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domenica 4 febbraio 2018

Il nuragico e il faraone: a ciascuno la sua torre

Monte Prama@maimoni
Giants of Monte Prama@monteprama

di Atropa Belladonna


Fig. 1: a sin. scarabeo in steatite, da questo sito
Il motivo del re egizio che adora a mani alzate l'obelisco compare sugli scarabei in epoca ramesside (ca. 1292-945 a.C.) prolungandosi in epoca più tarda, seppure in genere con stilismo differente (vide infra però per il caso sardo) (1a) (figura 1).
Il motivo scolpito dell'uomo a mani alzate davanti a un nuraghe-secondo Ugas un altare in forma di nuraghe- compare in Sardegna a Monte Prama o nelle sue immediate vicinanze (1b): si trova su un cd. "modello di nuraghe", l'unico trilobato finora noto tra questi nuraghi in miniatura (2).

martedì 10 ottobre 2017

I bronzi da Monte Prama

#Monte Prama-Maimoni
#Giants of Monte Prama-MontePramaBlog

di Atropa Belladonna

I vaghi di collana della tomba 25 (quella del sigillo a scarabeo di tipo egizio) (1); il pendaglio a mini fiaschetta del pellegrino, anche detto "a pendolo"(2); la fibula (3); il pendaglio con decorazione e zig-zag (4); un pugnaletto (fig.1) e adesso arriva questa bellissima manina. Ecco i bronzi -finora-usciti da Monte Prama. La manina l'hanno portata gli ultimi scavi, quelli ancora in corso di quest'anno. Assieme ad altre 40 tombe: siamo a 142 tombe sul lato est e, grande novità, una a ovest della cosiddetta "strada".



Fig.1. In alto, Sin: dalla pagina facebook di UNO-L'Università a Oristano; Dx: "Pugnale in bronzo della Prima Età del Ferro ( IX- VIII sec. a.C) recuperato a Mont'e Prama durante lo scavo del 2016 nel settore Nord-Ovest.Il pugnale si trovava all'esterno di un lungo muro rettilineo costruito con blocchi di basalto, lastre e conci squadrati di arenaria. Probabilmente il muro appartiene a un recinto che delimitava uno spazio la cui estensione e funzione non possono essere ancora stabilite." (dalla pagina facebook del Museo Civico "G. Marongiu di Cabras). In basso, la fiaschetta del pellegrino (2) 

Secondo Raimondo Zucca la manina in bronzo, con braccialetto, rimanda al famoso sacerdote-guerriero, bronzetto sardo -finora un unicum nei suoi particolari-trovato in una tomba datata al IX sec. a.C., a Vulci (6); assieme ad altri bronzi sardi. Richiamandosi così all'iconografia della due statue con "scudo avvolto" trovate a Monte Prama, nella zona sud, durante gli scavi del 2014 (7).
Ma in realtà richiamano i rapporti con l'Etruria di Bronzo Finale-Primo Ferro, anche i rari pendagli con decorazione a "zig-zag" e le mini "fiaschette del pellegrino" ( o pendenti a "pendolo")  in bronzo (8). Questi due reperti da Mont'e Prama sono inediti, ma menzionati in pubblicazioni ufficiali (2,4)


mercoledì 5 luglio 2017

I signori di Monte Prama mangiavano i meloni e i muggini di Sa Osa ed erano parte dei famosi Shardana? Per me sì

#Sherden
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di Atropa Belladonna

Le loro cronologie si stanno parzialmente sovrapponendo (fig.1): sono quelle che riguardano due tra i più importanti siti archeologici nuragici, entrambi nel Sinis di Cabras, a 13 km di distanza l’uno dall’altro (fig.2). La radiometria sugli inumati di Monte Prama restituisce un quadro che prendendo i valori medi degli intervalli di incertezza (cioè i valori più probabili) va da dal 1225 al 804 a.C. circa (1-9); valori cui, occorre precisare, devono aggiungersi alcuni dati che per ora appaiono anomali: in particolare la datazione dell'inumato nella tomba J "Bedini" (402-352 a.C. (3)), che Usai considera inquinata; e una certa probabilità (22.4%) di una datazione tra 642 e 554 a.C. per la T.7/2014 (1).
Il quadro cronologico delle poche ceramiche di corredo è consistente, pur con qualche discrepanza tra gli archeologi, essendo inquadrate tra il Bronzo Recente e il I Ferro (fig.1): per il frammeno di olla rinvenuto nella T. B/2014 Usai parla esplicitamente di ceramica tipo Sa Osa del Bronzo Recente, pozzo N (1, nota 25).




