? Intendi denigrare e diffamare in qualche modo (tanto un po' di sporco rimane sempre sulla persona)  e vuoi finire in tribunale con le tue parole in libertà?
Caro Francesco Cesare Casula, storico, paleografo ed epigrafista, purtroppo ti devo mettere in campo (come dovrei mettere in campo tanti altri stuidiosi ancora): conti o non conti nel mondo scientifico come paleografo? Conti nell'approvare o nel negare? O conta invece solo Usai che non lo è paleografo? Che osa parlare per tutti? Conta solo il 'prefetto' Usai? Non ti sembra, a dir poco, arroganza, che un archeologo non epigrafista (e ancor meno paleografo) replichi su cose che non sa e che mastica da dilettante, con estrema fatica? Uno che si riempie la bocca di 'scienza' quando non è neppure consapevole che cura una disciplina che non è scientifica ma solo umanistica?



mercoledì 12 dicembre 2018

L’ITALIA E IL TERRORISMO


di Francu Pilloni

portamemoria-miguel.org
Oggi si parla nuovamente di fatti tragici di terrorismo, purtroppo.
Ho avuto la ventura di incontrare, giovedì scorso, una persona assai interessante che non è certamente un personaggio, dato che lavora presso un’azienda internazionale stanziata a Londra, che vende analisi politiche sui rischi per il capitale e per gli investimenti nei vari scenari mondiali.
Si chiama Efisio Sanna. Efisio come il nonno paterno, è nato nell’interland milanese in un paese dal nome che termina in -ate, forse Vergate, ma non sono sicuro, da padre sardo emigrato che ha lavorato in un’industria chimica, e da una madre friulana. Laureato in filosofia e psicologia sociale o del lavoro, vive e lavora nel Regno Unito.

lunedì 10 dicembre 2018

QUALE REGALINO PER NATALE?

DI GIGI SANNA




    Come molti amici sanno ogni anno siamo soliti fare il nostro regalino epigrafico. Forse vi ricorderete della Pietra di Barisardo, di quella di Terralba oppure del dattiloscritto di Pietro Lutzu o, se si vuole, della, ormai famosa, barchetta di Teti. Naturalmente il dono non è mio, perchè nessuno di quei documenti può ritenersi 'appartenere' al sottoscritto. Quello che si posta e di cui si dice è, quasi sempre, un dono di 'segnalazione' fattomi da degli amici, quello  che io a mia volta trasmetto tempestivamente a tutti facendo semplicemente da tramite.
    E lo trasmetto tanto più 'a coro in manu' quanto più ritengo possa essere importante per la ricerca scientifica. Cioè quanto più possa interessare gli studi sull'antico system di scrittura degli antichi sardi. Ma anche quanto più può risultare, a mio giudizio, bello, intrigante, originale sotto l'aspetto del valore simbolico, decorativo e fonetico.
    Questa volta penso che siamo di fronte ad un altro piccolo capolavoro. Anzi piccolissimo (v. foto). I segni (una decina) insistono su di un supporto di un cm2 e sono stati realizzati nel bronzo con la stessa precisa tecnica dell'osso di seppia, del piombo e del bronzo adoperata per i sigilli dei Giganti rinvenuti in Tzricotu di Cabras (1).
    Per saperne di più aspettiamo il giorno 23 Dicembre quando l'articolo, con i nostri auguri, sarà pubblicato in questo blog diretto da Sandro Angei. Sito che si avvia per quella data a toccare un Milione di ingressi.

1.http://maimoniblog.blogspot.com/2018/04/il-sigillo-a1-di-tzricotu-matrice-per.html



lunedì 3 dicembre 2018

PRUMISSAS ELETTORALIS


Francu Pilloni
Su primu Achilli fut istau, 
napulitanu a su rei devotu,
una crapitta scheccia s’hiat donau
sa cumpangia pustis de su votu.

Dinai in paperi in mesu trincau
atiri dd’hiat seminau apetotu:
un’arrogheddu innantis cunsinniau
e s’aturu a risultau connotu.

Hoi  nant ca faint gherra a sa finanza,
ma hanti postu in giru sa proposta
de unu redditu de cittadinanza.

