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sabato 28 aprile 2018

DOVE FORMA ED EVENTO SI INCROCIANO: IL GIURAMENTO NEI BRONZI FIGURATI SARDO-NURAGICI*


di Angelo Ledda
*Articolo di prossima pubblicazione in Monti Prama. Rivista semestrale di cultura di Quaderni Oristanesi ( n.70), PTM Mogoro, 2018
Fig. 1: Scena dal Tempio a Megaron Domu de Orgìa. di Esterzili (Nu): "Scena composta da un cacciatore offerente con cervo e un cane che sbrana la preda; muflone; toro con colombe sulle corna; due sacerdotesse con torcia; due offerenti con olla a colletto; un offerente con muflone sule spalle;un arciere saettante con vestito borchiato; colombe con foro passante" (didascalia del Museo Archeologico di Nuoro, foto di Valerio Capello).
1. Atti religiosi e gestualità costitutiva nei bronzi figurati sardo-nuragici

Agli inizi del Novecento Raffaele Pettazzoni descriveva i bronzi figurati sardo-nuragici mettendo l'accento sull'atto religioso rappresentato: “Non si tratta, qui, di divinità; ma di uomini[...] Quasi tutti hanno una impronta solenne, conferita dall'atto religioso che essi compiono e che l'arte ritrae: o

domenica 4 febbraio 2018

Il nuragico e il faraone: a ciascuno la sua torre

Monte Prama@maimoni
Giants of Monte Prama@monteprama

di Atropa Belladonna


Fig. 1: a sin. scarabeo in steatite, da questo sito
Il motivo del re egizio che adora a mani alzate l'obelisco compare sugli scarabei in epoca ramesside (ca. 1292-945 a.C.) prolungandosi in epoca più tarda, seppure in genere con stilismo differente (vide infra però per il caso sardo) (1a) (figura 1).
Il motivo scolpito dell'uomo a mani alzate davanti a un nuraghe-secondo Ugas un altare in forma di nuraghe- compare in Sardegna a Monte Prama o nelle sue immediate vicinanze (1b): si trova su un cd. "modello di nuraghe", l'unico trilobato finora noto tra questi nuraghi in miniatura (2).

giovedì 21 dicembre 2017

Rame dal Sinai e dal Negev: dopo Funtana Coberta anche il nuraghe Arrubiu

di Atropa Belladonna

"Dentro la torre centrale, nella nicchia a gomito di sinistra, facendo dei lavori di consolidamento abbiamo rinvenuto tre lingotti di rame". Niente di troppo strano, se non la posizione in una nicchia della torre centrale. E se si eccettua il fatto che i lingotti non sono fatti con rame della Sardegna o cipriota, ma con rame proveniente "dalle miniere del Monte Sinai e dalle miniere del deserto del Negev" Mauro Perra, TGVideolina del 19.12.2017)

Fig.1 Uno dei lingotti di rame, non molto puro e con un'alta percentuale di ferro, rinvenuti in una nicchia della torre centrale nel nuraghe Arrubiu di Orroli. 

Quali siano esattamente le miniere non è chiaro, occorrerà leggersi il libro appena uscito. Nel libro si menziona una datazione probabile per l'inserimento dei lingotti negli interstizi della nicchia: tra la seconda metà del XIV e il XII sec. a.C..

La scoperta della provenienza da Egitto e Vicino Oriente del rame (vd. figura 2 per le miniere della zona) fa seguito a una analoga novità, che abbiamo pubblicato su queste pagine: il rame da un  ripostiglio di Funtana Coberta di Ballao (CA), in uno strato indisturbato di fine XIII-inizi XII secolo a.C (1,2). Il rame proviene dalle zone attorno al Mar Rosso, nello specifico dalle miniere del Sinai meridionale (correlazione particolarmente evidente), da quelle del deserto egiziano, Arabia Saudita e ed Etiopia. Oggetti di rame dallo Yemen, risalenti al periodo tra il XIV e IX sec. a.C., hanno la stessa "firma" isotopica di parte del rame di Funtana Coberta.

martedì 10 ottobre 2017

I bronzi da Monte Prama

#Monte Prama-Maimoni
#Giants of Monte Prama-MontePramaBlog

di Atropa Belladonna

I vaghi di collana della tomba 25 (quella del sigillo a scarabeo di tipo egizio) (1); il pendaglio a mini fiaschetta del pellegrino, anche detto "a pendolo"(2); la fibula (3); il pendaglio con decorazione e zig-zag (4); un pugnaletto (fig.1) e adesso arriva questa bellissima manina. Ecco i bronzi -finora-usciti da Monte Prama. La manina l'hanno portata gli ultimi scavi, quelli ancora in corso di quest'anno. Assieme ad altre 40 tombe: siamo a 142 tombe sul lato est e, grande novità, una a ovest della cosiddetta "strada".



