Visualizzazione post con etichetta Egitto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Egitto. Mostra tutti i post

sabato 9 ottobre 2021

Ancora sulla piramide di Cheope: una sequenza fotografica esplicativa

Y

di Sandro Angei

 Nel mese di gennaio di quest'anno pubblicai in questo blog un saggio circa i lavori preliminari alla edificazione delle grandi piramidi della piana di Giza: lavori di fondamentale importanza per la precisissima edificazione di questi maestosi monumenti.

domenica 7 marzo 2021

Un contributo alla costruzione della piramide di Cheope - 4° parte

 Ancora sul problema dell'orientamento degli spigoli al vertice della Grande Piramide



di Sandro Angei

Vedi parte terza

7. L'altezza della piramide scienza o caso?

Abbiamo detto alla fine del 5° capitolo della 3° parte che le considerazioni di carattere geometrico e matematico lì esposte sono frutto di esperienza personale proiettata in quel cantiere di 4500 anni fa, ma con le cognizioni "del senno di poi".

Per tanto in questo capitolo affronteremo un nuovo quesito. E' necessario, cioè, capire se l'inclinazione del dispositivo, da noi chiamato "mòdano", fu frutto di un rapporto numerico prediletto per pura simbologia, e di conseguenza fu casuale anche l'altezza della piramide, oppure se fu calcolata analiticamente sia l'una che l'altra, e in tal caso, come fecero a effettuare il calcolo?

   I dati in nostro possesso ci inducono a pensare alla probabilità che quegli architetti avessero stabilito a priori le misure della piramide:

domenica 14 febbraio 2021

Un contributo alla costruzione della piramide di Cheope - 3° parte

Un problema di difficile soluzione


di Sandro Angei

vedi: parte seconda

   Nella seconda parte dello studio abbiamo tracciato la base della Grande Piramide. E' venuto il momento di risolvere il più difficile dei problemi che gli architetti Egiziani dovettero affrontare.

4. Quarto problema

Il problema è quello di capire come fecero gli antichi Egizi a edificare le loro piramidi riuscendo a mantenere la direzione dei quattro spigoli inclinati che, necessariamente, dovevano convergere verso un punto esatto: il vertice della piramide (Fiorini §12.3 e §15).

 Il metodo piuttosto semplice e sbrigativo nella sua fase di utilizzo è legato alla peculiare forma della piramide, con quel vertice che svetta, unico verso il cielo, a mo' di faro. E' quello il punto di mira che gli antichi Egizi usarono per edificare quella magnifica forma, benché in fase di costruzione quel vertice fosse solo virtuale.

sabato 6 febbraio 2021

Un contributo alla costruzione della piramide di Cheope - 2° parte

Il tracciamento della base 

di Sandro Angei

vedi: prima parte

  Nella prima parte dello studio abbiamo affrontato il problema dell'orientamento geografico della Grande Piramide. In questa seconda parte vedremo come fu tracciata l'intera base del monumento.

2. Secondo problema

Abbiamo orientato a dovere i due lati della Grande Piramide e creato due linee ortogonali sulle quali misurare per allineamento due lati del monumento. Ora sorge la difficoltà di tracciare in modo preciso gli altri due lati. Vediamo come procedere.

2.1 Il perché di una scelta quando si è ad un bivio

venerdì 29 gennaio 2021

Un contributo alla costruzione della piramide di Cheope - 1° parte

Cercando di capire i "percome"

di Sandro Angei

    La maestosità e imponenza della grande piramide di Cheope ancora oggi affascina chi, ponendosi al suo cospetto, si interroga sul "perché" e sul "percome" fu costruita.

   Il "perché", a detta della maggioranza degli studiosi, investe la sfera del sacro; il "percome" la disciplina della scienza e della tecnica.

   Noi siamo qui, oggi, per indagare alcuni aspetti del "percome" fu costruita la Grande Piramide. Quegli aspetti che altri, molti, hanno indagato, ma che non soddisfano le mie aspettative.

   Un bell'esempio di spiegazione dal punto di vista tecnico e scientifico lo ha profuso l'Architetto Marco Virginio Fiorini col suo libro Nel cantiere della grande piramide – Gli architetti egizi svelati” ANANKE Ed. 2012, dove letteralmente "sviscera" il monumento.

