domenica 24 dicembre 2017

Buon Natale a tutti!



PASCHIXEDDA IN BIDDA MIA / NATALE AL MIO PAESE

de Francu Pilloni


Is primas duas o tres Paschixeddas chi mi parrit de regordai, ddas hiaus bivias cun is candelas de carburu e is istiaricas. Pustis fut arribbada sa currenti elettrica e hiaus fattu s’allacciu, cun is lampadinas de cinqui o dexi watt a preniri is apposentus de luxi arrubiasta. Pagu ammancàt a s’annu Cinquanta.
Su cambiamentu in familia no hiat a essiri pagu, ma a s’acabbu sa milliorìa fut ca a sa candela a carburu bisongiàt a di regolai s’aqua fatufatu, a sa lampadina elettrica no.
Su ‘espuru de Paschixedda in bidda ddi nant “sa notti de cena”,  nomini chi a is pipius fadìat pensai a una cena spropositada, cun marraconis e pezza; invecis, sempri chi s’essit andada beni, po s’occasioni mamma cumenzàt su sartizzu: indi spiccàt una mesu soga de sa canna anca dd’hiat postu a sciuttai, endu passadas duas cidas, datu chi su procu ddu bocciaus sa dì de santa Brabara, sa patrona de is minieristus chi teniant una dì de baganza.

venerdì 22 dicembre 2017

Santa Anastasìa di Sardara. Scarabeo 'egittizzante' con toro di Hathor -Ysis, fiori di loto e barca? Con i Fenici ‘mediatori’? Pura fantasia. Nulla di tutto ciò. Solo luminosi tori nuragici ed egiziani con scrittura nuragica. Che più ‘nuragica’ non si può.

 Gigi Sanna

dedicato a Francesco Cesare Casula



1. Prefazione

    Lo scarabeo di Sardara insieme a quello di S’Arcu ‘e is Forros di Villagrande Strisaili (1) è stato oggetto di uno studio specifico da parte dell’archeologa Cinzia Olianas. In esso è presente inciso, anche se non ben marcato sempre nelle linee, un toro che occupa la parte mediana ed inferiore dell’oggetto. E’ stato interpretato come simbolo di Hathor Isis nelle paludi di Buto. Interpretazione rafforzata, secondo la studiosa, dal fatto che davanti alla testa del toro si trova un qualcosa di non chiaramente identificabile ma che potrebbe essere la prua di una barca e ancora dal fatto che dietro o sopra il toro sarebbero presenti  probabili fiori di loto.

Uno scarabeo ‘egittizzante’ dunque e giunto (l’ennesimo) in Sardegna attraverso la mediazione fenicio- punica. Uno dei tanti scarabei che sarebbero ascrivibili sempre alla categoria degli oggetti con tematiche egiziane ma non egiziani.   


giovedì 21 dicembre 2017

Rame dal Sinai e dal Negev: dopo Funtana Coberta anche il nuraghe Arrubiu

di Atropa Belladonna

"Dentro la torre centrale, nella nicchia a gomito di sinistra, facendo dei lavori di consolidamento abbiamo rinvenuto tre lingotti di rame". Niente di troppo strano, se non la posizione in una nicchia della torre centrale. E se si eccettua il fatto che i lingotti non sono fatti con rame della Sardegna o cipriota, ma con rame proveniente "dalle miniere del Monte Sinai e dalle miniere del deserto del Negev" Mauro Perra, TGVideolina del 19.12.2017)

Fig.1 Uno dei lingotti di rame, non molto puro e con un'alta percentuale di ferro, rinvenuti in una nicchia della torre centrale nel nuraghe Arrubiu di Orroli. 

Quali siano esattamente le miniere non è chiaro, occorrerà leggersi il libro appena uscito. Nel libro si menziona una datazione probabile per l'inserimento dei lingotti negli interstizi della nicchia: tra la seconda metà del XIV e il XII sec. a.C..