Figura 1. Datazioni associate a Monte Prama e Sa Osa (radiometriche su reperti organici; lo scarabeo è stato datato in base a analisi formali e di metodologia di fattura; l'ittiofauna di Sa Osa è datata in base alle associazioni ceramiche e stratigrafia); lo schema di suddivisione tra epoche (in alto) è preso da:  Depalmas, Anna (2009) Il Bronzo finale della Sardegna. In: La preistoria e la protostoria della Sardegna: atti della 44. Riunione scientifica: vol. 1: relazioni generali, 23-28 novembre 2009, Cagliari - Barumini - Sassari, Italia. Firenze, Istituto italiano di preistoria e protostoria. p. 141-154


martedì 6 giugno 2017

Monte Prama, gli scultori-conservatori nuragici e il "nemico"

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di Atropa Belladonna
(il post compendia 2 note pubblicate su Monte Prama Novas
La pietra delle statue di Monte Prama: gli antichi scultori erano anche “conservatori”, 7.5.2017; 
Monte Prama alle prese col nemico: acqua, fuoco, fossili, microrganismi, sali, uomini e trattori, 27.5.2017)

Le statue nuragiche di Monte Prama (Cabras, OR) suscitano  reazioni contrastanti per il loro gusto estetico, ma nessuno dubita che dal punto di vista storico siano “meravigliose”: la datazione della necropoli associata alle statue le pone attorno al XI-VIII sec. a.C., i.e. secoli prima delle classiche statue di Greci e Romani. Il sito rappresenta sicuramente una delle scoperte archeologiche più importanti del XX secolo e chi segue queste pagine sa bene come stia regalando anche nel XXI emozioni non da poco. Il progetto di restauro e assemblaggio dei 5178 frammenti  è stato pluripremiato, per la difficoltà, per le tecniche di assoluta avanguardia messe in campo e per il risultato finale.  Quando i restauratori delle sculture di Monte Prama (progetto 2007-2011) si misero all'opera (alle prese con i reperti degli scavi 1975, 1977 e 1979, nonché con i frammenti rinvenuti occasionalmente), una delle attività fondamentali fu la diagnostica pre-restauro. Durante tale attività, indispensabile per l'ottimizzazione degli interventi conservativi, vennero alla luce alcuni aspetti inattesi: tra questi le misure che gli antichi scultori misero in opera per conservare le statue; vennero inoltre evidenziati e caratterizzati i restauri operati su alcuni pezzi esposti fin dagli anni '80 del secolo scorso, e i fattori umani e ambientali che "attaccarono" in tempi diversi le sculture nel corso dei millenni.


sabato 4 marzo 2017

Il segno: 1979-...chissà?


di Atropa Belladonna 
Fig. 1: ciotola carenata dall'edificio B di Monte Prama. L'elemento a "forcella" è stato applicato in orizzontale sulla superficie esterna, sotto la carena (1). Elementi scultorei vennero inglobati nel pavimento dell'edificio B, posteriore all'edificio A e mai rioccupato dopo la fase nuragica. Questo fatto, assieme alle datazioni al radiocarbonio di ossa animali ivi ritrovati (suini e ovicaprini, VIII sec. a.C.) e stili della ceramica dell'edificio (età del Ferro), consente oggi di ipotizzare che l'episodio scultoreo a Monte Prama nell'VIII sec. a.C. fosse già esaurito o al massimo esteso fino a tale data (1a) (Si veda anche il riferimento (2a)). Le datazioni al radiocarbonio degli inumati, coprono -ad oggi-un intervallo che va dall'età del Bronzo Recente/Finale (ca. 1200 a.C.) fino i primi decenni dell'VIII secolo (1b). 

venerdì 24 febbraio 2017

Monte ‘e Prama. I modelli di Nuraghe con le otto torri svelano un segreto: le quattro torrette aggiunte sono lo stesso simbolo, lo stesso ‘ideogramma, delle altre quattro. Ma lo sono in un modo lievemente più esplicito.

