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Francu Pilloni
Andò proprio così, come me l’hanno
raccontata.
Il maresciallo Nieddu entrò nella cella
del prigioniero:
- Signore, raccolga le sue cose. Domani
mattina alle cinque vengo a prenderla per portarla a Roma, perché
possa presenziare al processo.
Luigi Nieddu era alto 175 centimetri su
cui ripartiva i 68 chili di ossa, muscoli e nervi. Era il comandante
della squadra traduzioni, incarico che, nel gergo dell’Arma, non è
riservato a chi conosce le lingue, soltanto
perché le traduzioni si concretizzano nel
trasferimento di prigionieri da una prigione all’altra. Il metodo e
l’esperienza del maresciallo
Nieddu gli consigliavano
di incontrare sempre
il detenuto prima di prenderlo in
carico, per
capirne l’indole e la eventuale pericolosità. Anche se Gramsci era
un detenuto speciale (politico, gli aveva raccomandato il
colonnello), non fece gran colpo sul maresciallo, almeno quanto a
possibilità di fuga ed eventuale evasione.
- Avrei bisogno di scrivere a casa –
disse Gramsci – per avvertire la
famiglia di non scrivermi più a Milano.
- Le faccio portare un foglio - assicurò
il maresciallo.