La scoperta della provenienza da Egitto e Vicino Oriente del rame (vd. figura 2 per le miniere della zona) fa seguito a una analoga novità, che abbiamo pubblicato su queste pagine: il rame da un  ripostiglio di Funtana Coberta di Ballao (CA), in uno strato indisturbato di fine XIII-inizi XII secolo a.C (1,2). Il rame proviene dalle zone attorno al Mar Rosso, nello specifico dalle miniere del Sinai meridionale (correlazione particolarmente evidente), da quelle del deserto egiziano, Arabia Saudita e ed Etiopia. Oggetti di rame dallo Yemen, risalenti al periodo tra il XIV e IX sec. a.C., hanno la stessa "firma" isotopica di parte del rame di Funtana Coberta.

lunedì 18 dicembre 2017

CABRAS (OR) LA TORRE DEL PORTO "SU POTTU ": IL MISTERO CONTINUA ...

LA TORRE DI "SU POTTU"
di Stefano Sanna

Ci sarò passato chissà quante volte, ma non le avevo mai notate. Solo grazie alle indicazioni di due cari amici: Noemi Perre e Giovanni Pisanu, vedo per la prima volta le tombe a pozzetto di "Su Pottu", situate a sud della laguna di Cabras, vicino alla torre di epoca aragonese, a 2 metri dal livello dell'acqua.

domenica 17 dicembre 2017

Funtana Meiga

Il pozzo della medicina


di Sandro Angei


   Un amico da poco conosciuto, Paolo, mi ha fatto un gran bel regalo.
  Questa è probabilmente l'unica fotografia esistente di Funtana Meiga; o meglio di quel che resta del pozzo salutifero; ormai poco più di un cerchio sepolto sotto la sabbia lungo la costa di Funtana Meiga. Il pozzo è proprio lì, a pochi metri dalla battigia, protetto da detriti e sabbia; e lì rimarrà, finché una mareggiata non porterà nuovamente allo scoperto il suo povero scheletro.

venerdì 15 dicembre 2017

GLOZEL E I PREGIUDIZI DEL MONDO SCIENTIFICO. SARDEGNA UGUALE FRANCIA. UNO STRATAGEMMA PER PARLARE DI UNA ANTICHISSIMA SCRITTURA A REBUS DI UN SANTUARIO GRECO (*)


 

di Gigi Sanna

      Se si è arrivati ad un vero e proprio scandalo, come ognuno avrà notato da questo Blog, a proposito dell’atteggiamento di una certa ‘parte’ dell’archeologia (parte dico: chè io non sono solito fare di ogni erba un fascio) e di una certa (dico ‘certa’) Sovrintendenza sulla documentazione scritta nuragica, uno scandalo ancora maggiore, stante la incredibile durata di esso, è quello dell’Accademia scientifica (con aggiunta delle maggiori istituzioni culturali francesi, comprese quelle museali) sul caso Glozel. Qui si toccano davvero le vette dell’assurdo, tanto da screditare, a causa di una enorme macchia che imbratta irreparabilmente pagine

Tavoletta Glozel
Tavoletta opistrografa (scritta su due facce) di Glozel

Il capanno sul mare


Anonimo


Il vento, col soffio caldo, spoglia del mare il colore.
Come un vestito o un ricordo sfiora la rena,
tra falci di quarzo lasciate senza clamore.