Fig.1. In alto, Sin: dalla pagina facebook di UNO-L'Università a Oristano; Dx: "Pugnale in bronzo della Prima Età del Ferro ( IX- VIII sec. a.C) recuperato a Mont'e Prama durante lo scavo del 2016 nel settore Nord-Ovest.Il pugnale si trovava all'esterno di un lungo muro rettilineo costruito con blocchi di basalto, lastre e conci squadrati di arenaria. Probabilmente il muro appartiene a un recinto che delimitava uno spazio la cui estensione e funzione non possono essere ancora stabilite." (dalla pagina facebook del Museo Civico "G. Marongiu di Cabras). In basso, la fiaschetta del pellegrino (2) 

Secondo Raimondo Zucca la manina in bronzo, con braccialetto, rimanda al famoso sacerdote-guerriero, bronzetto sardo -finora un unicum nei suoi particolari-trovato in una tomba datata al IX sec. a.C., a Vulci (6); assieme ad altri bronzi sardi. Richiamandosi così all'iconografia della due statue con "scudo avvolto" trovate a Monte Prama, nella zona sud, durante gli scavi del 2014 (7).
Ma in realtà richiamano i rapporti con l'Etruria di Bronzo Finale-Primo Ferro, anche i rari pendagli con decorazione a "zig-zag" e le mini "fiaschette del pellegrino" ( o pendenti a "pendolo")  in bronzo (8). Questi due reperti da Mont'e Prama sono inediti, ma menzionati in pubblicazioni ufficiali (2,4)


mercoledì 4 ottobre 2017


Amuleto aureo etrusco da Bolsena in scrittura metagrafica. La forza ciclica immortale della luce di Tin e di Uni. L’iterazione logografica e la numerologia mutuate dal nuragico.
Gigi Sanna


fig.1


    Un paio di mesi fa abbiamo illustrato e commentato (1) lo spillone (c.d. affibbiaglio), di destinazione e di significato mortuario, della tomba detta dei cinque sedili di Cerveteri. In esso e con esso abbiamo confermato (2) l’uso del metagrafico (cioè della scrittura non lineare, basata sull’acrofonia, la numerologia e l’ideografia) nella scrittura etrusca. Uso di chiara ascendenza nuragica (3).

domenica 13 agosto 2017

Kommos (Creta) e le sue 53 "cose" nuragiche del XIII sec. a.C.

di Atropa Belladonna


Uno dei 53 contenitori nuragici rinvenuti nella città portuale di Kommos (Creta) in strati del XIII sec. a.C. (1). In origine classificato come "italian import", fu poi riconosciuto come manufatto sardo. Proviene dalla Hilltop, Court 2 (cima della collina, Corte 2), deposito 82 (2,3), reperto nr. C 847. 

mercoledì 5 luglio 2017

I signori di Monte Prama mangiavano i meloni e i muggini di Sa Osa ed erano parte dei famosi Shardana? Per me sì

#Sherden
#Monte Prama-Maimoni
#Giants of Monte Prama-MontePramaBlog

di Atropa Belladonna

Le loro cronologie si stanno parzialmente sovrapponendo (fig.1): sono quelle che riguardano due tra i più importanti siti archeologici nuragici, entrambi nel Sinis di Cabras, a 13 km di distanza l’uno dall’altro (fig.2). La radiometria sugli inumati di Monte Prama restituisce un quadro che prendendo i valori medi degli intervalli di incertezza (cioè i valori più probabili) va da dal 1225 al 804 a.C. circa (1-9); valori cui, occorre precisare, devono aggiungersi alcuni dati che per ora appaiono anomali: in particolare la datazione dell'inumato nella tomba J "Bedini" (402-352 a.C. (3)), che Usai considera inquinata; e una certa probabilità (22.4%) di una datazione tra 642 e 554 a.C. per la T.7/2014 (1).
Il quadro cronologico delle poche ceramiche di corredo è consistente, pur con qualche discrepanza tra gli archeologi, essendo inquadrate tra il Bronzo Recente e il I Ferro (fig.1): per il frammeno di olla rinvenuto nella T. B/2014 Usai parla esplicitamente di ceramica tipo Sa Osa del Bronzo Recente, pozzo N (1, nota 25).




