lunedì 14 settembre 2015

Tanat panê Ba‛al III









parte terza
IL GRANDE INGANNO II

 di Sandro Angei


EQUINOZI E SOLSTIZI
    Il caduceo nella forma di serpenti o di cerchi sovrapposti aveva la funzione di determinare la posizione dei punti cardinali e di scandire il tempo giorno per giorno, come già detto. Gli orientamenti equinoziali e
solstiziali invece furono determinati per via osservativa basata sull’esperienza diretta, rapportando gli eventi alla figura grafica già descritta. l’osservazione degli eventi e l’individuazione di essi su quel cerchio, diede modo di capire che il punto mediano tra alba del sole al solstizio d’estate e quello del solstizio d’inverno era il giorno che loro già annotarono quale momento in cui il periodo di luce ha la stessa durata del periodo di buio, ossia l’equinozio e che tale evento si verificava due volte nell’arco della rotazione apparente del sole attorno alla terra, sfasato di una quantità di tempo uguale a metà del ciclo solare; si resero conto altresì, che il punto sul cerchio tracciato al tramonto del sole del solstizio d’inverno era diametralmente opposto al punto tracciato all’alba del solstizio d’estate e parimenti il punto tracciato al tramonto del solstizio d’estate era diametralmente opposto a quello dell’alba del solstizio d’inverno.

 Tracciando le congiungenti di tali punti, che passano evidentemente per il centro del cerchio, videro che formavano, assieme alla direzione del mezzogiorno, una stella a sei raggi e che tali raggi dividevano il cerchio in sei settori perfettamente uguali.[1]
   Quelle genti, che avevano sicuramente cognizioni di geometria e sapevano costruire il triangolo equilatero con la tecnica del compasso (prova nei sia la stele che andremo a descrivere nella parte terza), videro materializzarsi ai loro occhi la perfezione del percorso solare nell’arco dell’anno e non poterono di certo esimersi dal pensare che tutto ciò fosse manifestazione divina.
   A questo punto, non posso fare a meno di pensare che la geometria prese le mosse dall’osservazione degli eventi naturali e in particolare di quelli astronomici legati al moto solare.
   Quelle genti sperimentarono la perfezione geometrica del moto del sole.
   Sperimentarono la specularità di alba e tramonto del medesimo giorno rispetto al mezzogiorno.
   Verificarono la specularità dei due solstizi rispetto alla direzione degli equinozi.
   Verificarono la specularità degli equinozi rispetto al ciclo annuale del sole.
   Verificarono la perpendicolarità della direzione degli equinozi rispetto a quella del mezzogiorno.
   Verificarono la necessaria perpendicolarità del caduceo rispetto al piano ideale, dove esso specchia la sua effimera immagine o meglio è vero anche il contrario lì, dove il piano ideale debba essere normale alla direzione di quella forza inesplicabile e misteriosa che attira tutte le cose inanimate e tutti gli esseri viventi verso la superficie terrestre.
   Come possiamo osservare le caratteristiche prese in considerazione sono tutte contraddistinte da specularità e bilanciamento, che determina la condizione di simmetria, ossia uguaglianza al contrario di due entità, così come nel nostro corpo constatiamo la simmetria della coppia di mani, piedi, gambe, braccia, occhi, orecchie; e andando oltre: nella coppia generante Maschio/Femmina, in un bilanciamento e complementarietà della natura a cui non sfugge quella divina androgina del YHW nuragico né il sole e la luna, che da sempre hanno seguito le vicende umane durante il loro moto celeste.
   Questa peculiarità riscontrata nella perfezione della trasposizione grafica dei fenomeni celesti fu vista quale segnale divino da consacrare e rendere oggetto di culto.
   E’ giunto il momento di descrivere ed analizzare i principi geometrici che hanno consentito a quelle genti di intravedere in quei segni tracciati sul terreno la potenza e la perfezione divina.
   Continuiamo nella nostra esemplificazione, perché il rito non finiva con la individuazione della direzione del mezzogiorno, ma continuava e si completava con l’individuazione “magica” della direzione dei solstizi; “magica” perché non dettata apparentemente da osservazioni, ma da una costruzione di pura geometria, operata da quei sacerdoti sulla base di secoli, se non millenni di osservazioni e riflessioni mentali, che agli occhi dei profani poteva sembrare opera di preveggenza lì, dove il sacerdote, tracciando con sicurezza i segni che indicavano i solstizi, dichiarava a priori che in quella direzione sarebbe sorto il sole nel giorno più lungo o in quello più corto dell’anno. Questo comportava ad esempio, celebrazioni per il trionfo della luce nel solstizio d’estate, ma nel contempo decretava l’inizio della morte divina, vista nelle giornate che pian piano si riducevano, rappresentata materialmente dalla mietitura del grano. Oppure il gelo e il freddo al solstizio d’inverno che decretava la morte del dio, ma nel contempo l’inizio della sua rinascita con le giornate che si allungavano e presagivano il risveglio della natura. Ecco i significati che da sempre fanno parte del bagaglio culturale di tutte le civiltà che nei millenni hanno vissuto questi momenti. Per noi uomini di questa civiltà del 21° secolo solstizi ed equinozi destano stupore per la precisione del perfetto meccanismo celeste, per quelle genti era la vita.

