domenica 13 agosto 2017

Kommos (Creta) e le sue 53 "cose" nuragiche del XIV-XIII sec. a.C.

di Atropa Belladonna


Uno dei 53 contenitori nuragici rinvenuti nella città portuale di Kommos (Creta) in strati del XIV-XIII sec. a.C. (1). In origine classificato come "italian import", fu poi riconosciuto come manufatto sardo. Proviene dalla Hilltop, Court 2 (cima della collina, Corte 2), deposito 82 (2,3), reperto nr. C 847. 

venerdì 11 agosto 2017

Pietra su pietra - sesta parte

Gli altari di primavera

di Sandro Angei

Fig.1

   Il percorso intrapreso con Stefano, per suo flusso naturale avrebbe dovuto portarci nei pressi di Bauladu; ma il vasto territorio attorno a Santa Marra ha attirato la mia attenzione tanto da obbligarmi ad una disgressione  per descrivere un sito visitato di recente, posto in un territorio sconosciuto a wikimapia, Tharros.info, Nurnet...

domenica 6 agosto 2017

CARA MAMMA, TI SCRIVO… La lettera mai recapitata di Antonio Gramsci alla mamma.


dI Francu Pilloni

Andò proprio così, come me l’hanno raccontata.

Il maresciallo Nieddu entrò nella cella del prigioniero:
- Signore, raccolga le sue cose. Domani mattina alle cinque vengo a prenderla per portarla a Roma, perché possa presenziare al processo.
Luigi Nieddu era alto 175 centimetri su cui ripartiva i 68 chili di ossa, muscoli e nervi. Era il comandante della squadra traduzioni, incarico che, nel gergo dell’Arma, non è riservato a chi conosce le lingue, soltanto perché le traduzioni si concretizzano nel trasferimento di prigionieri da una prigione all’altra. Il metodo e l’esperienza del maresciallo Nieddu gli consigliavano di incontrare sempre il detenuto prima di prenderlo in carico, per capirne l’indole e la eventuale pericolosità. Anche se Gramsci era un detenuto speciale (politico, gli aveva raccomandato il colonnello), non fece gran colpo sul maresciallo, almeno quanto a possibilità di fuga ed eventuale evasione.
- Avrei bisogno di scrivere a casa – disse Gramsci – per avvertire la famiglia di non scrivermi più a Milano.
- Le faccio portare un foglio - assicurò il maresciallo.

venerdì 4 agosto 2017

THARROS-LAGUNA DI MISTRAS: IL PORTO DE " IS FASSONIS"

di Stefano Sanna
e Sandro Angei
prima parte
vedi anche L'ORO BIANCO DI THARROS 


La continuità dei sistemi di pesca in uso nel mondo antico e arrivati fino ai nostri tempi, è particolarmente evidente nelle località costiere in prossimità di lagune e stagni; in questi ambienti la presenza di acque salse e le particolari condizioni biologiche, ottimali alla riproduzione del pesce, diedero modo di ideare e perfezionare sistemi assai ingegnosi per la cattura delle varie specie ittiche. Stagni e lagune salse, d’altra parte, favorendo anche l’impianto di saline, creavano un rapporto simbiotico pesce/sale importantissimo in funzione della lavorazione e commercio del pesce; essendo la salagione uno dei sistemi di conservazione ab antiquo più collaudati per sfruttare una importante risorsa alimentare: il pesce, che come è noto, è velocemente deperibile.

lunedì 24 luglio 2017

Pietra su pietra - quinta parte

di Sandro Angei e Stefano Sanna

Segue da : Pietra su pietra - quarta parte


Fig.1

Sito n° 5 – nuraghe Santa Marra di Busachi

   Nuraghe Santa Marra, completamente nascosto dalla vegetazione, sembra voglia lasciar la scena a quei cumuli di pietre che lo attorniano. Girando attorno al nuraghe si contano poco meno di 20 muridinas, alcune di esse presentano una piccola rampa (fig.2a e 2b) , che consente l'accesso in sommità; alcune di esse presentano la depressione riscontrata in altre muridinas (Fig.3).

giovedì 13 luglio 2017

mercoledì 12 luglio 2017

Pugilatori o Gladiatori?

Nuove scoperte sulle Statue di Mont'e Prama
di Alessandro Atzeni

Vedi anche:


La necropoli di Mont'e Prama, a Cabras (OR), nel Sinis della Sardegna, è ormai conosciuta per le incredibili statue di origine nuragica, scoperte negli anni ’70 del secolo scorso. A lungo si è dibattuto sull’identità dei personaggi di queste statue. Gli ultimi studi antropologici fatti, uniti alla pratica dell’archeologia sperimentale, forse possono aiutare in questo processo di identificazione. Per

giovedì 6 luglio 2017

DODDORI EST MORTU; BIVAT DODDORI!


de Francu Pilloni

Se per Philip Sheridan “un indiano buono è un indiano morto”, chi dirà per primo che “un indipendentista buono è un indipendentista morto”?
Avendone parlato anche la BBC, mi sento in dovere di mettere in italiano quanto ho scritto in sardo. 
In italiano, si capisce, con caratteri minimi.

Chini fut Doddori Meloni?
No ddu sciu. No isco.
Sciu chi immui est unu, s’unicu puru, chi s’est lassau morri po is ideas suas.

No hia a sciri comenti ddu paragonai a Gramsci, candu chi no m’hiat a toccai a poni impari Mussolini cun Gentiloni e Mattarella. No inci renesciu.

Dd’hia connotu in s’ierru 1980/81, assumancu aici mi parrit de regordai

In Selargius ddoi fuant duas sezionis sardistas: una de anzianus militantis, accapiaus a manus e a peis cun is meris de sa DC, insaras potentis comenti mai; s’atera de giovunus sardistas, cun ideas autonomistas e indipendentistas.

mercoledì 5 luglio 2017

I signori di Monte Prama mangiavano i meloni e i muggini di Sa Osa ed erano parte dei famosi Shardana? Per me sì

#Sherden
#Monte Prama-Maimoni
#Giants of Monte Prama-MontePramaBlog

di Atropa Belladonna

Le loro cronologie si stanno parzialmente sovrapponendo (fig.1): sono quelle che riguardano due tra i più importanti siti archeologici nuragici, entrambi nel Sinis di Cabras, a 13 km di distanza l’uno dall’altro (fig.2). La radiometria sugli inumati di Monte Prama restituisce un quadro che prendendo i valori medi degli intervalli di incertezza (cioè i valori più probabili) va da dal 1225 al 804 a.C. circa (1-9); valori cui, occorre precisare, devono aggiungersi alcuni dati che per ora appaiono anomali: in particolare la datazione dell'inumato nella tomba J "Bedini" (402-352 a.C. (3)), che Usai considera inquinata; e una certa probabilità (22.4%) di una datazione tra 642 e 554 a.C. per la T.7/2014 (1).
Il quadro cronologico delle poche ceramiche di corredo è consistente, pur con qualche discrepanza tra gli archeologi, essendo inquadrate tra il Bronzo Recente e il I Ferro (fig.1): per il frammeno di olla rinvenuto nella T. B/2014 Usai parla esplicitamente di ceramica tipo Sa Osa del Bronzo Recente, pozzo N (1, nota 25).