Lauru s’hiat incungiau una battosta,
e custus, chi su dinai in cunfianza
ddu pinnicanta de busciacca nosta?

venerdì 30 novembre 2018

Il destino nel nome (o nel cognome)?


di Francu Pilloni


Risultato immagine per di maio
da Ilsole24ore.com
Nomen omen, si diceva a Roma tanti anni fa, vale a dire che il destino sta nel nome che porti, che il nome è presagio del tuo destino o anche un augurio per la vita. Così anche il cognome e, se ce l’hai, pure il soprannome.
Dio lo voglia o Dio ce ne scampi?

Per parlare di me – prima che sparli di altri - direi “Dio lo voglia” visto che Francu, Francesco, storicamente significa “libero da padroni” (vedi Villanovafranca, villaggio affrancatosi nella prima metà del XIX secolo dal barone di turno, gli Zapata se non ricordo male), mentre Pilloni in sardo genericamente indica un volatile e, se mi si concede, confesso che mi permetto spesso di volare, specialmente con la fantasia. Ho un secondo nome, Giuseppe dall'altro mio nonno, in ebraico “uno che crescerà” in cosa non so, a parte l’età, o forse “agli occhi del Signore” (Dio lo voglia!), ma lasciamo perdere, non mi illudo proprio. Nomen omen, dunque.

mercoledì 28 novembre 2018

Scrittura nuragica. Formidabile Pietro Lutzu! Da fargli un monumento.

di Gigi Sanna


  
   
  
      Nel suo manoscritto il documento di Tradori (Nuraghe presso Narbolia) non solo anticipa i dati alfabetici del 'protocananaico' (il system di scrittura in mix usato per quasi due millenni dai sardi) ma ci illumina sulla serie dei nomi reali (dei Giganti per intenderci) presenti nella documentazione scritta scoperta in questi due ultimi decenni. Infatti, nella lastra in basalto di Tradori è scritto 'YZYZ figlio di 'ALY figlio di ZZY.
    Y(a)ZYZ, come dimostra la scritta dell'archetto (v. fig.2) della chiesa di San Nicola di Trullas (Semestene) era il 'santo' nuragico, sostituito dal San Nicola cristiano, sicuramente un principe o un re, come erano re 'santi' GAYNY, LEPHISY, NGR, Y'AGU ed altri ancora.
   Nella scritta di San Nicola di Trullas di Semestene però YZIZ è detto figlio di ZZY e non di 'ALY. Come mai? Un errore? Forse sì perché, a mio parere, la scritta di Tradori è più arcaica (di qualche secolo prima) rispetto a quella di San Nicola di Trullas. In questa il nome del nonno di Y(a)zyz diventa quello del padre. Lo scriba lapicida, a distanza di tempo potrebbe aver dimenticato il nome di 'ALY e scritto il nome che ricordava, ovvero quello del nonno.

  
Fig.2. Ultima linea.  I nomi di YZYZ e ZZY 

 In ogni caso in Tradori abbiamo un nome in più, una piccola serie 'nobiliare' o forse 'regale' di nomi, cioè un secolo (almeno) di storia, purtroppo sconosciuta (ZZY > 'ALY > Y(a)Zyz), della Sardegna nuragica. Qualche mese fa a RAI Uno presentando i Giganti di Monte 'e Prama è stato detto che di essi nulla si sa perché i nuragici non hanno lasciato tracce di scrittura. Balla colossale. Oggi non solo sappiamo, attraverso i sigilli e le lapidi, alcuni dei loro nomi, ma sappiamo anche che erano i figli luminosi 'tori'  del toro celeste, intercessori e salvatori della gente comune a motivo della loro santità (della grandiosa metafora di questa santità, ovvero del significato delle statue dei Giganti 'guerrieri' in Monte 'e Prama, spero di poter parlare presto).

martedì 20 novembre 2018

Quando "CORBELLERIA" ti scoppia in mano...!

di Sandro Angei

Se ben ricordate, il 21 ottobre ho pubblicato un 👉articolo in risposta (e qui si capisce la definizione di “seconda parte” del titolo) allo scritto di uno stimato 👉archeoastronomo che, con baldanza e grado superiore di superiorità (scusate il bisticcio di parole), ha cercato di infirmare (?) la mia ipotesi ricostruttiva del tempietto aereo del pozzo di Santa Cristina.
  In verità, la mia è una ricostruzione virtuale tesa a salvare quel che si può della tesi di A. Lebeuf, non certamente per avanzare ipotesi da ritener vere in senso assoluto 1.