mercoledì 25 luglio 2018

Scrittura nuragica. Antonella Lutzu: nonno Pietro e la ricerca sulla scrittura arcaica (nuragica) dei sardi alla fine dell'Ottocento e all'inizio del Novecento.




 (Oristano, Teatro San Martino. 30 Giugno 2018. Convegno interdisciplinare su 'LA MANO DESTRA DELLA STORIA'. Prima giornata, ore 11, 30) 
(trascrizione dall'immagine del  dattiloscritto )
      [...] La curiosità e lo spirito della ricerca spinse nostro nonno, il maestro Pietro Lutzu,  ad interessarsi, negli anni della fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, di un argomento oggetto di qualche pronunciamento da parte degli studiosi sardi di allora ma mai trattato scientificamente: l’esistenza di una qualche documentazione sulla scrittura arcaica dei Sardi. Un’impresa assai difficile che avrebbe dovuto contare su mezzi (anche economici) adeguati se estesa al territorio di tutta l’Isola. Per questo lo studioso pensò di limitare l’indagine archeologico - epigrafica al territorio che meglio conosceva, ovvero quello dell’Alto oristanese, forse con la speranza che essa venisse in seguito accresciuta dalla sovrintendenza di allora guidata dall’archeologo Antonio Taramelli.



   Alcuni anni fa, a nostra insaputa, fu fotocopiato e reso noto da un nostro concittadino cuglieritano, un documento di una decina di pagine dattiloscritte appartenenti all’archivio di famiglia. Detto documento, per la sua importanza ritenuta ‘storica’ per la ricerca della scrittura in Sardegna, fu ripreso, pubblicato e in parte commentato in un articolo, di carattere informativo, del prof. Gigi Sanna offerto come strenna natalizia il 17 dicembre del 2013 avente come titolo : Buon Natale da Pietro Lutzu (1859 – 1935), un solitario pioniere della ricerca della scrittura nuragica.

    Non è nostro compito, naturalmente, entrare nel merito della antica 'quaestio' se i Sardi antichi scrivessero ed avessero un particolare sistema alfabetico. Quello che possiamo dire, attenendoci scrupolosamente ai dati oggettivi, è che Pietro Lutzu rinvenne e trascrisse di proprio pugno o riprese trascrizioni altrui di segni di scrittura rinvenuti in territorio di Milis -Seneghe, di Sagama e  di Bauladu. I segni, se si esclude quelli astiformi, sono in tutto 34 e sanno tanto  di alfabeti fenici e prefenici. Secondo il prof. Sanna in uno di essi ci sarebbe scritto con chiarezza, in lingua semitica,  ‘yaziz figlio di ‘Alì figlio di Zyzy’.

   Il dattiloscritto mancava inizialmente delle note che pur erano riportate in ordine numerico sino al dieci. Note che con ulteriore sforzo di ricerca sono state ritrovate tra le carte dell’archivio di famiglia e prontamente consegnate al prof. Sanna perché le rendesse note al pubblico degli studiosi e degli appassionati. Cosa questa che è avvenuta con la pubblicazione di esse nel Blog intitolato Maymoni il giorno 26 aprile 2018 nell’occorrenza de Sa die de sa Sardigna con un articolo dal titolo: ‘Un bel regalo da parte degli eredi del maestro Pietro Lutzu. Ecco le note del fondamentale saggio di Pietro Lutzu sulla scrittura nuragica.

    Lo scritto di Pietro Lutzu oggi è così completo, con tanto di testo e di apparato critico,  e può essere, volendo, dato alle stampe con una adeguata edizione critica. Stampe che non conobbe per dei motivi che ancora non riusciamo a capire. Forse il destinatario del breve saggio era la rivista Studi Sardi, il noto periodico fondato da B.R. Motzo nel 1934, due anni prima che Pietro Lutzu ci lasciasse.

   Come si è detto non si ha la competenza per giudicare quanto la ricerca del nonno abbia contribuito a rendere scientifico il dato della presenza della scrittura nuragica. Ma il saggio di documentazione territoriale assai  ‘limitata’ e la corrispondenza tra i segni rinvenuti allora e quelli dei rinvenimenti recenti. presenti anche nella ormai nota navicella fittile di Teti, giudicata per prove archeometriche autentica e con palesi segni di scrittura, inducono a credere che la ricerca del nonno non sia stata inutile.
 Navicella nuragica scritta fittile di Teti (IX secolo a.C.)

     Tanto che ci piace concludere, prendendole dal dattiloscritto,  con le sue parole di uomo sempre moderno, ottimista ed aperto alla indagine storica,  anche quella più spinosa e quasi impossibile.

'Dai saggi riferiti, riprodotti con esattezza, risulta maggiormente provato, che il popolo costruttore dei nuraghi conobbe e adoprò il suo genere di scrittura; la cui scarsezza lamentata dai cultori della preistoria sarda (come scrive Taramelli) oggi non dovremo più ammetterla; e se ancora cotali scritture non abbondano, dobbiamo attribuirlo con sicurtà alla distruzione dei monumenti stessi od alla poca cura nell'esplorarli.

2 commenti:

  1. Se non mi sbaglio, Pietro Lutzu era "mastru 'e iscola".
    In Francia, a tal proposito, hanno agio a dire "Tonto come un maestro di scuola", in Italia invece, memori del Benito che non si accontentò di avere come ascolto una platea di 30 o 40 bambini ma pretese per prima la classe operaia per intero, poi quella dell'Impero, in Italia dunque si pensa molto, anche se si dice poco, "Dio ci scampi dai maestri di scuola".
    E allora, oggi in Sardegna chi sarà propenso a pensare un "Dio ci scampi dal maestro Pietro Lutzu"?
    Soltanto sapere questo semplificherebbe la disputa.

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  2. Quello che colpiva nell’ascoltare il piacevolissimo ritratto del maestro Pietro Lutzu offerto dalle nipoti Antonella e Natalina, quello che ancora resta dopo un mese, è l’impressione provocata dal contrasto tra l’austero rigore dello studioso, in contatto collaborativo con gli archeologi più illustri del suo tempo (si è detto del reciproco rispetto con Antonio Taramelli), e il clamore, se non il clangore, sollevato decenni dopo intorno alla materia.
    Che ne avrebbe pensato il maestro Lutzu? Avrebbe saputo evitarlo senza deflettere, avrebbe avvertito comunque un dovere difendere dalle squalifiche i reperti segnalati, o avrebbe preferito ritirarsi difronte a certi assalti tanto lontani dal suo stile? Perché una cosa è emersa chiaramente: il maestro Lutzu era tutt’altro da quel che a qualcuno piacerebbe bollare, in senso deteriore, come un provinciale nazionalista, o un militante dell’indipendentismo che si proponga di piegare strumentalmente la storia costruendo castelli su rinvenimenti farlocchi. Pietro Lutzu è stato uno studioso esemplarmente rigoroso che, nel suo piccolo (ma appunto con molta intelligenza, apertura e onestà), ha fatto la sua parte. I fatti dicono che non ha puntato ad alcuna luce per sé, ma si è attenuto a trasmettere i suoi studi a quanti sarebbero arrivati dopo di lui e avrebbero saputo portarli avanti.

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