Figura 1. Datazioni associate a Monte Prama e Sa Osa (radiometriche su reperti organici; lo scarabeo è stato datato in base a analisi formali e di metodologia di fattura; l'ittiofauna di Sa Osa è datata in base alle associazioni ceramiche e stratigrafia); lo schema di suddivisione tra epoche (in alto) è preso da:  Depalmas, Anna (2009) Il Bronzo finale della Sardegna. In: La preistoria e la protostoria della Sardegna: atti della 44. Riunione scientifica: vol. 1: relazioni generali, 23-28 novembre 2009, Cagliari - Barumini - Sassari, Italia. Firenze, Istituto italiano di preistoria e protostoria. p. 141-154


domenica 2 luglio 2017

Pietra su pietra - quarta parte

di Sandro Angei e Stefano Sanna

vedi: Pietra su pietra- terza parte

Muridina nei dintorni di nuraghe Zroccu

Sito n° 3 - nuraghe Zroccu di Paulilatino

   Nuraghe Zroccu è nascosto alla vista; non si vede dalla strada provinciale che da Bonarcado porta a Paulilatino, né dall'alto, essendo nascosto da fitta ed alta vegetazione.

venerdì 30 giugno 2017

Caro Museo Nazionale di Cagliari perché non ti attivi (nonostante le reiterate richieste) perché si veda e si legga? C’è un bronzetto nuragico quasi al buio e una scrittura nuragica nascosta che aspettano di esistere per noi e per il mondo.

di Gigi Sanna

 
E’ da tempo ormai che abbiamo pubblicato (1) il breve saggio sul bronzetto ‘musico e ballerino’ (2), ovvero (per noi) sul sacerdote discendente di Aaronne con il diadema della santità (3). Amici, appassionati di archeologia e di epigrafia, anche archeologi ci comunicano che il diadema scritto con la voce ‘santo [al signore yhwh]’ non si riesce a leggerlo data la non buona collocazione del reperto nella bacheca museale (posto al centro tra altri bronzetti  e in zona poco illuminata). Non parliamo poi dei segni di scrittura del mantello che, piccoli come sono, risultano ancora più difficili da individuare.

   Sul detto bronzetto, di chiaro influsso cananaico – israelitico, si tenne, come non pochi ricorderanno, un vero e proprio seminario nella facoltà teologica di Oristano (Istituto di Scienze Religiose) alla presenza del noto semitista prof. Antonio Pinna che non ebbe nulla da obiettare sulle perfette concordanze tra ‘diadema’ del V.T. e diadema del bronzetto sardo. Sulla stessa presenza della scrittura con i tre segni della sade della ‘ayin e della nun ci fu un sostanziale accordo, così come per la voce ‘santo’.

 E gli ‘altri’ cosa dicono? Dopo giorni, mesi ed anni e anni come la pensano? Perché ancora non si interessano a qualcosa di stupefacente e di straordinario stante anche il fatto che la composizione dell’oggetto ‘diadema’ del bronzetto nuragico tende ad illuminare il passo, in qualche punto oscuro, del V.T? Perché il singolare sacerdote levita di YHWH (dello yhwh sardo) non lo si fa vedere, analizzare e studiare dal punto di vista non solo archeologico ma anche letterario, epigrafico e religioso?

 Non si fa altro che dire, da parte di alcuni cocciuti che vogliono opporsi in ogni modo all’idea che i nuragici scrivessero, che i documenti non ci sono, oppure che sono dei falsi o che siano inservibili perché fuori contesto ecc. ecc. Un indecoroso bla bla bla di decenni, ormai!  

 Ebbene il nostro documento c’è, eccome! Per la non falsità e per l’irrilevanza del contesto garantisce per tutti  il sommo Lilliu. Cosa si vuole di più? Non c’è invece quella scrittura? Lo si dica (si abbia il coraggio di negarla). Aaronne e il diadema non c’entrano un tubo? Lo si dica?  E’ solo un musico e un ballerino sardo del tempo nuragico del VIII secolo come dice Lilliu? Lo si confermi scientificamente.

 Caro Museo  Nazionale di Cagliari, alla mostra non lontana  ‘Parole di segni’ hai messo addirittura una lente per far vedere certi segni (nuragici non compresi tra l’altro!) di documenti poco individuabili a occhio nudo. Perché non collochi il bronzetto come Dio comanda: perché non ci fai vedere e piastra e mantello del bronzetto agevolando gli occhi di tutti con una bella lente di ingrandimento?

    Chiediamo troppo o chiediamo invece, data la struttura pubblica finanziata con i soldi dei contribuenti, qualcosa che ci spetta di diritto?  

1.        Sanna G., 2011, Yhwh e la scrittura nuragica: un successore di Aaronne con il 'diadema della Santità' nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari ; in Gianfrancopintore blog spot.com (18 dicembre).

2.        Lilliu G., 2008, Sculture della Sardegna nuragica (ried. con saggio introduttivo di Alberto Moravetti), Illisso, Nuoro.

3.        V.T. , Genesi, 30 -31: Fecero la lamina, il diadema sacro d’oro puro, e vi scrissero sopra a caratteri incisi, come un sigillo, ‘santo al Signore’./ Vi fissarono un cordone di porpora, per porre il diadema sopra il turbante come il Signore aveva ordinato a Mosè’.

 

martedì 27 giugno 2017

Storia breve della più grande impresa crittologica dell’umanità che permise di svelare tutti i segreti di migliaia di anni di storia dell’antico Egitto.

tratto da un bell’articolo  di Emmanuele Somma

Di quando François andò controcorrente per decrittare i geroglifici, 2 maggio 2017

La storia che stiamo per ascoltare è un ammonimento perfetto per i giovani moderni. È la storia di un ragazzo svogliato e scontroso che per puro caso scopre il proprio talento. È la storia di una famiglia che lo sostiene. Di un impegno senza limiti. È una storia di passione, in cui l’aria rarefatta della scoperta scientifica si intreccia con le forti tinte dell’impegno politico e civile. È storia di onori, e di pericoli, di controversie e tradimenti.