martedì 12 dicembre 2017

Giorrè tra geometria e astronomia - seconda parte

Colombella dell'alba
colombella di mezzogiorno
colombella del tramonto

di Sandro Angei
Vedi parte prima: Giorrè tra geometria e astronomia

   “Presso il margine destro della lastra rimane una delle due piccole costruzioni che limitano la maggiore nel mezzo. Ha figura d'un vano rettangolare chiuso alle fiancate e aperto davanti e di dietro. Lo copre un tetto a doppia falda molto inclinata, sporgente in basso sulle pareti con una modinatura a gola; il tetto mostra due stratificazioni sovrapposte di cui l'inferiore indica lo scheletro ligneo del soffitto e quella superiore, tutta liscia all'esterno, rappresenta la vera e propria copertura, presumibilmente straminea. Sulla cresta del tettuccio stanno posati tre uccelli, uno, nel mezzo, rivolto al castello nuragico, e gli altri due, ai margini, disposti lungo il colmo e guardanti rispettivamente sulla fronte e sul retro del minuscolo (specie se

venerdì 8 dicembre 2017

domenica 3 dicembre 2017

Scrittura etrusca. Due piatti (tra i tanti) per il bello terreno delle tombe ma soprattutto per la salvezza e la rinascita celeste. ‘Pesci volanti’ immortali e un collo taurino solare per la bella luna.

di Gigi Sanna 

Si  dice che la lingua etrusca è ancora, per svariati motivi, un enigma e un 'rebus'. Ciò si sostiene, naturalmente, sulla base delle grosse difficoltà che insorgono nel cercare di capire di essa molti degli aspetti lessicali, morfologici e sintattici. In realtà, a mio parere, il 'rebus' sussiste e resiste nel tempo non 'solo' per motivi di carattere grammaticale e linguistico, ma anche e soprattutto perché si stenta a considerare un aspetto essenziale dell'etrusco: che la scrittura è criptica, cioè organizzata e strutturata di proposito con il rebus. E' realizzata per non essere capita se non da pochissimi.  Pertanto nella misura in cui si comprenderanno i meccanismi, spesso sofisticati, del rebus, posti di norma in essere dalle scuole scribali dei santuari, si comprenderà la lingua etrusca. Essi sono simili e spesso gli stessi usati dagli scribi dei templi greci e nuragici. In particolare quelli inventati dagli scribi di  questi ultimi. 

 

                       fig. 1                                                                     fig.2                                             (ricostruzione segnico -pittorica)

   Abbiamo visto nei due articoli precedenti due documenti, uno in bronzo e l’altro in pietra,  riguardanti  la scrittura nuragica a rebus (1). Li abbiamo interpretati alla luce delle solite convenzioni del metagrafico che prevede, ricordiamolo ancora una volta, l’uso dell’acrofonia, della ideografia e della numerologia. Ci siamo soffermati in particolare sulla figura del pesce che per via ideografica ha dato, in entrambi i casi, il valore di ‘muto, silenzioso’. Allusione al procedere (al distendersi) giornaliero degli astri sole e luna nella volta celeste. Ne vedremo ancora degli altri di pesci nuragici, davvero straordinari, alludenti alla ‘silenziosità’ delle fonti di luce taurine.

giovedì 30 novembre 2017

Giorrè tra geometria e astronomia



di Sandro Angei

Vedi: Quando si scriveva in nuragico in quel di Giorrè...


   Nell'articolo “Quando si scriveva in nuragico in quel di Giorrè...” pubblicato il 23 novembre scorso, accennammo al recinto di forma ellittica che racchiude gli edifici santuariali di Giorrè. Precisammo che la figura descritta da Angela Antona nell'articolo pubblicato sul Bollettino di archeologia 44-46 1997 – “Il santuario di Giorrè – Florinas” fosse più precisamente un ovale; ossia una figura piana costruibile con archi di cerchio.

lunedì 27 novembre 2017

No, caro Usai Alessandro. Tharros non è ‘fenicio - punico - romana’. E' stata sempre, anche e soprattutto, nuragica. Fino a III secolo d.C. I documenti ti smentiscono. E clamorosamente.

di Gigi Sanna


    fig. 1 Scritta in caratteri nuragici della scogliera della cosiddetta Sala da Ballo di San Giovanni (Tharros). IV - III secolo a.C.  


