mercoledì 22 febbraio 2023
Conferenza - Epigrafia nuragica e altro
venerdì 3 febbraio 2023
Ultim'ora sugli alimenti
di F. Pilloni
Se avete letto i giornali o ascoltato la radio o la tivù, sapete già che la Unione Europea ha permesso che si mettano in vendita, per essere mangiate, le farine di vermi e di insetti.
Poteva mancare il piagnisteo delle sarde autoritas?
Non so come sia riuscita a fare i conti così in fretta, ma per questo commercio di farina d'insetti, un'Associazione dei Commercianti ha già pronosticato migliaia di posti di lavoro persi in Sardegna, suppongo nel settore della ristorazione o simile.
Questa profezia presuppone che si verifichino almeno due cose:
1- che le farine d'insetto siano già pronte alle frontiere (quali?) per essere distribuite capillarmente in ogni supermercato o botteguccia di paese;
2- che i Sardi siano disposti, in massa, a mangiare polpette fatte con farine d'insetti e a lasciar perdere su casu marzu e sa cordula cun pisurci.
Queste considerazioni mi consigliano di aspettare a zoppicare e a mettermi il cerotto fino a che non mi sia fatta la sbucciatura sul ginocchio.
Ma io se fossi del ramo commerciale, avrei innanzitutto pensato "SE e COME" si potrebbe trarre vantaggio dalla novità.
Si sa che c'è una zona della Sardegna, quella centrale, che da qualche anno "produce" una quantità sterminata di insetti, del genere pibizziri.
Mi sarei chiesto: ma le cavallette rientrano nel novero degli insetti commestibili?
Se sì, proverei a chiedere una Denominazione di Origine Controllata per le cavallette di Ottana e comincerei a pubblicizzare piatti tipici dei paesi, quali pibizziris a succhittu, oppure impanati e fritti, o cottus a carraxu con foglie di mirto.
Ma io non sono del mestiere e non so fare conti, né previsioni.
Insomma, non so vedere il futuro neppure per me, figuriamoci per la Sardegna, un futuro migliore intendo dire.
Preferisco recriminare, lamentarmi e versare sospiri sul destino cinico e baro che vide la nostra Isola regalata da un Papa, becero quanto Magno, a un signorotto foresu, come dicono a Selargius.
In fin dei conti osservo che noi Sardi, specialmente quelli come me, abbiamo la vista lunga. Peccato però che ci ritroviamo con gli occhi migrati nella nuca e ci riesce agevole, direi proprio naturale, il guardare indietro.
domenica 29 gennaio 2023
Il pozzo sacro di Santa Cristina, un mistero nel mistero. MA CHE MISTERO!
di Sandro Angei
Tre settimane fa - sabato 7 gennaio 2023 – nell'Unione e Sarda è comparso un articolo a firma di Mauro Pili intitolato: - Il mistero nuragico “lunare” di Santa Cristina.
Il titolo reboante, avvia un articolo che, in fin dei conti, è un inno a tre ricercatori, perché nulla spiega e nulla risolve.
Un titolo, quello dell'articolo, che si può intendere in due modi.
Potremmo pensare che dopo lo studio e pubblicazione del libro del Prof. Arnold Lebeuf (uno dei tre ricercatori citati), vi sia ancora un gran bel mistero che aleggia sul pozzo sacro di Santa Cristina. Un mistero legato a quella luna, il cui moto complicatissimo per chi lo vede dalla Terra, non lo annovererei tanto a cuor leggero tra le conoscenze di quel popolo antico o, per lo meno, è difficile dimostrare come quegli astronomi abbiano escogitato un metodo per fissare dentro il pozzo di Santa Cristina il moto lunare. Un metodo, afferma Lebeuf, capace di prevedere le eclissi.
In sostanza il Prof. Lebeuf deve spiegarci per bene come avveniva l'osservazione del moto lunare all'interno del pozzo sacro e come, soprattutto, arrivarono a capire quegli astronomi il complicato moto lunare che, mi ripeto, era finalizzato alla previsione delle eclissi e quindi motivo fondante del monumento.
Ma quel “titolo” si può intendere, magari più malignamente, come un mistero legato non al “nuragico” ma alla “Luna” ossia: cosa c'entra la luna col pozzo di Santa Cristina?
domenica 11 dicembre 2022
Verrà il giorno... Il giorno è arrivato! La scrittura sarda di età nuragica trova riscontro nella scrittura arcaica in quel di Gerusalemme, in attesa del piombetto di Monte Ebal.
di Sandro Angei
Finalmente qualcosa si muove in ambito epigrafico e le nuove scoperte risultano edificanti per alcuni (noi) quanto sconcertati per altri; quelli che il Prof. Sanna definisce "negazionisti a doppio bullone".
Sono trent'anni ormai che qui in Sardegna si dibatte sulla scrittura sarda di età nuragica. L'Accademia non si pronuncia, i palafrenieri e porta vessilli vari, negano a spada tratta senza cognizione di causa, tanto meno di ragionevolezza, l'esistenza di questa scrittura; e intanto in quel di Gerusalemme saltano fuori delle scritte dichiaratamente proto-cananee, che di fatto smentiscono l'Accademia sarda, e i palafrenieri a vario titolo (palafrenieri che vanno dall'archeologo tutto-titolato - ma solo quello - al modesto tifoso, all'ultrà più pervicace, capace della più bieca ironia, che sfocia nella più ottusa delle ottusità (scusate il bisticcio di parole) messo di fronte all'evidenza dei fatti.