È la storia, tra le più affascinanti che io abbia mai sentito, della decrittazione dei geroglifici egiziani.

E se alla fine Indiana Jones non aveva convinto vostro figlio a diventare archeologo e invece questa storia sì, sappiate che quanto si dice sulla luna e sul dito si applica anche alla vostra immediata discendenza.

Perché di crittologia stiamo parlando non di archeologia.

Ma si sa, Hollywood può far diventare anche un noioso archeologo un divo del grande schermo, ma non potrà mai rappresentare adeguatamente le centinaia di ore passate a ripetere senza successo i tentativi di una crittologa solitaria e appassionata, prima che riesca a rompere un codice impenetrabile. Ci vuole fortuna pure ad essere un personaggio.

Tutto inizia nel 1797, dopo la pace di Campoformio. Stendhal, che era uno che ne capiva, disse allora: «I giorni di Napoleone sono passati». L’anno dopo Bonaparte, alla testa di una flotta di 328 navi con 38.000 uomini, si lancia sull’Egitto.

I giorni di Napoleone sono iniziati.


sabato 24 giugno 2017

CHI MI TOGLIE UN DUBBIO?

Francu Pilloni

Oggi ho letto su L’unione sarda notizie su una donna di cui non avevo sentito mai parlare: Marianna Bussalai da Orani: http://www.unionesarda.it/articolo/cultura/2017/06/23/sardegna_al_femminile_marianna_bussalai_la_prima_sardista-8-615545.html.
La signora è morta giovane nel 1947; io non andavo ancora a scuola.
Della sua bella e sofferta vita, dice il quotidiano, ha reso testimonianza la compaesana Marta Brundu, nella sua tesi di laurea, ma – dice sempre il giornale - “Raccontare Marianna Bussalai è stata anche la missione di Francesco Casula, professore di storia e filosofia esperto di lingua sarda e storia dell'Isola”.
Dio lo benedica per questo, così ho potuto, almeno parzialmente, riempire una delle mie tante lacune di storia sarda!
Marianna è stata una donna valente, di valore - racconta Casula - , una ragazzina che con la quarta elementare, malaticcia, in un paese chiuso com’era Orani agli inizi del Novecento, da autodidatta si è fatta una cultura, non solo letteraria ma anche filosofica e politica, diventando scrittrice e poetessa e insieme leader politica. I suoi amici – con cui ha una fitta corrispondenza epistolare – sono Montanaru e i grandi dirigenti sardisti: da Luigi Oggianu a Pietro Mastinu, dai fratelli Melis (compreso il futuro presidente della Regione sarda, Mario Melis) a Emilio Lussu e Dino Giacobbe. E Sebastiano Satta, il principe del foro nuorese, il cantore della sardità, che andava spesso a trovarla ad Orani" (il grassetto è mio).
Tutto vero, c’è da giurarlo, anche in virtù della missione che il professore si è assunta.
Mi suona male, però e invece, il fatto che Sebastiano Satta andasse spesso a trovarla a Orani: Marianna Bussalai era nata nel 1904, mentre Satta morì nel 1914, quando Marianna aveva solamente dieci anni. Se si mette in conto che gli ultimi sei anni Satta li visse “in una dolorosa immobilità”, si presume che, se si fosse recato “spesso” a Orani a trovare la Bussalai, questa era ancora in fasce o, al massimo, poteva avere tre o quattro anni.
Di che avranno discusso?
Si tenga conto che Satta, già dal 1908 a causa della malattia che l’aveva colpito, era impedito di parlare e comunicava per iscritto. Che la Bussalai scrivesse e leggesse già prima di imparare a parlare?
Allora, chi mi viene in aiuto e mi toglie il dubbio che mi assilla?

sabato 17 giugno 2017

Pietra su pietra - terza parte

di Sandro Angei e Stefano Sanna

vedi: Pietra su pietra
         Pietra su pietra - seconda parte

Immagine tratta da Google Earth

Sito n° 2 – Il circolo, il cumulo, la pinnetta, nuraghe Crabia di Narbolia

      Forse sono passati trentacinque anni da quando vidi da lontano, per la prima volta, quella figura ovale sulle colline sopra Narbolia. Una figura che il mio cervello interpretò di forma vagamente circolare, dato il punto di vista. Pensai ad un recinto per il ricovero di pecore e lì finì la mia curiosità investigativa.

domenica 11 giugno 2017

Pietra su pietra - seconda parte

di Sandro Angei e Stefano Sanna



Esodo 20,22Il Signore disse a Mosè: «Dirai agli Israeliti: Avete visto che vi ho parlato dal cielo! 23Non fate dèi d'argento e dèi d'oro accanto a me: non fatene per voi! 24Farai per me un altare di terra e, sopra, offrirai i tuoi olocausti e i tuoi sacrifici di comunione, le tue pecore e i tuoi buoi; in ogni luogo dove io vorrò ricordare il mio nome, verrò a te e ti benedirò. 25Se tu mi fai un altare di pietra, non lo costruirai con pietra tagliata, perché alzando la tua lama su di essa, tu la renderesti profana. 26Non salirai sul mio altare per mezzo di gradini, perché là non si scopra la tua nudità».


giovedì 8 giugno 2017

Chiusi. Tomba della scimmia. Le raffigurazioni tombali? Accompagnatori sicuri, acrobati straordinari e lottatori imbattibili? Goffa mimesi dell’arte pittorica circa la realtà celeste in fatto di rinascita.

di Gigi Sanna


Fig. 1


     Nei precedenti articoli abbiamo visto che la scrittura metagrafica etrusca (1) si estende alle pitture, alle sculture, agli stessi oggetti riposti nelle tombe presso le urne dei defunti.  L’immaginazione e la fantasia  dello scriba lo portano, attraverso le convenzioni della numerologia, dell’ideografia e della acrofonia, a continue variazioni  artistiche, con tematiche assai varie che mirano però tutte a suggerire l’argomento della salvezza attraverso l’intervento delle due divinità astrali Tin e Uni (Sole e Luna).  Abbiamo visto inoltre che la forza di esse è basata sull’osservazione della loro luminosità opposta in un ciclo eterno ternario (2) del sorgere, del distendersi, del curvare (abbassarsi, tramontare). Il sole e la luna sono una unità inscindibile che dà la luce e la vita nel mondo e sono quindi, rispettivamente, padre e madre immortali. La vita non si ha senza di essi che la rinnovano incessantemente con il loro movimento rotatorio. Quindi non stupisce affatto che nelle tombe tutto sia un inno e un appello accorato ai ‘genitori’ celesti perché operino per la rinascita del figlio. 

martedì 6 giugno 2017

Monte Prama, gli scultori-conservatori nuragici e il "nemico"