Oggi Alessandro Usai, archeologo,  sovrintendente ai beni archeologici e culturali della Provincia di Oristano è comparso in televisione (Videolina) per ‘commentare’ in qualche modo il ritrovamento di ossa umane affioranti e presumibilmente contenute in una tomba che dovrà essere individuata e studiata. Speriamo presto. Tra le altre cose (il giusto invito alla prudenza sulla natura di quei resti umani) ha detto però che Tharros era una città ‘fenicio - punica -romana'.

giovedì 23 novembre 2017

Quando si scriveva in nuragico in quel di Giorrè...

                  

 
 di Sandro Angei
fotografie di Stefano Sanna

  Giorrè è il nome di un vasto altipiano tra Florinas e Cargeghe nel sassarese. Nel punto di massima elevazione (570 m slm), si trovano i resti di un santuario nuragico.
   L'archeologa Angela Antona studiò il sito e lo pubblicò in Bollettino di Archeologia 46-48, 1997, intitolandolo “Il santuario di Giorrè, Florinas-Sassari”.
***

lunedì 20 novembre 2017

(II) Un pesce e un serpente ferito nella bidente del sito di Is Locci - Santus di San Giovanni Suergiu. La doppia lettura del documento. Il primo in lingua sarda indoeuropea?


 



 fig.1

          Tra i segni marcatamente pittografici (1) del codice nuragico di ispirazione protocananaica spicca quello del pesciolino ‘dalet’ che si trova riportato nel 'brassard' di Is Locci Santus (2). Completamente e clamorosamente travisato, insieme a tutti gli altri segni, dall' Atzeni (3) quanto a significato, esso invece si rivela oggi in tutto il suo significato grazie all'apporto, in termini di senso ideografico, del pesce esaminato nell’articolo precedente. 

domenica 19 novembre 2017

A proposito di lingua sarda

Ieri pomeriggio a Quartucciu è stato presentato un nuovo libro di Giulio
Solinas, molto interessante e usufruibile anche per i problemi grammaticali e sintattici di chi volesse entrare nel merito della lingua sarda campidanese. Non mancano i riferimenti alla metrica e alla storia della letteratura campidanese.
Per l'occasione, sono stato invitato a relazionare non tanto sul testo in modo specifico - lo hanno fatto Angelo Spiga e Gesuino Murru - ma sulla lingua sarda, lasciandomi libero di esplicitare il mio pensiero in merito.
Ecco perché di ciò che ho detto - e che riporto integralmente di seguito - sono l'unico responsabile, non avendo chiesto il parere di nessuno prima di relazionare, non volendo coinvolgere nessuno nella responsabilità delle  enunciazioni.

*****

Da dove viene e dove va la lingua sarda:

PASSATO FANTASTICO, FUTURO DA FANTASMA?

di Francu Pilloni


Il libro che oggi Giulio Solinas presenta ha molti capitoli specifici, tutti interessanti, ben scritti e sufficientemente comprensibili anche a chi non è addentro ai problemi linguistici.
Non parlerò in modo specifico dei temi del libro, anche se i riferimenti ad esso saranno ricorrenti, per confermarli o, se del caso, per contrastarli.
Mi è stata concessa la libertà di parlare di lingua sarda a mio piacimento.
Chi mi ha sentito altre volte sull’argomento, suppongo che si meravigli perché non parlo in sardo del sardo, ma se vi dispiace molto, cambio subito registro, oppure ammasturu totu, sardu, italianu e, candu serbit, inglesu puru.

giovedì 16 novembre 2017

IL CORPETTO DI MARTINA di Francu Pilloni (continua 2-3-4)