di Gigi Sanna
Uno dei due modelli di nuraghe di Monte e' Prama dagli scavi 2016
'Non sono riproduzioni fedeli dei monumenti reali ma elaborazioni originali stilizzate e idealizzate, destinate a funzioni cerimoniali e rituali . I due reperti sono stati trovati esattamente nel prolungamento della necropoli. Entrambi sembrano caduti da est verso ovest oltre a quelli causati dai lavori agricoli. Sono poi ben evidenti gruppi di segmenti verticali incisi che compongono semplici schemi lineari' (L’Unione Sarda, 24 febbraio).
 

venerdì 10 febbraio 2017

Gli Sherden, l'Egitto, il Vicino Oriente: la doppia faccia dei documenti. E Monte Prama allora?

#Sherden
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di Atropa Belladonna

E' appena uscito il libro di Giovanni Ugas "Shardana e Sardegna" (ed. Edizioni Della Torre) e già sui social ha fatto scoppiare il finimondo. Non avendolo letto non so davvero quali prove aggiuntive porti in favore della sua tesi che gli Sherden o Shardana fossero i Nuragici della Sardegna. Ha destato un comico scandalo il fatto che sia stato presentato dai docenti dell'Università di Sassari Raimondo Zucca e Giulio Paulis: subito in tanti si sono affrettati a controllare se i due studiosi fossero abbastanza prestigiosi da costituire vuoi un "conforto" per chi è convinto dell'equazione Sardi = Shardana, vuoi un "pericolo" per chi nega la connessione.
Si tranquillizzino pure entrambi i partiti, perchè il prestigio qui non conta nulla: contano solo i dati, i documenti scritti, i reperti archeologici e una ricostruzione cronologica attenta.

Figura 1. Ramesse II (1279-1213 a.C.) apprende dell'attacco ittita durante la battaglia di Kadesh (1274 a.C. secondo la cronologia tradizionale), in un rilievo dal tempio di Luxor. Sotto di lui la Guardia reale, consistente di soldati egiziani e guerrieri Sherden (questi ultimi con lo scudo rotondo)  Dal rif. (1). La stele di Tanis descrive un attacco sferrato sia all'Egitto che ad altri luoghi da parte dei "turbolenti Sherden" che arrivano dal mezzo del mare sulle loro navi da guerra; le iscrizioni al tempio di Karnak indicano che il faraone li vinse e li inglobò nella sua guardia reale e nell'esercito; il papiro Anastasi enumera 1900 Sherden tra le fila egiziane della battaglia di Kadesh (1)

lunedì 19 dicembre 2016

Realismo grottesco e liminalità nelle sculture sardo-nuragiche

di Angelo Ledda

Fig. 1. Capo-tribù (Lilliu, 1966)
1. Questione di 'stile'
I bronzi nuragici (detti bronzetti) sono stati catalogati e analizzati da Giovanni Lilliu nel suo celebre Sculture della Sardegna Nuragica del 1966 [1], sistematizzazione e approfondimento di quanto anticipato in occasione della mostra di Venezia del 1949, nel quale l'archeologo propose una prima classificazione stilistica ed una riflessione sull'arte nuragica secondo le categorie del barbarico e dell'anticlassico [2].
Dalla proposta del 1949 - che distingueva i bronzetti in tre stili differenti (Stile Uta, Stile Abini, Stile Barbaricino-Mediterraneizzante) - nel 1966 il Lilliu è passato a soli due gruppi, ottenuti dall'accorpamento dei primi due (ora Stile Uta-Abini), all'interno del quale ha continuato a riconoscervi alcune differenze, tali da indurlo a formare due sottogruppi: Gruppo Geometrico-Lineare e Gruppo Ornamentale-Planare.

mercoledì 12 ottobre 2016

I Nasamoni di Erodoto, i "dormienti" di Monte Prama e i (pochi) altri: l'enigma millenario dei defunti seduti rannicchiati in "verticale"

#Monte Prama-Maimoni
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di Atropa Belladonna

[..]Narrava la leggenda, secondo Aristotele, che in Sardegna vigeva il costume di dormire presso gli eroi, vale a dire presso le dimore degli eroi, che sono le tombe[..] Quegli antenati presso le cui tombe i Sardi dormivano lunghissimi sonni, furono pensati essi stessi come dormienti, o simili a dormienti, oltre la morte. Dalla pratica indigena dell'incubazione - e insieme, forse, dal tipico rito sepolcrale dei cadaveri rannicchiati in atteggiamento di dormienti-nacque uno dei pochissimi miti di cui possiamo rintracciare l'esistenza presso gli antichi Sardi: il mito degli eroi addormentati in un sonno secolare. E nacque spontaneamente. Invano il Rohde tentò di farne una favola di importazione fenicia, del tipo dei Sette Dormienti.[..] (1) 