Figura 1. Datazioni associate a Monte Prama e Sa Osa (radiometriche su reperti organici; lo scarabeo è stato datato in base a analisi formali e di metodologia di fattura; l'ittiofauna di Sa Osa è datata in base alle associazioni ceramiche e stratigrafia); lo schema di suddivisione tra epoche (in alto) è preso da:  Depalmas, Anna (2009) Il Bronzo finale della Sardegna. In: La preistoria e la protostoria della Sardegna: atti della 44. Riunione scientifica: vol. 1: relazioni generali, 23-28 novembre 2009, Cagliari - Barumini - Sassari, Italia. Firenze, Istituto italiano di preistoria e protostoria. p. 141-154


martedì 6 giugno 2017

Monte Prama, gli scultori-conservatori nuragici e il "nemico"

#Giants of Monte Prama@montepramablogspot
#Monte Prama @maimoniblogspot


di Atropa Belladonna
(il post compendia 2 note pubblicate su Monte Prama Novas
La pietra delle statue di Monte Prama: gli antichi scultori erano anche “conservatori”, 7.5.2017; 
Monte Prama alle prese col nemico: acqua, fuoco, fossili, microrganismi, sali, uomini e trattori, 27.5.2017)

Le statue nuragiche di Monte Prama (Cabras, OR) suscitano  reazioni contrastanti per il loro gusto estetico, ma nessuno dubita che dal punto di vista storico siano “meravigliose”: la datazione della necropoli associata alle statue le pone attorno al XI-VIII sec. a.C., i.e. secoli prima delle classiche statue di Greci e Romani. Il sito rappresenta sicuramente una delle scoperte archeologiche più importanti del XX secolo e chi segue queste pagine sa bene come stia regalando anche nel XXI emozioni non da poco. Il progetto di restauro e assemblaggio dei 5178 frammenti  è stato pluripremiato, per la difficoltà, per le tecniche di assoluta avanguardia messe in campo e per il risultato finale.  Quando i restauratori delle sculture di Monte Prama (progetto 2007-2011) si misero all'opera (alle prese con i reperti degli scavi 1975, 1977 e 1979, nonché con i frammenti rinvenuti occasionalmente), una delle attività fondamentali fu la diagnostica pre-restauro. Durante tale attività, indispensabile per l'ottimizzazione degli interventi conservativi, vennero alla luce alcuni aspetti inattesi: tra questi le misure che gli antichi scultori misero in opera per conservare le statue; vennero inoltre evidenziati e caratterizzati i restauri operati su alcuni pezzi esposti fin dagli anni '80 del secolo scorso, e i fattori umani e ambientali che "attaccarono" in tempi diversi le sculture nel corso dei millenni.


venerdì 10 febbraio 2017

Gli Sherden, l'Egitto, il Vicino Oriente: la doppia faccia dei documenti. E Monte Prama allora?

#Sherden
#Monte Prama-Maimoni
#Giants of Monte Prama-MontePramaBlog

di Atropa Belladonna

E' appena uscito il libro di Giovanni Ugas "Shardana e Sardegna" (ed. Edizioni Della Torre) e già sui social ha fatto scoppiare il finimondo. Non avendolo letto non so davvero quali prove aggiuntive porti in favore della sua tesi che gli Sherden o Shardana fossero i Nuragici della Sardegna. Ha destato un comico scandalo il fatto che sia stato presentato dai docenti dell'Università di Sassari Raimondo Zucca e Giulio Paulis: subito in tanti si sono affrettati a controllare se i due studiosi fossero abbastanza prestigiosi da costituire vuoi un "conforto" per chi è convinto dell'equazione Sardi = Shardana, vuoi un "pericolo" per chi nega la connessione.
Si tranquillizzino pure entrambi i partiti, perchè il prestigio qui non conta nulla: contano solo i dati, i documenti scritti, i reperti archeologici e una ricostruzione cronologica attenta.