Chi poteva indovinare che quel dannato corsetto tenesse sotto scacco due gioie così palpitanti?
– Che t’incanti? – mi svegliò Martina – Aiutami a tirar giù i mutandoni.
*****
Mi svegliai alla solita ora, in tempo per andare a scuola.
Martina era già in piedi, la sentivo armeggiare in bagno col fon.
Pensai che avrei dovuto andar di fretta per raggiungere casa, prima che mia madre fosse andata a svegliarmi, incalzata dalla paura che potessi fare tardi a scuola. Ma sì, avrei trovato una scusa!
Entrai in bagno svestito, con Martina che era tutta nuda; chiesi scusa e le confidai il mio problema. Tentò un abbraccio, il flusso d’aria calda mi scaldò la pancia, mentre mi consigliava di telefonare.
– Telefonare a chi? – chiesi perplesso – A scuola?

mercoledì 15 novembre 2017

UNO STRAORDINARIO BRONZETTO ALL'ASTA. UN PESCE E LA FANTASTICA SCRITTURA 'CON' DEGLI SCRIBI NURAGICI. UN TALISMANO PER L’ETERNITA’.





 di Gigi Sanna 

 
fig.1

Prefazione


Va a merito del noto 'Forum' (1) di Leonardo Melis ma con il contributo fondamentale di Sa Craba (in realtà un altro 'animale', un segugio vero e proprio) aver portato l'attenzione, alcuni anni fa (11.X.2010), su di un reperto nuragico interessantissimo, venduto all'asta (2), come quello che riproduce in bronzo un pesce raffigurato in modo molto particolare. Infatti, l'immagine lo mostra con gli occhi 'chiaramente' molto pronunciati ' die Augen als Halbkugeln deutlich abgesetz' (3) (a globetto, direbbero gli archeologi) e con una sola pinna, quella caudale anch'essa molto pronunciata (descritta nella scheda di presentazione come 'estensione' sullo stomaco: Ein Fortsatzam Bauch). 

domenica 12 novembre 2017

IL CORPETTO DI MARTINA di Francu Pilloni (continua 1)

Erano mondi ben difformi quelli che si erano incontrati quella sera, se pure viaggiassero appaiati lungo una strada ghiaiosa di periferia, spazzata dalle raffiche di un vento freddo di maestro.
Due mondi distanti che, per una sera, decisero di tenersi per mano, illudendosi di essere contigui.

*******
Giunti al quartiere delle ville, nel lato della collina che si apre a oriente, dove le strade erano larghe e asfaltate, i lampioni ravvicinati, ci fermammo davanti a quella locata per sei mesi alla famiglia di Martina. Davanti al cancello possente in ferro battuto, non potei fare a meno di palesare il mio apprezzamento per quanto era graziosa quell’abitazione col giardino tutt’intorno illuminato, ma fui sorpreso quando Martina mi invitò a visitarla.

venerdì 10 novembre 2017

IL CORPETTO DI MARTINA

Ho scritto questo racconto per onorare il ricordo di una compagna di classe che, come uccello migratore, visse con noi una stagione sola. Il tono della narrazione è romantico e sentimentale perché tali eravamo noi giovani che recitavamo a scuola “Silvia, rimembri ancor” e fuori cantavamo “Ovunque sei, se ascolterai / Accanto a te mi troverai / Vedrai lo sguardo / Che per me parlò / E la mia mano / Che la tua cercò” , oppure “Arrivederci / questo sarà l’addio / ma non pensiamoci ...”, canzoni di Umberto Bindi allora in classifica che sembrano giusto corollario per il racconto.
Era il tempo in cui i ragazzi cresciuti nelle ristrettezze del secondo dopoguerra videro consolidarsi le speranze di una scalata sociale, con i figli degli operai e dei braccianti che andavano a scuola per diventare insegnanti o ragionieri, ingegneri, magistrati, o ufficiali delle Forze Armate, dove sino ad allora erano arruolati come militari di truppa.
Sotto la spinta di una veemente accelerazione della scienza e della tecnica, dell’economia e della società, quegli anni si caratterizzarono non solo per il crescente acquisto di beni di consumo, come la mitica Seicento, ma per un nuovo canale di pensiero, bypassato al grande pubblico dalle canzoni di Paoli e Tenco, di Lauzi, Celentano, Endrigo, De Andrè e altri.
Scritto in prima persona per mettere a nudo le reazioni di un ragazzo normale di fronte a differenze economiche e culturali enormi, per evidenziare che a far crescere le persone sia l’esperienza, la quale si realizza a un primo livello nelle azioni che si compiono, ma matura con le sensazioni e con le emozioni che si provano prima, durante e dopo.
Dedico il racconto agli amici del blog, in particolare alla signora Grazia la quale, al pari della protagonista della storia, continua a intonare a voce alta le mie lodi, simili ai popolari gosos/coggius per il santo patrono.

