giovedì 9 aprile 2020

IL VECCHIO E IL CANE

di Francu Pilloni


Tempo di Covid-19, tempo di quarantena: leggi, scrivi, guardi la tivù. Ti stanchi, guardi fuori dalla finestra e vedi, o ti sembra di vedere, la strada solitaria e, forse, anche quello che non c’è.

IL VECCHIO E IL CANE

Il vecchio avanza sfiorando il muro sul lato di strada senza marciapiedi, invaso dal sole anemico d'inverno.
Trascina i piedi d’un palmo alla volta, ora questo, ora quello; recupera l’equilibrio del busto proteso in avanti. Annuisce in sincronia con lo striscio dei piedi.
Lo sguardo è rigido; la barba cinerea. Una mano protesa, la destra, tiene un cordino di canapa, legato al cane, che lo precede d’un passo.
L’animale, color del miele, è basso e minuto,  ha pancia grossa e zampe più chiare.
La coda è lunga, arricciata come un fregio di ferro battuto.
Il cane arranca, fa forza sulle zampe anteriori, corte, distanti; il posteriore artritico ondeggia a fatica e segue per necessità. Tiene alta la testa, fissa dritto davanti: non accelera, non rallenta.
Il cordino disegna un arco a rovescio.
L’aria è immobile, la strada deserta.
Il sole inquisisce tegole vecchie di tetti sghembi, dialoga con muri irregolari di pietre e di fango, eretti da maestri di un’arte scomparsa: sono i rebus di una lingua sconosciuta per un popolo dimenticato, che non li abita più.
Il tempo è vuoto, come l’attesa. Il silenzio è compatto, pulito come il cielo.
Il vecchio e il cane restano uguali a se stessi.
Finestre piccole, rade, con risvolti bianchi di calce, sono occhi socchiusi su identiche cose, incuriosi di mondi immutabili.
L’attesa è ansiosa.
Un uccello vola con fruscio d’ali modesto. Il silenzio non ha fatto una piega.
Il vecchio e il cane … hanno svoltato l’angolo?
No, non c’è una via laterale.
Hanno trovato rifugio in una casa?
No, non si vedono usci o cancelli.
Non sono mai esistiti, un vecchio e un cane?
Forse sì, cent’anni fa.
L’attesa si allunga; il tempo ancora di più. Ed è sempre più vuoto.
La vista si annebbia, più non si vedono muri, non tegole, non finestre, né case.
La coscienza si accascia sul momento che si è dilatato, che ha assunto lo spessore di un giorno, che è assurto a compendio di una vita.
È tempo di tornare alle pagine di un libro per star dietro a vite altrui.

1 commento:

  1. Signor Francu,questo suo scritto è di un poetico eccezionale,malinconico e,forse, colpa del corona virus,manca quella vena ironica che lei ha sempre.Complimenti davvero ,ripeto mi è piaciuto tantissimo.Augurios de una pasca in serenidade,se si podete ed unu pacu galana a bois tottus amigos de su blog.

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