Figura 1. Ramesse II (1279-1213 a.C.) apprende dell'attacco ittita durante la battaglia di Kadesh (1274 a.C. secondo la cronologia tradizionale), in un rilievo dal tempio di Luxor. Sotto di lui la Guardia reale, consistente di soldati egiziani e guerrieri Sherden (questi ultimi con lo scudo rotondo)  Dal rif. (1). La stele di Tanis descrive un attacco sferrato sia all'Egitto che ad altri luoghi da parte dei "turbolenti Sherden" che arrivano dal mezzo del mare sulle loro navi da guerra; le iscrizioni al tempio di Karnak indicano che il faraone li vinse e li inglobò nella sua guardia reale e nell'esercito; il papiro Anastasi enumera 1900 Sherden tra le fila egiziane della battaglia di Kadesh (1)

giovedì 29 dicembre 2016

Il re-pastore-di-uomini e le "società delle case": dal nuraghe al bayit

di Atropa Belladonna

[..] Non ci può essere una "società delle case" senza le case, con le relazioni che si instaurano tra gli edifici, i cimeli, le ossa e le ricchezze materiali. Allo stesso modo non può esistere una società delle case senza legami di sangue, spiriti degli antenati e vincoli di affinità. In altre parole i membri femminili e maschili di una "casa" sono solo pedine di una strategia che mira a preservare e a potenziare il retaggio fisico e morale della "casa" [..] (1).

 [..]Rispetto al clan e al lignaggio, la "casa" possiede alcune caratteristiche distintive che si possono enumerare come segue: la casa è 1) una persona morale, che 2) detiene una proprietà o dominio 3) comprendente beni sia materiali che immateriali; essa 4) si perpetua attraverso la trasmissione del proprio nome, delle sue ricchezze e dei suoi titoli in linea reale o fittizia, e tale trasmissione 5) è considerata legittima a condizione che possa tradursi nel linguaggio della parentela o dell'alleanza, o 6) più di frequente di entrambi[..] Da: http://www.treccani.it/enciclopedia/parentela_(Enciclopedia-delle-scienze-sociali)/

martedì 20 dicembre 2016

IL BRONZETTO DI SANTA LULLA DI ORUNE: un'analisi interpretativa

di Angelo Ledda

Si veda anche il seguente link

1. Considerazioni generali

In un precedente articolo ho ipotizzato che una buona parte delle sculture nuragiche registrino nella loro figura alcune fasi di quelli che Van Gennep ha definito “riti di passaggio” [1], ovvero quei riti che accompagnano ogni modificazione di posto, di stato, di posizione sociale e di età.
Se lette con questo sguardo, queste sculture ci mostrerebbero allora, le fasi di una sequenza che prevede:

1. una fase di separazione;
2. una fase liminale (da limen, confine) o di margine;
3. una fase di aggregazione;

La fase liminale è quella sulla quale mi sono maggiormente concentrato, riferendomi  sia alle figure inserite da Lilliu nello Stile Ornamentale-Planare e che possiamo dire essere “mascherate” (o rivestite di signa e 'sepolte da una spessa incrostazione rituale'), sia quelle "caricaturali-animalesche", ovvero figure fisicamente “transitorie”, non più umane ma non ancora bestiali, o talvolta prive dei caratteri del volto.
Il ragionamento muove dalla considerazione che entrambi i tipi di figure, anche quando differenti sotto il profilo espressivo e iconografico, non siano separabili perché ne condividono la stessa visione.

venerdì 16 dicembre 2016

Lo chiamavano Il Pensatore....

di Atropa Belladonna


Figura 1. A e B, immagini del pensatore di Canaan (2000 a.C.) (1), trovato nel 2016 a Yehud (attuale Israele).  C e D, lo straordinario bronzetto dall'area cultuale nuragica di Sant'Anastasia (Sardara, CA), pubblicato da Ugas nel 2012 (2,3). Entrambi sono pezzi unici. La composizione cananea, in ceramica, è alta 18 cm. Del bronzetto nuragico non sono stati resi noti dettagli. 


Lo scorso novembre Live Science ha reso nota la scoperta di un vasetto in ceramica durante gli scavi a Yehud, sormontato da una scultura antropomorfa apparentemente aggiunta in un secondo tempo. Il vasetto è tipico dell'epoca (2000 a.C.), l'insieme non lo è per nulla: questo pezzo è un unicum. Il contesto di ritrovamento è funerario, e messi davanti alla necessità di qualche definizione (perchè in Israele con la divulgazione archeologica non scherzano!) gli archeologi responsabili degli scavi lo hanno chiamato Il Pensatore, definizione subito ripresa da altri siti web che lo accostano al Pensatore di Rodin.