   E’ il momento di riallacciarci al discorso interrotto nella parte due dello studio:
   per tanto una volta individuata la direzione del mezzogiorno, si prolungano gli estremi di tale segmento fino ad incontrare la circonferenza nei due punti diametralmente opposti.
   Puntando il compasso nel punto alla circonferenza rivolto a mezzogiorno (direzione del Sud), con raggio uguale a quello della circonferenza iniziale, si traccia un arco di cerchio che incontra ancora in due punti la prima circonferenza, unendo questi due ed il secondo estremo del diametro della circonferenza iniziale si ottiene un perfetto triangolo equilatero.[2]
Qual è il messaggio importante che ha poi nei secoli, in molte civiltà e culture, sancito la sacralità del triangolo equilatero? E’ quello di rappresentazione, non di identificazione, della divinità solare, con una figura geometrica perfetta, disegnata tramite la stessa divinità: il sole.
    Nella mistificazione operata da quei sacerdoti, la figura del triangolo equilatero, ormai ritenuto simbolo della divinità, è usata per individuare in modo preciso ed univoco la direzione dei solstizi, parimenti alla direzione del mezzogiorno, che partendo quest’ultimo dal vertice apicale del triangolo, passa per il centro del cerchio “solare” tracciato a terra e materializzato dal caduceo. Allo stesso modo la direzione indicata dagli altri due angoli del medesimo triangolo, passando per il medesimo centro e intersecando nel punto diametralmente opposto la medesima circonferenza, indicano la direzione, in alternanza, di albe e tramonti dei due solstizi e di fatto descrivono in modo compiuto quella che in seguito sarà assoggettata al logogramma del caduceo, ossia la stella a sei punte.


     Il rito si è concluso ma non tutto ancora è stato detto.

   Un rito estremamente importante per quelle genti quello dell’orientamento, tanto importante che sarà raffigurato nella lapide al momento della morte, per assicurare al defunto un viaggio sicuro in un percorso sconosciuto verso l’aldilà. A testimonianza di questo le steli, lette sotto quest’ottica, ci rivelano in modo inaspettato tale rito, perché il defunto per poter usare il caduceo e di conseguenza stabilire la rotta per il ricongiungimento con il divino, doveva essere edotto sull’uso del caduceo stesso e sulle modalità di identificazione del mezzogiorno e delle altre direzioni degli eventi divini, con una sorta di libretto delle istruzioni.
continua


[1]

La stella a sei raggi ancor oggi assieme al caduceo è usato quale simbolo nelle ambulanze.
[2] Ancora una volta compare la “vesica piscis”

1 commento:

  1. Se nel ventunesino secolo continua la fascinazione degli studi ,fatta con competenza e precisione,immagino il gran mistero che provavano ghi stdiodi del passato molto antico.Ricomplimenti per la sua capacità,competena e ptofrssionalità con cui ci affascina e ci fa tornare metaforicamente a queto passato misterioso.,signor Angei.

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