Cronache dalla memoria

IL CORPETTO DI MARTINA
di Francu Pilloni

Camminavo fianco a fianco a Roberto in tutta confidenza, come compagni di scuola riescono a fare per un tratto della loro esistenza. Di notevole c’era che io vivevo i miei primi diciotto anni, mentre Roberto navigava sui ventiquattro: era infatti l’insegnante di matematica e fisica.
A quell’ora del tardo pomeriggio, in quelle vie di periferia largamente bordate da canneti, difficilmente avremmo resistito all’assalto delle zanzare, se non ci fosse stato il vento freddo di maestro a spazzarle vie. Eravamo diretti verso un locale defilato, conosciuto come Tana del Cinese, molto in auge tra i giovani, sia per la qualità e la misura delle pizze che serviva e ancor di più per il prezzo, concorrenziale sempre, scontato se ci si presentava in gruppo.

mercoledì 8 novembre 2017

AMELIA VISTA CON GLI OCCHI DI FRANCO TABACCO

da Cronache dalla Torre dei Corsari

AMELIA, UNA DONNA TRISTE 
di Francu Pilloni

Amelia, così come l'ha vista l'artista.


Se è vero che l'assassino torna sempre sul luogo del delitto, qualche volta lo scrittore ritorna su un suo misfatto.
A minima richiesta e traendo scusa dalla pubblicazione del lavoro di Franco Tabacco, approfittiamo dell'occasione per rimettere il racconto, per intero e senza spezzettamenti, illustrato con foto recenti di nostra proprietà.

martedì 7 novembre 2017


Giancarlo Casula
 presenta
 il nuovo video di Andrea Pecora

Ogni anno a Mamoiada,
 nel cuore della Sardegna,
 un'antica tradizione si svolge
 fin dall'inizio del tempo.


Clicca su Mamuthones per vedere il video!
Mamuthones








domenica 5 novembre 2017

Sollevarsi, distendersi, piegarsi. Ancora sul segreto della formula magica metagrafica etrusca APAC ATIC. La lastra del sarcofago aretino di Aurelia Cassia Firmina. Un pretesto tematico per invocare la forza rigeneratrice del padre e della madre ovvero del sei ciclico eterno. L’analogia di forma, di contenuti linguistici e di ‘religio’ con un bronzetto nuragico sardo.

Gigi Sanna




Si  dice che la lingua etrusca è ancora, per svariati motivi, un enigma e un 'rebus'. Ciò si sostiene, naturalmente, sulla base delle grosse difficoltà che insorgono nel cercare di capire di essa molti degli aspetti lessicali, morfologici e sintattici. In realtà, a mio parere, il 'rebus' sussiste e resiste nel tempo non 'solo' per motivi di carattere grammaticale e linguistico, ma anche e soprattutto perché si stenta a considerare un aspetto essenziale dell'etrusco: che la scrittura è criptica, cioè organizzata e strutturata di proposito con il rebus. E' realizzata per non essere capita se non da pochissimi.  Pertanto nella misura in cui si comprenderanno i meccanismi, spesso sofisticati, del rebus, posti di norma in essere dalle scuole scribali dei santuari, si comprenderà la lingua etrusca. Essi sono simili e spesso gli stessi usati dagli scribi dei templi greci e nuragici. In particolare quelli inventati dagli scribi di  questi ultimi.