Ora navighiamo nel tempo e nello spazio, attraversando il Mediterraneo verso ovest: nel famoso sito nuragico cultuale di Sant'Anastasia, in un momento imprecisato del secolo scorso, emerge un bronzetto, sconosciuto ai più: non è meno straordinario del Pensatore cananeo; non ne conosco le dimensioni, so solo che Giovanni Ugas lo ha pubblicato nel 2012, con la didascalia: "Sant'Anastasia di Sardara: bronzetto raffigurante la stilizzazione di un edificio su cui siede un personaggio in atto di libare" (2, pg. 81). Nel testo scrive: "Restituisce l'impianto circolare e il tetto conico della sala del consiglio una preziosa miniatura in bronzo proveniente dall'areea santuariale di Sant'Anastasia a pianta circolare e tetto conico aggettante(2, pg. 78). E alla nota nr. 2: "Il modellino di edificio era probabilmente l'acroterio di un vaso o di una base d'altare dove si innestava con tre suoi perni (Ugas 2009a, p.44, fig. 21; b, p.176, fig. 4). per la sua forma richiama gli ossuari a foggia di capanna proto-villanoviani e laziali del Bronzo Finale e degli inizi del I Ferro" (2, pg. 94). 


lunedì 15 agosto 2016

Il nostro "modello standard" (e il rapporto tonni/sheqel)

di Francesco Masia

Pesi da rete durante lo scavo a Sa Osa - Immagine da questo link
Il 5 Agosto ho seguito almeno parte della conferenza su tonni e Fenici nel nuovo Museo della Tonnara a Stintino, relatori il Prof. Bartoloni e il dott. Guirguis (l'accento va sulla prima i). Mi sono perso l'inizio, credo il primo intervento del Prof. Bartoloni, ma la cosa per me ha avuto comunque, certamente, un senso. Ero particolarmente interessato perché l'associazione di tonni e Fenici mi riportava a uno dei pilastri (così io riassumerei) del primo libro del nostro Mikkelj (Kirkandesossardos, Sardegna, ricerca dell'origine, di Mikkelj Tzoroddu), che sostanzialmente appoggiava a un'industria del tonno sarda e (assai) pre-fenicia (pesca, macellazione, conservazione, commercio) le conseguenti deduzioni su attività cantieristica, produzione di sale, reti di traffici come già per l'ossidiana (e poi i metalli dalle miniere), a sorreggere un'economia capace di portare fasti tra l'altro architettonici e magari militari a una civiltà interrelata con i popoli sulle coste del Mediterraneo, nonché con l'interno e il nord dell'Europa (continentale e insulare). Avevo perciò ripreso il libro di Mikkely per appuntarmi le prove/indizi da lui addotti circa quanto sopra (volevo preparami a citare le sue fonti) e mi si è così chiarito, meglio di quanto fosse rimasto nel ricordo, che stando a quanto fissato sul libro del 2008 non si tratta di prove da potersi sventolare con la sicurezza che credevo. Questi indizi di una talassocrazia e, insieme, degli stretti legami con l'economia legata al tonno risalivano, per Mikkely, soprattutto a ragionamenti che per esclusione lascerebbero i Sardi principali indiziati di aver loro trasportato una certa ossidiana per 73 miglia di navigazione dalle sue cave di provenienza sull'isola greca di Melos all'insediamento presso la grotta Franchthi in Argolide (sulla terraferma Greca meridionale), circa nel 9.000 a.C.; insediamento dove è stata documentata (con prove archeo-zoologiche) l'attività di pesca di "tonnidi" (o di pesci di grossa taglia, meglio, senza certezze quanto a ulteriori specificazioni) e la loro lavorazione, risalenti più o meno al 7.500 a.C.. Da lì Mikkelj passa a considerare fonti classiche sull'apprezzatissimo e rinomato "pesce sardo" o "sardina" e allo studio di Alfredo Andrews (1949, The "Sardinian Fish" of the Greeks and Romans) per cui tale "pesce sardo" era riconducibile anzitutto al tonno (e solo successivamente, per soddisfare le esigenze di un target commerciale più basso e diffuso, appunto alla sardina): così Mikkelj attribuisce definitivamente ai Sardi il ruolo di principali attori nel Mediterraneo quanto alla pesca, alla lavorazione e al commercio di tonni e sardine; ma queste fonti classiche paiono tutte (ben) successive alla frequentazione fenicia perlomeno di Sulki, quindi (al di là di una ammissibile posizione di preminenza del prodotto effettivamente lavorato in Sardegna) nulla prova (ancora) che fossero stati i Nuragici ad aver impiantato questa attività ittica. E la documentazione di vertebre di "tonnidi" nella grotta Franchthi nel 7.500 a.C. fa casomai risaltare l'assenza (a oggi) in contesti nuragici di reperti archeo-zoologici aventi a che fare con i tonni (a precedere quelli emersi in contesti fenici tra i quali Sulki, documentati appunto nella conferenza di Stintino insieme ad immagini su un vaso, proprio da Sulki, che potrebbero essere il racconto della loro pesca).
È per questo che la mia domanda ai relatori si è dovuta limitare a chiedere se in contesti nuragici siano mai stati reperiti resti riconducibili alla macellazione dei tonni: la risposta è stata negativa; e questo, fin qui, direi sgonfi le ruote alla dottrina su un fiorente comparto ittico nuragico, primo volano di attività nell'indotto.
Anche ad attestarsi sulle posizioni ben argomentate da Mikkelj nel suo secondo libro (Kircandesossardos duos, i fenici non sono mai esistiti, Mikkelj Tzoroddu 2010), secondo cui Sulki (al pari di altri centri “pigramente” ritenuti di fondazione fenicia) è semplicemente un centro di fondazione nuragica dove circa dall'VIII secolo a.C. si sarebbero insediati, insieme ai già residenti, dei “Nuragici di ritorno” (magari provenienti, vorrà concederlo, proprio dalla cosiddetta area fenicia), resterebbe (al momento) che la pesca e la lavorazione del tonno in Sardegna risulta documentata in antico solo in questo centro “fenicizzato”, poiché evidentemente tali genti (se non Fenici, Nuragici fenicizzati) avevano appreso dai Fenici l'arte della pesca e della lavorazione del tonno come praticata in altri centri fenici (a Stintino direi si è parlato essenzialmente di Cadice, perlomeno dal momento in cui sono arrivato).