#Giants of Monte Prama@montepramablogspot
#Monte Prama @maimoniblogspot


di Atropa Belladonna
(il post compendia 2 note pubblicate su Monte Prama Novas
La pietra delle statue di Monte Prama: gli antichi scultori erano anche “conservatori”, 7.5.2017; 
Monte Prama alle prese col nemico: acqua, fuoco, fossili, microrganismi, sali, uomini e trattori, 27.5.2017)

Le statue nuragiche di Monte Prama (Cabras, OR) suscitano  reazioni contrastanti per il loro gusto estetico, ma nessuno dubita che dal punto di vista storico siano “meravigliose”: la datazione della necropoli associata alle statue le pone attorno al XI-VIII sec. a.C., i.e. secoli prima delle classiche statue di Greci e Romani. Il sito rappresenta sicuramente una delle scoperte archeologiche più importanti del XX secolo e chi segue queste pagine sa bene come stia regalando anche nel XXI emozioni non da poco. Il progetto di restauro e assemblaggio dei 5178 frammenti  è stato pluripremiato, per la difficoltà, per le tecniche di assoluta avanguardia messe in campo e per il risultato finale.  Quando i restauratori delle sculture di Monte Prama (progetto 2007-2011) si misero all'opera (alle prese con i reperti degli scavi 1975, 1977 e 1979, nonché con i frammenti rinvenuti occasionalmente), una delle attività fondamentali fu la diagnostica pre-restauro. Durante tale attività, indispensabile per l'ottimizzazione degli interventi conservativi, vennero alla luce alcuni aspetti inattesi: tra questi le misure che gli antichi scultori misero in opera per conservare le statue; vennero inoltre evidenziati e caratterizzati i restauri operati su alcuni pezzi esposti fin dagli anni '80 del secolo scorso, e i fattori umani e ambientali che "attaccarono" in tempi diversi le sculture nel corso dei millenni.


sabato 3 giugno 2017

Dna srd 2

La risibile presunzione dei genetisti, circa il momento in cui la Sardegna iniziò ad essere realmente abitata
sa ‘e duos (namuli)
di Mikkelj Tzoroddu



2.1- disamina - sa ‘e duos

Nel suddetto paragrafo chiamato “Contesto archeologico” essi (i “genetisti”), di prim’acchito, emettono la seguente sentenza:
(1) «La lunga storia dell’insediamento umano in Sardegna è illustrata dai noti siti archeologici distribuiti fra il Mesolitico ed il tardo Neolitico (Figure S7)»1.
Ora, caro lettore, poiché i genetisti non sono né archeologi né storici, pare evidente come tale sentenza stia riportando i ricordi di un testo d’altra disciplina, ch’essi hanno ritenuto far proprio, allo scopo di dare maggior vigore a ciò che intendono raccontarci! Molto bene! Ma, se andiamo a vedere la figura S7 (la quale è costituita da quattro piantine della Sardegna2 ove son segnati dei puntini) proprio quella ove essi indicano i luoghi appartenenti al Mesolitico e chiamano S7a ebbene, essa rappresenta non “la copia presa da un testo d’altra disciplina” come ritenevamo auspicabile, ma una propria, loro stessa rielaborazione, di ciò che essi hanno creduto di ricavare da quella tal eventuale lettura! Ohibò!

martedì 30 maggio 2017

Pietra su pietra

di Sandro Angei e Stefano Sanna
campagne di Bauladu

   “Si chiamano muridinas1; da ragazzo ho aiutato anche io a realizzarle. Spietravamo il terreno e formavamo cumuli ben sistemati, lì dove il piano di campagna era inutilizzabile, perché costituito di sola roccia affiorante. Si realizzava il paramento esterno con le pietre più grandi ben sistemate; un lavoro ben rifinito ed elegante, poi all'interno si accumulavano le pietre più piccole fino a colmare la corona. Sistemavamo sas muridinas in bello modo, alla stregua dei muri a secco di recinzione. Era motivo di vanto erigere un muro con garbo; tutti in campagna volevamo fare bella figura col proprio terreno ben sistemato e recintato.

mercoledì 24 maggio 2017

ANCHE LA SCRITTURA ETRUSCA, COSI’ COME QUELLA NURAGICA, E’ A TUTTO CAMPO. COME UN AFFIBBIAGLIO PUO’ DIVENTARE UN INNO NASCOSTO ALLA DIVINITA’ CICLICA CELESTE E UNA ACCORATA INVOCAZIONE A TIN E A UNI.

di Gigi Sanna 
Fig. 1. Affibbiaglio etrusco da Cerveteri ( Londra, British Museum)
     Anche la scrittura etrusca, così come quella nuragica (1), era a ‘tutto campo’. Tutto ciò che era attinente al sacro era necessariamente scritto perché era proprio la scrittura indice massimo della sacralità, tanto più se nascosta agli occhi dei profani che potevano guardare  ma non vedere per l’incapacità dell’osservare. Questo vuol dire che monumenti e oggetti relativi alla ‘religio’ erano cosparsi di segni fonetici criptati e che spetta a noi saperli  individuare e connettere in una certa sintassi, quasi sempre formulare (poche e scarne formule), variata continuamente ma con senso identico o simile. Abbiamo visto, ad abundantiam (2), in che modo è organizzata e articolata questa scrittura che abbiamo chiamata metagrafica, composta dalla numerologia, dall’ideografia e dall’acrofonia.

giovedì 18 maggio 2017

Pietre di Sardegna

di Sandro Angei

   La Sardegna è letteralmente disseminata di pietre, e da millenni l'uomo sardo con essa ha convissuto, tanto da diventare esperto nel maneggiarla, tagliarla, incavarla, inciderla, sovrapporla l'una sull'altra in mirabili esempi di incastri perfetti.

lunedì 15 maggio 2017

SCRITTURA ETRUSCA: SOLLEVA, DISTENDE, CURVA: TRE PAROLE MAGICHE PER INDICARE, NASCOSTAMENTE E A REBUS, TIN E UNI, IL SOLE E LUNA, IL PADRE E LA MADRE DELLA LUCE DELLA SALVEZZA. I SIMBOLI ASTRALI DELLA CHIMERA DI AREZZO (III). *



di G.Sanna

     

fig. 1                                                                                                             fig. 2


