sabato 20 gennaio 2018

La storiella mediatica del "Dna svela, fenici amici antichi sardi": peccato che i dati parlino d'altro

di Atropa Belladonna

C'è cascata perfino "Le Scienze", con un titolone che sembra fatto apposta per essere trasposto all'epoca attuale: L'integrazione riuscita delle antiche colonie fenicie. La notizia è stata lanciata a lettere cubitali da ANSA, e poi via via tutti dietro. Ma i giornalisti non hanno del tutto colpa (quelli de Le Scienze sì però), perchè riportano ciò che hanno detto loro gli autori, gli scienziati autori, di un recentissimo articolo apparso su PloS ONE (1): articolo eccellente dal punto di vista della raccolta e analisi dati, ma pessimo-dal punto di vista scientifico- il modo con cui è stato presentato ai media e come conclusioni riportate nell'abstract. Quando si fa scienza non è lecito rimescolare le carte, neppure per "nobili" motivi, tantomeno per un modello che si ha in testa e di cui si cercano conferme. E un sintomo molto chiaro che qualcosa non va, è il silenzio totale dell'archeologia sarda su questo articolo: perchè l'archeologia sarda sa bene che l'archeogenetica in questo caso si riferisce non all'epoca della pacifica interazione tra sardi e fenici, ma all'epoca successiva di dominio e distruzione cartaginese. 


venerdì 19 gennaio 2018

L'omaggio a Ercole Contu

Bellissime le parole scherzose del grande archeologo nel finale del filmato realizzato da ArcheoFoto Sardegna e andato in onda durante l'omaggio dedicato da 40° parallelo a Ercole Contu, pochi giorni dopo la sua scomparsa:
[..]Anche io credevo e avevo scritto prima di trovare questa tomba, che le tombe sarde assomigliano tanto a quelle dell'Etruria, e non avevano e non hanno nessun rapporto, perchè la data è troppo lontana, è troppo diversa. Casomai dovevano essere stati gli Etruschi  furbastri che..."ehhhh, adesso me la faccio anche io e glieli frego questi Sardi!"[..]

Immagine da questo sito. "Trovare una cosa coì..Qualunque archeologo del continente si metterebbe a urlare, e io ne ho trovati diversi" (Ercole Contu, parlando dei vasi tetrapodi dalla tomba omonima.) 


martedì 16 gennaio 2018

I documenti ‘etruschi’ di ‘Allai’. Falsi? Proprio per niente. Anzi illuminanti in quanto nuragico -etruschi. Vediamo perché.

di Gigi Sanna
   
Fig.1                                                                                                      Fig.2

    A molti è nota la vicenda dei documenti di Allai (1) rinvenuti dal cartografo Armando Saba nel lago Omodeo quando questo, per la siccità, si trovò ad essere in secca. Tra i documenti spiccano i due ciottoli che il giudice A.Enna, indotto dalla 'super perizia'  dell’etruscologo M. Torelli, sentenziò essere, insieme agli altri,  dei falsi ma mandando assolto il Saba per non aver commesso il fatto, cioè per non essere lui il falsificatore. Altri evidentemente li avevano spacciati per autentici. Ma chi? Non si sa.

mercoledì 10 gennaio 2018

IL DEBITO

Un racconto di Francu Pilloni

Una Brigitte Bardot giovanissia (Blog di Cleo)

Lena fu la prima a essere interrogata in filosofia.
Se la cavò discretamente raccontando la vita ed enumerando alcune delle opere di Kant.
La prof, una giovane di città appena laureata, non solo le assegnò un otto, ma lo proclamò con orgoglio, con l’intenzione evidente di stupirci, per farci intendere di che pasta era fatta.
Io sobbalzai: si era al primo trimestre e, per giunta, Lena era ripetente.
Sedevo al primo banco e, nell'agitarmi, con la punta della scarpa urtai la tavola che chiudeva anteriormente il banco. 
(L’accorgimento era stato montato per i primi banchi delle tre fila allo scopo di negare al professore la vista delle gambe e di eventuali scorci di coscia delle studentesse). 

lunedì 1 gennaio 2018

Dio, per i nuragici, era scritto in cielo? Due lettere acrofoniche consonantiche speciali del system arcaico sardo. I segni lunati della yod e della hê. Anche gli scribi etruschi, in qualche modo, li adottarono

di Gigi Sanna

  


B. Sass e Y. Garfinkel nel 2015 si chiesero (1) quale significato mai potesse avere la lettera a trattino orizzontale rinvenuta in un coccio di Lachish. Rispondemmo (2) a quella loro domanda facendo notare il numero cospicuo di volte in cui essa è attestata nella scrittura nuragica di antica origine protocananaica. Ma non è quello il solo segno consonantico, assai comune, nel system sardo arcaico e, viceversa, scarsamente o per nulla attestato in Sirya -Palestina. Ci sono ancora altri segni e in particolare due che fanno parte dell’alfabeto consonantico sardo e che, per quanto ormai sicuri circa la loro fonetica, non trovano, almeno per ora, riscontri in altri documenti di area mediterranea: uno è il segno a yod lunata con gobba crescente  e l’altro è il segno a con gobba decrescente (a levante) . Il primo segno è attestato nei noti documenti di Tzricotu, nella scritta della Grotta Verde di Alghero e ancora, cosa questa della massima importanza (3), in un apografo (fig. 2), dove sta scritto il nome semitico di ‘ALI, lasciatoci dal maestro P. Lutzu nel dattiloscritto riguardante la sua breve ma significativa indagine sulla scrittura adoperata dai sardi in periodo arcaico (nuragico).     

domenica 24 dicembre 2017

Buon Natale a tutti!