Ora mi chiedo quanto questo discorso sul commercio del tonno possa rappresentare, allo stato, un esempio delle puntuali ipotesi che costruiamo/sosteniamo sulla articolata grandezza della civiltà sarda genericamente pre-fenicia (anche molto pre-fenicia), una grandezza che in assoluto (finché si resta nel generico) pare più nessuno metta in dubbio. Direi che molti cercano apprezzabilmente di uscire dai limiti del generico (di una civiltà genericamente avanzata per il suo tempo, senza granché dettagli) e si impegnano a costruire ipotesi sugli elementi emergenti, sugli indizi, sui dati e sui reperti che altri si limitano ancora a considerare “isolati”, quindi non ancora affidabili a sovvertire teorie (apparentemente, fino a “ulteriori” prove contrarie) meglio consolidate (si rileggano le conclusioni di Minoja nel terzo volume della Gangemi su Monte Prama). Molti, quindi, si impegnano a costruire nuovi modelli esplicativi, in uno sforzo che mi chiedo quanto possa essere accostato, con tutte le differenze del caso (chiarito che siamo su tutt'altra scala nonché in diversissima disciplina), all'impresa che condusse tra gli anni '50 e '70 del secolo scorso alla messa a punto del modello standard delle particelle elementari; un modello che ha trovato solo in seguito, una a una, le conferme delle proprie previsioni (fino alla rivelazione del bosone di Higgs nel 2013 e fino al buco nell'acqua, giorni fa, della ricerca di una fantomatica particella 750 GeV che l'avrebbe invalidato, senza peraltro lo spettacolo di opposte schiere di sostenitori); e un modello che "nonostante la lunga serie di successi sperimentali" (prendo dalla quarta delle "Sette brevi lezioni di fisica" di Carlo Rovelli) "non è mai stato preso completamente sul serio dai fisici" ("fatto di vari pezzi di equazioni messi insieme senza un chiaro ordine", "lontano dall'aerea semplicità delle equazioni della relatività generale e della meccanica quantistica", un modello che abbisogna di una "rinormalizzazione" grazie alla quale "funziona nella pratica, ma lascia in bocca un sapore amaro per chi vorrebbe che la natura fosse semplice"; semplice, aggiungerei, quanto un flusso di civiltà "pettinato" nell'antico sempre da oriente a occidente).
Ecco, se posso stare su questo accostamento, vi chiedo quanto il percorso di raccolta di prove e conferme intorno al modello di una Sardegna protostorica con la sua grandezza definita (fatto di tanti possibili tasselli: dalla identificazione con gli Shardana; a scrittura e religione in rapporto con Egitto e Canaan da una parte e poi Etruschi dall'altra; alle posizioni di preminenza quanto ai comparti agricolo, estrattivo, di trasformazione, commerciale e militare; fino eventualmente ad antichi apporti di civiltà "controcorrente", verso oriente) possa dirsi oggi in un punto grossomodo analogo agli anni '60 del suddetto modello standard. Le prove e le conferme che ancora abbisognano, come abbiamo visto, sono anche difficili da imporre (si pensi alla datazione della navicella di Teti, o a quella degli inumati di Monte Prama e quindi delle statue dei “giganti”). Ogni tanto, insomma, avverto il bisogno che si faccia il punto per orientarci su dove stiamo, su quanti tasselli prendano consistenza e quanti stiano al palo o, peggio, scricchiolino.
Per cui sottolineo: resti di tonno in siti nuragici (non fenicizzati, aggiungiamo) non risulterebbero ancora mai dimostrati, mentre se ne trovano altrove in contesti più antichi (coi quali possiamo solo congetturare di avere avuto a che fare, senza prove concretamente spendibili) e se ne trovano in Sardegna solo in un contesto ormai fenicizzato.
Se vogliamo essere presi sul serio con il modello che alla luce di dati e indizi ci piace costruire, arricchire, correggere, perfezionare e continuare a proporre, dobbiamo essere i primi a vagliarlo severamente.
Infine mi sembrerebbe ingiusto non riportarvi quella che per me è stata una perla, nella sua semplicità, regalata dal Prof. Bartoloni (chi conosce già bene la materia compatisca questo slancio). A proposito della grandezza della Sardegna pre-fenicia (mi esprimo io così), assolutamente riconosciuta (“nessuno può credere davvero che i Sardi non avessero una marineria, perché escluderlo solo per non averne trovato ancora resti dovrebbe portare a dire che neanche gli Etruschi ne avevano una, cosa che nessuno si sogna di sostenere”), Bartoloni ha voluto significare che i Sardi non avevano bisogno del tonno perché avevano l'argento, argento che scambiavano senz'altro favorevolmente (anzitutto col rame che serviva loro: “399 miniere d'argento contro 8 miniere di rame”) soprattutto con i Fenici (che il rame lo portavano da Cipro). In tutto l'oriente la ricchezza si misurava in sheqel, pari a 7,2 g di argento; e i Sardi stavano seduti su un mare di argento (un mare di sheqel), che tra l'altro interessava loro solo quale favorevolissima merce di scambio (vedi “siclo”, nome della moneta israeliana ancora in corso: Wikipedia parla di un peso che poteva variare tra i 10 e i 13 g, per i pignoli, ma il Prof. Bartoloni ha quasi dettato, più volte, 7,2).