    Lo fa con grande cognizione di causa, ma alcuni aspetti deludono le mie aspettative nel momento in cui la tecnica si scontra con la possibilità di "fare" o "non fare" una determinata azione come, ad esempio, quella di tendere una fune lunga 219 m (Fiorini §21), che è la misura degli spigoli inclinati della Grande Piramide convergenti verso il "piramidion". Misura che di certo comportava una "catenaria" con una freccia non indifferente, considerato che la traiettoria di questa particolare curva è legata alla forza di gravità e per tanto al peso della fune e al suo grado di resistenza meccanica.

domenica 4 febbraio 2018

Il nuragico e il faraone: a ciascuno la sua torre

Monte Prama@maimoni
Giants of Monte Prama@monteprama

di Atropa Belladonna


Fig. 1: a sin. scarabeo in steatite, da questo sito
Il motivo del re egizio che adora a mani alzate l'obelisco compare sugli scarabei in epoca ramesside (ca. 1292-945 a.C.) prolungandosi in epoca più tarda, seppure in genere con stilismo differente (vide infra però per il caso sardo) (1a) (figura 1).
Il motivo scolpito dell'uomo a mani alzate davanti a un nuraghe-secondo Ugas un altare in forma di nuraghe- compare in Sardegna a Monte Prama o nelle sue immediate vicinanze (1b): si trova su un cd. "modello di nuraghe", l'unico trilobato finora noto tra questi nuraghi in miniatura (2).

domenica 13 novembre 2016

La storia non raccontata: 350 anni di faraoni in Canaan

a cura di Atropa B

E' in corso all'Israel Museum di Gerusalemme (fino a fine dicembre) una mostra senza precedenti: si chiama Pharaoh in Canaan: The Untold Story. Racconta di un periodo della storia che iniziò 3500 anni fa e durò 350 anni: la dominazione egizia in Canaan, la terra che comprende oggi Israele, Giordania occidentale, Libano, coste della Siria meridionale e Palestina. Nel II millennio a.C. la popolazione era prevalentemente semitica.
Di questo periodo di dominazione egizia in Canaan non c'è menzione nella Bibbia, come sottolinea l'audioguida, nonostante vi si faccia spesso menzione di faraoni (si pensi alla storia di Giuseppe) e Cananei: 350 anni di cui si era persa la memoria, finchè i risultati spettacolari degli scavi archeologici non l'hanno svelata. La mostra cerca di colmare questa "mancanza" con l'esposizione di manufatti, mappe, documenti: the Untold Story, la Storia non raccontata.

Fig. 1. sin, stele da Deir-el-Medina (Egitto): lo scriba Ramose e la moglie Mutemuia in ginocchio davanti al dio itifallico egizio Min(Amun-Re, alla dea cananea Qdshet e al dio cananeo Reshef; dx, la stele di Mekal, Tell Bet Shean in Palestina ; il dio Mekal è inquivocabilmente identificato nel testo egizio "Mekal, dio di Beth Shean"; gli adoratori sono l'architetto Amenemope e suo figlio Paraemheb. (1300-1200 a.C.). Da questo sito: http://www.imj.org.il/en/exhibitions/2016/pharaoh-in-canaan/page/?id=canaanite-deities 

martedì 4 ottobre 2016

Seduti in fila, ma perchè?

#Monte Prama-Maimoni
#Giants of Monte Prama-MontePramaBlog

di Atropa Belladonna

Quando ho visto per la prima volta il registro superiore della "Pietra di Palermo"  (ca. 2390–2280 a.C., V dinastia di re egizi), ho pensato ai defunti di Monte Prama. Sulla famosa stele sono scritti nel primo registro  i nomi dei re predinastici e sotto i nomi i determinativi per "re" (figura umana seduta con la corona del Basso Egitto e flagello, ger. A46). Sembrano tutti "inscatolati", in fila uno dopo l'altro e con le ginocchia sollevate verso il petto. Con un modo spartano di scrivere il loro nome, senza fronzoli e magniloquenti proclami  (fig. 1, da (1)); dal secondo registro in giù tutto cambia, i re delle prime 5 dinastie vengono celebrati per le loro imprese, anno dopo anno (fig. 2, da (1)). Siamo entrati nell'epoca dei re terreni; re se non proprio umani, certamente meno divini e mitici dei re predinastici, quelli che 2000 anni dopo la pietra di Palermo, il greco Manetho definiva "i morti semidei" o "gli spiriti dei morti" (νέκυες ὁι ἡμίθεοι) (2, 3). Il determinativo per "re" rimarrà lo stesso nei millenni: la figura seduta con vari tipi di corona e con o senza flagello (ger. A41-A46).
  
Figura 1: grafica di ciò che resta del registro superiore della pietra di Palermo (il davanti), con i mitici re predinastici. Si noti l'essenzialità con cui sono riprodotti i nomi, sotto i quali si trovano i segni determinativi regali (figura umana seduta con corona del Basso Egitto) (1).

sabato 10 ottobre 2015

Il "paesaggio scritto" degli Egizi: l'architettura della luce

di Atropa Belladonna

"This hierophany replicates – yes, WRITES - the very same name as the Khufu project in the sky once a year[..] in ancient Egypt, invention in sacred architecture and invention in sacred writing were mutually interchangeable. Interestingly enough, this interplay can be brought to yet an higher level of sophistication, that of the written landscape [..]" (1) (fig. 1). 
 
