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sabato 20 gennaio 2018

La storiella mediatica del "Dna svela, fenici amici antichi sardi": peccato che i dati parlino d'altro

di Atropa Belladonna

C'è cascata perfino "Le Scienze", con un titolone che sembra fatto apposta per essere trasposto all'epoca attuale: L'integrazione riuscita delle antiche colonie fenicie. La notizia è stata lanciata a lettere cubitali da ANSA, e poi via via tutti dietro. Ma i giornalisti non hanno del tutto colpa (quelli de Le Scienze sì però), perchè riportano ciò che hanno detto loro gli autori, gli scienziati autori, di un recentissimo articolo apparso su PloS ONE (1): articolo eccellente dal punto di vista della raccolta e analisi dati, ma pessimo-dal punto di vista scientifico- il modo con cui è stato presentato ai media e come conclusioni riportate nell'abstract. Quando si fa scienza non è lecito rimescolare le carte, neppure per "nobili" motivi, tantomeno per un modello che si ha in testa e di cui si cercano conferme. E un sintomo molto chiaro che qualcosa non va, è il silenzio totale dell'archeologia sarda su questo articolo: perchè l'archeologia sarda sa bene che l'archeogenetica in questo caso si riferisce non all'epoca della pacifica interazione tra sardi e fenici, ma all'epoca successiva di dominio e distruzione cartaginese. 


giovedì 11 agosto 2016

Il viso di Monte Prama

di Atropa Belladonna

Un risultato anticipato già nel gennaio 2015 http://monteprama.blogspot.it/2015/02/le-news-dai-lincei-conosceremo-il-volto.html, quando Giorgio Galleano intervistò alcuni dei relatori del Dopo il Monte Prama day ai Lincei (Accademia Nazionale dei Lincei, Giornata di Studio: "I riti della morte e del culto di Monte Prama-Cabras", Palazzo Corsini, via della Lungara, 10 Roma, 21.01.2015, h 9.30). In quell'occasione l'archeologo Paolo Bernardini svelò: "Un risultato ulteriore, molto suggestivo, sarà la possibilità di ricostruire, per almeno due individui, il volto". Vedremo se arriverà anche il secondo volto, per ora accontentiamoci del primo: è la notizia del giorno. 
Immagine dal sito del Museo della Tonnara di Stintino (SS)

domenica 5 giugno 2016

Dal Mar Rosso alla Sardegna nel XIII sec. a.C.

di Atropa Belladonna

Può la tanto attesa caratterizzazione dei giacimenti di rame del Sinai meridionale (1) risolvere alcuni dei punti ancora oscuri sulla provenienza del rame nei ripostigli nuragici? Sì, se i dati sugli isotopi del piombo vengono pubblicati e vanno ad arricchire dei database fino a pochi anni fa ancora lacunosi. E ancora sì se certe correlazioni tra i famosi lingotti oxhide o frammenti di essi e le miniere di Cipro appaiono convincenti in alcuni casi, ma molto forzate in altre. Al punto da persuadere diversi archeologi  che le analisi andassero ampliate verso altri orizzonti, perchè finora "solo due possibili fonti erano state prese in considerazione per il rame degli oggetti in metallo della Sardegna nuragica: la Sardegna stessa e Cipro" (2). 


Fig. 1: localizzazione stratigrafica del rispostiglio di oggetti in rame di Funtana Coberta, fine XIII-inizi XII sec. a.C. (da (2))

mercoledì 13 gennaio 2016

L'opinione dello scultore Peter Rockwell: le raffinatissime (e levigate) statue di Monte Prama

Lo scultore ci racconta le tecniche utilizzate dagli artisti di Mont'e Prama. E svela come all'epoca, nel Mediterraneo, solo l'Egitto poteva rivaleggiare con le statue del Sinis: dagli abrasivi utilizzati per levigare le sculture alla gradina. E forse furono proprio gli scalpellini sardi ad inventare  strumenti ancora oggi utilizzati dagli scultori moderni: in particolare gradina e raschietto. 

Testo e immagini da: Peter Rockwell, «Le tecniche antiche» In: Le sculture di Mont’e Prama–Conservazione e restauro" 2014, Gangemi editore, pp. 353-360 (nostro il grassetto)




lunedì 28 settembre 2015

Il genoma di CB13 (una migrante del 5400 a.C.) e i Sardi moderni

di Atropa Belladonna

Circa 8000 anni fa una massiccia ondata migratoria dal Vicino Oriente portò in Europa la cosiddetta rivoluzione agricola. A partire da una prima area di aggregazione balcanica (cultura di Starčevo–Kőrös–Criş) i nuovi agricoltori si estesero alle nostri longitudini principalmente su due direttive: a. la via della cultura della ceramica impressa che iniziò circa nel 5900 a.C. nel bacino del Mediterraneo centro-occidentale, da cui poi derivò la cultura della ceramica cardiale che raggiunse la penisola Iberica attorno al 5500 a.C.; b.  la via della  cultura della ceramica lineare (LBK) che, in parallelo con la cultura cardiale, si espresse nell'Europa Centrale, lungo il letto del Danubio (fig. 1).
Ciò che impressiona storici e archeologi è la rapidità con cui si espanse la cultura cardiale lungo le coste iberiche, tanto da far pensare che il mare fosse all'epoca un ostacolo meno impegnativo rispetto a quelli che si incontravano sulla terraferma.