 Abbiamo visto nel saggio precedente (1) che il cagnetto di S:CALUSTLA riporta, scritta in modo metagrafico, l’espressione salvifica funeraria difesa (oppure doppio sostegno) del padre e della madre. Ma il senso dell’oggetto continua perché anche i segni che accompagnano la bestiola sul fianco forse intendono comunicare numerologicamente qualcosa. Raramente,così come i nuragici, gli scribi etruschi mettono segni senza significato sintattico ovvero in qualche modo pertinenti alla lettura organica del tutto e non di una sola parte. Infatti,  i tre segni macroscopici presenti nella statuina, vale a dire il ‘sollevare’, il ‘distendere’ e il ‘curvare’, quelli che rendono linguisticamente la doppia acrofonia greco - latina, si sposano ai nove segni della scritta in etrusco. La doppia puntazione, che si nota dopo la prima consonante,  sembra avere lo scopo di evidenziare l’acronimo ovvero la prima consonante del nome etrusco Sethre ma anche quello di limitare  il numero dei grafemi che si riducono così a nove. Il tre più il nove sono numeri assai significativi in etrusco, come quelli che notano rispettivamente la divinità e l’immortalità (2). Quindi la lettura, con ogni probabilità, diventa ‘doppio sostegno del tre immortale e del padre e della madre’. Cioè il defunto potrà contare su qualcosa di immortale che non è specificato e viene indicato astrattamente con un numero (3).

mercoledì 10 maggio 2017

SE TU FOSSI UN SEMAFORO, COSA FARESTI?

Brando - Uomo al Semaforo
Francu Pilloni


Somministrata a freddo, la domanda appare stupida e forse lo è davvero.
Rileggendo per coglierne bene il senso, si nota subito come il pronome personale “tu”, evidenziato senza necessità, si subisce come una sberla, come una tirata d’orecchi da parte di chi non ti aspetti, da chi non ha l’autorità, né la confidenza per provarci. Sembra un segno di strafottenza, si ha l’impressione di essere incalzato, di essere chiamato in causa individualmente, mentre non ti senti minimamente coinvolto, anzi provi la tentazione di sganciarti.
Ma poi, se ti guardi in giro, se recepisci che non c’è astio, che si tratta di un gioco, di una provocazione intellettuale che mira a stuzzicare il senso dell’umorismo, a sollecitare l’arguzia, ecco che allora ti rilassi, prenoti immediatamente qualche risposta non comune nella tua mente, qualche uscita che possa restare memorabile.
Si può constatare in tutta tranquillità come le risposte possibili sono davvero molteplici perché ampio e aperto è il campo delle risposte, in quanto tutto dipende solamente da te, proprio in virtù di quel “tu”, prima vissuto come se ci fosse stato sbattuto sulla faccia.

Rispondere d’acchito “starei dritto” oppure “starei fermo”, soggiungendo “almeno finché non apparisse all'orizzonte la signora Contu, nota per aver abbattuto due semafori nello stesso incrocio!” è una delle prime tentazioni per liquidare la faccenda.

mercoledì 3 maggio 2017

Finalmente pubblicato l'atteso saggio dell'archeologa Caterina Bittichesu




Volete sapere molto (ma molto) sulle Tombe dei Giganti della Sardegna dell'età del bronzo? Volete conoscere soprattutto quelle rinvenute nel territorio di Macomer? Volete impossessarvi di uno strumento scientifico indispensabile per l'avvio all'interpretazione di monumenti megalitici ancora avvolti dal mistero? Volete leggere un libro di archeologia  di grande rigore metodologico e, soprattutto, scritto 'bene', anche per i molti e non solo per i pochi? Un libro di una ricercatrice da sempre indipendente (orgogliosa di esserlo) che se ne frega delle chiese e delle chiesette a pensiero unico?
Leggetevi quest'opera fresca fresca di stampa dell'archeologa Caterina Bittichesu. La presentazione del volume (pp. 364) è del suo maestro, il grande archeologo Ercole Contu


.

sabato 29 aprile 2017

Dna Srd

La risibile presunzione dei genetisti, circa il momento in cui la Sardegna iniziò ad essere realmente abitata
sa ‘e unu (namuli)


di Mikkelj Tzoroddu


1- pro cominzare

Fra le persone oneste (che saran certo poche nel generale novero di quelle qui considerate, ma davvero molte se conteggiate quelle di ciascun ambito, essendo il presente discettare indirizzato a quelle ed a queste tuttavia) non ven’ha alcuna che abbia l’ardire di indicare la vile tendenza nasconditrice assunta, in una sorta di giuramento, da una composita élite ormai disperata!
La quale, nel pervicace obiettivo di perpetuare la generale incompletezza della conoscenza del passato, vien posta in essere invocando il dio della Menzogna, SENTI UN PO’ CARO LETTORE, proprio nei riguardi del plurimillenario trascorso storico, d’una grandissima Entità del tempo più remoto:

giovedì 27 aprile 2017

Le iscrizioni di S'eremita Matteu di Narbolia, di Santu Jacci di Riola, di Santu Sarbadori di Cabras e l’iscrizione trilingue di Santu Jacci di Nicolò Gerrei. Il dio nuragico JACCI /YHW, la sua scrittura, i suoi santuari nella Sardegna del primo secolo a. C e dei due (o tre) secoli successivi.


di  Angei Sandro - Sanna Stefano - Sanna Gigi

 
Nelle precedenti puntate abbiamo potuto vedere che la Sardegna nuragica non finisce, quanto a ‘religio’, con scrittura ad essa organica e ad architettura santuariale, con la sconfitta di Amsicora (215 a.C.) ma prosegue nei secoli successivi, con sue particolari forme innovative, ma pur sempre assai legate alla tradizione . La facciata del tempietto di S'eremita Matteu di Narbolia e le scritte nuragiche in essa presenti, il culto dell’acqua sgorgante dalla parete del tempio, l’orientamento architettonico agli equinozi (1), tipico dei templi nuragici, anche all’aperto, sono stati i primi indizi ‘forti’ della prova dell’esistenza nel III – IV secolo d. C. sia della prosecuzione del culto monoteistico della divinità tradizionale yh (o yhh,yhw,yhwh), venerata a far data da un periodo antichissimo (2), sia della continuità dell’ideologia del  nr ’ac hē , del toro (soli - lunare) figlio della divinità, ovvero della continuità istituzionale di un monarca ‘giudice’ (3) di origine divina. Ma mentre non poco si riesce a ricavare e a conoscere sugli aspetti religiosi e culturali delle popolazioni nuragiche sotto il dominio repubblicano e imperiale romano, nulla possiamo dire sul versante istituzionale politico. Non sappiamo in quale forma i nuragici ‘resistenti’ dell’interno, restii ad accettare la dominazione, sia siano governati per secoli e secoli. Ma non è poi così difficile immaginarlo.  La figura di Ospitone dux dei Barbaricini, di cui si è detto (4), un capo assoluto che spunta come tale (5) nel secolo di Gregorio Magno, sembra costituire la prova indiretta che, se continuità religiosa ci fu, dovette esserci anche quella di una guida materiale e spirituale assieme, di un semidio o dio in terra  ‘figlio del toro della luce’.  Mancano tanti anelli di una lunga catena politica dei vinti senza storia ma quella catena con ogni probabilità vi fu.