Fig.1: sin., l'orizzonte a Giza: al solstizio d'estate il sole visto dal tempio della sfinge tramonta a metà strada tra la piramide di Khafre e quella di Khufu. Secondo diversi studiosi di archeoastronomia questo è un maxi-geroglifico che usa sia l'architettura che il paesaggio per riprodurre la parola "orizzonte" (dx.). Da: che G. Dash, The Horizon At Giza, AERAGRAM, Vol. 12 No. 2 (Fall 2011), 9

giovedì 3 settembre 2015

L'INAFFERRABILE VISIONE

di Angelo Ledda
vedi anche

 A Francu,
mastru fungudu 
Foto 1: volto di "Pugilatore" di Monte Prama. Si osservino gli occhi perfettamente concentrici (Foto di Giacomo Mulas)
Per Bernardini quelli dei Giganti di Monte Prama sono occhi che accentuano la loro carica sovrumana e simbolica: “occhi congelati, che certo non guardano il mondo degli uomini ma fissano il tempo del mito” [1], ma a mio parere, quei doppi cerchi perfetti - oltre ad essere lì a dirci che gli scultori non avevano affatto in mente una rappresentazione "realista" - paiono piuttosto occhi allucinati(foto 1)
È questo il termine che impiega Lilliu per descrivere gli occhi di alcuni bronzi figurati [2] e lo riprendo qui nel suo pieno senso etimologico.

sabato 25 luglio 2015

Parole allo specchio

di Sandro Angei

   Una delle obiezioni fatte ai sigilli di Tzrigottu è che i segni lì incisi sono speculari lungo l’asse mediano verticale. In ragione di ciò si dice che nessuna scrittura ha significato secondo un siffatto sistema.[1]

mercoledì 24 giugno 2015

Il 'monstrum' di Pompei: un allestimento di Francesco Venezia

di Angelo Ledda


  “La tradizione è la custodia del fuoco, 
non l'adorazione della cenere”. 
Gustav Mahler 

FOTO 1: Calco da Pompei. Immagine da questo sito: http://www.artsblog.it/post/127514/mostre-napoli-2015-pompei-e-l-europa-1748-1943
Il 25 Maggio il Ministro ai Beni Culturali e per il Turismo Dario Franceschini ha inaugurato la mostra “Pompei e l'Europa 1748-1943” suddivisa in due itinerari complementari:

lunedì 15 giugno 2015

Bianco, rosso, nero: la questione del colore a Monte Prama

di Atropa Belladonna
Le statue di Monte Prama erano colorate? L'archeologo Ercole Contu pensa di sì, come si legge in questo articolo, ma oltre l'opinione ci vogliono le prove. E qualcosa è emerso dagli studi effettuati durante l'analisi chimico-fisica dei pezzi: "Le finiture originali sembrano riconducibili, in alcuni casi, a una decorazione pittorica realizzata con tecniche simili a quelle riscontrate nella pittura antica, basata sulla stesura di uno strato fine compatto di caolino e, quindi, nell’applicazione del colore, agglutinato con sostanze proteiche. D’altra parte, la presenza di oli naturali in alcune patine nere compatte, rinvenute in zone particolari dei frammenti, fanno anche ipotizzare l’uso di miscele collanti o di successivi interventi di protezione delle superfici a vista dei manufatti.(1). 
Figura 1: frammenti di gambe di statue da Monte Prama con tracce di colore rosso a sin. nr. 1705, a dx. nr. 532.2. Da (2). Entrambi i frammenti non sono ancora stati assegnati a nessuna delle statue restaurate. 

domenica 7 giugno 2015

Il più lungo testo egizio della Sardegna?

di Atropa Belladonna

Nel 1942 Ernesta Bacchi  pubblicò per il Museo egizio di Torino un reperto che proveniva dagli scavi di Tharros (almeno secondo il venditore da cui fu acquisito). L'egittologa non ebbe dubbi sulla sua autenticità nè sul nome del faraone inciso nel cartiglio: Menkheperure, nome regale di Thutmose IV che regnò tra il 1400 e il 1390 a.C. circa (1). Per la natura e la valenza del tutto personale  dei cosiddetti "scarabei del cuore", categoria cui apparteneva il nostro reperto, lo scarabeo non poteva essere postumo ma doveva essere uscito dalla tomba del faraone: "Come e quando esso uscisse dalla tomba del faraone e per quali vie passasse in Sardegna è impossibile stabilire(1). (Figura 1)

sabato 9 maggio 2015

I "colori" dei generi in Egitto: un codice sì, ma fluido

di Atropa Belladonna

"Egyptian artworks, governed by a canon that included skin color specifications, should be understood ascultural expressions that allow specific productions to communicate broader concepts." (1)
 
Figura 1. Tomba di Nenkhefetka, ca. 2450 a.C.; immagine da questo sitoOriental Institute, University of Chicago, OIM 2036 A-B