Fig.1: posizione simile a quella dei defunti di Monte Prama (dal rif. 2)

venerdì 7 ottobre 2016

Monte Prama a Washington

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Un evento importantissimo di rilevanza internazionale: il 12 ottobre 2016 una conferenza dal titolo "L'archeologia nella regione del Mediterraneo: le sfide economiche per un futuro migliore" ed in concomitanza  l'apertura della mostra fotografica "Gli antichi giganti di Mont'e Prama: dai frammenti di pietra a una nuova immagine per la Sardegna ". La location è d'eccezione: l'Istituto italiano di cultura a Washington D.C. all'ambasciata italiana USA. L'evento è curato da Roberto Nardi e da Andreina Cosatnzi Cobau, i restauratori delle sculture.   Da questo sito.


Sito originale (in inglese)

martedì 4 ottobre 2016

Seduti in fila, ma perchè?

#Monte Prama-Maimoni
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di Atropa Belladonna

Quando ho visto per la prima volta il registro superiore della "Pietra di Palermo"  (ca. 2390–2280 a.C., V dinastia di re egizi), ho pensato ai defunti di Monte Prama. Sulla famosa stele sono scritti nel primo registro  i nomi dei re predinastici e sotto i nomi i determinativi per "re" (figura umana seduta con la corona del Basso Egitto e flagello, ger. A46). Sembrano tutti "inscatolati", in fila uno dopo l'altro e con le ginocchia sollevate verso il petto. Con un modo spartano di scrivere il loro nome, senza fronzoli e magniloquenti proclami  (fig. 1, da (1)); dal secondo registro in giù tutto cambia, i re delle prime 5 dinastie vengono celebrati per le loro imprese, anno dopo anno (fig. 2, da (1)). Siamo entrati nell'epoca dei re terreni; re se non proprio umani, certamente meno divini e mitici dei re predinastici, quelli che 2000 anni dopo la pietra di Palermo, il greco Manetho definiva "i morti semidei" o "gli spiriti dei morti" (νέκυες ὁι ἡμίθεοι) (2, 3). Il determinativo per "re" rimarrà lo stesso nei millenni: la figura seduta con vari tipi di corona e con o senza flagello (ger. A41-A46).
  
Figura 1: grafica di ciò che resta del registro superiore della pietra di Palermo (il davanti), con i mitici re predinastici. Si noti l'essenzialità con cui sono riprodotti i nomi, sotto i quali si trovano i segni determinativi regali (figura umana seduta con corona del Basso Egitto) (1).

sabato 1 ottobre 2016

60 anni e non sentirli: la più bella scultura da Monte Prama

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di Atropa Belladonna

Fig. 1 il modello" di nuraghe in calcare ritenuto in precedenza proveniente dal nuraghe Cannevadosu, ca. 500 m a sud di Monte Prama. L'analisi dei reports sul ritrovamento indica oggi che la scultura proviene invece da Monte Prama o dalle immediate vicinanze: assieme ad un altro modello fu rinvenuto nel 1955 o nei primissimi anni '60 (1). Snapshots da questo link: https://sketchfab.com/models/a9b366407d2f46d5a180bdfe14f7a2fb
Non ha un volto ieratico, una "maschera"come le grandi statue e neppure possiede le loro rigide posture. Al contrario di loro non appare essere la rappresentazione  di un semidio; eppure forse proprio per questo  è ancora più straordinario: è un uomo scolpito in altorilievo su un modello di nuraghe trilobato (l'unico noto finora). Un  uomo di profilo con le mani alzate in un gesto inequivabile di adorazione o di venerazione. Per me è la più bella scultura di Monte Prama, commovente nella sua spiccata umanità. Dell'uomo scolpito sono visibili a ben guardare anche i lineamenti (vd. ricostruzione grafica in figura 2) (2). Il gesto è il medesimo del "re" che adora l'obelisco sullo scarabeo di Monte Sirai (fig.3) (3). 