lunedì 24 aprile 2017

Sono stata a Goseck

di Atropa Belladonna

Sono andata a Goseck (Sachsesn-Anhalt, Germania) perchè l'ho sempre desiderato, da quando ne conosco l'esistenza, e perchè mi è capitata a Pasqua 2017 una congiuntura favorevole.
Il sito è ben noto: viene chiamato popolarmente "osservatorio solare" anche se il nome, come vedremo, è restrittivo. Certo è che quasi 7000 anni fa, ponendosi al centro del cerchio di 71 metri di diametro al solstizio d'inverno, si veniva illuminati dallla luce del sole che entrava da una delle "porte" lasciate aperte nella palizzata: all'alba da sud-est e al tramonto da sud-ovest. E' di certo il fenomeno astronomico predominante e più chiaramente evidente, anche se non il solo (fig.1). 
Se si pensa che, nella stessa regione- a poco più di 30 km di distanza- venne trovato nel 1999 il famoso disco di Nebra, che mostra diversi fenomeni celesti (tra cui anche i solstizi), questo lascia ben sorpresi: il disco di Nebra è più giovane di 3000 anni rispetto al cerchio di Goseck


Fig.1: al centro del cerchio di Goseck è stata posta questa grafica, per spiegare i fenomeni osservabili: Wintersonnenwende= solstizio d'inverno; Sommersonnenwende= solstizio d'estate; Frühlingsfest = festa di primavera (beltane nel calendario celtico, inizi di maggio); Sonnenuntergang = tramonto; Sonnenaufgang = alba. Foto dell'autrice, 17.04.2017

sabato 22 aprile 2017

14 maggio 2017 gita a Monte Baranta di Olmedo

ˀaleph
Associazione culturale

Di Oristano

14 maggio 2017
Organizza una gita culturale per la visita del sito Monte Baranta di Olmedo


 

mercoledì 19 aprile 2017

RF IACCI! IAI (ἰᾷ) IACCI! IL NOME DEL DIO NURAGICO INVOCATO IN UNA ISCRIZIONE (TARDA) IN MIX DI RIOLA. ORA NARBOLIA, SAN SALVATORE DI CABRAS E RIOLA SARDO CHIAMANO IL SANTU JACCI DI SAN NICOLO’ GERREI.



di Angei Sandro, Sanna Stefano e Sanna Gigi  


Fig. 1. La voce RF del tempietto di Riola 
Fig.2 Le voci IACCI, IAI e IR  

Nella parte IV del saggio si è visto (1) che la scritta in mix del tempietto nuragico tardo di s’Eremita Matteu reca l’espressione RFVIRDIEDO (Cura! Mangio il verde). Detta scritta si sposa con quella metagrafica della facciata realizzata con il disco della luce, il toro capovolto e le tre (cosiddette) Tanit: NR ‘AG H IMMORTALE.

  Recentemente abbiamo scoperto in agro di Riola, in località Santu Jacci, alcune scritte (2) nelle pareti di in un rudere (fig.3) che riportano, nel solito mix alfabetico linguistico (3), delle espressioni attinenti al culto e al rito salutiferi della divinità protosarda .


Fig.3
fig.4. Immagine da Google Earth
I siti di rinvenimento delle scritte

     Detta divinità, attestata epigraficamente con il nome di YH, YHH, YHW e YHWH (4), si riscontra in numerosissimi toponimi della Sardegna, praticamente in tutta l’isola, soprattutto con i nomi di Jacu e Jacci (5). Il nome dell’antichissimo Dio sardo è stato sostituito man mano dalla chiesa cristiana, già nel periodo dei massimi tentativi di cristianizzazione della Sardegna (6), con quello di San Giacomo.

La scritta 1 (fig.2), che si trova nella parte destra in basso dell’ingresso al dromos del tempietto è realizzata chiaramente a rebus,  in due linee immaginarie con sette  lettere di tipologia latino romana, greca e nuragico semitica (v. fig.5). Cinque, greco - romane, nella prima linea ( I c c A I)  e due ‘nuragiche’ nella seconda (R I).


fig. 5 

Di tutte le lettere, sono manifestamente più piccole le due ‘c’ latino - greche e le due nuragiche. Queste ultime ‘nuragiche’ lo sono non solo per la tipologia ma anche per l’obliquità (v tabella seg. e fig. 6).

             


      

fig.6 . La  scritta obliqua dell' Antiquarium arborense. A destra la trascrizione

    Il motivo per cui lo scriba ha scritto le due ‘c’ più piccole è dovuto al fatto che, se si legge la scritta da sinistra verso destra con le sole lettere grandi ‘ I A I’ si ottiene la voce greca ίᾷ (maiusc. IAI) che significa ‘guarisci, cura!’(8). Se si legge invece la scritta da destra verso sinistra, comprese le lettere più piccole, si ottiene IACCI. Quindi ‘guarisci IACCI!’. Se poi si legge di nuovo IACCI e quindi  le due lettere semitiche nuragiche, partendo sempre dalla destra, come nella riga precedente,  si ottiene IACCI IR (יר) che significa ‘temi, rispetta’ IACCI.

- prima lettura:  IccAI  = IAI IACCI (cura IACCI):

 - seconda lettura:  IACCI IRיר    (rispetta IACCI)

   La scritta quindi, a seconda di come la si legge, contiene un congiuntivo esortativo greco ed un imperativo semitico entrambi riferiti a Jacci. Una è, evidentemente, voce del pellegrino che invoca (Jacci è qui vocativo)  la guarigione e l’altro è voce del santuario che ti dice di rispettare e temere (Jacci è qui complemento diretto) il dio. La prima chiaramente legata all’altra per senso in quanto la guarigione si avrà solo se il dio sarà rispettato e temuto.  

    Detta scritta a rebus e in mix (greco, semitico, nuragico) per quanto oggettivamente chiara e non censurabile dal punto di vista del significato forse poteva dare adito a qualche perplessità, stante la sua apparente (9) stranezza, se nel rudere del tempietto, nascosta tra la sterpaglia,  non si trovasse nella stessa parete (stavolta nella parte alta di essa) la nota voce semitica santuariale RF (fig.2), quella stessa dell’incipit della scritta in mix e a rebus della parete esterna di destra del tempietto di S’eremita Matteu (di cui abbiamo trattato la volta scorsa).

