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domenica 6 agosto 2017

CARA MAMMA, TI SCRIVO… La lettera mai recapitata di Antonio Gramsci alla mamma.


dI Francu Pilloni

Andò proprio così, come me l’hanno raccontata.

Il maresciallo Nieddu entrò nella cella del prigioniero:
- Signore, raccolga le sue cose. Domani mattina alle cinque vengo a prenderla per portarla a Roma, perché possa presenziare al processo.
Luigi Nieddu era alto 175 centimetri su cui ripartiva i 68 chili di ossa, muscoli e nervi. Era il comandante della squadra traduzioni, incarico che, nel gergo dell’Arma, non è riservato a chi conosce le lingue, soltanto perché le traduzioni si concretizzano nel trasferimento di prigionieri da una prigione all’altra. Il metodo e l’esperienza del maresciallo Nieddu gli consigliavano di incontrare sempre il detenuto prima di prenderlo in carico, per capirne l’indole e la eventuale pericolosità. Anche se Gramsci era un detenuto speciale (politico, gli aveva raccomandato il colonnello), non fece gran colpo sul maresciallo, almeno quanto a possibilità di fuga ed eventuale evasione.
- Avrei bisogno di scrivere a casa – disse Gramsci – per avvertire la famiglia di non scrivermi più a Milano.
- Le faccio portare un foglio - assicurò il maresciallo.