mercoledì 28 settembre 2016

Il miracolo Monte Prama


di Atropa Belladonna

Fig.1. Monte Prama. In rosso l'area di scavo attuale (dal 1975 al 2015), indagata con il georadar nel 2014, in occasione dei nuovi scavi. In blu, l'area circostante indagata con tecniche geofisiche nel 2013, finora non scavata (1). 
L'attuale area di scavo a Monte Prama corrisponde a circa mezzo ettaro (5000 mq) (fig.1, in rosso, dal rif. 1). L'area indagata con il georadar dal team del geofisico prof. Gaetano Ranieri nel 2013 e 2014 ammonta a 7 ettari (in blu in fig.1); tutta l'area ha restituito anomalie, ma ancora non è stata indagata archeologicamente. Tranne una piccola area nuova di 500 mq scavata nel 2014 in un progetto congiunto tra Università di Sassari (Paolo Bernardini, Pier Giorgio Spanu e Raimondo Zucca) e di Cagliari (Gaetano Ranieri). Questa piccola area si è rivelata importantissima, non solo per ciò che ha restituito dal punto di vista archeologico (2, 3), ma anche perchè ha permesso di testare l'approccio congiunto tra archeologia e indagine geofisica in questo tormentato sito (fig.2).

martedì 23 agosto 2016

MONT'E PRAMA: UN PASSO AVANTI

di Angelo Ledda

Fig. 1A: Le ultime statue rinvenute nel 2014. A sinistra la statua restaurata ed esposta a Cabras. Immagine da questo sito

Fig. 1b: Il portatore di scudo con il copricapo conico, (Usai-Zucca)
Il titolo di questo post potrebbe lasciare intendere che sia stato compiuto un passo in avanti nella ricerca su Monte Prama, ma in realtà riguarda l'approfondimento di un dato appartenente all'ultima statua restaurata che pone più interrogativi che risposte. 
L'input proviene da quanto Emerenziana Usai e Raimondo Zucca scrivono nella pubblicazione della Carlo Delfino seguita alla campagna di scavi del 2014 (Monte Prama (Cabras). Le tombe e le sculture - 2015), a proposito della nuova tipologia di scultura denominata "I portatori di scudo con il copricapo conico" (fig. 1), accostata al bronzo detto “Pugilatore-sacerdote” di Cavalupo-Vulci (fig. 2).
Da quest'ultimo diverge per il gesto della mano destra che nel caso lapideo è ripiegata verso il petto mentre in quello bronzeo è posta in segno di saluto.
Gli archeologi scrivono:
“Si tratta della rappresentazione di un personaggio maschile stante, anche se l'esempio meglio conservato ci mostra una ponderatio del corpo con una gamba verticale e l'altra avanzata, probabilmente per esigenze statiche (pag. 80. Il grassetto è mio).
Fig. 2

giovedì 11 agosto 2016

Il viso di Monte Prama

di Atropa Belladonna

Un risultato anticipato già nel gennaio 2015 http://monteprama.blogspot.it/2015/02/le-news-dai-lincei-conosceremo-il-volto.html, quando Giorgio Galleano intervistò alcuni dei relatori del Dopo il Monte Prama day ai Lincei (Accademia Nazionale dei Lincei, Giornata di Studio: "I riti della morte e del culto di Monte Prama-Cabras", Palazzo Corsini, via della Lungara, 10 Roma, 21.01.2015, h 9.30). In quell'occasione l'archeologo Paolo Bernardini svelò: "Un risultato ulteriore, molto suggestivo, sarà la possibilità di ricostruire, per almeno due individui, il volto". Vedremo se arriverà anche il secondo volto, per ora accontentiamoci del primo: è la notizia del giorno. 
Immagine dal sito del Museo della Tonnara di Stintino (SS)

venerdì 17 giugno 2016

RIPRODURRE IL VISIBILE O RENDERE VISIBILE?

di Angelo Ledda

Fig. 1 Segni geometrici nella statuaria di Monte Prama, Cabras. Immagine da questo link
Fig. 2. Number 14 gray - by Jackson Pollock