Ora, RF semitico è l’equivalente preciso di IAI (ίᾷ) e questo significa non solo che è giusta l’interpretazione della scritta ma anche che nel tempietto si invocava la divinità in lingue diverse. Aspetto questo tanto più singolare perché nel santuario di San Salvatore del Sinis la iterazione dell’invocazione RF nelle pareti delle celle è sempre in lingua semitica (10) e, da quanto si è scoperto, mai in greco.

Ma ovviamente il dato più interessante, come ognuno avrà notato, è che ancora una volta si trova, attestato in modo documentario, quel nome che tantissime volte è voce della toponomastica e erroneamente riferito, per sovrapposizione di culto cristiano, a Santu Jacu. La scritta di Riola quindi chiarisce e ci dice  direttamente, in modo inconfutabile:

 - che Jacci è il nome della antichissima divinità nuragica ancora venerata nel tempietto di Riola.

- che  Jacci, stante le chiare invocazioni, è divinità salvifica e salutifera (RF e IAI: רףּ e ίᾷ).

- che la scritta è organizzata a rebus e in mix scrittorio come quella di s’Eremita Matteu.

- che gli scribi sacerdoti nuragici sono ancora in ‘attività’ e usano una scrittura che è sempre la stessa e riconducibile per caratteristiche ai primi momenti della nascita della scrittura in Sardegna.        

  - che conseguentemente la ‘religio’ nuragica è ancora, in tardo periodo imperiale romano,  ben radicata nel territorio.

- che i templi della salute e della guarigione erano capillarmente sparsi nel territorio dal momento che (v. cartina fig.4) il ‘cammino’ del RF/IAI passa per località molto vicine tra di loro come San Salvatore del Sinis di Cabras, Riola e Narbolia, nonché, con ogni probabilità, il santuario del Rimedio di Oristano dove anticamente si venerava lo Jacci dei ‘rimedi’ e delle guarigioni.

E indirettamente ci dice:

- che tutte le numerosissime località SANTU JACCI e SANTU JACU della Sardegna possedevano dei tempietti (11), come quelli di S’eremita Matteu e di San Salvatore, appartenenti alle singole comunità dove si venerava il Dio santo  nazionale sardo (Pettazzoni 2014, Sanna 2004).

- che JACCI/JACCU non è altro che YH, YHH, YHW, YHWH, nomi attestati più volte (12) nella documentazione in bronzo, in ceramica e in pietra dei secoli precedenti.

  Ma soprattutto ci offre un dato eccezionale sul piano epigrafico, religioso, storico e archeologico: che  la divinità a cui è dedicata l’iscrizione trilingue (greco, latino e semitico) in bronzo di San Nicolò Gerrei, in località (guarda caso!) Santu Jacci, aveva un tempietto, oggi distrutto e scomparso, con il culto delle acque salutifere (13). La località dunque non c’entra nulla con San Giacomo, come è stato detto e ridetto, ma c’entra invece solo con il Dio dei Sardi tutti di allora, ovvero YHW/ JACCI.

(continua)

Note ed indicazioni bibliografiche.

 1. Angei Sandro - Sanna Stefano - Sanna Gigi, 2017,  TEMPIETTO DI S’EREMITA MATTEU: ‘RF/VIRDI EDO’. UNA PERLA DOCUMENTARIA: LA BREVE MA ASSAI ILLUMINANTE SCRITTA ‘NURAGICA’ IN MIX E A REBUS DEL TEMPIETTO CAMPESTRE DI NARBOLIA (III – IV secolo d.C.), in Maymoni blog (venerdì 7 aprile).

2. Le scritte da noi individuate sono certamente più di due ma quelle di cui ci interesseremo sono quelle insistenti nella parte bassa dell’ingresso a destra del tempietto e sulla sommità del muro sempre a destra. Le altre (tranne forse una che ripete la esclamazione in greco dell’ingresso ovvero IAI) sono incerte per lettura e potrebbero essere esito di incisioni più recenti. I muri perimetrali ed interni del tempietto, ormai un rudere, dovrebbero essere indagati con uno scavo perché manifestamente il piano di calpestio originario, data la frequentazione continua in periodi successivi per motivi agricoli o legati alla pesca (il sito è molto vicino allo stagno di Cabras - Riola), doveva trovarsi molto più in basso. Lo dimostra la scritta stessa dell’ingresso posta ad una altezza che la rende quindi quasi invisibile per chi entra e quindi non leggibile.       

3. Sanna G., 2004. Sardoa grammata. ‘ag ‘ab sa‘an yhwh. Il dio unico del popolo nuragico, S’alvure, Oristano; idem, 2016, I geroglifici dei Giganti. Introduzione allo studio della scrittura nuragica, PTM e. Mogoro, cap. 4. pp. 91 -92.

4. Sanna G., 2004. Sardoa grammata. ‘ag ‘ab sa ‘an yhwh. Il dio unico, ecc. cit. cap. 9, pp. 183 - 201.

5. Quasi non si contano in Sardegna le chiese campestri e cittadine, nonché le località di campagna (con ruderi di piccoli templi e santuari), con i nomi di Santu JACU, JACCI . Un piccolo censimento, realizzato tempo fa dal sign. Fulvio Aresu per il cosiddetto ‘cammino di Santu Jacu'  (il cristiano Giacomo) ed uno nostro recente su ‘facebook’, offrono davvero una bella panoramica sulla sua presenza e dislocazione (Tonara, Siniscola, Galtellì, Nuoro, Nurachi, Riola, Romana, Nughedu Santa Vittoria, Bosa, Monastir, Macomer, Siliqua, Sant’Antonio di Gallura, Nureci, Soleminis, Villanova Monteleone, Nuragogume, Nuraxinieddu di Oristano, San Giacomo di Gallura, Mandas, San Pietro di Mara Arbarei, Perdaxus, Pattada, San Nicolò Gerrei, Taniga di Sassari, Aggius,  ecc. ecc). Non è chi non veda allora che il Giacomo santo cristiano, data la sua incredibile e non certo spiegabile capillare diffusione (non attestata mai storicamente da nessuna fonte e introvabile in tale misura  in tutto il mondo cattolico) non c’entra proprio nulla. C’entra invece il culto ‘nazionale’ sardo per l’antichissimo dio sardo, dio venerato sicuramente ancora quando il pontefice Gregorio Magno (590 - 604) lanciò la nota grande crociata (e non solo in Sardegna) per far fuori ogni traccia di vestigia ‘pagana’. Su San Giacomo santo della chiesa cattolica cristiana in Sardegna si veda Spada A.F.,1994,  Storia della chiesa cristiana e dei suoi santi. Il primo millennio. S’Alvure ed. pp. 153 -155.     