martedì 12 luglio 2016

TERATOMANZIA E LOGICA GEROGLIFICA: a un passo dall'impossibile [2]

di Angelo Ledda

Vedi prima parte: Organismi e meccanismi "mostruosi": a un passo dall'impossibile [1]


Fig. 1: Il ritorno di Efesto all’Olimpo (Caraffa Ionica, 525 a.C. ca., B.C. Vienna).
In un precedente contributo ho introdotto la tematica del “mostruoso” e dell'ibridismo nel tentativo di mettere in luce la differenza tra il corpo inteso come “organismo” e quello inteso come “meccanismo”[1].
Nella tab.1 ho provato a schematizzare i due modi di intendere il corpo “mostruoso” nel campo delle arti visive, pur consapevole delle possibili variabili e interrelazioni tra i tipi.
Nel rigo 1 ho indicato quelle opere prodotte dall'uomo che intendono volutamente raffigurare un essere “mostruoso” (o ibrido e deforme) in modo analogico, derivandolo da un modello già esistente. [2]

venerdì 8 luglio 2016

"Trovo comunque strano che la notizia se fondata non abbia avuto ampio risalto!"

O anche: come ci guadagnammo un altro lettore. Che ha ragione da vendere.

di Atropa Belladonna

Sulla pagina facebook di Monte Prama Novas é successo di recente un episodio simpatico. Belle come il sole abbiamo riproposto una scultura rinvenuta nel 2001 a San Sperate, località Paulilongu (1) (fig. 1), scoperta pubblicata da Vincenzo Santoni nel 2008 (2). Si tratta di un cosiddetto modello di nuraghe in arenaria quarzosa, la cui altezza residua è di 94 cm e che presenta una figura umana scolpita-purtroppo frammentaria ed erosa. Ebbene io e Romina ormai a questa figura ci eravamo abituate, avendola ormai vista su ben tre pubblicazioni (1-3) ed avendola già proposta 3 anni fa sul blog Monte Prama (4).