Può essere capitato a molti di osservare un'opera d'arte in un museo – soprattutto se astratta o informale (fig.2)– e di fare uno sforzo enorme per provare a riconoscere in un groviglio di linee o di colori una qualche analogia con il mondo che ci circonda, credendo magari di vedervi all'interno un volto, un animale o un elemento di paesaggio, come se l'artista si fosse divertito a nasconderlo per costringerci a quella affannosa ricerca. 
Non di rado può essere successo di trovare 'fastidio' davanti ad un'opera così fatta, lasciando sorgere il dubbio che l'artista (o il curatore del museo, o il critico e storico d'arte) ci stesse prendendo in giro e che l'opera non sia poi così degna di attenzione perché tanto, a far così, “siamo capaci tutti”.


domenica 12 giugno 2016

Monte Prama e il pluridecorato della tomba 25: 1049-756 a.C.

di Atropa Belladonna

In qualche momento tra l'Età del Bronzo Finale e la prima Età del Ferro viene sepolto in Sardegna, nel Sinis di Cabras, località Monte Prama, un inumato un pò speciale: è quello della discussa Tomba nr. 25 della necropoli scavata da Carlo Tronchetti nel 1979 (1). Anno in cui scava a Monte Prama anche un giovanissimo Raimondo Zucca, che proprio da quella tomba estrae un sigillo a scarabeo (2). Altri reperti, tra cui vaghi di collana  in bronzo e in cristallo di rocca (3), permettono di concludere che l'inumato della tomba 25 è l'unico a Monte Prama -finora- con un vero e proprio corredo funerario, seppure non ricchissimo (fig. 1).

Fig. 1.a, e b, corredo dell'inumato della tomba 25 (3) e c, resti ossei  del defunto (5)
L'analisi dei resti  ossei (fig. 1c) mette in luce altre particolarità: l'inumato della tomba 25, morto a circa 18 anni, ha avuto una dieta ricca di proteine, e ha mangiato più pesce degli altri oppure ha soggiornato a lungo in un clima più arido rispetto alla Sardegna (5,6). 

sabato 27 febbraio 2016

Monte Prama: si arricchisce il quadro cronologico e culturale

Benché Atropa si sia allontanata da questo salotto, ci siamo rimboccati le maniche confidando sulle nostre energie e sull’aiuto di coloro che ci seguono e che ci danno una mano inviandoci quanto di interessante del panorama sardo possa attirare l’interesse dei nostri lettori.
   Questo contributoci è stato segnalato da un caro amico; lo dedichiamo ad Atropa Belladonna con l'augurio che possa riprendere lei a scrivere di Monte Prama.


domenica 7 febbraio 2016

Il Toro-transformer e il flusso out-in della potenza

di Atropa Belladonna

L'importanza degli studi multidisciplinari sull'Età del Bronzo scandinavo, che inizia attorno al 2000 a.C., è ormai davvero sotto gli occhi di tutti. Prendendo spunto dalla famose rappresentazioni su roccia, rilevate soprattutto nel Tanum (sito costiero a nord della regione Bohuslän, fig. 1, oggi un sito Unesco), si è arrivati a definire le vie della circolazione del rame grazie alle analisi chimico-fisiche di centinaia di manufatti: la maggior parte del minerale proveniva da Spagna, Sardegna e distretto alpino; in misura minore si è rilevato rame da Cipro, dall'Attica  e dall' attuale Germania (1, 2).
Fig. 1. a sin alcuni petroglifi dal Tanum, sito costiero a nord della regione Bohuslän (dx, da 2. ). I petroglifi del Tanum sono patrimonio Unesco http://whc.unesco.org/en/list/557; presentano un gran numero di imbarcazioni, così come in altri siti della Svezia (vd. dx), ma anche particolari caratteristiche e si distinguono per il loro grande numero. 


mercoledì 13 gennaio 2016

L'opinione dello scultore Peter Rockwell: le raffinatissime (e levigate) statue di Monte Prama

Lo scultore ci racconta le tecniche utilizzate dagli artisti di Mont'e Prama. E svela come all'epoca, nel Mediterraneo, solo l'Egitto poteva rivaleggiare con le statue del Sinis: dagli abrasivi utilizzati per levigare le sculture alla gradina. E forse furono proprio gli scalpellini sardi ad inventare  strumenti ancora oggi utilizzati dagli scultori moderni: in particolare gradina e raschietto. 

Testo e immagini da: Peter Rockwell, «Le tecniche antiche» In: Le sculture di Mont’e Prama–Conservazione e restauro" 2014, Gangemi editore, pp. 353-360 (nostro il grassetto)