6. V. nota precedente.

7. Sull’obliquità, caratteristica di diversi documenti di scrittura nuragica, si veda Sanna G., 2016, Antiquarium arborense di Oristano. La tarda scritta nuragica tharrense della luce salvifica per il figlio (non nominato) di Yhwh. Il 'segno' complesso della λοξότης (obliquità)., in Maymoni blog ( martedì 26 gennaio); idem, I geroglifici dei Giganti. Introduzione allo studio, ecc. cit. p. 91. 


8. Anche l’antico santuario del Lossia (non ancora Apollo) a Pito possedeva questo antico grido di invocazione (IE, IE)  e di lamento assieme, passato poi in periodo classico alla tragedia e al paratragico greco (v. Sanna G., 2007, I segni del Lossia cacciatore. Le lettere ambigue di Apollo e l’alfabeto proto greco di Pito, S’alvure ed.). C’è da registrare sulla voce verbale IAI (ίᾷ) la testimonianza di Sofocle (fr. 631) dove essa indica ‘barbarous exclam. of sorrow’ (Liddel H.G –Scott R, 1961, Greek –English lexicon, Oxford, p. 814).    

9. ‘Apparente’ per chi non conosce la natura del codice di scrittura nuragico, quasi tutto basato sul lusus e sul rebus ovvero sulla complessità della lettura mai o quasi mai ottenuta agevolmente. Gli ultimi documenti del tardo nuragico si può dire che sono come i primi: non vanno ‘letti’ ma sempre ‘interpretati’. In mille e cinquecento anni di storia le ‘regole’ specifiche, per cui la scrittura sarda è quella e soltanto quella, non vengono sostanzialmente mai modificate. Soprattutto non si modifica il criterio del prestito ‘dinamico’, ovvero dell’uso in mix di lettere degli alfabeti antichi e recenti (e anche recentissimi). Anche questo documento di Riola ne è chiara dimostrazione.   

10. Semitica nuragica, naturalmente, e per nulla punica, come dicono gli studiosi ( Levi D., 1949, L’ipogeo di San salvatore di Cabras, Roma;  Mori A., Centri religiosi temporanei e loro evoluzione in Sardegna, in ‘Studi Sardi’ X, 1951 – 52; Donati A. - Zucca R., 1992, L’ ipogeo di San salvatore, Delfino ed. Sassari). Ché i nuragici sin dall’inizio della loro avventura circa la scrittura adoperarono per il ‘sacro’ sempre il semitico e, da quanto sembra,  quello ‘alto’ dei testi sacri (VT) sicuramente cananaici e anteriori rispetto all’uso che di essi faranno i sacerdoti e scribi di Israele. Una specie di ‘latino’, lingua - come si sa -  di prestigio e volutamente alta e solenne della Chiesa cattolica cristiana.

11. Essi furono totalmente annientati oppure rifatti con l’andar dei secoli. Basti pensare al tempietto di Santu Yacu di Nuoro, di cui restano solo i ruderi,  e a quello di Santu Jacu di Bosa, della cui esistenza testimonia oggi solo il toponimo e  il noto concio riciclato della chiesetta di San Pietro extra muros, con la ormai nota scritta SHRDN YHWH (Sanna G., 2004,  Sardoa grammata. ‘ag ‘ab sa ‘an yhwh. Il dio unico, cit. pp.276 - 281.


12. Sanna G., 2016, I geroglifici dei Giganti. Introduzione allo studio, ecc. cit. pp. 192 - 201.

13. Martini P., 1861, Bull. Arch. Sa, 7, pp. 57 -59; idem, 1862, Bull. Arch. Sa. 8, pp. 24 -25; Gorresio G.,  1862, Bull. Arch. Sa. 8, pp. 25 -29; Spano G., 1863, Accademia delle scienze di Torino, Memorie, ser. II, (20), pp. 87 -114; idem, 1863, Bull. Arch. Sa., 9, pp. 89 -95; idem, 1865, Scoperte archeologiche fattesi nell’isola (estr. da Rivista Sarda), p. 20, 36; idem, 1881, Corpus Inscriptionum Semiticarum, 143; Pellegrini  G.B.,1891, Studi d’epigrafia fenicia. Atti della R. Accademia delle Scienze di Palermo, pp. 82 - 83;  Lizbarski M., 1898, Handbuch der Nordsemitische Epigraphik,, p. 427 b; Pettazzoni R.,1912,  La religione primitiva in Sardegna, p.87;  Taramelli A., 1919, Ballao in Sardegna; tempio proto sardo scoperto in regione Funtana coberta, p. 169; Pais E., 1923, Storia della Sardegna e della Corsica durante il  periodo romano, fig. 8; Birocchi E., 1935, La monetazione punico -sarda, p. 77; Sclouschz N.,   1942, Thesaurus of phoenician Inscriptions, p. 120; Lilliu G., 1944, Rapporti tra la civiltà nuragica e la civiltà fenicio –punica in Sardegna, p. 349; Panedda D., 1954, L’agro di Olbia nel periodo preistorico punico e romano;  van den Branden A. , 1956, Bullettin du Musée de Beirouth, 13, p. 94; Pittau M., 1956, La romanizzazione linguistica della Sardegna e del centro montano; in Questioni di Linguistica Sarda, p. 11; Röllig W., 1964,  Kananaische und Romanaische Inschriften. 66;  Guzzo Amadasi M.G., 1967,  le iscrizioni fenicie e puniche nelle colonie d’Occidente. Sardegna. Studi semitici, 28, p. 9; Bondì S. F., 1987, La dominazione cartaginese; in Storia dei sardi e della Sardegna. Dalle origini alla fine della civiltà bizantina, p. 201;  Amadasi Guzzo M.G., 1990,  Iscrizioni fenice e puniche in Italia; Garbarino G. ,1991,  Nota sulla trilingue di San Nicolò Gerrei, CIS I, 143; in Studi di Egittologia e Antichità puniche in Italia, 9, p. 79; Curto S., 1996, Una serie di stele sardo -fenicie conservatea Torino; in Acquaro E., 1996, Alle soglie della classicità. Il Mediterraneo tra tradizione e innovazione. Studi in onore di Sabatino Moscati, pp. 639 - 663; Culasso Gastaldi E., 2000, L’iscrizione trilingue del Museo di Antichità di Torino; in Epigraphica, LXII, p. 11;  Pennacchietti F.A., 2001, Un termine latino nell’iscrizione punica CIS, n. 143? Una nuova congettura; in Beccaria G.L. – Marello C. (a cura di) , La Parola al testo, pp. 302 -315; Mastino A., 2005, Storia della Sardegna antica, p. 191; Manunza M.R., 2008,  Funtana Coberta, Tempio nuragico, ed. Scuola Sarda.