In area palestinese viene rinvenuta una piccola lamina plumbea con iscrizioni proto-cananaiche e proto-
lunedì 21 novembre 2022
2° parte - Illuminazione preordinata nel pozzo sacro di Santa Cristina. Un metodo.
di Sandro Angei
si veda la prima parte
Nella prima parte di questo studio abbiamo spiegato quale fosse la probabile funzione delle riseghe rientranti nei corsi orizzontali del pozzo di Santa Cristina. Ne è scaturita, con tutta evidenza (spero di averlo dimostrato con l'adeguata chiarezza), che quelle riseghe rientranti erano parte, e ancora oggi lo sono, di un gioco di luci ed ombre atte, da un lato a mettere in luce alcuni anelli della cupola ogivale, dall'altra a rendere stazionaria per un periodo di tempo di circa 5 minuti l'immagine luminosa all'interno del 12° anello.
Ci siamo chiesti però, se tutto ciò non fosse frutto di una fortuita coincidenza o, viceversa, fosse il risultato di un calcolo preordinato.
Per dare una risposta a questa domanda è necessario ripercorrere in qualche modo il ragionamento che indusse quegli architetti a predisporre un progetto di luce: una visione fantastica.
Alla ricerca del metodo
Un attento esame della cupola del pozzo mette in evidenza che i conci degli anelli hanno una certa inclinazione a partire dal 19° a scendere [1] fin verso il 9°. Anello, quest'ultimo, che veniva illuminato
mercoledì 16 novembre 2022
Cinque minuti di fermo immagine nel pozzo di Santa Cristina -- 1° parte.
Pensavo di essere arrivato al capolinea e invece mi ritrovo ancora a scrivere del pozzo sacro di Santa Cristina.
Ancora ne scrivo perché un aiuto inaspettato ho ricevuto dal Prof. Arnold Lebeuf circa un particolare architettonico che, benché non mi sia sfuggito, a suo tempo non lo valutai nella sua giusta importanza [1].
Mi riferisco alla risega “rientrante” che possiamo notare tra un anello e l'altro della cupola ogivale che copre il bacile del pozzo sacro e tra un corso e l'altro della restante struttura, comprese le pareti inclinate della scala d'accesso al bacile.
Un po' di tecnica costruttiva
martedì 8 novembre 2022
sabato 5 novembre 2022
Il kyathos della luce
di Sandro Angei
Riassunto
Il presente saggio è poco più di un esercizio comparativo finalizzato alla interpretazione di certi segni di oscuro significato; quelli che la maggior parte degli archeologi descrivono dal punto di vista formale, ma non azzardano per questi una interpretazione di carattere antropologico, rimanendo nel vago ambito del "motivo geometrico". Partiremo da un simbolo di sicuro significato - la svastica - e da quella, assieme ad altre caratteristiche di alcuni reperti provenienti da tombe Falische, Etrusche e Villanoviane, cercheremo di delineare un possibile significato logografico degli altri "motivi geometrici", inquadrabili, come vedremo, in ambito lucifero e quindi astronomico.
domenica 23 ottobre 2022
sabato 13 agosto 2022
giovedì 28 luglio 2022
I documenti di Desula. 2
Francesco Ciusa - La madre dell'ucciso
Sa mamma ’e su mortu
Su dolore su coro t’hat siccadu
E istas sezzida gai in su foghile;
Bessire pius non des a su giannile
Nende a fizu tuo: «E ses torradu?»
Cando custumaiat dae monte
Torrare cun su caddu pandeladu,
Cun su fusile a coddu e imbusciadu,
Sa berritta calada in mesu fronte.
Non piùs! non piùs cussu cunfortu
Provare des, o mamma isventurada,
Tantas dies ses gai iscunfortada;
Senza pappare e cun su fogu mortu,
Priva de onzi isperu e donzi oza,
Piegada coment’e unu giuncu,
T’assimizas a unu ezzu truncu
De ilighe, chi pèrdidu hat sa foza.
E che a tie, o mamma, ateras chentu
Consuntas de piantu sunu mortas;
Cun sas manos in pilos, tottu tortas,
Che olìas chi tòrchidu hat su entu.
Antioco Casula Montanaru
domenica 24 luglio 2022
sabato 9 luglio 2022
I documenti di Desula. 1
- GIANCARLO CASULA
LA STORIA, LE DONNE E I VESTITI
Bronzo di Urzulei “madre dell’ucciso” - gonna lunga a balza
Gli
uomini rosso-bruni delle isole che si presentano ai funzionari di
Tuthmotis III vanno riconosciuti nei Sardi vissuti al tempo dei
nuraghi. Insieme a loro compaiono con quelli di Keftiu (Creta). Fin
dal loro primo apparire, mentre sfilano a petto nudo sulle pareti
della tomba di Senemut e di Useranom e negli affreschi di prima
stesura del sepolcro di Rekhmira, gli invitati delle isole del Grande
Verde sfogliano un vivace gonnellino di stoffa policroma bordata e
ricamata con motivi geometrici (spirale, onde, S, zig-zag, puntini,
ecc.) tenuto mediante una larga cintura di stoffa, pur essa
policroma, dipinta a bande con l’appariscente sintassi geometrica.