PASCHIXEDDA IN BIDDA MIA / NATALE AL MIO PAESE

de Francu Pilloni


Is primas duas o tres Paschixeddas chi mi parrit de regordai, ddas hiaus bivias cun is candelas de carburu e is istiaricas. Pustis fut arribbada sa currenti elettrica e hiaus fattu s’allacciu, cun is lampadinas de cinqui o dexi watt a preniri is apposentus de luxi arrubiasta. Pagu ammancàt a s’annu Cinquanta.
Su cambiamentu in familia no hiat a essiri pagu, ma a s’acabbu sa milliorìa fut ca a sa candela a carburu bisongiàt a di regolai s’aqua fatufatu, a sa lampadina elettrica no.
Su ‘espuru de Paschixedda in bidda ddi nant “sa notti de cena”,  nomini chi a is pipius fadìat pensai a una cena spropositada, cun marraconis e pezza; invecis, sempri chi s’essit andada beni, po s’occasioni mamma cumenzàt su sartizzu: indi spiccàt una mesu soga de sa canna anca dd’hiat postu a sciuttai, endu passadas duas cidas, datu chi su procu ddu bocciaus sa dì de santa Brabara, sa patrona de is minieristus chi teniant una dì de baganza.

venerdì 22 dicembre 2017

Santa Anastasìa di Sardara. Scarabeo 'egittizzante' con toro di Hathor -Ysis, fiori di loto e barca? Con i Fenici ‘mediatori’? Pura fantasia. Nulla di tutto ciò. Solo luminosi tori nuragici ed egiziani con scrittura nuragica. Che più ‘nuragica’ non si può.

 Gigi Sanna

dedicato a Francesco Cesare Casula



1. Prefazione

    Lo scarabeo di Sardara insieme a quello di S’Arcu ‘e is Forros di Villagrande Strisaili (1) è stato oggetto di uno studio specifico da parte dell’archeologa Cinzia Olianas. In esso è presente inciso, anche se non ben marcato sempre nelle linee, un toro che occupa la parte mediana ed inferiore dell’oggetto. E’ stato interpretato come simbolo di Hathor Isis nelle paludi di Buto. Interpretazione rafforzata, secondo la studiosa, dal fatto che davanti alla testa del toro si trova un qualcosa di non chiaramente identificabile ma che potrebbe essere la prua di una barca e ancora dal fatto che dietro o sopra il toro sarebbero presenti  probabili fiori di loto.

Uno scarabeo ‘egittizzante’ dunque e giunto (l’ennesimo) in Sardegna attraverso la mediazione fenicio- punica. Uno dei tanti scarabei che sarebbero ascrivibili sempre alla categoria degli oggetti con tematiche egiziane ma non egiziani.   


giovedì 21 dicembre 2017

Rame dal Sinai e dal Negev: dopo Funtana Coberta anche il nuraghe Arrubiu

di Atropa Belladonna

"Dentro la torre centrale, nella nicchia a gomito di sinistra, facendo dei lavori di consolidamento abbiamo rinvenuto tre lingotti di rame". Niente di troppo strano, se non la posizione in una nicchia della torre centrale. E se si eccettua il fatto che i lingotti non sono fatti con rame della Sardegna o cipriota, ma con rame proveniente "dalle miniere del Monte Sinai e dalle miniere del deserto del Negev" Mauro Perra, TGVideolina del 19.12.2017)

Fig.1 Uno dei lingotti di rame, non molto puro e con un'alta percentuale di ferro, rinvenuti in una nicchia della torre centrale nel nuraghe Arrubiu di Orroli. 

Quali siano esattamente le miniere non è chiaro, occorrerà leggersi il libro appena uscito. Nel libro si menziona una datazione probabile per l'inserimento dei lingotti negli interstizi della nicchia: tra la seconda metà del XIV e il XII sec. a.C..

La scoperta della provenienza da Egitto e Vicino Oriente del rame (vd. figura 2 per le miniere della zona) fa seguito a una analoga novità, che abbiamo pubblicato su queste pagine: il rame da un  ripostiglio di Funtana Coberta di Ballao (CA), in uno strato indisturbato di fine XIII-inizi XII secolo a.C (1,2). Il rame proviene dalle zone attorno al Mar Rosso, nello specifico dalle miniere del Sinai meridionale (correlazione particolarmente evidente), da quelle del deserto egiziano, Arabia Saudita e ed Etiopia. Oggetti di rame dallo Yemen, risalenti al periodo tra il XIV e IX sec. a.C., hanno la stessa "firma" isotopica di parte del rame di Funtana Coberta.

lunedì 18 dicembre 2017

CABRAS (OR) LA TORRE DEL PORTO "SU POTTU ": IL MISTERO CONTINUA ...

LA TORRE DI "SU POTTU"
di Stefano Sanna

Ci sarò passato chissà quante volte, ma non le avevo mai notate. Solo grazie alle indicazioni di due cari amici: Noemi Perre e Giovanni Pisanu, vedo per la prima volta le tombe a pozzetto di "Su Pottu", situate a sud della laguna di Cabras, vicino alla torre di epoca aragonese, a 2 metri dal livello dell'acqua.