Figura 1: la scultura di San Sperate rinvenuta nel 2001, località Paulilongu (da 2)

domenica 5 giugno 2016

Dal Mar Rosso alla Sardegna nel XIII sec. a.C.

di Atropa Belladonna

Può la tanto attesa caratterizzazione dei giacimenti di rame del Sinai meridionale (1) risolvere alcuni dei punti ancora oscuri sulla provenienza del rame nei ripostigli nuragici? Sì, se i dati sugli isotopi del piombo vengono pubblicati e vanno ad arricchire dei database fino a pochi anni fa ancora lacunosi. E ancora sì se certe correlazioni tra i famosi lingotti oxhide o frammenti di essi e le miniere di Cipro appaiono convincenti in alcuni casi, ma molto forzate in altre. Al punto da persuadere diversi archeologi  che le analisi andassero ampliate verso altri orizzonti, perchè finora "solo due possibili fonti erano state prese in considerazione per il rame degli oggetti in metallo della Sardegna nuragica: la Sardegna stessa e Cipro" (2). 


Fig. 1: localizzazione stratigrafica del rispostiglio di oggetti in rame di Funtana Coberta, fine XIII-inizi XII sec. a.C. (da (2))

lunedì 28 marzo 2016

La testa di toro litica, un tempo murata in un nuraghe

Nota ripresa da Monte Prama Novas: https://www.facebook.com/notes/monte-prama-novas/la-testa-di-toro-litica-un-tempo-murata-in-un-nuraghe/1085163514856925

da l'Unione Sarda di sabato 19 novembre 2011


Per la Pro Loco era stato un impegno irrinunciabile, censire il grande patrimonio archeologico di Gesico. L'avevano promesso, l'hanno mantenuto. Non pensavano, però, di incappare in qualcosa di straordinario.(...) "Il territorio delle scoperte è quello del cosiddetto sistema Monte Corona, oggi San Mauro, attorno al quale si sviluppa il sito di interesse comunitario. Un luogo circondato da migliaia di coppelle, canaletti e vaschette di varie dimensioni, incise sulle rocce presenti nell'area", spiega il presidente della Pro Loco Carlo Carta. (....) "Una scultura su pietra raffigurante la testa cornuta di un bovide rivolta all'indietro. Una lavorazione di pregio, realizzata con uno strumento litico su un masso pesante circa 250 kg. 

lunedì 1 febbraio 2016

Sui non-nuraghi

di Franco Laner





Santa Barbara di Villanova Truschedu. La finestrella della “torre” di fronte all’entrata del S. Barbara, orientata a circa 320° ha una forma tale che, se penetrasse il sole, staglierebbe sicuramente “il toro di luce”. Si nota una finestrella della camera interna, altro particolare che declasserebbe il presunto nuraghe.

domenica 22 novembre 2015

Serra Niedda (SS) versus Monte Prama (OR)

Fig. 1.1. a. Una delle teste di toro in calcare  proveniente dall'area del santuario nuragico di Serra Niedda a Sorso (SS) (1); una seconda testa di toro e una di ariete sono inedite; b. busto marmoreo da Serra Niedda, tentativamente assegnato al  VI secolo a.C.  [..] Nel pozzo di Serra Niedda i primi ex voto posteriori all'età nuragica sono di VI sec. a. C,.con frammenti di probabili piatti fenici e una piccola porzione di coppa etrusca imitante quelle greche di Corinto. Alcuni dubbi desta un sorprendente frammento (spezzatosi e rilavorato già in antico) di busto e attacco del collo - con trecce fin sui pettorali - di statua marmorea di giovinetto (kouros) in stile greco tardoarcaico. Si tratta di una presenza assolutamente eccezionale per la Sardegna, ma l'ipotesi che possa trattarsi di un prodotto arcaizzante della prima età imperiale è ancora meno probabile, poiché tali realizzazioni erano diffuse solo presso gli ambienti di vertice dell'aristocrazia romana [..] (1) c. e d. particolari delle trecce ricadenti sul busto del pugilatore Brotu e dell'arciere Prexau da Monte Prama (Cabras, OR). 

domenica 6 settembre 2015

YHWH in pittografia? Gerusalemme versus Sardegna


Il coccio con iscrizione pittografica  rinvenuto all' Ophel di Gerusalemme, durante gli scavi del 1923-1925 (The Palestine Exploration Fund, che oggi annovera circa 6000 oggetti). Il coccio venne pubblicato per la prima volta nel 2009:  G. Gilmour, An Iron Age II pictorial inscription from Jerusalem illustrating Yahweh and Asherah, Palestine Exploration Quarterly, 141, 2 (2009), 87–103. Gilmour ritiene che le due figure siano Yahweh e Asherah